Uno Dei Dischi Dell’Anno! Mary Gauthier – The Foundling

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Mary Gauthier – The Foundling – Razor & Tie/Proper Records/Ird

E’ da alcune settimane che sto ascoltando questo disco, più e più volte e non mi capita spesso, anche perché per lavoro e per piacere devo ascoltare tantissimi dischi e sono sempre in arretrato negli ascolti. Per questo disco ho fatto un’eccezione perché, come dice il titolo del post, siamo di fronte ad uno dei dischi più belli dell’anno, niente punti di domanda è un’affermazione!

La storia narra la vicenda di “Una Trovatella”, The Foundling abbandonata dalla madre a pochi giorni dalla nascita, che passa il primo anno della sua vita in un orfanotrofio, viene adottata da una coppia e poi scappa dalla casa dei genitori adottivi. La storia di Mary Gauthier!

Per elaborare ulteriormente, Mary Gauthier nasce nella primavera del 1962 a New Orleans, Louisiana: a pochi giorni dalla nascita viene abbandonata dalla madre in un orfanotrofio. All’età di un anno viene adottata da una coppia cattolica che la porta a vivere a Thibodaux, sempre in Louisiana. Evidentemente la vita nella nuova famiglia non è felice, a quindici anni scappa di casa con l’automobile dei genitori e per un po’ di tempo vive di espedienti e intraprende un percorso di droghe ed alcolismo. Il giorno del suo diciottesimo compleanno è in prigione. Dopo questo percorso evidentemente scatta qualcosa e Mary si iscrive alla facoltà di Filosofia alla Louisiana State University dove si laurea. Sempre irrequieta decide di aprire un ristorante cajun, Dixie Chicken, che sarà anche il titolo del suo primo album pubblicato nel 1997 alla non più verde età di 35 anni. Segue il mitico Drag Queens in Limousines, pubblicato nel 1999, che contiene il brano I Drink, uno dei preferiti da Bob Dylan che lo ha inserito anche in una delle sue trasmissioni radiofoniche. In questi tredici anni ha pubblicato sette album, compresa un’antologia Genesis, dedicata al primo periodo, con un paio di inediti. E’ stata prodotta tra gli altri, da Gurf Morlix e Joe Henry, realizzando dei dischi spesso splendidi ma sempre di livello qualitativo superiore alla media, ma con questo The Foundling ha realizzato il suo capolavoro

. Già ci vuole un fegato incredibile per raccontare una storia così difficile ma farlo con la dignità, il misurato dolore e la capacità di coinvolgere il lettore (in questo caso l’ascoltatore) nelle vicende narrate è sinonimo di grandezza. Se a tutto questo aggiungiamo che per questo esordio su una nuova etichetta Mary Gauthier si è regalata un nuovo produttore nella figura di Michael Timmins dei Cowboy Junkies (e qui devo fare l’unico appunto, ma minimo, nel suo sito, per motivi ignoti, lo chiama Mike Timmons, chi è costui?). In ogni caso, Timmins si è immerso a fondo nel mondo musicale della Gauthier e le ha creato attorno una costruzione sonora perfetta. Ma veniamo al disco.

Il disco si apre con The Foundling, le prime impressioni di una trovatella abbandonata al suo destino: su una musica che profuma di valse musette da un bistrot parigino o di New Orleans, con una fisarmonica che evoca anche atmosfere musicali da pub irlandesi e mi ha ricordato certe cose di un’altra cantante dalla vita non facile, la rossa e straordinaria Mary Coughlan. Il secondo brano Mama Here, Mama Gone racconta i primi mesi all’orfanotrofio con la voce dolente e partecipe della Gauthier che viene affiancata dalla voce “angelica” di Margo Timmins che su uno sfondo di chitarre acustiche e tastiere, cerca di consolare quel terribile “La mamma è qui, la mamma se n’è andata” scandito ripetutamente e che ti colpisce al cuore, bellissimo brano e grande musica.

