Ma Mancano Quasi Tre Mesi! Led Zeppelin Ristampe Parte II – IV (Zoso) E Houses Of The Holy

led zeppelin iv remastered

L’ho pensato anche io, ma mancano ancora quasi tre mesi! La data prevista è il 28 ottobre per le due nuove ristampe della serie Remastered 2014 dei Led Zeppelin, comunque visto che si incomincia a parlarne già in questi giorni adeguiamoci. Questa volta, leggendo la lista dei contenuti, devo dire che sono rimasto abbastanza deluso. Ma come, siamo solo al 4° e 5° album della serie e gli inediti, in studio o dal vivo, sono già allo zero assoluto e ci riduciamo già agli alternate mix e alle versioni senza voce? Parrebbe proprio di sì! Quindi chi acquista le solite costosissime edizioni in Super Deluxe Box (una la vedete qui sopra, l’altra fra poco) avrà poco di cui godere, aldilà delle bellissime confezioni per esteti del packaging, confermando la mia idea che le edizioni doppie sono il miglior modo per accostarsi a queste ristampe. Ad ogni modo, questo è il contenuto della versione in due CD di Led Zeppelin IV (Zoso) Four Symbols, come volete chiamarlo:

CD 1

1. “Black Dog”
2. “Rock And Roll”
3. “The Battle of Evermore”
4. “Stairway To Heaven”
5. “Misty Mountain Hop”
6. “Four Sticks”
7. “Going To California”
8. “When The Levee Breaks”

Companion Audio Disc

1. “Black Dog” – Basic Track With Guitar Overdubs
2. “Rock And Roll” – Alternate Mix
3. “The Battle Of Evermore” – Mandolin/Guitar Mix From Headley Grange
4. “Stairway To Heaven” – Sunset Sound Mix
5. “Misty Mountain Hop” – Alternate Mix
6. “Four Sticks” – Alternate Mix
7. “Going To California” – Mandolin/Guitar Mix
8. “When The Levee Breaks” – Alternate UK Mix

Non c’è proprio da godere come ricci, i titoli sono fantasiosi, speriamo che siano versioni alternative interessanti e Jimmy Page abbia lavorato bene. D’altronde gli altri non sembrano molto coinvolti, Robert Plant si sta preparando alla pubblicazione del suo nuovo album lullaby and…The Ceaseless Roar, in uscita l’8 di settembre, il primo per la Nonesuch/Warner e di cui parleremo a suo tempo. John Paul Jones tace (per quanto nel companion disc di Houses Of The Holy c’è un JPJ Keyboard Overdubs, di oggi?), o meglio le ultime notizie lo vedevano in tour con i Dave Rawlings Machine (“orfano” di Gillian Welch, ma con l’ex Zeppelin al mandolino), però era novembre dello scorso anno.

Tornando alle ristampe

led zeppelin houses of the holy remastered

questo è il contenuto del doppio CD di Houses Of The Holy

CD 1

1. “The Song Remains The Same”
2. “The Rain Song”
3. “Over The Hills And Far Away”
4. “The Crunge”
5. “Dancing Days”
6. “D’yer Mak’er”
7. “No Quarter”
8. “The Ocean”

Companion Audio Disc

1. “The Song Remains The Same” – Guitar Overdub Reference Mix
2. “The Rain Song” – Mix Minus Piano
3. “Over The Hills And Far Away” – Guitar Mix Backing Track
4. “The Crunge” – Rough Mix – Keys Up
5. “Dancing Days” – Rough Mix With Vocal
6. “No Quarter” – Rough Mix With JPJ Keyboard Overdubs – No Vocal
7. “The Ocean” – Working Mix

Titoli sempre più fantasiosi, anche in questo caso speriamo nei contenuti.

Bruno Conti

Chi Si Loda, Si Imbroda? Intervista Da Collega Blogger!

numero uno

Semplicemente per segnalarvi il link http://caggiani.paroledimusica.com/blog-musica-giornalismo-musicale-italiano-1-intervista-bruno-conti-discoclub/, di una intervista fattami, dopo gentile richiesta sui commenti di questo Blog, da un collega blogger e destinata al suo spazio su Internet. Se volete leggerla cliccate sul link: per la serie “gli interscambi non finiscono mai”, ovviamente potete dare anche un’occhiata al Blog in questione, è gratis, non costa nulla e non morde!

Buona lettura.

Bruno Conti

Ripassi Per Le Vacanze. Sempre La “Solita” Mary Gauthier – Trouble And Love

mary gauthier trouble

Mary Gauthier – Trouble And Love – In The Black Records/Proper/Ird

L’ultimo disco di studio di Mary Gauthier era stato uno dei più belli e più intensi del 2010, http://discoclub.myblog.it/2010/05/05/uno-dei-dischi-dell-anno-mary-gauthier-the-foundling/, seguito a sua volta da un eccellente album dal vivo, http://discoclub.myblog.it/2012/11/05/poco-glamour-e-tanta-sostanza-per-una-grande-cantautrice-mar/, come potete (ri)leggere qui sopra, se vi aggrada, incensati dal sottoscritto su questo Blog, che ha sempre avuto una particolare predilezione per questa bravissima cantautrice, sin dai tempi dello splendido Drag Queens In Limousines. Ammirazione condivisa anche da molti suoi colleghi, in primis Bob Dylan, che nella sua Theme Time Radio Hour ha voluto trasmettere il brano I Drink insieme ai classici della canzone americana folk, blues e country. Un altro fan è Tom Waits, ma la stessa Mary ricambia chiamando gente come Dylan, Neil Young, Leonard Cohen, Patti Smith, “truth tellers”, i narratori della verità! Come un’altra collega che viaggia più o meno su queste coordinate sonore, Lucinda Williams, ha una voce facilmente riconoscibile, particolare, laconica, sofferta, malinconica, direi quasi sofferente e le vicende della sua vita ne giustificano l’impostazione. Con la sua storia di “trovatella” la Gauthier in The Foundling ha esorcizzato i suoi dolori più profondi ed ora con questo Trouble And Love, oltre ai guai, sempre presenti, esamina anche gli amori, nelle sue canzoni. Non possiamo dire che sia un album ottimista, ma laggiù, in fondo al tunnel, si intravede un po’ di gioia e speranza.

mary gauthier 1

Come dicevo nel titolo, i contenuti dei suoi dischi, per chi non la ama, potrebbero risultare un po’ ripetitivi e non di facile accesso, ma, insistendo, si viene ripagati con una bella serie di canzoni. Anche le otto che compongono questo disco raccontano la “solita” storia, forse senza la disperazione assoluta che faceva di The Foundling un disco così bello, ma con alcune punte di eccellenza che la confermano come una delle voci più autorevoli del panorama femminile americano. Registrato in quel di Nashville, negli studi di Ricky Skaggs, il disco si avvale di una piccola pattuglia di musicisti ben assortiti, tra cui spiccano Viktor Krauss e Lynn Williams, come sezione ritmica, oltre ad una serie di vocalist di spicco tra cui Ashley Cleveland, le McCrary Sisters, Beth Nielsen Chapman e Darrell Scott, che divide con Guthrie Trapp il reparto chitarristico. A completare la formazione Jimmy Wallace alle tastiere, più un ospite di prestigio, di cui vi dirò fra un attimo.

mary gauthier 2

Tutti gli otto brani sono firmati con un altro autore o autrice, a partire dall’iniziale When A Woman Goes Cold, scritta con Gretchen Peters, una ballata (ma lo sono tutte, la forma musicale è quella) elettrica dalla struttura blues, non dissimile da quelle di Lucinda Williams, chitarristica, con Scott e Trapp che si dividono i compiti, ben sostenuti dall’organo di Wallace, il suono è vivo e pimpante, registrato in presa diretta, con tutti i musicisti presenti in studio, in circolo intorno a Mary Gauthier che dirige con autorità le operazioni, bella partenza https://www.youtube.com/watch?v=ZbE_NyyRDQs . False From Truth, firmata con Beth Nielsen Chapman, che è anche la seconda voce della canzone, è una ulteriore ballata, di stampo più soffuso, con piano e contrabbasso, anche suonato con l’archetto e la chitarra in fingerpicking che sottolineano le pene d’amore del(la) protagonista “”You woke up inside a cage/I woke up consumed with rage/A million miles from our first kiss/How does love turn into this?…There are two of you and one don’t feel/I don’t know which one is real….”, molto bella https://www.youtube.com/watch?v=FtPvJQw07_8 . Ancora più bella Trouble And Love, il co-autore è Scott Nolan, la voce di supporto mi sembra quella di Ashley Cleveland, ma è il brano che rifulge di suo, sostenuto da una bellissima chitarra “riverberata” che crea un effetto di profondità e ampi spazi, con piano e organo in grande evidenza, una meraviglia di canzone https://www.youtube.com/watch?v=5_vzGnX60eY . Più sparso e contenuto è l’accompagnamento di Oh Soul, ambientata sul sito della tomba di Robert Johnson, e che prende la forma di un country-gospel, con la seconda voce e la chitarra acustica di Darrell Scott, a sottolineare la bellezza di questa composizione, firmata anche da Ben Glover, sullo sfondo si percepiscono anche le voci delle sorelle, McCrary per un altro brano dall’atmosfera magica e  delicata https://www.youtube.com/watch?v=ioRWWfd_Q4w .

