Ex Bambini Prodigio Crescono! Eric Steckel – Dismantle The Sun

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Eric Steckel – Dismantle The Sun – Eric Steckel Music

La storia dei “bambini prodigio” nella musica pop prima e rock dopo è lunga e accidentata: da quella tragica di Frankie Lymon nella top ten americana a 13 anni con Why Do Fools Fall In Love nel 1956 e morto per una overdose di eroina nel 1968 a soli 25 anni, passando per Stevie Wonder e Steve Winwood già stelle del soul e del pop ad inizio anni ’60 e tuttora in pista ai giorni nostri, per non parlare di alcuni fenomeni della chitarra come Neal Schon a 15 anni nella band di Santana o Shuggie Otis che sempre a 15 anni partecipava alla Kooper Session e pubblicava il suo primo disco da solista, ma anche i Free che all’epoca del primo album nel ’68 erano tutti dei teenagers con un bassista Andy Fraser, 15 anni ma già prodigioso tecnicamente.

Parlando di chitarristi, in epoca più recente, è noto che Bonamassa apriva per i concerti di BB King a 12 anni, Jonny Lang pubblicava il suo primo disco a 14 anni, (Monster) Mike Welch fu così soprannominato da Dan Aykroyd perché era un fenomeno sin da giovanissimo, e potremmo andare avanti per anni. Ma Eric Steckel credo sia insuperabile (nell’ambito chitarristi di una certa fama): il suo primo disco A Few Degrees Warmer, venne registrato dal vivo e pubblicato nel 2002 quando di anni ne aveva 11, a 13 era già sul palco con i Bluesbreakers di John Mayall e pubblicava il suo secondo album High Action (recensito sul Buscadero da chi vi scrive), CD che presentava un bluesman già fatto e finito a livello tecnico, anche se ancora con una voce da adolescente che strideva con il repertorio adulto che presentava, ma la stoffa c’era già.

Noto con piacere che Eric, negli anni, non si è perso per strada come altri fenomeni e ha continuato a pubblicare dischi abbastanza regolarmente, per approdare a questo Dismantle The Sun, il suo quinto album, oltre a quel live giovanile e ad un EP solo per il download del 2009. Ora che a 23 anni non ancora compiuti è un “giovane vecchio” della scena blues-rock, ha anche sviluppato una voce da consumato performer, fresca ma vibrante di passione, ha aggiunto anche piano e organo tra i suoi strumenti di supporto e realizza con questo disco la sua prova migliore: il suono, che nei primi anni, era molto perfettino e deferente soprattutto verso i grandi “King” del Blues, si è fatto più grintoso e tirato, con molto rock ad integrare il blues presente nel suo DNA.

L’uso delle tastiere aggiunge una piacevole patina quasi southern al suono, che rimane elettrico come in passato, con la chitarra che viaggia che è un piacere anche nei brani più lenti, come nella lunga ed elegiaca Empty Promises, un piccolo capolavoro di equilibri sonori con il fantastico assolo di wah-wah nella parte centrale e finale, esuberante ma mai sopra le righe, com’è la tendenza di molti chitarristi tecnocrati in circolazione al giorno d’oggi, in questo caso tecnica ma anche cuore, oltre al grande controllo dello strumento. Non ci sono altri brani di questo livello ma il disco si mantiene comunque su livelli elevati, dal rock-blues poderoso e sudista dell’iniziale Mississippi River alle trame tirate di Day Drinkin’ e Love Me Or Leave Me, ma non mancano anche brani più raccolti come la dolce Last Night dove la chitarra acustica e l’organo di Steckel si destreggiano con abilità, e lui canta veramente bene, prima di estrarre dal cilindro un assolo all’elettrica che ci lascia stupiti per il grande controllo sulla sua chitarra maturato in questi anni, tante note ma non una di troppo. Outlaw ci mostra di nuovo il suo lato più duro e tirato, con più di un punto in comune con il miglior Bonamassa rocker e poi di nuovo una bella ballata come Highway Bound, con piano ed organo che ci guidano verso i sentieri del miglior rock americano fino al consueto (ma sempre gradito) assolo liberatorio della solista nella parte finale.

Non manca anche un po’ di hard rock 70’s style in Found Out The Hard Way e del blues più canonico in Sugar Sweet, dove appaiono anche l’armonica di Steve Guyger e il piano di Robert Sands, gli unici ospiti del disco, che per il resto si avvale “solo” della sua ottima band, Rick Prince al basso e Andrew Haley alla batteria. In conclusione From Your Blues To Mine un altro dei pezzi forti dell’album, altro brano dalla classica struttura rock, piano e organo apripista, voce ispirata e grande assolo nella parte finale, una formula semplice ma eseguita sempre molto bene e che conferma la validità di questo Dismantle The Sun, assolutamente consigliato agli amanti del buon rock e dei virtuosi della chitarra elettrica, me lo ero perso un po’ per strada, da (ri)aggiungere alla lista di quelli bravi, si fatica un po’ a trovarlo ma ne vale assolutamente la pena!

Bruno Conti    

Ex Bambini Prodigio Crescono! Eric Steckel – Dismantle The Sunultima modifica: 2013-02-12T13:14:17+00:00da bruno_conti
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