Un “Folksinger” Anomalo! Ty Segall – Sleeper

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Ty Segall – Sleeper – Drag City Records

Ormai non passa giorno (ma è una tendenza in essere da qualche tempo, forse da sempre) senza che non siamo invasi da dischi che si rifanno a questa o a quella sonorità vintage, e anche Ty Segall , essendo un musicista “compulsivo”, dalle uscite discografiche estremamente ravvicinate e continue, tra LP, CD, EP, collaborazioni varie, almeno una quindicina di album usciti nei 5 anni passati dall’esordio omonimo del 2008, non si tira certo indietro. E avendo solo 26 anni rischia di battere anche i record detenuti in tempi recenti da Ryan Adams (che ultimamente si è placato) e Joe Bonamassa (in attesa del Live con Beth Hart, e forse qualcos’altro): il genere è diverso ovviamente, Segall si divide tra uno stile garage-indie-psichedelico nelle uscite con la band e ora questo folk acustico. ma sempre con una vena acida e indie, di Sleeper, che mi sembra abbia più di qualche punto di contatto con il Syd Barrett del dopo Pink Floyd, con meno classe ma il giusto impegno.

Come ha detto lo stesso Ty in alcune interviste di presentazione all’album, le canzoni del disco sono state ispirate dalla recente scomparsa del padre e anche dai cattivi rapporti causati dalle vicissitudini della madre, su cui non ha voluto approfondire ma alle quali ha dedicato il brano Crazy (e dire questo alla propria, e unica, madre, non deve essere certo cosa piacevole). Per la serie nulla si inventa e nulla si crea, o molto raramente, lo stile del disco potrebbe ricordare anche certe escursioni in territori “strani” di un Donovan o di un Roy Harper (ma magari manco li conosce ed è solo uno sfoggio di cultura musicale del vostro recensore).

I dieci brani che comprendono l’album hanno un substrato sonoro abbastanza uniforme, ovvero semplicemente chitarra acustica e voce, fanno eccezione l’iniziale Sleeper, cantata in un leggero falsetto straniante (più evidente in Crazy) e She don’t care, dove un violino e una viola cercano di ingentilire il suono crudo del disco, The Keepers dove una batteria leggera ed appena accennata anima l’atmosfera del brano e la rende più ricercata. E anche The Man Man dove un assolo acidissimo e inatteso di chitarra elettrica nella parte finale sembra apparire dal nulla. Il “trucchetto” è ripetuto anche verso la fine del disco, nella oscura Queen Lullabye, dalle sonorità volutamente lo-fi, peraltro presenti un po’ in tutto il disco e dove più che una chitarra elettrica sembra di ascoltare un aereo in volo. La conclusiva The West, viceversa, è proprio un brano da folk singer puro, addirittura country-blues, se volete.

Meglio il folksinger acido o il rocker? Vedremo alle prossime puntate, per il momento verdetto definitivo sul personaggio, almeno per il sottoscritto, sospeso, ma il disco ha un suo fascino “perverso” (dal nome di uno dei tanti gruppi in cui ha suonato)! 

Bruno Conti

Un “Folksinger” Anomalo! Ty Segall – Sleeperultima modifica: 2013-09-11T17:30:00+00:00da bruno_conti
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