Una Delle “Glorie” Della Big Easy! Tommy Malone – Poor Boy

 

tommy malone poor boy

Tommy Malone – Poor Boy – M.C. Records/Ird

New Orleans, alla rinfusa, è stata la culla del jazz, del Dixieland, del ragtime, di Louis Armstrong e di King Oliver, di Jerry Roll Morton e Sidney Bechet: la Big Easy ci ha dato, nel dopoguerra, anche i primi barlumi del R&B e del R&R con Fats Domino e Dave Bartholomew, passando per Professor Longhair, Huey Piano Smith, giù giù fino ad arrivare a Dr. John, Allen Toussaint, Meters e Neville Brothers, che si possono considerare gli inventori del funky di New Orleans. Ma nella City Of New Orleans, NOLA, c’è anche una forte componente di bianchi, circa un terzo della popolazione, e quindi ci sono alcuni “cani sciolti” che ibridano, meticciano molti di questi stili con il rock americano classico, la british invasion, il blues, i Little Feat. Due di loro, i fratelli Dave e Tommy Malone, si sono inventati dei gruppi straordinari come i Radiators (From New Orleans) e i Subdudes.

 

Nel passato di Tommy ci sono stati anche  Dustwoofie, Continental Drifters e Cartoons (se volete investigare, ma è roba più difficile da trovare del tesoro del Pirata Barbanera). I Subdudes sono in stand-by, ma possono risorgere da un momento all’altro https://www.youtube.com/watch?v=p1qckEX7Axw , e quindi Tommy Malone può regalarci un nuovo disco da solista, questo Poor Boy,a meno di un anno di distanza dall’ottimo Natural Born Days https://www.youtube.com/watch?v=K_zl1wAmZSM , di cui vi avevo parlato molto positivamente proprio lo scorso anno http://discoclub.myblog.it/2013/07/01/da-new-orleans-tommy-malone-natural-born-days/ . Quel disco, grazie anche alla produzione di John Porter, forse era superiore a questo, co-prodotto dallo stesso Malone con il vecchio pard nei Continental Drifters, Ray Ganucheau e con la fattiva collaborazione, come autore, di Jim Scheurich, compagno d’avventura nei Dustwoofie, che già aveva contribuito a parecchi brani del penultimo disco. Pur nella diversità degli stili, e con una produzione decisamente più spartana e cruda, la qualità delle canzoni è comunque sempre decisamente buona. Come ricorda lo stesso Dave, e come si percepisce ascoltando i brani del CD, sono riaffiorati quei vecchi ricordi di una serata del 1964, quando i tre fratelli Malone, nel tinello della loro casa, come milioni di altri americani, vedevano e sentivano per la prima volta i Beatles all’Ed Sullivan Show. E’ passato qualche annetto, ora il nostro amico di anni ne ha 57, ma evidentemente quella impronta è rimasta.

 

E quindi questa volta, tra le mille influenze del musicista di New Orleans, si affacciano pure Beatles, Big Star, Costello e Nick Lowe, il power pop e i Kinks. Prendete il brano d’apertura, You May Laugh, che se nel timbro vocale può ricordare Ray Davies, ma anche Costello,  nel ritornello cita volutamente il titolo di un brano dei Fab Four, e la musica è puro pop anni ’60 https://www.youtube.com/watch?v=VDeDuv3pk-U , rivisto con l’occhio di un artista che non si limita a copiare pedissequamente, ma, nel suo DNA, ha l’imprinting del musicista di gran qualità, quelli che sanno scrivere belle canzoni, e poi confezionarle in un tripudio di chitarre e armonie vocali, tamburelli e organo sullo sfondo. Ma Malone sa comporre anche brani come Pretty Pearls, che sembra un brano di Dylan (bellissimo lo stacco di armonica e gli interventi del piano) cantato da un giovane Roy Orbison meno melodrammatico (benché grandissimo), la doppia voce di Ganucheau è sempre deliziosa e il suono minimale ha comunque un fascino senza tempo. Mineral Girl è forse quella che più riprende le tematiche del suono blues, ma assai raccolto, dei Subdudes più roots. All Dressed Up, definita dallo stesso Malone “a party song for geriatrics” https://www.youtube.com/watch?v=FJu17-QI-bI , ha quell’aria rock’n’ roll mista a blues (sempre per via dell’armonica) dei Subdudes più tirati, con la slide di Tommy Malone che si divide gli spazi con l’organo di Sam Brady. We Both Lose ha un giro armonico beatlesiano innestato su un groove alla Rockpile o Big Star, ma sempre con quel tocco personale inconfondibile da artigiano del pop, chitarre acustiche ed elettriche a iosa.

 

Bumblebee, il pezzo firmato con l’amico Pat McLaughlin (grande cantautore!), potrebbe venire dal lato “giusto” di Nashville, pensate ad un brano di Nick Lowe scritto per i vecchi Brinsley Schwarz, con quella miscela di rock e country che tanti anni dopo si sarebbe chiamata Americana; peccato, come dicevo all’inizio, per il suono un po’ pasticciato della produzione che non sempre permette di godere appieno le delizie di questi piccoli piatti da gourmet del pop. Spesso sembra che la batteria sia suonata su qualche pezzo di cartone capitato per caso in studio e l’effetto di primitivo R&R alla Buddy Holly via George o Paul, come in Time To Move On, sia del tutto casuale (o forse è voluto e mi sbaglio io, può essere). Once In A Blue Moon è una ballatona acustica come potrebbe farla il miglior Lyle Lovett, se fosse stato anche lui davanti alla TV in quella lontana serata. Crazy Little John ha ancora quello spirito country-folk delizioso e nel finale Malone tira fuori il suo miglior accento soul di New Orleans https://www.youtube.com/watch?v=8xux3N6np7c , prima con una intensa Talk To Me, cantata alla grande e poi con una cover inattesa di Stevie Wonder, Big Brother, che si trovava su quel capolavoro chiamato Talking Book; per la prima volta in vita sua Dave usa una batteria elettronica, a lui piace, io mi devo abituare, comunque il risultato è molto piacevole e la voce si gusta appieno. Bello, ma forse da lui ci si aspetta qualcosa di più!

Bruno Conti

Piccoli Ma Buoni, Il Ritorno: Attenti A Quei Due! Uno Americano, L’Altro Inglese: Elliott Murphy E Ed Harcourt

elliott murphy intime

Elliott Murphy – Intime – Last Call Records EP

Ed Harcourt – Time Of Dust – Universal Music EP

E con questo fanno trentadue: fidandoci del conto tenuto dallo stesso Elliott Murphy, trentadue dischi in quarant’anni di carriera, da quando nel lontano ’73 Aquashow segnalava al mondo uno dei songwriters più intelligenti e sfortunati della New York “bohémienne” degli anni settanta. Ad un anno dalla pubblicazione di It Takes A Worried Man (recensito puntualmente dal sottoscritto su queste pagine virtuali http://discoclub.myblog.it/2013/04/03/un-americano-a-parigi-colpisce-ancora-elliott-murphy-it-take/ *NBD 1. All’interno trovate il link anche per leggere la recensione del disco precedente. E così vale spesso per i Post che leggete abitualmente sul Blog), esce Intime un EP di cinque canzoni, sempre prodotto dal figlio di Murphy, il bravo Gaspard, che in breve tempo si sta creando una solida futura reputazione professionale.

I brani sono stati composti da Elliott negli ultimi tempi a Parigi, con l’aiuto dell’immancabile pard Olivier Durand anche alle chitarre e banjo, con Alan Fatras alla batteria, Tom Daveau alle percussioni, Laurent Pardo al basso, e il figlio Gaspard alle chitarre e tastiere, si sono ritrovati ritrova negli studi di Parigi per incidere cinque nuove canzoni, che, come da titolo, sono state ispirate da sensazioni intime e personali.  

