Supplemento Della Domenica: Non Me Li Ricordavo Così Bravi! The Long Ryders – Final Wild Songs

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The Long Ryders – Final Wild Songs – Cherry Red 4CD Box Set

Tra le migliori band nate in America negli anni ottanta una delle più dimenticate, anche per il relativamente scarso successo di vendite avuto nel periodo di attività, sono certamente i Long Ryders, gruppo di Los Angeles formato nel 1983 da Sid Griffin e generalmente associato al movimento Paisley Underground, che aveva come artisti di punta i Dream Syndicate ed i Green On Red. Personalmente io colloco la band di Griffin all’interno di quel movimento più che altro per la loro attitudine garage e post-punk (soprattutto dal vivo), ma dal punto di vista del suono ho sempre giudicato i Long Ryders fra i precursori di quel genere oggi universalmente chiamato Americana, insieme a Blasters, Los Lobos ed i meno conosciuti Beat Farmers. Griffin è sempre stato un grandissimo fan dei Byrds (e la “y” nel moniker del suo gruppo la dice lunga) e durante la breve esistenza della band ha sempre coniugato il folk-rock tipico del combo guidato da Roger McGuinn con grandi iniezioni di energia e ritmo, tanto rock’n’roll ed un po’ di country-rock (anche i Flying Burrito Brothers sono tra i suoi eroi), aiutato dal suo braccio destro Stephen McCarthy alle chitarre soliste (ed occasionalmente suo partner nella scrittura dei pezzi), Tom Stevens al basso (che ha sostituito Des Brewer dopo l’EP d’esordio) e Greg Sowders alla batteria.

Solo tre LP (più il già citato EP) nei cinque anni di vita del gruppo, una discografia troppo breve e che avrebbe meritato maggior fortuna, e che abbiamo il grande piacere di riscoprire oggi grazie a questo pratico boxettino edito dalla Cherry Red: quattro CD con tutta la storia dei Ryders, diverse rarità ed inediti, ed un concerto assolutamente mai sentito come bonus, il tutto in una pratica confezione (sullo stile del box di Fisherman’s Blues dei Waterboys), con un bel libretto che reca note dettagliate e commenti canzone per canzone dei membri del gruppo (principalmente Griffin), il tutto neanche troppo costoso.

CD1: qui troviamo il loro EP di debutto 10-5-60 (cinque brani) seguito dal loro primo LP Native Sons, e l’inizio è subito di quelli giusti, con la solare e corale Join My Gang, che ricorda un po’ i primi R.E.M. (anch’essi epigoni dei Byrds), subito seguito dal rockin’ country You Don’t Know What’s Right, You Don’t Know What’s Wrong, decisamente trascinante e suonato con l’energia di una punk band; e che dire di 10-5-60, sembrano i Sonics o qualche altra garage band degli anni sessanta, mentre Born To Believe In You è un delizioso country-pop con accenni beatlesiani. Anche Tom Petty è tra i preferiti di Griffin, e lo dimostra la roccata Final Wild Song, che ricorda il suono secco e diretto dei primi due album del biondo rocker della Florida; la splendida Ivory Tower è un trionfo di jingle-jangle sound (e c’è anche Gene Clark ospite ai cori), Run Dusty Run è un rock’n’roll che mette di buon umore, mentre (Sweet) Mental Revenge (un classico di Mel Tillis) è country-rock sotto steroidi. Ma tutto Native Sons è un esempio di adrenalina, grinta ed energia coniugate a squisite melodie (un altro esempio è la coinvolgente Tell It To The Judge On Sunday); una rara versione della dylaniana Masters Of War precede cinque inediti dal vivo, tra i quali spiccano un’intensa versione acustica del traditional Farther Along (sembrano Garcia e Grisman) e la goduriosa The Rains Came, tratta dal repertorio del Sir Douglas Quintet.

CD2: ecco lo splendido State Of Our Union, l’album migliore dei Ryders, ed anche il più conosciuto grazie al moderato successo del singolo Looking For Lewis And Clark, forse non il loro brano più bello ma con dalla sua un tiro micidiale; nel disco troviamo anche la tersa e byrdsiana Lights Of Downtown e la roboante WDIA, con più di un rimando al suono dei Creedence. Un grande album, dal quale riascoltiamo con piacere anche la pettyiana Mason-Dixon Line o l’irresistibile Here Comes That Train Again, un limpido esempio di Americana anni ’80, un pezzo che potrebbero aver scritto anche i Los Lobos di How Will The Wolf Survive?, o ancora la vibrante Good Times Tomorrow, Bad Times Today e la fluida Capturing The Flag, un trionfo di Rickenbacker sound, o il rock’n’roll alla Beach Boys State Of My Union, per non parlare del delizioso cajun Child Bride…e se non sto attento le cito tutte! Tra gli extra una Looking For Lewis And Clark dal vivo alla BBC, ancora più dura dell’originale, la bizzarra ma gradevole Christmas In New Zealand e due remix scintillanti di Lights Of Downtown e Capturing The Flag, ancora meglio di quelle uscite nel 1985.

CD3: il loro ultimo album, Two Fisted Tales, un altro ottimo disco, di pochissimo inferiore al precedente, tutto da godere a partire dall’esplosivo avvio di Gunslinger Man, rock chitarristico di prima scelta, passando per I Want You Bad, bellissimo folk-rock byrdsiano al 100%, la cadenzata A Stitch In Time, lo spettacolare cajun-rock The Light Gets In The Way (con David Hidalgo alla fisarmonica), oppure Prairie Fire una sventagliata punk in pieno volto, o la stupenda Harriet Tubman’s Gonna Carry Me Home, un folk purissimo che profuma di tradizione, o ancora la travolgente Spectacular Fall. Tra le rarità abbiamo l’adrenalinico rock’n’roll di Basic Black, la scorrevole How Do We Feel What’s Real, la toccante He Can Hear His Brother Calling, una delle rare ballate del gruppo (e con reminiscenze di The Band), la gioiosa, a dispetto del titolo, Sad Sad Songs, durante la quale è impossibile tener fermo il piede.

CD4: la vera chicca del box, un concerto completamente inedito (ed inciso benissimo), registrato nel 1985 a Goes, in Olanda: 53 minuti di puro ed adrenalinico rock’n’roll, senza neppure un attimo di respiro, una festa assoluta di ritmo e chitarre, con versioni superbe di Run Dusty Run, la sempre splendida Ivory Tower, Wreck Of The 809, You Don’t Know What’s Right, You Don’t Know What’s Wrong, una trascinante versione del classico per camionisti Six Days On The Road ed un finale a tutta elettricità e ritmo con Tell It To The Judge On Sunday.

Dopo l’esperienza con i Long Ryders, Griffin fonderà i Coal Porters (attivi ancora oggi), con i quali pubblicherà qualche discreto album ma senza la scintilla originale, pubblicherà qualche album da solista in anni recenti e riformerà i Ryders per un tour commemorativo nel 2004 (con conseguente album dal vivo), dedicandosi anche al giornalismo rock ed alla stesura di libri su Bob Dylan e Gram Parsons. Ma i tempi d’oro del periodo con i Long Ryders difficilmente torneranno, motivo in più per non lasciarsi sfuggire questo Final Wild Songs.

Marco Verdi

In Crociera Fra Amici! Buddy Miller And Friends – Cayamo Sessions At Sea

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Buddy Miller & Friends – Cayamo Sessions At Sea – New West

La consuetudine della crociera musicale è ben radicata tra i musicisti americani: c’è la Legendary Rhythm & Blues Cruise, quella che va verso i Caraibi e che discograficamente ha prodotto vari frutti, tipo i CD di Tommy Castro, Joe Louis Walker, Elvin Bishop, oltre al recente http://discoclub.myblog.it/2016/01/06/nuovo-musicisti-crociera-mitch-woods-jammin-on-the-high-cs-live/, di cui mi sono occupato a più riprese su queste pagine virtuali, ma abbiamo anche un evento come Keeping The Blues Alive At Sea, con il suo viaggio che va da Miami a Cozumel in Messico, e che nella nuova edizione, prevista tra il 15 e il 19 febbraio p.v., ha un cast da sogno, ho sbirciato, ci saranno Robert Randolph, Blues Traveler, Vintage Trouble, James Hunter Six, SIMO, Shemekia Copeland e moltissimi altri artisti, tra cui Beth Hart e l’headliner Joe Bonamassa, che si esibiranno da soli e in coppia (a proposito,se eravate preoccupati, il nuovo album di Joe, Blues Of Desperation è previsto per il 26 marzo, e poi su questo Blog, ma probabilmente il fatto che la Hart e Bonamassa si esibiscano insieme dovrebbe essere anche il preludio per una nuova collaborazione tra i due che era peraltro già prevista).

Tornando ai musicisti in crociera un’altra delle attrazioni più frequentate è quella delle Cayamo Cruises, che sempre da Miami vanno verso le Antille Olandesi (St. Barts e St. Croix), e che nel corso degli anni ha visto avvicendarsi gente come John Prine, Lyle Lovett, Lucinda Williams, Richard Thompson, quest’anno anche John Hiatt, Steve Earle, Shawn Colvin, Chris Stapleton, Jason Isbell e moltissimi altri, tra cui Jim Lauderdale Buddy Miller, che sono due dei fedelissimi di quest evento che spesso li ha visti nelle vesti di animatori delle jam sessions organizzate come The Buddy & Jim Radio Hour, in qualità di DJ officiali della Radio che trasmette dalla crociera (se volete rifarvi gli occhi e magari prenotare per qualche evento futuro http://www.cayamo.com/).