Goodbye, un leggiadro brano country-folk con un delizioso violino che imprezisce il suono della canzone, racconta gli anni dell’adolescenza, dei primi vagabondaggi ed è uno dei pochi brani dall’andatura vivace, quasi felice (ma l’ottimismo non abbandona mai la filosofia di vita della Gauthier che dichiara di essere passata attraverso tutto questo “credendo ancora nell’amore). O meglio, non è esatto, anche Sideshow è una deliziosa immersione nelle musiche della Lousiana, su uno sfondo musicale che ricorda tantissimo Midnight Special, uno dei classici di New Orleans, con piano, violino, fisa e organo a duettare con una serie di fiati, immancabili, Mary Gauthier imbastisce un omaggio sonoro alla sua città, con tanto amore. Un primo breve interludio di fisarmonica ci introduce alla parte centrale del disco, veramente straordinaria.

Un suono di organo in sottofondo, due chitarre acustiche accarezzate e si entra nel mondo di Blood is Blood: la ricerca della madre è iniziata, il Sangue è Sangue e non si può lavare via. Un violino lancinante si lancia in un assolo straziante e allo stesso tempo stupendo che illustra lo stato d’animo della protagonista. Il brano è bellissimo, con continue ripartenze, la seconda voce lontana della Timmins, una batteria incalzante e tante richieste non esaudite. March 11, 1962 è la sua data di nascita: la ricerca è finita “Hello This Is Mary”, la voce parlata della Gauthier ci racconta dell’incontro telefonico con la madre che le chiede “perché, dopo tanti anni?” Ancora una negazione, quaranta anni dopo e 500 dollari spesi, un piccolo particolare ma significativo. La musica costruita da Timmins per questo brano è stupenda, chitarre elettriche vagamente distorte, l’immancabile violino, tastiere in excelsis, la batteria indolente che al sottoscritto tanto hanno ricordato le atmosfere del Dylan di Pat Garrett & Billy The Kid, un piccolo “Paradiso sonoro”. L’ultimo brano di questa incredibile trilogia centrale è Walk In The Water, un’amara ballata country con la voce di Margo Timmins che ancora una volta si erge consolatoria a fianco di quella della Gauthier mentre l’ormai immancabile violino tesse le sue trame sonore con grande melanconia.

Il secondo interludio ci introduce alla parte conclusiva. Sweet Words è un’altra dolce ballata, ma questa volta l’atmosfera, anche se si narra di una relazione finita, è più serena, più consapevole e ti avvolge nei suoi umori, con il violino onnipresente, la fisarmonica e le atmosfere narcotiche che molto ricordano il sound dei Cowboy Junkies. The Orphan King è la storia di un pellegrinaggio verso New Orleans e l’orfanotrofio di St. Vincent ed è quella che contiene il verso, ottimistico, “But I Still Believe In Love”, ci sono anche altre voci di supporto che non avendo il libretto, sinceramente non ho riconosciuto, comunque altro brano struggente dal suono minimale ma molto efficace. Another Day Borrowed dall’andamento ritmato e con una complessa strumentazione che reintroduce organo e violino, tra gli strumenti principi di questo disco, ci porta alla conclusione di questo disco, che potremmo definire un concept album o, come ha detto la stessa Mary Gauthier sul suo sito, una collezione di canzoni che raccontano una storia, dicendo di essersi ispirata a The Redheaded Stranger un vecchio disco di Willie Nelson che raccontava la storia di un predicatore che uccise con un colpo di pistola la moglie che lo tradiva. Sempre storie allegre!

In tutti i negozi dal 18 maggio e, subito dopo, spero nelle vostre case. Quattro stellette sono perfino poche. Un piccolo anticipo!

Bruno Conti

Uno Dei Dischi Dell’Anno! Mary Gauthier – The Foundlingultima modifica: 2010-05-05T19:14:00+00:00da bruno_conti
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