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Il dischetto si apre con Benedict’s Blues, caratterizzata dai cori e con una chitarra acida in sottofondo https://www.youtube.com/watch?v=3ETpRNZze2A , come nella seguente Sweet Honky Tonk, dal ritmo accelerato, mentre Blissed Out In The Land Of Nod inizia con un bel gioco di chitarre e si trasforma in una piacevole ballata melodica https://www.youtube.com/watch?v=gsjejONhx48 , seguono gli arpeggi acustici e la batteria pulsante di The Land That Time Forgot, e andando a chiudere, un brano “bowiano” come Every Little Star, con una melodia fluida, che nel finale ricorda la nota Starman.

Per chi scrive, Intime è il solito buon disco di Elliott Murphy, anche se onestamente essendo un EP con soli cinque pezzi, non c’è molta differenza tra averlo e non averlo, only for fans.

ed harcourt time of dust

Ed Harcourt inglese di nascita, rappresenta una delle eccellenze del pop orchestrale della terra di Albione. La sua carriera si è andata costruendo passo dopo passo, a partire dall’EP Maplewood del lontano 2000 fino a Back In The Woods dello scorso anno (http://discoclub.myblog.it/2013/03/29/piano-songs-confidenziali-ed-harcourt-back-into-the-woods/). L’artista inglese si è sempre dimostrato compositore ed interprete eccellente, capace di muoversi, con estrema disinvoltura, tra ballate notturne e momenti più diversificati, e questo minialbum di sei brani non fa eccezione.

ed harcourt 1

Time Of Dust è un invito ad entrare nel suo mondo oscuro, fatto come al solito da composizioni tutte guidate dal pianoforte, a partire dall’iniziale Come Into My Dreamland, con un “carillon” ossessionante ad accompagnare la melodia (perfetta per un film di David Lynch), seguita dal mid-tempo marziale di In My Time Of Dust https://www.youtube.com/watch?v=6mqub8sb63Q , ma il cambio di passo arriva con The Saddest Orchestra, un poema epico dalla melodia straziante che ti commuove, una meraviglia quasi operistica che vede come guest vocalist la brava Megan Washington https://www.youtube.com/watch?v=USpwI0IcAk0 .

Ed Harcourt

Dopo questo momento sublime, si prosegue con la potente We All Went Down With The Ship, mentre in Parlament Of Rooks fa la sua apparizione la brillante voce di Kathryn Williams ( *NDB 2 Altra bravissima cantautrice inglese, poco conosciuta nelle nostre lande ma non nel Blog http://discoclub.myblog.it/2010/03/07/c-e-tanta-buona-musica-la-fuori-basta-cercarla-betty-soo-kat/ ), un brano dal crescendo inquietante https://www.youtube.com/watch?v=8xMwiDxipII , per poi finire con l’Harcourt che preferisco, una ballata pianistica coinvolgente e notturna come Love Is A Minor Key, a rubare la scena e ricordarci di cosa è capace quest’uomo.

Tino Montanari

P.S. Informo Bruno e i tanti lettori del blog, che fin d’ora la mia canzone dell’anno senza ulteriori ripensamenti, sarà senza ombra di dubbio The Saddest Orchestra (It Only Plays For You). Augh! (*NDB 3 Ma ieri non era Oaks degli Hold Steady?)

Per “Buongustai” Del Rock Americano – The Hold Steady – Teeth Dreams

hold steady teeth dreams

The Hold Steady – Teeth Dreams – Washington Square – Deluxe Edition 2 CD Australia

Gli Hold Steady (per chi non li conosce) vengono da Brooklyn, New York City, e sono da anni uno dei migliori gruppi americani in circolazione, certamente tra i pochi in grado di suonare ancora oggi un classic-rock elettrico, pulsante, e infarcire le canzoni con tempeste di assolo di chitarre senza perdere un briciolo di credibilità, e senza risultare inevitabilmente retrò. Dopo il debutto squassante di Almost Killed Me (04), non sbagliano un colpo con Separation Sunday (05), a cui segue il devastante Boys And Girls In America /(06) un incrocio fra Springsteen e Jim Carroll (questo nuovo, con espressione felice, è stato definito Randy Newman meets Husked Du), il superbo Stay Positive (08), il live A Positive Rage (09) e Heaven Is Whenever (10) http://discoclub.myblog.it/2010/05/02/un-disco-di-transizione-hold-steady-heaven-is-whenever/ .

hold steady craig finn

L’America di bravi “storytellers” è piena, ma Craig Finn frontman, chitarrista e compositore del gruppo, possiede una marcia in più (dimostrata anche nel suo esordio solista Clear Heart Full Eyes http://discoclub.myblog.it/2012/01/23/semplice-fresco-efficace-ma-anche-raffinato-craig-finn-clear/ ), riuscendo a scrivere canzoni dai testi intelligenti e letterati, e dopo l’abbandono di Franz Nicolay lo storico tastierista del gruppo, l’attuale line-up è composta da Galen Polivka al basso, Bobby Drake alla batteria, e alle chitarre il “vecchio” Tad Kubler con il nuovo entrato Steve Selvidge dei Lucero,  sotto la produzione di Nick Raskulinecz (Rush), magari non raggiungerà i livelli degli album centrali, ma Teeth Dreams dimostra cosa gli Hold Steady sanno fare meglio, rock pieno di chitarre con un suono aggressivo, dove l’entusiasmo non viene mai a mancare https://www.youtube.com/watch?v=3QHMsP4DkUA .

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Come al solito, si parte subito forte con i “riff” chitarristici di I Hope This Whole Thing Didn’t Frighten You https://www.youtube.com/watch?v=ttpYd5qN3dE  e Spinners https://www.youtube.com/watch?v=He6p6IITy7M , entrambe sostenute da una batteria irruente, come nel rock urbano di The Only Thing. Con The Ambassador arriva la prima ballata del disco https://www.youtube.com/watch?v=67tZHMQYbqM  (sembra pescata dai solchi dei Why Store, una formazione “minore” che varrebbe la pena di ri-scoprire), per poi scaldarsi ancora con il rock energico e a tratti torrido del trittico On With The Businness, Big Cig e Wait A While, mentre Runner’s High sposa sonorità rock più garagiste. Ma quello che rende la penna di Finn più simile ad uno scrittore che a un cantautore sono i due brani conclusivi, Almost Everything, una ballata melodica ricca di pathos, accompagnata da arpeggi chitarristici https://www.youtube.com/watch?v=BuQFL6f7D4U , e una grande canzone come Oaks (una sorta di Jungleland, quasi 40 anni dopo), oltre nove minuti di narrazione urbana, con un forte crescendo elettrico dilatato dalle chitarre. Meravigliosa (per ora la canzone dell’anno) https://www.youtube.com/watch?v=iZG3jTWlIOs .

hold steady 1

Il bonus CD (disponibile solo per i nostri amici di Down Under) contiene altre tre tracce: Records & Tapes https://www.youtube.com/watch?v=bvUKzBIVk_c , Saddle Shoes https://www.youtube.com/watch?v=TEQvaffy2Rc  e Look Alive https://www.youtube.com/results?search_query=hold+steady+look+alive , un ulteriore vero e proprio arsenale rock. (*NDB Buona caccia, purtroppo costa parecchi soldini e non è facile da trovare, ma noi segnaliamo e indichiamo i link di Youtube per chi vuole sentirle)! Nient’altro da dire, se non che Teeth Dreams è un acquisto obbligato per chiunque voglia credere alla capacità di fare grande musica mantenendosi onesti, diretti e sinceri, raccontando la vita a chitarre spianate attraverso i sogni di uno “storyteller” nato non per caso a Brooklyn, dove si respira aria buona (da li viene anche un certo Matt Berning dei National).