Alcuni dei nomi citati sopra li ritroviamo in questo CD pubblicato dalla New West in questi giorni (ma se volete approfondire su YouTube ci sono decine di video che trattano delle precedenti edizioni); si chiama Cayamo Sessions At Sea ed è attribuito a Buddy Miller & Friends: il bravissimo cantante e chitarrista è il padrone di casa di questi eventi, con la sua band, che vede, fra gli altri, David Jacques al basso, Marco Giovino alla batteria, Fats Kaplan, che suona tutto il resto che non suona Miller, ossia mandolino, chitarra, fisarmonica, banjo, violino, pedal steel, armonica, voi lo nominate e lui lo suona (benissimo). Il repertorio del CD è incentrato prevalentemente sulle cover, con un paio di eccezioni: si parte con After The Fire Is Gone, il famoso brano di Loretta Lynn Conway Twitty, interpretato con puro spirito country e grande profusione di pedal steel, dall’accoppiata Lee Ann Womack Buddy Miller, poi da lì in avanti Miller è il partner fisso dell’ospite che si alterna di brano i brano. La bravissima emergente Kacey Musgraves è alla prese con il divertente honky tonk di una Love’s Gonna Live Here che viene dal songbook del grande Buck Owens, con tanto di violino guizzante e la twangy guitar di Buddy Miller. Kris Kristofferson, noblesse oblige, interpreta alla grande la sua Sunday Morning Coming Down, bellissima versione (il video sotto è un’altra versione, con Shawn Mullins).

Just Someone I Used To Know, con la giovane e brava newcomer Nikki Lane nella parte che fu di Dolly Parton e Miller nei panni di Porter Wagoner, è un’altra perla di puro country classico. Lucinda Williams per il suo brano ha scelto una delle canzoni più belle di Grams Parsons, Hickory Wind, in una versione rallentata e struggente, tipica del suo fare musica. Anche il grande Richard Thompson è della partita e interpreta da par suo Hank Williams, uno dei padri fondatori della country music, qui rappresentato da Wedding Bells, che benissimo si attaglia allo stile del musicista britannico che ne rilascia una versione stupenda. If Teardrops Were Pennies è un altro brano dell’accoppiata Parton/Wagoner, più mossa e brillante, è interpretato dalla meno nota Elizabeth Cook, che con la sua leggiadra vocina ricorda quella dell’interprete originale e che comunque a 43 anni non si può certo definire una debuttante. A seguire un brano dei “famosi autori country” Jagger-Richards, Wild Horses, in una versione cantata da Shawn Colvin che qualcuno ha definito turgida ma che secondo me, viceversa, è una delle più belle di questa raccolta di esibizioni Live, intensa e cantata come Dio comanda.

Come Early Morning è il titolo di un film non particolarmente noto del 2006, con Ashley Judd, ma è anche il titolo di una canzone di Don Williams, uno degli autori preferiti da Clapton in ambito country, qui cantata da Jill Andrews, di cui confesso ignoravo l’esistenza, ma anche lei non è una novellina assoluta, militava negli Everybodyfields, che invece conoscevo ma non associavo alla Andrews, buona cantante di stampo country-folk. L’altro artista non alle prese con una cover è Doug Seegers, ex cantante di strada in quel di Nashville, ma nativo di New York, che a dispetto dei suoi 60 anni passati è un quasi esordiente, grazie all’ottimo album del 2014 Going Down To The River, che ha raggiunto il 1° posto delle classifiche svedesi, conquistando il disco d’oro, è strano il mondo! Comunque il nostro amico è bravo, un vero cowboy, e la sua Take The Hand Of Jesus uno dei brani più coinvolgenti del disco. Che si conclude con un’altra perla preziosa con l’accoppiata Lone Bellow e Brandi Carlile, per una versione sontuosa del capolavoro di John Prine Angel From Montgomery, veramente stupenda.

Speriamo quindi in altre crociere se producono dischi belli come questo Cayamo Sessions At Sea (guardatevi per esempio questa versione di Calvary Cross, una delle mie canzoni preferite di sempre, con l’accoppiata Richard Thompson/Dawes, nella crociera del 2013 https://www.youtube.com/watch?v=CCnnS4lFOsg). 

Bruno Conti

Tra Ritmi Sudisti, Blues-Rock E Vecchie Chitarre! SIMO – Let Love Show The Way

simo - let love show the way

SIMO – Let Love Show The Way – Provogue/Mascot Records

Il nome della band non è un acronimo, è proprio il cognome di JD Simo, chitarrista, cantante e deus ex machina di questo nuovo poderoso trio americano: nuovo, ma già in attività dal 2010, con un album omonimo pubblicato a livello indipendente nel 2011 e un paio tra EP e singoli, già nella loro discografia. Però questo Let Love Show The Way è quello che fa fare loro il salto di qualità. Registrato con la nuova formazione, dove il bassista Elad Shapiro ha sostituito il membro fondatore Frank Swart,  e con Adam Abrashoff sempre solidamente (in tutti i sensi) dietro ai suoi tamburi, il disco è stato registrato in quel di Macon, Georgia, nella Big House, la casa comune dove gli Allman Brothers vivevano e concepivano la loro musica agli albori del periodo aureo fine anni ’60, primi ’70. E non è tutto, perché a JD Simo è stata anche affidata la leggendaria Gold Top Gibson Les Paul del 1957 appartenuta a Duane Allman, da allora usata solo da Warren Haynes, Derek Trucks Nels Cline dei Wilco. E il risultato si sente, la chitarra sicuramente, con il suo suono unico e vissuto, contribuisce, ma anche il manico conta e Simo è uno bravo, con un grande tocco, soprattutto alla slide ma non solo, come il suo illustre predecessore.

Il nostro amico è nato a Chicago, ha vissuto anche a Phoenix, Arizona e poi nel suo viaggio verso sud è arrivato a Nashville, dove il suo trio opera musicalmente, ma per incidere il disco sono andati ancora più a Sud, a Macon, dove con l’ingegnere del suono Nick Worley e uno studio mobile portato nella Big House hanno concepito questo poderoso album che conferma quel fermento che si percepisce verso un ritorno al rock classico degli anni ’70, quello più ruspante e chitarristico. Rodato da anni di concerti aprendo per Gregg Allman, Deep Purple, Blackberry Smoke Joe Bonamassa, Simo ha messo a fuoco le passioni della sua infanzia, iniziate con ascolti prolungati dei Blues Brothers (e degli altri musicisti presenti nel film, con John Lee Hooker, Steve Cropper, Matt “Guitar” Murphy che hanno lasciato una impronta indelebile) e dell’Elvis in pelle nera del comeback special del ’68. A dieci anni la prima chitarra, come Bonamassa e Trucks, e a quindici lascia la scuola ed è già sulla strada a suonare la musica che ama. Il risultato finale è questo disco di grande rock, rock-blues se preferite, derivativo finché se vuole, con forti componenti di southern rock ma anche abbondanti deviazioni verso un sound da power trio zeppeliniano veramente potente.

L’uno-due iniziale di Stranger Blues Two Timin’ Woman sembra uscire dai solchi di Idlewild South con la chitarra di Duane Allman che si impadronisce delle mani e del cuore di Simo, rilasciando una serie di soli devastanti, sia in modalità normale come slide (nel secondo brano), con la sezione ritmica che pompa boogie e rock sudista come se ne andasse della loro vita. Can’t Say Her Name ha un groove e un riff molto alla Free o primi Gov’t Mule per rimanere più contemporanei, quindi tra blues e rock cattivo, sempre con la notevole voce di JD a guidare le danze, prima di scatenare di nuovo la sua Gibson in un breve ma gagliardo assolo. Batteria in libertà, basso con distorsore, chitarra wah-wah e ritmi violentissimi per la dura I Lied, tra Zeppelin e Sabbath, come se gli anni ’70 fossero dietro l’angolo. Please, meno di tre minuti, è forse la loro concezione di come debba suonare un singolo rock, senza compromessi, giusto con un filo di melodia, prima di scatenare un’altra raffica con il suo bottleneck. Long May You Sail è una riuscita fusione tra rock celtico alla Big Country e derive psichedeliche, come se fianco di Stuart Adamson si agitasse lo spettro di Jimi Hendrix.

I’ll Be Around, grazie di nuovo alla slide assassina e alla voce di Simo ha molte parentele con le varie band di Derek Trucks, puro southern-blues-rock di ottima fattura, mentre Becky’s Last Occupation è quella più vicina ai riff degli Zeppelin di Physical Graffiti o Presence (ma anche i Black Crowes) https://www.youtube.com/watch?v=F9YHCkkjfnU , poi rincarati nella lunghissima I’d Rather Lie In Vain, dove tornano di nuovo inflessioni tra Zep e Sabbath, incarnate in questo hard-slow-blues-rock che ricorda anche certe cose del Bonamassa più ingrifato, con le mani di JD Simo in piena libertà di galoppare sul manico della sua Les Paul, come il buon Jimmy Page dei tempi d’oro.  Dopo questo tour de force chitarristico l’album “ufficiale” si chiude su una traccia  acustica strumentale come Today I’m Here che sembra uno dei pezzi in solitaria di Duane Allman. Ma le tre bonus ci regalano altri 25 minuti di rock ad alto contenuto di ottani: la title-track Let Love Show The Way è un’altra bella ballatona di quelle dure ed elettroacustiche alla Houses Of The Holy per intenderci, con una lunga improvvisazione da applausi nella parte centrale e finale, mentre Ain’t Doin’ Nothin ci riporta in territori Allman Brothers con una lunghissima jam strumentale tutta da godere grazie alla perizia di JD Simo, che si conferma gran chitarrista negli oltre tredici minuti del brano https://www.youtube.com/watch?v=GcBN0TsNROo . Chiude una bella versione di Please Be With Me, famosa nella versione di Clapton ma scritta da Scott Boyer dei Cowboy, una piccola gemma acustica che chiude un gran bel disco di rock, come se ne fanno pochi ultimamente, anche se più di quello che si pensa, non tutti però di questo livello qualitativo, Duane Allman sarebbe soddisfatto!

Dal vivo fanno una grande With A Little From My Friends.

Da oggi nei negozi.

Bruno Conti

Come Direbbero I Romani: E Mo’ Basta! Ci Ha Lasciato Anche Paul Kantner!

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Il Gennaio più nero della storia del rock si sta finalmente per chiudere, e dopo le premature scomparse di David Bowie e Glenn Frey (ma anche di Otis Clay e Dale Griffin), è ora purtroppo la volta di Paul Kantner, leader e fondatore di uno dei gruppi americani principali della seconda metà degli anni sessanta, ovvero i Jefferson Airplane, forse la band che più di tutte le altre è stata il simbolo della controcultura hippy e della Summer Of Love.

