31/05/2013
Alla Fiera Del Riff: Scott Kempner e Eric "Roscoe" Ambel Di Nuovo Insieme! Del-Lords - Elvis Club
Del-Lords - Elvis Club - Megaforce (USA)/Blue Rose (EU)
Il detto "It's Only Rock'n'Roll", abusato ma sempre valido, e anche quello del sommo vate Muddy, "The Blues Had A Baby And They Named It Rock'n'Roll", si applicano alla perfezione al nuovo album dei redivivi Del-Lords (ma anche a quelli vecchi), senza peraltro dimenticare la roots music, il rockabilly, il country punk e delle ballate da leccarsi i baffi. Originari di New York, negli anni '80 erano stati la risposta al Paisley Underground proveniente dall'altra costa, al cowpunk, al country & rock desertico e psichedelico di gente come Green On Red, Dream Syndicate, fino a spingersi ai Giant Sand o ai Thin White Rope, e andando a ritroso, il protopunk dei New York Dolls o dei Dictators, di cui Scott Kempner era stato uno dei membri fondatori. Ma nella prima incarnazione del gruppo, quella di Frontier Days e Johnny Comes Marching Home (dischi che rivaleggiavano con la migliore produzione di Springsteen o di Petty di quegli anni), c'era spazio anche per il sound sixties, ora jingle-jangle alla Byrds, ora rock & pop bluesato alla Creedence, ma anche alle fabbriche di riff degli Stones e dei Beatles, riunite in una unica formazione dai Flamin' Groovies della prima metà anni '70.
Quando arrivano sulla scena con il primo album del 1984, c'erano altri revivalisti diversi in circolazione, come i Cramps, i Fleshtones, o i primissimi Blasters che erano più legati al punk o al R&R, mentre i Del-Lords sapevano suonare anche dell'energico power-pop, oltre al rock e agli altri generi citati: Scott Kempner voleva una formazione dove tutti e quattro i componenti fossero anche cantanti, una sorta di versione rock dei Beach Boys della costa Est, riveduta e corretta, ma l'intenzione era quella. Come spesso capita poi la realtà, almeno agli inizi, aveva superato addirittura questa idea. Purtroppo l'avventura è durata solo 6 anni e quattro album ed è rimasta un po' sconosciuta al grande pubblico, anche se brani come Get Tough, la ballata Livin' On Love, Burning In The Flame Of Love, il loro più grande successo (?!), la byrdsiana Shame On You o Double Life, un chiaro omaggio a Shake Some Action, sentiti ancora oggi fanno sempre la loro bella figura, come un po' tutta la produzione. Il gruppo si sciolse nel 1990 e Scott Kempner, nel 1992, pubblicò il suo disco di esordio, Tenement Angels, che sembrava indicare la strada per una gloriosa carriera solista. Peccato che il suo secondo album, Saving Grace, uscirà solo nel 2008, tra l'indifferenza, purtroppo, di quasi tutti. Quindi perché non ripristinare la sigla Del-Lords? I rapporti con Eric Ambel, che nel frattempo si è trasformato anche in eccellente produttore, sono rimasti ottimi, sulla scia delle ristampe dei quattro album, usciti proprio nel 2008 a cura della American Beat, e con la formazione originale, iniziano a lavorare su un EP, poi uscito, un po' clandestinamente, come Under Costruction (titolo quanto mai profetico) nel 2010 e ripartono con alcune date dal vivo (le prime da oltre vent'anni), prima negli Stai Uniti e poi sette concerti in Spagna, dove sono rimasti molto popolari.
La "costruzione" ha richiesto 3 anni (d'altronde con questa crisi dell'edilizia), ma, a maggio di quest'anno, finalmente, esce questo nuovo Elvis Club, che, sin da titolo, non ha nulla da invidiare ai dischi del passato. Kempner, come di consueto, scrive quasi tutti i brani, Eric "Roscoe" Ambel suona la solista e produce da par suo, il batterista Frank Funaro, picchia con trasporto sui suoi tamburi, l'unico che non è della partita è il bassista Manny Caiati (diventato avvocato nel frattempo), che era presente all'inizio della reunion, ma nel disco è stato sostituito, in modo spero indolore, da Michael Duclos (e da molti altri utillizzati nei vari brani del CD). Tocchi di tastiere ed armonica rendono più armonioso il sound, il resto lo fanno le canzoni, undici nuovi brani e una cover di Neil Young, Southern Pacific, presente in un album non particolarmente amato, per usare un eufemismo, del canadese, vale a dire Re-ac-tor, ma era uno di quelli che si salvava.
Il riff'n'roll domina nell'album, a partire dall'inizio gagliardo di When The Drugs Kick In che ti mette subito di buon umore, con la voce di Kempner che mi ha sempre ricordato, per oscuri motivi, quella di Jorma Kaukonen, almeno a livello di timbro vocale (forse per l'emissione nasale), coretti, chitarre tra jingle-jangle e rock più tirato ma sempre gloriosamente "pop", nella migliore accezione del termine. Impressione confermata dalla grintosa Princess, ancora più tirata e rocciosa, sempre con le consuete aperture melodiche impiegate con grande classe. Chicks, Man! ci riporta al country punk bluesato dei primi dischi, impersonificato dalla slide di Ambel, ben coadiuvato dall'acustica di Kempner che rafforza il ritmo forsennato della batteria di Funaro e canta sempre alla grande. Flying l'ha scritta ancora Scott ma è il veicolo perfetto per la voce di Roscoe Ambel che, curiosamente, anche in questo caso, sembra quella di un gemello separato alla nascita di Jeff Lynne, meno dotato vocalmente (questo particolare non è mai stato tra gli atout di Eric, ma rimedia abbondantemente con le chitarre), ma in un mood alla Travelin' Wilburys, con tanto di armonica (Nate Schweber) e armonie vocali da sballo, con le chitarre che sono pronte a riffare di brutto. All Of My Life è la prima delle bellissime ballate presenti in questo Elvis Club, forse la migliore, acustiche ed elettriche quasi twang, un organo hammond piazzato nel posto giusto, molto romantica.
Everyday, Kempner l'ha scritta con Dion Dimucci, proprio quello dei Belmonts dei bei tempi andati, molto sixties, ricorda le cose migliori di Nick Lowe o dei Rockpile (ma anche qualcosa dei Beatles), con delle armonie vocali perfette da "pure pop for now people" e delle bellissime chitarre arrangiate deliziosamente. Me And The Lord Blues, cantata ancora da Ambel, dimostra che con gli anni non si sono ammorbiditi per nulla, quando è il caso le chitarre ruggiscono ancora, come dimostra il poderoso assolo di wah-wah nella parte finale del brano, il manico c'è sempre. Letter (Unmailed) è un'altra ballatona di quelle strappacuori, acustica e dolce ma con un bel chitarrone che cesella le fasi salienti e l'organo d'ordinanza che torna a farsi vivo, per l'occasione c'è pure un pianoforte. Damaged è rock'n'roll puro, come ai vecchi tempi, Blasters e l'Elvis del titolo nei cuori, leggerina ma molto piacevole, chitarre e pianino malandrino sugli scudi. You Can Make A Mistake One Time, voce distorta e ritmi da hard rockers cattivi quali sono stati, per l'unica collaborazione tra Kemper ed Ambel. Silverlake è un'altra ballata, ma di stampo più elettrico, con le solite belle melodie che si ascoltano con grande piacere. Conclude la già citata Southern Pacific, una canzone tipica di Neil Young nel repertorio con i Crazy Horse, ritmi galoppanti e chitarre fumiganti per uno dei pochi brani che si salvava su Re-ac-tor, apparsa poi in versione differente anche in A Treasure e qui resa in modo gagliardo dai Del-lords, che ci regalano uno dei migliori dischi di rock di questo 2013, fino ad ora.
Bruno Conti
19:48 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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05/05/2013
Anche Lui Se Ne E' Andato, Silenziosamente! Richie Havens 1941-2013
Richie Havens se ne è andato, silenziosamente come aveva vissuto (a parte per la musica), stroncato da un infarto, il 22 aprile scorso, a Jersey City, nel New Jersey. Aveva compiuto da qualche mese 72 anni, ma già da alcuni anni, a seguito delle complicazioni per un intevento al fegato, non stava più molto bene, e lo scorso anno aveva deciso di ritirarsi dalle scene e, soprattutto, dai concerti dal vivo.
Havens non è mai stato servito molto bene dall'industria discografica e proprio la sua "ultima uscita discografica", avvenuta nel 2012, è stata una sorta di beffa. Alan Douglas (sì, proprio lui quello delle prime ristampe truffaldine di Hendrix), era il proprietario anche dei masters dei primi dischi di Richie: Richie Havens' Record e Electric Havens, due album registrati prima del cosiddetto debutto ufficiale con Mixed Bag del 1967 e poi pubblicati nel '68 e '69 con l'aggiunta di una base di strumentazione elettrica alle registrazioni ufficiali che avevano come di consueto, la voce e la chitarra acustica del nostro, con le mani che mulinano sulle corde con una grinta ed una intensità uniche, più qualche percussione, al limite una seconda chitarra e un basso, un po' il set up di Woodstock, di cui Havens fu un protagonista indiscusso con una travolgente Freedom (che era lo spiritual tradizionale Motherless Children rivisto dallo stesso Havens in modo personalissimo) .