mary gauthier 3

Worthy, firmata di nuovo con Beth Nielsen Chapman, è ancora più triste e malinconica, con la Gauthier che si chiede ripetutamente se è “degna” (un tema ricorrente non ancora sviscerato a fondo neppure in The Foundling, le incertezze evidentemente rimangono), sulle note di una deliziosa slide acustica suonata da Scott e con il piano che sottolinea le evoluzioni vocali soffuse ma decise di Mary e Beth. Walking Each Other Flame, di nuovo con l’aiuto di Gretchen Peters, sembra il brano dalla struttura più country, ma sempre dal lato “giusto” di Nashville, un’altra ballatona, forse un filo più ottimista delle altre, ma giusto un poco, in ogni caso sempre molto bella e coinvolgente, con tutti gli strumenti bilanciati alla perfezione dalla stessa Mary Gauthier, che ha prodotto l’album, con l’aiuto di Patrick Granado. Ancora migliore la terza e ultima collaborazione con la Peters, How To Live Alone, cantata con passione e partecipazione assoluta dalla Gauthier, la canzone si avvale anche di un emozionante intervento chitarristico da parte del grande Duane Eddy che nobilita ulteriormente le qualità sopraffine di questo fantastico brano. Conclude, su una nota di speranza, Another Train, nuovamente firmata con Ben Glover, e con in bella evidenza la chitarra di Guthrie Trapp https://www.youtube.com/watch?v=iGL1HG1qq7c , bravissimo in tutto il disco, ma tutto il gruppo di musicisti e cantanti è perfetto nel sottolineare lo spirito di questi brani che ancora una volta esplicano la ricerca spirituale della musica di Mary Gauthier, spesso malinconica e triste, seppur pervasa da una nuova vena di serenita che non spezza del tutto la sofferenza, ma la allevia in modo sostanziale. E poi, diciamocelo, sono otto belle canzoni, tutte nello stesso disco e non è poco di questi tempi!

mary gauthier live grand ole opry

Il disco è uscito il nove giugno, quindi questo è il primo dei “ripassi” di questa estate, e con i dischi di Rosanne Cash e Carlene Carter, fa un bel terzetto per le scelte dei migliori di fine anno.

Bruno Conti

Grateful Dead News Estate 2014. Jerry Garcia Live Volume 4 – GD Dave’s Picks 11 – Spring 1990 (The Other One) – Wake Up To Find Out

jerry garcia garcialive volume 4

Anche in questa estate (una parola un po’ forte, visto il tempo, ma il periodo è quello) si “risvegliano” i Grateful Dead con una serie di ristampe, nonostante siano ormai passati 19 anni dalla morte di Jerry Garcia, ma agosto è anche l’anniversario della sua data di nascita, rispettivamente l’1 e il 9 le due date, quindi come per Presley vai con le ristampe o con i concerti inediti. Vediamoli velocemente in ordine cronologico di uscita.

Jerry Garcia Band – GarciaLive Volume 4  Veteran’s Hall March 22nd 1978- 2 CD Ato Records

Questo titolo è già uscito da un paio di settimane, per volontà della vedova di Garcia questa serie esce su Ato Records e non sulla etichetta della band, e siamo giunti al quarto volume, sempre interessanti peraltro. Per l’occasione si parla di un concerto alla Veteran’s Hall di Sebastopol, Ca del marzo 1978. Un doppio CD, nelle solite belle confezioni in digipack, con questa tracklist:

CD 1

How Sweet It Is To Be Loved By You

Catfish John

Simple Twist Of Fate

I Second That Emotion

The Night They Drove Old Dixie Down

CD 2

The Harder They Come

Mission In The Rain

Cats Under The Stars

Gomorrah

Mystery Train

Love In The Afternoon

I’ll Be With Thee

Midnight Moonlight

Formazione della serata: John Kahn (Bass), Keith Godchaux (Piano, Vocals), Donna Godchaux (Vocals), Maria Muldaur (Vocals) and Buzz Buchanan (Drums) più Ozzie Ahlers (Keyboards), futuro tastierista dei Grateful Dead, negli ultimi quattro brani.

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Grateful Dead Dave’s Picks Volume 11 Century II Convention Hall Wichita Kansas 17/11/1972 3 CD Grateful Dead Records

Venduto solo sul loro sito (ed esaurito), esce in questi giorni, primi di agosto, con il seguente contenuto:

Disc 1
1. Promised Land [3:12]
2. Sugaree [7:01]
3. Me And My Uncle [3:11]
4. Tennennee Jed [7:47]
5. Black-Throated Wind [7:04]
6. Bird Song [11:01]
7. Jack Straw [5:00]
8. Box Of Rain [4:54]
9. Don’t Ease Me In [3:16]
10. Beat It On Down The Line [3:26]
11. Brown-Eyed Women [5:11]
12. Big River [4:39]
13. China Cat Sunflower> [7:10]
14. I Know You Rider [4:46]

Disc 2
1. Around And Around [3:55]
2. Casey Jones [6:33]
3. Cumberland Blues [6:31]
4. El Paso [4:17]
5. He’s Gone [14:12]
6. Truckin’> [9:57]
7. The Other One> [19:49]
8. Brokedown Palace [5:57]
9. Sugar Magnolia [8:24]

Disc 3
1. Uncle John’s Band [8:07]
2. Johnny B. Goode [3:57]
Live In Oklahoma City (11/15/72)
3. Playing In The Band [30:57]
4. Wharf Rat [10:38]
5. Not Fade Away> [7:47]
6. Goin’ Down The Road Feeling Bad> [7:12]
7. Not Fade Away

Come vedete, come bonus, ci sono cinque brani dal concerto a Oklahoma City del 15/11.

Per i super ricchi, sempre solo in prenotazione sul loro sito http://www.dead.net/store/1990s/spring-1990-other-one-box , in tiratura limitata di 9.000 copie numerate esce anche questo, credo ai primi di settembre.

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Grateful Dead Spring 1990 (The Other One) 23 CD Grateful Dead Records

Contiene questi concerti:

Show #1
Capital Center, Landover, MD (3/14/90)

Disc 1
1. COLD RAIN AND SNOW [6:56]
2. FEEL LIKE A STRANGER [7:44]
3. NEVER TRUST A WOMAN [6:27]
4. MAMA TRIED> [2:31]
5. BIG RIVER [5:21]
6. LOOSE LUCY [6:56]
7. STUCK INSIDE OF MOBILE WITH THE MEMPHIS BLUES AGAIN [8:50]
8. ROW JIMMY [10:17]
9. LET IT GROW [11:54]

Disc 2
1. CRAZY FINGERS> [8:12]
2. PLAYING IN THE BAND> [10:27]
3. UNCLE JOHN’S BAND> [8:05]
4. JAM> [7:12]
5. DRUMS> [7:38]
6. SPACE> [6:34]
7. DEAR MR. FANTASY> [5:53]
8. I NEED A MIRACLE> [4:07]
9. BLACK PETER> [7:53]
10. TURN ON YOUR LOVELIGHT [6:01]
11. BLACK MUDDY RIVER [6:00]

Show #2
Civic Center, Hartford, CT (3/18/90)

Disc 1
1. SHAKEDOWN STREET> [12:45]
2. LITTLE RED ROOSTER [9:28]
3. STAGGER LEE [5:29]
4. ME AND MY UNCLE> [3:08]
5. MEXICALI BLUES [5:22]
6. FRIEND OF THE DEVIL [8:44]
7. JUST A LITTLE LIGHT [5:55]
8. WHEN I PAINT MY MASTERPIECE [5:32]
9. RAMBLE ON ROSE [8:02]
10. THE MUSIC NEVER STOPPED [7:38]

Disc 2
1. IKO IKO [8:08]
2. LOOKS LIKE RAIN [8:27]
3. HE’S GONE> [8:56]
4. TRUCKIN’> [8:54]
5. SPOONFUL> [7:19]
6. DRUMS [6:52]

Disc 3
1. SPACE> [11:23]
2. THE WHEEL> [5:49]
3. ALL ALONG THE WATCHTOWER> [6:06]
4. MORNING DEW [11:32]
5. U.S. BLUES [5:31]

Show #3
Copps Coliseum, Hamilton, Ontario, Canada (3/21/90)