Tino Montanari

Cofanetti Vicini E Lontani, Sempre Tantissimi, E Cari! Who, Emerson Lake and Palmer, Deep Purple, Oasis, Bon Jovi, Pink Floyd, Jethro Tull E Altro

14777euro

Forse le cifre in euro che si vedono maneggiate qui sopra sono esagerate, comunque molti cofanetti costano veramente cari, non per l’oggetto in sé, ma spesso per i contenuti strettamente musicali. Vediamone alcuni che sono già usciti in questo mese di maggio, stanno per uscire a giugno o usciranno anche più avanti. Mentre al momento parrebbe confermato il quadruplo di CSN & Y 1974 per l’8 luglio, addirittura con il prezzo che pare in discesa intorno ai 50-60 euro (ma si spera in ulteriore calo) e viene annunciato per il 29 luglio (ma non ci sono ancora immagini) l’edizione in 6 CD Deluxe e definitiva (si spera, sarà la quarta volta che lo ricompro) di The 1971 Fillmore East Recordings dell’Allman Brothers Band su etichetta Mercury/Universal, disponibile anche come triplo Blu-Ray Audio o in 4 LP. Il prezzo indicativo del box negli Stati Uniti è intorno agli 80 dollari mentre in Europa pare che costerà intorno ai 55-60 euro. Ma quando avrò le liste definitive sarò più preciso. Tra l’altro il 29 luglio sono annunciati in uscita anche un Eric Clapton & Friends The Breeze An Appreciation Of JJ Cale, pubblicato dall’etichetta di Eric, la Bushbranch/Surfdog via Universal, con la partecipazione di Tom Petty in 3 brani, Mark Knopfler in 2 , John Mayer in 3, Willie Nelson & Derek Trucks in un paio, e altri artisti, anche qui poi vi darò la lista dei brani e relativi artisti. Sempre lo stesso giorno, per la Reprise, è in uscita anche il nuovo Tom Petty, Hypnotic Eye. Per il momento, alla rinfusa, vediamo cosa è uscito e cosa uscira a livello box.

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The Who – Quadrophenia Live In London – 5 Discs Set Deluxe edition 2CD+DVD+Blu-Ray Video+Blu-Ray Audio – Universal 10-06-2014

Un po’ vi mancava il classico megacofanetto dedicato agli Who? Questa volta si tratta della registrazione del concerto tenuto a Londra nel 2013 in occasione del 40° Anniversario dalla di uscita del disco originale. Alla fine del concerto sono inseriti alcuni classici della band di Pete Entwistle e Roger Daltrey. Il cofanetto, in uscita ufficiale fra un paio di settimane (anche se da informazioni avute da chi scrive questa versione Superdeluxe dovrebbe uscire verso fine mese, le altre confermate per il 10 giugno), raccoglie tutte la varie versioni, ma volendo saranno disponibili anche tutti i diversi formati, 2 CD, Blu-ray Video, DVD e Blu-Ray Audio, che riporta una nuova versione 5.1 Dolby Surround dell’intero album del 1973 https://www.youtube.com/watch?v=MYeCll0kX58 . Il boxone dovrebbe costare dai 100-105 euro in su, è a forma di fanale di Vespa, in metallo, come vedete qui sopra, mentre le singole edizioni avranno dei prezzi molto più abbordabili. Per tutte, questo il contenuto:

Quadrophenia Live in London (All formats except 1973 version)

  • I Am The Sea
  • The Real Me
  • Quadrophenia
  • Cut My Hair
  • The Punk And The Godfather
  • I’m One
  • The Dirty Jobs
  • Helpless Dancer
  • Is It In My Head?
  • I’ve Had Enough
  • 5:15
  • Sea And Sand
  • Drowned
  • Bell Boy
  • Doctor Jimmy
  • The Rock
  • Love Reign O’er Me

Bonus Performances

  • Who Are You
  • You Better You Bet
  • Pinball Wizard
  • Baba O’Riley
  • Won’t Get Fooled Again
  • Tea & Theatre

Quadrophenia 1973 studio album in 5.1 (blu-ray audio)

    • I Am The Sea
    • The Real Me
    • Quadrophenia
    • Cut My Hair
    • The Punk And The Godfather
    • I’m One
    • The Dirty Jobs
    • Helpless Dancer
    • Is It In My Head?
    • I’ve Had Enough
    • 5:15
    • Sea And Sand
    • Drowned
    • Bell Boy
    • Doctor Jimmy
    • The Rock
    • Love Reign O’er Me

Il 12 e 19 maggio sono rispettivamente usciti i cofanetti dedicati a Brain Salad Surgery degli Emerson, Lake And Palmer e Made in Japan dei Deep Purple:

elp brain salad surgerydeep purple made in japan box

La Super Deluxe, quella in sei dischi, di Brain Salady Surgery, ha il seguente contenuto:

Super Deluxe Edition box set (6-disc) – Sony Music

CD1: Original album https://www.youtube.com/watch?v=x6Cf0-C11CQ , remastered.

CD2: The Alternate Album

  • Karn Evil 9 – Third Impression Original Backing Track
  • Jerusalem First Mix
  • Still …You Turn Me On First Mix
  • Toccata *Previously Unreleased
  • Karn Evil 9 – First Impression (part one) *Previously Unreleased
  • Karn Evil 9 – First Impression (part two) *Previously Unreleased
  • Karn Evil 9 – Second Impression *Previously Unreleased
  • Karn Evil 9 – Third Impression *Previously Unreleased
  • Excerpts From Brain Salad Surgery NME Flexi Disc
  • When The Apple Blossoms Bloom In The Windmills Of Your Mind I’ll Be Your Valentine B-Side Single (K13503)
  • Brain Salad Surgery B-Side Single (K10946)
  • Brain Salad Surgery Instrumental
  • Karn Evil 9 (3rd Impression) Diff Version
  • Karn Evil 9 (3rd Impression) Instrumental

CD3: New stereo version of album.

DVD-A: Original album in new 5.1 mix and also @24bit; the new high resolution stereo mixes @ 24bit.

DVD: Feature-length documentary featuring highlights of the 1973 World Tour.

LP: 180gms heavyweight vinyl of the original album, remastered.

E con 70-80 euro ve la cavate. Oppure, con meno di 20 euro vi prendete la versione tripla, che comprende i primi 2 CD del box e il DVD audio.

dp_sticker made in japan

Quello dei Deep Purple – Made In Japan – EMI/Universal è decisamente più costoso (i 100 euro, almeno in Italia, si superano abbondantemente, anche se ho visto che nel Regno Unito è calato intorno agli 80 euro), però, francamente, al di là della confezione, molto bella, il contenuto non è esaltante: come vedete dallo sticker qui sopra, i primi 3 CD riportano i concerti del 15-16-17 agosto del 1972 a Osaka, già usciti in un triplo a special price della Emi negli anni ’90, che conteneva anche gli encore non ripetuti delle tre serate, ora raccolti in un unico CD, il quarto, dove vi beccate gli stessi pezzi ripetuti più volte. Il DVD è un documentario di un’ora, con del materiale live mai visto, il 45 giri con Smoke On The Water non è epocale, mentre il libro effettivamente è molto bello. Volendo esiste anche la versione in nove vinili, quella in doppio CD, con il remix 2013 più tutti i bis, doppio LP o Pure Audio Blu-ray. Se i soldi non vi mancano, vedete voi. Il disco è un classico del rock https://www.youtube.com/watch?v=qNqhFnqowkI , però…

oasis definitely maybe front oasis definitely maybe inside

Oasis – Definitely Maybe – Sony/Bmg 6 discs and memorabilia 19-05-2014

Devo dire che molti siti inglesi non hanno amato molto questa edizione Super Deluxe del primo album degli Oasis, sono arrivati a parlare di ” A Bag of Shite”, una borsa di m…., e visto il contenuto (qui sopra, la borsetta c’è) in rapporto al prezzo non gli si può dare torto. Il contenuto, in inglese, che fa più scena, è il seguente:

  • • 3CDs
  • • 2 x heavyweight vinyl, Gatefold LP sleeve with inner bags
  • • 56 page hardback coffee table book with exclusive sleeve notes
  • • 12 x 12” print
  • • Tote bag
  • • Enamel keyring
  • • Badge set
  • • Set of 5 postcards
  • • Exclusive 7″

Possiamo dire “non eccitante”! In rapporto al fatto che questa “bella robina” la fanno pagare l’equivalente di 150 euro e oltre. Anche in rapporto al fatto che il triplo CD, questo sotto:

oasis definitely 3 cd

ha lo stesso contenuto musicale, ma costa sette volte meno, tra i 20 e i 25 euro.

DISC ONE – THE ORIGINAL ALBUM https://www.youtube.com/watch?v=ZlLKcrC-iL0

  • 1. ROCK ‘N’ ROLL STAR
  • 2. SHAKERMAKER
  • 3. LIVE FOREVER
  • 4. UP IN THE SKY
  • 5. COLUMBIA
  • 6. SUPERSONIC
  • 7. BRING IT ON DOWN
  • 8. CIGARETTES & ALCOHOL
  • 9. DIGSY’S DINNER
  • 10. SLIDE AWAY
  • 11. MARRIED WITH CHILDREN

 DISC TWO – B-SIDES AND EXTRA TRACKS https://www.youtube.com/watch?v=4Q5o5m-_Eto

  • 1. COLUMBIA (WHITE LABEL DEMO)
  • 2. CIGARETTES & ALCOHOL (DEMO)
  • 3. SAD SONG
  • 4. I WILL BELIEVE (LIVE)
  • 5. TAKE ME AWAY
  • 6. ALIVE (DEMO)
  • 7. D’YER WANNA BE A SPACEMAN?
  • 8. SUPERSONIC (LIVE)
  • 9. UP IN THE SKY (ACOUSTIC)
  • 10. CLOUDBURST
  • 11. FADE AWAY
  • 12. LISTEN UP
  • 13. I AM THE WALRUS (LIVE GLASGOW CATHOUSE JUNE ‘94)
  • 14. WHATEVER
  • 15. (IT’S GOOD) TO BE FREE
  • 16. HALF THE WORLD AWAY

 DISC THREE – UNRELEASED DEMOS, OUT-TAKES AND LIVE RECORDINGS https://www.youtube.com/watch?v=wEwgL8UE_BY

  • 1. SUPERSONIC (LIVE AT GLASGOW TRAMSHED)
  • 2. ROCK ‘N’ ROLL STAR (DEMO)
  • 3. SHAKERMAKER (LIVE PARIS INSTORE)
  • 4. COLUMBIA (EDEN STUDIOS MIX)
  • 5. CLOUDBURST (DEMO)
  • 6. STRANGE THING (DEMO)
  • 7. LIVE FOREVER (LIVE PARIS INSTORE)
  • 8. CIGARETTES & ALCOHOL (LIVE AT MANCHESTER ACADEMY)
  • 9. D’YER WANNA BE A SPACEMAN? (LIVE AT MANCHESTER ACADEMY)
  • 10. FADE AWAY (DEMO)
  • 11. TAKE ME AWAY (LIVE AT MANCHESTER ACADEMY)
  • 12. SAD SONG (LIVE AT MANCHESTER ACADEMY)
  • 13. HALF THE WORLD AWAY (LIVE, TOKYO HOTEL ROOM)
  • 14. DIGSY’S DINNER (LIVE PARIS INSTORE)
  • 15. MARRIED WITH CHILDREN (DEMO)
  • 16. UP IN THE SKY (LIVE PARIS INSTORE)
  • 17. WHATEVER (STRINGS)

E per quello che, giustamente, è considerato il miglior album degli Oasis (con il successivo Whats The Story…Morning Glory), potrebbe anche valerne la pena.

Bon Jovi New Jersey SDE_3D_2

Tornando alle uscite prossime, questo è solo un triplo, Bon Jovi New Jersey Island/Universal 2CD+DVD (ma ci sarà anche la doppia Deluxe abituale), in uscita il 1° Luglio, sarà il primo di una serie di ristampe che usciranno quest’annno per festeggiare il 30° Anniversario della band. Il contenuto sembra interessante:

DISC 1: NEW JERSEY (original album, remastered) + bonus tracks
1. Lay Your Hands On Me
2. Bad Medicine
3. Born To Be My Baby
4. Living In Sin
5. Blood On Blood
6. Homebound Train
7. Wild Is The Wind
8. Ride Cowboy Ride
9. Stick To Your Guns
10. I’ll Be There For You
11. 99 In The Shade
12. Love For Sale
Bonus Tracks:
13. The Boys Are Back In Town (Cover of the Thin Lizzy classic; previously released on Stairway To Heaven/Highway To Hell compilation; released in the U.K. as a 12” single B-side)
14. Love Is War (B-side from Living In Sin single)
15. Born To Be My Baby (Acoustic Version; previously released as a b-side in Japan)

DISC 2: The ‘SONS OF BEACHES’ Demos
(All tracks on DISC 2 are previously unreleased)
1. Homebound Train
2. Judgment Day
3. Full Moon High
4. Growin’ Up The Hard Way
5. Let’s Make It Baby
6. Love Hurts
7. Backdoor To Heaven
8. Now And Forever
9. Wild Is The Wind
10. Stick To Your Guns
11. House Of Fire
12. Does Anybody Really Fall In Love Anymore?
13. Diamond Ring

DISC 3 (DVD):
1. ‘ACCESS ALL AREAS: A ROCK & ROLL ODYSSEY’
Directed by Wayne Isham.
The original 1990 88-minute documentary of the band’s epic 16-month world tour in support of the NEW JERSEY album; includes rare backstage, on-the-road, and live concert footage.
First time released in the U.S. on DVD format https://www.youtube.com/watch?v=F_DXH6oyp44
2. MUSIC VIDEOS From the NEW JERSEY album
All directed by Wayne Isham
– Bad Medicine (1st Version)
– Born To Be My Baby
– I’ll Be There For You
– Lay Your Hands On Me
– Living In Sin
– Blood On Blood
– Bad Medicine (2nd Version)

Il prezzo dovrebbe essere poco sopra i 30 euro per la versione tripla e poco sopra i 20 per la versione doppia (senza il DVD, che era uscito come VHS nel 1990, ma mai in formato digitale).

pink floyd division bell box

Questa, per “maniaci sessuali” del vinile e dei Pink Floyd, è una versione settupla di The Division Bell, per il 20° anniversario dall’uscita originale dell’album avvenuta nel 1994, verrà pubblicato in edizione limitata il 30giugno/1°Luglio, costerà un botto (penso intorno ai 120 euro, ma non sono certo) e conterrà:

un doppio vinile rimasterizzato da Doug Sax dai nastri originali analogici, con tutte le versioni full length (durata piena) in quanto erano state abbreviate per fare stare tutto su un disco singolo ai tempi, copertina apribile con grafica di Hipgnosis/StormStudios.

sette pollici su vinile rosso di Take It Back

sette pollici su vinile chiaro di High Hopes

dodici pollici su vinile blu di High Hopes con disegno “rovesciato” con il laser sul lato B del disco Keep Talking

il CD della versione remaster del 2011 uscita nella serie “Discovery”

Il Blu-Ray con la versione HD dell’album e la versione mai pubblicata in 5.1 Dolby Surround, più il nuovo video per Marooned diretto da Aubrey Powell sempre a Hipgnosis https://www.youtube.com/watch?v=P7YMI39sObY .