Lo scorso anno, su Douglas Records, è uscito quel My Own Way che vedete effigiato qui sopra, una sorta di composito dei due album appena citati, mai usciti in CD in versione ufficiale. Molti li considerano bellissimi, altri li amano meno, quello che è certo è che Havens aveva un rapporto di odio ed amore con quelle registrazioni, amore per le composizioni e alcuni brani lasciati nel formato originale, odio per altri con l'aggiunta di una valanga di strumenti, tra cui una armonica particolarmente intrusiva in alcune canzoni. Comunque averne di dischi così: non saranno come dovevano o avrebbero potuto essere, ma la musica e la voce di Havens risuonano forti e chiare, come sempre nella prima parte della sua carriera.
Una voce straordinaria, espressiva come poche, quella di un cantante che era soprattutto un grande interprete, più che un autore: Bob Dylan e i Beatles (giustamente) erano i soggetti preferiti delle sue incredibili interpretazioni, ma anche Leonard Cohen, Gordon Lightfoot, Ray Charles, Donovan, i Bee Gees e mille altri hanno goduto della sua bellissima voce e della sua chitarra inarrestabile. Oltre al citato Mixed Bag anche dischi come Something Else Again, Richard P. Havens 1983, Stonehenge, Alarm Clock e Mixed Bag II non dovrebbero mancare in ogni discoteca che si rispetti, anche se un po' tutta la sua discografia, tra alti e bassi, è di notevole spessore.
Un ricordo personale che risale alla sua venuta in Italia, al Palalido di Milano, nel maggio del 1979 se la memoria non mi inganna, era uno dei primi concerti dopo gli "anni di piombo" che avevano fermato l'attività live in Italia, ai tempi rischiavi il linciaggio o quantomeno un processo sul palco come De Gregori, non era il 1970 o il 1974 come altri (che non cito, ma cercando su Google trovate), forse confusi dalla "nebbia fumogena", hanno scritto di lui "ricordandolo", in rete o sui giornali e proprio nell'occasione, uno di questi "hippy sopravvissuti" alla sua epoca, diciamo un personaggio pittoresco, per tutta la durata del concerto, all'inizio di ogni canzone, anche fastidiosamente per i suoi vicini, continuava a gridare "Freedom, freedom...!", salvo poi addormentarsi clamorosamente e quindi risvegliarsi, quasi alla fine della canzone, pronto a lanciare di nuovo il suo grido di battaglia, Freedom...!!!
Per l'ultimo disco "vero" della sua carriera, Nobody Left To Crown, uscito nel 2008, era tornato alla sua etichetta delle origini, la Verve Forecast e ancora una volta, nella sua classica miscela di brani originali e cover di classe, le più note Lives In the Balance di Jackson Browne, The Great Mandala di Peter, Paul & Mary e Won't Get Fooled Again degli Who, la vecchia magia era rimasta intatta, musica semplice e lineare ma cantata con una intensità straordinaria!
So che questi "ricordi" o "tributi" sarebbero più graditi con gli artisti ancora in vita (e quando posso lo faccio, anche se il tempo e la voglia hanno la loro importanza) ma comunque è importante parlare di personaggi che hanno segnato in modo indelibile la musica "rock" degli ultimi 50 anni, più di molti fenomeni da baraccone che infestano la scena attuale, direi meglio "carbonari" che leccaculo! Sia chi scrive, che chi canta e pure chi ascolta.
So Rest In Peace, Richie!
Bruno Conti
12:10 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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18/04/2013
Record Store Day 2013 - Lowlands Left Of The Dial + Ed Abbiati Speaks (Ma Anch'io)...! Parte II
Lowlands – Left Of The Dial – Everybody Knows This Is Nowhere – Gypsy Child/IRD
Part Two
Ci eravamo lasciati mentre nell’ingresso del teatro, dove si svolge la conversazione, entra Roberto Diana, con tutti i suoi riccioli al seguito e si scambiano due chiacchiere veloci: il suo disco Raighes Vol.1 (regolarmente disponibile anche negli Stati Uniti, tramite CD Baby, mentre in Italia la distribuzione è sempre tramite IRD), è candidato alla 12° edizione degli Independent Music Awards nella categoria Instrumental Album. Si tratta di un premio un po’ sotterraneo” che si tiene negli States, anche se tra i votanti ci sono Tom Waits e la moglie Kathleen Brennan, Suzanne Vega, Brandi Carlile, Judy Collins, Shelby Lynne, Anthony De Curtis di Rolling Stone (uno dei pochi giornalisti americani che si può ancora leggere, NDB), Bruce Iglauer della Alligator, il mitico Bob Ludwig, Jim Lauderdale, Del McCoury e tantissimi altri, quindi mica cotica, come si dice dalle nostre parti, ma non credo in Sardegna da dove proviene il buon Roberto (che penso avrebbe piacere di avere il suo nome scandito dall’equivalente della Loren come fu per Benigni agli Oscar) http://www.independentmusicawards.com/imanominee/12th/Alb....
Tra i vincitori nel corso degli anni e in varie categorie: Mary Gauthier, Ronnie Earl, Chris Whitley, Darrell Scott, Johnny Dowd, Koko Taylor, Dan Zanes, Webb Sisters.
Il prossimo capitolo, Raighes Vol.2 sarà dedicato alla musica elettrica (anche se nel primo volume ci sono altri 6 musicisti coinvolti tra cui il famoso assolo alla Olivetti lettera 22 di Furio Sollazzi).
Torniamo all’intervista.
Parliamo anche dei nomi situati sotto il suo Pantheon (Dylan, Springsteen & Waits, se non ricordo male), oltre ai citati Will T Massey, Wilco, i Soul Asylum, Replacements, Waterboys, io butto lì Van Morrison (che Ed ammette di avere ascoltato poco, rischiando il linciaggio del sottoscritto), si parla dei gruppi dove c’era un o una violinista.
Per me (è di nuovo Ed che parla) nei Lowlands il violino è stato e sarà sempre Chiara e non è sostituibile (lancio il nome di Amanda Shires che ha suonato anche con loro ma Ed giustamente dice che lei ha una sua carriera e quindi al limite collabora con Todd Sneider e qui casualmente si viene a parlare dei vari musicisti passati per la MCA ed “elegantemente” fatti fuori, oltre a Will T Massey, Sneider e in precedenza Steve Earle e Joe Ely)
Poi chiedo, già che è presente anche Roberto Diana, se oltre a prodursi fra di loro, hanno fatto altre produzioni e…
Abbiamo prodotto gli scozzesi Donald e Jen MacNeill ma siamo pronti per eventuali richieste, aspettiamo che qualcuno ci chiami, ho detto ai Mandolin, va bene Jono Manson, ma mi sarei offerto anch’io, comunque ribadisco che siamo pronti, i Lowlands attendono clienti.
Si riparla brevemente di Raighes e poi mi “scappa” di parlare di un altro Beautiful Loser come Tom Jans e anche di Richard Farina. Anche di chitarristi, Michael Hedges, John Fahey, Leo Kottke, Peter Lang, Bert Jansch, Davy Graham visto in latteria a Londra negli anni ’70 dal sottoscritto.
Poi parlando di progetti prossimi cosa bolle in pentola?
Abbiamo il secondo disco di Roberto, quello elettrico, se mi chiamerà a produrlo, poi stiamo lavorando anche a diversi dischi Lowlands, anche se non i Live che non mi hanno soddisfatto (a domanda specifica del sottoscritto, dice che prima o poi) io e Roberto ci chiuderemo in uno studio per ascoltare tutto il materiale registrato, ma fino ad oggi quello che ho sentito non è inciso abbastanza bene per una uscita discografica (provo a suggerire un intervento di Jimmy Page per sbloccare la situazione, ma visti i tempi, viene scarta, come anche l’idea di un bel box di Bootleg Tapes) e comunque mi viene ribadito fino a che abbiamo materiale nuovo preferiamo lavorare su quello, neanche l’idea di usarlo come bonus ci attira. Abbiamo fatto dei recital acustici dal vivo ma quelli sono usciti gratuitamente, un live elettrico pronto non lo abbiamo (e comunque c’è un vedremo poco convinto anche all’idea dei bonus in dischi di studio), materiale da cinque o sei concerti registrato in multi traccia lo abbiamo anche a livello professionale ma necessiterebbe di un lavoro sui mix ma non abbiamo il tempo di farlo.
A questo punto finisce lo spazio audio della memoria del mio telefonino e passiamo a quello di Ed per un’ultima parte di intervista.
Parlando dei due brani fatti per il record store day era stato registrato altro materiale in quell’occasione nello studio in Galles?
