Strum Und Drang. Micah. P. Hinson And The Pioneer Saboteurs

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Micah P. Hinson And The Pioneer Saboteurs – Full Time Hobby Records

” Il terzo album del giovane quanto talentuoso artista di Memphis Micah P. Hinson – accompagnato questa volta dai Pioneer Saboteurs – è un sorprendente gioiello, un album vibrante e intenso nell’ambito del filone “Americana” infarcito di immaginario USA country/folk/cantautorale ma con un livello di ispirazione che arriva talvolta a sfiorare le vette del Tom Waits giovane e traboccante sentimentalismo.”

Per cominciare due precisazioni: il titolo è esatto, non ci sono errori di battitura, è proprio “Strum Und Drang”, strum dall’inglese strimpellare (di solito la chitarra), mentre come sapete, spero, lo Sturm Und Drang, Tempesta e Impeto,  è un movimento culturale tedesco nato verso la fine del settecento e del quale hanno fatto parte, tra gli altri, Goethe e Schiller, tanto per fare un po’ di cultura, ma senza esagerare.

La seconda precisazione è che il primo paragrafo che leggete in questo post non è farina del mio sacco ma è preso di sana pianta dal comunicato stampa della casa discografica. Le due cose sono collegate, poi ci torniamo.

La pratica di creare recensioni su riviste e blog facendo un bel copia e incolla dai comunicati promozionali delle case discografiche è, purtroppo, prassi comune e molto deprecabile. Il sottoscritto preferisce, magari sbagliando, ascoltare gli album, più volte, farsi una idea personale e poi condividerla con il lettore, sia quando scrivo per il Buscadero, sia per questo Blog. Al limite se ci sono informazioni utili su musicisti, discografie, dati tecnici e quant’altro utilizzo anche i suddetti comunicati. Nella quasi totalità, con le dovute eccezioni che non dirò nemmeno sotto tortura, molti colleghi per fare prima utilizzano quella pratica del copia e incolla che, avendo letto anch’io i comunicati delle etichette discografiche, riconosco subito. Si riconoscono anche perché, giustamente, magnificano oltre ogni dire i meriti del prodotto di cui state leggendo e ci mancherebbe altro, la pubblicità è l’anima del commercio. In questo caso, per curiosità, vi ho inserito alcuni brani tratti dal comunicato stampa del nuovo disco di Micah P. Hinson, se vi capiterà di leggerli qui e là, ora ne sapete la provenienza.

La cosa curiosa è che ai tempi in cui avevo il negozio che titola questo Blog, e già allora scrivevo per il Buscadero, spesso mi capitava di ricevere, in occasione dell’uscita di nuovi dischi, ricche cartelle stampa che magnificavano ora questo ora quel disco per invogliare il negoziante all’acquisto e, di tanto in tanto, quegli utilissimi articoli erano firmati da un nome noto, cioè io, me medesimo, stranezze della discografia. Su questo blog state sicuri che non succederà, al limite può succedere che mi dilunghi un po’ troppo, come in questo caso, su qualche argomento ricevendo cazziatoni per la lunghezza del post ma non altre pratiche scorrette, come copiare dal vicino di banco. Leggere, informarsi, ascoltare e poi, in base alla propria esperienza, esprimere la propria opinione.

Detto ciò torniamo al disco del nostro amico: filone “Americana”, Country/Folk, perché anche non roots rock. Nulla di tutto ciò, ma neanche l’ombra. A dimostrazione del fatto che io i dischi li ascolto vi dirò quanto segue: un preludio orchestrale di oltre quattro minuti Call To Arms, con violini, viole e pure violoncelli in uno stile tra il classico contemporaneo e la colonna sonora ma “di classe”, con molta noia dietro l’angolo e neppure particolarmente originale. Lo so che mi sto facendo degli “amici” ma lo scopo della critica è questo, poi si esprimono dei pareri personali…A questo punto con il secondo brano parte quello strum und drang del titolo: Sweetness è una pillola acustica di due minuti, solo Micah P.Hinson con la sua voce maschia, particolare e vissuta, una chitarra acustica e una dolce malinconia, e qui con il folk direi che ci siamo, lui è pure bravo come ha dimostrato nei dischi precedenti. Parte un arpeggio di acustica, una elettrica in sottofondo, una batteria snangherata, una voce a cavallo tra Nick Cave e un giovane Johnny Cash, un po’ mascherata dagli effetti sonori, 2’s and 3’s, non sembra male, partono dei cori a cavallo tra atmosfere più che country da film sui cowboy, degli archi dissonanti e tutto si disperde in sonorità steriili, pseudo-intellettuali. Seven horses seen, la solita chitarra strimpellata, la solita voce baritonale di Hinson con un leggero eco e trattamenti vari che la rendono “lontana” , solita sezione di archi ma il brano non si pare memorabile. The striking before the storm (quindi la tempesta c’è) affronta tematiche musicali complesse alla Scott Walker, quindi interessanti, ma non mi convince a fondo, meglio di altri brani ma rimane quella sensazione di incompiuto.

Partono i quasi otto minuti di The Cross That Stole My Heart Away, un piano, i soliti archi più o meno dissonanti, una batteria scandita, effetti sonori in lontananza, direi che per oltre metà del brano, quella strumentale, non si va da nessuna parte, la seconda parte quella cantata,  molto pomposa,  mi sembra pretenziosa e senza grandi alzate di genio, oserei dire noiosa. My God My God,chitarra acustica e un violino prima pizzicato e poi suonato, coretti irritanti, sulla voce di Hinton che potrebbe essere interessante ma risulta sommersa dall’arrangiamento. Dear Ashley in effetti è vagamente waitsiana vecchio stile all’inizio, ma si perde poi in questi arrangiamenti di archi, poco incisivi e ripetitivi e l’andamento sonoro è molto “lento” e ripetitivo anche nella parte vocale, sarà il suo “fascino”?  Il coro di voci femminili e i violini discordanti e minimali di Watchman Tell Us Of The Night, mi danno il colpo di grazia. O almeno così credevo perché i dodici minuti strumentali della conclusiva e dissonante The Returning superano quasi le mie resistenze, nel senso che ho fatto fatica a resistere fino alla fine. Va bene che ha avuto i suoi problemi, leggetevi la sua storia, ma anche noi abbiamo i nostri.

Si è capito che non mi è piaciuto particolarmente, per usare un eufemismo! Continuerò ad ascoltare quelli vecchi, di album suoi,  magari anche Lorca di Tim Buckley o Tilt di Scott Walker quando “mi voglio fare del male”, ma quelli sono gran dischi, questo no.

P.S. Tornando al comunicato stampa: questo è il quinto (o sesto contando L’EP) album e non il terzo e a Memphis, dove è nato nel 1981, credo non ci sia mai tornato!

Bruno Conti

Strum Und Drang. Micah. P. Hinson And The Pioneer Saboteursultima modifica: 2010-05-26T20:35:00+00:00da bruno_conti
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