Carina, Brava E Con Le Amicizie Giuste! Whitney Rose – Rule 62

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Whitney Rose  – Rule 62 – Six Shooter/Thirty Tigers CD

Sono passati sono pochi mesi dall’ottimo EP South Texas Suite http://discoclub.myblog.it/2017/03/02/texana-no-canadese-whitney-rose-south-texas-suite/ , ma la giovane Whitney Rose (artista canadese di nascita ma americana d’adozione) è già tornata tra noi, questa volta con un full length intitolato Rule 62. La carriera della brava (e bella) artista è legata a doppio filo con la figura di Raul Malo, che ha prodotto l’EP del 2017 ed anche il precedente album di Whitney (e secondo in assoluto) Heartbreaker Of The Year, e la scintilla è scattata quando la Rose ha aperto nel 2013 i concerti dei Mavericks: Malo si è innamorato, professionalmente si intende, della country singer canadese e l’ha guidata passo dopo passo, fino a questo nuovo album che già dal primo ascolto si candida come il migliore dei tre pubblicati dalla ragazza (ed alla produzione oltre a Raul c’è anche un’altra nostra vecchia conoscenza: Niko Bolas, vecchio braccio destro di Neil Young).

Il matrimonio musicale tra la Rose e Malo funziona alla grande, in quanto lo stile di Whitney si ispira direttamente al country più classico, quello di Patsy Cline e Hank Williams (anche se la grinta da rocker alla giovane non manca di certo), e le atmosfere un po’ retro predilette da Raul si sposano alla perfezione con certe sonorità. Se aggiungiamo che la Rose ha anche buone capacità di scrittura e che al disco partecipa una bella serie di musicisti di valore (tra cui il batterista dei Mavericks, Paul Deakin, il bassista Jay Weaver, anch’egli ultimamente con la band di Raul, il fiddler Aaron Till, già con gli Asleep At The Wheel, il chitarrista Kenny Vaughn e l’ottima pianista Jen Gunderman), non è difficile capire perché questo Rule 62 è un lavoro da tenere in considerazione. L’avvio è splendido: I Don’t Want Half (I Just Want Out) è country puro e cristallino, un honky-tonk del genere che Malo e soci facevano ad inizio carriera, cantata da Whitney con la voce giusta e dal suono scintillante. La mossa Arizona ha il ritmo tipico di certe cose del Sir Douglas Quintet (e quindi profuma di Texas), e l’uso del sax dona ancora più colore al sound, Better To My Baby è molto anni sessanta, con un tipo di arrangiamento in cui Malo è un maestro (c’è anche un bel chitarrone twang), ma Whitney non vive di luce riflessa, è brava e ha le idee chiare.

E poi le canzoni se le scrive da sola. La languida You Never Cross My Mind dimostra che la Rose non è solo grinta, ma ha un lato dolce che non è da meno (e qui Raul presta anche la sua voce, in sottofondo ma riconoscibilissima), You Don’t Scare Me ha di nuovo un sapore d’altri tempi, un tipo di suono nel quale anche Chris Isaak ci sguazza, ed il ritornello è decisamente accattivante, mentre la fiatistica Can’t Stop Shakin’ cambia registro, in quanto è un autentico e classico errebi suonato con il giusto piglio (e c’è anche un bell’assolo chitarristico), anche se forse qui ci voleva una voce più potente. Una fisarmonica fa capolino nella bella Tied To The Wheel (cover di un brano di Bill Kirchen), una country ballad tersa e luminosa, anch’essa suonata in maniera perfetta, la spedita Trucker’s Funeral ha un mood anni settanta, un misto di Dolly Parton e Jessi Colter, anch’essa di ottimo livello; Wake Me In Wyoming è ancora honky-tonk deluxe che più classico non si può, You’re A Mess ha il sapore delle produzioni dell’età d’oro della nostra musica (anche qui lo zampino di Malo si sente), mentre Time To Cry è puro country’n’roll, diretto e trascinante, e chiude in maniera energica un dischetto davvero piacevole, riuscito e da non sottovalutare.