In Galles solo quei due brani, poi in Italia abbiamo registrati altri brani acustici io e Roberto, anche prima di quell’occasione abbiamo registrato un intero concerto dal vivo elettrico, che è passato sulla televisione gallese, un’ora di registrazione ufficiale, anche se non credo che gli artisti locali abbiamo sentito la pressione per questa nostra operazione (il vostro fedele intervistatore riesce anche a fare una bella topica, citando i Runrig, che in effetti sono scozzesi e quindi stendiamo un velo pietoso, il gaelico mi ha dato alla testa). Quindi la sera in cui abbiamo registrato il live ufficiale di studio abbiamo chiesto di dormire lì, proprio nello studio dove è stato anche girato il video, infatti se guardate attentamente tra batteria e strumenti si vede “materiale” per dormire, poi abbiamo chiesto al fonico di fermarsi per fare quelle due cover che erano quelle che suonavamo nei concerti, e abbiamo avuto l’idea di registrarle, per poi pubblicarle nel Record Store Day, ho chamato l’Ird, ho chiesto “vi va di farlo insieme a noi”, mi hanno detto proviamo anche se non lo abbiamo mai fatto.
Altre cose come Lowlands?
La primavera scorsa (inteso come 2012) abbiamo “lavorato” con Chris Cacavas che era venuto a Pavia e abbiamo scritto un disco assieme che si spera entro la fine dell’anno di potere registrare, mentre il nostro ultimo disco Beyond è uscito anche in Inghilterra per la Stovepony che è la stessa etichetta di Steve Cantarelli (allora non avevo ancora avuto tempo di sentirlo, nel frattempo ascoltato, molto bello). Quindi ricapitolando abbiamo quel disco con Cacavas che bisognerà capire se uscirà come Lowlands o meno. Poi abbiamo un disco acustico che si chiamerà “Love, etcetera” di cui abbiamo già inciso 16 o 17 canzoni io e Roberto con una Marching Band, quindi con fiati, non in stile balcanico, e ci stiamo lavorando. E sempre con Roberto stiamo iniziando a lavorare anche al prossimo disco elettrico dei Lowlands e anche in questo caso abbiamo 13 o 14 brani pronti.
Gli chiedo se il disco con Cacavas è elettrico e Ed me lo conferma.
I demo del disco sono stati registrati con la formazione attuale del gruppo, quella dei concerti e dell’EP per intenderci ma il disco nuovo difficilmente sarà pronto prima del 2015 mentre quello acustico con l’aiuto di alcuni degli amici che hanno partecipato al progetto di Woody Guthrie dovrebbe essere “pronto” nei prossimi 18 mesi.
Saltando di palo in frasca gli chiedo se al di fuori dei dischi della band ha partecipato solo ai Tributi a Springsteen (era inevitabile parlare di Bruce) e a quello dei Beatles.
Per quello di Springsteen con Soul Driver (uno dei brani migliori di Human Touch, non un capolavoro ma non così “orrido” come molti lo ricordano) l’ho scelto proprio volutamente perché il pezzo mi piace e anche perché delle 30 o 40 che tu dici (gli ho detto che tante migliori ce n’erano) molte erano chiaramente inavvicinabili, di quelle che lui ha “sbagliato” in studio questa era una delle migliori ( e rimane adamantino nella sua convinzione, anche se provo a dirgli che tra gli “scarti” del cofanetto di inediti Tracks c’era da pescare di meglio). Soul Driver era un gran pezzo che abbiamo fatto nostro con la band e non abbiamo dovuto sgomitare per averlo.
Quindi tornando alle date di uscita, entro l’anno spero quello con Cacavas e forse anche quello acustico.
Ma scrivi primi i testi o la musica e fai tutto tu?
Dipende a seconda dei casi e comunque, sì, faccio tutto io anche se per il prossimo disco elettrico dei Lowlands io e Roberto abbiamo iniziato a collaborare in alcuni brani e anche se non saremo i nuovi Jagger-Richards o Lennon-McCartney, il nuovo disco con Chris Cacavas lo abbiamo scritto a quattro mani, cosa che non pensavo di essere in grado di fare e anche con testi e/o musica di entrambi, un mix delle due cose. Infatti nel disco cantiamo tutti e due e quindi è in insieme dei due sound, parte Lowlands, ma anche con il suo tocco. Comunque decideremo a maggio quando Chris verrà in Italia per registrare un disco dal vivo acustico a Spazio Musica di Pavia, se sarà come band o con altri nomi. Ma dipenderà anche dai soldi che si raccoglieremo con i concerti e a parte la data di Stoccolma, una al Rock and Roll di Rho e una, probabile, a Pavia, in piazza, a giugno il giorno 8, per festeggiare i 10 anni del mio ritorno in Italia non c’è altro al momento (quindi organizzatori, se leggete questo spazio, fatevi avanti!) nella stessa occasione in piazza, in altre date, ci saranno anche Willie Nile e James Maddock con le rispettive band (quindi segnatevi pure questo).
Si parla infine della situazione “tragica” dei negozi che chiudono un po’ dovunque e di come andrà la vendita dell’EP, io faccio l’ottimista e dico che verranno vendute tutte le 200 copie stampate per l’occasione (più qualcuna da vendersi ai loro concerti) e si dice insieme un bel speriamo!
Secondo noi il Record Store Day è un bel evento, noi lo abbiamo sempre festeggiato a Pavia (anche se quest’anno come avete letto nel primo Post, i Lowlands saranno a Stoccolma), e il fatto che ci sia molto materiale in vinile e poco in CD (a parte un CD EP dal vivo dei R.e.m.) significa meno concorrenza per noi! Ci sarebbe piaciuto farlo anche in vinile, ma abbiamo visto i costi e non riusciamo a farlo (al che mi permetto di ricordare che però sarebbe stato l’unico loro vinile, visto che i titoli precedenti non erano mai usciti in LP). Tra l’altro questa primavera abbiamo fatto anche pochi concerti, abbiamo cercato ma non abbiamo trovato molto, Roberto e io abbiamo fatto delle date acustiche, ma full band troppo caro, pochi soldi che girano. Bisognava venirci a vedere lo scorso inverno, quello è stato un buon tour (ma gli ricordo che non è che neppure a Milano ci sia questo gran fermento di concerti e spesso le cose si sanno all’ultimo, tipo un concerto gratuito di Dirk Hamilton la sera precedente al momento in cui stiamo parlando).
Esauriti il tempo, gli argomenti e spero non la pazienza di Edward ,che è stato gentilissimo, concludiamo questa chiacchierata.
Quindi sapete che il vostro dovere è quello di comprare l’EP di Left Of The Dial per due motivi: perché è bello e perché gente che fa buona musica, con passione, come Ed Abbiati, non ce n’è tantissima in Italia e in giro per il mondo, anche se più di quello che si pensa, come chi legge il Blog spero verifichi giornalmente.
Direi che è tutto o that’s all folks, se preferite, fine anche della parte due!
Bruno Conti
P.s. Per qui due o tre(mila) che non lo sanno, Left Of The Dial, sta per a sinistra della manopola, ovvero il posto dove, nelle vecchie radio anni '80, stavano le stazioni che trasmettevano il cosiddetto college rock (R.e.m., Replacements appunto & compagnia bella), il primo rock indipendente di quegli anni, buona musica in definitiva, quasi sempre.
20:14 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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15/04/2013
Grande Rock Per Una Modica Cifra! Blue Oyster Cult - The Complete Columbia Albums Collection
Blue Oyster Cult – The Complete Columbia Albums Collection (Sony Legacy 16 CD/1 DVD)
A dire il vero questo box è già uscito da qualche mese, e fa parte di una serie molto eterogenea di operazioni analoghe messe in piedi dalla Columbia (tra le varie uscite ricordo quelle dedicate a Leonard Cohen, alla ELO, a Billy Joel, ai Judas Priest, oltre al sontuoso box di Johnny Cash, mentre verso la fine dello scorso anno sembrava imminente quello di Bob Dylan, che poi è finito nel limbo), ma essendo una ristampa, e trattandosi di ottima musica, non è mai troppo tardi per parlarne.
I newyorkesi Blue Oyster Cult (BOC da qui in poi) sono una delle più longeve band nel panorama rock mondiale: formatisi nel 1967 con il nome di Soft White Underbelly, presero il monicker attuale nel 1970 su suggerimento del loro manager/produttore/mentore Sandy Pearlman, che voleva identificare con questo nome un gruppo di alieni scesi sulla terra per conquistarla.
Snobbati a lungo dalla critica, e liquidati più volte come gruppo hard rock/heavy metal, i BOC in realtà suonavano (ma sono ancora in attività) un rock potente e diretto, con invasioni in territori hard e progressive, ma erano anche capaci di scrivere eccellenti ballate e perfino brani in stile quasi pop-rock: dal vivo erano (sono) formidabili, grazie anche alle eccezionali performance del chitarrista Donald “Buck Dharma” Roeser (leader del nucleo storico del gruppo, che comprendeva anche il frontman e voce principale Eric Bloom, la sezione ritmica dei fratelli Albert e Joe Bouchard ed il tastierista Allen Lanier, ma i cinque erano validi polistrumentisti), concerti infuocati che smentivano i soliti critici che li accusavano di essere freddi e distaccati.
