Anteprima Mondiale. E Meno Male Che Gli Anni Sono Solo Trenta! Grateful Dead – 30 Trips Around The Sun

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Grateful Dead – 30 Trips Around The Sun  – Rhino 80 CD Box Set

Come saprete, quest’anno i Grateful Dead fanno cinquant’anni di carriera, e hanno quindi deciso di celebrare alla grande l’evento, prima con i concerti d’addio dello scorso Luglio (ma pare che ci abbiano ripensato), i cui ultimi tre, quelli al Soldiers Field di Chicago, usciranno a Novembre in un altro box set multiplo (tanto per non inflazionare il mercato), ma soprattutto con questo monumentale 30 Trips Around The Sun, super box di 80 CD e più di settanta ore di musica, che contiene trenta concerti, completamente inediti, uno per ogni anno di attività (dal 1995, anno della morte di Jerry Garcia, i Dead di fatto non sono più stati in attività come gruppo), un’operazione impressionante (e costosa) che fa impallidire perfino il box di 73 CD uscito qualche anno fa e relativo ai concerti europei del 1972. Io di solito sto alla larga da queste operazioni (a parte Spring 1990, che però erano “solo” 18 CD), ma questa volta non ho resistito, attirato dalla suggestiva possibilità di ascoltare l’evoluzione dal vivo di uno dei miei gruppi preferiti di sempre.

(NDM: il box è già andato esaurito, ma per tutti gli altri è già uscita una versione ridotta a soli 4 CD, con un brano scelto da ogni concerto).                                                 Fisicamente il cofanettone uscirà a fine Ottobre, ma, in quanto acquirente, ho avuto la gradita sorpresa di trovarmi nella mail il file con il contenuto completo degli 80 CD, che vado a riassumere spero il più brevemente possibile, omettendo per praticità l’indicazione del luogo dei vari concerti.

1966: un anno prima del loro esordio discografico, i Dead erano noti soltanto nella comunità di San Francisco e dintorni: i pezzi di questo concerto sono relativamente brevi, il suono ancora in parte influenzato dal blues, anche se il tutto risulta godibile, con buone versioni di Nobody’s Fault But Mine, Viola Lee Blues, Big Boss Man e Beat It On Down The Line, ma anche chicche come He Was A Friend Of Mine, Gangster Of Love ed il classico di Wilson Pickett In The Midnight Hour.

1967: solo nove brani, cominciamo a vedere i Grateful Dead acidi della Summer Of Love (Viola Lee Blues dura sedici minuti): il meglio i nostri lo danno con l’inquietante Morning Dew e con la lunga suite The Other One/Cryptical Envelopment, oltre che con la finale Caution.

1968: ancora più psichedelici, ancora meno canzoni (solo sette), la leggenda dei Dead nasce in concerti come questo: Dark Star dura “solo” dieci minuti ma è già una goduria, così come le lisergiche St. Stephen e The Eleven.

1969: l’anno del mitico Live/Dead, e scaletta che ricalca abbastanza quella di quel doppio album: Garcia e soci sono allo zenith del loro periodo psichedelico, inutile citare un brano piuttosto che un altro, l’intero concerto è una sorta di sinfonia acida, ma se proprio devo, i 22 minuti di Dark Star non fanno prigionieri.

1970: i Dead cominciano ad introdurre elementi roots-rock (è l’anno del fondamentale Workingman’s Dead) ed il concerto è una sorta di ibrido, quindi di fianco alle consuete Cryptical Envelopment, The Other One e Turn On Your Lovelight trovano posto Mama Tried di Merle Haggard, Dire Wolf (splendida versione) ed una sorprendente cover del classico di James Brown It’s A Man’s Man’s Man’s World.

1971: il passaggio a rock band pura è completato (complice anche la pubblicazione di American Beauty), ed i nostri offrono spumeggianti versioni di Casey Jones, Bertha, Truckin’ e Sugar Magnolia, suonate alla grande (il ’71 è una delle loro annate migliori): la finale Uncle John’s Band, forse la canzone dei Dead che preferisco, è una delle più belle mai sentite.

1972: forse l’anno migliore di tutta la storia dei Dead. Grande scaletta e concerto strepitoso, con splendide riletture di Brown-Eyed Women, Bertha, Tennessee Jed e Sugar Magnolia, ed una Dark Star insolitamente breve (quattro minuti).

1973: scaletta non molto diversa dalla precedente ed altro concerto altamente godibile: Goin’ Down The Road Feeling Bad, Eyes Of The World, una tostissima Truckin’ ed una toccante Row Jimmy le cose migliori.

1974: un concerto che inizia con Uncle John’s Band non può che essere un bel concerto, ma poi abbiamo altre grandi canzoni come Scarlet Begonias, Deal, To Lay Me Down (da pelle d’oca questa), Ship Of Fools e U.S. Blues, che fanno passare in secondo piano la presenza di una sciocchezza come Loose Lucy.

