Cinque Simpatici Canadesi, Ma Quello “Abbronzato” Viene Dalla Georgia! Fathead – Fatter Than Ever

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Fathead – Fatter Than Ever – Eletro-Fi

Una delle band storiche della scena musicale blues canadese i Fathead, in attività dal 1992 (quindi comunque non tra le più longeve), vincitrice di un paio di Juno Awards, tra i discendenti di quella scuola che parte dalla fine degli anni 50, quando Ronnie Hawkins chiamò accanto a sé gli Hawks (e Levon Helm disse di di loro “una delle migliori band che abbia ascoltato da lungo tempo”), quelli che in futuro sarebbero diventati la Band, passando per un altro gruppo, questo sì longevo, come la Downchild Blues Band, che i 40 anni di attività li ha già festeggiati. Chi vogliamo ricordare ancora tra i canadesi che si sono distinti in questo tipo di musica: potremmo ricordare i Powder Blues, il compianto Jeff Healey, Rita Chiarelli, Colin James, allargando leggermente lo spettro sonoro anche Colin Linden, risalendo nel passato David Clayton-Thomas, post B S &T,  Amos Garrett, persino Long John Baldry, inglese di nascita, ma  si è trasferito in Canada dai primi anni ’70.

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Proprio dalla band di Baldry proviene Papa John King, l’attuale chitarrista dei Fathead, il più”giovane” del gruppo, anche se come si può arguire dalla foto di copertina non è che i giovani virgulti si spechino https://www.youtube.com/watch?v=Lj6Pa7-nZs4 . Costruiti intorno al nucleo dell’armonicista, sassofonista, chitarrista e cantante Al Lerman e del bassista Bob “Omar” Tunnoch, che sono i due principali autori, i Fathead si avvalgono di una eccellente voce solista nella persona di John Mays, cantante di colore, dalle voce duttile e potente, che è il principale veicolo delle composizioni del gruppo,con Omar Tunnoch  prodigioso bassista, dal suono “grasso” e poderoso, tra i tanti mi ricorda il vorticoso sound che fuoriusciva dallo strumento del leggendario Larry Taylor ai tempi dei Canned Heat (sentitevi un brano come Evil Eye, dove le note che escono dallo strumento sembrano voler sfondare le casse dell’impianto). In effetti il boogie, una certa quota di swing, qualche accenno di soul e R&B (più di uno), il R&R, si amalgamano con il blues più classico, per creare questo ibrido divertente e trascinante che è la musica della band, una sorta di Blues Brothers più professionali e meno volatili https://www.youtube.com/watch?v=6P3-QBW72T4 .

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Hanno pubblicato fino ad oggi una decina di dischi, compreso una antologia, Twenty Years Deep e un live, Livelier Than Eve; tra i dischi del passato ricordo con piacere Where’s Your Head At, quello con lo struzzo con la testa nella sabbia, uno dei loro migliori. Riprendiamo i contatti con questo Fatter Than Ever, dove li ritrovo validi e pimpanti come non mai, una delle band più ruspanti in questo ambito musicale, tutto meno che noiosi e paludati. Dalla scatenata Don’t Leave The Party, un boogie-shuffle dove si gusta anche il pianino dell’ospite Lance Anderson, ma è l’armonica che guida le danze, prima di lasciare spazio all’ancora più incalzante Johnny Says, dove l’autore Omar Tunnoch comincia a pompare il suo basso, ben coadiuvato dalla batteria di Bucky Berger, il tutto sempre a ritmi forsennati di R&R con Papa John King che comincia a fare sentire la sua presenza https://www.youtube.com/watch?v=ZLYKw0xXo2c . Take A Little Time For Yourself si salda anche con le musica delle radici, qualche tocco di New Orleans bayou lì, un pizzico di country blues qua, e il divertimento è assicurato. Evil Eye ricorda nel riff di chitarra addirittura qualcosa dei primi Stones,  quelli più intrippati con il blues, mentre nella deliziosa soul ballad Twenty Second Chances, John Mays si ricorda della sua giovinezza trascorsa in Georgia e dei passaggi nella band di James Brown, Al Lerman estrae il suo sax, Lance Anderson passa all’organo e siamo dalle parti di Memphis, musicalmente parlando.

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When Did You Ever, è un rock a rotta di collo, ancora con un prodigioso Tunnoch al basso, ogni nota un colpo di cannone, e tutta la band che azzecca un groove che profuma di Creedence o dei migliori Blasters, una vera goduria, a tutto riff https://www.youtube.com/watch?v=ispRcLkM_7g . Slippery Slope è un altro R&R/blues di quelli da godere a tutto volume, prima di lanciarsi in un brano che ricorda i migliori Amazing Rhythm Aces, Life Goes on, country-soul di sopraffina fattura. My Brother è un altro poderoso blues-rock di quelli travolgenti, alla Los Lobos, con chitarra e armonica che si rispondono dai canali dello stereo, Better Off Taking Chances sembra un brano del Dr. John più osservante delle regole della musica di New Orleans e Shoot That Rooster e di nuovo un veloce e ritmato jump-blues. Pinching Pennies si situa a cavallo tra funky e R&B, molto coinvolgente, Preacher Man è un gospel di quelli inconsueti, a tempo di rock e blues. Throw Me A Bone, ricorda i trascorsi di Mays con il Godfather of soul, un funky di quelli cattivi, come pure la successiva Cost To Boogie, divertente e godibile, come tutto questo disco. Ottimo gruppo!

Bruno Conti

Cinque Simpatici Canadesi, Ma Quello “Abbronzato” Viene Dalla Georgia! Fathead – Fatter Than Everultima modifica: 2014-09-14T11:09:06+00:00da bruno_conti
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