Un Bell’Esempio Di Follia (Musicale) Con Metodo. The Texas Gentlemen – TX Jelly

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The Texas Gentlemen – TX Jelly – New West CD

Storia particolare quella dei Texas Gentlemen. Gruppo composto da texani doc, formato qualche anno fa da Beau Bedford, che ha chiamato intorno a sé giovani ma bravi musicisti di sua conoscenza (Nik Lee, Daniel Creamer, Matt McDonald e Ryan Ake) con l’intento di formare una backing band per artisti più famosi di loro, come per esempio Leon Bridges e Nikki Lane. La svolta è avvenuta lo scorso anno, quando il grande Kris Kristofferson (uno che il talento lo sa riconoscere) li ha voluti come gruppo di accompagnamento per il suo ritorno al Festival di Newport 45 anni dopo la sua ultima apparizione. La cosa ha funzionato talmente bene che Kris ha chiesto loro di seguirlo per altre date, cosa che ha certamente donato ai ragazzi un’esposizione che prima non si sognavano neppure; il passo successivo è stato incidere il loro primo disco, e per farlo hanno varcato i confini texani, andando nei leggendari FAME Studios di Muscle Shoals, in Alabama, dove hanno fatto tutto in soli quattro giorni. Ed il risultato, TX Jelly, è un disco stimolante, creativo, inatteso: i cinque non sono il solito gruppo country-rock del Lone Star State, ma sono influenzati dalle mitiche backing bands della storia americana, come la Wrecking Crew di Los Angeles, o gli stessi Muscle Shoals Swampers, o ancora Booker T. & The MG’s.

Infatti nelle loro canzoni trovano spazio una miriade di generi, che vanno dal rock al country, dal funky al blues, dal southern al soul e perfino lounge music, il tutto mescolato in maniera molto creativa e per nulla confusionaria. TX Jelly è quindi un lavoro decisamente piacevole ed originale, dato che non sai mai cosa aspettarti nella canzone seguente, ed i ragazzi suonano con ottima tecnica ma anche con quel pizzico di lucida follia che non guasta (basta guardare alcuni dei loro video che si trovano in rete per notare che sono un po’ fuori di testa). Il CD inizia in modo insolito, cioè con lo strumentale Habbie Doobie, una canzone che in realtà è una jam chitarristica tra rock e funk, con un riff ripetuto e brevi ma ficcanti assoli della solista di Ake, brano forse ripetitivo ma intrigante. Pain sembra un country rock di matrice southern degli anni settanta, un boogie orecchiabile e trascinante, con gran lavoro di piano e chitarra, che quando viene chiamata in causa sa come dire la sua: ci sono anche tracce pop del migliore Elton John, quello di Tumbleweed Connection; Bondurant Women è ancora puro rock di matrice seventies, decisamente evocativo, con una melodia diretta e suono classico, basato su organo e chitarra. Dream Along è una country song languida, strascicata, quasi sonnolenta, come se Willie Nelson si fosse appena svegliato dopo una notte di bagordi, bizzarra ma non priva di fascino.

Gone (scritta insieme a Paul Cauthen così come la seguente, e Paul è anche presente come voce aggiunta) è al contrario un pimpante e ritmato country-rock alla Waylon, ma con le chitarre che suonano come quelle di un gruppo sudista, mentre My Way inizia proprio come un country fatto alla maniera di Elvis, con coro alle spalle che ricorda i Jordanaires, poi diventa all’improvviso un rock’n’roll scatenato, per poi tornare all’atmosfera languida iniziale: creatività e follia a braccetto. Con Superstition si cambia completamente registro, in quanto ci troviamo di fronte ad un pop-jazz afterhours di quelli raffinati modello lounge, da mettere per una serata galante e con tanto di sax “da struscio”, mentre TX Jelly è un altro strumentale che sa più di improvvisazione in studio, quasi una backing track per batteria e poco altro, unico episodio direi un po’ fine a sé stesso. Pretty Flowers è di nuovo un country d’altri tempi, un honky-tonk che sembra uscito da un album di fine anni sessanta di George Jones, che precede la lunga (otto minuti) Shakin’ All Over, vecchio brano di Johnny Kidd & The Pirates (ma ala facevano anche gli Who, soprattutto dal vivo), che qui viene suonata in perfetto stile surf e con un cantato in giusta sintonia, sembra una cover di qualche oscuro gruppo beat, altro che Texas: la chitarra si produce in un lungo e strepitoso assolo dai toni addirittura psichedelici https://www.youtube.com/watch?v=fYMMk6jvUt8 , creatività davvero a mille, immagino cosa possano diventare dal vivo. Il finale è tranquillo con Trading Paint, con la quale si rimane sempre negli anni cinquanta-sessanta, ma il pezzo è un folk acustico con un coro che fa tanto Monti Appalachi.

I Texas Gentlemen sono un gruppo da tenere d’occhio, hanno tecnica ma anche inventiva: d’altronde se uno come Kris Kristofferson li ha voluti con lui qualcosa vorrà pur dire.

Marco Verdi

Un Bell’Esempio Di Follia (Musicale) Con Metodo. The Texas Gentlemen – TX Jellyultima modifica: 2017-11-27T00:50:10+00:00da bruno_conti
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