Paul (scomparso all’età di 74 anni per una setticemia dovuta ad un attacco cardiaco) fondò gli Airplane nel 1965 insieme a Marty Balin, ed in breve tempo (nella formazione classica con Jorma Kaukonen, Jack Casady, Spencer Dryden e la splendida vocalist Grace Slick) diede vita ad uno dei gruppi che, insieme ai Grateful Dead, meglio rappresentavano la scena musicale di San Francisco, grazie anche alla partecipazione a festival come Monterey e Woodstock, ma soprattutto con canzoni del calibro di Somebody To Love, White Rabbit, Crown Of Creation, Volunteers ed album diventati pietre miliari del periodo come Surrealistic Pillow, After Bathing At Baxter’s e Volunteers; la loro musica, un misto di rock, blues e psichedelia, unita a testi di attualità dalla forte impronta politica (e polemica), diventò presto la colonna sonora degli hippies e dei movimenti di sinistra statunitensi (anche se indubbiamente oggi certe tematiche e certe sonorità suonano un po’ più datate di altre appartenenti allo stesso periodo), con il nostro visto quasi alla stregua di un “santone acido”, parallelamente a Jerry Garcia.

Dopo uno storico e bellissimo album solista e corale del 1970 (Blows Against The Empire, un perfetto manifesto del Laurel Canyon Sound https://www.youtube.com/watch?v=ZaHNAVgVkDY , con membri degli Airplane, dei Dead, dei Quicksilver Messenger Service e degli Electric Flag, oltre a Graham Nash e David Crosby, quasi un prologo del magnifico album solo di quest’ultimo, If I Could Only Remember My Name) ed un paio di dischi, quasi altrettanto belli come Sunfighter e  Baron Von Tollbooth  in duo con la Slick, a lui sentimentalmente legata in quel periodo, Kantner sciolse gli Airplane e formò i Jefferson Starship, evoluzione della band precedente ma con un occhio più attento alle classifiche (e con un messaggio politico via via sempre più flebile). Quando però il gruppo negli anni ottanta arriverà a sfiorare il ridicolo, Kantner li lascerà obbligandoli anche a togliere il “Jefferson” dal nome.

Nel 1989, a sorpresa, un nuovo disco omonimo dei Jefferson Airplane con la formazione classica, un album assolutamente non disprezzabile e che andrebbe rivalutato; Kantner riprenderà poi in mano la sigla Jefferson Starship fino ai giorni nostri, con risultati alterni ma anche ottimi come nel caso di Jefferson’s Tree Of Liberty del 2008.

Resta il ricordo di un artista tutto di un pezzo, che ha sempre combattuto le sue battaglie con estrema coerenza e buona fede, anche se a volte poteva sembrare un sognatore un po’ fuori dal suo tempo: vorrei ricordarlo con una delle mie canzoni preferite degli anni settanta (in assoluto), un brano tratto da un album abbastanza dimenticato intitolato Baron Von Toolbooth And The Chrome Nun ed accreditato a Kantner con Grace Slick e David Freiberg e dedicato alla figlia di Paul e Grace.

So Long Paul, sia che tu ci guardi dal tuo Airplane o dalla tua Starship.

Marco Verdi

Piccoli Grandi Secreti Dalla Scena Musicale Americana, Anche In Veranda! Kate Campbell – The K.O.A. Tapes (Vol.1)

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Kate Campbell – The K.o.a. Tapes (Vol.1) – Large River Music

Avevo lasciato Kate Campbell con il delicato e pianistico 1000 Pound Machine (12) http://discoclub.myblog.it/2012/05/21/un-fiore-dal-sud-kate-campbell-1000-pound-machine/ , e me la ritrovo a distanza di quattro anni con questo nuovo lavoro, composto da un mix di canzoni sue rivisitate, e altre di autori importanti (amati in gioventù, e non solo, da Kate), proposte e suonate in modo intimo e scarno solo con strumenti a corda, e con l’accompagnamento di una vecchia tastiera Wurlitzer. Per questo suo dodicesimo album The K.o.a. (Kate On America) Tapes (Vol.1), la Campbell (registrando anche sul proprio iPhone 5) ha radunato sulla sua veranda e nel salotto di casa musicisti “stellari” di area folk e bluegrass quali Missy Raines al contrabbasso e armonie vocali, Laura Boosinger al banjo, Steve Smith al mandolino, Joey Miskulin alla fisarmonica, John Kirk al violino, Sally Van Meter al dobro, Ben Surrat al tamburello, e l’amico di vecchia data, il grande Spooner Oldham, alle tastiere (recuperate il magnifico For The Living Of These days (06), inciso con Oldham), con la produzione di David Henry che ha fatto il resto, assemblando il tutto, per una cinquantina scarsi di minuti deliziosamente senza pretese, ma con forti riferimenti al catalogo folk americano.

Mi sembra cosa giusta, elencare la  tracklist e gli autori dei brani:

1 –  Some Song (Elliott Smith)

2 –  America (Paul Simon)

3 –  Greensboro (Kate Campbell)

4 –  Lay Back (Kate Campbell The Darkness da Blues And Lamentations)

5 –  I Am A Pilgrim (Johnny Cash)

6 –  From Galway To Graceland (Richard Thompson)

7 –  Porcelain Blue (Kate Campbell da Rosaryville)

8 –  Me And Bobby McGee (Kris Kristofferson)

9 –  Hope’s Too Hard (Kate Campbell da Bird Songs)

10 – Jesus, Savior, Pilot Me (Traditional)

11 – Passing Through (Leonard Cohen)

12 – The Locust Years (Kate Campbell da Songs From The Levee)

13 – Strangeness Of The Day (Kate Campbell da Monuments)

14 – Seven Miles Home (Bobby Bare)

15 – Freebird (Ronnie Van Zant)

Tralasciando le sue canzoni rivisitate nell’occasione in questa forma “agreste”, il viaggio di Kate parte omaggiando autori come Elliott Smith con il bluegrass di Some Song, il Paul Simon di una pianistica e delicata America, passando poi ad un classico di Johnny Cash I Am A Pilgrim in una versione country-gospel, andando poi a pescare dal repertorio di Richard Thompson la tenue e dolce melodia di From Galway To Graceland, e il famosissimo brano Me And Bobby McGee di Kris Kristofferson, inno di una generazione. Dal sole della California, il viaggio prosegue verso New Orleans con il vecchio inno “spiritual” Jesus, Savior, Pilot Me, facendosi accompagnare dal bravissimo Spooner Oldham in una pianistica Passing Through, del mio autore preferito Leonard Cohen, e andando a chiudere il viaggio dei ricordi giovanili di Kate, con una delicata versione di un brano meraviglioso come Seven Miles Home di Bobby Bare, impreziosito dal commovente violino di John Kirk, e infine una sorprendente e intrigante versione di Freebird dei Lynyrd Skynyrd (in ricordo di un lontano ballo del liceo della protagonista).

The K.o.a. Tapes (Vol.1) è un disco splendido nella sua semplicità, realizzato con rigorosità e coerenza, un affascinante lungo e tortuoso cammino attraverso le radici americane, con Kate Campbell nella veste di meravigliosa compagna di viaggio, e sono certo che questo lavoro contribuirà a garantire a questa bravissima cantante del profondo Sud, un piccolo posto speciale nella storia della musica Americana. Attendiamo altri capitoli!

Tino Montanari  

 

Un’Oretta Di Pure Delizie Sonore (Anche Di Più Nella Versione Deluxe)! Tedeschi Trucks Band – Let Me Get By

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Tedeschi Trucks Band – Let Me Get By – Fantasy/Universal CD o Deluxe 2CD 29-01-2016

Anche se in alcuni siti e riviste è stato già recensito, la data ufficiale di uscita del nuovo disco della Tedeschi Trucks Band Let Me Get By è il 29 gennaio (e il 5 febbraio, in Europa, per la versione Deluxe doppia), quindi ne parliamo nell’immediatezza della pubblicazione che sarà in questo fine settimana. Si tratta solo del terzo disco di studio della band, oltre al bellissimo doppio Live: Everybody’s Talkin’ del 2012: potrebbe essere quello della consacrazione, anche se pure i precedenti Revelator Made Up Mind avevano avute ottime critiche ed erano entrati nelle Top 20 delle classifiche di vendita americane, ma questo nuovo album sembra avere quel quid in più. Derek Trucks non fa più parte dell’Allman Brothers Band, che si è sciolta, e quindi ha più tempo per il gruppo di famiglia, che è la diretta prosecuzione della Derek Trucks Band che aveva operato dal 1997 al 2010, e utilizza anche un paio di musicisti che avevano fatto parte del primo gruppo. Susan Tedeschi, la moglie di Derek, con una eccellente carriera solista alle spalle, è la vocalist del gruppo, ma anche Mike Mattison nel nuovo album, oltre ad essere presente come co-autore di parecchi brani, è utilizzato come voce solista in un paio di canzoni.

Canzoni che sono proprio quelle che sembrano fare la differenza rispetto ai dischi passati (che peraltro al sottoscritto erano piaciuti parecchio, infatti non a caso Made Up Mind era entrato nella mia lista dei migliori del 2013 http://discoclub.myblog.it/2013/08/23/grande-chitarrista-grande-cantante-altri-nove-ottimi-musicis/): infatti il nuovo album sembra ancora più organico e le canzoni, che al solito spaziano nei vari generi cari alla band, dal rock al blues, dal soul al gospel, aggiungiamo R&B, funky e jazz e otteniamo tutto lo spettro sonoro che è possibile ascoltare in questo Let Me Get By, perfettamente amalgamato, ma allo stesso tempo lasciando percepire tutte le componenti che confluiscono nel sound finale https://www.youtube.com/watch?v=VgKNleCaTcs . Si diceva delle canzoni che sembrano più organiche, ancora meglio costruite che in passato, con spazio per melodia e grooves, la solita quota di improvvisazione dedicata a Derek Trucks, meno accentuata che in passato e che sicuramente verrà ampliata nelle esibizioni live, per cui occupiamoci proprio delle canzoni, con una track by track completa dell’album.