Una parte molto importante la svolgevano i testi, veri e propri racconti tra il fantascientifico e l’horror, ad opera principalmente (specie nei primi anni) del geniale Pearlman, imitato presto con successo anche dagli altri: ad esempio il loro più grande successo, ovvero (Don’t Fear) The Reaper (il cui testo agghiaggiande come direbbe Crozza/Conte turbò i sonni di uno come Stephen King) è opera di Roeser.
Un gruppo quindi abbastanza unico nel panorama internazionale, altro che “solo un’altra hard rock band”.
E veniamo al box, che come detto presenta tutti gli album incisi dai BOC per la Columbia (compresi i tre live), quindi da Blue Oyster Cult (la mia tastiera non ha la umlaut) ad Imaginos, il tutto con nuovi remasters fatti nel 2012 e riproponendo i primi cinque dischi di studio più il live Some Enchanted Evening nelle versioni expanded uscite tra il 2001 ed il 2006 (quindi il live ha accluso anche il DVD).
Come ulteriore ciliegina, che costringerà anche i fans che hanno tutto ad accaparrarsi questo box, abbiamo due CD aggiuntivi ed esclusivi: il primo, Rarities, è un’antologia di brani rari o inediti, in versioni principalmente dal vivo (tra cui quattro pezzi usciti su un EP nel 1972, ormai introvabile, oltre a tre demo mai sentiti del 1984 di brani che avrebbero dovuto uscire su una colonna sonora, più una rarissima live version di I Want You (She’s So Heavy) dei Beatles, una canzone che sembra quasi scritta per loro), mentre il secondo, Radios Appear: The Best Of The Broadcasts, prende appunto in esame varie performance radiofoniche avvenute nel corso degli anni, tutte chiaramente mai messe in commercio prima d’ora, tra cui una cover di It’s Not Easy dei Rolling Stones ed altre chicche.
Ma non è finita qui: tramite un codice presente in ogni box, si possono scaricare ben quattro concerti completamente inediti, rispettivamente del 1980, 1981, 1983 e 1986…una goduria!
Ed infine, chiaramente, ci sono gli album della loro discografia, un excursus all’interno di alcune tra le musiche migliori degli anni settanta e ottanta.
Non mi metto ovviamente a fare una disamina disco per disco, ma ci tengo a dire che reputo imperdibile la trilogia iniziale (Blue Oyster Cult, Tyranny And Mutation e Secret Treaties), la famosa “Black & White Trilogy”, dove la fusione delle musiche dei BOC e dei testi di Pearlman raggiunge forse il suo apice massimo, specie nel terzo disco, che contiene tra le altre la trascinante Career Of Evil, scritta insieme ad una ancora sconosciuta Patti Smith (all’epoca fidanzata con Lanier e collaboratrice abituale del gruppo) e la meravigliosa Astronomy, una ballata da urlo, che alcuni hanno addirittura giudicato superiore a Stairway To Heaven dei Led Zeppelin (non sono d’accordo, ma comunque un grandissimo pezzo, forse il loro capolavoro assoluto).
Poi c’è il famoso Agents Of Fortune, che contiene (Don’t Fear) The Reaper ma anche la bellissima This Ain’t The Summer Of Love, il discreto Spectres (con la hit Godzilla), l’ottimo Fire Of Unknown Origin del 1980, prodotto da Martin Birch e per alcuni il miglior disco dei BOC (anche qui non concordo), l’inquietante e bellissimo colpo di coda Imaginos, ultimo album per la Columbia (1988) che inizialmente doveva uscire come progetto di Albert Bouchard e Pearlman, ma poi giustamente diventò un album del gruppo.
Un capolavoro fuori tempo massimo (ed il preferito dal sottoscritto), nel quale vengono riprese le tematiche dei primi tre dischi in una sorta di concept con i brani però messi alla rinfusa, con le canzoni migliori dai tempi di Agents Of Fortune.
E come dimenticare i tre live? Imperdibili i primi due, solo “buono” il terzo (Extraterrestrial).
Ma anche nei dischi minori (il commerciale Cultusaurus Erectus, il misconosciuto The Revolution By Night) c’erano sempre almeno una o due zampate che giustificavano l’acquisto.
Dopo il periodo Columbia i BOC incideranno poco, solo tre dischi di studio (di cui uno, Cult Classics, si occupa di rifacimenti di loro brani celebri) ed un live, ma hanno da poco annunciato un nuovo tour americano ed il primo australiano di sempre: speriamo che, stando insieme, si ricordino anche di essere capaci di scrivere ottime canzoni.
Per ora accontentiamoci (ed è un bel accontentarsi) di questo box, che tra l’altro, riprendendo il titolo del post, si trova più o meno intorno ai settanta euro.
Un affare!
Marco Verdi
11:08 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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28/02/2013
Reload: Altri Inediti Di Jeff Healey. House On Fire Demos And Rarities & As The Years Go Passing By Live In Germany 89-95-00 3CD+2DVD
Oggi ci sono stati dei problemi tecnici con il Blog, per cui mi limito a ripubblicare, riveduto e corretto con la lista aggiornata dei brani del cofanetto quintuplo, la recensione dell'album di inediiti di studio di Jeff Healey, in uscita proprio in questi giorni, per cui chi non l'aveva letta in prima battuta, può trovarla di nuovo nei giorni effettivi di uscita.
Jeff Healey Band – House on Fire – Eagle Rock/Edel 26-02-2013
Quando nel marzo del 2008, in modo repentino, ma non inatteso (visti i problemi di salute che avevano da sempre caratterizzato la sua esistenza), Jeff Healey ci ha lasciato, per colpa di un cancro che lo tormentava da circa un anno, il musicista canadese stava comunque programmando un tour europeo che avrebbe dovuto fare promozione a Mess Of Blues, il disco che segnava il suo ritorno al rock-blues dopo una decina di anni passati a suonare il jazz, che era la sua altra grande passione e in cui si esibiva anche come trombettista. Quel disco, registrato in parte in studio e in parte dal vivo, venne pubblicato più o meno in contemporanea alla sua scomparsa e, con il patrocinio della sua famiglia, ha segnato l’apertura di una serie di pubblicazioni di materiale, soprattutto dal vivo, Songs From The Road, Last Call, Legacy Volume 1, Last At Grossman’s 1994, culminata con lo strepitoso box quadruplo Full Circle:The Live Anthology un-adeguato-testamento-sonoro-jeff-healey-band-full-circl... (e un altro addirittura quintuplo è pubbkcato dalla Inakustik, in uscita più o meno contemporanea a questo album di cui vi sto parlando, As The Years Go Passing By – Live In Germany1989-1995-2000, 3 CD+2DVD, che si annuncia succulento oltre che di eccellente qualità audio e video).
Disc 1 & DVD 1: Ohne Filter Extra (May 10, 1989)
Jeff Healey – Guitar/Vocals
Joe Rockman – Bass/Vocals
Tom Stephen – Drums
1. I'm Torn Down
2. My Little Girl
3. Confidence Man
4. I Need To Be Loved
5. When The Night Comes Falling From The Sky
6. River Of No Return
7. Angel Eyes
8. Roadhouse Blues
9. See The Light
Disc 2 & DVD 2: Extraspät in Concert (April 2, 1995)
Jeff Healey – Guitar/Vocals
Pat Rush – Guitar
Joe Rockman – Bass/Vocals
Tom Stephen – Drums
1. Got A Line On You
2. Stop Breaking Down
3. As The Years Go Passing By
4. Confidence Man
5. Stuck In The Middle
6. Angel
7. Yer Blues
8. Me And My Crazy Self
9. Angel Eyes
10. Roadhouse Blues
11. See The Light
12. While My Guitar Gently Weeps
Disc 3 & DVD 1: Ohne Filter Extra (October 31, 2000)
Jeff Healey – Guitar/Vocals
Philip Sayce – Guitar
Joe Rockman – Bass/Vocals
Tom Stephen – Drums
1. My Little Girl
2. Which One
3. Love Is The Answer
4. How Blue Can You Get
5. Confidence Man
6. Put The Shoe On The Other Foot
7. Feel Better
8. Angel Eyes
9. Roadhouse Blues
Invece House On Fire è ancora più sorprendente, in quanto si tratta di materiale inedito di studio registrato dalla Jeff Healey Band nel 1992, durante le sessions per l’album Feel This (otto brani), due brani vengono dal 1994, per il disco Cover To Cover e una è stata registrata nell’ottobre del 1998, Tutto l’insieme mi sembra un giusto tributo, nel 5° anniversario dalla morte, ad un grande musicista e straordinario chitarrista, dalla tecnica unica, con la chitarra suonata appoggiata sul grembo a mo’ di lap steel, ma che poi si sublimava dal vivo soprattutto nel momento dell’assolo, quando Jeff trasfigurato dall’ispirazione si alzava brevemente in piedi per lasciare uscire dalla sua chitarra torrenti di note che lasciavano esterrefatti per la potenza e la carica, ma anche per la pulizia e la chiarezza del suono. Influenzato tanto dal blues e dal jazz, quanto da Hendrix, dai Beatles e dai grandi cantautori, la musica di Healey nei dischi in studio, forse non ha raggiunto i vertici dei suoi concerti dal vivo, ma ci ha lasciato dischi come l’esordio See The Light, Hell To Pay, Feel This e Cover To Cover che sono dischi più che rispettabili di ottimo rock chitarristico.
