26/12/2012

Saint Stephen...I Migliori del 2012: Le Tante "Alternative" Parte II

Naturalmente dopo Natale viene "Saint Stephen"! Per cui continuiamo con la seconda parte della lista delle migliori "alternative" del 2012 according to Bruno Conti. Se non riuscite a leggerli durante le feste natalizie mi pare ovvio che non hanno una scadenza...eravamo più o meno a luglio!

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Robert Cray - Nothing But Love

 

 

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Joss Stone - The Soul Sessions Vol. 2

 

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Bill Fay - Life Is People

 

 

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Old Crow Medicine Show - Carry Me Back

 

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John Hiatt - Mystic Pinball

 

 

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Chris Knight - Little Victories

 

 

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Michael McDermott - Hit Me Back

 

 

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Dwight Yoakam - 3 Pears

 

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Beth Hart - Bang Bang Boom Boom

 

 

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Jamey Johnson - Living For A Song. A Tribute To Hank Cochran

 

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Donald Fagen - Sunken Condos

 

 

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Van Morrison - Born To Sing No Plan B

 

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Neil Young & Crazy Horse - Psychedelic Pill

 

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Iris DeMent - Sing The Delta

 

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Greg Brown - Hymns To What Is Left

 

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Graham Parker & the Rumour - Three Chords Good

Mi sa che mi sono dimenticato qualcosa, ma se non volevo fare un elenco da Pagine Gialle dovevo, a malincuore, saltare dei dischi che avrebbero meritato questa lista di fine anno. La seconda parte è più breve della prima perché avrebbe dovuto contenere molti dei titoli che sono già apparsi nella Top Ten. E mancano ristampe, cofanetti e live (qualcuno ha detto Led Zeppelin!).

E se vi sembrano "troppi" perché non si fanno più i grandi dischi di una volta, questo lo diceva anche mia mamma, ma bisogna sapersi accontentare e in questa annata è stato un bel "accontentarsi"!

Comunque per oggi per può bastare.

Bruno Conti

07/12/2012

I Migliori Dischi Del 2012. Un Altro Collaboratore!

 

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Pensa che ti ripensa, l'anno scorso si era "allargato", quest'anno "dagli una mano si prendono il braccio", la lista si è vieppiù dilatata (l'anno scorso se non sbaglio erano 23 più alcune categorie extra, nel 2012 sono diventati oltre 30) ma dato che sono io il primo "trasgressore" si accetta tutto. Quindi questa è la lista di Tino Montanari (magari i caratteri di stampa uguali agli altri, si potevano tentare, in ogni caso...):

DISCO DELL’ANNO: LEONARD COHEN – OLD IDEAS

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CANZONE DELL’ANNO: BETH HART – CAUGHT OUT IN THE RAIN

COLONNA SONORA: LAWLESS – NICK CAVE & WARREN ELLIS

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DISCO BLUES: GUY DAVIS – THE ADVENTURES OF FISHY WATERS 

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DISCO COUNTRY: TRAMPLED BY TURTLES – STARS AND SATELLITES

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DISCO ITALIANO: FRANCESCO DE GREGORI – SULLA STRADA

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DISCO LIVE: WALKABOUTS - BERLIN

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DISCO SOUL: SOLOMON BURKE – THE LAST GREAT CONCERT

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COFANETTO DELL’ANNO: COWBOY JUNKIES – THE NOMAD SERIES

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RISTAMPA DELL’ANNO: WILLY DEVILLE – LIVE IN PARIS AND NEW YORK

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GRUPPO ITALIANO: GIARDINI DI MIRO’ – GOOD LUCK

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DVD MUSICALE: O.A.R. – LIVE ON RED ROCKS

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CONCERTO: ALEJANDRO ESCOVEDO - PAVIA

 

ALTRI DISCHI:

ZACHARY RICHARD – LE FOU

JOHN HIATT – MYSTIC PINBALL

PAUL SIMON – LIVE IN NEW YORK CITY

BOB DYLAN - TEMPEST

BAND OF HEATHENS – THE DOUBLE DOWN LIVE IN DENVER

MARLEY’S GHOST - JUBILEE

DREW NELSON: TILT A WHIRL

WIDESPREAD PANIC - WOOD

SPAIN – THE SOUL OF SPAIN

MUMFORD & SONS - BABEL

RUSTED ROOT – THE MOVEMENT

ED ROMANOFF – ED ROMANOFF

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OTIS GIBBS – HARDER THAN HAMMERED HELL

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MARY GAUTHIER – LIVE AT BLUE ROCK

MARK KNOPFLER – PRIVATEERING

DEVOTCHKA – LIVE WITH THE COLORADO SYMPHONY

DECEMBERISTS – WE ALL RISE OUR VOICES

THE MYSTIX – MIGHTY TONE

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POGUES – THE POGUES IN PARIS

THE WHITE BUFFALO – ONCE UPON A TIME IN THE WEST

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MICK FLANNERY – RED TO BLUE

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JAMES YORKSTON – I WAS A CAT FROM A BOOK

CORY CHISEL & THE WANDERING SONS – OLD BELIEVERS

MARY CHAPIN CARPENTER – ASHES & ROSES

RIVER CITY EXTENSION – DON’T LET THE SUN GO DOWN ON YOUR ANGER

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JEFF BLACK – PLOW THROUGH THE MYSTIC

BETH HART – BANG BANG BOOM BOOM

WOVENHAND – LIVE AT ROEPAN

SEAN ROWE – THE SALESMAN & THE SHARK

CALEXICO - ALGIERS

MINNESOTA – ARE YOU THERE

LOWLANDS - BEYOND

Tino Montanari

P.s. Ogni occasione è buona per segnalare nomi nuovi o tralasciati nel corso dell'anno, questi "esercizi" valgono anche come occasioni per segnalare sempre e comunque della buona musica. La lista del BEST 2012 di Mojo la pubblico domani. Vi basti sapere che il miglior disco dell'anno per la rivista inglese è Blunderbluss di Jack White. Non perché sia brutto, tutt'altro, ma il migliore. Mah!

Dovete anche avere pazienza se le pagine del Blog diventano "pesanti", tra video ed immagini, e quindi ci mette un po' di tempo a caricare, ma poi ne vale le pena, sempre buona lettura e buona visione e ascolto.