Prima di tutto vediamo il secondo disco della Deluxe Edition, che in questo caso è quella da aversi, sia per la confezione, come per i contenuti e anche per il prezzo contenuto, se mi passate il gioco di parole, meno di quanto vengano fatte pagare abitualmente le edizioni speciali singole con una o due bonus (sto ancora imprecando per il prezzo assurdo del nuovo Elton John in uscita il 5 febbraio, che costerà 5 o 6 euro in più, per 2 brani extra). Nel caso di Let Me Get By nel secondo CD abbiamo ben otto tracce aggiunte: 3 versioni demo alternative di brani contenuti nell’album, un inedito Satie Groove, una cover di Oh! You Pretty Things, la canzone di David Bowie e tre pezzi dal vivo registrati al Beacon Theatre di New York Laugh About It, I Pity The Fool Keep On Growing, quasi 45 minuti di musica).

Passiamo ai brani del disco:

Anyhow, firmata dal trio Trucks/Tedeschi/Mattison si avvale della presenza di Doyle Bramhall II, alla chitarra e alle armonie vocali, e si apre con la vocalità soffusa di Susan e con la slide di Derek per poi trasformarsi in una bellissima canzone, calda ed avvolgente, tipica del songbook della bionda signora Tedeschi, sempre più brava come cantante, a tratti sensuale in altri languida, in altri ancora travolgente, con un perfetto phrasing che si integra con le armonie vocali di Mattison Mark Rivers, il contrappunto dei tre fiatisti, Kebbi Williams, Maurice Brown Saunders Sermons, gli svolazzi del piano e dell’organo di Kofi Burbridge, fino alla conclusione strumentale dove la chitarra slide di Trucks disegna un assolo dei suoi, grazie anche al poderoso supporto della sezione ritmica di Tim Lefevbre, bassista di pregio che continua una teoria di grandi musicisti che si sono succeduti negli anni nel suo ruolo, e la doppia batteria di J.J. Johnson Tyler Greenville, così abbiamo nominato tutti i musicisti di questa grande band che giustamente viene considerato uno dei migliori ensemble in assoluto attualmente in circolazione nel mondo.

Laugh About It, scritta coralmente dai principali componenti, tra blues e soul di Memphis, è un altro esempio della maestria dei nostri, sezione fiati avvolgente, armonie vocali deliziose, chitarra e tastiere che a tratti si distinguono, la voce ancora stupenda e poi gran finale strumentale con Trucks che lavora di fino su un arrangiamento complesso e ricco di groove, già provato dal vivo, come dimostra il bonus disc.

Don’t Know What It Means è decisamente più funky, tra clavinet e wah-wah si viaggia su ritmi decisamente più sincopati, nel giusto equilibrio degli assetti, con Derek Trucks che fa quello che Duane Allman faceva in molte tracce classiche di soul primi anni ’70, pennellate di classe su un telaio solido e finale super funky con la band in gran spolvero.

Right On Time, scritta da Trucks Mattison, che la canta in coppia con la Tedeschi, è più cadenzata, a tratti jazzata e di scuola new Orleans, grazie anche alla tromba con sordina di Sermons e al pianino insinuante di Burbridge, che contribuisce ad una atmosfera quasi vaudeville grazie anche alla Resonator Guitar di Trucks; forse un episodio minore, gradevole ma non memorabile.

Let Me Get By, ancora un frutto collettivo della band, grazie alla vocalità calda di Susan a tratti ricorda alcune cose di Bonnie Raitt, alla cui voce la Tedeschi assomiglia in modo impressionante, ma mantiene gli spunti funky-rock grazie ad un assolo di organo Hammond di Burbridge che si situa tra Jimmy Smith Brian Auger, poi il resto lo fanno le chitarre di Trucks, taglienti ed espressive come di consueto, soprattutto in modalità slide.

Just As Strange, scritta dai coniugi Trucks insieme a Doyle Bramhall, è un duetto tra Susan e sé stessa, che si sdoppia nei due canali dello stereo, con un suono più elettroacustico, senza fiati, e con una quota blues più marcata, anche se la band rolla sempre di gusto.

Crying Over You, cantata da Mike Mattison, è soul music anni ’70, tra Philly Sound e le ultime propaggini pre-disco di Stax e Motown, oltre ai fiati c’è anche una sezione archi e Mattison canta con voce melliflua e suadente sui coretti dei background vocalist e con i soliti inserti solisti di Trucks e Burbridge, molto coinvolgente e con un gran finale strumentale dove la band innesta ancora la quinta e ci diverte con le sue improvvisazioni, soprattutto un Derek Trucks veramente incontenibile alla chitarra. Brano che poi diventa Swamp Raga for Holzapfel, Lefebvre, Flute and Harmonium, un breve intermezzo pastorale tra John Fahey e musica orientale, con il nostro alla 12 corde acustica e Kofi Burbridge al flauto.

Hear Me è la classica ballata che ti aspetti in un disco così, dolce e suadente è la voce di Susan Tedeschi, per un brano tra soul e pop, mi ha ricordato alcune delle cose migliori dello Stevie Wonder più ispirato dei primi anni ’70, con la chitarra slide di nuovo Allmaniana di Trucks a punteggiare le deliziosi evoluzioni vocali della consorte, bellissima canzone,

I Want More con un piglio decisamente più rock, grazie al drive di batteria e fiati, potrebbe ricordare certe cose del “soul bianco” della grande Janis, e le chitarre, che qui sono tre, Tedeschi, Trucks Doyle Bramhall, co-autore con Mattison del pezzo, viaggiano alla grande, sembra anche un pezzo alla Delaney & Bonnie o del Clapton amante delle soul revue, altra gran canzone con coda strumentale travolgente.

Si chiude con In Every Heart, altra lunga ballata, oltre i sei minuti, con una intro di fiati che ricorda certe cose simil New Orleans della Band, per poi diventare una magnifica deep soul ballad dal profondo Sud dei loro studi Swamp Raga di Jacksonville, Florida, dove è stato registrato il disco. Inutile dire che Susan Tedeschi la canta divinamente e Derek accarezza la sua slide per un doppio struggente, e ricco di tecnica, assolo nella parte centrale e finale.

Gran disco!

Bruno Conti

Una Grande Band Di “Sognatori”! Tindersticks – The Waiting Room

tindersticks the waiting room cd+dvd

Tindersticks – The Waiting Room – City Slang Records – CD – DVD

Stuart A.Staples e i suoi Tindersticks hanno sviluppato un “sound” facilmente riconoscibile sin dal bellissimo album d’esordio The Tindersticks (95), incidendo negli anni a seguire una decina di dischi di una bellezza raffinata. A quattro anni di distanza da The Something Rain (12) e tre da Across Six Leap Years (13), una sorta di greatests hits con nuove versioni di brani rari e dimenticati (recensiti come sempre puntualmente su questo blog http://discoclub.myblog.it/2013/11/27/il-solito-pop-camera-gustosa-versione-riveduta-corretta-tindersticks-across-six-leap-years/ ), tornano con un lavoro complesso ma anche affascinante, come questo nuovo lavoro The Waiting Room. L’attuale “line-up” del gruppo oltre al carismatico leader Staples, è composta da David Boulter, Neil Fraser, Dan McKinna, E Earl Harvin, avvalendosi della collaborazione del jazzista inglese Julian Siegel e della cantante Jehnny Beth del gruppo Savages, per 11 tracce che come al solito riescono a creare una dolce e rarefatta atmosfera.

La “sala d’attesa” dei Tindersticks si apre su una cover strumentale, quasi “morriconiana”, del noto tema da film Gli Ammutinati Del Bounty Follow Me, per poi passare subito ad una più tradizionale Second Chance Man con l’inconfondibile voce baritonale di Stuart, all’arrangiamento simil bossanova di Were We Once Lovers?, al free-jazz a loro modo di Help Yourself  con un’intrigante uso di ottoni, per poi arrivare al capolavoro del disco, una commovente Hey Lucinda che Staples duetta con la compianta cantante messicana Lhasa De Sela (in passato aveva già collaborato con il gruppo inglese, ed è scomparsa nel 2010 prematuramente, dopo aver inciso il brano). Dopo un “virtuale” momento di commozione, si riparte con il secondo brano strumentale This Fear Of Emptiness composto dal tastierista Boulter (pezzo che evoca ancora paesaggi cinematografici), restare meravigliati dalla bellezza delle note di una recitativa How He Entered, mentre la title-track The Waiting Room è una indolente canzone in perfetto “stile” Tindersticks, come pure il terzo strumentale Planting Holes, con il piano a distribuire note scarne e notturne. Ci si avvia (purtroppo) alla fine con le percussioni essenziali di We Are Dreamers! con la partecipazione canora di Jehnny Beth, e chiudere con Like Only Lovers Can, una ballata romantica dove ancora una volta la voce fumosa di Stuart diventa uno strumento avvolgente che rapisce l’anima. Il DVD accluso presenta un progetto che vede per ogni brano dell’album un video abbinato alla canzone, girato da registi del settore che rispondono al nome di Suzanne Osborne, Christoph Girardet, Pierre Vinour, Claire Denis (i Tindesticks hanno composto le colonne sonore di Nènette Et Boni e Trouble Every Day), Rosie Pedlov, Joe King, Gregorio Graziosi, David Reeve, e lo stesso poliedrico Stuart A.Staples.

Inutile dire che, ma io sono di parte, The Waiting Room si aggiunge alla lista dei “capolavori” della band proveniente da Nottingham, e Stuart A.Staples, anche se da poco ha varcato la fatidica soglia dei cinquant’anni, dopo venticinque anni di carriera riesce ancora a produrre una delle musiche più fascinose in circolazione, in quanto i Tindersticks sembrano sempre possedere il raro dono di scrivere grandi canzoni, sia di largo respiro, come di un intimismo disarmante, mantenendo di volta in volta un tasso notevole di professionale musicalità.

Se vi ho convinto, consiglio un ascolto a basso volume prima di spegnere del tutto la luce, e poi abbandonarsi “tra le braccia di Morfeo”.!

