Texana? No, Canadese! Whitney Rose – South Texas Suite

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Whitney Rose – South Texas Suite – Six Shooter/Thirty Tigers EP/CD

Whitney Rose, oltre ad essere una bella ragazza, è anche una cantante country molto brava, dotata di un’ottima voce, limpida e cristallina, e che si ispira direttamente ai maestri del genere, come Hank Williams, Webb Pierce e, essendo donna, anche Patsy Cline e Dolly Parton: la cosa particolare che la caratterizza è il fatto che non è americana, bensì canadese, ma dallo stile e dal tipo di musica che propone si direbbe quasi texana. Ha esordito in sordina nel 2014 con l’album omonimo, poi è stata notata da Raul Malo (in quanto Whitney aveva aperto per un breve periodo i concerti dei Mavericks), il quale ha voluto a tutti i costi produrle il secondo lavoro (uscito l’anno dopo), Heartbreaker Of The Year, un disco di ottimo country tradizionale suonato e cantato con feeling e bravura, che si distingueva per una serie di belle canzoni originali e due riuscite cover di There’s A Tear In My Beer di Hank Williams e di Be My Baby delle Ronettes, quest’ultima in duetto proprio con Malo. Ebbene, la bella Whitney ha evidentemente deciso di cogliere l’attimo, dato che ha appena dato alle stampe South Texas Suite, che non è un nuovo album ma un EP di sei canzoni (della durata di appena 22 minuti), inciso ad Austin negli studi di proprietà di Dale Watson, e prodotto da lei stessa. E South Texas Suite si rivela essere un gran bel dischetto, con la Rose che si conferma un talento vero, capace di scrivere canzoni semplici ma non banali, che richiamano volentieri i brani del passato pur conservando una personalità propria: in questi sei pezzi Whitney omaggia il Texas, e lo fa in un modo talmente credibile da rendere difficile credere che venga dal Canada.

Nel disco i musicisti coinvolti non sono celeberrimi, a parte forse Redd Volkaert alla chitarra elettrica e Earl Poole Ball al piano, ma si sente che è tutta gente con le contropalle, e l’unico difetto di questo mini-album è proprio la sua esigua durata (anche se ultimamente sembra che l’EP sia tornato ad essere un supporto di moda).Three Minute Love Affair è una magnifica tex-mex ballad, dalla melodia strepitosa e guidata magistralmente da una bella fisarmonica (suonata da Michael Guerra), vero strumento protagonista del brano: un’atmosfera leggermente sixties fa il resto, grande inizio. Analog lascia il Messico ma si proietta ancora più lontano nel tempo, per una pura country song anni cinquanta, dal mood delicato e jazzato, raffinata e suadente come certe cose di Willie Nelson; My Boots, dopo un’introduzione lenta, si rivela essere un gustoso outlaw country, ritmato ed elettrico, sulla falsariga dello stile di Waylon Jennings (o, visto che siamo in territori femminili, di Jessi Colter): tre brani, tre stili diversi, ma tutti trattati nel miglior modo possibile.

La languida (e squisita) Bluebonnets For My Baby è un lentaccio ancora anni sessanta, tipo quando nelle balere veniva l’ora dei balli lenti (non c’ero, ma me l’immagino), il tutto trasportato in un honky-tonk bar di Austin; a proposito di honky-tonk, ecco Lookin’ Back On Luckenbach, country classico e purissimo, semplice ma di grande effetto, con la sua melodia gradevolissima e la lezione delle grandi (Loretta Lynn, Tammy Wynette) ben presente. Il dischetto si chiude con How ‘Bout A Hand For The Band, che già dal titolo fa intuire che Whitney fa un passo indietro a favore del suo gruppo, che si prende il centro del palco e a suon di assoli strappa applausi, alternando chitarra, oltre a Volkaert anche Bryce Clarke, piano, violino (Erik Hokkanen) e steel (James Shelton): peccato che sia troppo breve, sia il brano che tutto il CD, magari con due mesi in più di attesa e con quattro canzoni aggiuntive avremmo avuto, in luogo di un ottimo EP, un eccellente album.

Marco Verdi

Texana? No, Canadese! Whitney Rose – South Texas Suiteultima modifica: 2017-03-02T13:52:22+00:00da bruno_conti
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