Non Male Questo “Esordiente” Irlandese! Van Morrison – Keep Me Singing

van morrison keep me singing

Van Morrison – Keep Me Singing – Exile/Caroline/Universal

In effetti, a ben guardare, questo è l’ennesimo “esordio” per George Ivan Morrison, settantunenne irlandese di belle speranze: lo avevamo lasciato lo scorso anno con l’album di duetti http://discoclub.myblog.it/2015/03/21/vivo-van-morrison-duets-re-working-the-catalogue-la-recensione/, dove rivisitava alcuni brani (non tutti celeberrimi) del suo repertorio per una nuova etichetta, la Rca del gruppo Sony, che poi ha iniziato anche a ristampare il suo vecchio catalogo, con la punta di eccellenza ad inizio estate del meraviglioso http://discoclub.myblog.it/2016/06/14/sempre-stato-difficile-fermarlo-nuova-versione-espansa-piu-dei-live-piu-belli-sempre-van-morrison-its-too-late-to-stop-now-ii-iii-iv-dvd/, ed ora eccolo alle prese con il contratto con una “nuova” etichetta, la Caroline Records (ma del gruppo Universal). Questo, mi spiegavano, è perché ultimamente Morrison firma contratti di distribuzione dei suoi dischi per un album alla volta, un po’ per il carattere difficile e sospettoso del soggetto, e anche perché le stesse case discografiche non si fidano molto dei suoi sbalzi di umore. Quindi, volendo, questo Keep Me Singing è una sorta di ennesimo debutto per un artista che nel corso della sua carriera ha influenzato decine, se non centinaia di artisti, con il suo stile inimitabile e la sua classica miscela di pop. rock, soul, jazz, musica da cantautore, definita giustamente “celtic soul”.

E in Keep Me Singing il rosso irlandese centra appieno l’obiettivo, il nuovo album mi sembra il migliore degli ultimi venti anni, Van ormai non è più un innovatore, ma in passato lo è stato, e ancora oggi quando si vuole fare un complimento a qualcuno si dice “sembra Van Morrison”, anche se l’originale è irraggiungibile: sarà per via della voce, ancora splendida ed unica, sarà per la capacità di non farsi influenzare dalle mode, ma quando ascolti un disco del musicista di Belfast non resti mai deluso, al limite ogni tanto si adagia sui livelli medio-alti della sua produzione, come nel caso del precedente disco di studio http://discoclub.myblog.it/2012/10/23/un-gusto-acquisito-van-morrison-born-to-sing-no-plan-b/, riservando però ai suoi fan periodicamente la zampata del vecchio leone e il nuovo album lo fa. Prodotto dallo stesso Morrison, che ha fatto buon uso della lezione imparata da Don Was Bob Rock che lo avevano aiutato nell’album dei duetti, e ci regala un disco dal suono caldo ed avvolgente, nitido, con tutti gli strumenti ben definiti, arrangiamenti spesso ricchi e lussureggianti, ma anche più semplici e spartani, a seconda di quello che richiedono le canzoni, sempre al centro della sua opera, in questa occasione più di altre, con la forma ballata e tempi lenti e melanconici a dominare perlopiù lo svolgersi delle operazioni.

Van Morrison è accompagnato dalla sua band, dove brillano le tastiere di Fiachra Tench (anche autore degli arrangiamenti orchestrali degli archi) e Paul Moran, le chitarre di Dave Kerry, Johnny Scott, Nigel Price e del fido John Platania che ritorna in un paio di brani, ma anche un’altra veterana come Kate St. John illumina brevemente con gli interventi del suo corno inglese un altro paio di episodi, e lo stesso Van si produce al sax, alla chitarra elettrica, all’armonica, persino alla batteria in tre o quattro brani, e i risultati di questo impegno si sentono: fin dalle prime note di Let I Rhyme, la canzone all’inizio del CD che si apre su questi versi, “Throw another coin in the wishing well/Tell everybody to go to hell…”, l’album illustra sia il suo carattere ardente quanto la prevalenza di un sentimento malinconico, umorale, dedito alla introspezione e alla rivalutazione di glorie e sentimenti passati, con nostalgia ma senza particolari rimpianti, a parte forse in In Tiburon, il brano che rievoca i suoi gloriosi giorni in California, con citazioni di nomi, luoghi e sentimenti, dove si rivolge anche ad una persona non definita esortandola  “Now we need each other, need each other to lean on”. La canzone è subito splendida, leggermente mossa, con spiccioli di country e R&B, piccole folate degli archi, piano ed organo a guidare le danze, la seconda voce di Ange Grant ad accarezzare quella di Van, tocchi di chitarra elettrica e inserti di armonica, la sezione ritmica vellutata ma ben presente, un suono magnifico, che poi si ripete nella prima di una serie di ballate evocative che sono al centro del mood sonoro del disco, con il celtic soul dell’irlandese che rievoca quello dei grandi artisti neri del passato, le tastiere sono sempre protagoniste, lui canta in modo splendido e rilassato, ma intenso, la tromba , le tastiere, gli archi e le voci di supporto ti cullano con dolcezza e gli interventi delle chitarre elettriche e dell’organo sono le ciliegine sulla torta.