Tino Montanari

“Inconsueto” Ma Ricco Di Talento. Dal Canada Ben Caplan – Birds With Broken Wings

ben caplan birds with broken wings

Ben Caplan – Birds With Broken Wings – Coalition Music/Warner

Ben Caplan viene da Halifax, Canada, compirà 30 anni a giugno, ma la sua voce, che sembra quella di un fumatore e bevitore di whisky incallito  e il suo aspetto fisico, capello e barba lunghi e incolti, farebbero pensare ad un uomo di mezza età che ha vissuto una vita ” alla Tom Waits”! In effetti il nostro amico, più che ad alcol e sigarette, si è sempre dedicato alla musica, partecipando a vari programmi per artisti emergenti locali, lanciati dalla sua etichetta, la Coalition Music, facendo il lavoro di musicista on the road già dal 2006, incidendo il suo primo disco nel 2009 e dando vita alla sua band, i Casual Smokers, che nel 2011 pubblicano il loro primo album, In The Time Of The Great Remembering, che contiene già in nuce i temi che poi verranno elaborati alla perfezione in questo nuovo Birds With Broken Wings. Il disco in Canada è già uscito da alcuni mesi, ma ora la Warner si prepara a lanciarlo anche in Europa, dopo gli Stati Uniti, non so se in grande stile.

Si tratta di un disco affascinante, dalle sonorità inconsuete, ma non uniche, uno stile che mescola ballate pianistiche, brani da crooner, incursioni nella musica klezmer e in quella tzigana, arrangiamenti tra jazz, pop e musica d’autore, che si avvalgono dell’utilizzo di oltre trenta musicisti, raramente contemporaneamente, per un risultato che a chi scrive ha ricordato, a seconda dei momenti, il Tom Waits degli anni Asylum, quando la voce non era ancora “rovinata”, o il Nick Cave balladeer, romantico e melodico dei suoi brani meno rock, ma anche una sorta di fratello, sull’altra sponda dell’Oceano, del nostro Vinicio Capossela, con cui condivide una passione per la musica popolare, per le escursioni bandistiche, ma anche per il pop e il rock meno convenzionali..Ben Caplan si divide tra piano, chitarra e banjo, ma anche vibrafono e armonica, con gli altri musicisti alle prese anche con cymbalon, pedal steel, toy piano, darbouka, oltre ad una miriade di fiati, violini, viole e cello, strumenti a percussione, e molte voci di supporto, per lo più femminili. Anche il rapper So-Called, che è buon musicista peraltro, porta il suo contributo con piano, vibrafono e quella che nel libretto del CD viene definita “madness”!

Il risultato finale si può sentire in brani come la corale e vivace title-track che ha un po’ tutti gli elementi della musica di Caplan in evidenza (e un video bellissimo), tra mandolino, clarinetto, banjo e piano si insinuano i violini, i fiati, con quello che ha tutta l’aria di un bassotuba ma è un cello, inserti vocali tipo i coretti alla Leonard Cohen, su arie ora tzigane, ora quasi country, a ritmi frenetici, con Ben che declama con la sua voce maschia ma dal grande fascino, il risultato è quasi irresistibile. I Got Me A Woman accentua l’aspetto zingaresco, ma sempre con quel contrappunto vocale femminile che la rende affascinante e unica, trascinante nel suo dipanarsi, con mille particolari strumentali e la voce potente di Ben Caplan che è l’elemento trainante di un ensemble particolare ma efficacissimo, divertente pure. Ma Caplan è capace di regalarci anche ballate pianistiche dal grande afflato melodico, malinconiche ed evocative, come la bellissima Belly Of The Worn, dove la pedal steel conferisce un aspetto non dissimile dalle prime prove discografiche di Tom Waits e l’impianto vocale la avvicina anche a certe cose del Nick Cave citato, e forse anche di Cohen, che è maestro un po’ di tutti. Ride On, più incalzante ma sempre ricca di melodia, ha un impianto forse più bluesato, con fiati, anche il flauto, violini, armonica, tastiere e una avvolgente pedal steel che sottolineano il canto appassionato del nostro, che ha veramente una voce tutta da gustare https://www.youtube.com/watch?v=XVgpgNxwVxg .

Under Control addirittura è quasi klezmer puro, con piano e cymbalon a guidare le danze, una sorta di valzerone cadenzato che ricorda molto, grazie al vocione, sia Waits come Capossela, tra violini. percussioni e coristi impegnati in uno stile definito da cocktail party. Deliver Me è una sorta di jazz ballad, notturna ed intrigante, sempre con questa aura musicale arcana che a tratti ricorda brani come 16 Tons e simili, con un sound più raccolto grazie alla formazione meno ampia impiegata in questo brano, che ci permette di gustare anche ardite divagazioni vocali di Caplan che a tratti ricordano addirittura Stratos, se si fosse cimentato con questo stile, almeno al sottoscritto. 40 Days And 40 Nights è un’altra bellissima canzone, dalla costruzione più tradizionale, sembra quasi un pezzo alla Tom Jones, ma quello più ricercato degli ultimi anni, cantato a piena voce da Caplan, che si conferma cantante di tutto rispetto, dalla voce potente che si appoggia sulle armonie vocali delle eccellenti vocalists che lo accompagnano, con effetti devastanti, in senso positivo. E’ veramente difficile inquadrare quale musica si ascolta in questo Birds With Broken Wings, l’intro di Dusk, con sax e trombe, ci catapulta in qualche fumoso locale mitteleuropeo anni ’20 o ’30, per poi avvolgerci nella calda e poderosa vocalità di Caplan che a tratti ricorda anche le acrobazie vocali di uno Shawn Phillips, che penso pochi ricorderanno.

Mancano le ultime tracce, tre palesi e una “nascosta”: Night Like Tonight, con Ben Impegnato nella ricerca della sua amata, illustra un ulteriore lato della musica del nostro, quella del crooner puro, se mai decidesse di dedicarsi al genere, tra sprazzi orchestrali che potrebbero provocare una crisi di gelosia nel super sopravvalutato compatriota canadese Michael Bublé, Caplan affronta la canzone nel suo aspetto migliore, quello melodico, per poi rituffarsi in una Devil Town, dove vibrafono, contrabbasso, violini pizzicati e piano appena accennato, potrebbero far pensare a qualche ballata del maestro Cohen o del discepolo Cave, ma grazie a sonorità esotiche hanno sempre questo appeal da world music, o musica etnica, se preferite, sempre con uno sfondo jazz che non può mancare in questo mélange complesso. A concludere una stupenda ballata, solo voce e piano, come Lover’s Waltz, scritta da A.A. Bondy, https://www.youtube.com/watch?v=JUYj-s_oCFs ancora una volta di grande impatto emozionale, come tutti i brani contenuti in questo eccellente album. Come “hidden track” uno strano brano strumentale intitolato Canary, dove il flauto, suonato da Eric Hove, che è anche il sassofonista del disco, rievoca scenari  quasi alla Herbie Mann periodo CTI, della serie non solo jazz.

Bruno Conti  

Ripartiamo Con Le “Piacevoli Sorprese”: La Prima Del 2016. Eleanor Friedberger – New View

eleanor friedberger new view

Eleanor Friedberger – New View – Frenchkiss Records

Per chi non li conoscesse, i Fiery Furnaces di Matthew e Eleanor Friedberger sono stati, per alcuni anni, una delle più originali ed eccitanti indie-rock band in circolazione (se volete approfondire recuperate il bellissimo Bitter Tea (06) https://www.youtube.com/watch?v=CslozbDBBGI ). Dopo lo scioglimento (forse ormai definitivo), fratello e sorella portano avanti da alcuni anni il loro parallelo percorso solistico (con lavori di buona fattura), ma oggi ci occupiamo della parte della mela (melodica), Eleanor, americana dell’Illinois, ma vive a New York, che fa il salto di qualità con questo terzo album New View, dopo aver esordito con Last Summer (11) https://www.youtube.com/watch?v=nkopa_0TKzc , con canzoni pop che evidenziavano il suo amore giovanile per musicisti come Donovan e Procol Harum , a cui fece seguire Personal Record (13), con brani dalle sonorità sempre “anni ‘70”, già  assai valido https://www.youtube.com/watch?v=dryC_0vS-H0 .

New View (disco del mese per la rivista di settore inglese Uncut) è stato registrato in un fienile a Germantown (New York), usando come band di supporto gli Icewater, composta dal chitarrista Dorian De Angelo, da Noah Hecht alla batteria e percussioni, Jonathan Rosen piano e tastiere, Malcom Perkins alle chitarre elettriche e acustiche, e avvalendosi della produzione brillante di Clemens Knieper , per undici brani di pura “Americana music” che spaziano dal rock al folk.

La “nuova visione” di Eleanor, si apre con la ritmica battente di He Didn’t Mention His Mother, a cui fanno seguito la bellissima ballata folk Open Season, l’arrangiamento dinamico di Sweetest Girl, per poi passare ad una perfetta “pop-song”quasi alla George Harrison come Your Word https://www.youtube.com/watch?v=nKLf36rqYX4 , al soft-funky di Because I Asked You, e agli arpeggi chitarristici melodici di una delicata Never Is A Long Time. Un filo conduttore sembra attraversare tutto il disco, che prosegue con la solare Cathy With The Curly Hair, caratterizzata da un bel lavoro di tastiere molto “seventies”, per ritornare alla ballata d’atmosfera con Two Versions Of Tomorrow, con le chitarre in spolvero, al pop-rock perfetto di una All Known Things che sembra uscita dai solchi di un album dei Fleetwood Mac (con autore Lindsey Buckingham, ed Eleanor che canta come Stevie Nicks), senza dimenticare le tastiere che accompagnano l’incedere “berlinese” di Does Turquoise Work?, e chiudere con i sei minuti di A Long Walk, una galoppata che stranamente in alcuni momenti può ricordare Like A Rolling Stone, d’altronde le note sono sette!

