La Morte Questa Volta Purtroppo Fa 90: Se Ne E’ Andato Anche Chuck Berry, La “Vera” Leggenda del Rock And Roll!

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Qualche mese fa avevo pubblicato un Post dove si festeggiavano i 90 anni di Chuck Berry (lo potete leggere qui http://discoclub.myblog.it/2016/10/18/oggi-il-rock-and-roll-fa-90-soprattutto-chuck-berry-che-li-compie/ ), e quindi per parole, immagini, e tanti video, avevo già espresso la mia sconfinata ammirazione per quello che è stato probabilmente il più grande interprete del R&R di tutti i tempi, lo ribadisco oggi, insieme al mio rammarico per la sua purtroppo non inattesa (vista l’età) scomparsa. Lo vedete subito sotto insieme a due dei suoi “discepoli” preferiti! Quindi oggi il ricordo e il tributo sono a cura dell’amico Marco Verdi. Vi lascio alla lettura.

Bruno Conti

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Ormai è da un paio d’anni che i musicisti cadono come birilli al bowling, anche se in quest’ultimo caso, data l’età, novanta anni, ce lo potevamo anche aspettare; è però la caratura del personaggio che rende la perdita gravissima: è morto ieri, per cause ancora da stabilire, Charles Edward Anderson Berry, noto al mondo come Chuck Berry, vera e propria leggenda del rock’n’roll e tra gli inventori del genere. Anzi, per fare un paragone, Berry aveva per il rock’n’roll la stessa importanza di Hank Williams per la musica country e di Bob Dylan per la figura del cantautore moderno, in quanto fu il primo vero autore di canzoni rock (cosa che per esempio Elvis Presley non fu mai), con un songbook strepitoso e che lo fece diventare una figura di riferimento per tutti i musicisti rock (e non solo) di lì a venire, oltre ad essere anche un funambolico chitarrista, che inventò anche il tanto imitato duck walk (o davvero qualcuno pensava che fosse un’idea di Angus Young?). Nativo del Missouri, Chuck ebbe una giovinezza problematica, che lo portò diverse volte in riformatorio ed in prigione (anche per rapina a mano armata): appassionato di musica fin da giovanissimo, suonò in diverse band giovanili, fino a quando fu notato dal grandissimo pianista Johnnie Johnson che lo invitò a suonare nel suo gruppo. Talento naturale per il songwriting, Chuch fu in seguito raccomandato da Muddy Waters a Leonard Chess, fondatore della mitica Chess Records, per la quale Berry iniziò ad incidere nel 1955 (Maybellene fu il suo primo singolo).

A poco a poco Chuck si fece notare nell’ambiente, e molte sue canzoni divennero dei successi che lo affermarono come il più completo rock’n’roller in circolazione (e non è che in quegli anni la concorrenza non ci fosse: oltre ad Elvis, basti ricordare Carl Perkins, Roy Orbison, Buddy Holly, Gene Vincent, Eddie Cochran, Fats Domino, Bo Diddley e Jerry Lee Lewis, che ormai è rimasto l’unico ancora tra noi): diversi suoi brani entrati di diritto nel songbook americano provengono dal triennio 1955-1958 (Johnny B. Goode, Roll Over Beethoven, Too Much Monkey Busuness, Brown Eyed Handsome Man, Rock And Roll Music, Sweet Little Sixteen solo per citare le più note). Se Chuck non diventò la superstar numero uno del genere fu prima di tutto a causa del colore della sua pelle, dato che negli anni cinquanta i neri in America erano ancora considerati cittadini di serie B, ma anche per la sua attitudine non proprio da angioletto, che gli fece avere altri guai giudiziari (culminati con l’aver avuto rapporti con una minorenne, tra l’altro fatta entrare illegalmente in America proprio da lui, un “amico” di Trump) e che compromise di fatto la sua carriera negli anni a venire. Chuck continuò ad incidere negli anni sessanta e settanta (decade nella quale tornò alla Chess), pubblicando diverse canzoni diventate poi famose come Let It Rock, Nadine, You Never Can Tell, Promised Land, My Ding-A-Ling, ma senza più assaporare il successo, smettendo di fatto di incidere nel 1979 con l’album Rock It (ma è di qualche mese fa la notizia che quest’anno avremo il primo lavoro in studio di Berry in 40 anni, intitolato semplicemente Chuck, album che ora assume ancora più importanza proprio a causa della sua scomparsa).

Come accennavo prima, Berry è stata una figura fondamentale per generazioni di musicisti venuti dopo di lui, in tutti i generi dal folk, al rock, al country fino al metal (e la pioggia di tweet pubblicati da varie celebrità nelle ultime 24 ore lo dimostra): per i Beatles (che incisero Roll Over Beethoven e Rock And Roll Music) era un idolo assoluto (specie per Lennon, che si esibì anche con lui nel famoso concerto di Toronto del 1969), per i Rolling Stones forse anche qualcosa in più di un idolo, direi una sorta di “padre musicale”, i Beach Boys rubarono il riff di Sweet Little Sixteen per la loro Surfin’ U.S.A., perfino un gruppo lontano dalle tematiche del nostro come la Electric Light Orchestra rivoltò come un calzino la sua Roll Over Beethoven e la fece diventare una hit planetaria (e l’unico singolo del gruppo a non portare la firma di Jeff Lynne). La figura di Berry era nell’immaginario collettivo a tal punto che anche nei film veniva citato spesso: i due casi più famosi che mi vengono in mente sono Michael J. Fox che suona una scatenata Johnny B. Goode di fronte ad un pubblico esterrefatto in Ritorno Al Futuro (e con Marvin Berry, cugino realmente esistito del nostro, che dal backstage fa sentire al telefono a Chuck la canzone fornendogli così l’ispirazione), ed il famoso ballo di John Travolta ed Uma Thurman sulle note di You Never Can Tell in Pulp Fiction.

Per chi ancora non conoscesse l’immenso body of work di Chuck, oltre almeno al primo album After School Session, consiglio le tre imperdibili raccolte dedicate al periodo Chess, uscite nel 2008 (gli anni cinquanta), 2009 (i sessanta) e 2010 (i settanta), a meno che non vogliate spendere una fortuna ed accaparrarvi il megabox uscito nel 2014 per la Bear Family Rock And Roll Music: The Complete Studio Recordings. Vorrei ricordare Chuck con un brano tratto dal bellissimo film-concerto del 1987 Hail! Hail! Rock’n’Roll, nel quale Chuck si autocelebrava sul palco del Fox Theatre della natia St. Louis accompagnato da gente del calibro di Keith Richards, Eric Clapton, Robert Cray, Etta James, nonché il suo scopritore Johnnie Johnson. Lo vedete appena sopra.

Rest In Peace, Mr. Johnny B. Goode.

Marco Verdi

La Morte Questa Volta Purtroppo Fa 90: Se Ne E’ Andato Anche Chuck Berry, La “Vera” Leggenda del Rock And Roll!ultima modifica: 2017-03-19T12:49:14+00:00da bruno_conti
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