Quindi il tutto decisamente per collezionisti.

jethro tull a passion play

Per finire questo giro dedicato ai cofanetti, come vedete dal manifestino qui sopra Steven Wilson ha lavorato anche su A Passion Play dei Jethro Tull, sempre in uscita, in versione espansa, questa volta su Rhino UK (ormai la Warner si è accaparrata il catalogo Chrysalis):

2CD/2DVD Tracklisting

CD 1
A Passion Play(A new Steven Wilson stereo mix)

1. Lifebeats/Prelude
2. The Silver Cord
3. Re-Assuring Tune
4. Memory Bank
5. Best Friends
6. Critique Oblique
7. Forest Dance #1
8. The Story Of The Hare Who Lost His Spectacles
9. Forest Dance #2
10. The Foot Of Our Stairs (2 extra verses found on the end of the multi-track reel have been added back in)
11. Overseer Overture.
12. Flight From Lucifer
13. 10.08 to Paddington
14. Magus Perde
15. Epilogue

CD 2
The Château d’Hérouville Sessions (A new Steven Wilson stereo mix)

https://www.youtube.com/watch?v=iJscWNaZOpE

1) The Big Top
2) Scenario
3) Audition
4) Skating Away
5) Sailor
6) No Rehearsal
7) Left Right
8) Solitaire
9) Critique Oblique (Part I)
10) Critique Oblique (Part II)
11) Animelee (1st Dance) [Instrumental]
12) Animelee (2nd Dance) [Instrumental]
13) Law Of The Bungle (Part I)
14) Tiger
15) Law Of The Bungle (Part II)

DVD 1 (Audio & Video)
Contains:
A Passion Play mixed to 5.1 DTS and AC3 Dolby Digital surround sound and PCM 96/24 PCM stereo.
A flat transfer from the original master at PCM 96/24 stereo
Video clips of ‘The Story Of The Hare Who Lost His Spectacles’ an intro and outro film used in the Passion Play tour of 1973.

DVD 2 (Audio only)
Contains:
The Château d’Hérouville Sessions mixed to 5.1 DTS and AC3 Dolby Digital surround sound
PCM 96/24 PCM stereo

Uscirà anche il doppio vinile, solo con il disco originale nel nuovo mix stereo. Certo, il secondo CD sembra molto interessante (e anche il primo) ma se uno non è un audiofilo del resto se ne poteva fare anche a meno (a parte i filmati). Ma le ristampe di Wilson di King Crimson e Jethro Tull, funzionano così, quindi prendere o lasciare. Stessa data, 1° di Luglio.

E’ tutto, alla prossima!

Bruno Conti

Ritornano “Sulla Linea Tratteggiata” Gli Acrobati Del Bluegrass. Nickel Creek – A Dotted Line

nickel creek a dotted line

Nickel Creek – A Dotted Line – Nonesuch Records

A più di venti anni (tanti ne sono passati dall’esordio  di Little Cowpoke (93) e a sette dallo scioglimento annunciato con la fine del tour 2007 (per potersi dedicare a vari progetti solisti), tornano i Nickel Creek, una delle più interessanti formazioni nell’ambito della musica acustica di stampo “bluegrass”. Dotati di una tecnica individuale impressionante a livello strumentale, Chris Thile al mandolino, Sean Watkins alle chitarre, e la dolce sorella Sara al violino, hanno raggiunto notevoli risultati in termini di vendite e notorietà, con i successivi Here In There (97), l’omonimo Nickel Creek (00), The Side (02), Why Should The Fire Die? (05),  chiudendo il cerchio con la raccolta Reason Why (08), peraltro interessante in quanto conteneva frammenti di una canzone di Bob Dylan (Subterranean Blues), la cover di Jerusalem Ridge di Bill Monroe, e l’occasione per sentire la brava Sara cimentarsi con la musica classica, con una partitura in Mi Maggiore di J.S. Bach.

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Così il trio, dopo aver intrapreso strade separate (oltre ai noti dischi solisti, Sara ha prestato il suo violino per anni al gruppo dei Decemberists), si riforma e sotto la produzione del “rockettaro” Eric Valentine (Queens Of The Stone Age, Good Charlotte, Third Eye Blind), sforna (un po’ a sorpresa) questo A Dotted Line ricreando quel suono unico tra folk e bluegrass (che rimane la loro matrice originaria), con belle armonie sonore e preziosi giochi strumentali.

nickel creek 1

Il secondo viaggio musicale dei Nickel Creek riparte dagli arpeggi di chitarra acustica di Sean in Rest Of My Life (il titolo del brano è sintomatico), dagli impasti vocali di prim’ordine https://www.youtube.com/watch?v=AryNcdOSZs4 , a cui fanno seguito l’incantevole “riff” di Destination https://www.youtube.com/watch?v=jYepLpa8BDE , lo strumentale Elsie, dove si manifesta ancora una volta la bravura del gruppo, e la contemplativa Christmas Eve, con la voce polverosa di Sean a seguire le note di tristezza del violino di Sara. Hayloft è invece la cover di uno splendido motivo dei Mother Mother, rifatta in una miscellanea di hip-hop e punk (suona meglio ad ascoltarlo che a scriverlo) https://www.youtube.com/watch?v=16ZWx9e5vqc , dove è impossibile non muovere il piedino, mentre 21st May è un tradizionale country-folk su una tela di bluegrass https://www.youtube.com/watch?v=e0291wI1J5E , peraltro mai assente, per arrivare alla magnifica Love Of Mine (una canzone d’amore scritta da un bambino) interpretata da Sara, una ballata struggente che colpisce al cuore https://www.youtube.com/watch?v=lM3NGqNCnOc . Si prosegue con il secondo brano strumentale, la dinamica Elephant In The Corn, che esalta il mandolino di Chris, passando per l’aggressiva You Don’t Know What’s Going On, e andando a chiudere con un’altra cover Where Is Love Now di Sam Phillips, dove la voce e il violino di Saracinguettano” con il mandolino di Thile. Deliziosa.

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C’era molta attesa attorno a questo ritorno dei Nickel Creek, e il risultato è un viaggio, ancora una volta, emozionante e sorprendente nel cuore eclettico della band, dove ciascuna canzone è un colpo di scena, cantata da ogni componente del gruppo, mescolando ballate a brani ritmicamente più mossi, dall’appeal melodico e sicuramente intrigante. A Dotted Line è fondamentalmente imperniato sulla strumentazione del trio, capace, come detto, anche di pregevoli impasti vocali, e sarebbe sbagliato affermare che non c’è nulla di nuovo in questo disco, in quanto la produzione di Valentine garantisce un sound più equilibrato e al passo coi tempi. Per quanto mi riguarda, sono contento che la favola dei Nickel Creek non sia finita.