Eleanor Friedberger è tante cose (e stupisce pensare che per fare un album come questo abbia in qualche modo dovuto rompere il sodalizio con suo fratello), in quanto è una “storyteller”, che nei suoi testi snocciola personaggi e luoghi, ma in questo caso è anche “rocker”, con la sua voce matura e calda che accompagna brani “indie-folk-rock”, che fanno assolutamente la differenza.

NewView,  per chi scrive, si candida ad essere una delle prime sorprese del 2016 (e spero sia apprezzato da molti altri critici *NDB Lo hanno già fatto, la media dei voti delle varie riviste internazionali è 8!), suonato molto bene, registrato anche meglio e con una scrittura fluida e  professionale, ma, ed è  la cosa più importante, pieno soprattutto di belle canzoni. Per una volta quelli di Uncut ci hanno visto giusto, provare per credere http://www.npr.org/player/v2/mediaPlayer.html?action=1&t=1&islist=false&id=462845881&m=462940236&live=1  .!

Tino Montanari

*NDB A me ricorda anche moltissimo, come stile, un’altra praticante del “perfect pop” come Aimee Mann.

Novità Di Gennaio Parte II, Ristampe. Long Ryders, Stax Volt Box, Velvet Underground, Monkees, Muddy Waters, The Truth, Looking Stateside

long ryders final wild songs

Ci eravamo lasciati con la prima parte di questa rubrica nella prima decade di gennaio, in cui promettevo che ci sarebbero state altre due puntate dedicate alle anticipazioni discografiche sulle uscite del mese. In seguito, come avrete notato, molti album in uscita hanno avuto, e avranno, dei Post specifici a loro dedicati; domani penso Eleanor Friedberger, nei prossimi giorni a seguire Ben Caplan, Tedeschi Trucks Band e altri. Ovviamente comunque non si riesce a recensire tutto, per cui questa rubrica rimane utile per tratteggiare e segnalare in breve le novità più importanti, cercando di tornare, ove possibile, su quelle più interessanti, sempre, più o meno, secondo i nostri gusti. Oggi tocca ad alcuni cofanetti in uscita in questo mese di gennaio.

Iniziamo con il box di 4 CD dedicato ai Long Ryders, titolo Final Wild Songs, etichetta Cherry Red Records, riporta la discografia completa della band di Sid Griffin Stephen McCarthy, quindi tutti gli EP ed album originali, periodo storico anni 80, rimasterizzati ed arricchiti da bonus copiose, più un concerto inedito Live ‘T Beest, Goes, The Netherlands.

Grande band!

Ecco la lista completa dei contenuti:

CD1: 1983-1984]
Original 10/5/60 EP:
1. Join My Gang
2. You Don’t Know What’s Right…
3. 10/5/60
4. And She Rides
5. Born To Believe In You
Native Sons:
6. Final Wild Son
7. Ivory Tower
8. Run Dusty Run
9. (Sweet) Mental Revenge
10. Fair Game
11. Tell It To The Judge On Sunday
12. Wreck Of The 809
13. Too Close To The Light
14. Never Got To Meet The Mom
15. I Had A Dream
16. Masters Of War
17. Black Girl – Acoustic May-June 1984
18. Wreck Of The 809 – Acoustic May-June 1984
19. Further Along – Acoustic May-June 1984
20. The Rains Came – CBGBs April 1984
21. You Can’t Judge A Book By The Cover – West End, Chicago Nov 1984

[CD2: 1985]
State Of Our Union:
1. Looking For Lewis And Clark
2. Lights Of Downtown
3. WDIA
4. Mason-Dixon Line
5. Here Comes That Train Again
6. Years Long Ago
7. Good Times Tomorrow, Hard Times Today
8. Two Kinds Of Love
9. You Can’t Ride The Boxcars Anymore
10. Capturing The Flag
11. State Of My Union
12. Southside Of The Story
13. Child Bride
14. If I Were A Bramble And You Were A Rose
15. Looking For Lewis And Clark – OGWT
16. Lights Of Downtown – Captain’s Mix, Island Studios
17. Capturing The Flag – Captain’s Mix, Island Studios
18. Christmas In New Zealand – State Of Our Union
19. Encore From Hell

[CD3: 1986]
Two Fisted Tales:
1. Gunslinger Man
2. I Want You Bad
3. A Stitch In Time
4. The Light Gets In The Way
5. Prairie Fire
6. Baby’s In Toyland
7. Long Story Short
8. Man Of Misery
9. Harriet Tubman’s Gonna Carry Me Home
10. For The Rest Of My Days
11. Spectacular Fall
12. Ring Bells
Demos:
13. 17 Ways
14. Basic Black
15. Pushin’ Uphill
16. How Do We Feel What’s Real
17. He’s Got Himself A Young Girl (And He Can’t Keep Up)
18. He Can Hear His Brother Calling
19. Sad Sad Songs
20. Flak Jacket
21. Blues Theme

[CD4: Live ‘T Beest, Goes, The Netherlands]
1. Mason Dixon Line
2. Time Keeps Traveling
3. (Sweet) Mental Revenge
4. Run Dusty Run
5. You Don’t Know What’s Right…
6. As God Is My Witness
7. Ivory Tower
8. I Can’t Hide
9. Masters Of War
10. Wreck Of The 809
11. Good Times Tomorrow, Hard Times Today
12. Six Days On The Road
13. Southside Of The Story
14. Still Get By
15. Tell It To The Judge On Sunday

complete stax volt singles 1959 1968

In questo caso basta solo la parola, si tratta della ristampa in versione budget (prezzo tra i 35 e 40 euro, indicativamente) del mitico cofanetto volume 1 dedicato ai singoli in ordine cronologico della Stax Volt: Singles 1959-1968 è il titolo di questo box da 9 CD, il vero Santo Graal della soul music, assolutamente da avere, imperdibile. Basta leggere i titoli sotto, tra noti ed ignoti una vera enciclopedia della musica soul:

 CD1]
1. Fool In Love – The Veltones
2. ‘Cause I Love You – Carla & Rufus
3. Gee Whiz, Look At His Eyes – Carla Thomas
4. You Make Me Feel So Good – The Chips
5. A Love Of My Own – Carla Thomas
6. Last Night – The Mar-Keys
7. I Didn’t Believe – Rufus & Friend
8. I’m Going Home – Prince Conley
9. (Mama, Mama) Wish Me Good Luck – Carla Thomas
10. Morning After – The Mar-Keys
11. The Life I Live – Barbara Stephens
12. About Noon – The Mar-Keys
13. Burnt Biscuits – Triumphs
14. I Kinda Think He Does – Carla Thomas
15. Foxy – Mar-Keys
16. You Don’t Miss Your Water (Extended) – William Bell
17. Formula Of Love – William Bell
18. Goofin’ Off – Macy Skipper
19. Wait A Minute – Barbara Stephens
20. Sunday Jealous – Nick Charles
21. That’s The Way It Is With Me – Barbara Stephens
22. No Tears – The Tonettes
23. Pop-Eye Stroll – The Mar-Keys
24. The Three Dogwoods – Nick Charles
25. Why Should I Suffer With The Blues – The Canes
26. Whot’s Happenin’ – The Mar-Keys
27. Just Across The Street – The Del-Rios
28. There’s A Love – The Del-Rios
29. Can’t Ever Let You Go – Rufus Thomas

[CD2]
1. Green Onions – Booker T. & The MG’s
2. Behave Yourself – Booker T. & The MG’s
3. Any Other Way – William Bell
4. I’ll Bring It Home To You – Carla Thomas
5. Sack O’ Woe – The Mar-Keys
6. These Arms Of Mine – Otis Redding
7. Teardrop Sea – The Tonettes
8. The Dog – Rufus Thomas
9. Jelly Bread – Booker T. & The MG’s
10. I Told You So – William Bell
11. Bo-Time – The Mar-Keys
12. Home Grown – Booker T. & The MG’s
13. My Imaginary Guy – Deanie Parker & The Valadors
14. Just As I Thought – William Bell
15. What A Fool I’ve Been – Carla Thomas
16. The Hawg, Part I – Eddie Kirk
17. Don’t Be Afraid Of Love – Oscar Mack
18. That’s My Guy – Cheryl & Pam Johnson
19. Chinese Checkers – Booker T. & The MG’s
20. Somebody Mentioned Your Name – William Bell
21. What Can I Do – Bobby Marchan
22. That’s What My Heart Needs – Otis Redding
23. What Can It Be – The Astors
24. Bango – Billy & The King Bees
25. Them Bones – Eddie Kirk
26. Walking The Dog – Rufus Thomas
27. I’ll Show You – William Bell

[CD3]
1. Pain In My Heart – Otis Redding
2. Gee Whiz, It’s Christmas – Carla Thomas
3. Mo’ Onions – Booker T. & The MG’s
4. Frog Stomp – Floyd Newman
5. Can You Monkey Do The Dog – Rufus Thomas
6. You Won’t Do Right – Bobby Marchan
7. Wondering (When My Love Is Coming Home) – The Drapels
8. Each Step I Take – Deanie Parker
9. Honeydripper – The Van-Dells
10. Who Will It Be Tomorrow – William Bell
11. Come To Me – Otis Redding
12. Don’t Leave Me This Way – Otis Redding
13. I Don’t Want You Anymore – Eddie Jefferson
14. Restless – The Cobra’s
15. Somebody Stole My Dog – Rufus Thomas
16. Big Party – Barbara & The Browns
17. That’s Really Some Good – Rufus and Carla Thomas
18. Night Time Is The Right Time – Rufus and Carla Thomas
19. Security – Otis Redding
20. Dream Girl – Oscar Mack
21. Closer To My Baby – Dorothy Williams
22. I’ve Got No Time To Lose – Carla Thomas
23. Young Man – The Drapels
24. Soul Dressing – Booker T. & The MG’s
25. After Laughter (Comes Tears) – Wendy Rene
26. Can’t Explain How It Happened – Ivory Joe Hunter
27. Bush Bash – The Mar-Keys
28. Please Return To Me – The Fleets