Bruno Conti

01/11/2012

Da Sola O In Compagnia, Sempre Una Gran Voce! Beth Hart - Bang Bang Boom Boom

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Beth Hart – Bang Bang Boom Boom – Mascot Music 2012 Deluxe Edition

La visibilità maggiore è arrivata lo scorso anno con Don’t Explain, in collaborazione con Joe Bonamassa,  un disco di “covers” scelte in ambito blues e soul, ma Beth (non più giovanissima) è in pista dalla metà degli anni ’90, e avrebbe meritato (per chi scrive) molto prima il giusto riconoscimento musicale. Nata a Los Angeles, Beth Hart ha iniziato a suonare il piano in tenera età (quattro anni), e negli anni crescendo si è appassionata ai grandi musicisti classici (da Bach a Beethoven) e a quelli rock (Led Zeppelin, Rush) e grandi cantanti di colore (James Brown, Otis Redding, Aretha Franklin, Billie Holiday e Etta James), oltre all'immancabile Janis Joplin. Il naturale passo successivo è stato quello di iscriversi alla nota High School Of Performing Arts di L.A. dove ha studiato canto e violoncello, ma le troppe esibizioni serali nei locali della periferia , finirono per allontanarla dalla scuola e fu cosi che Beth iniziò a dedicarsi alla musica mettendosi in proprio.

Nell’estate del ’93 forma un suo gruppo, The Beth Hart Band, nel quale militavano il bassista Tal Herberg e il chitarrista Jimmy Khouri, firmando un contratto con la 143 Records (l’etichetta dei Corrs), con cui registra il suo album di debutto Immortal (95). Al termine del tour mondiale intrapreso per presentare il disco, la band si sciolse, e Beth si prese un lungo periodo per pensare alla prossima mossa, che fu quella di appoggiarsi al produttore Oliver Lieber, rimettere insieme la band e pubblicare un nuovo disco Screaming’ For My Supper (99). Con Leave The Light On (2003) inizia la sua carriera solista, seguito dall’ottimo Live At Paradiso (2005), 37 Days (2007), My California (2010), il già menzionato Dont’ Explain (2011), sino ad arrivare a questo nuovo lavoro Bang Bang Boom Boom registrato ai Revolver Studios in Thousand Oaks, Ca., co-prodotto da Kevin Shirley, dal manager David Wolff e dal marito Scott Guetzkow.

Per quanto riguarda i musicisti, Beth voce e piano, si avvale di Randy Flowers alle chitarre e dei musicisti della band di Bonamassa (impegnato con i Black Country), ovvero, Michael Rhodes al basso, Arlan Schierbaum all’organo, un trio di batteristi composto da Anton Fig, Herman Matthews, Curt Bisquera, Lenny Castro alle percussioni, Ron Dziubla al sax, Lee Thornberg alle trombe, e non poteva mancare l’amico Joe Bonamassa alla chitarra solista in There In Your Heart.

Il disco si apre alla grande con Baddest Blues dall’intro pianistica per una perfetta rock song, con una interpretazione straordinaria di Beth, mentre Bang Bang Boom Boom il brano scelto come singolo, è un allegra marcetta rock, una sorta di filastrocca che esula dal suo repertorio, ma che entra subito in testa e ti rimane in mente. Better Man è grintosa quanto basta per apprezzare la voce della Hart, seguita dalla “perla” del disco, Caught Out In The Rain, un blues di rara intensità che parte dolcemente, scandito da una chitarra importante, e che pian piano sale sino ad arrivare ad un crescendo vocale che nel finale mi ricorda la grande Etta James. Una meraviglia! Si cambia ritmo con Swing My Thing Back Around, che si rifà alla musica delle grandi orchestre stile Count Basie, un tuffo nel passato eseguito con classe e raffinatezza, per poi tornare alle canzoni d’amore con With You Everyday e Thru The Window Of My Mind, due ballate lente e avvolgenti per cuori infranti. Con Spirit Of God è impossibile tenere il “piedino” fermo, un rhythm ‘n’ blues con i fiati tipico del periodo Stax, un brano trascinante, che inevitabilmente porta Beth a confrontarsi con le grandi cantanti nere del periodo, mentre in There In Your Heart, altra ballata d’atmosfera, l’ospite Joe Bonamassa può dare libero sfogo al suo talento. Si chiude con The Ugliest House On The Block un brano quasi “reggae” dal ritornello accattivante e con un’altra ballata pianistica Everything Must Change, con una bella melodia e un arrangiamento romantico.

Beth Hart, per la gran parte del pubblico italiano è una perfetta sconosciuta, ed è un peccato, perché questa quarantenne “losangelina” è un artista poliedrica, dotata di una voce potente e graffiante (il meglio lo dà nei concerti dal vivo), e nelle dodici tracce di questo Bang Bang Boom Boom dà dimostrazione di essere una cantante dalle enormi capacità e di indubbio talento, a dispetto di tante presunte acclamate “stars”. Quale occasione migliore per conoscere e apprezzare una nuova amica?

Tino Montanari   

15/10/2012

Novità Di Ottobre Parte II. Beth Hart, Kaki King, Bellowhead, Hank Williams, Jake Bugg, Don Felder, Gov't Mule, Widespread Panic, Bat For Lashes, Jamey Johnson, Deep Purple, Ben Harper

 

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Periodicamente controllo il materiale relativo alle ultime uscite discografiche, di cui ho accantonato dati ed informazioni, e magari una piccola recensione. Ad un ultimo controllo mi sono accorto che, a parte quelli già trattati con Post appositi in anticipo, o che lo saranno nei prossimi giorni (alcuni in ritardo, ma si fa quel che si può, magari privilegiando i titoli di cui non hanno già parlato le riviste musicali specializzate o altri siti), c'erano un bel 27 titoli che mi aspettavano. Per cui, diviso in 2 parti, ecco il resoconto degli album più interessanti in uscita questa settimana e qualche arretrato delle uscite del 9 ottobre.

Partiamo con alcuni box o dischi doppi:

Il primo è un cofanetto di 6 CD dei Gov't Mule The Georgia Bootleg Box, pubblicato dalla Evil Teen il 16 ottobre negli States e a fine mese dalla Provogue/Edel in Europa ad un prezzo più basso, si tratta di 3 concerti completi registrati nel 1996 quando il gruppo aveva registrato solo un album e nella formazione originale c'era ancora Allen Woody al basso. Queste sono le date e il contenuto (notare che in alcuni brani ci sono ospiti Tinsley Ellis e Derek Trucks che si aggiungono al trio originale con Warren Haynes e Matt Abts):

 

4/11/96
Georgia Theatre
Athens, GA

 

  • Disc 1:
  • 1.Blind Man in the Dark 9:30
  • 2. Mother Earth 8:00
  • 3. John the Revelator 1:40
  • 4. Temporary Saint 6:11
  • 5. Game Face 6:22
  • 6. No Need to Suffer 8:09
  • 7. Trane > 7:14
  • 8. Eternity's Breath Jam > 2:00
  • 9. Thelonius Beck > 4:08
  • 10. Trane > 1:19
  • 11. St. Stephen Jam > 4:30
  • 12. Trane 2:48
  • 13. Don't Step on the Grass, Sam 8:02

     

  • Disc 2:
  • 1. Presence of the Lord 6:41
  • 2. Birth of the Mule 6:00
  • 3. Left Coast Groovies 6:23
  • 4. Drums > 6:44
  • 5. Mule > 4:54
  • 6. Who Do You Love > 1:35
  • 7. Mule 3:11

     