Tino Montanari

“Hummel, E Sai Cosa Ti Aspetta”! Mark Hummel – The Hustle Is Really On

mark hummel the hustle is really on

Mark Hummel – The Hustle Is Really On – Electro-Fi

Dopo l’ultimo album di studio, Retro-active, pubblicato nel 2010, sempre per l’etichetta canadese Electro-Fi, Mark Hummel ha passato gli ultimi anni, discograficamente parlando, dedicandosi a Little Walter: prima pubblicando nel 2011 un CD, Blue Lonesome, sottotitolo Tribute To Little Walter, che riportava materiale registrato tra il 1984 e la prima decade degli anni 2000 (escamotage già utilizzato per l’appena citato Retro-active che conteneva pure quello materiale registrato in un lungo lasso di tempo) e poi partecipando al Remembering Little Walter della Blind Pig, in compagnia di molti colleghi armonicisti, uno dei migliori dischi di Blues dello scorso anno, giustamente candidato al Grammy per il miglior disco nella categoria ( e di cui avete letto ottime cose su queste pagine http://discoclub.myblog.it/2013/05/18/e-dopo-i-chitarristi-una-pioggia-di-armonicisti-remembering/ ), poi vinto da Get Up, il disco di Ben Harper con Charlie Musselwhite (che era presente pure nel tributo).

mark hummel

Ma Hummel non è comunque rimasto fermo, nel 2012 ha formato una Touring band, la Golden State-Lone Star Revue, con Anson Funderburgh e Little Charlie Baty alle chitarre, più RW Grigsby al basso e Wes Starr alla batteria, e con l’aggiunta di Doug James ai sax, ci ha registrato metà di questo disco, ai Joyride Sudios di Chicago nell’agosto del 2013. L’altra metà è stata registrata a luglio, in California, con un’altra band, dove il bassista rimane Grigsby, ma il chitarrista è Kid Andersen, Sid Morris al piano e June Core alla batteria. Il risultato è molto buono, il primo album di materiale “nuovo”, non ripreso dagli archivi, di Hummel da molti anni a questa parte e un bel disco regalato agli appassionati del blues di qualità https://www.youtube.com/watch?v=YEZJTrdm2Ng .

mark hummel golden state

Quattordici brani, quasi un’ora di musica, non mancano due brani con la firma quasi immancabile di Walter Jacobs, tra cui il super classico Crazy Legs, in versione Deluxe e una ottima Tonight With A Fool, con la solista di Kid Andersen a spalleggiare alla grande la voce e l’armonica di Mark, mentre in Crazy Legs c’è il solo Baty (che opera nell’altra metà dei Nightcats, dove non c’è più Baty, con Rick Estrin). La doppia chitarra regna sovrana (a fianco dell’armonica) nelle tirate Blues Stop Knockin’ molto vicina allo spirito dei Fabulous Thunderbirds https://www.youtube.com/watch?v=Q78YXiEbR2I , nella cadenzata I’m Gonna Ruin You Chicago Blues alla Muddy Waters https://www.youtube.com/watch?v=z0yRlrRjG0A , nella cover Boogie-blues molto swingante di The Hustle Is On https://www.youtube.com/watch?v=Df09IX2lD6c . Nei brani registrati in California con Kid Andersen si va decisamente sul Blues, come nella “classica” What Is That She Got, un brano del grande Muddy Waters, dove la slide e l’armonica regnano sovrane, con il piano di Morris a sottolineare il cantato molto scandito di Hummel. Bobby’s Blues evidenzia il sax di Doug James, che però dovrebbe suonare solo nelle canzoni registrate a Chicago, misteri delle note dei CD, comunque altro brano ricco di sostanza.

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Poderosa anche Sittin’ At The Bar, altro esempio di vibrante blues urbano anni ’50, con l’ottima solista di Andersen a guidare la danze. Più jazzata Give Me Time To Explain, ancora dalle sessions registrate a Chicago e che viene dal repertorio di Percy Mayfield, non male anche la ritmata You Got Me, dove Hummel lascia andare la sua armonica a pieni polmoni, delle due cover di Little Walter si è detto, rimane una divertente Lovey Dovey, Lovely One, dagli spunti anche R&B con Funderburgh e Little Charlie quasi telepatici nel loro interagire con l’ottima sezione ritmica. E poi ancora il classico slow blues, immancabile in ogni buon disco che si rispetti, Drivin’ Me Mad, che con i suoi sei minuti e mezzo concede qualcosa ai virtuosismi https://www.youtube.com/watch?v=3dxsz9cbPNc  Conclude la scatenata sarabanda per voce, sax, chitarra e armonica di Gee I Wish. Per parafrasare una vecchia pubblicità “Hummel, e sai cosa ti aspetta!”:

Bruno Conti

Il Disco Della Domenica, Del Mese E Forse, Dell’Anno! Natalie Merchant

natalie merchant natalie merchant

Natalie Merchant – Natalie Merchant – Nonesuch/Warner

Quello che penso di Natalie Merchant l’avevo palesato fin dal titolo (ma anche nel contenuto) del Post con cui presentavo il suo ultimo disco del 2010, Leave Your Sleep, http://discoclub.myblog.it/2010/04/14/l-ultima-grande-cantautrice-americana-natalie-merchant-leave/, e non posso che confermarlo per questo nuovo, notevole, album omonimo. Gli anni passano, i capelli si fanno più grigi e bianchi (e non nel modo più sbarazzino, con un ciuffo alla Bonnie Raitt o Crudelia Demon), ma la voce rimane splendida, unica nel panorama americano e mondiale (ai tempi, prima di lei, da prendere come modello, come ho palesato in altre occasioni, c’era Sandy Denny), con questo tipo di voce particolare, calda, amorevole, espressiva, dolce, avvolgente, anche vellutata e una capacità di scrivere canzoni che ti entrano nel cuore con una facilità disarmante. Peccato che lo faccia assai di rado, per avere undici nuove canzoni (o meglio dieci, più una breve introduzione) abbiamo dovuto attendere quasi tredici anni, tanti ne sono passati da Motherland, l’ultimo disco di materiale originale, pubblicato nel lontano 2001. Ma ne valeva assolutamente la pena, e nel frattempo la Merchant ha pubblicato comunque due bellissimi album, oltre a quello citato sopra, anche The House Carpenter’s Daughter era un fior di album, però un disco tutto nuovo è una cosa diversa, da assaporare con piacere. E quindi vediamo, brano per brano, cosa contiene.

Anzi, prima di partire, devo ammettere, per onestà, che arrivo con un paio di settimane di ritardo sulla data di uscita perché me lo sono sentito proprio per bene e addirittura, ad un primo ascolto, non mi aveva entusiasmato, come in altre occasioni. Poi, piano piano, il disco è entrato in circolo e devo ammettere che è la “solita” Natalie Merchant, per fortuna, come si suol dire, con espressione trita e ritrita finché si vuole, ma efficace, la classe non è acqua ! Registrato nei pressi di casa sua, al Clubhouse di Rhinebeck, NY, prodotto dalla stessa Natalie, con la collaborazione tecnica di Eli Walker e George Cowan, aiutata da un manipolo di validi musicisti, che vediamo brano per brano, direi che possiamo partire.

Ladybird apre le danze, uno dei suoi brani tipici, malinconica nei contenuti, la storia di una donna insoddisfatta della propria relazione, la passione e l’amore ormai andati, si rimane insieme per senso di responsabilità verso i figli e perché, forse, non ci sono altri posti dove volare, dicono autobiografica, anche lei, ma non importa. La musica viceversa è leggiadra, quel tu-tu-tu-tu ricorrente e dolcissimo, intonato da Johanna Warren, Simi Stone e Tamar-Kali, che lo percorre è pura Natalie Merchant al 100%, le tastiere di Uri Sharlin, al Grand Piano e John Medeski all’organo fanno meraviglie, le chitarre di Gabriel Gordon e Erik Della Penna pure, a un certo punto del ritornello mi è parso persino di cogliere una citazione di Space Oddity di Bowie https://www.youtube.com/watch?v=IgJq6v6gA_4 e anche qualcosa dei Beatles, con gli archi che avvolgono il suono in un bozzolo che più che proteggere espande, Jesse Murphy al basso e Shawn Pelton alla batteria sono pressoché perfetti e il sound è limpido come raramente è dato ascoltare. Io sarei già soddisfatto, ma il resto dell’album è sempre ricco di belle suggestioni. Maggie Said, aggiunge Elizabeth Mitchell alle armonie vocali, gli altri sono gli stessi, ancora rimpianti nel testo, qui esplicati sotto forma di una ballata avvolgente e sommessa, meno espansiva musicalmente rispetto al brano precedente, ma sempre ricca di fascino.

