Tutti Insieme Appassionatamente: Difficile Fare Meglio! Walter Trout And Friends – We’re All In This Together

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Walter Trout And Friends – We’re All In This Together – Mascot/Provogue

Quando, nella primavera del 2014, usciva The Blues Came Callin’, una sorta di testamento sonoro per Walter Trout costretto in un letto di ospedale, praticamente quasi in fin di vita, in attesa di un trapianto di fegato che non arrivava, con pochi che avrebbero scommesso sulla sua sopravvivenza http://discoclub.myblog.it/2014/05/19/disco-la-vita-walter-trout-the-blues-came-callin/ . E invece, all’ultimo momento, trovato il donatore, Trout è stato sottoposto all’intervento che lo ha salvato e oggi può raccontarlo. O meglio lo ha già raccontato; prima in Battle Scars, un disco che raccontava la sua lenta ripresa http://discoclub.myblog.it/2015/10/03/storia-lieto-fine-walter-trout-battle-scars/ , con canzoni malinconiche, ma ricche di speranza, che narravano degli anni bui, poi lo scorso anno è uscito il celebrativo doppio dal vivo Alive In Amsterdam http://discoclub.myblog.it/2016/06/05/supplemento-della-domenica-anteprima-walter-trout-alive-amsterdam/  ed ora esce questo nuovo We’re All In This Together, un disco veramente bello, una sorta di “With A Little Help From My Friendso The Sound Of Music, un film musicale che in Italia è stato chiamato “Tutti Insieme Appassionatamente”, un album di duetti, con canzoni scritte appositamente da Trout per l’occasione, e se gli album che lo hanno preceduto erano tutti ottimi, il disco di cui andiamo a parlare è veramente eccellente, probabilmente il migliore della sua carriera.

Prodotto dal fido Eric Come, con la band abituale di Walter, ovvero l’immancabile Sammy Avila alle tastiere, oltre a Mike Leasure alla batteria e Johnny Griparic al basso, il disco, sia per la qualità delle canzoni, tutte nuove e di ottimo livello (a parte una cover), sia per gli ospiti veramente formidabili che si alternano brano dopo brano, è veramente di grande spessore. Questa volta si è andati oltre perché Walter Trout ha pescato anche musicisti di altre etichette, e non ha ristretto il campo solo ai chitarristi (per quanto preponderanti), ma anche ad altri strumentisti e cantanti: si parte subito alla grande con un poderoso shuffle come Gonna Hurt Like Hell dove Kenny Wayne Shepherd e Trout si scambiano potenti sciabolate con le loro soliste e il nostro Walter è anche in grande spolvero vocale. Partenza eccellente che viene confermata in un duetto da incorniciare con il maestro della slide Sonny Landreth (secondo Trout il più grande a questa tecnica di sempre), Ain’t Goin’ Back è un voluttuoso brano dove si respirano profumi di Louisiana, su un ritmo acceso e brillante le chitarre scorrono rapide e sicure in un botta e risposta entusiasmante, quasi libidinoso, ragazzi se suonano; The Other Side Of The Pillow è un blues duro e puro che ci rimanda ai fasti della Chicago anni ’60 della Butterfield Blues Band o del gruppo di Charlie Musselwhite, qui come al solito magnifico all’armonica e alla seconda voce.

Poi arriva a sorpresa, o forse no, una She Listens To The Blackbird, in coppia con Mike Zito, che sembra un brano uscito da Brothers and Sisters degli Allman Brothers più country oriented, un incalzante mid-tempo di stampo southern dove anche i florilegi di Avila aggiungono fascino al lavoro dei due chitarristi; notevole poi l’accoppiata con un ispirato Robben Ford, che rende omaggio a tutte le anime del suo passato, in una strumentale Mr. Davis che unisce jazz, poco, e blues alla Freddie King, molto, con risultati di grande fascino. L’unica cover presente è una torrenziale The Sky Is Crying, un duetto devastante con Warren Haynes, qui credo alla slide, per oltre 7 minuti di slow blues che i due avevano già suonato dal vivo e qui ribadiscono in una magica versione di studio; dopo sei brani incredibili, il funky-blues hendrixiano a tutto wah-wah di Somebody Goin’ Down insieme a Eric Gales, che in un altro disco avrebbe spiccato, qui è solo “normale”, ma comunque niente male, come pure un piacevole She Steals My Heart Away, in coppia con il Winter meno noto, Edgar, impegnato a sax e tastiere, per una “leggera” ballatona di stampo R&B che stempera le atmosfere, mentre nella successiva Crash And Burn registrata insieme allo “spirito affine” Joe Louis Walker , i due ci danno dentro di brutto in un electric blues di grande intensità.

Nel brano Too Much To Carry avrebbe dovuto esserci Curtis Salgado, una delle voci più interessanti del blues’n’soul contemporaneo che però di recente ha avuto un infarto, comunque il sostituto è un altro cantante-armonicista con le contropalle come John Nemeth, che non lo fa rimpiangere http://discoclub.myblog.it/2017/06/27/blues-got-soul-da-una-voce-sopraffina-john-nemeth-feelin-freaky/ . Quando il nostro deciderà di ritirarsi, è già pronto il figlio Jon Trout per sostituirlo, e a giudicare da Do You See Me At All, sarà il più tardi possibile, ma l’imprinting e la classe ci sono. L’unica concessione ad un rock più classico la troviamo in Got Nothin’ Left, un pezzo molto adatto all’ospite Randy Bachman, e come dice lo stesso Trout se chiudete gli occhi può sembrare un pezzo dei vecchi BTO, boogie R&R a tutto riff; naturalmente non poteva mancare uno dei mentori di Walter, quel John Mayall di cui Trout è stato l’ultimo grande Bluesbreaker, i due se la giocano in veste acustica in un Blues For Jimmy T, solo chitarra, armonica e la voce del titolare. La conclusione è affidata ad un blues lento di quelli fantastici, la title-track We’re All In This Together, e sono quasi otto minuti dove Walter Trout e Joe Bonamassa distillano dalle rispettive chitarre una serie di solo di grande pregio e tecnica, e cantano pure alla grande, che poi riassume quello che è questo album, un disco veramente bello dove rock e blues vanno a braccetto con grande ardore e notevole brillantezza, difficile fare meglio. Esce venerdì 1° settembre.

Bruno Conti

Tutti Insieme Appassionatamente: Difficile Fare Meglio! Walter Trout And Friends – We’re All In This Togetherultima modifica: 2017-08-29T00:04:22+00:00da bruno_conti
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