Ma Allora Escono Ancora Dischi Belli! Tom Russell – Mesabi

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Tom Russell – Mesabi – Proper/Shout Factory/Ird

Non solo escono “dischi” belli ma in questo anno ne sono usciti parecchi, questo Mesabi di Tom Russell è uno dei migliori del 2011. So che per molti la parola disco è un termine desueto ma chiamarlo “raccolta di MP3 per l’Ipod” sinceramente non mi entusiasma.

Il penultimo disco di Russell era quel Blood And Candle Smoke del 2009 fatto in compagnia dei Calexico ed era un album notevole e nello stesso anno era uscito anche il disco in compagnia di Gretchen Peters One To The Heart One To The Head e non era male neppure quello. Ma il nostro amico Tom nella sua lunga carriera iniziata 35 anni fa di dischi belli ne ha fatti tanti, quasi tutti. Eppure questo nuovo mi sembra uno dei suoi migliori in assoluto.

Intanto i Calexico ci sono ancora (non in tutti i brani) ma questa volta il cantautore californiano ha scelto di optare per varie scelte sonore e ha registrato questo album tra Nashville, Los Angeles, Tucson Arizona negli studi dei Calexico con una capatina anche in Texas. Un altra cosa che balza all’occhio sono i testi (contenuti in un succoso libretto all’interno della bella confezione digipack apribile in cartoncino del CD): testi ricchi e variegati che girano intorno alla memoria e a personaggi memorabili, veri o verosimili, ricchi di umanità, inseriti all’interno di canzoni che raccontano delle storie, belle storie, epiche o semplici ma sempre piene di umanità.

Il suo punto di riferimento in questo senso (anche se il suo genere, forse, è diverso, ma il mestiere, per entrambi è scrivere belle canzoni) è sicuramente Bob Dylan e in questo album gli rende omaggio con una straordinaria versione di A Hard Rain’s A-Gonna Fall, in occasione del 70° compleanno del cantatutore di Duluth, Minnesota. Ed indovinate cosa, o dove sono, i Mesabi Range? Ad uno sputo da Duluth e Hibbing, le località storiche delle gioventù di Dylan, a due passi dal Lago Superiore e a nord di Minneapolis e Saint Paul,  poco lontano dai confini canadesi.

Ma torniamo a questo brano che si snoda in quasi nove magici minuti a partire dal celebre incipit “Oh Where Have You Been My Blue Eyed Son…” accompagnato solo da una chitarra pizzicata e poi si trasforma in una versione epica con gli altri musicisti che entrano di volta in volta. Prima la classica voce “dolente” di Lucinda Williams, poi la tromba di Jacob Valenzuela, il basso e la batteria di Burns e Convertino‘, ovvero i Calexico e poi la solista di Will Kimbrough, in un crescendo trascinante che ti avvince e ti affascina, con le due voci, quella maschia e profonda di Tom Russell e quella tipica di Lucinda, che si avvicendano alla guida del brano. Questa è musica per le mie orecchie ed è solo il 14° brano, prima c’è tutto un universo sonoro. Questa arte è nota anche come storytelling e Russell ne è uno dei massimi esponenti ma il signore con gli occhi blu è il numero uno!

L’apertura è affidata a Mesabi, un brano tipico della sua discografia, dall’andatura galoppante e con un testo che rievoca alcuni dei primi “miti” della sua giovinezza, da Howlin’ Wolf a Buddy Holly passando per La Bamba di Richie Valens. Sembra quasi un brano di Joe Ely con le trombe di Valenzuela e Schumacher che si alternano con la ficcante chitarra di Will Kimbrough che fa l’Andrew Hardin della situazione (o il Grissom se preferite) con degli assoli perfetti. E Ely quelle “due o tre canzoni” di Russell le ha cantate in passato a partire da una meravigliosa Gallo del Cielo che rimane negli annali del rock texano. Il brano ha una andatura country-rock, quasi radiofonica (con qualche accenno di All Along The Watchtower), con il basso di Viktor Krauss e la batteria di John Gardner a dettare i ritmi e il piano di Barry Walsh a colorare il sound insieme alle citate trombe.