Texas ha un impianto sonoro più folk, giocato intorno alla chitarra acustica di Gordon e soprattutto alla lap steel di Della Penna, mirabile in questo brano, con la sezione ritmica affidata alla coppia Marc Friedman, basso e Andrew Barr, batteria, molto più raccolta e meno espansiva rispetto ai primi due brani, bella canzone comunque.Go Down Moses è un piccolo capolavoro di gospel-soul-rock con Natalie Merchant impegnata a duettare con la stupenda voce di Corlliss Stafford (ottima cantante, gospel naturlamente), parte piano e poi in un crescendo euforico ti travolge, John Medeski all’organo distilla note da gran maestro quale è, i due chitarristi e la sezione ritmica sono ancora una volta perfetti e l’aggiunta dei fiati aggiunge quel tocco New Orleans che è insito nella musica. Suonato benissimo e cantato anche meglio, da entrambe. Anche Seven Deadly Sins parte acustica, poi entrano di volta in volta, la fisarmonica di Uri Sharlin, la lap steel di Della Penna, il contrabbasso di Jesse Murphy, la batteria marziale di Pelton che esemplifica questa “guerra” di sentimenti e, nel finale, la tromba Eddie Allen e il trombone e la tuba di Clark Gayton, per un brano quasi jazzato, ma sempre visto nella particolare visione sonora della Merchant.

Giving Up Everything è un altro brano dall’arrangiamento complesso, più che una sezione archi sembra di sentire una intera orchestra, piccola ma molto presente, adatta all’umore “buio” e pessimistico della canzone, anche lei come fece Van Morrison ai tempi di No Guru, No method, No Teacher intona una serie di cose che non sarà mai più: “no longer slave, not chained to it, no gate,no guard, no keeper, no guru, master, teacher.” Uno dei brani dell’album che richiede più attenzione e ascolti ripetuti, meno immediato di altri  Black Sheep è una sorta di blues jazzato da music hall fumosi mitteleuropei, vagamente waitsiano, con il sax e clarinetto di Steve Elson in evidenza, mentre Natalie canta in modo quasi vezzoso, in contrapposizione al testo sempre denso e immanente. It’s A Coming è la Natalie Merchant più classica, un organo in primo piano suonato dall’ottimo Jonathan Dreyden, le due chitarre di Della Penna Gordon grintose e rockeggianti, come pure la sezione ritmica di Friedman e Burr che prende un groove irresistibile e non lo molla più.

Lulu, preceduta da una breve introduzione, stile funerale di New Orleans, con fiati e archi lugubri, diventa poi una delle classiche ballate ariose tipiche del meglio della sua produzione, con i pianoforti di Uri Sharlin  a disegnare la melodia che sale in un meraviglioso crescendo d’insieme di tutti i musicisti nella parte centrale e poi si quieta nuovamente nel finale, gran bella canzone. Alla fine, inevitabilmente, troviamo The End, che non è né quella dei Doors e neppure quella dei Beatles, solo voce e archi, sempre molto pessimista, quasi apocalittica, anche questa di non facile assimilazione, cantata però a voce spiegata dalla brava Natalie. Un disco dalle due facce, più godibile e fruibile nella prima parte, più duro e cupo nella seconda, l’opera di una signora che ormai è entrata nella sua maturità, non è più quella bimbetta timida e delicata che vedete qui sopra, e non mi sembra averla presa molto bene, un mondo personale e globale difficile da digerire, ma stimolante e di grande spessore musicale. Da sentire con attenzione, forse non un capolavoro assoluto ma comunque, ancora una volta, un gran disco, tra i migliori, per ora, del 2014!

Bruno Conti

Una Sorta Di Testamento (Musicale E Virtuale) Di Un Songwriter – Tom Ovans – Last Day On Earth

tom ovans last day

Tom Ovans – Last Day On Earth – Floating World Records – 2 CD

Ho seguito la musica di Tom Ovans fin dagli inizi, a partire dall’acclamato Industrial Days (91) fino ad arrivare al recente Get On Board (09), e la stessa ha sostenuto nel tempo una brillante carriera artistica, pur con il fardello (comune a tanti altri) di essere indicato come “il nuovo Dylan”. Bostoniano d’origine, Tom ora vive ed opera a Nashville, dopo un lungo peregrinare per molte città degli States, da una costa all’altra, ed una lunga permanenza a New York, sempre proponendo un proprio stile di folk-rock, vissuto, duro e asciutto, in grado di lasciare sempre il segno nei suoi lavori passati, attuali e, si spera, futuri.

tom ovans lou ann bardash

Last Day On Earth è composto da 2 CD, il primo contiene 18 brani in chiave più elettrica, il secondo 16 tracce sciorinate in versione prettamente acustica, tutte uscite dalla penna di Tom e suonate con chitarre elettriche, acustiche e slide, mandolino, armonica e voce, un lavoro registrato nel cuore del Texas e prodotto dalla bella moglie Lou Ann Bardash. Non potendoli menzionare tutti come al solito (per motivi di brevità) brano per brano, dal primo dischetto mi piace segnalare l’iniziale Roll On in puro stile Ramblin’ Jack Elliott, la grintosa Poor Boy Blues, la dolce e malinconica Where Streetlights Glow e pure Never Show, con l’armonica in evidenza, la martellante title-track Last Day On Earth e la meravigliosa ballata Sleeping With The Boss che mi ricorda il migliore Tom Pacheco. La storia del blues viene rivisitata in avvio di secondo disco con Ramblin’ Jack, con gli accordi più intimi di A Drink And A Car https://www.youtube.com/watch?v=2PYNSbHZ-EY  e Oh Mama (Gonna Get Around), passando per l’armonica lancinante di Beautiful Lady, la gemma acustica di Going Down This Road, il suadente mandolino di If I Told You, una On The Gold Coast dai rarefatti accordi elettrici, spaziando con la mente in viaggi come Unbound e Streets Of Rome, e nella perfezione dell’amore della conclusiva Darlin’.

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Tom Ovans voce rauca con cadenza sofferta (come l’ultimo Dylan), è ormai da più di venti anni sulla scena, con molte miglia sulle spalle, proponendo la sua musica fatta di un folk misto a rock di classe, con reminiscenze blues, rivisitato sia in chiave elettrica che acustica, proseguendo imperterrito sulla sua strada, e queste canzoni sono una sorta di testamento virtuale, cantate con onestà artistica, caratterizzate dalla solita voce nasale e particolare, dylaniana direi, aiutato solamente da un’armonica, e dal semplice accompagnamento di chitarre, batteria e poco altro.

Se non conoscete il personaggio recuperate perlomeno i suoi primi 3 album, sono piccole gemme di primaria qualità https://www.youtube.com/watch?v=y9ZZsnNLEo0 , se invece siete dei “fans” di Ovans sapete già cosa fare, non c’è nulla di fuori posto in queste 34 canzoni, in quanto le zampate da grande songwriter ci sono sempre, basta solo avere voglia di trovarle ancora una volta.