Il sottotitolo di questo disco è Demos And Rarities, ma si tratta di materiale registrato ottimamente, anche se il suono è quello di una sorta di live in studio, senza rifiniture successive, rende alla perfezione il cuore della musica di Jeff Healey, con la chitarra e la voce in primo piano, già dall’iniziale House On Fire, un brano rock classico e diretto, passando per la Claptoniana Who’s Been Sleeping In My Bed, dove il suono dell’organo si aggiunge al classico formato chitarra-basso-batteria. You Go Your Way, I’ll Go Mine, quasi simile nel titolo, non è il classico di Dylan, ma un sapido slow-blues intenso, alla Healey, con la chitarra che corre fluida e sicura, anche con un parco uso del wah-wah, come sempre nella discografia del musicista canadese. Anche All The Way non è ovviamente il classico di Sinatra, ma un altro poderoso e tirato rock-blues, mentre We’ve Got Tonight è proprio quella di Bob Seger, una delle due cover del disco, che subisce un trattamento alla While My Guitar Gently Weeps, parte come una ballata acustica, come nell’originale, con piano e organo in evidenza e poi nel classico crescendo del brano si tramuta in quella stupenda canzone che tutti conosciamo, con in più l’atout di un assolo lirico e lancinante da parte di Jeff Healey, molto bella, strano che non sia stata pubblicata ai tempi, cantata anche benissimo, tra l’altro, il che non guasta!
Bish Bang Boof è uno strumentale swingato in trio, che documenta la sua passione per il jazz e la sua grande tecnica allo strumento. Too Late Now è un’altra ballatona delle sue, vagamente country, struggente e melodica il giusto, Face Up, sempre con quel suono scarno da demo, è decisamente un episodio minore, poco rifinito. Diverso il discorso per l’altra cover: Adam Raised A Cain è uno dei rocker più intemerati della discografia di Springsteen, chitarristico fino al midollo e quindi perfetto per la sensibilità di Healey, che può dare fondo alle risorse della sua solista con una serie di interventi pungenti, anche con il suo classico e micidiale wah-wah. Daze Of The Night, il brano più recente, quello inciso nel 1998, è un rock duro e tosto, con un giro di basso quasi alla Deep Purple e la chitarra in overdrive. Conclude Joined At The Heart, una sorta di flamenco rock con la chitarra di Healey raddoppiata nei due canali dello stereo e un ritornello quasi radiofonico. Nudo e crudo nel suono, ma corposo nelle intenzioni, una gradita sorpresa.
Bruno Conti
19:00 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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06/01/2013
Palla Al Centro...E Una Bella Chitarra! Rosie Flores - Working's Girl Guitar
Rosie Flores - Working's Girl Guitar - Bloodshot Records
Spiego subito il titolo (vero, Marco?). Nel 1986 usciva una bellissima compilation intitolata A Town South Of Bakersfield, l'etichetta era l'Enigma Records, poi sarebbe uscito anche il CD, per la Restless, con il secondo volume aggiunto (e ce n'è stato pure un terzo meno valido). Su quel disco muovevano i primi passi quelli che sarebbero stati i campioni del country "alternativo" degli anni a venire: c'erano Jim Lauderdale, Candye Kane, Katy Moffatt, Lucinda Williams, Dwight Yoakam e Rosie Flores (insieme a molti altri di cui si sono perse le tracce). La Warner, su etichetta Reprise, mise sotto contratto entrambi, e nel 1986 uscì il primo disco di Yoakam, Guitars, Cadillacs, Etc., Etc. mentre l'anno successivo usciva Rosie Flores, l'omonimo debutto della nostra amica, sempre con la produzione di Pete Anderson e Rosie veniva presentata dalla stampa (e dalla casa discografica) come la risposta femminile a Dwight. Inutile dire (la storia è sempre quella) che a seguito delle non congrue, per l'etichetta, vendite dell'album, la Flores venne mollata all'istante. Comunque quel disco è rimasto un piccolo classico del genere, ristampato più volte in CD, prima dalla Rounder nel 1997 con il titolo Honky Tonk Reprise e con 6 tracce aggiunte e nel 2008 dalla American Beat Records nella sua forma originale.
Già ma genere era? Un misto di country "californiano" per la spinta di Anderson, unito alle radici musicali della Flores, una nativa texana, con abbondantissime spruzzate di rockabilly, rock and roll, la giusta dose di roots music, il tutto condito da una bella voce squillante, innamorata di Elvis, della female Elvis (ma allora è un vizio!) Janis Martin (ma anche Wanda Jackson non scherzava!) e con una passione anche per i Beatles e le belle melodie in generale. E, il che non guasta, anche un notevole virtuosismo alla chitarra. Chitarra, una copia di Telecaster denominata James Trussart Deluxe Steel Topcaster, che troneggia anche nella copertina del suo nuovo CD, Working's Girl Guitar, che la riporta in parte ai fasti dei primi dischi, oltre al già citato esordio anche gli ottimi After The Farm e Little Bit Of Heartache. Già il precedente Girl Of The Century, pubblicato sempre dalla chicagoana Bloodshot Records nel 2009, mostrava segnali di risveglio ma questo nuovo dischetto, nei suoi 33:18, mi sembra più che buono.
Dalle cavalcate chitarristiche (ma non solo) della "galoppante" title-track dove Rosie Flores, oltre alla sua perizia alla lead guitar mette a frutto l'eccellente gruppo che la accompagna, Tommy Vee e Noah Levy a basso e batteria, le tastiere affidate a T Jarrod Bonta e Red Young, oltre al grandissimo, come sempre, Greg Leisz alla pedal steel. La Flores, a dispetto dei 62 anni compiuti (sono veramente maleducato, sempre a dire l'età delle signore!), mostra ancora una grinta invidiabile. Le "libidini chitarristiche" vengono reiterate nella potente Little But I'm Loud, con i backing vocals di una brava Teal Collins. Ma anche quando i ritmi rallentano, come nella bellissima ballata Yeah yeah, dove il country di gran classe, contrassegnato dalla deliziosa pedal steel di Leisz, incontra le melodie di John Lennon, per un brano sognante e delicato che ricorda i brani della maturità del grande John. I titoli sono invertiti nella copertina ma Surf Demon #5, come da titolo, è un divertente strumentale a tempo di surf dove tutto il gruppo ha l'occasione di mettersi in mostra. Mentre Drugstore Rock And roll è il sentito omaggio al brano più celebre di quella Janis Martin citata prima, "it's only R&R but we like it".
Love Must Have Passed By è una cover di un vecchio brano, quelli romantici e strappalacrime dell'era pre-Beatles, scritto da tale Robert Thomas Velline, in arte Bobby Vee, che è presente anche in questa versione come seconda voce (in fondo ha più o meno l'età dei vari McCartney, Jagger, Richards, Dylan & co.). Se anche il brano successivo ha un'aria familiare è perche si tratta di uno dei brani del primo Elvis Presley (che sarebbe il "male Janis Martin"), classe '56, e anche in questo caso Rosie Flores conferma di meritare il suo appellativo di controparte femminile di Dwight Yoakam con il suo stile sincopato e vigoroso. If (I Could Be With You) è una cover di un bel brano R&B scritto da Lavelle White e cantato con passione dalla Flores. Che nel finale estrae il classico cilindro dal coniglio (o è viceversa?) con una bella versione, jazzy e notturna, di While My Guitar Gently Weeps, sempre Beatles ma George Harrison, se il brano è bello lo puoi fare a tempo di tarantella, samba o flamenco, ma se hai talento viene sempre bene. E a Rosie Flores certo il talento non manca. Sarà il classico dischetto di "culto" ma si ascolta con piacere, palla al centro!
Bruno Conti
12:12 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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04/01/2013
Novità Di Gennaio Parte I. Rolling Stones, Dropkick Murphys, Pere Ubu, Wooden Wand, Rita Chiarelli E Altro
Prime uscite discografiche del 2013, già da martedì prossimo 8 gennaio (non in Italia) cominceranno a uscire i primi titoli interessanti. Con l'inizio dell'anno, nella prima decina di giorni usciranno molti nuovi CD che usufruiranno della finestra dei 50 anni di diritti d'autore (almeno nel Regno Unito), ovvero, molti titoli classici "minori" di Beatles, Dylan, Presley, Cash e di vari altri nomi importanti verranno pubblicati, non con i titoli e le copertine originali (non tutti) ma con la fatidica scritta "Original Recording", per cui, occhio alla penna, rischiate di ricomprarvi per l'ennesima volta gli stessi dischi, sia pure ad un prezzo budget. La maggior parte saranno su etichetta Hallmark, anche con marchio Pickwick, soprattutto il materiale del gruppo RCA/CBS, quindi ora Sony/BMG: il 1° di Dylan uscirà sia per la Hallmark, come anche per la Xtra Records con il titolo Bob Dylan And The New Folk Movement con 12 canzoni aggiunte di Joan Baez, Dave Van Ronk, Judy Collins e Bob Gibson, tre a testa, queste le due copertine...
