Tra Le Ultime Voci Originali Della Soul Music, Ovvero La Classe Non E’ Acqua! Mavis Staples – Livin’ On A High Note

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Mavis Staples – Livin’ On A High Note – Epitaph/Anti

Mavis Staples (con Bettye LaVette) è rimasta, tra le grandi voci della soul music ancora in attività, quella in grado di regalarci emozioni e bei dischi: in teoria ce ne sarebbero altre, ma Aretha Franklin non fa più un disco decente da oltre trent’anni, Diana Ross pure, Tina Turner pare essersi ritirata, ma anche lei campava a furia di duetti con Ramazzotti, Gladys Knight Dionne Warwick continuano a fare album di onesto crossover tra pop e blanda musica soul, ma non erano mai state tra le vessillifere del R&B più sanguigno. Quindi torniamo a Mavis Staples, 76 anni compiuti, in attività con gli Staple Singers dal lontanissimo 1950, e come solista. in diverse fasi della sua carriera, nel 1969, poi negli anni ’80 e ’90 (anche un paio di album prodotti da Prince), ma, a parte l’attività nel gruppo di famiglia che le ha dato fama e gloria imperitura, ha iniziato a produrre musica di qualità solo negli anni 2000. Prima con Have A Little Faith, bellissimo disco pubblicato dalla Alligator nel 2004, e poi con una serie di quattro album (compreso questo Livin’ On A High Note), più un LIve ed un EP, tutti usciti per Anti Records tra il 2007 e il 2016. Leggendario il primo We’ll Never Turn Back, prodotto da Ry Cooder, ma eccellenti anche i due registrati con l’aiuto di Jeff Tweedy dei Wilco; dischi di pura e non adulterata soul music, mista a gospel, R&B e blues, cantati ancora con voce forte e decisa e zeppi di belle canzoni, sia nuove che cover, dove il lato emozionale ed impegnato della sua musica era uno dei tratti distintivi di queste pubblicazioni.

Per questa nuova prova discografica, come dice il titolo, Livin’ On A High Note, Mavis ha chiesto al suo nuovo produttore Matthew Ward, che tutti conosciamo come M. Ward, di rivolgersi ad una serie di autori contemporanei, tra i quali lo stesso Ward, per avere una serie di brani nuovi, scritti per l’occasione, che avessero la caratteristica di essere gioiosi e trascinanti, diciamo che la scintilla che ha fatto scattare questa richiesta è stato l’ascolto di Happy, il brano di Pharrell Williams, una canzone ispirata agli anni d’oro della soul music, rivista con sonorità e temi musicali più moderni. Visti i nomi impegnati come autori, il risultato a tratti è più vicino al pop-soul di casa Motown che a quello di casa Stax (ma non è un’offesa), dove la Staples ha passato gli anni migliori della sua carriera, ma è comunque un album di ottima qualità e piacevolissimo, anche se, secondo me, forse, ma forse, non è un capolavoro assoluto o un disco fondamentale, lo dirà il tempo. Intanto diciamo che M. Ward è un tipo di musicista completamente diverso da Ry Cooder e Jeff Tweedy, per non dire del vecchio Pop Staples, autore di un indie rock o folk alternativo, da solo o con i Monsters Of Folk, ma anche fan di sonorità sixties e seventies nel duo She & Him, con Zooey Deschanel, comunque un artista completo, in grado di spaziare in differenti generi, appassionato pure di gospel e country, ed  in ogni caso circondato dai soliti bravissimi musicisti che hanno suonato negli ultimi dischi della Staples. A partire dall’ottimo Rick Holmstrom, che affianca alla chitarra Ward, al basso Jeff Turmes, spesso anche alla slide con Janiva Magness, Stephen Hodges, alla batteria (tutti e tre anche nei dischi di Holmstrom http://discoclub.myblog.it/tag/rick-holmstrom/), una sezione fiati di quattro elementi, con Trombone Shorty ospite come solista, completa la formazione.