  • Encores:
  • 8. Goin’ Out West 7:11
  • 9. Spanish Moon* 11:47
  • 10. Gonna Send You Back to Georgia* 7:29

     

  • * With Derek Trucks on guitar

    4/12/96
    The Roxy
    Atlanta, GA

     

  • Disc 1:
  • 1. Blind Man in the Dark 11:00
  • 2. Mother Earth 7:05
  • 3. Mule 5:54
  • 4. Temporary Saint 6:15
  • 5. Game Face 6:27
  • 6. No Need to Suffer 8:19
  • 7. Trane > 6:51
  • 8. Eternity's Breath Jam > 2:02
  • 9. Thelonius Beck > 3:56
  • 10. Trane > 1:41
  • 11. St. Stephen Jam > 4:37
  • 12. Trane 1:35
  • 13. Painted Silver Light 7:19

     

  • Disc 2:
  • 1. Don't Step on the Grass, Sam 7:59
  • 2. Birth of the Mule 5:31
  • 3. Just Got Paid 7:32

     

  • Encores:
  • 4. Goin' Out West 6:16
  • 5. The Same Thing 10:17
  • 6. Gonna Send You Back to Georgia* 8:33
  • 7. Young Man Blues* > 2:35
  • 8. Good Morning Little Schoolgirl* > 7:23
  • 9. Young Man Blues* 1:59

     

  • *With Derek Trucks on guitar

    4/13/96
    Elizabeth Reed Music Hall
    Macon, GA

     

  • Disc 1:
  • 1. Blind Man in the Dark 9:53
  • 2. Mother Earth 9:09
  • 3. John the Revelator 1:42
  • 4. Temporary Saint 5:49
  • 5. Rocking Horse 4:36
  • 6. Game Face 6:47
  • 7. No Need to Suffer 8:41
  • 8. Trane > 8:55
  • 9. Eternity’s Breath Jam > 1:58
  • 10. Thelonius Beck > 4:01
  • 11. Trane > 1:41
  • 12. St. Stephen Jam 5:46

     

  • Disc 2:
  • 1. Presence of the Lord 6:44
  • 2. Birth of the Mule 6:41
  • 3. Monkey Hill > 4:36
  • 4. She's So Heavy Jam 1:28
  • 5. Mule 7:07

     

  • Encores:
  • 6. Goin' Out West 7:55
  • 7. She's 19 Years Old* 10:20
  • 8. Gonna Send You Back to Georgia* 8:20

     

  • * With Tinsley Ellis on guitar

"Solo" un doppio invece Wood dei Widespread Panic, già pubblicato in una versione ridotta in vinile  l'aprile scorso per il Record Store Day. Si tratta di brani registrati nel corso del breve tour acustico di inizio anno. Anche in questo caso,  titoli dei brani, date e ospiti (ospite, uno, Col. Bruce Hampton, in un brano). E' interessante, perché ci sono molte cover inconsuete:

CD I
The Ballad John and Yoko
(1/25/12 Washington, DC)
Mercy
(1/25/12 Washington, DC)
Imitation Leather Shoes
(1/25/12 Washington, DC)
Clinic Cynic
(1/24/22 Washington, DC)
Tall Boy
(2/11/20 Denver, CO)
Many Rivers to Cross
(2/12/20 Denver, CO)
Good Morning Little School Girl
(2/10/12 Denver, CO)
Pickin’ Up The Pieces
(2/10/12 Denver, CO)
Ain’t Life Grand
(2/12/12 Denver, CO)

CD II
St. Louis
(2/18/12 Aspen, CO)
Time Waits
(2/19/12 Aspen, CO)
Sell Sell
(2/19/12 Aspen, CO)
Tail Dragger
(2/19/12 Aspen, CO)
Tickle The Truth
(1/25/12 Washington, DC)
*Fixin’ to Die
(1/27/12 Atlanta, GA)
Climb to Safety
(1/25/12 Washington, DC)
Counting Train Cars
(1/29/12 Atlanta, GA)
C Brown
(1/29/12 Atlanta, GA)
Blight
(1/29/12 Atlanta, GA)
End of the Show
(1/29/12 Atlanta, GA)

* With Col. Bruce Hampton on vocals

Il quesito relativo al box da 5 dischetti per il 40° Anniversario dall'uscita di Machine Head dei Deep Purple, è, ne vale la pena? Uhm! Giudicate voi:

* CD1: "Machine Head" original album 2012 remaster
* CD2: 1997 remix by Deep Purple bassist Roger Glover
* CD3: Original album Quad SQ stereo (2012 remaster)
* CD4: "In Concert '72" - 2012 Mix (recorded live at Paris Theatre, London on March 9, 1972)
* DVD: 2012 high-resolution remaster and surround mix

Che tradotto vorrebbe dire: 3  differenti rimasterizzazioni o remix dell'album originale più quella in 5.1 del DVD audio e il 4 cd con il concerto dal vivo a Londra del 1972, che però è il famoso In Concert. Per 50 euro, più o meno, mi sembra indirizzato soprattutto a fans sfegatati dei Deep Purple o dell'alta fedeltà!

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Tre voci femminili (e non solo), in uscita in questi giorni:

Dopo la collaborazione dello scorso anno con Joe Bonamassa, Beth Hart pubblica un nuovo album sempre per la Provogue, Bang Bang Boom Boom. Da quello che ho potuto ascoltare il disco mi sembra molto bello, come al solito tra blues e soul, il rock è sempre presente ma senza gli eccessi del passato. Uno dei suoi migliori dischi in assoluto, insieme al Live e a quello con Bonamassa, le canzoni sono tutte firmate da Beth Hart, da sola o con altri. Suona con lei in pratica tutta la band di Bonamassa, che nel frattempo era impegnato con il disco nuovo dei Black Country Communion (in uscita il 30 ottobre, ma di cui leggerete la recensione nei prossimi giorni): quindi ci sono Anton Fig alla batteria, Michael Rhodes al basso, Arlan Schierbaum alle tastiere e tale Randy Flowers, che non conosco, alla chitarra. Joe Bonamassa appare in una bella blues ballad, There In Your Heart con un assolo dei suoi. Se volete ascoltare una delle più belle voci del rock attuale non dovere andare troppo lontano.

Kaki King pubblica per Velour Records il suo sesto album da solista intitolato Glow. La King è un virtuoso della chitarra, sia elettrica che acustica (molte delle evoluzioni chitarristiche nello score della colonna sonora di Into The Wild, sono sue e di Michael Brook, mentre le canzoni come è noto sono di Eddie Vedder). Negli ultimi album ha inserito anche brani cantati e un maggiore uso di una elettronica molto discreta e di altri strumenti, tra cui una sezione archi.

Terzo album in uscita anche per i Bat For Lashes, ovvero il gruppo inglese di Natasha Khan, che suona anche quasi tutti gli strumenti. Il titolo è Haunted Man, etichetta Parlophone, in uscita in Europa a macchia di leopardo in questi giorni e la settimana prossima negli Stati Uniti. Tra gli ospiti Beck e David Sitek dei TV on The Radio.