La title track Keep Me Singing si avvale ancora di quella miscela di folk celtico, soul  “Sam Cooke singing That’s Where It’s At and Let The Good Times Roll” che in poche parole tracciano un mondo intero, dove la voce regnava suprema e quella di Van Morrison ha pochi rivali oggi, le consuete voce femminili di supporto, un assolo di armonica felpato e la solita classe immensa regalano attimi di piacere all’ascoltatore: Poi ribaditi in un’altra ballata malinconica ed autunnale come Out In The Cold Again, dove protagonista è il piano sognante di Fiachra Tench,  ma anche la chitarra acustica arpeggiata di Nigel Price, con il contrabbasso di Lawrence Cottle a segnare il tempo come ai tempi (scusate il bisticcio) di Astral Weeks, gli archi e il corno inglese sono il tocco di classe in questa che è la canzone più lunga dell’album, senza dimenticare che lui canta in modo veramente splendido, e suona pure la batteria, quando il brano viene sfumato quasi ti dispiace. Ancora umori autunnali per Memory Lane, ennesima ballata avvolgente e malinconica che ribadisce l’elevata qualità del nuovo album, sempre con Van alla batteria. Disco che poi si anima nell’omaggio all’amato blues in una gagliarda The Pen Is Mightier Than The Sword (bello anche il titolo), con la chitarra elettrica e l’organo a scambiarsi note, mentre le due voci di Dana Masters Lance Ellington alzano la quota gospel del pezzo. Holy Guardian Angel è forse il capolavoro assoluto dell’album, un’altra ballata sontuosa che rievoca i fasti del passato, da Days Like Days In The Garden Common One, And The healing Has Begun via via indietro fino a Almost Independence Day, Tupelo Honey e i capolavori dei primi dischi, con il piano di Paul Moran di nuovo protagonista di fini ceselli sonori poi ribaditi dall’acustica di John Platania, non male per uno che ogni tanto viene definito “bollito” e ripetitivo (questo forse sì, ma con standard di assoluta eccellenza).

Share Your Love With Me è l’unica cover dell’album, un vecchio pezzo di Alfred Braggs Don Robey (che sarebbe Deadric Malone), una canzone che cantava il vecchio maestro di Morrison, Bobby Blue Bland, ma di cui esiste anche una splendida interpretazione di Aretha Franklin, quando era “The Queen Of Soul”: Van Morrison la canta da par suo, una versione a metà tra il grande crooner e il soul singer, con i fiati ad aggiungere pepe all’arrangiamento, con lo stesso Van che si produce anche all’alto sax, mentre i due tastieristi ci deliziano ancora una volta i padiglioni auricolari. In Tiburon, come si diceva, è uno dei brani più evocativi, intimo e raccolto, solo piano, chitarra acustica e sezione ritmica, con la tromba con la sordina di Paul Moran ad aggiungere un tono jazzy alle procedure, mentre Van sciorina tutta una serie di nomi che raccontano di un passato glorioso e di una nostalgia per una volta non celata, che dire, splendida pure questa. Look Beyond The Hill è uno dei pezzi più mossi, swinganti del disco, con tocchi alla Moondance, una breve introduzione strumentale affidata ancora al sax del nostro e poi l’appoggio delle voci di supporto che sostengono il cantato di Morrison, breve, due e minuti e mezzo scarsi, ma intensa. Going Down To Bangor è l’altro pezzo blues elettrico della raccolta, energico e vibrante, con armonica e chitarra sugli scudi, un omaggio velato anche alle sue origini con i Them. tra 12 battute classiche di Chicago e R&B.

Too Late, di nuovo con Morrison sullo sgabellino del batterista, insieme a Paul Robinson, è un brano allegro e vivace che ricorda certe atmosfere sonore alla Brown Eyed Girl, tra fiati pimpanti, voci di supporto quasi gospel, potremmo definirla musica pop, ma di classe immensa. A chiudere un breve brano strumentale, che richiama quelli classici incisi dall’irlandese nel corso degli anni, con elementi skiffle, R&B, persino bluebeat e ska (giuro), delizioso, con piano,sax, organo, la chitarra di Platania e financo un violino a dare un tocco di ulteriore allegria celtica alle operazioni. Veramente non male questo “esordiente” irlandese, speriamo che si confermi con i prossimi dischi!

Bruno Conti 

Non Male Questo “Esordiente” Irlandese! Van Morrison – Keep Me Singingultima modifica: 2016-10-02T19:57:02+00:00da bruno_conti
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