[CD4]
1. Jump Back – Rufus Thomas
2. Chained And Bound – Otis Redding
3. In My Heart – Barbara & The Browns
4. Spunky – Johnny Jenkins
5. Bar-B-Q – Wendy Rene
6. The Sidewalk Surf – The Mad Lads
7. Can’t Be Still – Booker T. & The MG’s
8. A Woman’s Love – Carla Thomas
9. Yank Me (Doodle) – Baracudas
10. That’s How Strong My Love Is – Otis Redding
11. Mr. Pitiful – Otis Redding
12. Don’t Let Her Be Your Baby – Del-Rays
13. Can’t See You When I Want To – David Porter
14. My Lover – Barbara & The Browns
15. Got You On My Mind – The Admirals
16. How Do You Quit (Someone You Love) – Carla Thomas
17. Biggest Fool In Town – Gorgoeus George
18. Banana Juice – The Mar-Keys
19. Little Sally Walker – Rufus Thomas
20. A Place Nobody Can Find – Sam & Dave
21. Goodnight Baby – Sam & Dave
22. Boot-Leg – Booker T. & The MG’s
23. Outrage – Booker T. & The MG’s
24. I’ve Been Loving You Too Long – Otis Redding
25. I’m Depending On You – Otis Redding
26. Candy – The Astors
27. Give You What I Got – Wendy Rene

[CD5]
1. Stop! Look What You’re Doin – Carla Thomas
2. Willy Nilly – Rufus Thomas
3. Don’t Have To Shop Around – The Mad Lads
4. Crying All By Myself – William Bell
5. I Take What I Want – Sam & Dave
6. When You Move You Loose – Rufus and Carla Thomas
7. Respect – Otis Redding
8. Make It Me – The Premiers
9. The World Is Round – Rufus Thomas
10. In The Twilight Zone – The Astors
11. Blue Groove – Sir Isaac & The Do-Dads
12. You Don’t Know Like I Know – Sam & Dave
13. Grab This Thing (Part 1) – The Mar-Keys
14. Be My Lady – Booker T. & The MG’s
15. Comfort Me – Carla Thomas
16. I Can’t Turn You Loose – Otis Redding
17. Just One More Day – Otis Redding
18. I Want Someone – The Mad Lads
19. Birds & Bees – Rufus and Carla Thomas
20. Philly Dog – The Mar-Keys
21. I Had A Dream – Johnnie Taylor
22. Satisfaction – Otis Redding
23. Things Get Better – Eddie Floyd
24. I’ll Run Your Hurt Away – Ruby Johnson
25. Hot Dog – The Four Shells
26. Let Me Be Good To You – Carla Thomas
27. Hold On, I’m Comin’ – Sam & Dave

[CD6]
1. Laundromat Blues – Albert King
2. Sugar Sugar – The Mad Lads
3. Share What You Got (But Keep What You Need) – William Bell
4. Marching Off To War – William Bell
5. My Lover’s Prayer – Otis Redding
6. Your Good Thing (Is About To End) – Mable John
7. I Got To Love Somebody’s Baby – Johnnie Taylor
8. I Want A Girl – The Mad Lads
9. Knock On Wood – Eddie Floyd
10. B-A-B-Y – Carla Thomas
11. My Sweet Potato – Booker T. & The MG’s
12. Booker-Loo – Booker T. & The MG’s
13. Oh, Pretty Woman (Can’t Make You Love Me) (Single) – Albert King
14. Said I Wasn’t Gonna Tell Nobody (LP/Single Version) – Sam & Dave
15. Never Like This Before – William Bell
16. Fa-Fa-Fa-Fa-Fa [Sad Song] – Otis Redding
17. Patch My Heart – The Mad Lads
18. Sister’s Got A Boyfriend – Rufus Thomas
19. Come To Me My Darling (Single Version) – Ruby Johnson
20. When My Love Comes Down – Ruby Johnson
21. Try A Little Tenderness – Otis Redding
22. Crosscut Saw – Albert King
23. Little Bluebird – Johnnie Taylor
24. Toe-Hold – Johnnie Taylor
25. Jingle Bells – Booker T. & The MG’s

[CD7]
1. You Got Me Hummin’ (LP/Single Version) – Sam & Dave
2. You’re Taking Up Another Man’s Place – Mable John
3. All I Want For Christmas Is You – Carla Thomas
4. Please Uncle Sam (Send Back My Man) (Single Version) – The Charmels
5. Something Good Is Going To Happen To You – Carla Thomas
6. Raise Your Hand – Eddie Floyd
7. Ain’t That Loving You – Johnnie Taylor
8. I Don’t Want To Lose Your Love – The Mad Lads
9. When Something Is Wrong With My Baby – Sam & Dave
10. Let Me Slow Down – Bobby Wilson
11. Hip Hug-Her – Booker T. & The MG’s
12. Everybody Loves A Winner – William Bell
13. Mini-Skirt Minnie – Sir Mack Rice
14. When Tomorrow Comes – Carla Thomas
15. The Spoiler – Eddie Purell
16. I Love You More Than Words Can Say – Otis Redding
17. If I Ever Needed Love (I Sure Do Need It Now) – Ruby Johnson
18. Same Time, Same Place – Mable John
19. Tramp – Otis Redding & Carla Thomas
20. Soul Finger – The Bar-Kays
21. Knucklehead – The Bar-kays
22. Shake [Live Europe Version] – Otis Redding
23. Born Under A Bad Sign – Albert King
24. Soothe Me (LP/Single Version) – Sam & Dave
25. I Can’t Stand Up For Falling Down – Sam & Dave
26. Don’t Rock The Boat – Eddie Floyd

[CD8]
1. My Inspiration – The Mad Lads
2. Love Sickness – Sir Mack Rice
3. Sophisticated Sissy – Rufus Thomas
4. I’ll Always Have Faith In You – Carla Thomas
5. How Can You Mistreat The One You Love – Jeanne & The Darlings
6. Love Is A Doggone Good Thing – Eddie Floyd
7. Groovin’ – Booker T. & The MG’s
8. Slim Jenkins Place (aka Slim Jenkins’ Joint) – Booker T. & The MG’s
9. The Glory Of Love – Otis Redding
10. I’m A Big Girl Now – Mable John
11. Wait You Dog – Mable John
12. You Can’t Get Away From It – Johnnie Taylor
13. Eloise (Hang On In There) – William Bell
14. Knock On Wood – Otis Redding & Carla Thomas
15. I’m Glad To Do It – C.L. Blast
16. Double Up – C.L. Blast
17. You Can’t Run Away From Your Heart – Judy Clay
18. I’ll Gladly Take You Back (Single Version) – The Charmels
19. Soul Man – Sam & Dave
20. Daddy Didn’t Tell Me – The Astors
21. Give Everybody Some – The Bar-kays
22. On A Saturday Night – Eddie Floyd
23. Don’t Hit Me No More – Mable John
24. Somebody’s Sleeping In My Bed – Johnnie Taylor
25. Winter Snow – Booker T. & The MG’s
26. Every Day Will Be Like A Holiday – William Bell
27. What’ll I Do For Satisfaction – Johnny Daye
28. Pick Up The Pieces – Carla Thomas

[CD9]
1. Down Ta My House – Rufus Thomas
2. As Long As I’ve Got You – The Charmels
3. Soul Girl – Jeanne & The Darlings
4. Cold Feet – Albert King
5. I Thank You – Sam & Dave
6. Wrap It Up – Sam & Dave
7. (Sittin’ On) The Dock Of The Bay – Otis Redding
8. Don’t Pass Your Judgement – Memphis Nomads
9. Lovey Dovey – Otis Redding & Carla Thomas
10. I Got A Sure Thing – Ollie & The Nightengales
11. Big Bird – Eddie Floyd
12. A Hard Day’s Night – The Bar-kays
13. Next Time – Johnnie Taylor
14. A Tribute To A King – William Bell
15. Every Man Oughta Have A Woman – William Bell
16. Able Mable – Mable John
17. The Memphis Train – Rufus Thomas
18. I Think I Made A Boo Boo – Rufus Thomas
19. What Will Later On Be Like – Jeanne & The Darlings
20. Hang Me Now – Jeanne & The Darlings
21. Soul Power – Derek Martin
22. Bring Your Love Back To Me – Linda Lyndell
23. A Dime A Dozen – Carla Thomas
24. Whatever Hurts You – The Mad Lads
25. The Happy Song (Dum-Dum-De-De-De-Dum-Dum) – Otis Redding
26. I Love Lucy – Albert King
27. I Ain’t Particular – Johnnie Taylor

E anche i due cofanetti successivi, già ristampati, che completano la trilogia, sarebbero da avere. Meglio di quella di “Guerre Stellari”, la prima serie!

velvet underground live at max's kansas city

Se vi eravate persi le precedenti ristampe di questo Live At Max’s Kansas City dei Velvet Underground, compresa quella doppia uscita nel 2004, potreste approfittare di questa ennesima versione uscita di recente nel box multiplo di Re-Loaded della band di Lou Reed. In questa edizione con masterizzazione targata 2015 abbiamo 15 brani tratti dal famoso concerto dell’agosto 1970 che testimonia l’ultima apparizione di Lou con il gruppo, prima della reunion del 1993.

