Le Ceneri Di Joe Hill – Otis Gibbs

otis gibbs joe-hills-ashes-72-dpi.jpg

otis gibbs b_w.JPG

 

 

 

 

 

 

Otis Gibbs – Joe Hill’s Ashes – Wanamaker Records

Come si può intuire dalla foto accanto alla copertina del CD, Otis Gibbs non è sicuramente un personaggio comune. Nativo di Wanamaker, Indiana, si potrebbe definire un folk singer? Country-folk singer? Protest country-folk singer? Lui nel suo sito http://otisgibbs.com/ racconta di avere piantato oltre 7.000 piante, avere dormito nelle “Giungle Hobo”, camminato con i pastori nomadi sui monti della Carpazia, di essere stato perquisito da “poliziotti infedeli” a Detroit e di essere schedato da parte della FBI. Ma anche di avere suonato a raduni sindacali nel Wisconsin, proteste anti-guerra in Texas, Austria e nella Repubblica Ceca e festival musicali in tutto il mondo. Negli ultimi quindici anni ha girato gli Stati Uniti e il mondo per portare il messaggio della sua musica in ogni dove.

In questi anni ha trovato anche il tempo di realizzare almeno cinque album, gli ultimi due in modo quasi professionale, anche se, sempre, con pochi mezzi: mi sono imbattuto casualmente nella sua musica e devo dire che sono rimasto colpito dalla bravura di questo cantautore inconsueto nell’aspetto ma di enorme bravura.

Joe Hill’s Ashes è scaricabile o si può acquistare in CD sul suo sito, ma dal mese di maggio dovrebbe essere disponibile regolarmente (si fa per dire) sia negli States che nel Regno Unito, nel frattempo due parole sulla sua musica.

Intanto la “Voce”, profonda, roca, particolare, ma molto musicale e capace di acchiappare l’attenzione dell’ascoltatore con la sua grande umanità: è la voce di uno che ha vissuto, ha raccolto le sue esperienze, le ha metabolizzate e le ha fatte divenire canzoni. Mi ha ricordato, per certi versi, Steve Earle o il primo Greg Brown, ma anche un grandissimo cantante come Guthrie Thomas; i brani si susseguono senza soluzione di continuità, uno più bello dell’altro, dall’iniziale Joe Hill’s Ashes, due chitarre acustiche, un violino e la voce evocativa di Gibbs che ci racconta la tragica storia del sindacalista americano Joe Hill, passando per la meravigliosa Where Only The Graves Are Real (che titolo!), dedicata alla futilità del mondo della musica e dei suoi idoli, alla fine ne rimangono pochi e solo “le tombe sono reali”, il tutto con una canzone arrangiata in modo stupendo, “professionale”, con sezione ritmica, dobro, voci femminili di supporto e una melodia che ti entra in testa e non se ne vuole andare, il brano che più mi ha ricordato il primo Guthrie Thomas.

Otis Gibbs, vive da qualche anno in quel di Nashville, con la sua fidanzata Amy Lashley, cantante anche lei e si è avvalso del lavoro di alcuni musicisti locali che regalano quella patina country alla sua musica, When I Was Young avrebbe potuto scriverla Steve Earle o cantarla Johnny Cash, ma anche il giovane, recente vincitore del premio Oscar, Ryan Bingham, altro cantante con cui ha quei due o trecento punti in comune, sia a livello vocale che musicale; il brano racconta quella sensazione particolare del cercare di ricordare “il momento perfetto della vita” e Gibbs, poeticamente, ci regala l’immagine di quando si è giovani e in braccio a tua madre e la sua voce riverbera attraverso il suo corpo nel raggiungerti. Twelve Dead Men In Sago, malinconica e amara, molto nello spirito di Woody Guthrie (altra grande influenza) mi ha ricordato le atmosfere di Deportee (Plane Wreck At Los Gatos), folk di denuncia ma con grandi contenuti musicali. Kansas City è una road song dal ritmo incalzante cantata con grande vigore da Gibbs, altro brano bellissimo. Outdated, Frustrated and Blue, altro brano di stampo folk minmale, non avrebbe sfigurato in Nebraska o The Ghost Of Tom Joad di Springsteen, altri dischi e musicista con cui condivide idee e atmosfere. The Town That Killed Kennedy, ancora un brano clamoroso, racconta del suo rapporto “difficile” con i Greyhound Bus, cito letteralmente dal testo “Nessuno sceglie di viaggiare su un Greyhound, la sola ragione per cui sei qui è perché sei troppo povero per viaggiare in aereo, c’è un diavolo chiamato povertà che ci ha unito, ora il diavolo ci sta portando con lui per una Corsa”. Il tutto cantato con una voce che esce dal profondo delle budella, più Tom Waits del Tom Waits più vero.

Ma non si ferma qui, The Ballad Of Johnny Crooked Tree è un altro brano stupendo, vibrante, sempre in territori country-folk ma con lo stampo del grande autore, come pure la successiva I Walked Out In The River, spirituale e declamatoria, cantata a pieni polmoni dal nostro amico. C’è spazio anche per il country old fashioned e trascinante di Cross Country (un titolo, un programma), con un violino indiavolato e una voce femminile che raddoppia quella di Gibbs. La riflessiva e dolente My New Mind molto folk e con echi del primo Dylan oltre che di Springsteen ci avvicina alla conclusione affidata a Something More altro momento da folksinger puro e senza tempo, un grande comunque.

otis gibbs photo joes-watch-traders-point-indiana.jpgotis gibbs saint-stephen-new-orleans-louisiana.jpgotis gibbs stanley-traders-point-indiana.jpg

 

 

 

 

 

otis gibbs george-and-donkey-brasov-romania.jpg

 

 

 

 

 

 

Otis Gibbs è anche un ottimo fotografo, come potete vedere qui sopra, oltre al sito lo trovate in MySpace e Facebook, quindi più tecnologcamente avanzato della media dei cantanti in circolazione e molto più interessante. Questo è uno dei suoi “rari” (ce ne sono 114 su Youtube) video, Caroline il brano più bello tratto dal penultimo album Grandpa Walked a Picketline, quasi ai livelli dell’ultimo, un filo più country

Bruno Conti

Le Ceneri Di Joe Hill – Otis Gibbsultima modifica: 2010-04-06T19:32:00+00:00da bruno_conti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *

*