Disc 1
1. MISSISSIPPI HALF-STEP UPTOWN TOODELOO [8:33]
2. NEW MINGLEWOOD BLUES [7:36]
3. FAR FROM ME [5:05]
4. QUEEN JANE APPROXIMATELY [6:29]
5. LOOSE LUCY [7:27]
6. VICTIM OR THE CRIME> [8:07]
7. STANDING ON THE MOON> [8:00]
8. PROMISED LAND [4:53]

Disc 2
1. HEY POCKY WAY [7:10]
2. CRAZY FINGERS> [07:38]
3. CUMBERLAND BLUES [5:30]
4. ESTIMATED PROPHET> [11:51]
5. HE’S GONE> [12:42]
6. DRUMS> [9:37]

Disc 3
1. SPACE> [7:39]
2. I NEED A MIRACLE> [4:16]
3. WHARF RAT> [8:41]
4. THROWING STONES> [8:59]
5. TURN ON YOUR LOVELIGHT [6:51]
6. KNOCKIN’ ON HEAVEN’S DOOR [7:10]

Show #4
Knickerbocker Arena, Albany NY (3/25/90)

Disc 1
1. GREATEST STORY EVER TOLD> [4:06]
2. TOUCH OF GREY [6:42]
3. WANG DANG DOODLE [7:22]
4. NEVER TRUST A WOMAN [7:36]
5. JACK-A-ROE [4:36]
6. WHEN I PAINT MY MASTERPIECE [5:27]
7. BIRD SONG [13:08]
8. LET IT GROW [11:36]

Disc 2
1. EYES OF THE WORLD> [13:26]
2. SAMSON AND DELILAH [7:47]
3. CRAZY FINGERS> [7:21]
4. TRUCKIN’> [7:43]
5. SPOONFUL> [5:37]
6. DRUMS [9:59]

Disc 3
1. SPACE> [8:58]
2. I WILL TAKE YOU HOME> [4:18]
3. GOIN’ DOWN THE ROAD FEELING BAD> [6:58]
4. BLACK PETER> [9:09]
5. AROUND AND AROUND [6:45]
6. THE MIGHTY QUINN (QUINN THE ESKIMO) [4:40]

Show #5 Nassau Coliseum, Uniondale, NY (3/28/90)

Disc 1
1. COLD RAIN AND SNOW> [6:29]
2. NEW MINGLEWOOD BLUES [7:27]
3. EASY TO LOVE YOU [5:48]
4. HIGH TIME [6:14]
5. QUEEN JANE APPROXIMATELY [6:32]
6. LOOSE LUCY [6:11]
7. CASSIDY> [6:06]
8. DEAL [8:18]

Disc 2
1. FOOLISH HEART> [10:21]
2. LOOKS LIKE RAIN> [8:09]
3. CUMBERLAND BLUES> [5:50]
4. THE WEIGHT [5:46]
5. HEY POCKY WAY> [x:xx]
6. DRUMS [11:17]

Disc 3
1. SPACE> [9:22]
2. THE OTHER ONE> [6:52]
3. WHARF RAT> [10:35]
4. GOOD LOVIN’ [7:52]
5. REVOLUTION [4:55]

Show #6
Nassau Coliseum, Uniondale, NY (3/29/90)

Disc 1
1. JACK STRAW> [6:15]
2. BERTHA [6:59]
3. WE CAN RUN [6:04]
4. RAMBLE ON ROSE [8:08]
5. WHEN I PAINT MY MASTERPIECE [6:02]
6. BIRD SONG> [13:05]
7. PROMISED LAND [4:46]

Disc 2
1. EYES OF THE WORLD> [16:33]
2. ESTIMATED PROPHET> [14:47]
3. DARK STAR> [18:19]
4. DRUMS [10:22]

Disc 3
1. SPACE> [7:53]
2. DARK STAR> [2:46]
3. THE WHEEL> [4:23]
4. THROWING STONES> [9:25]
5. TURN ON YOUR LOVELIGHT [7:41]
6. KNOCKIN’ ON HEAVEN’S DOOR [8:24]

Show #7
The Omni, Atlanta, GA (4/1/90)

Disc 1
1. TOUCH OF GREY [6:41]
2. WALKIN’ BLUES [6:27]
3. JUST A LITTLE LIGHT [6:12]
4. CANDYMAN [7:20]
5. ME AND MY UNCLE> [3:05]
6. BIG RIVER [5:28]
7. ALTHEA [8:09]
8. VICTIM OR THE CRIME> [9:55]
9. TO LAY ME DOWN> [9:24]
10. THE MUSIC NEVER STOPPED [7:55]

Disc 2
1. CHINA CAT SUNFLOWER> [5:33]
2. I KNOW YOU RIDER [4:51]
3. SHIP OF FOOLS> [7:50]
4. MAN SMART, WOMAN SMARTER> [7:54]
5. DRUMS [7:30]

Disc 3
1. SPACE> [11:48]
2. DEAR MR. FANTASY> [5:42]
3. HEY JUDE> [2:37]
4. TRUCKIN’> [7:00]
5. STELLA BLUE> [10:21]
6. SUGAR MAGNOLIA [9:15]
7. IT’S ALL OVER NOW BABY BLUE [7:40]

Show #8
The Omni, Atlanta, GA (4/3/90)

Disc 1
1. SHAKEDOWN STREET [12:15]
2. HELL IN A BUCKET> [6:17]
3. SUGAREE [11:24]
4. WE CAN RUN [6:55]
5. WHEN I PAINT MY MASTERPIECE [5:17]
6. ROW JIMMY [10:11]
7. PICASSO MOON [7:14]
8. TENNESSEE JED> [7:39]
9. PROMISED LAND [4:42]

Disc 2
1. ESTIMATED PROPHET> [14:03]
2. SCARLET BEGONIAS> [6:57]
3. CRAZY FINGERS> [8:06]
4. PLAYING IN THE BAND> [11:40]
5. DRUMS [8:17]

Disc 3
1. SPACE> [6:56]
2. I WILL TAKE YOU HOME> [4:17]
3. GOIN’ DOWN THE ROAD FEELING BAD> [6:14]
4. THROWING STONES> [8:42]
5. NOT FADE AWAY [7:27]
6. WE BID YOU GOODNIGHT [3:14]

grateful dead so glad you made it

Nel 2012 la Rhino aveva pubblicato questo doppio Cd So Glad You Made It che riportava il meglio dei concerti di quella primavera 1990 e, sempre la Rhino, pubblicherà il 9 settembre, il triplo CD che vedete qui sotto, che è uno dei nove concerti contenuti nel boxone, la serata del 29 marzo al Nassau Coliseum, con Branford Marsalis ospite al sax negli ultimi 2 CD.

grateful dead wake up to find out

Grateful Dead Wake Up To Find Out Nassau Coliseum 3/29/90 3 CD Rhino

Ovviamente quest’ultimo, come il doppio di Jerry Garcia ad inizio Post, costa infinitamente meno delle edizione limitate disponibili sul Dead.Net.

E’ tutto, buona caccia, se siete fans tiepidi e non avete già provveduto.

Bruno Conti

Affinità Musicali. Eric Clapton And Friends – The Breeze An Appreciation Of JJ Cale

eric clapton & friends call me the breeze

Eric Clapton & Friends – The Breeze An Appreciation Of JJ Cale – Bushbranch/Surfdog/Universal

JJ Cale è morto il 26 luglio del 2013, quindi questo tributo esce a circa un anno dalla sua scomparsa. Voluto da Clapton, che ci ha messo la faccia, la voce e la chitarra, si avvale di alcuni musicisti che, come Clapton, erano vicini alla musica di Cale per una sorta di affinità elettiva, se non musicale. Eric ha più volte dichiarato che JJ Cale era stato una delle figure più importanti nella storia della musica rock, e se lo dice Clapton c’è da credergli: autore e musicista schivo il musicisista dell’Oklahoma ha lasciato una serie di canzoni che sono state riprese in moltissime versioni dai musicisti più disparati, nel corso degli anni. Quel suo stile, per comodità definito “laidback”, ha sempre sfidato le categorizzazioni, con un miscela unica che fondeva blues, rock, country, folk e jazz, ma aveva poi, alla fine, questo risultato unico, dove la voce, quasi sussurata, e la chitarra, mai sopra le righe, ma sempre presente e che caratterizzava il suono senza essere troppo invadente, riconoscibile al primo ascolto.

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Clapton ha avuto due grandissimi successi con i brani di JJ Cale: After Midnight, su suggerimento di Delaney Bramlett (altro grande amico di Cale), appariva nel primo album solista Eric Clapton del 1970, mentre Cocaine, diventata nel corso degli anni una sorta di inno, era apparsa su Slowhand del 1977. Poi, i due insieme, hanno registrato in disco, The Road To Escondido, uscito nel 2006, che era una sorta di quadratura del cerchio, più per Eric che affermò che quel disco era “la realizzazione di quella che poteva essere una delle mie ultime ambizioni, lavorare con un uomo la cui musica mi ha ispirato per così tanto tempo, una costante nella mia vita” https://www.youtube.com/watch?v=s9rj8CeLi0A . Nessuno ha mai saputo esattamente cosa ne pensava Cale, personaggio molto schivo, ma non credo che abbia “subito” semplicemente l’amicizia di Clapton, penso che il sentimento di rispetto funzionasse in entrambi i sensi https://www.youtube.com/watch?v=5WUeOEkl270 .