When The Legends Die è una clamorosa e dolcissima ballatona registrata nei Brushfire Studios di Los Angeles, con Bob Glaub e Don Heffington ai ritmi, Van Dyke Parks a magheggiare al piano e alla fisarmonica e la chitarra di Thad Beckman a cesellare note. Tom Russell la canta con voce struggente e partecipe. Non accreditata, anche una tromba accentua il tono malinconico del brano.

In Farewell Never Never Land la voce di supporto, carezzevole, in sottofondo, di Gretchen Peters si amalgama alla perfezione con quella di Russell per raccontare la storia di Bobby Driscoll, lo sfortunato giovane attore, collaboratore di Walt Disney creatore del mito a cartoni di Peter Pan, di cui fu la voce nel film e il modello per il personaggio, una storia triste resa vibrante da una grande interpretazione di tutto il gruppo di musicisti che ruota attorno alla voce sempre all’altezza di Tom Russell, a partire dalla slide di Kimbrough e dalle tastiere di Walsh che si occupa anche dell’arrangiamento dei fiati. Ci sono anche storie divertenti, con ukulele e pianino, come quella di Cliff Edwards (l’autore di Singin’ In The Rain),  in The Lonesome Death Of Ukulele Ike che ci trasporta indietro nel tempo, anche musicalmente.

Sterling Hayden è stato uno dei grandi caratteristi del cinema americano (Giungla d’asfalto, Johnny Guitar, Il Dottor Stranamore, Il padrino) e Russell gli cuce addosso questa stupenda canzone che ne racconta la storia, con Fats Kaplin che si destreggia tra oud, viola e accordion e Will Kimbrough alla resonator per creare un tappeto sonoro degno del testo del brano, e direi che ci riescono, alla grande. Furious Love (for Liz) è una breve struggente ninna nanna con uso di cello dedicata con amore a Liz Taylor. Altra grandissima ballata corale con i Calexico al completo che tornano per questa memorabile canzone, A land called way out there, dedicata a James Dean. Anche Roll the Credits Johnny prende la forma della ballata e si trova nella colonna sonora del film di Monte Hellman Road To Nowhere, inutile dire che anche questa è molto bella, con Gretchen Peters di nuovo alla seconda voce e la ricorrente tromba di Valenzuela con la chitarra di Kimbrough vere protagoniste di questo album.

In Heart Within A Heart ritorna Van Dyke Parks e le voci femminili di supporto conferiscono tratti tra gospel e soul a questa altra piccola perla con il dobro di Kimbough che cura i piccoli particolari sonori con grande perizia. Con And God Created Border Towns ci trasferiamo ai confini tra Texas e Messico, anche musicalmente, con la fisarmonica di Joel Guzman che interagisce con il piano di Augie Meyers e le immancabili trombe di Valenzuela, per ascoltare la storia dei migranti messicani sulle rive del Rio Grande. Anche Goodnight Juarez tra chitarre spagnole, Calexico e Gretchen Peters in ordine sparso, più la fisarmonica di Guzman è un’altra canzone di frontera di quelle memorabili che ogni tanto Russell ci regala, la vedo bene in futuro per Ely anche se sarà difficile superare l’originale.

Quel diavolo di un Russell riesce a costruire una canzone anche intorno al vecchio gioco del Jai Alai, che sarebbe la vecchia pelota basca, con il personaggio principale in trasferta da San Sebastian in quel di Tijuana per un incontro tra flamenco e musica messicana che aggiunge ulteriore varietà ad un menu già ricchissimo. E già che c’è rivisita anche la vecchia Love Abides, solo voce e chitarra, in una versione che supera anche quella che chiudeva The Man From God Knows Where. Detto del brano di Dylan a chiudere un altro brano tratto dalla colonna sonora di Road To Nowhere, proprio quello che dà il titolo al film e con i Calexico più Will Kimbrough il nostro amico Tom ci regala un’altra canzone intensa e trascinante, cinematografica e ci mancherebbe altro, comunque molto bella, per finire in gloria un album che si merita le classiche quattro stellette di giudizio critico. Quasi sessantacinque minuti e neanche un secondo inutile!

Bruno Conti

Ma Allora Escono Ancora Dischi Belli! Tom Russell – Mesabiultima modifica: 2011-09-06T19:51:00+00:00da bruno_conti
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