Tra Texas, Alabama E Più Di Uno Sguardo Al Passato! Paul Cauthen – My Gospel

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Paul Cauthen – My Gospel – Ligthning Rod CD

Esordio sorprendente per un giovanotto texano di ottime speranze: Paul Cauthen è un musicista cresciuto a pane ed outlaw country, ma nel suo background troviamo anche soul, rhythm’n’blues e gospel dell’Alabama, ed il titolo del suo debut album, My Gospel, è sintomatico. Ma Paul non si è limitato ad ispirarsi a certe sonorità classiche degli anni sessanta e settanta, ma è proprio andato sul luogo del delitto: gran parte di My Gospel, infatti, è stato inciso ai leggendari FAME Studios di Muscle Shoals (oltre a Los Angeles e Dallas), un posto che ha visto nascere alcune tra le più belle pagine della musica americana ed i cui muri trasudano storia (si fa prima a citare chi non ci è passato, ma l’elenco sarebbe talmente lungo che occuperebbe lo spazio di due recensioni, faccio solo cinque nomi: Aretha Franklin, Otis Redding, Duane Allman, Don Covay, Solomon Burke), e lo ha fatto non con musicisti locali, ma usando gente conosciuta da lui (anche se all’organo in un brano c’è il grande Spooner Oldham), ricreando però le sonorità e le atmosfere di quaranta-cinquanta anni fa, con l’aiuto del giovane ma valido produttore Beau Patrick Bedford.

La base di partenza è country, ma l’uso di cori, organo e pianoforte danno a parecchie canzoni (tutte scritte da Cauthen) un feeling decisamente sudista, e la bravura nel nostro nell’interpretarle con buona dose di feeling fa il resto, facendo di My Gospel un disco che non sembra affatto un’opera prima, ma il frutto di anni di lavoro di un artista già esperto. Still Drivin’ apre il CD con un puro outlaw sound, dalla vocalità del nostro (molto Waylon), al ritmo, all’approccio ruvido e chitarristico, un brano tosto e vibrante ma nel contempo accessibile, ancora senza contaminazioni sudiste. La spedita I’ll Be The One cambia subito registro, assumendo toni errebi molto sixties, con una melodia gradevolissima ed uno sviluppo che va via fluido come un treno: ci sono vaghe somiglianze con Nathaniel Rateliff, anche se qua c’è più soavità e meno forza; As Young As You’ll Ever Be è tutta costruita attorno ad un motivo molto southern ed una strumentazione parca, con ottimi inserti di pianoforte ed un’atmosfera decisamente soulful.

Grand Central è uno slow intimo ma dal grande pathos con un arrangiamento d’altri tempi, un country-soul molto bello, splendidamente anni settanta ed un leggero tocco gospel, una piccola grande canzone in poche parole; Saddle sta giusto a metà tra outlaw country e southern soul, un mix stimolante e di sicuro impatto, mentre Once You’re Gone è una bellissima ballata country & western, ancora legata a sonorità classiche ed una melodia emozionante (splendido l’uso del pianoforte da parte dello stesso produttore Bedford). Marfa Lights è più interiore, non è male ma è quella finora di minore impatto, anche se come arrangiamento siamo dalle parti giuste; Be There Soon (il pezzo con Oldham) è puro gospel, di elevata intensità e con un coro femminile che dialoga alla grande con Paul, mentre Hanging Out On The Line, pur mantenendo anch’essa elementi gospel, è più mossa e diretta, con un refrain di grande bellezza. L’album, una bella sorpresa per feeling e creatività, si chiude con la country ballad pianistica Let It Burn, ancora caratterizzata da un motivo decisamente riuscito, e con la title track, un finale perfetto, un pezzo da brividi cantato in maniera magnifica e con il solito splendido coro, una delle più belle del disco.

Se Paul Cauthen è già a questi livelli nell’album d’esordio, è lecito aspettarsi grandi cose nel prossimo futuro, ed il fatto che sia texano mi fa pensare che non resteremo delusi.

Marco Verdi

Tra Texas, Alabama E Più Di Uno Sguardo Al Passato! Paul Cauthen – My Gospelultima modifica: 2017-01-05T10:34:32+00:00da bruno_conti
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