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Sia come sia, il risultato finale, questo The Breeze, suona proprio come un disco di Cale, dal sound volutamente laconico e stringato, le voci spesso sussurrate, gli strumenti accarezzati con pigra voluttà e la band di Clapton, JIm Keltner, Nathan East, Simon Climie, Walt Richmond  (alle tastiere, bravissimo) e i musicisti ospiti, Derek Trucks, Reggie Young, Albert Lee, David Lindley, Don Preston, Doyle Bramhall II, Greg Leisz Mickey Raphael, che fanno di tutto per ricreare il suono che era il marchio di fabbrica di JJ Cale: per qualcuno questo è un limite del disco, perché tutti i musicisti, salvo rare eccezioni, si sono quasi annullati per assomigliare il più possibile all’originale. Per altri è il pregio dell’operazione, se volevano fare delle versioni molto differenti bastava registrarle nei propri dischi. Questo è un disco di canzoni di JJ Cale, e quindi…

calpton cale 2

Call Me The Breeze rimane quella ballata stupenda e cadenzata che è sempre stata, a tramutarla in un gagliardo brano rock ci avevano già pensato ai tempi i Lynyrd Skynyrd, questa versione, cantata da Eric Clapton, oltre che all’originale assomiglia a quella recentemente fatta da John Mayer, anche se, più di altri brani presenti nel CD, è inequivocabilmente Clapton plays Cale, con le due personalità ben stampate sulla canzone e la chitarra che viaggia che è un piacere, perché anche il buon JJ, non dimentichiamolo, era fior di chitarrista https://www.youtube.com/watch?v=zsqF3p8ORDE . Rock And Roll Records era su Okie del 1974, e per tenere fede al titolo la coppia Tom Petty/Clapton la trasforma in un un bel pezzo rock-blues, pur mantenendo la parte vocale molto “rilassata”, che potrebbe essere la traduzione italiana di laid-back. Mark Knopfler è uno di quelli che appone il suo marchio di fabbrica, la voce e la chitarra sono inconfondibili (d’altronde su quei riff ci ha costruito mezza carriera) in Someday, con l’armonica di Mickey Raphael che aggiunge un tocco distintivo https://www.youtube.com/watch?v=rLgR3IRbk4Y . Il groove classico ritorna per la bellissima Lies, dell’accoppiata John Mayer/Eric Clapton. Mentre Don White, conterraneo e amico di Cale, rilascia una versione di Sensitive Kind, molto sentita, ancorché non particolarmente memorabile, per capirci, un pezzo di Clapton con White che canta. Cajun Moon è sempre stata una delle canzoni più belle del musicista americano e la versione del disco, sulle ali di un bel groove ritmico, vive sul duetto organo-chitarra che la caratterizza.

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Magnolia non l’avevo scoperta su un disco di JJ Cale ma su Crazy Eyes dei Poco, dove ce n’è una versione sontuosa https://www.youtube.com/watch?v=zachNKsJDJY , una ballata stupenda che John Mayer, sostenuto da Eric, interpreta con gusto, ma, secondo il mio gusto personale, senza arrivare a quei livelli. I Got The Same Blues ripropone l’accoppiata Petty/Clapton, sempre molto “sdraiati”  voclamente (altra traduzione di laidback) ma con le chitarre che viaggiano. L’altro musicista che interpreta il brano alla sua maniera, è Willie Nelson, Songbird personalizzando con la sua bella voce e la chitarra, quella che era già fior di canzone, il risultato, arricchito ancora dall’armonica di Raphael, è una vera delizia. Since You Said, che in effetti non ricordavo, era su Rewind, il disco di “inediti” uscito nel 2007, questa volta Enrico la interpreta da solo, in versione molto bluesy. I’ll Be There (If You Ever Want Me), con un bel dobro che raddoppia la chitarra, è il brano più country e tra i più mossi di questo tributo, non dico che siamo sul boogie, ma quasi, canta Don White, con Clapton seconda voce. The Old Man And Me, cantata ancora da Tom Petty, con voce sussurrata e quasi irriconoscibile, diciamo che non è una delle migliori del lotto.

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Train To Nowhere, del terzetto Knopfler/White/Clapton, per usare un eufemismo, non è delle più note, in effetti non la ricordavo, ma pure controllando velocemente non l’ho trovata in nessun album di JJ Cale, in ogni caso molto bella a prescindere, mossa e chitarristica e con le voci dei tre che si incastrano alla perfezione, una piccola sorpresa, tra le migliori del tributo. Starbound, altra bella ballata (ma meno di Magnolia) gode del trattamento Willie Nelson, che la fa diventare una sua canzone, dolce e sognante, con la voce che “scivola” con dolcezza sulle note. Le chitarre di Mayer e Clapton ruggiscono in una poderosa Don’t Wait, uno dei pezzi più rock della raccolta, mentre nella conclusiva Crying Eyes Eric è accompagnato da Christine Lakeland, la compagna di una vita di JJ Cale, un altro giusto tributo ad una musicista altrettanto schiva. Bella canzone, anche se il produttore Simon Climie si poteva risparmiare quel piccolo sottofondo elettronico che non c’entra un tubo con il brano. Da domani nei negozi.

Bruno Conti

Lasciatemi Suonare, Sono Un Chitarrista! Tom Petty And The Heartbreakers – Hypnotic Eye

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Tom Petty & The Heartbreakers – Hypnotic Eye – Warner Bros 29-07-2014

Come avranno notato i più arguti, il titolo del Post parafrasa un verso del grande vate, il cantante italiano più famoso di tutte le Russie, e vuole celebrare un disco dove il suono della chitarra rock è il padrone assoluto del contenuto di questo Hypnotic Eye, il seguito di Mojo, disco dalle critiche controverse (ma che a chi scrive era piaciuto assai, http://discoclub.myblog.it/2010/06/09/averne-cosi-tom-petty-the-heartbreakers-mojo/) e del “bruttino”, questo concordemente, The Last DJ, sempre nell’ambito della discografia pettyana, perché poi non era un disco orribile. In mezzo sono usciti Highway Companion, disco del solo Tom Petty, il disco dal vivo, solo in vinile, Kiss My Amps Live e lo stupendo cofanetto celebrativo dell’attività concertistica di Petty e del suo gruppo, Live Anthology. Il nostro amico è un personaggio “strano”, dal carattere a tratti spigoloso, ma è anche uno dei grandi della musica americana, siamo sui livelli di Springsteen, Young, Mellencamp e altri numeri uno, e come questi personaggi si affida, per veicolare le sue canzoni, ad una grande band, gli Heartbreakers. Quest’anno, uno dei componenti del gruppo, Benmont Tench, ha pubblicato un disco solista, You Should Be So Lucky, molto bello e che era puro Heartrbreakers sound, quindi per distinguersi, il nostro amico Tom ne pubblica uno che segna un ritorno allo spirito più rock e ribaldo della sua band, quello garagista e innamorato degli anni ’60 dei primi due album, ma anche delle canzoni più dure e tirate del suo repertorio, dove la chitarra,quella di Mike Campbell, è la grande protagonista, ma anche Petty la suona parecchio, per un album che potrebbe essere una sorta di live in studio, con il gruppo che in sala di registrazione è stato in grado di rendere il proprio suono potente come nella performances in concerto, quindi poco jingle jangle e tante chitarre sparate a mille.

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Insomma, se magari manca una American Girl o una Refugee, ci sono molte Breakdown, Anything That’s Rock And Roll, Fooled Again, I Need To Know, o le mitiche cover degli amati Animals, come Don’t Bring Me Down, Yardbirds via Bo Diddley, I’m A Man, per non parlare di Eddie Cochran o Chuck Berry. Lo sta a testimoniare immediatamente una canzone come American Dream Plan B  https://www.youtube.com/watch?v=wSWJZzoznaY , un pezzo dal testo “incazzoso” sulla situazione americana, che si apre con un riff distorto e rabbioso di chitarra, che ci riporta al sound dei primi album, voce “trattata”, ritmica subito in overdrive, Campbell che conquista il centro della scena con le sue chitarre (anche una timida acustica che non farà più la sua ricomparsa fino al settimo brano e poi nell’ultimo) e i suoi assolo, il brano si apre e si “rinchiude”, a livello di suono, ma rimane cattivissimo, con Ron Blair al basso e Steve Ferrone alla batteria, molto presenti e anche la chitarra ritmica di Scott Thurston e la tastiere di Tench contribuiscono a questo suono sparatissimo. Fault Lines, non cambia di una virgola, la voce torna quella tipica, ma il tiro rimane molto garage, chitarra con wah-wah e fuzz, atmosfere sonore che potrebbero uscire da qualche vecchio singolo tratto da Nuggets, assoli brevi e taglienti, ma sempre presenti e ripetuti, della chitarra di Campbell, le tastiere a colorare il suono, l’armonica di Thurston che fa capolino nel finale https://www.youtube.com/watch?v=U-4-sT2KFdo .

