Se Fosse Anche Inciso Bene Sarebbe Perfetto, 3. Flamin’ Groovies – Live 1971 San Francisco

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Flamin’ Groovies – Live 1971 San Francisco – S’more Entertainment/Rockbeat Records

Non bastassero le decine, anzi centinaia di CD radiofonici dal vivo, pubblicati ogni anno da più o meno improbabili etichette inglesi e il materiale ufficiale di etichette europee, anche negli States case come Real Gone Music o Cleopatra (sic) sono sempre alla ricerca di concerti “inediti”, spesso interessantissimi. Non stiamo ad indagare sulla legalità o meno di queste operazioni, forse òp dovremmo fare sulle dimensioni di questo mercato parallelo, dove spesso diventa difficile anche scoprire se uno sta comprando più volte gli stessi Live, con copertine e titoli diversi. Anche la californiana Rockbeat Records ogni tanto si lancia nell’agone: ricordo dal loro catalogo il bellissimo Irishman In New York di Rory Gallagher http://discoclub.myblog.it/2015/05/25/archivi-inesauribili-rory-gallagher-irishman-new-york/ , o il Live 1968 Carousel Ballroom degli Electric Flag con Erma Franklin, sul loro sito attribuito a Irma Thimas (chi cacchio è ?!?), per citarne un paio tra i più interessanti. Le loro ultime due uscite sono questo Live 1971 San Francisco dei Flamin’ Groovies e un CD dal vivo del 1973 di Commander Cody di cui leggerete in seguito sul Blog, entrambi notevoli. Tutto bene quindi? Più o meno: se non fosse che il concerto in questione non fosse già uscito nel 1997 per la Norton Records e sia, pare, ancora in produzione, come In person, oltre a tutto con due brani in più registrati al Matrix nel 1970.

Fatta questa doverosa promessa, e avvisati i naviganti (del web), veniamo al concerto: siamo al Fillmore West di San Francisco, nei famosi ultimi giorni del locale, il 30 giugno 1971, Bill Graham, tra i tanti gruppi chiamati a festeggiare il canto del cigno della sua creatura, invita anche i Flamin’ Groovies. Il rapporto del famoso manager con la band californiana era abbastanza ondivago; un giorno li esaltava e l’altro li trattava come “merdacce” (per dirla alla Fantozzi), come ricorda il loro leader Cyril Jordan, nelle interessanti note contenute nel libretto, che però suonano “strane”, visto che nella prima parte sono scritte in terza persona e nella seconda parte in prima, e nel retrocopertina il nostro è ringraziato come “Jordon”. Comunque a noi interessa la musica, tenendo conto che già allora i Flamin’ Groovies, nel loro momento di massimo fulgore, avevano una fama e popolarità inversamente proporzionali alla loro bravura. Il concerto non è inciso splendidamente per usare un eufemismo, diciamo che è un discreto radiofonico, con la voce e la strumentazione che ogni tanto partono per la tangente, vanno e vengono, o diventano confuse e raffazzonate a livello tecnico, ma non si discute sui contenuti. Intanto è ancora in formazione Roy Loney, voce e chitarra solista, ma non Tim Lynch, appena sostituito alla chitarra da James Ferrell, completano la formazione Jordan, anche lui chitarra e voce, tuttora il leader indiscusso della band, George Alexander al basso, e all’occorrenza cantante, oltre a Danny Mihm alla batteria.

Il gruppo, dopo l’ottimo Supersnazz del 1969, aveva pubblicato due capolavori assoluti del R&R, Flamingo nel 1970 e Teenage Head nel 1971, due dischi che non si può fare a meno di avere, se non li avete magari comprateli prima di questo Live, e se già li possedete sapete cosa aspettarvi. Un quintetto che fonde in una unica formazione, il pop brillante e geniale dei Beatles e il rock “sporco e cattivo” degli Stones, con in più ampie razioni di R&R selvaggio e primigenio e folate di British Invasion. Prendete il primo brano, dopo l’introduzione di Bill Graham, una I Can’t Explain degli Who che non ha nulla da invidiare come grinta, potenza e anche raffinatezza nelle armonie vocali a quella della band di Townshend (si sentisse anche bene, sarebbe perfetta), con un muro di chitarre in azione. E pure la loro versione di Sweet Little Rock’N’Roller non scherza, con garage e beat aggiunti alla classica razione di selvaggio R&R immancabile nel loro sound; notevole la versione di Have You Seen My Baby di Randy Newman, appena uscita su Teenage Heat, che rivolta l’originale in un tourbillon di chitarre e voci che ricorda molto i Beatles più rock, o ancora una lunga e epica Road House, tratta da Flamingo, scritta da Loney e Jordan, che lancia anche strali psych e garage in una versione potente e tirata, con le tre chitarre impegnatissime, oltre a basso e batteria in libertà,, peccato non si senta benissimo, ma si intuisce la tempra del loro rock impetuoso.

Doctor Boogie è più stonesiana e bluesata, mentre Slow Death è uno dei loro brani migliori (uscirà solo come singolo), con la slide che impazza sul testo anti-droghe con una grinta incredibile. Che prosegue nella loro versione monstre di Shakin’ All Over, che forse come forza e “viulenza” supera anche quella degli Who e Jagger (che Loney in parte ricordava) nel 1971 disse che i Groovies forse erano superiori anche a loro nel fondere blues e R&R in un contesto moderno, sentire per credere! Anche Teenage Head emana una potenza devastante, come pure la loro cover devastante di Louie Louie, quasi otto minuti di uragano sonoro. E non bastasse nel bis ci aggiungono anche Walkin’ The Dog, in una versione che avrebbe reso orgogliosi anche Jagger e Richards. Senza Loney poi Jordan si sarebbe dedicato ad “inventare” il power pop in Shake Some Action, ma quella è un’altra storia. Come detto quindi, se fosse anche inciso bene e non lo avessero già pubblicato con un altro titolo, sarebbe perfetto, ma comunque se non lo avete merita assolutamente.

Bruno Conti

Se Fosse Anche Inciso Bene Sarebbe Perfetto, 3. Flamin’ Groovies – Live 1971 San Franciscoultima modifica: 2017-06-10T01:16:35+00:00da bruno_conti
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