Tino Montanari

E La “Saga” Continua … Dirtmusic – Lion City

dirtmusic lion city

Dirtmusic – Lion City – GlitterBeat Records

Con questo Lion City siamo arrivati al quarto capitolo discografico della creatura a nome Dirtmusic, nata dalle menti di Chris Eckman e Hugo Race, rimasti in due dopo l’uscita di Chris Brokaw dal trio originale,il precedente lavoro recensito su queste pagine virtuali  http://discoclub.myblog.it/2013/07/26/musica-dal-mondo-tra-afrobeat-e-desert-blues-dirtmusic-troub/ . Sono bastati pochi mesi per conoscere le  “sessions” dell’ottimo  Troubles ( uscito la scorsa estate), adesso vengono alla luce altre registrazioni (una sorta di volume 2) effettuate in quella occasione, sempre accompagnati da Ben Zabo e dai musicisti della sua band, oltre che da altri importanti artisti “maliani” tra i quali Tamikrest, Samba Tourè, Aminata Traorè e Ibrahima Douf, molti dei quali sotto contratto e presenti nel catalogo della Glitterbeat Records.

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Tutte le undici canzoni meritano di essere citate, a partire dall’iniziale Stars Of Gao con l’apporto dei nigeriani Super 11 (per chi scrive totalmente sconosciuti, ma bravi), Narha con l’incantevole voce di Aminata Wassidjè Traorè , dalla profonda Movin’ Careful incisa con la band “taureg” dei Tamikrest, passando per brani come Justice dal suono inconfondibile Dirtmusic, Ballade De Ben Zaboeseguita  da uno strumento antico come il “balafon”,  e cantata dallo stesso autore, nonché l’afro dub di Red Dust, con i calibrati interventi del grande Samba Tourè https://www.youtube.com/watch?v=3jdI0dtt7y4 . Come i vecchi vinili di una volta, la seconda parte inizia con le inquiete Clouds Are Cover https://www.youtube.com/watch?v=sxdmy_MNm0U  e Starlight Club, seguite dai ritmi afro-garage di Blind City e dall’hip-hop di Day The Grid Went Down, per poi chiudere alla grande con un intrigante e personalissimo requiem September 12, un canto d’amore con cuore e anima, dedicato alla propria nonna dalla giovanissima senegalese Ibrahima Douf https://www.youtube.com/watch?v=MlhoK7upXpc , che conclude un lavoro profondo e intenso, pieno di eccezionali intuizioni musicali.

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Lion City è un disco di affascinante bellezza, un ennesimo e stupefacente viaggio multiculturale nel pulsante tessuto sonoro del Malì, inciso dai Dirtmusic tra il deserto e la luna, per una manciata di canzoni certamente non di facile ascolto, ma una straordinaria occasione per conoscere un gruppo di valenti musicisti e destinato ad un pubblico di ascoltatori dai  palati fini e sopraffini, amanti di questi tipi di sonorità assai particolari.  

Tino Montanari

Quindi Alla Fine “Forse” Ce La Fanno! Crosby, Stills, Nash And Young – CSN&Y 1974

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Crosby, Stills, Nash & Young – CSN&Y 1974 – 3CD/DVD Rhino 08-07-2014???

Sembra che finalmente siamo in dirittura d’arrivo, c’è una data di uscita presunta, l’8 luglio, un titolo, CSN&Y 1974, l’etichetta Rhino che lo pubblicherà, il divertito pessimismo di David Crosby, che aveva pensato di intitolare il cofanetto “What Could Possibly Go Wrong?”, parrebbe essere stato sconfitto. Ci sono anche le prime indicazioni del prezzo che oscilla tra un micidiale 80 euro al cambio in Inghilterra e circa 55 dollari negli Stati Uniti (speriamo più nella seconda ipotesi). Il contenuto, purtroppo, è quello che lo stesso Crosby aveva prospettato: 40 brani sui 3 CD, ma il DVD non conterrà il concerto completo di Wembley del 14 settembre 1974, perché secondo lo stesso David ( e anche nel parere degli altri tre) quella sera il gruppo non era al massimo della forma (ma dal filmato andato in onda ai tempi in televisione e brevemente al cinema, poi in varie edizioni pirata nel corso degli anni, non si direbbe, anche se la qualità sonora e video non è il massimo https://www.youtube.com/watch?v=2_oEmZbtFU8). Quindi il DVD conterrà solo 8 brani, peccato, anche se ci sarà un libretto di ben 180 pagine nella confezione, che sembra essere dello stesso formato di quelle dedicate ai singoli cofanetti di Crosby, Stills e Nash.

Photo of CROSBY STILLS & NASH and CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG

Un bel sembrerebbe è d’uopo, perchè la news che era apparsa solo ieri, in alcuni siti è già sparita oggi, quindi quel “Cosa potrebbe andare storto?” ipotizzato da Crosby rimane sempre valido. In effetti un’altra data ipotetica di uscita era stata indicata nel 27 agosto. Però parrebbe (non ho mai usato così tanti condizionali in un Post) che questa volta siamo vicini, visto che la confezione è pronta, c’è anche una track list, questa:

Disc: 1

  • 1. Love The One You’re With (Csny 1974)
  • 2. Wooden Ships (Csny 1974)
  • 3. Immigration Man (Csny 1974)
  • 4. Helpless (Csny 1974)
  • 5. Carry Me (Csny 1974)
  • 6. Johnny’s Garden (Csny 1974)
  • 7. Traces (Csny 1974)
  • 8. Grave Concern (Csny 1974)
  • 9. On The Beach (Csny 1974)
  • 10. Black Queen (Csny 1974)
  • 11. Almost Cut My Hair (Csny 1974)

Disc: 2

  • 1. Change Partners (Csny 1974)
  • 2. The Lee Shore (Csny 1974)
  • 3. Only Love Can Break Your Heart (Csny 1974)
  • 4. Our House (Csny 1974)
  • 5. Fieldworker (Csny 1974)
  • 6. Guinevere (Csny 1974)
  • 7. Time After Time (Csny 1974)
  • 8. Prison Song (Csny 1974)
  • 9. Long May You Run (Csny 1974)
  • 10. Goodbye Dick (Csny 1974)
  • 11. Mellow My Mind (Csny 1974)
  • 12. Old Man (Csny 1974)
  • 13. Word Game (Csny 1974)
  • 14. Myth Of Sisyphus (Csny 1974)
  • 15. Blackbird (Csny 1974)
  • 16. Love Art Blues (Csny 1974)
  • 17. Hawaiian Sunrise (Csny 1974)
  • 18. Teach Your Children (Csny 1974)
  • 19. Suite: Judy Blue Eyes (Csny 1974)

Disc: 3

  • 1. Deja Vu (Csny 1974)
  • 2. My Angel (Csny 1974)
  • 3. Pre-Road Downs (Csny 1974)
  • 4. Don’t Be Denied (Csny 1974)
  • 5. Revolution Blues (Csny 1974)
  • 6. Military Madness (Csny 1974)
  • 7. Long Time Gone (Csny 1974)
  • 8. Pushed It Over The End (Csny 1974)
  • 9. Chicago (Csny 1974)
  • 10. Ohio (Csny 1974)

Disc: 4

  • 1. Only Love Can Break Your Heart (Csny 1974)
  • 2. Almost Cut My Hair (Csny 1974)
  • 3. Grave Concern (Csny 1974)
  • 4. Old Man (Csny 1974)
  • 5. Johnny’s Garden (Csny 1974)
  • 6. Our House (Csny 1974)
  • 7. Deja Vu (Csny 1974)
  • 8. Pushed It Over The End (Csny 1974)

Se non sarà vero comunque non sparirà dal Blog, rimarrà una testimonianza, come quella del finto Sequoia, l’album fasullo creato ai tempi da una rivista italiana http://discoclub.myblog.it/tag/scherzi/

In ogni caso vi terrò informato sui futuri sviluppi.

Bruno Conti