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Il gusto per la melodia di Petty non manca, sentitevi un brano come Red River, sempre duro e senza compromessi, ma con quelle improvvise aperture ariose che da sempre caratterizzano le migliori canzoni della band, quello che sembra un sitar diventa immediatamente una chitarra a volume dieci e poi si insinuano le armonie vocali della band  https://www.youtube.com/watch?v=Qv3oaDX9ikYFull Grown Boy è una strana ballata jazzata, quasi leziosa e sinuosa, con la voce che si addolcisce, un assolo della solista di Campbell, in punta di dita e il delicato lavoro delle tastiere di Benmont Tench. Tutti brani che crescono ad ogni ascolto, forse nessuno che diventerà un nuovo inno (ma non è detto) però tante canzoni solide e messe in bella evidenza dalla produzione sgargiante di Ryan Ulyate, che affianca i soliti Petty e Campbell.

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Nuovamente una pioggia di chitarre che si intrecciano nell’affascinante All You Can Carry, che potrebbe ricordare le cose più elettriche della West Coast di CSNY, qualche accenno di psichedelia e tanta bella musica, altro brano decisamente sopra la media, potrebbe ricordare certe cose di Jonathan Wilson, altro amante di questo sound che profuma di Laurel Canyon. Power Drunk ha sempre questo ritmo scandito che tanto ricorda le scorribande chitarristiche dei brani citati in apertura, pennate di chitarra che sono delle esplosioni di pura forza. la voce sardonica ed inconfondibile di Tom che guida le danze, che sono sempre rock, non si fanno prigionieri anche quando i ritmi rallentano leggermente, le tastiere di Bench fiancheggiano sempre le chitarre di Campbell, che dà fondo a tutto il suo armamentario di suoni. I riff tornano feroci ed incalzanti in una breve e devastante Forgotten man, puro Animals sound fine anni ’60, ma rivisto attraverso l’ottica di Tom Petty e degli Heartbreakers. Sins Of My Youth è un brano che mi ha ricordato certe cose del suo amico George Harrison, un brano dalle atmosfere sospese e sognanti, dove anche la voce di Tom ricorda molto quella dell’ex Beatle, una piccola oasi di quiete nel furore incontenibile del resto del disco.

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Che si riaccende nella riffatissima U Get Me High, dove Blair si inventa un dancing bass che sostiene le consuete sferzate della chitarra di Mike Campbell, veramente grande protagonista di questo Hypnotic Eye, è proprio il caso di dire che un assolo tira l’altro e ognuno è diverso dal precedente, li accomuna solo del sano e verace rock https://www.youtube.com/watch?v=6kiy-GLMNxA . L’altro amore di Petty, come è noto, è il Blues, Burnt Out Town lo illustra, pianino di ordinanza, l’armonica di Thurston che riappare e le “solite” rasoiate di chitarra. Siamo quasi alla fine, c’è tempo ancora per la lunga Shadow people, sei minuti e mezzo di puro Heartbreakers sound, un brano dalla tipica struttura in crescendo, che diventerà probabilmente uno dei nuovi cavalli di battaglia del gruppo dal vivo, con un inconsueto intermezzo di un vibrafono che appare come dal nulla, prima di lasciare spazio alla acidissima chitarra di Campbell, ma anche Petty e Thurston aggiungono le loro, con l’organo di Tench che disegna inquietanti ghirigori sullo sfondo, il finale lascia presagire future jam sui palchi del prossimo tour https://www.youtube.com/watch?v=WldcdTMc0_8 , prima che una gentile chitarra acustica ci accompagni alla “morale” finale della canzone. Un “ritorno” al rock chitarristico, se mai se ne erano allontanati!

Bruno Conti

Sogno O Son Desto? Ce L’Hanno Fatta! Crosby, Stills, Nash & Young – CSNY 1974

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Crosby, Stills, Nash & Young – CSNY 1974 – Rhino Box 3CD + DVD

Nel corso degli anni si era più volte vociferato circa un’imminente pubblicazione del meglio tratto dai concerti della reunion del 1974 di Crosby, Stills, Nash & Young, addirittura lo scorso anno per un breve periodo c’è stata anche una data (fine Agosto) annunciata da Graham Nash, da anni curatore ufficiale degli archivi del supergruppo, ma poi puntualmente tutto veniva rimandato a non si sapeva bene a quando, come spesso capita quando c’è bisogno anche dell’approvazione di Neil Young. Quando però qualche mese fa è apparsa su internet la foto della confezione di questo cofanetto, con tanto di tracklist, si è capito che era giunta finalmente l’ora, anche se io non ci ho creduto fino a quando non ho avuto in mano la mia copia https://www.youtube.com/watch?v=EaBJPgKsiDY .

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Ebbene sì, è tutto vero: CSN&Y 1974 è un sontuoso box di tre CD più un DVD (c’è anche la solita versione singola inutile e quella supercostosa in vinile multiplo e box in legno), che raccoglie un’ampia selezione di quaranta brani (nella parte audio), tratti dal meglio dei concerti della mitica tournée nordamericana e canadese (con puntatina finale a Wembley) del famoso quartetto, pare dietro le pressioni insistenti del leggendario promoter Bill Graham, un tour che, al pari del ritorno on stage di Bob Dylan & The Band (che portò all’album live Before The Flood), fu senz’altro l’evento musicale del 1974. I rapporti tra i quattro all’epoca erano però ai minimi termini, ed il tour ne risentì pesantemente: problemi di ego, donne, alcol e droga non aiutarono di certo le relazioni, al punto che anche le sessions per un album di studio, che avrebbe dovuto intitolarsi Human Highway, furono interrotte dopo soli due o tre brani. (*NDM: i quattro ci riprovarono due anni dopo, ma con esiti analoghi, e parte di quelle sedute – dopo la cancellazione dal mix delle voci di Crosby e Nash – andrà a formare Long May You Run, unico disco a nome Stills-Young Band. Bisognerà attendere fino al 1988 per vedere pubblicato un nuovo lavoro di CSN&Y, il discreto – a me piace – American Dream).

Photo of CROSBY STILLS & NASH and CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG

La leggenda ha per anni narrato che, proprio a causa di questi problemi, le prestazioni dei quattro non fossero state all’altezza della loro fama, ma adesso che sono finalmente riuscito ad ascoltare questo box, devo affermare con vigore che non era vero niente. Avranno anche scelto le performances migliori, ma qui il risultato è talmente eclatante da superare addirittura il mitico Four Way Street: una serie di grandissime canzoni, interpretate con un feeling mostruoso da quattro musicisti in stato di grazia (Stills e Young soprattutto), emozionanti e talvolta al limite della commozione nei brani più intimi, incendiari nei pezzi più elettrici, grazie anche all’aiuto di una sezione ritmica perfetta che vede Tim Drummond al basso e Russell Kunkel alla batteria (con l’aggiunta di Joe Lala alle percussioni). Un box splendido quindi, quattro grandissimi artisti catturati in un momento irripetibile, con la ciliegina di un’incisione talmente perfetta da sembrare inerente a concerti di pochi mesi fa; il tutto accompagnato da una elegante confezione (sul tipo dei box individuali di Crosby, Stills e Nash) ed un libretto pieno di testimonianze e di bellissime foto rare (e bella anche l’idea, nelle line-up canzone per canzone, di indicare la marca ed il modello di chitarra usata).

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CD1: il box ricalca quello che era il concerto tipo dell’epoca, con una prima parte elettrica, un lungo intermezzo acustico, ed un finale dove tutto veniva messo a ferro e fuoco: Love The One You’re With, che apriva i concerti, è una delle più belle canzoni di Stephen Stills, e conosce qui la sua versione definitiva, con Stills e Young che iniziano subito la loro personale “guerra” fatta di duelli chitarristici al fulmicotone https://www.youtube.com/watch?v=sKueuhiAtNo . Wooden Ships è la quintessenza del rock lisergico e del Laurel Canyon Sound, potente testimonianza di un periodo leggendario; Immigration Man, uno dei cavalli di battaglia di Graham Nash, è al solito ricca di pathos, mentre Helpless commuove ancora a distanza di quarant’anni (e Young dimostra subito di essere la punta di diamante del gruppo, ma questo lo sapevamo già). David Crosby regala momenti di grande musica con la bella Carry Me, ma è di nuovo Young a farla da padrone con Traces e soprattutto con la nuova (all’epoca) On The Beach, una lunga e fluida versione di uno dei capolavori misconosciuti del canadese.