Il fenomeno non è nuovo, ma ora siamo arrivati alla fatidica fine del 1962, quando nascevano i primi LP di successo e il mercato passava dal R&R e la musica pop più spensierata, ai primi gruppi e cantautori. Per esempio anche i Beatles rientrano in questo giro (con grande "gioia" dei collezionisti"): questo Beatles Early Years, appunto della Hallmark, è in pratica il disco con Tony Sheridan, ma per la "finestra" di fine 1962 comprende come bonus anche Love Me Do e P.S. I Love, il primo singolo di ottobre '62...
Usciranno anche molti album del primo periodo Motown, Meet The Supremes, Marvelettes Smash Hits '62, The Jazz Soul Of Little Stevie Wonder...
E questi hanno anche tutti le copertine originali non solo la scritta "Original Recording". Ma ci saranno anche titoli di Cliff Richard, Johnny Cash, Elvis Presley, James Brown, il primissimo album di Willie Nelson ...And Then I Wrote, quando sembrava Mike Bongiorno da giovane, senza occhiali.
E moltissimi altri titoli. Quindi, stando attenti alle fregature, anche materiale molto interessante, ad un prezzo che dovrebbe arrivare "al massimo" sull'equivalente di 6-7 euro, non so se arriveranno anche in Italia ma in rete si trovano con facilità.
Ma veniamo alle primi "vere" novità di questo 2013. Li vedete effigiati ad inizio Post.
Partiamo con l'attesissimo DVD ( o Blu-Ray) Crossfire Hurricane dei Rolling Stones. La loro prima biografia ufficiale in video completa, dalle origini ai giorni nostri, con Bill Wyman, Brian Jones e Mick Taylor tutti presenti nel vortice dell'uragano che gira sulla copertina del DVD ed il cui titolo è preso da un verso di Jumpin' Jack Flash. L'escamotage del documentario, diretto da Brett Morgen, è che i "vecchi Stones", Jagger, che è il coordinatore delle operazioni, Richards, Watts e Wood, non appaiono in video nelle interviste e nella narrazione, ma sono voci fuori campo. 142 minuti circa, la gran parte del materiale, dicono, mai vista, esce per la Eagle Rock (con sottotitoli pure in italiano, da noi uscirà verso fine gennaio, il 22 credo) e si preannuncia come un evento, l'ennesimo, per il 50° Anniversario della più grande Rock and Roll Band della storia. E i Beatles? Sarà l'anno buono per vedere finalmente Let It Be in DVD? Mah, sembrerebbe.
Nuovo album per i Dropkick Murphys, si chiama Signed And Sealed In Blood, l'etichetta è la Born & Bred Records via Universal, il produttore come al solito è Ted Hutt. Non manca la Deluxe Edition, che si trova solo sul loro sito, ma anche la versione per il download di iTunes avrà 3 brani in più. Data di uscita l'8 gennaio all over the world e il 15 da noi in Italia.Lo sto ascoltando in questi giorni e mi sembra buono, se riesco, recensione intorno al giorno dell'uscita, nel frattempo...
Tornano anche i Pere Ubu con il loro primo album "dance" della storia, uhm, argh (?!?!). Si chiama Lady From Shanghai, esce per la nuova etichetta, Fire Records, e la band di David Thomas festeggia i 35 anni dall'uscita del primo album The Modern Dance. Ed ora, scusate il gioco di parole hanno fatto, almeno dicono, un disco proprio di "dance moderna"! Boh, sentiremo, ma dai primi ascolti direi che non fa per me, anche se la parola dance è molto relativa per questo tipo di musica. In mancanza di video attuali vediamo (anzi sentiamo) come era la "Modern dance" 35 anni fa.
Altri "clienti" della Fire Records sono i Wooden Wand, ossia James Jackson Toth e soci, che pubblicano un nuovo album, Blood Oaths Of The New Blues, in questo inizio di 2013, un seguito in scala minore e più rarefatta, rispetto a Briarwood dello scorso anno, ma con la stessa formazione e la stessa qualità. Ad un primo ascolto mi sembra molto bello...verificare please, qui sotto.
E per finire questo primo giro di uscite, esce anche il DVD Music From The Big House, un documentario girato nelle famosa Angola Prison, Louisiana State Penitentiary per chi gli vuole dare il suo nome. Avevo parlato della colonna sonora di questo documentario realizzata un paio di anni fa la-musica-rende-liberi-rita-chiarelli-music-from-the-big-..., in termini più che positivi. Schiacciate sul link e leggete, poi se volete, sul mercato americano è uscito (anzi uscirà l'8 gennaio) anche il DVD per la MoMo Bay - Gaiam. Mi rendo conto che non sarà facile da reperire, nel caso accontentatevi del CD, anche se...questa è grande musica!
Per il primo aggiornamento anteprima novità del 2013 questo è tutto.
Bruno Conti
19:03 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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07/10/2012
Brutte Figure E Altro! Beatles E Who
Come certo saprete (l'ho anche segnalato sul Blog) il 5 ottobre si festeggiava il 50° anniversario dell'uscita del 1° singolo dei Beatles, Love Me Do. Per l'occasione la EMI aveva annunciato la pubblicazione di un vinile limitato commemorativo. Ma...come avrete notato cercandolo, se ne sono perse le tracce. E' successo che il giorno prima della uscita la casa ha ritirato tutte le copie del 45 giri definendole "fallate". Secondo alcuni non si tratta di un problema tecnico ma pare che sia stata scelta e stampata la versione sbagliata. Ovvero, ai tempi della registrazione George Martin, non soddisfatto della parte di batteria di Ringo Starr nella canzone, chiamò Andy White per registrare di nuovo la pista della batteria nel brano, versione che uscì poi nel singolo originale, mentre nell'album Please Please Me venne riutillizzata la parte di Ringo. Non so quale delle due versioni la Parlophone/EMI avesse intenzione di fare uscire ma sembra che sia uscita quella "sbagliata". Non è ancora chiaro se ne verranno stampate altre copie per una nuova data di fine mese o se verrà cancellato. Mi sembra che le celebrazioni del cinquantenario partano alla grande. Speriamo in meglio per le edizioni varie di Magical Mystery Tour in uscita la settimana prossima.
A proposito di brutte figure. Un paio di anni, a novembre del 2010, la Universal ha pubblicato una 40th Anniversary Special Edition degli Who Live At Leeds lussuosissima, che è quella che vedete effigiata qui sopra. E che è andata esaurita quasi subito, con grande dispiacere di molti. Il punto di forza di quella versione era la presenza del famoso concerto di Hull registrato il giorno successivo di quello di Leeds, il 15 febbraio del 1970. La domanda era: ma uscirà mai una edizione separata di quel concerto per chi non si vuole ricomprare per l'ennesima volta il Live At Leeds? E la risposta fu, ma quando mai!
E infatti il 20 novembre p.v. la Universal pubblicherà il doppio CD di Live At Hull, in tutto il suo splendore. Una serata che rivaleggia con quella di Leeds nel presentare gli Who all'apice della loro forza. Dovrebbe anche costare come un singolo CD o poco più. Mai credere, se possibile, alle case discografiche!
Bruno Conti
P.s. Martedì prossimo anche il DVD di Live In Texas '75 degli Who, annunciato qualche tempo orsono. Da vedere, alla faccia di chi diceva che il gruppo era "cotto" a quei tempi. Una delle ultime apparizioni ufficiali di Keith Moon
12:41 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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01/10/2012
Novità Di Ottobre Parte I. John Cale, Who Tribute, Beatles, Lau, Mary Gauthier, Tori Amos, Meat Loaf, Bruce Foxton, Bob Dylan, Tragically Hip
La settimana del 2 ottobre si aprono le grandi manovre di autunno, come uscite discografiche ed escono moltissimi dei dischi annunciati sul Blog nei mesi scorsi. Se volete, andando a ritroso, ed è una buona occasione per "sfogliare" questo spazio, li trovate tutti: da Van Morrison a Diana Krall, Wanda Jackson, Tift Merritt, Beth Orton, Iris Dement, Muse, Heart, Mark Eitzel, Bob Mould, Steve Winwood, la ristampa di Arc Of A Diver, il cofanetto Atlantic Soul Legends, Lucy Kaplansy, sono in uscita domani, ma scavando tra le uscite ci sono altri titoli interessanti da citare. Quelli che non trovate, probabilmente, avranno una recensione apposita a parte, oppure semplicemente non interessano o me li sono dimenticati, comunque partiamo, anche con qualche mini recensione, visto che poi, nonostante l'aiuto dei miei validi collaboratori, non sempre c'è il tempo di tornare a parlare di tutto, con appositi approfondimenti.
John Cale, a parte un EP lo scorso anno, era dal 2005 di Black Acetate che non rilasciava un nuovo album. Il CD del 2012 si chiama Shifty Adventures In Nookie Wood, esce per la Double Six/Domino Records e prevede tra l'altro una collaborazione con Danger Mouse nell'iniziale I Wanna Talk to U. Speriamo bene, si parla di escursioni in vari stili e generi, come è sempre stata caratteristica di Cale, ma i suoni moderni e l'elettronica avranno il sopravvento sulla sua anima rock?
Ennesimo tributo a cura dell'americana Cleopatra Records che ormai si è creata una sua nicchia di mercato dedicata ai "vecchi ma bravi", questa volta è il turno di Who Are You - An All Star Tribute To The Who, quindi dopo Supertramp e Prog Rock è il turno di Townshend e Daltrey. La lista dei brani e dei partecipanti è notevole, con qualche scelta discutibile (il trio che fa My Generation, per esempio e anche Raveonettes e gli Sweet che fanno Won't Get Fooled Again, ma pe' cottesia!):
1. Eminence Front - John Wetton (Asia) K.K. Downing (Judas Priest) Derek Sherinian (Dream Theater)
2. Baba O'Riley - Nektar Jerry Goodman (Mahavishnu Orchestra)
3. I Can See For Miles - Mark Lindsay (former lead singer of Paul Revere & the Raiders) Wayne Kramer (MC5)
4. Love Reign O'er Me - Joe Elliot (Def Leppard) Rick Wakeman (Yes) Huw Lloyd-Langton (Hawkwind) Carmine Appice (Vanilla Fudge)
5. My Generation - Knox (The Vibrators)
Dave Davies (The Kinks) Rat Scabies (The Damned)
6. The Kids Are Alright - The Raveonettes
7. Won't Get Fooled Again - Sweet
8. Anyway Anyhow Anywhere - Todd Rundgren Carmine Appice (Vanilla Fudge)
9. I Can't Explain - Iggy Pop
10. Behind Blue Eyes - Pat Travers
11. Magic Bus - Peter Noone (Herman s Hermits) Peter Banks (Yes) Ginger Baker (Cream)
12. Who Are You - Gretchen Wilson Randy Bachman (Bachman-Turner Overdrive)
13. Pinball Wizard - Terry Reid Mike Pinera (Blues Image) Brad Gillis (Night Ranger)
14. Squeeze Box - John Wesley (Porcupine Tree) David Cross (King Crimson)
15. Bargain - 38 Special Ted Turner (Wishbone Ash) Ian Paice (Deep Purple)
16. The Seeker - Joe Lynn Turner (Rainbow) Leslie West (Mountain)
Tori Amos, da quando incide per la Deutsche Grammophon si sta un po' avvitando su sè stessa. Gold Dust è una sorta di uscita celebrativa per festeggiare il 20° dall'uscita di Little Earthquakes, ma è anche l'occasione per Tori di rivisitare il meglio del suo catalogo, con nuove versioni di molti classici registrate con l'aiuto della Metropole Orchestra diretta da Jules Buckley, un po' come ha fatto Sting recentemente, tra l'altro suo compagno di etichetta alla DG. Il tutto è stato registrato in presa diretta con l'orchestra e quindi anche il piano ha ampio spazio negli arrangiamenti. Non manca la versione Deluxe con DVD allegato, che contiene il classico Making Of, più i video di Flavor e Gold Dust.
I Lau sono considerati tra i migliori gruppi del nuovo folk tradizionale britannico (scozzese per la precisione), non per nulla hanno vinto il BBC Folk Awards nel 2008-9-10; questo Race The Loser è il loro terzo album di studio, più un live Sarebbero (sono) il gruppo di Kris Drever, che pubblica anche a nome proprio oltre ad avere una miriade di collaborazioni. Il disco è prodotto da Tucker Martine, che questa settimana ha in uscita anche i dischi di Tift Merritt e Beth Orton, sempre curati da lui. Un uomo molto occupato.
Torna, a sorpresa, l'ho letto proprio in questi giorni, anche Mary Gauthier, una delle voci femminili preferite su questo Blog. Il CD è dal vivo, Live At Blue Rock, che è un piccolo ranch convertito alla musica in quel di Austin, Texas. Una sorta di greatest hits registrato con i suoi collaboratori abituali, Tania Elizabeth al violino e Mike Meadows alle percussioni. Ci sono però anche due canzoni nuove e la classica hidden track alla fine (se è "nascosta" perché ce lo dicono prima o addirittura lo scrivono, mah?). Distribuisce la Proper Records. Non dimenticate che The Foundling è stato uno dei dischi più belli del 2010.
Il Boxettino che vedete di Bob Dylan è più che altro una curiosità, una nuova serie della Sony dedicata ad alcuni nomi classici del loro rooster di artisti: si chiama The Real Bob Dylan (ne ho visti anche un paio di altri dedicati a Benny Goodman e Dave Brubeck), è triplo, dovrebbe costare meno di 10 euro e il contenuto è anche interessante, per novizi (e collezionisti):
I brani li hanno scelti un po' a casaccio, a occhio mi sembra che non ci siano , delle molte famose, Blowin' In The Wind e Lay Lady Lay, però per un neofita o per chi non vuole spendere cifre folli per dei Greatest Hits, mi sembra molto funzionale, una buona iniziativa nel cinquantenario del vecchio Bob!
Uno dei campioni mondiali dei "piaceri proibiti" in ambito musicale, a cui si accennava nel Post dedicato a Jeff Lynne, forse è proprio Meat Loaf. Con Bat Out Of Hell ci ha costruito una intera carriera, eppure quel disco, per chi scrive, rimane un chiaro esempio di come fare della buona musica rock, con l'aiuto di un grande produttore, Todd Rundgren, un bravo autore, Jim Steinman, e dei musicisti fantastici, mezza E Street Band, quasi tutti gli Utopia e ospiti assortiti vari, tra cui Ellen Foley ed Edgar Winter. Salvo poi, con una serie di seguiti di valore vieppiù decrescente, rovinarsi la reputazione, anche se uno zoccolo duro di fans lo ha sempre mantenuto. Chi meglio di lui quindi poteva pubblicare un bel Guilty Pleasure Tour (Live From Sydney, Australia 2011), un CD+DVD edito dalla Store For Music (?!?): la parte audio contiene 10 brani e dura 70 minuti, la parte video ne riporta 13 per un totale di 120 minuti, più (o compreso, non si capisce) un documentario di 40 minuti sul tour. Ci sono ovviamente molti dei classici ma anche qualche brano recente. "Polpettone" invecchia ma ci prova sempre.
Dopo essersi riavvicinati in seguito alla morte della moglie di Bruce Foxton e del padre di Paul Weller, i due ex Jam collaborano al primo disco da solista di Foxton. Il titolo del disco del bassista è Back In The Room, esce per la Bass Tone Records e tra i musicisti coinvolti ci sono Mark Brzezicki alla batteria, il chitarrista e vocalist Russ Hastings e come ospiti, Steve Norman, il sassofonista degli Spandau e Steve Cropper. Foxton, non se la cava male anche come cantante, considerando che in alcuni brani dei Jam, tipo This Is The Modern World e David Watts, la voce solista era lui. Ad essere del tutto sinceri, Foxton nel 1983 aveva già pubblicato un album come solista, Touch Sensitive, ma credo non se lo ricordi nessuno.
I Tragically Hip, canadesi, sono una delle band più longeve del rock alternativo, più o meno contemporanei dei R.E.M., il primo disco è del 1983, e mi sono occupato di loro ai tempi sul Buscadero, recensendone alcuni dischi. Ricordo anche che mi piacevano parecchio e quindi avrei voluto postare la recensione in anteprima di questo Now For Plan A, poi come al solito, mi è mancato il tempo. Però il disco, che li riporta con una major, la Zoe Records/Rounder del gruppo Universal, è bello e Gord Downie ha sempre una bella voce, ricordano molto i Rem, è vero, ma ci sono arrivati insieme, non sono dei meri copisti. Produce Gavin Brown (Metric, Three Days Grace, Tea Party, Barenaked Ladies e anche Sarah Harmer, che appare nell'album). Il loro rock alternativo, melodico e ben cantato, si ascolta con piacere.
Breve appendice.
Vi sembrava possibile che il 50° anniversario dall'uscita del primo singolo dei Beatles, Love Me Do sarebbe passato sotto silenzio? Certo che no. E quindi il 5 ottobre, la data fatidica, uscirà questa versione limitata in vinile, manco a dirlo su etichetta Parlophone, del 45 giri originale!
Bruno Conti
00:59 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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22/09/2012
Pop In Excelsis Deo! Avett Brothers - The Carpenter
Avett Brothers - The Carpenter - American Recordings/Universal
La breve premessa è che in questo giorni ho ascoltato molto questo The Carpenter degli Avett Brothers, godendo come un riccio. Il CD è in heavy rotation sul mio lettore in alternativa con Babel dei Mumford and Sons, al quale per il momento, lo preferisco per una breve incollatura (ma i giudizi nel tempo potrebbero cambiare). E quindi ve lo consiglio, e qui potrebbe finire il giudizio critico, per chi ha poco tempo per leggere.
Se avete pazienza vorrei esporvi una mia breve teoria. Gli Avett Brothers, secondo me, sono l'ultimo gruppo in una lunga teoria che prende l'abbrivio a fine anni '60, primi '70 con Nitty Gritty Dirt Band e Poco (ma anche i Dillards), per passare attraverso i canadesi Blue Rodeo negli anni'80 e i Jayhawks negli anni '90 (tutti ancora in attività), che partendo da una base country, chi più chi meno, ha saputo fonderla con una attitudine pop, nel senso più nobile del termine, belle canzoni, armonie vocali, arrangiamenti sempre diversi, praticamente i Beatles, per creare questo ibrido che nel corso delle decadi si è chiamato di volta in volta, country-rock, Americana, alternative country, insurgent country, roots music, nelle sue varie declinazioni, ma che in fondo è l'arte, partendo da un banjo, una chitarra acustica o un mandolino, di creare una bella canzone pop.
Gli Avett Brothers sono uno dei gruppi più versati in questa diificile alchimia. Dagli esordi acustici dei primi anni 2000, quando erano solo i due fratelli Scott e Seth Avett, con il contrabbassista Bob Crawford, e il primo CD del 2002, profeticamente, si chiamava Country Was, da allora hanno fatto parecchia strada, dalla piccola Ramseur sono approdati alla American Recordings di Rick Rubin, che li ha portati dalla Sony all'attuale distributore Universal. Hanno raggiunto il 16° posto delle classifiche di Billboard con il precedente album I And Love And You, il primo prodotto dal "barbudo" e ora con questo The Carpenter, settimo disco in studio, oltre a una sequela di live ed EP, in un mondo alternativo in cui le classifiche sono "serie" e di solito non esistono, ma nel momento in cui scrivo è realtà, debuttano al 4° posto della classifica americana, nella stessa settimana in cui Dave Matthews è 1°, i Little Big Town (un discreto gruppo country) sono secondi, Bob Dylan è 3° con Tempest, e il trio alternativo degli xx e quello non molto alternativo degli ZZ Top, li seguono al 5° e 6° posto. Cose da non credersi!
Ma torniamo ai nostri amici. I fratelli Avett hanno un raro dono, quello di saper scrivere belle canzoni, aiutati dal fido Crawford, dal violoncellista Joe Kwon, dal batterista Jacob Edwards e da un gruppo di amici tra cui spiccano Lenny Castro che suona le percussioni in tutto l'album, Benmont Tench che suona le tastiere in ben otto brani, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria in tre brani, gli ottimi Doug Wamble e Blake Mills alle chitarre elettriche nella bellissima Live And Die (ma sono tutte belle) e molti altri artisti che sotto la produzione di Rubin ci regalano un Pop raffinato, solare e malinconico, con degli arrangiamenti spesso superbi e delle armonie vocali magiche che ricordano di volta in volta i già citati Beatles, Jayhawks, Poco e persino, a chi scrive, parere molto personale ma provate a sentire in alcuni momenti i Bee Gees dell'era pre-disco, quando facevano della musica semplice ma sublime, che passava dal singolo perfetto ad un album ricercato come Odessa.
La musica pop quando non è fatta da ragazzine ansanti e sospirose o da boy band francamente improponibili è un genere assolutamente da non disprezzare perché ti regala melodie che ti rimangono nel cervello e momenti di puro genio, se a suonarla ci sono musicisti di talento. E tra un disco e l'altro, di Canterbury, di psichedelia, di acid-rock, di alternative, di jazz-rock, di rock-blues o di quant'altro ascoltiate abitualmente è un "piacere proibito" a cui è possibile indulgere senza che il solito critico rompicoglioni vi dica "si però, è musica orecchiabile"! Ovviamente ci sono stati i geni e ci sono gli artigiani di lusso nel genere, gli Avett Brothers fanno parte, con merito, della seconda categoria.
Il disco contiene 12 bellissimi brani (14 nella versione per la catena Target, e ho visto sul loro sito che ce n'è una versione SuperDeluxe, che oltre a memorabilia varia contiene anche un CD con 6 versioni demo inedite, peccato costi sugli 80 dollari ed esca a ottobre): si parte con la bellissima The Once And Future Carpenter che contiene il verso "If I Live The Life I'm Given i Won't Be Scared To Die", forse dedicato ai temi della mortalità ed in particolare alla piccola figlia di due anni del bassista Bob Crawford che combatte con un tumore al cervello. La canzone parte con un giro di chitarra acustica, poi entra la sezione ritmica, l'organo di Benmont Tench, il cello di Kwon che aggiunge quella patina di malinconia alle continue aperture melodiche del ritornello, con quegli stupendi crescendi vocali che sono il loro marchio di fabbrica, con le voci che armonizzano deliziosamente. Se possibile, la già citata Live And Die è ancora più bella, aperta da un banjo solitario a cui si aggiungono poco alla volta tutti gli altri strumenti, è il singolo apripista, un esempio di come fare musica pop toccata dal genio, con un refrain irresistibile e quei delicati impasti vocali mentre il banjo guida il tema del brano in alternanza con la slide dell'ospite Doug Wamble. Winter In My Heart con Benmont Tench che si sposta al piano, è una melancolica ode alla stagione invernale, con una costruzione sonora che mi ricorda i Bee Gees citati prima, quelli di brani come New York Mining Disaster 1941, Holiday o l'intro di I've A Get A Message to you o To Love Somebody (se le hanno cantate gente come Nina Simone, Leonard Cohen, Janis Joplin e i Blue Rodeo, tanto per citarne alcuni, non doveva essere solo musica pop usa e getta): qui si sente anche la mano di Rubin, con un arrangiamento complesso che mette in evidenza il cello e il saw (in questo caso come strumento e non come sega).
Pretty Girl From Michigan è l'ultima di una serie di canzoni dedicate "alle belle ragazzuole" (che impazziscono per loro), ce n'è una in ogni album, cambia il luogo di provenienza della Pretty Girl. In questo caso c'è ampio spazio per la chitarra elettrica di Seth Avett che punteggia tutto il tema del brano. I Never Knew You con le voci dei fratelli che si rispondono dai canali dello stereo, è molta Beatlesiana ma anche ricorda il country-rock di Jayhawks e Blue Rodeo (che peraltro una o due canzoni dei Beatles devono averle sentite). Il clima è gioioso come ci si aspetta dalla musica pop più classica. February Seven è una classica ballata in quello che molti hanno definito l'Avett Sound, con il cello che si amalgama con le chitarre acustiche prima della consueta esplosione corale delle voci. Through My Prayers è un'altra deliziosa costruzione sonora, con acustiche e cello che ci conducono, insieme alle voci dei fratelli (di nuovo alla Bee Gees, insisto), in una dimensione quasi cameristica, con harmonium, oboe, piano e clarinetto a colorare tenuamente il brano.
Down With The Shine è un'altra bellissima ballata guidata dal banjo di Scott Avett, con le trombe che aggiungono un flavor quasi da border song messicana e le due voci che si alternano alla guida del brano, come nella migliore tradizione del country-rock più epico. Anche Father's First Spring è un'altra elucubrazione sui temi della paternità, costruita sulla solita base acustica, arricchita da organo e cello e che poi si apre in quelle ricche soluzioni melodiche dove le voci si appoggiano sul tessuto sonoro, delicata e struggente al tempo stesso. Geraldine sono 1 minuto e 38 secondi degli Avett Brothers che si danno al rock, per un brano tra Young e Beatles (le solite armonie) che farà faville nella probabile versione ampliata live.
Ancora chitarre elettriche fumanti e rock per una Paul Newman Vs The Demons, dedicata alla intensa vita del grande attore americano. Questi sono gli Avett degli ultimi anni, con Chad Smith alla batteria, quelli che hanno imparato a convivere anche con la loro anima più "rumorosa" ma non dimenticano mai l'importanza delle loro intricate evoluzioni vocali. La conclusione è affidata ad un'altra strepitosa ballatona di quelle DOC, Life, dove il reparto vocale viene potenziato dalle Magnificent Webb Sisters come le chiamava mastro Leonard Cohen sul palcoscenico dei suoi concerti. Si conclude così in gloria questo disco che conferma il valore del gruppo. D'altronde se sono stati scelti con i "confratelli" d'oltre oceano Mumford And Sons per accompagnare Dylan nella serata dei Grammy un motivo ci sarà pure stato!
C'è di meglio? Sicuramente, ma anche, molto, moltissimo di peggio, osannato senza motivo. Questi almeno sono falegnami e quindi bravi artigiani.
Bruno Conti
20:22 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Disco UFO, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, avett brothers, rick rubin, webb sisters, chad smith, benmont tench, bod dylan, mumford and sons, beatles, blue rodeo, jayhawks, bee gees | OKNOtizie |
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