Poi ci sono le canzoni: come si diceva si spazia verso autori inconsueti per Mavis, per lo più provenienti anche dall’indie e dall’alternative, che però hanno fatto i compiti a casa per questo album. L’apertura è affidata a Benjamin Booker, probabilmente uno dei più vicini allo stile musicale soul e blues, la sua Take Us Back è uno degli highlights del disco, un poderoso funky-blues che ci riporta ai tempi d’oro del gospel-soul degli Staple Singers, Mavis ha ancora una voce della Madonna, i musicisti e i coristi ci danno di dentro di gusto e il risultato è veramente notevole, una nota di merito per il basso di Turmes, veramente prodigioso. Bello anche il testo che ci riporta ai tempi delle marce di protesta, delle canzoni impegnate per la parità razziale in quel di Chicago, con i coristi che cantano ad libitum “Mavis, take us back”! Molto bella anche Love And Trust, scritta da Ben Harper, altro artista sulla stessa lunghezza d’onda della nostra amica, un bel gospel-rock gioioso e coinvolgente. Charity Rose Tielen, come nome non mi diceva nulla, ma poi sono andato a fare un ripasso, è ho visto che è la violinista degli Head And The Heart, band autrice di un paio di ottimi album agli inizi di questa decade, in ogni caso If It’s A Light è una ballata mid-tempo degna della migliore soul music dei primi anni ’70. Merrill Garbus sarebbe Tune-Yards, one-woman band dell’indie lo-fi pop, ma la sua Action è una delle canzoni più vicine allo spirito di quella Happy citata come fonte di ispirazione per questo album, allegra e gioiosa, con uno spirito di errebì contemporaneo ma anche vicino agli stilemi di quello classico. Valerie June è uno dei nomi più interessanti della nuova musica nera, quella di qualità però, ed è lei che firma High Note, quasi la title track, altro brano dallo spirito positivo e giubilante https://www.youtube.com/watch?v=qJuMX2uTGYQ , come pure la successiva Don’t Cry, scritta da M. Ward e come per la quasi totalità del disco una nota di merito va alle voci di supporto, Vicky Randle Donny Gerrard, che donano uno spirito gospel alle canzoni, come pure l’uso dei fiati https://www.youtube.com/watch?v=oJBiG0pZQjw .

Jon Batiste viene dalla Lousiana e come il suo amico e sodale Troy “Trombone Shorty” Andrews, porta un soffio di New Orleans music con la sua Tomorrow, dove fa bella mostra di sé, manco a dirlo, un bel assolo di trombone. Se non vedessi la firma M. Ward/Justin Vernon (Bon Iver), potrei pensare che Dedicated, il brano firmato dai due, sia un pezzo di Ry Cooder, una ballata struggente degna delle cose migliori del chitarrista californiano, impreziosita da un fine lavoro di Holmstron alla solista. History Now è la canzone più corta del disco, ma anche una delle più belle, scritta da Neko Case (insieme a Laura Veirs e Gerrard), ci pone molte domande, “What do we do with all of this history now?”, attraverso la voce della Staples che duetta divinamente con lo stesso Donny Gerrard in questo brano, che purtroppo finisce troppo presto, ma basta schiacciare il tasto repeat e la magia è di nuovo lì con noi https://www.youtube.com/watch?v=CeEM52rdn0s . Altro nome che dice poco è quello di Aaron Livingston, vero nome di Son Little, altra speranza della nuova musica nera, con cui Mavis aveva collaborato nell’EP dello scorso anno, Your Good Fortune, il brano che Little porta al disco è una scarna One Love, solo una chitarra elettrica, voci di supporto e tanta classe nella voce di Mavis Staples, che poi ci regala meraviglie nel brano firmato da Nick Cave, una Jesus Lay Down Beside Me che è una sorta di gospel contemporaneo, degna del miglior repertorio del passato della grande cantante, che estrae ogni stilla di emozione da questa canzone che spezza il clima gioioso del disco, ma lo fa a ragione. Stesso discorso che si può applicare alla conclusiva MLK Song, una canzone in cui M. Ward ha adattato dei versi di Martin Luther King e poi li ha affidati alla voce della Staples, che accompagnata solo da una chitarra acustica ci dimostra ancora una volta che la classe non è acqua. Frase forse scontata ma che ben illustra anche tutto l’album nella sua interezza.

Bruno Conti 

Tra Le Ultime Voci Originali Della Soul Music, Ovvero La Classe Non E’ Acqua! Mavis Staples – Livin’ On A High Noteultima modifica: 2016-02-24T11:35:38+00:00da bruno_conti
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