Non Si Può Fare Meglio Di Così! John Mellencamp – No Better Than This

john mellencamp NBTT_Cover_Wide_FullSize.jpg

 

 

 

 

 

 

John Mellencamp – No Better Than This – Rounder/Universal 17-08-2010 USA – 24-08-2010 Italia

Prima di parlare del disco una precisazione sulla copertina: il “beato fra le donne” immortalato sulla cover del CD da mamma Elaine è il quarto figlio di Mellencamp, Hud (che era il ragazzino sulla copertina di Trouble No More del 2003) che si gode la bella compagnia, d’altronde No Better Than This.

Questo è il secondo album consecutivo di studio di Mellencamp prodotto da T-Bone Burnett dopo Life, Death, Love And Freedom ed è un signor disco! Però, c’è un però… non è sicuramente un disco facile, quando verrà il momento di ascoltarlo per tutti voi tra un mesetto e mezzo (un Bruno recensore sadico) il primo e forse anche il secondo ascolto potrebbero risultare alquanto ostici agli amanti del Mellencamp rocker ruspante per quanto già in passato le “radici” della musica americana hanno fatto spesso capolino nei suoi dischi.

Non temete, perseverate e, spero, sarete premiati dall’ascolto di un disco sicuramente di notevoli qualità.

La genesi del disco risale all’incirca ad un anno fa (qualcosina di più) quando Mellencamp partecipa al tour 2009, in alcune date, di Bob Dylan (esperienza che ripeterà quest’anno): la vicinanza con Mr. Dylan ( e Willie Nelson, c’era anche lui, peraltro soci fondatori con Neil Young del Farm Aid) ha risvegliato nel nostro amico il desiderio di risalire alle fonti della musica popolare americana, quella delle origini, il country, folk e blues degli anni ’30 e ’40 e il rock’n’roll e rockabilly degli anni ’50.

Se il tuo socio di avventura è T-Bone Burnett è ovvio che la cosa verrà portata fino alle estreme conseguenze: apparecchiature vintage, luoghi “storici” che hanno fatto la storia della musica, sonorità il più possibile vicine alle “fonti”, registrato in Mono e poi riprocessato da Burnett per gli impianti moderni. La grande differenza la fanno le canzoni: i tredici brani sono tutti originali scritti da Mellencamp per l’occasione, nessuna cover ma un’impronta musicale il più possibile vicina a quella dei grandi del passato.

Le tre locations prescelte per registrare l’album sono la First African Baptist Church a Savannah (la prima chiesa americana fondata da Neri americani addirittura prima della Rivoluzione quando i suoi componenti erano ancora tutti schiavi), i mitici Sun Studios di di Memphis, Tennesse, quelli di Sam Phillips, da dove tutto il R&R ha avuto le sue origini, quelli di Elvis Presley, Carl Perkins, Johnny Cash e Jerry Lee Lewis, il Million Dollar Quartet, che sono stati riadattati per l’occasione utilizando i segni originali che Phillips utilizzava per i suoi protetti, una croce per terra qui per il cantante, un’altra lì per la sezione ritmica, l’ultima laggiù per il chitarrista. Per finire la stanza 414 del Gunter Hotel di San Antonio, Texas dove nel novembre del 1936 Robert Johnson registrò i suoi primi nastri per la Brunswick Records.

Il brano scritto per questa registrazione si chiama Right Behind Me, “Proprio Dietro Di Me” e vi lascio immaginare chi è proprio dietro di voi! Maybe The Devil?

Non contenti di tutto ciò Mellencamp e Burnett sono partiti per questo breve tour degli studi americani muniti di un registratore Ampex a bobine del 1955. Il risultato, ovviamente, è un disco dal suono antico, arcaico, antiquato, ancestrale qualcosa che inizia con la A, ah ecco mi è venuto in mente, Primigenio direi. Come i vecchi vinili di quegli anni ma senza il rumore della statica.

In alcuni brani, per esempio Thinking About You, ma anche altri John Mellencamp assomiglia in modo impressionante al primo Dylan, e lo intendo come un complimento e come pietra di paragone per apprezzare questo disco: dimenticate il “solito” Mellencamp per una volta e pensate a Dylan ma anche al Johnny Cash degli anni ’50, il contrabbassista che propelle i brani che hanno una sezione ritmica è quello originale di Cash, David Roe.

Già che siamo in argomento una citazione per gli ottimi musicisti che suonano in questo No better than this, un misto tra la band abituale di Mellencamp e quelli che usa di solito T-Bone Burnett: oltre al citato Roe, allo stesso Mellencamp alla chitarra acustica, un trio di chitarristi sia all’elettrica che all’acustica, Andy York, Marc Ribot e lo stesso T-Bone Burnett, la batteria e le percussioni sono affidate all’ottimo Jay Bellerose. Infine al violino, per esempio proprio nella già citata Right Behind Me la bravissima Miriam Sturm dalla band del Coguaro (lo so che s’incazza, per questo epiteto e per gli orsi di Pippo Baudo).

Tredici brani in tutto, registrati lo scorso anno in alcuni brevi pause del tour con Dylan: c’è il divertente rockabilly (ma rigorosamente primigenio) di No One Cares About Me, oltre 6 minuti che “sicuramente” saranno trasmessi da tutte le radio americane, il singolo ufficiale No Better Than This che è il brano che pur nella sua veste austera è quello che più si avvicina al suono classico à la Mellencamp, qualcuno ha detto Rock and roll? Esatto!

Ma anche l’iniziale Save Some Time To Dream che se devo dire mi sembra qualcosa debba al riff classico di Sweet Jane, rallentato all’ennesima potenza ma rimane il fascino di quel riff inconfondibile, ma molto bello anche il testo che ci dice che nonostante nessuno si curi di lui (o del narratore della canzone) lui avanti lo stesso per la sua strada e continua a credere nell’amore.

Anche il malinconico valzerone country Don’t Forget About Me ci riporta al Mellencamp raffinato storyteller di “beautiful losers”. Each Days Of Sorrow con il suo contrabbasso slappato è un bel blues anni ’50 ai primordi dell’imminente contaminazione tra le due musiche del diavolo, blues e rock and roll.

Easter Eve ci riporta al primo Dylan ma anche al suo maestro Woody Guthrie, il folk da cui sono nati tutti i grandi cantautori americani della prima generazione e così pure la successiva Clumsy Old World che mi ricorda anche molto uno dei tanti “nuovi Dylan” che si sono avvicendati negli anni sino a diventare il “vecchio John Prine”, parafrasando un vecchio titolo si potrebbe dire “It’s Only Folk Music But I Like It”.

Perseverare, gente, perseverare.

Questa è la prima versione di Save Some To Dream che anche Mellencamp ha messo sul suo sito, ce ne sarebbe un’altra di qualità sonora migliore registrata al Farm Aid dello scorso anno e una stupenda, con vista nuche del pubblico, ma vada per questa.

Bruno Conti

Non Si Può Fare Meglio Di Così! John Mellencamp – No Better Than Thisultima modifica: 2010-07-05T19:57:00+00:00da bruno_conti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *

*