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Il primo dischetto si chiude con Black Queen, più di otto minuti nei quali i due ex Buffalo Springfield fanno a gara a chi è più bravo, con grande godimento da parte del pubblico (e del sottoscritto), ed una fantastica Almost Cut My Hair, per chi scrive il miglior brano della carriera di Crosby, in una versione semplicemente da paura https://www.youtube.com/watch?v=rqe49_9uvxI .

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CD2: la parte acustica, nella quale però sono spesso presenti anche basso e batteria, dove, oltre a classici del quartetto come The Lee Shore (intensissima), Our House e Guinnevere, troviamo molti highlights delle carriere soliste, come Change Partners di Stills (splendida in questa versione spoglia), la sempre grande Only Love Can Break Your Heart di Young, Blackbird dei Beatles, già da allora un punto fermo delle loro performances, o la nota (era su Harvest) Old Man, sempre chiaramente di Young. Ci sono anche vere e proprie chicche, come Long May You Run, in anticipo di tre anni sulla versione conosciuta, un ripescaggio di uno Stills “oscuro” dei tempi degli Springfield come Myth Of Sisiphus e, ancora di Young, la notevole Mellow My Mind, che uscirà un anno dopo su Tonight’s The Night, e la rarissima Love Art Blues (faceva parte del leggendario Homegrown, album cancellato praticamente un minuto prima di essere pubblicato), una scintillante country ballad. Chiudono i superclassici Teach Your Children, che quindi non era ancora posta a fine serata, e l’amatissima (dal pubblico) Suite: Judy Blue Eyes.

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CD3: i quattro riprendono in mano gli strumenti elettrici e ci regalano una sequenza di dieci brani che infiammano letteralmente la platea, a partire da una acidissima Dejà Vu, mai così bella (e ve lo dice uno che non l’ha mai amata alla follia) https://www.youtube.com/watch?v=w50jv5pXNTk , seguita dall’interessante My Angel (Stills), tra funky e Santana, e da Pre-Road Downs, un hit minore ad opera di Nash (era sul mitico primo album di CSN, quello del divano). E Young? Beh, il bisonte in questo CD dà il meglio, a partire dalla superba Don’t Be Denied (era originariamente su Times Fades Away, il rarissimo – e mai ristampato su CD – album live dell’anno prima), e l’allora nuova Revolution Blues, sintetica ma di grande impatto. Push It Over The End è poi una sorta di Santo Graal per i fans di Young, un pezzo che prima faceva parte di Homegrown e poi di Human Highway, quindi due progetti abortiti e per questo una canzone ancora inedita, che si presenta qui in tutto il suo splendore e la sua liricità.

Military Madness è purtroppo sempre attuale, mentre Long Time Gone rimane una delle più belle canzoni di Crosby; gran finale con la sempre trascinante Chicago e con Ohio (all’epoca ancora attualissima), semplicemente nella migliore versione da me mai ascoltata https://www.youtube.com/watch?v=S_7-tfsMDjk .

Il DVD contiene otto brani, quattro ripresi a Landover, Maryland, e quattro a Wembley, che al momento in cui scrivo queste righe non ho ancora visto, ma mi riprometto di farlo al più presto.

Tanto, basta ed avanza la parte audio: già fin d’ora il disco dal vivo (e d’archivio) dell’anno.

Marco Verdi

*NDB. Il DVD l’ho visto io, bellissimo, però solo 42 minuti e spiccioli, un delitto, visto il prezzo del cofanetto: secondo Crosby non c’era abbastanza materiale di buona qualità, sonora ed artistica, ma a giudicare da quello che si vede è una colossale palla di dimensioni galattiche. La qualità è eccellente, sia per i quattro brani registrati a Landover, e destinati ad essere mandati sul circuito interno dello stadio, secondo le informazioni riportate nel filmato, con ottime versioni di Only Love Can Break Your Heart, eseguita da tutti e quattro, con Stills al piano e Young in ottima forma vocale, una fantastica Almost Cut My Hair, con duello ancora tra Stills e Young a colpi di chitarra e di basetta (veramente epiche entrambe, con Crosby che si difende anche lui), Grave Concern di Nash non è un brano notissimo, ma cionondimeno molto bello e per finire la breve porzione nel Maryland, una notevole versione di Old Man di Neil Young, accompagnato solo da Kunkel alla batteria e da Tim Drummond al basso, uno dei musicisti più sottovalutati della storia, bravissimo al suo strumento. Prima della porzione registrata a Wembley, appare la scritta che dice che il materiale registrato nell’occasione, con apparecchiature professionali, era destinato ad essere utilizzato per usi televisivi o cinematografici, ma “fino ad ora”, non lo è stato (come sapete è circolato sia come Vhs e poi DVD, in edizioni “piratate”, sparito anche da YouTube). E quell’until now che mi spaventa, perché secondo me, anche se Crosby & Co. hanno detto che quella sera non hanno suonato e cantato all’altezza dei loro migliori standard, da quello che si vede e se sente non si direbbe, e quindi “temo” che prima o poi un DVD ufficiale della serata (o di entrambe) prima o poi apparirà: in ogni caso, grandi versioni di Johnny’s Garden con Stills che lascia a Young il lavoro della solista in una sua canzone, una ottima versione di Our House di Graham Nash, con tutti a cantare sul palco e che alla fine si complimentano con lui, con pacche e abbracci, non proprio la situazione di quattro persone che, secondo le leggende, non si potevano vedere, almeno in questi due concerti. Grandissima versione, quasi psichedelica, di Déjà Vu, cantata da Crosby e con Young anche al piano (ma tutti e quattro si alternano alle tastiere) e Stills alla solista e, per finire, una rara e tiratissima Pushed It Over The End nuovamente di Young, ennesima dimostrazione di una serata e di un tour imperdibili. Se uscirà il DVD mi “incazzerò” come l’automobilista di Gioele Dix, per il momento confermo quanto detto da Marco, imperdibile!

Immancabile, Come Tutti Gli Anni, Il Box Estivo Di Elvis Presley – That’s The Way It Is

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Elvis Presley – That’s The Way It Is – 8 CD + 2 DVD – Sony Legacy 05-08-2014

Immancabile ed inevitabile, aggiungerei, come tutti gli anni, ad agosto, il 16 sono 37 anni, quando si avvicina l’anniversario della morte di Elvis Presley (ma anche ad inizio gennaio, per quello della nascita), la Sony, che è la proprietaria del catalogo del King Of Rock And Roll, ci prepara dei gustosi manicaretti, di quelli pure molto costosi, andando a ripescare vecchi album o periodi e ampliandoli in modo quasi spropositato.

elvis presley that's the way legacy

Per intenderci il disco originale, That’s The Way It Is, era questo. Anzi questa è la versione doppia Legacy, che uscirà in contemporanea al cofanetto decuplo, di cui fra poco vi illustro il contenuto. Il vinile originale, uscito nel novembre del 1970, conteneva 8 brani, registrati in studio a Nashville a giugno, e 4 pezzi dal vivo, tratti dalle date all’Internationa Hotel di Las Vegas, del mese di agosto. Ma nel corso degli anni di queste registrazioni è uscito di tutto e di più: una edizione tripla espansa nel 2000, con materiale da entrambe le fonti, una versione doppia nel 2008 e un quadruplo vinile nel 2012. Naturalmente c’era stato anche il DVD, in varie edizioni, nel corso degli anni. Quale migliore occasione per spendere un po’ di soldi, se non quella di riunire il tutto in una unica confezione e aggiungendo un po’ di outtakes, prelevare dai vostri portafogli 100 e passa euro? Detto fatto, eccolo qua:
CD 1

THE ORIGINAL ALBUM
1. I Just Can’t Help Believin’
2. Twenty Days And Twenty Nights
3. How The Web Was Woven
4. Patch It Up
5. Mary In The Morning
6. You Don’t Have To Say You Love Me
7. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
8. I’ve Lost You
9. Just Pretend
10. Stranger In The Crowd
11. The Next Step Is Love
12. Bridge Over Troubled Water

THE ORIGINAL SINGLES
13. I’ve Lost You (single version)
14. The Next Step Is Love (single version)
15. You Don’t Have To Say You Love Me (single version)
16. Patch It Up (single version)

THE OUTTAKES
17. How The Web Was Woven (take 1)
18. I’ve Lost You (take 1)
19. You Don’t Have To Say You Love Me (take 2)
20. Patch It Up (take 1)
21. Bridge Over Troubled Water (take 1)