1975: Help On The Way – Slipknot! – Franklin’s Tower sono sempre state un grande trittico, e qui sono presenti in versioni da manuale, ma meritano una citazione anche la bellissima It Must Have Been The Roses ed il finale a tutto rock’n’roll Goin’ Down The Road Feeling Bad – One More Saturday Night.

1976: non l’anno migliore per quanto riguarda i Dead dal vivo, ma questo concerto non ha sbavature anche se è leggermente meno brillante dei precedenti: comunque troviamo solide versioni di Bertha, Deal, Sugaree e The Wheel.

1977: i Dead rialzano la testa e ci danno uno dei concerti migliori del box: poche sorprese (Peggy-O), ma la parte del leone la fanno le sempre splendide Brown-Eyed Women, Scarlet Begonias, la nuova (all’epoca) Fire On The Mountain e soprattutto una versione accorciata ma sublime della suite Terrapin Station.

1978: serata che inizia con la grandissima Mississippi Half-Step Uptown Toodeloo, una delle mie preferite, e poi prosegue con la poco eseguita Cassidy e l’intensa They Love Each Other. Un concerto molto rock, con fluide versioni di Looks Like Rain, Let It Grow, Ship Of Fools e la cover di Chuck Berry Around And Around.

1979: tornano in scaletta brani della prima ora come The Other One e Black Peter, insieme a cose nuove come Easy To Love You e Lost Sailor e classici assodati come Franklin’s Tower, Deal, Jack Straw ed una scintillante Stagger Lee di quasi nove minuti.

1980: grandi versioni, tra le migliori mai ascoltate, di Little Red Rooster, Tennessee Jed, Deep Elem Blues, una fluida Feel Like A Stranger e la rara ma sempre toccante To Lay Me Down.

1981: splendida scaletta e grande concerto, con ottime rese di Friend Of The Devil, la bellissima Althea (una delle migliori composizioni di Garcia), la raramente suonata High Time, la mossa Don’t Ease Me In ed un finale da urlo con in sequenza Stella Blue, Goin’ Down The Road Feeling Bad, One More Saturday Night e Uncle John’s Band.

1982: un altro dei migliori concerti del box, un inizio a tutto rock’n’roll con le coinvolgenti Alabama Getaway e Promised Land, poi altro trittico super con Candyman, El Paso (Marty Robbins) e Bird Song. Nel finale ancora splendide versioni di Uncle John’s Band, Truckin’ e, dal passato, una liquidissima Morning Dew.

1983: La sorpresa qui è senz’altro Touch Of Grey, in anticipo di quattro anni dalla versione ufficiale in studio (unico successo da Top Ten della carriera dei Dead) e già bellissima, ma poi abbiamo una roboante I Need A Miracle, un tris da brividi composto da Scarlet Begonias, Fire On The Mountain e Uncle John’s Band e la sempre trascinante Johnny B. Goode.

1984: il triennio che va da quest’anno al 1986 è poco documentato, ma la band, problemi di salute di Garcia a parte, suonava con la solita maestria: qui abbiamo le raramente eseguite On The Road Again, Don’t Need Love, la sempre splendida Jack-A-Roe e la festosa Good Lovin’ come bis.

1985: Alabama Getaway apre il concerto subito con il piede giusto, ma poi non mancano altri brividi con il traditional Iko Iko, il blues di Howlin’ Wolf Smokestack Lightnin’ e la lenta Comes A Time.

1986: un concerto solido, senza particolari guizzi (Garcia stava poco bene in quel periodo, e difatti Bob Weir fa la parte del leone), ma buone versioni di High Time, Goin’ Down The Road Feelin’ Bad, Beat It On Down The Line e Sugar Magnolia.

1987: un anno importante per i Dead: il primo album di studio in sette anni (In The Dark), il tour estivo con Bob Dylan ed una ritrovata voglia di suonare. Tre cover di Dylan (When I Paint My Masterpiece, All Along The Watchtower e Knockin’ On Heaven’s Door – ma Bob non c’è), una Good Lovin’ mescolata con La Bamba ed una Terrapin Station da favola sono gli highlights della serata.

1988: ancora Dylan (Queen Jane Approximately), ma anche Beatles (Hey Jude), Meters (Hey Pocky Way) e Traffic (una Dear Mr. Fantasy incredibile), oltre alle sempre belle Touch Of Grey e Tennessee Jed ed una deliziosa ballata, I Will Take You Home, cantata da Brent Mydland. 

1989: l’accattivante Foolish Heart apre una serata fantastica, dove i Dead, ormai una macchina perfettamente oliata, suonano brani che da anni non facevano, come Me & My Uncle (John Phillips), Big River (Johnny Cash), la stessa Dark Star, Brown-Eyed Women, fino al mitico finale a cappella di We Bid You Goodnight.

1990: una scaletta abbastanza classica, senza grosse sorprese (anche se Crazy Fingers non la facevano spesso), però il gruppo è in serata e lo dimostra con belle versioni, tra le altre, di China Cat Sunflower, Sugaree, Ramble On Rose e Stella Blue.