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Un terzetto ben assortito di novità.

I Bellowhead sono uno dei miei gruppi preferiti tra quelli del nuovo filone del folk inglese. Con una formazione di undici elementi, tra cui una sezione di fiati di quattro, ma tra tutti suonano più di 35 strumenti, sotto la guida di Joe Boden, propongono un folk trascinante che potrebbe essere considerato una variazione sul tema di quello dei vecchi Pogues (occhio che il 20 novembre tornano anche loro con un bel disco multiplo, CD+DVD, registrato all'Olympia nel mese di settembre). Dopo Hedonism e Hedonism Live dello scorso anno, questo nuovo si chiama Broadside ed è in uscita il 16 ottobre per la Navigator Records. Se amate il genere fatevi un appunto perché sono veramente bravi.

Un altro nuovo nome che sta già facendo gridare al miracolo la stampa britannica: "il nuovo Donovan" "Bob Dylan incrociato con i Beatles", gli Oasis se non avessero fatto musica rock, eccetera eccetera. Lui, da quello che ho sentito è bravino, più che altro esteriormente (e anche un po' musicalmente) sembra Paul Weller da giovane. O un Billy Bragg per i giorni nostri, un cantautore classico, ma con una maggiore attenzione per la grande tradizione del pop e del rock britannico (qualche eco dei nomi citati in effetti c'è). Sentirò meglio ma...Il disco di esordio omonimo, Jake Bugg, esce il 16 ottobre per la Mercury/Universal. Non è male, non vorrei dare l'impressione di essere scettico, ma con la montagna di c....te che vengono presentate come oro dall'Inghilterra.

Dopo dieci album di studio, quattro Live, varie collaborazioni anche per Ben Harper è venuto il momento di un disco retrospettivo. Non un greatest hits convenzionale ma una raccolta di materiale scelto tra le sue ballate. C'è una versione in studio di Not Fire Not Ice e una nuova canzone Crazy Amazing. Etichetta Virgin/EMI, in uscita il 16 ottobre. Sarà l'ultimo per la vecchia casa, che come forse saprete sta per essere assorbita dalla Universal. A fine gennaio, per la Stax/Concord è già annunciato il nuovo disco di studio, Get Up, una collaborazione con Charlie Musselwhite. E lì lo vedo bene, meglio che con Jovanotti! Il video non c'entra niente, ma la canzone mi piaceva un casino.

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Un terzetto dall'America:

Il disco nuovo di Jamey Johnson, molto bello, è in effetti una collaborazione con molti altri musicisti (meno un brano) e al tempo stesso un tributo ad uno dei grandi autori della musica country americana. Living For A Song: A Tribute To Hank Cochran, etichetta Mercury/Universal, in uscita il 16 ottobre, se la batte con quello di Dwight Yoakam come miglior disco country del periodo. Ammetto che avevo il promo da tempo ma non ho trovato il tempo per fare la recensione ma sicuramente ci tornerò, insieme ad altri dischi importanti che non hanno avuto lo spazio che meritano nel Blog. Nel frattempo tracklisting e musicisti coinvolti nel processo:

  1. “Make the World Go Away” – Jamey Johnson and Alison Krauss
  2. “I Fall to Pieces” – Jamey Johnson and Merle Haggard
  3. “A Way to Survive” – Jamey Johnson, Vince Gill and Leon Russell
  4. “Don’t Touch Me” – Jamey Johnson and Emmylou Harris
  5. “You Wouldn’t Know Love” – Jamey Johnson and Ray Price
  6. “I Don’t Do Windows” – Jamey Johnson and Asleep at the Wheel
  7. “She’ll Be Back” – Jamey Johnson and Elvis Costello
  8. “Would These Arms Be in Your Way” – Jamey Johnson
  9. “The Eagle” – Jamey Johnson and George Strait
  10. “A-11” – Jamey Johnson and Ronnie Dunn
  11. “I’d Fight the World” – Jamey Johnson and Bobby Bare
  12. “Don’t You Ever Get Tired of Hurting Me” – Jamey Johnson and Willie Nelson
  13. “This Ain’t My First Rodeo” – Jamey Johnson and Lee Ann Womack
  14. “Love Makes a Fool of Us All” – Jamey Johnson and Kris Kristofferson
  15. “Everything But You” – Jamey Johnson, Vince Gill, Willie Nelson and Leon Russell
  16. “Livin’ for a Song” – Jamey Johnson, Hank Cochran, Merle Haggard, Kris Kristofferson and Willie Nelson

Viceversa, quello che è stato sicuramente il più grande musicista della storia della musica country, Hank Williams, a quasi 50 anni dalla morte (avvenuta il 1° gennaio del 1953), continua ad essere oggetto di una serie di pubblicazioni inedite. L'ultima della serie si intitola The Lost Concerts, è uscita la scorsa settimana negli States per la Time Life Entertainment e raccoglie due concerti del 1952, il 4 maggio e il 13 luglio, andati in onda alla radio allora e poi scomparsi nella notte dei tempi (se non in qualche bootleg). Se avete letto che la qualità è sorprendentemente buona, attenzione, perché è vero a metà. Il primo concerto, quello a Niagara Falls ha veramente una qualità sonora eccellente per una registrazione di 50 anni fa, l'altro, registrato a Sunset Park, quella di un discreto bootleg. Certo l'importanza storica di sentire Hank Williams dal vivo, con tanto di presentazioni, non è un fattore trascurabile, ma è sempre meglio avvisare.

 
Per concludere le uscite odierne, il ritorno di un altro musicista, Don Felder, di cui, francamente, almeno il sottoscritto, non sentiva la mancanza. Il suo primo disco Airborne, era uscito nel 1983, e come si diceva dell'ex ministro La Russa, era veramente brutto. Questo nuovo Road To Forever, uscito lo scorso 9 ottobre per la Rocket Science non è che sia molto meglio (appena un po', contariamente a quello che leggerete dai fans dei vecchi Eagles, è una mezza palla, canzoni bolse e melense, ballate e brani rock che fanno rimpiangere i dischi solisti di Timothy B. Schmit. Non per niente nel gruppo era semplicemente la seconda chitarra solista e quando non se ne occupava Joe Walsh. Coinvolto nella prima reunion degli Eagles, quella di Hell Freezes Over, poi gli è stato dato il benservito ad inizio anni 2000, senza motivo sostiene lui, che ha iniziato varie cause legali poi risolte extragiudizialmente. Probabilmente gli hanno dato un pacco di soldi, con cui ha registrato questo album. Gli assoli di chitarra del disco, soprattutto le parti di slide sono molto buone ma per il resto...se conoscete Airborne sapete cosa aspettarvi. Dell'ottimo "Bland Rock".
 