CD 2

August 10 – Opening Night

1. That’s All Right
2. Medley: Mystery Train/Tiger Man
3. I Can’t Stop Loving You
4. Love Me Tender
5. The Next Step Is Love
6. Words
7. I Just Can’t Help Believin’
8. Something
9. Sweet Caroline
10. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
11. You Don’t Have To Say You Love Me
12. Polk Salad Annie
13. Introductions
14. I’ve Lost You
15. Bridge Over Troubled Water
16. Patch It Up
17. Can’t Help Falling In Love

CD 3

August 11 – Dinner Show

1. That’s All Right
2. I Got A Woman *
3. Hound Dog
4. Heartbreak Hotel
5. Love Me Tender *
6. I’ve Lost You
7. I Just Can’t Help Believin’
8. Something
9. I Can’t Stop Loving You *
10. Sweet Caroline *
11. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
12. Polk Salad Annie *
13. Introductions *
14. Bridge Over Troubled Water”
15. Suspicious Minds *
16. Can’t Help Falling In Love *

CD 4

August 11 – Midnight Show

1. That’s All Right
2. I Got A Woman
3. Hound Dog
4. Love Me Tender
5. There Goes My Everything
6. Just Pretend
7. I Just Can’t Help Believin’
8. Something
9. Men With Broken Hearts
10. Walk A Mile In My Shoes
11. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
12. Polk Salad Annie
13. One Night
14. Don’t Be Cruel
15. Love Me
16. Instrumental Vamp
17. Heartbreak Hotel
18. Introductions
19. Bridge Over Troubled Water
20. Suspicious Minds
21. Can’t Help Falling In Love

CD 5

August 12 – Dinner Show

1. That’s All Right *
2. I Got A Woman *
3. Hound Dog *
4. Heartbreak Hotel *
5. Love Me Tender *
6. I’ve Lost You *
7. I Just Can’t Help Believin’ *
8. Patch It Up
9. Twenty Days And Twenty Nights
10. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ *
11. Polk Salad Annie *
12. Introductions *
13. Blue Suede Shoes *
14. You Don’t Have To Say You Love Me
15. Bridge Over Troubled Water
16. Suspicious Minds *
17. Can’t Help Falling In Love *

CD 6

August 12 – Midnight Show

1. That’s All Right
2. Medley: Mystery Train/Tiger Man
3. Hound Dog
4. Love Me Tender
5. Just Pretend
6. Walk A Mile In My Shoes
7. There Goes My Everything
8. Words
9. Sweet Caroline
10. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
11. Polk Salad Annie
12. Introductions
13. Heartbreak Hotel
14. One Night
15. Blue Suede Shoes
16. All Shook Up
17. Medley: Little Sister/Get Back
18. I Was The One
19. Love Me
20. Are You Lonesome Tonight?
21. Bridge Over Troubled Water
22. Suspicious Minds
23. Can’t Help Falling In Love

CD 7

August 13 – Dinner Show

1. That’s All Right
2. I Got A Woman
3. Hound Dog
4. Love Me Tender
5. Don’t Cry Daddy
6. In The Ghetto
7. I Just Can’t Help Believin’
8. Stranger In The Crowd
9. Make The World Go Away
10. Sweet Caroline
11. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
12. Polk Salad Annie
13. Introductions
14. The Wonder Of You
15. Heartbreak Hotel
16. Blue Suede Shoes
17. One Night
18. All Shook Up
19. Bridge Over Troubled Water
20. Suspicious Minds
21. Can’t Help Falling In Love

CD 8

The Rehearsals

1. Alla En Al Rancho Grande
2. Ghost Riders In The Sky
3. Cotton Fields
4. Froggy Went A-Courtin’
5. Baby Let’s Play House
6. I Was The One
7. Money Honey
8. Don’t
9. (Now And Then There’s) A Fool Such As I
10. Such A Night
11. It’s Now Or Never
12. What’d I Say
13. Yesterday
14. Medley: Little Sister/Get Back
15. Don’t It Make You Wanna Go Home
16. I Washed My Hands In Muddy Water
17. Stranger In My Own Home Town
18. Farther Along
19. Santa Claus Is Back In Town
20. Oh Happy Day

* Previously unreleased

DVD 1

2001 Special Edition
Restoration Featurette Patch It Up: The Restoration of Elvis – That’s The Way It Is Presley Career Highlights
Director / Restorer Filmographies
Theatrical Trailer

Scene Selections
1. Mystery Train/Tiger Man
2. In The Studio
3. That’s All Right
4. Little Sister/Get Back
5. Horseplay
6. Twenty Days And Twenty Nights
7. Las Vegas
8. Cattle Call; Chime Bells
9. Words; You Can’t Say That
10. Mary In The Morning
11. Countdown To Showtime
12. That’s All Right
13. I Got A Woman
14. Hound Dog
15. Heartbreak Hotel
16. Love Me Tender
17. I Can’t Stop Loving You
18. Just Pretend
19. The Wonder Of You
20. In The Ghetto
21. Patch It Up
22. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
23. Polk Salad Annie
24. One Night
25. Don’t Be Cruel
26. Blue Suede Shoes
27. All Shook Up
28. You Don’t Have To Say You Love Me
29. Suspicious Minds
30. Can’t Help Falling In Love

DVD 2

1970 Original Theatrical Version
Outtakes

Scene Selections
1. Credits
2. Good Morning, Hollywood Camera
3. Bonafide Fans Of Elvis
4. I Just Can’t Help Believin’
5. Elvis’ Summer Festival
6. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ (rehearsal)
7. A Romantic Wedding
8. Opening Night Jitters
9. That’s All Right
10. I’ve Lost You
11. Patch It Up
12. When I First Started
13. Love Me Tender
14. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
15. Sweet Caroline
16. I Just Can’t Help Believin’
17. Presley Fans In Vegas
18. Elvis Impersonators
19. Bridge Over Troubled Water
20. Heartbreak Hotel
21. One Night
22. Blue Suede Shoes
23. All Shook Up
24. Polk Salad Annie
25. Audience Mingling
26. Suspicious Minds
27. Can’t Help Falling In Love

La quantità di materiale contenuto è impressionante, con molti inediti, bella confezione, bel libro di 80 pagine (anche se, visto da vicino, sembra più “striminzito) se cliccate sulla copertina potete vederlo meglio. Studiate e vedete voi se vale la pena. Esce il 5 agosto.

Bruno Conti

Può Essere Rude, Ma Anche Tenero! John Hiatt – Terms Of My Surrender

john hiatt terms of my surrender

John Hiatt – Terms Of My Surrender – New West

“Posso essere rude, alcune volte posso essere tenero”, lo dice lo stesso John Hiatt nella title track di questo suo nuovo album, Terms Of My Surrender, ma lo dicono anche la sua carriera e i suoi dischi: ultimamente era stato più rude, cattivo, elettrico, scegliete voi il termine nei due CD precedenti ( http://discoclub.myblog.it/2012/08/26/il-disco-e-sempre-bello-come-al-solito-ma-cosa-diavolo-e-un/ e http://discoclub.myblog.it/2011/08/10/e-intanto-john-hiatt-non-sbaglia-un-colpo-dirty-jeans-and-mu/), quelli prodotti da Kevin Shirley, che a qualcuno erano piaciuti parecchio (ad esempio a chi scrive, come potete leggere nei Post linkati qui sopra), ad altri meno, c’era chi li aveva trovati troppo rock o troppo levigati, “leccati” perfino, ma nessuno aveva negato la magia che spesso si sprigionava dalle sue canzoni, oggi come ieri. Per uno con ventidue album di studio, varie antologie (http://discoclub.myblog.it/2013/11/13/il-meglio-di-uno-dei-migliori-john-hiatt-here-to-stay-the-be/) e live, alle spalle, non è facile trovare sempre qualcosa di nuovo da dire e farlo bene, comunque il nostro amico ci riesce spesso.

john hiatt 1

Questa volta si parla di un album “blues acustico”. Prego? Ma fatto alla Hiatt!  Ah, bene, allora ci siamo. Il suo chitarrista degli ultimi album, Doug Lancio, dopo un primo approccio “elettrico”, lo aveva sfidato a fare un album acustico, “blues oriented” come dicono gli americani, registrato dal vivo, in presa diretta, in studio. E così è stato fatto, con l’aiuto della sua band abituale, nell’ultima versione: oltre a Lancio, chitarre acustiche (ma anche elettriche), banjo e mandolino, nonché produttore del disco, lo storico batterista Kenneth Blevins, e gli ultimi arrivati, Nathan Gehri, al basso e Jon Coleman alle tastiere, più le “interessanti” armonie vocali di Brandon Young, un cantante emergente dell’area di Nashville. Undici nuove canzoni che esplorano i pregi e i difetti del diventare vecchi, troppo? Diciamo anziani, anche se un brano si chiama appunto Old people.

