Ci Sono Anche Storie A Lieto Fine! Walter Trout – Battle Scars

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Walter Trout – Battle Scars – Provogue/Mascot

Un anno e qualche mese fa, nella primavera del 2014, concludevo la recensione di quello che avrebbe potuto essere l’ultimo album di Walter Trout The Blues Came Callin’, con un sentito “Forza Walter speriamo che tutto vada bene” http://discoclub.myblog.it/2014/05/19/disco-la-vita-walter-trout-the-blues-came-callin/ . E per una volta tutto è andato bene, alla fine di maggio dello scorso anno Trout ha subito in extremis un trapianto di fegato che gli ha salvato la vita, quando tutto sembrava perduto, grazie all’aiuto disinteressato di Kirby Bryant, la moglie di Danny Bryant, allievo, pupillo ed amico di Walter, che ha coordinato la catena di aiuti finanziari che hanno permesso al chitarrista americano, dopo una lunga convalescenza, di ripresentarsi con questo nuovo album che è una sorta di cronaca buia e dolorosa di quello che è successo, piuttosto che una celebrazione gioiosa per una nuova vita che pare ricominciare a livello musicale, così ha voluto Trout e così è stato.

Il nostro amico si è ripreso, anche se porta le cicatrici della battaglia, le Battle Scars, sul volto e nel fisico, ma non nello spirito indomito che gli ha già permesso di esibirsi alla Royal Albert Hall nello scorso mese di giugno nel Leadbelly Blues Festival, di intraprendere un tour mondiale, prima negli Stati Uniti e poi in Europa (Italia esclusa ovviamente) e ora di pubblicare questo nuovo album che conferma il suo status di blues rocker per eccellenza: senza false piaggerie bisogna riconoscere che Walter Trout non è uno dei grandissimi della storia della chitarra, ma è stato uno dei migliori chitarristi nei periodi intermedi della storia dei Canned Heat e dei Bluesbreakers di John Mayall, prima di intraprendere una lunga carriera solista che dal 1989, anno del suo primo album solista, ad oggi, conta ormai la bellezza di 42 album di cui 18 per la Provogue (dati ufficiali), etichetta che gli è rimasta a fianco anche nel momento del bisogno e che nell’anno della sua malattia, ironia della sorte, aveva lanciato un “Year Of The Trout”, ristampando i suoi album in vinile per festeggiare i 25 anni di carriera e proprio Walter ricorda questo fatto in una delle nuove canzoni, My Ship Came In, aggiungendo, non senza una sana dose di autoironia, “And I Missed It”, ho mancato l’occasione, per la prima volta nella mia carriera una casa discografica mi supporta in modo completo e tutto mi frana intorno.

Tornando a questo Battle Scars, il disco è prodotto dal solito Eric Corne nei Kingsize Soundlabs di Los Angeles, con i fidi collaboratori Sammy Avila alle tastiere e il batterista Michael Leasure, mentre il bassista è il nuovo arrivato Johnny Griparic. Sono 12 brani (con l’edizione deluxe, caratterizzata da un libretto più sfizioso, che avrà un codice per scaricare altri due brani extra) di classico rock-blues alla Walter Trout, niente di più e niente di meno, non aspettatevi voli pindarici o grandi cambiamenti in vista, se amate quel rock grintoso ma anche capace di finezze e momenti ricercati, e soprattutto tanta chitarra, qui troverete pane per i vostri denti: i titoli, e i testi, sin dall’iniziale Almost Gone, vertono intorno alla vicenda umana di Trout, ma la musica non ha perso un briciolo del vecchio vigore (e comunque anche The Blues Came Callin’, uscito nel pieno del dramma, era un ottimo disco), con il buon Walter che si esibisce con profitto anche all’armonica, prima di rilasciare i suoi classici strali chitarristici, sarà il solito rock-blues ma questo signore suona, caspita se suona.

Come ribadisce nell’eccellente Omaha, preceduto da un breve preludio strumentale, brano che racconta i mesi di attesa nel centro intensivo del Nebraska Medical Center, e che ha il classico sound del miglior hard rock targato 70’s, niente di nuovo ma suonato con passione e competenza e anche Tomorrow Seems So Far Away, sempre con le tastiere di Avila in bella evidenza, viaggia su queste coordinate sonore, la band tira la volata e Trout con armonica e chitarra si sbizzarrisce nei suoi soli. Forse è una formula risaputa ma fortunatamente ci sono anche variazioni al tema, come nella bella ballata melodica Please Take Me Home, o in un feroce brano quasi di stampo southern-rock come Playin’ Hideaway, dove la chitarra viaggia alla grande. Haunted By The Night e Fly Away sono ulteriori variazioni di questa formula rock, come pure Move on che la ribadisce, il tutto sostenuto dal lavoro della solista di Trout che è la vera protagonista dell’album. La già citata My Ship Came In, con armonica e slide in evidenza sposta il sound verso un blues energico prima di lasciare spazio ad una Cold Cold Ground, che è la classica hard blues ballad con influenze hendrixiane, tipica del repertorio del nostro che ci lascia sulle note di speranza di Gonna Live Again, un pezzo solo voce e chitarra acustica che è una oasi di tranquillità in un disco per il resto piuttosto tirato e poco blues.

Esce il 23 ottobre.

Bruno Conti

Ci Sono Anche Storie A Lieto Fine! Walter Trout – Battle Scarsultima modifica: 2015-10-03T09:09:23+00:00da bruno_conti
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