Il 16 ottobre escono anche i nuovi album di Donald Fagen e Martha Wainwright (recensioni imminenti per entrambi) e molti altri titoli di cui si parlerà nel Post di domani.
 
Alla prossima.
 
Bruno Conti
 
 

13/04/2012

Un'Altra "Sorella" Del Soul (E Non Solo)! Sister Sparrow & The Dirty Birds - Pound Of Dirt

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Sister Sparrow & The Dirty Birds – Pound Of Dirt – Modern Vintage Recordings

Dopo gli Alabama Shakes, un altro gruppo che ha nel proprio credo la diffusione della musica soul, condita da ampie dosi di rock e funky, ma anche jazz e blues. Per la verità i Sister Sparrow sono sulla scena già dal 2008 e questo Pound Of Dirt è il loro secondo album. Ma entrambi i gruppi, sia il quintetto dell’Alabama che questa ampia formazione (in totale nove elementi) da Brooklyn, New York sono uniti da una passione sia per la musica vintage che per Janis Joplin. Mentre la formazione di Brittany Howard si rifà alla Janis del primo periodo, quella più rock con i Big Brother (con abbondanti iniezioni di Otis e Aretha e qualche tocco à la Zeppelin), il gruppo di Arleigh Kincheloe, quindi sempre con una voce femminile alla guida, riprende il periodo “centrale”, quello della Kozmic Blues Band, con una ampia sezioni fiati, quattro per la precisione e una propensione per un sound Stax-Volt misto a un funky-jazz. Non sono le prime voci femminili che si “ispirano” alla grande vocalist texana in tempi recenti, Beth Hart e Dana Fuchs sono i primi nomi che mi vengono in mente e sono entrambe decisamente brave, ma per quelle brave c’è sempre spazio.

I Sister Sparrow, per brevità, sono un gruppo a conduzione familiare: accanto ad Arleigh c’è il fratello Jackson Kincheloe, un ottimo armonicista che aggiunge una corposa nota Blues al sound della band e, dalla California, c’è pure il cugino Bram, un batterista dallo stile aggressivo e poderoso ma con una notevole tecnica. Due sassofonisti, un trombettista e il trombone di Ryan Snow costituiscono la sezione fiati, un buon chitarrista Sasha Brown e il bassista Aidan Carroll completano la formazione. Naturalmente, visto l’organico “scarno”, in alcuni brani c’è anche un tastierista aggiunto e una sezione archi. A dimostrazione del loro modo di fare ruspante e genuino, sul sito del gruppo, http://www.sistersparrow.com/, la prima cosa che balza all’occhio entrando, è una raccolta fondi (riuscita), presso i fans, per acquistare un nuovo furgone per i loro spostamenti attraverso l’America, dove portano il loro esplosivo show che li ha fatti notare dalla stampa; attualmente sono una delle “scelte” di Usa Today tra i nomi da tenere d’occhio.

Perché quello che conta è la loro musica: fin dalle prime note sincopate di Make It Rain, con la voce roca e jopliniana di Arleigh Kincheloe che scivola sul tappeto fiatistico, i contrappunti dell’armonica e della chitarra, gli interventi del trombone, capisci che sei di fronte ad un gruppo che ha talento e passione da vendere. Il mid-tempo sensuale di Millie Mae con il drumming agile e composito di cugino Bram che ancora il groove conferma le impressioni positive, lei canta con grande partecipazione e l’impatto di tutto l’insieme è notevole e trascinante. Nel breve intermezzo di Bulldozer, Jackson Kincheloe dà libero spazio al proprio virtuosismo all’armonica per poi rientrare nel funky ribaldo di Too Much con la voce della brava Arleigh che si fa largo nel denso tappeto fiatistico mentre la slide di Brown si ritaglia il suo spazio. I ritmi sono perlopiù mossi ma c’è spazio anche per le atmosfere più raccolte della notevole Hollow Bones che toccano territori jazzati, New Orleans style, ma sempre con la voce come faro del suono del gruppo, che poi si concede ampi spazi con gli altri solisti, come nelle vecchie orchestre dell’era pre-rock.

Lasso è nuovamente funky-rock duro e puro che uno immagina nella resa in concerto. This Crazy Torpedo è un altro breve interludio strumentale, questa volta per l’elettrica in tapping di Sasha Brown che poi si stempera in una ballata ritmata (se i due termini si possono usare in contemporanea) in crescendo come Another Ride. Ancora un breve strumentale, Feather Of A Queen, quasi in modalità jazz-rock e poi un brano da soul-revue come la divertente No Rest.

Dirt è un gagliardo rock-blues con armonica e chitarra che come di consueto tracciano la strada per l’ennesima ottima performance vocale della brava Arleigh. Mentre la conclusiva Horse To Water è uno slow raffinato e atmosferico, dagli spunti jazzistici, con la sezione fiati rafforzata da un quartetto d’archi e la Kincheloe che è libera di dare sfogo ancora una volta alle sue notevoli arti vocali in un brano inconsueto ma molto efficace. Come si evince da quanto detto finora Janis Joplin è un punto di partenza, poi il risultato finale ha una sua originalità, per questa cantante e per tutto il gruppo, che cercano di raccogliere il meglio dal passato per proiettarlo verso il proprio futuro, anche i nome dell'etichetta è un proclama. Un disco interessante e intrigante oltre che di notevole valore, consigliato agli amanti delle belle voci, ma non solo!

Bruno Conti  

11/09/2011

Non Si Riesce A Fermarlo! Joe Bonamassa & Beth Hart - Don't Explain

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Joe Bonamassa & Beth Hart – Don’t Explain – Mascot/Provogue/Edel -27-09-2011

Per me Joe Bonamassa è l’Eric Clapton del ventunesimo secolo. Sì, Kenny Wayne Sheperd, Johnny Lang, John Mayer sono bravi, ma non gli fanno un baffo, Derek Trucks è più vicino a Duane Allman, ci sarebbe Warren Haynes che è una categoria a parte e c’è stato Stevie Ray Vaughan. Questo per semplificare molto senza dimenticare che molti dei “grandi” sono ancora in attività e ci sono tanti altri chitarristi bravi in circolazione, però Bonamassa mi sembra l’epitome del Clapton degli anni ’70, un uomo per tutte le stagioni e tutti i generi, in grado di spaziare dal blues (punto di partenza), al rock, passando per il soul e sfiorando altri generi.

Se proprio vogliamo trovargli un difetto è la prolificità, non si riesce a fermarlo, 2 dischi con i Black Country Communion, 3 da solista + le BBC sessions nel biennio 2010-2011 sono un ritmo da tempi d’oro della musica rock. Nei tre da solista ho già conteggiato questo Don’t Explain con Beth Hart, un disco di cover di blues, rock, soul e anche jazz, un signor disco, bellissimo, tanto per mettere le cose in chiaro subito, con i due protagonisti al meglio delle loro possibilità. Prodotto da Kevin Shirley (vedo già le faccine leggermente disgustate) con gusto e misura, si avvale della band che Bonamassa aveva usato per The Ballad Of Joe Henry, ovvero Anton Fig alla batteria, Carmine Rojas al basso, Blondie Chaplin alla seconda chitarra e Arlan Scheirbaum alle tastiere.