1. I’m Waiting For The Man
2. White Light White Heat
3. I’m Set Free
4. Sweet Jane
5. Lonesome Cowboy Bill
6. New Age
7. Beginning To See The Light
8. I’ll Be Your Mirror
9. Pale Blue Eyes
10. Candy Says
11. Sunday Morning
12. After Hours
13. Femme Fatale
14. Some Kinda Love
15. Lonesome Cowboy Bill (Version 2)

monkees classic album collection

Altro cofanetto uscito di recente (tutti comunque pubblicati ieri 22 gennaio) è questo decuplo, su etichetta Rhino/Warner, che festeggia 50 anni di Monkees che con Classic Album Collection vedono ristampati in un colpo solo, a prezzo speciale, tutti i nove album della loro carriera The Monkees; More of the Monkees; Headquarters; Pieces, Aquarius, Capricorn & Jones Ltd .; The Birds, The Bees & the Monkees; Head; Instant Replay; Present; Changes, più un decimo CD che raccoglie singoli, rarità e remix

1. A Little Bit Me, A Little Bit You (Single/Album Version)
2. She Hangs Out
3. The Girl I Knew Somewhere (Mono Single Mix)
4. All Of Your Toys
5. Goin’ Down (2007 Remastered Stereo Mix)
6. D.W. Washburn
7. It’s Nice To Be With You
8. Porpoise Song (Theme from “Head”) (Single Version)
9. Someday Man
10. Do It In The Name Of Love (Single / Deluxe Reissue Album Version) – Micky Dolenz & Davy Jones/The Monkees
11. Lady Jane
12. That Was Then, This Is Now (Single Version)
13. Daydream Believer (1986 Remix)

La band di Michael Nesmith, nata quasi per scherzo a seguito di un audizione per creare un gruppo creato a tavolino che doveva essere la risposta americana ai Beatles, in seguito, per certi versi, lo è stata davvero, lasciando una notevole quantità di belle canzoni e una serie di album che sentiti ancora oggi non hanno perso una briciola della freschezza che avevano ai tempi.

muddy waters critic's choice 1947-1971 muddy waters critic's choice 1947-1971 back

L’americana Rockbeat, che di solito si occupa della pubblicazione di dischi con concerti inediti, spesso di provenienza radiofonica, questa volta edita un doppio CD, Critic’s Choice 1947-1971, che attraverso le 46 canzoni contenute nei due dischetti ripercorre la carriera di Muddy Waters. Non credo che ci sia materiale inedito, comunque se non avete nulla, ad un rapido esame della tracklist riportata qui sopra, trovate tutti i grandi classici di McKinley Morganfield, tratti dal periodo passato alla Chess Records, anche se esistono già altre mille antologie.

truth a step in the right direction

Viceversa dei The Truth in CD esisteva poco o nulla, anzi di loro si erano perse le tracce e credo che il nome dica poco a quasi tutti. Si tratta della band formata da Dennis Greaves, il bravissimo cantante e chitarrista dei Nine Below Zero, dopo lo scioglimento della propria band nel 1982, e che pubblicò tre album in quegli anni (di cui gli ultimi due, fine anni ’80, con buon successo negli States, ma con un sound che virava pericolosamente verso un AOR tamarro come pochi), peraltro non compresi in questo cofanetto da 3 CD, che infatti giustamente si chiama A Step In The Right Direction Singles Demos BBC Sessions 1983-1984, e che vede Greaves affiancato dall’altro chitarrista Mick Lister, per una versione più leggera, tra R&B, soul e Mod dei NBZ, sulla scia dello scioglimento dei Jam di Paul Weller.

Il triplo esce per la Cherry Red Records inglese e ha questo contenuto:

 [CD1: The Formation Singles]
1. Confusion (Hits Us Everytime)
2. Me And My Girl
3. A Step In The Right Direction
4. Beat Generation
5. What You Want Me To Say
6. Second Time Lucky
7. No Stone Unturned
8. Flesh And Fantasy
9. Don’t Tell Me
10. Love A Go-Go (Live)
11. From The Heart (Live)
12. Nothing’s Too Good For My Baby (Live)
13. I Get So Excited (Live)
Bonus Tracks:
14. Come On (Demo) *
15. If I Ever Find Love (Demo) *
16. Instrumental (Demo) *
17. Look My Way (Demo)
18. Sweet Sensation (Demo) *

* Previously unissued

[CD2: Live At The BBC]
In Concert At The Paris Theatre, London 19/11/83:
1. Exception Of Love
2. Listen To What I Say
3. Always On My Mind
4. Is There A Solution?
5. Beat Generation
6. The Sweetest Feeling
7. You Play With My Emotions
8. Second Time Lucky
9. A Step In The Right Direction
10. Just Can’t Seem To Stop
Live At Goldiggers, Chippenham 14/1/84:
11. Confusion (Hits Us Everytime) (Excerpt)
12. Exception Of Love
13. Listen To What I Say
14. Always On My Mind
15. Is There A Solution?
16. No Stone Unturned
17. A Step In The Right Direction
18. Second Time Lucky
19. It’s A Miracle
20. You Play With My Emotions
21. Just Can’t Seem To Stop
22. Flesh & Fantasy

All tracks previously unissued

[CD3: Live At The Marquee]
1. Love A Go Go
2. Listen To What I Say
3. Me And My Girl
4. Out Of The Darkness
5. Always On My Mind
6. Is There A Solution
7. Confusion (Hits Us Everytime)
8. You Play With My Emotions
9. What You Want Me To Say
10. It’s A Miracle
11. Don’t You Just Know It
12. Come On
13. Just Can’t Seem To Stop
14. Nothing’s Too Good For My Baby (Live)
15. Reach Out I’ll Be There
16. I’m In Tune
Bonus Tracks:
17. House Party (Live)
18. I Get So Excited (Live)

All tracks previously unissued

Come vedete moltissimo materiale inedito, tra cui un poderoso Live At The Marquee che quasi rivaleggia con quello della band originale di Greaves. Le note del libretto contenuto nel box sono firmate da Lois Wilson di Mojo, con la diretta collaborazione di Greaves e Lister.

looking stateside box

Un’altra etichetta inglese, la RPM, pubblica questo triplo cofanetto, Looking Stateside, sottotitolato 80 US R&B Mod, Soul And Garage Nuggets, che raccoglie una serie di brani rari e oscuri, spesso inediti su CD,  ancor di più di quelli contenuti nei famosi box di Nuggets. Quindi se amate garage, psych-rock, frat -rock, ma anche soul e R&B, qui c’è veramente trippa per gatti. Il cofanetto è il seguito di tre compilations, sempre di questa serie “Looking…”uscite negli scorsi anni, più orientare verso materiale di provenienza britannica. Alcuni gruppi sono anche “famosi” ( i Brogues erano quelli di I Ain’t No Miracle Worker, per noi italiani Sono Un Ragazzo Di Strada dei Corvi, Champs quelli di Tequila, in Gotta Have A New Dress di Curtis Knight, c’è Jimi Hendrix alla chitarra, Timi Yuro era quella di Hurt, sempre per noi italici, A Chi di Fausto Leali) ma in questo caso si tratta di brani veramente sconosciuti anche per gli appassionati.

[CD1]
1. Sugar Shack Queen – Georgia Lynn
2. Hey Sah Lo Ney – Mickey Lee Lane
3. Where’s My Money – Willie Jones
4. Buzzzzzz – Jimmy Gordon
5. Love Wheel – Millie Foster
6. Gotta Have New Dress – Curtis Knight
7. I Feel So Bad – Earl Wade
8. Bongo Talk – Jimmy Mcquade & The Unique Echoes
9. Take The Bitter With The Sweet – Little Gigi
10. I’m Gonna Get You – Kansas City
11. Now Let’s Popeye – Eddie Bo
12. Snow Surfin’ – Zeke Sheppard
13. Mogul Monster – The Rangers
14. You Copped My Soul – The Demetrons
15. Two Steps Ahead (Of A Woman) – Herb Johnson
16. Make It Saturday Night – The Locomotions
17. The Push And Kick – Mark Valentino
18. Tnt – The Buena Vistas
19. He’s Mine – The Swans
20. The Sweetest Boy – The Kittens
21. Switzerland – The Champs
22. I’d Rather Fight Than Switch – The Tomboys
23. Just In The Nick Of Time – Billy Lee
24. South Swell – Little Joe And The Mustangs
25. Running Around Town – Teddy & Twilights
26. I Just Want To Know – The Delacardos
27. Passing Thru Music City – Music City Swingers

[CD2]
1. I Will Love You – Richie Barrett
2. Gone – Timi Yuro
3. Tear Stained Face – Don Varner
4. The Yesterday Of Our Love – Jimmy Seals
5. These Chains Of Love (Are Breaking Me Down) – Chuck Jackson
6. Take It Baby – The Showmen
7. I Can Take Care Of Myself – The Spyders
8. Are You Satisfied – Sheila Ferguson
9. I’ll Forgive And Forget – Ron Holden
10. Never Too Young (To Fall In Love) – The Modern Redcaps
11. Has It Happened To You Yet – The Falcons
12. Put That Woman Down – John Leach
13. I’ve Got To Keep Movin’ – Charles Lamont & The Extremes
14. Can’t Live Without You – The Jay Walkers
15. Hard Hard Way – Silent Glo
16. The Boston Monkey – Richard Anthony & The Blue Notes
17. Double Life – Jerry Fuller
18. Here She Comes – Sonny Stiles and his King Men
19. It Will Be Done – Eddie Carlton
20. You’ve Got It Bad – The Kampells
21. I Wanna Be Free – Joe Tex
22. Baby I’m Coming Home – Mack Rice
23. Everybody Crossfire – Sammy Stevens
24. Yesterday Today And Tomorrow – Linda Cumbo
25. I’m A Teardrop – The Newbeats
26. Soulville – Jimmy Radcliffe
27. Some Kind Of Fever (Pray For Rain) – Maxine Sellers

[CD3]
1. Don’t Shoot Me Down – The Brogues
2. 99th Floor – The Moving Sidewalks
3. Fat City – Sons Of Champlin
4. Bird-Doggin’ – Gene Vincent
5. You Got Yours – The US Male
6. As A Matter Of Fact – The Knickerbockers (featuring Jimmy Walker)
7. It Won’t Be Long Now – The Rivals
8. Out Of Our Tree – The Wailers
9. Boss Hoss – The Sonics
10. Show Me The Way – The Free For All
11. Girl Can’t Take A Joke – The Druids
12. Crazy World – Peck’s Bad Boys
13. You Ain’t Tuff – Lindy Blaskey & The Lavells
14. Leaving Here – The Rationals
15. I Want The Rain Pt 1 – The Executioners
16. Harlem Shuffle – The Traits
17. Congo – International Bongo Band
18. Shame Shame Shame – Hal & The Prophets
19. Lazy – Georgy & The Velvet Illusions
20. Midnight Hour – The Berrys
21. Mirror Of Your Mind – We The People
22. Tobacco Road – Love Society
23. Feedback – Culver Street Playground
24. Tomorrow’s Gonna Be Another Day – Sir Raleigh & The Cupons
25. Endless Search – The Centurys
26. My Mind – The Misunderstood

Direi che anche per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti