L’Ultimo Dei “Veri” Chitarristi Blues, In Gran Forma! Buddy Guy – Born To Play Guitar

buddy guy born to play

Buddy Guy – Born To Play Guitar – RCA/Silvertone/Sony

La foto di copertina è probabilmente un omaggio al suo “discepolo” Hendrix, mangiatore di chitarre, nel disco vengono ricordati due grandi che non ci sono più, come Muddy Waters B.B. King, e tutto il disco è incentrato sul suono di uno dei più grandi chitarristi che il Blues abbia mai prodotto, forse l’ultimo dei grandissimi ancora in vita, ora che BB ci ha lasciato. Buddy Guy, 79 anni compiuti il 30 luglio, il giorno primo della pubblicazione di questo Born To Play Guitar, quarto album di studio consecutivo prodotto dal bravo Tom Hambridge (oltre al Live del 2012), ennesima dimostrazione che se questi artisti vengono affidati ad un produttore capace sono ancora in grado di fare faville. Hambridge, oltre a produrre, suona la batteria, arrangia e compone gran parte del materiale di questo album, sceglie i musicisti, tutti eccellenti: Billy Cox al basso (un omonimo o l’originale?), Kenny Greenberg, Bob Britt, Rob McNelley Doyle Bramhall II, alle chitarre aggiunte, Tommy MacDonald, Michael Rhodes  e Glen Worf, che si alternano ancora al basso Kevin McKendree o Reese Wynans, alle tastiere, che sono coloro che Hambridge utilizza abitualmente nelle sue produzioni, oltre alle McCrary Sisters, alle armonie vocali. Ospiti speciali, Kim Wilson, Billy Gibbons, Joss Stone e Van Morrison. E il risultato è ancora una volta ottimo, come era stato per il precedente Rhythm And Blues di due anni fa http://discoclub.myblog.it/2013/07/25/buddy-guy-non-lascia-anzi-raddoppia-il-30-luglio-compie-77-a/, quasi 60 anni di carriera e 28 album di studio non hanno intaccato la voglia di Buddy Guy di fare buona musica blues!

Proprio Tom Hambridge, con l’aiuto di Richard Fleming, costruisce una sorta di piccola cronistoria autobiografica nella title-track, uno slow Chicago Blues di quelli duri e puri, dove Buddy racconta la sua vicenda di giovane virgulto nato a Lettsworth in Lousiana con le 12 battute già incorporate nelle sue vene, mentre Wear You Out è un poderoso boogie-rock-blues dove Guy, sempre in gran voce, e Billy Gibbons, un po’ meno, duellano però con le chitarre, nel pezzo del disco che più concede alle dinamiche del rock, ma quando ci vuole ci vuole, e qui i due fanno veramente sfracelli con le loro Stratocaster https://www.youtube.com/watch?v=hThlFYaUXds . Back Up Mama è un altro lento di quelli ad alta intensità con il nostro amico che gigioneggia e dispensa blues di gran qualità, spalleggiato dai musicisti citati sopra, tutti che si dannano l’anima per tenere botta ad un Buddy in gran spolvero, ottimi Bramhall e Wynans (o è McKendree?) al piano. Too Late è un  brano che porta la firma di Charles Brown e Willie Dixon, vecchio cavallo di battaglia di Little Walter, permette a Guy, grazie alla presenza di uno scatenato Kim Wilson all’armonica, di ricreare i vecchi duetti con Junior Wells. Whiskey, Beer And Wine, uno dei cinque brani co-firmati da Buddy Guy è un’altra poderosa costruzione sonora con la solista che dispensa sciabolate di blues, ma grazie alla precisa costruzione di Hambridge non è mai sopra alle righe, come in passato succedeva di tanto in tanto nei vecchi dischi. E anche Kiss Me Quick, il secondo duetto con Kim Wilson, è un perfetto esempio di come deve suonare il blues elettrico nel ventunesimo secolo https://www.youtube.com/watch?v=DYOkbVwkLuk : come lo si suonava sul finire anni cinquanta a Chicago con il grande Muddy.

Addirittura Crying Out Of One Eye, ancora con la firma Guy/Hambridge, e con l’aiuto di una sostanziosa sezione fiati, suona come un brano tratto dal vecchio Blues Jam At Chess registrato a Chicago con i Fleetwood Mac di Peter Green, un blues dove la chitarra è alla ricerca di sonorità lente e spaziali. Sempre a proposito di Chess Records, (Baby) You Got What It Takes, il duetto con una Joss Stone finalmente in grado di esprimere i suoi talenti in modo efficace e misurato, sembra un brano tratto dal vecchio repertorio di Etta James o ancor più Koko Taylor, con Hambridge che aggiunge un pizzico di genio nella trovata di aggiungere una sezione di archi https://www.youtube.com/watch?v=fYfWNYecvJA . In Turn Me Wild  Buddy Guy innesta il pedale wah-wah e lascia andare la sua solista in modalità più selvaggia, come solo lui sa fare, uno dei maestri della moderna chitarra elettrica, quello che ha insegnato a Jimi due o tre trucchetti su come si suona il blues, qui lo dimostra ancora una volta https://www.youtube.com/watch?v=c7yfVy0Fm24 . Crazy World, con la voce filtrata e carica di eco, sospesa su un tappeto di organo, e di nuovo con il wah-wah più atmosferico di Guy, ci illustra una ulteriore sfaccettattura di questo artista sempre in grado di variare il suo stile all’interno delle grande strade della musica del diavolo (o del Signore). Smarter Than I Was, altro brano autobiografico costruito ad hoc da Hambridge, mostra ancora una volta perché gente come gli Stones e Clapton idolizzano questo signore di quasi ottanta anni, una vera leggenda vivente, in grado di cavare dalla sua chitarra torrenti di note ribollenti, come se il tempo per lui si fosse fermato.

Negli ultimi tre brani è tempo di ricordare e commemorare: prima con una Thick Like Mississippi Mud che ricorda le folate elettriche anni cinquanta, anche con fiati, del suo vecchio datore di lavoro e maestro, quel McKinley Morganfield con cui Guy ha lavorato relativamente poco, apparendo però in alcuni degli album migliori del Muddy Waters inizio anni ’60, nello specifico Muddy Waters Sings Big Bill Broonzy e Folk Singer, due capolavori di equlibri sonori. Non c’entra quasi nulla con il resto a livello sonoro, in teoria, ma Flesh And Bone (Dedicated To B.B. King), il duetto con Van Morrison, è una ballata quasi celtic soul, tipica del rosso irlandese, cantata meravigliosamente da entrambi, con Buddy Guy che ricama arabeschi con la sua chitarra e i fiati e le McCray Sisters che aggiungono quello spirito cerimoniale tipico del miglior gospel, un omaggio sentito e realizzato con classe immensa, bellissima canzone. E anche la seconda dedica a Waters, una delicata e quasi acustica Come Back Muddy, si riappropria dello stile di Folk Singer con assoluta naturalezza e un pizzico di nostalgia, per concludere in gloria un album che si candida come uno dei migliori della carriera di Buddy Guy: signori, questo è il vero Blues, con la B maiuscola, è lui è veramente nato per suonare la chitarra!

Bruno Conti

L’Ultimo Dei “Veri” Chitarristi Blues, In Gran Forma! Buddy Guy – Born To Play Guitarultima modifica: 2015-08-03T18:15:02+00:00da bruno_conti
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