E poi ci sono loro due: Beth Hart era già apparsa come ospite in un brano di Dust Bowl ma qui è la vera protagonista, canta tutti i brani e si divide equamente con la chitarra di Bonamassa gli spazi di questo disco. E canta con voce misurata ma grintosa e libera, come l’erede naturale di Janis Joplin (con Dana Fuchs) dovrebbe fare: nei suoi dischi, ogni tanto, diventa “sguaiata”, sopra le righe, come peraltro questo tipo di musica richiede, ma nei concerti dal vivo è sempre stata una vera forza della natura. In questo disco è riuscita a far convivere le due anime, quella rock intemerata e quella raffinata à la Etta James. Bonamassa d’altro canto questa volta è più defilato, meno “all over the place” che in altri suoi dischi e si limita (si fa per dire) ad una serie di interventi solisti sempre vari ed efficaci.

Anche il repertorio è da tripla A: dall’apertura di Sinner’s Prayer che era un brano di Ray Charles con BB King, dove la coppia Bonamassa/Heart mi ha ricordato moltissimo l’accoppiata Beck/Stewart del primo Jeff Beck Group, con Joe alle prese con un’inconsueta slide e lei che emoziona con una interpretazione da blues woman consumata. In Chocolate Jesus di Tom Waits la voce della Hart assume inconsuete tonalità alla Mary Coughlan e complice anche una fisarmonica malandrina il brano è raffinato e complesso ma sempre illuminato da un fulminante intervento della chitarra di Bonamassa. Per non farsi mancare nulla la coppia rivisita anche un brano della “giovane” Melody Gardot, una delicata e sofferta Your Heart Is As Black As Night ricca di suggestioni jazz. For My Friend di Bill Withers viene sottoposta ad un trattamento alla Zeppelin o alla Free e diventa un blues-rock dove voce e chitarra si dividono il proscenio con grande energia.

Tra i brani lenti si segnala anche una rilettura di Don’t Explain di Billie Holiday cantata con grande classe e misura dalla Hart che si supera poi in una versione fantastica di I’d Rather Go Blind di Etta James, otto minuti di pura magia che rivaleggia con le versioni, e le supera, di Christine Perfect e Rod Stewart e si avvicina alla perfezione della versione originale con un continuo rilancio del cantato da parte di Beth e con un assolo lancinante e in crescendo di Bonamassa, tra i migliori della sua carriera. Da prendere e incorniciare, nella parte centrale mi ha ricordato anche Janis Joplin quando si “perdeva” nella sua musica. Difficile fare meglio e allora affidiamoci ad un altro grande brano di Etta James, Something’s Got A Hold On Me ma questa volta la avviciniamo dal lato più ritmato, molto R&B.

Un’altra ballata coinvolgente è l’eccellente cover del brano di Gil Scott-Heron, I’ll Take Care Of You che è anche il singolo scelto per lanciare questo album. Una coppia che se ne intendeva di questa esplosiva miscela di generi erano sicuramente Delaney & Bonnie e Well, Well è l’occasione per tirare fuori il Clapton che si cela in Bonamassa. La conclusione è affidata all’altro masterpiece dell’album, una versione bluesata e sontuosa di Ain’t No Way di Aretha Franklin con Beth Hart e Joe Bonamassa che danno ancora il massimo nei loro rispettivi ruoli senza eccessi ma con grande classe.

Molto bello e super consigliato, esce il 27 settembre.

A ottobre esce il DVD dei Black Country Communion. Qualcuno lo fermi!

Bruno Conti                                                   

16/03/2011

Per Me Uno Dei N°1! Joe Bonamassa - Dust Bowl

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Joe Bonamassa - Dust Bowl - Provogue/Edel  22-03-2011 Prima Tiratura digibook 60 pages limited edition

Ovviamente il titolo è una parafrasi di un motto del "buon" Dan Peterson ("Amici sportivi e non sportivi" non c'entrava molto, che dite?) che mi sembra adatto per il nostro amico che attualmente è sicuramente uno dei numeri uno tra i chitarristi rock.

Ho scoperto che la musica “greve” mi piace, anche tagliata con l’ascia (che è lo strumento usato per tagliare gli alberi e il legno è un materiale “nobile”) e quindi questo Dust Bowl del buon Joe Bonamassa mi piace (il commento potrebbe sembrare criptico ma chi legge il Buscadero, che è il giornale su cui scrivo, capirà). Come spesso accade ultimamente avete l'anteprima gratuita qui sul Blog della recensione che uscirà sul numero di Aprile, ma anche per chi non legge o non ama la rivista ma apprezza questo Blog!

Tornando all'argomento, secondo Bonamassa himself questo è il suo album migliore in assoluto. Non so se sia vero ma secondo il mio parere personale mi sembra un album decisamente buono. Il genere di Bonamassa lo conosciamo tutti, è quel rock-blues chitarristico dai notevoli contenuti tecnici perché tutto si potrà dire ma non che non sia capace di suonare la chitarra. Anzi, è sicuramente uno dei 3 o 4 migliori chitarristi attualmente in circolazione, erede di quei guitar heroes che rispondono ai nomi di Clapton, Page, Beck, Hendrix, Kossoff (oppure inserite il vostro preferito); oltre a tutto il buon Joe oltre che musicista è anche un appassionato di musica e quindi conosce molto bene l’argomento che tratta, addirittura divulgando il blues nelle scuole per i più giovani. Per gli appassionati del genere è un appuntamento sempre gradito: lo scorso anno ha unito le forze con altri musicisti per l’escursione più hard dei Black Country Communion che aveva incontrato pareri difformi (come sempre d’altronde, in questo rapporto di odio e amore verso la sua musica).

Il disco precedente in studio ( a parte il fantastico Live alla Royal Albert Hall), The Ballad of John Henry non mi aveva particolarmente entusiasmato ma questo nuovo disco mi sembra decisamente migliore. Prodotto dal solito Kevin Shirley(Aerosmith, Black Crowes, il DVD Live dei Led Zeppelin, ma anche alcune tamarrate) e registrato in giro per il mondo mi sembra molto vario e con spunti sonori interessanti.

Si parte con il blues sporco di Slow Train introdotto dal ritmo di un treno che si avvicina e con un lavoro inconsueto alla slide di Bonamassa che dice di essersi ispirato sia a Blackmore che a Ry Cooder per il suono di questo brano registrato in quel di Santorini, Grecia, sempre gran lavoro di chitarra è! Dust Bowl ha un suono molto panoramico con la chitarra di Bonamassa (un vecchio modello di Barney Kessel) che ricorda certe atmosfere alla Morricone ma anche qualche tocco di folklore fornito dal suono del baglamas (uno strumento greco simile al mandolino).