johnhiatt 2

Ovviamente Hiatt lo fa con lo humor e l’ironia, persino il sarcasmo, che non gli hanno mai fatto difetto, ma anche con una certa partecipazione verso questi “strani personaggi”, che ormai sono quasi suoi coetanei (quasi, in fondo ha “solo” 62 anni, se la salute lo sorregge, ancora una vita davanti). Lui dice che la voce non è più quella di un tempo, ha perso qualche tonalità nei registri più alti, ma è sempre quella “solita” voce ruvida, grezza, spesso anche tenera (come le canzoni), una delle migliori in circolazione, le canzoni sono belle, c’è molto blues, sempre according to John Hiatt (in fondo anche Dylan, Mellencamp, Springsteen, Petty e compagnia cantante, ogni tanto fanno Blues), forse accentuato in questo caso dalla presenza dell’armonica, che riappare in un paio di brani, dopo una lunga latitanza. Ma a ben guardare è un tema musicale che aveva già affrontato ai tempi di Crossing Muddy Waters. In ogni caso, ve lo dico subito, il disco è bello, per cui “rassegnatevi”, se non avete già provveduto, il disco è uscito il 15 luglio, bisognerà comprare anche questo. Vediamo le canzoni nel dettaglio.

john hiatt 3

Il disco parte con Long Time Comin’. un brano che inizia acustico, ma poi entrano le tastiere, la sezione ritmica, la chitarra slide di Lancio e il brano si trasforma, nella parte centrale, in una delle sue classiche ballate https://www.youtube.com/watch?v=qPLp_sMxyZI , con quella voce rotta da mille battaglie ma sempre solida e ben contrappuntata da quella di Brandon Young. In Face Of God, un bel blues acustico, con la ritmica appena accennata e discreta, ma comunque presente, come la sua armonica e il mandolino di Lancio, Hiatt ci racconta della perenne lotta tra Dio e il diavolo, il bene e il male. Marlene è una bellissima e dolce canzone d’amore https://www.youtube.com/watch?v=HByJ9rssGJM , una di quelle che solo John sa scrivere, in bilico tra folk, accenni caraibici e il suono laidback del grande JJ Cale, la solita piccola delizia destinata agli ammiratori del cantante dell’Indiana, ma cittadino di Nashville, ormai da lunga pezza. Sulle note di un banjo, pizzicato dal multiforme Doug Lancio, si apre Wind Don’t Have To Hurry, brano che poi si trasforma in un pezzo dalla struttura più rock, anche se il continuo e reiterato na-na-na intonato insieme ad una voce femminile (forse la figlia Lilly? ma non mi sembra) alla fine testa la pazienza dell’ascoltatore. Nobody Kwew His Name, il racconto di un veterano del Vietnam, ha il fascino delle migliori canzoni di Hiatt, con il contrappunto ancora di una matura voce femminile, si snoda tra le evoluzioni di una slide, questa volta acustica, il solito mandolino, un piano appena accennato, il tocco delicato della batteria di Blevins, la voce complice e vissuta che fa vivere la storia https://www.youtube.com/watch?v=yXiRFDZxxUg .

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Baby’s Gonna Kick, con la sua citazione di John Lee Hooker, l’armonica torrida e bluesatissima, la slide d’ordinanza, è uno dei brani più vicini alle dodici battute classiche, sempre rivisitate attraverso l’ottica di John, ma anche decisamente canoniche. Ancora blues, più cadenzato, per Nothin’ I Love, parte solo voce e chitarra acustica, poi entra l’organo e il resto della band e il brano diventa più elettrico con la solista che rilascia un bel assolo. Terms Of My Surrender, oltre a contenere il verso che ho citato all’inizio, è una ballata old time, di quelle che si facevano una volta, con Hiatt che si cimenta, qui è la, anche in uno spericolato falsetto (ce la fa, ce la fa), coretti vicini al doo wop, chitarra elettrica jazzata e un’andatura quasi indolente, dove ci racconta della sua (quasi) resa allo scorrere del tempo. Mentre il fuoco di una passione d’amore irrequieta incendia le note di una Here To Stay che era già presente in un altra versione, più rock e con Bonamassa alla chitarra, nel Best dello scorso anno, questa versione ha quasi degli accenti gospel, rallentata, con un arrangiamento completamente diverso, il manuale del buon cantautore insegna che una bella canzone si può usare più volte, quindi era giusto farla sentire anche a chi non si era comprato la raccolta, sia pure sotto una forma diversa https://www.youtube.com/watch?v=hMr2k9THSy4Old People è una simpatica, ironica e anche un filo crudele parodia di quei tipi, “i vecchi”, quelli invadenti, che spingono nelle file per passarti davanti, sono un po’ come i bambini, però sanno quello che vogliono, anche se invecchiare non è bello bisogna prepararsi, la canzone cerca di darci alcune istruzioni su come comportarci con “loro”, quei tipi strani, e anche se il brano non è forse tra i migliori dell’album ha quel sarcasmo insito che Randy Newman aveva dedicato ai “tipi bassi” (per essere politically correct bisognerebbe dire diversamente alti o, nel caso in questione, diversamente giovani), comunque il pezzo è divertente https://www.youtube.com/watch?v=oHIpM0_SJEA , una sorta di folk-blues corale e vagamente valzerato che fa da preludio alla canzone che chiude questo album, una Come Back Home che ha tutti gli elementi tipici di un brano di Hiatt, intro di chitarra acustica, poi arriva il piano, il resto del gruppo segue e la canzone si sviluppa sulle ali della voce glabra e ruvida di John, ma poi, sorpresa, quando cominci ad appassionarti, è già finita, peccato, comunque bella.

john hiatt 4

Come tutto l’album peraltro: probabilmente John Hiatt non ci regalerà più un Bring The Family, ma possiamo sempre sperare in un Time Out Of Mind o in un Tempest, per il momento “accontentiamoci” dei suoi album della maturità, d’altronde da un anziano (il baffetto aiuta, vedi foto) cosa possiamo aspettarci (!), comunque rispetto a molto di quello che circola attualmente in ambito musicale, qui ci va sempre di lusso https://www.youtube.com/watch?v=fFJUA9jXNEM , e infatti il disco è entrato, come il precedente, nei Top 50 della classifica di Billboard, speriamo che questo gli procurerà una vecchiaia priva di patemi!

Bruno Conti

Prossimamente Su Questo Blog: Tom Petty, Eric Clapton, Young Dubliners, Jenny Lewis, John Hiatt, Mary Gauthier, Allman Brothers & More To Come

tom petty hypnotic eye

Oggi, una sorta di prossimamente, quello che leggerete nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, non si chiude per ferie (così mi obbligo a scrivere delle ultime uscite, finito il compito per il Buscadero, la rivista dove scrivo abitualmente, e che vi invito a leggere), un misto delle prossime novità, ad esempio Tom Petty Hypnotic Eye, che vedete qui sopra e il nuovo della Jenny Lewis The Voyager

jenny lewis the voyager

Eric Clapton & Friends e il box degli Allman Brothers, The 1971 Fillmore Recordings, tutti in uscita, martedì prossimo 29 luglio

eric clapton & friends call me the breeze

allman brothers band fillmore east recordings box 6 cd

E ancora il nuovo degli Young Dubliners Nine, e Pitiful Blues di Malcolm Holcombe di cui vi parlerà Tino

young dubliners nine

malcolm holcombe pitful blues

E a seguire, in una sorta di rubrica ad hoc, “Ripassi per le vacanze”, qualche titolo uscito di recente, ma non solo, che per vari motivi era scappato, tipo il nuovo John Hiatt Terms Of My Surrender e Mary Gauthier Trouble & Love

john hiatt terms of my surrender

mary gauthier trouble

E altri titoli, l’ultimo dei Phish Fuego, i moe No Guts No Glory, i due nuovi titoli di Guy Forsyth, quello di Elvin Bishop su Alligator Can’t Even Do Wrong Right, alcuni titoli di gruppi e solisti italiani emergenti, sconosciuti ai più ma validi, tipo I Viaggi di Jules e Carlo Ozzella & Barbablues. Oltre a molti altri titoli che stazionano da tempo in (dis)ordinate pile di fianco al PC, o in file più ordinati all’interno dello stesso. Per non dire di alcuni titoli, tipo il nuovo Joe Bonamassa Different Shades Of Blue (esatto, un altro!), di cui non vi posso parlare, perché uscirà solo il 23 settembre: che è bello, posso anticiparlo o lo strepitoso doppio dal vivo dei Blackberry Smoke Leave A Scar.

joe bonamassa different shades blackberry smoke leave a scar

Di molti altri titoli, noti e meno noti, avete letto puntualmente, rimanete “sintonizzati” con il Blog e, nei limiti del possibile, sarete informati sulle cose più valide ed interessanti in uscita, ad insindacabile giudizio del titolare del Blog e dei suoi collaboratori. Nel caso qualcosa di interessante sfugga potete segnalarlo nei commenti e magari, ove possibile e tempo permettendo, si cercherà di parlare anche di quello.

E’ tutto, a domani.

Bruno Conti