1991: qui i pezzi da novanta sono altri due brani di Dylan (It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry ed una intensissima It’s All Over Now, Baby Blue), il mitico trittico che apriva Blues For Allah, una lunghissima Dark Star ed una riesumata Turn On Your Lovelight. Ennesima serata in stato di grazia.

1992: apre il concerto la solida Hell In A Bucket, seguita dalla sempre splendida Althea; Dylan è qui rappresentato da Maggie’s Farm ed il finale con Dark Star e The Other One rimanda ai giorni di San Francisco.

1993: i Dead provano nuove canzoni (The Same Thing, Days Between), oltre ad una sorprendente versione della bella Broken Arrow (di Robbie Robertson), purtroppo affidata alla voce di Phil Lesh, e soprattutto come bis la trascinante, in qualsiasi stile venga suonata, I Fought The Law, una rarità nei concerti del Morto Riconoscente.

1994: ancora il tris Help On The Way – Slipknot! – Franklin’s Tower che apre alla grande, poi un concerto che è un capolavoro dopo l’altro: Althea, Just Like Tom Thumb’s Blues (Dylan), The Last Time (Stones), la nuova So Many Roads (che sarebbe potuta diventare un altro classico), Scarlet Begonias, Terrapin Station, Stella Blue e l’inedita Liberty come bis finale.

1995: uno degli ultimi concerti, poche settimane prima della morte di Garcia: Jerry già non è al meglio, ma usa il mestiere e se la cava. Il resto lo fanno la band e la scaletta, con l’inusuale Wang Dang Doodle (Willie Dixon), la nuova Samba In The Rain, la sempre gradevole Foolish Heart, la poco nota That Would Be Something (Paul McCartney) e soprattutto una Visions Of Johanna (Dylan, of course) da lacrime agli occhi, con un’eccellente prova di Vince Welnick, forse il miglior pianista che i Dead avessero mai avuto.

Come bonus (anche nei file online) un 45 giri, sempre inedito, con sul lato A una prima versione incisa nel 1965 di Caution, spedita e molto bluesata, e sul retro la sempre bella Box Of Rain (tratta da un concerto del 1995), che Lesh però fa di tutto per massacrare.

Un entusiasmante tour de force: il costo elevato ed il fatto di essere già esaurito mi lasciano titubante nel definire imperdibile questo box, ma insomma la parola è quella…

Marco Verdi

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P.S. *NDB Visto che la recensione è breve (si fa per dire), ma considerando la mole dell’opera mi sembra il giusto spazio, aggiungo anche la lista completa dei concerti così sapete di cosa si parla, magari se volete comprare una della circa 200 chiavette USB ancora disponibili!

1966 – 7/3, Fillmore Auditorium, San Francisco, CA
1967 – 11/10, Shrine Auditorium, Los Angeles, CA
1968 – 10/20, Greek Theater, Berkeley, CA
1969 – 2/22, The Dream Bowl, Vallejo, CA
1970 – 4/15, Winterland, San Francisco, CA
1971 – 3/18, Fox Theater, St. Louis, MO
1972 – 9/24, Palace Theater, Waterbury, CT
1973 – 11/14, San Diego Sports Arena, San Diego, CA
1974 – 9/18, Parc des Expositions, Dijon, France
1975 – 9/28, Lindley Meadows, Golden gate Park, San Francisco, CA
1976 – 10/3, Cobo Arena, Detroit, MI
1977 – 4/25, Capitol Theater, Passaic, NJ
1978 – 5/14, Providence Civic Center, Providence, RI
1979 – 10/27, Cape Cod Coliseum, South Yarmouth, MA
1980 – 11/28, Lakeland Civic Center, Lakeland, FL
1981 – 5/16, Cornell University, Ithaca, NY
1982 – 7/31, Manor Downs, Austin, TX
1983 – 10/21, The Centrum, Worcester, MA
1984 – 10/12, Augusta Civic Center, Augusta, ME
1985 – 6/24, River Bend Music Center, Cincinnati, OH
1986 – 5/3, Cal Expo Amphitheater, Sacramento, CA
1987 – 9/18, Madison Square Garden, New York City, NY
1988 – 7/3, Oxford Plains Speedway, Oxford, ME
1989 – 10/26, Miami Arena, Miami, FL
1990 – 10/27, Zenith, Paris, France
1991 – 9/10, Madison Square Garden, NY, NY
1992 – 3/20, Copps Coliseum, Ontario, Canada
1993 – 3/27, Knickerbocker Arena, Albany, NY
1994 – 10/1, Boston Garden, Boston, MA
1995 – 2/21, Delta Center, Salt Lake City, UT

Anteprima Mondiale. E Meno Male Che Gli Anni Sono Solo Trenta! Grateful Dead – 30 Trips Around The Sunultima modifica: 2015-09-28T09:24:46+00:00da bruno_conti
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