Il terzo brano è la prima sorpresa: registrato in quel di Nashville, Tennessee nel vecchio studio di Chet Atkins è una bellissima cover di Tennessee Plates di John Hiatt con l’autore che la canta con Bonamassa (molto migliorato dal punto vocale ma lui stesso, umilmente, ammette di non poter competere con simili vocalists), ottimo il supporto alla seconda chitarra solista di Vince Gill che intreccia i suoi assoli con quelli di Joe, grande brano. The Meaning Of The Blues è un vecchio standard del genere scritto da Bobby Troup che anche Miles Davis aveva nel suo repertorio e qui rifatto un po’ alla Jeff Beck. Black Lung Heartache ancora con il suono del baglamas molto prominente è un brano dall’impianto prettamente acustico che ci riporta a certe sonorità folk alla Led Zeppelin III (con tutto il rispetto) per poi esplodere in un bel assolo nella seconda parte decisamente più elettrica.

You Better Watch Yourself è un vecchio brano di Walter Jacobs reso celebre da Buddy Guy a cui si ispira questa versione, tosta e tirata, rispettosa dell’originale ma con un bel wah-wah che la rivitalizza. The Last Matador of Bayonne è uno strano slow blues melodico non dissimile da certe cose tipiche del compianto Gary Moore, con un interessante lavoro della tromba di Tony Cedras che aggiunge pathos all’atmosfera del brano. Heartbreaker non è quella dei Led Zeppelin, ma è il classico brano rock dei Free di Paul Rodgers e Paul Kossoff che qui viene omaggiato con un assolo dal suono “grasso” che riprende le tonalità del grande chitarrista inglese, Glenn Hughes dà una mano come secondo vocalist. Un brano scritto da Michael Kamen e Tim Curry (quello del Rocky Horror Picture Show) non è sicuramente una scelta comune, ma questo slow blues tirato si avvale dei notevoli talenti vocali dell’ottima Beth Hart che si aggiungono a quelli del buon Joe per questo brano dall’impianto più commerciale anche se gli assoli sono gagliardi come di consueto. Dimenticavo il titolo, No love on the street.

The Whale That Swallowed Jonas ispirata dall’episodio biblico e questa volta con un vero mandolino viene dalle sessions di Nashville anche se il sound è leggermente più duretto rispetto al brano con Hiatt. Sweet Rowena è un brano di Vince Gill che se lo suona e se lo canta con Bonamassa che fa la seconda chitarra e voce ma potrebbe benissimo essere una canzone “perduta” di B.B.King. Conclusione affidata a Prisoner che ad un primo ascolto sembra uno slow blues (e lo è, anche) ma in effetti è una cover di un brano di Barbra Streisand, non l’avrei mai detto, non male comunque come tutto l’album peraltro, confermo, poi fate voi!

Bruno Conti

09/03/2011

Una "Voce" Straordinaria! Il Disco Un Po' Meno. Dana Fuchs - Love To beg

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Dana Fuchs - Love To Beg - Ruf Records

Ma è comunque un ottimo album, il Love To beg di cui andiamo a parlare. Certo, con quella voce, uno si aspetta sfracelli incredibili e quindi il disco in studio è uno strumento meno efficace dell'album dal vivo. Ma da quel lato Dana Fuchs ha già dato e il CD (o meglio ancora) il DVD di Live In New York City sono documentazioni, quelle sì straordinarie delle sue capacità di stare un palco, e della sua voce. E che voce!

Se riuscite a trovarli, perchè la distribuzione solo a livello autogestito (o via concerti) sicuramente non giova alla diffusione del Verbo. Il primo album, Lonely For A Lifetime, addirittura è una sorta di chimera, uscito nel lontano 2003 e, credo, non più disponibile neppure nel suo sito, ma vale assolutamente la pena di effettuare una ricerca, anche se è il Live quello da avere assolutamente. Meglio sarebbe tutti e tre, e anche la colonna sonora del film Across The Universe dove Dana Fuchs interpretava (Sexy) Sadie e la sua voce, e anche il resto, non saranno passati inosservati ai più.

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Dal vivo è una vera forza della natura, una macchina da guerra per fare rock, oliata da centinaia di esibizioni, prima nei locali di New York, dove con il suo fedele accompagnatore, amico, chitarrista, produttore e co-autore Jon Diamond, si è fatta un nome come una delle più incredibili performer in circolazione tanto da attirare l'attenzione dei responsabili del musical Love, Janis, che seduta stante l'hanno voluta nella parte della leggendaria cantante texana e come conseguenza anche nella pellicola della Taymor.

Il punto dolente è sempre rimasto quello della distribuzione dei suoi dischi e anche se il recente contratto europeo con la Ruf Records farebbe presupporre una maggiore reperibiltà vi assicuro che per trovare il disco che è già uscito da un mesetto ho dovuto sudare le proverbiali sette camicie (per non parlare degli States dove uscirà solo ad aprile).

Comunque bando alle ciance e parliamo del disco. Assodato che dal vivo è meglio, anche questo Love To Beg non è niente male. In fondo deve ampliare il suo repertorio anche per i concerti dal vivo, non dimenticando che molti dei brani del nuovo disco venivano già eseguiti Live.

La voce e le movenze sono una via di mezzo tra Janis Joplin e Robert Plant (come la collega Beth Hart che le è comunque inferiore) con tocchi di R&B, una spruzzata della Lucinda Williams più rock, un amore sconfinato per Bob Dylan e il soul della Stax, per Ray Charles e il rock dei Led Zeppelin, per il country e il blues più veemente. Quello che si ottiene shakerando il tutto è una cantante che si inserisce nella grande tradizione delle rockers in gonnella (poche per la verità) aiutata anche da una forza di volontà indomita: l'ultima di sei fratelli che l'hanno sempre spronata a perseguire il suo talento, ha subito la perdita della sorella Donna, una delle sue fans più sfegatate, morta suicida e, recentemente ha saputo che il fratello Don è affetto da un tumore al cervello, terminale. Quindi gioie (il disco) e dolori nel passato recente. Se volete approndire la sua conoscenza il suo sito è molto ben tenuto e ricco di contenuti http://danafuchs.com/

Il disco nuovo comprende dodici brani nuovi firmati con Jon Diamond e una super cover di I've Been Loving You Too Long di mastro Otis Redding che già da sola vale il prezzo di ammissione. Partiamo propria da questa: chiudete gli occhi e pensate che una macchina del tempo vi ha depositato negli studi dove Janis Joplin sta registrando una versione di questo brano, stessa grinta, stessa voce potente e rauca (forse un po' meno vissuta), ma una grande capacità interpretativa, calore che sprizza da tutti i pori e un trattamento del brano che dal sound della Stax eredita la sezione di fiati e un organo avvolgente, dal suono della Joplin il vigore del rock e le chitarre spiegate di Diamond, e qui direi che ci siamo.

Fast forward all'inizio: una chitarra slide insinuante, una ritmica soul-rock e la voce stupenda della Fuchs ci introducono alla title-track Love To beg. L'attacco è misurato ma già caldo dall'inizio, si percepisce subito il talento interpretativo e, se mi posso permettere un consiglio, Play Loud, lasciate perdere i vicini. Una armonica aggiunge pepe all'arrangiamento e anche le voci femminili di supporto sono calde e avvolgenti. Il Boogie Blues travolgente di Nothing's What I Cry For con le chitarre di Jon Diamond e la voce urgente della Fuchs a incanalare il meglio del rock-blues vigoroso e raffinato al tempo stesso. Lo stesso Diamond ha un timbro e delle sonorità delle sue chitarre sempre diverse in ogni brano, per Golden Eyes, tirata e coinvolgente, estrae dal manico un effetto molto zeppeliniano con strati di chitarre ad attizzare il ruggito della brava Dana. Keepsake è la prima oasi di quiete; chitarre acustiche e una doppietta piano-organo per una ballata classica che ancora mette in risalto la bellissima voce della Fuchs. Set It On Fire è un brano rock classico, alla Stones se volete, molto anni '70 ma non per questo derivativo, solo del sano rock and roll che è la ricetta con cui è stato costruito questo CD, ricetta semplice se disponete di una delle migliori voci in circolazione e di un chitarrista con le palle ( a differenza della bella Dana non ha il Physique du Role ma compensa con il talento), è un vero piacere sentire una cantante a voce spiegata e senza bisogno di trucchi di registrazione, tutta roba naturale.

Faster Than Than We Can accelera i tempi e aggiunge un pizzico di country ma molto energico mentre Keep On Rollin' è un'altra bella ballata questa volta di chiara derivazione soul con le solite voci femminili di supporto (tra cui la stessa Dana che spesso si raddoppia anche alle armonie). Vai col funky-rock assai mosso della ritmatissima Drive già nel suo repertorio live da tempo e qui potete apprezzare appunto l'ottimo "drive" della band.

Summersong è ancora una ballata, ma questa volta siamo nel "deep soul" con fiati e voci in libertà che spalleggiano il cantato sensuale di Dana Fuchs, proprio bella musica che scalda il cuore e le gambe. Pretty Girl è un altro pezzo rock di quelli con chitarre fiammeggianti e voci senza timore che vengono dal profondo. Della cover di Redding abbiamo detto, rimane il delirio rock, tra Zeppelin e Black Sabbath, della tiratissima What You See che sicuramente consentirà a Dana incursioni in territori vocali alla Robert Plant: la Dana Fuchs band mette in piedi una versione da concerto di Whole Lotta Love in medley con Helter Skelter e Goin' Down che è da sentire per credere, devastante e di una potenza incredibile e che voce!

Superman è un blues con uso di armonica, classico che di più non si potrebbe e permette di apprezzare anche le affinità con le classiche dodici battute di questa cantante tra le più complete ed eclettiche in circolazione.Se ce ne fosse stato bisogno, mi sono convinto da solo intanto che scrivevo questo Post, sentire per credere, adesso è in tour nel Nord Europa ma ogni tanto capita anche sui nostri palcoscenici, da non mancare.

Bruno Conti

08/10/2010

Novità Di Ottobre Parte II E 1/2. Thorogood Live In Boston E Alcune Variazioni

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Oggi non ho avuto tempo di scrivere un nuovo posto per cui aggiorno quello di un paio di giorni fa. Intanto ho corretto il refuso nel titolo per cui i Belle and Sebastian erano diventati Belle and Sebastina.

Poi aggiungo alle uscite (dimenticato!) questo eccellente Live In Boston 1982 di George Thorogood con materiale dell'epoca Rounder e tratto dal tour dove facevano da spalla agli Stones. Da notare, una versione di 13 minuti di One Bourbon, One Scotch, One Beer di John Lee Hooker. Non ricordo se è lo stesso tour di quando vennero anche a Milano all'Odissea 2001, ma credo che fosse l'anno prima il 1981, concerto bellissimo anche quello, con volumi micidiali e Thorogood che battezzava i presenti vicini al palco con il manico della sua chitarra. Ricordo che alla fine del concerto eravamo tutti addossati al bar, che era dalla parte opposta del locale rispetto al palco, con un principio di tinnito. Non ho sentito niente per due giorni, ma vuoi mettere la soddisfazione!

Aggiornamenti! Neanche due giorni che ho scritto il post e parecchi titoli slittano la loro uscita dal 12 ottobre al 19: tra questi il DVD e il Blu-Ray di Ladies And Gentlemen...degli Stones, il nuovo Lukhater, il disco di Bachman & Turner e Beth Hart My california. Parliamo sempre di uscite per il mercato italiano.

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Già che ci sono vi anticipo due titoli che usciranno il 19 ottobre. Il primo è il secondo volume della serie di Suzanne Vega intitolata Close-Up dove riprende i suoi vecchi brani in nuove versioni acustiche, questo si chiama Vol.2 People & Places, ne seguiranno altri 2 entro la fine del 2011.

Sul fronte italiano che non frequento spesso vi segnalo il nuovo disco di Massimo Altomare Outing. Ricordo che i due dischi di Loy & Altomare Portobello e Chiaro erano tra i dischi italiani degli anni '70 più vicini alla produzione angloamericana e mi piacevano moltissimo.

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Infine agli Sprinsgteeniani ricordo che è uscito For You 2 A Tribute To Bruce Springsteen, curato da Ermanno Labianca esce a 15 anni di distanza dal volume 1 per la Route 61, distribuzione indipendente quindi di non facile reperibilità, questa è la tracklist:

CD 1
Riccardo Maffoni - “It's hard to be a saint in the city”
Brando - “Johnny bye bye”
Massimiliano Larocca - “Iceman”
Modena City Ramblers - “The ghost of Tom Joad”
Tenca/Severini/Basile - “Eyes on the prize”
Lorenzo Bertacchini & Elizabeth Lee - “Be true”
PJ Faraglia - “State trooper (instrumental)”
Andrea Parodi & JT Van Zandt - “Racing in the street”
Rusties - “Adam raised a Cain”
Luigi Mariano - “Matamoros banks”
Daniele Groff - “Radio nowhere”
Mardi Gras - “Land of hope and dreams”
CD 2
PJ Faraglia - “Cadillac ranch (instrumental)”
Lorenzo Bertocchini - “Sherry darling”
Srl Freeways - “The train song”
Dust n' Bones - “Guilty (the judge song)”
Daniele Tenca - “Factory”
Joe Slomp - “Jesus was an only son”
Lowlands - “Soul driver”
Wild Junkers - “Better days”
Sergio Marazzi & Oil - “Nothing man”
Cheap Wine - “Youngstown”
Antonio Zirilli - “Growin'up”
Miami & The Groovers - “Shut out the light”
Francesco Lucarelli - “Tomorrow never knows”

Alla prossima.

Bruno Conti