Marco Verdi

Da Londra Al Texas, E’ Pur Sempre Rock’n’Roll! Bill Kirchen & Austin De Lone – Transatlanticana

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Bill Kirchen & Austin De Lone – Transatlanticana – Red House/Ird CD

Non è la prima volta che Bill Kirchen, chitarrista e leader insieme a George Frayne dei Commander Cody & His Lost Planet Airmen durante il loro periodo d’oro, ed il pianista Austin De Lone, tra i membri fondatori del gruppo di culto degli Eggs Over Easy http://discoclub.myblog.it/2016/07/01/unabbondante-ed-ottima-colazione-base-uova-musica-eggs-over-easy-goodncheap-the-eggs-over-easy-story/, collaborano insieme, infatti avevano già inciso due album, nel 1977 e 1983, come componenti di un quartetto denominato Moonlighters. Da quel momento in poi, Kirchen ha perseguito una carriera solita regolare e con vari album basati sul classico suono Americana di cui la band del Comandante è stata una delle pioniere, mentre De Lone è quasi sparito dai radar, realizzando solo un disco nel 1991, De Lone At Last, peraltro ottimo. Ora i due, che evidentemente non avevano mai perso i contatti, pubblicano questo album nuovo di zecca, Transatlanticana, un disco di puro rock’n’roll, ma anche country, errebi, boogie e perfino gospel, un melting pot sonoro che poi è la sintesi coerente di quanto i due hanno sempre proposto in passato: la cosa semmai che sorprende è la freschezza e la vitalità di queste dodici canzoni, divise tra originali e cover, con i due in forma smagliante, e se la cosa può essere normale per Kirchen che non ha mai smesso di fare musica (non però a questi livelli, almeno ultimamente), stupisce che De Lone, inattivo da parecchio tempo, non abbia la minima traccia di ruggine e suoni come se non avesse mai smesso di farlo.

Il titolo del CD è ispirato dal fatto che è stato inciso in due locations diverse, Londra (città “adottiva” di De Lone, che è comunque americano) ed Austin, Texas, addirittura con due sezioni ritmiche distinte (Paul Riley al basso e Malcolm Mills alla batteria in Inghilterra, David Carroll al basso e Rick Richards alla batteria in America), anche se il suono rimane perfettamente unitario in tutte le canzoni, regalando all’ascoltatore circa tre quarti d’ora di piacevole e pura American music; ci sono anche degli ospiti, come l’ottimo steel guitarist Bobby Black, il noto chitarrista e cantautore Gurf Morlix e, in un brano, la voce del texano doc Butch Hancock. Hounds Of The Bakersfield è una scintillante country song di Kirchen dedicata a Merle Haggard (il titolo gioca con il celebre romanzo di Conan Doyle The Hound Of The Baskervilles con protagonista Sherlock Holmes e con la città californiana dalla quale ha avuto origine il suono tipico proprio di Haggard, oltre che di Buck Owens): il suono è spettacolare, la voce di Bill perfetta, come anche il gran dispiegamento di chitarre. Wine, Wine, Wine è il rifacimento di un vecchio pezzo del Comandante Cody, un honky-tonk suonato in maniera splendida e con lo spirito di una vera rock’n’roll band, come nella miglior tradizione dello storico combo guidato da Frayne (quello degli anni settanta, non la pallida controfigura degli ultimi anni), con Black strepitoso alla steel ed Austin che comincia a far sentire le sue dita. Proprio De Lone è il protagonista della ritmata Let’s Rock, che esce per un attimo dai bar di Austin (città) ed entra nei pub di Londra, anche se il suono è americano al 100% (come d’altronde era quello degli Eggs Over Easy): ottimi i duetti tra piano e chitarra, una caratteristica di tutto il disco.

Oxblood è scritta da Butch Hancock, e vede proprio il vecchio texano alternarsi al canto con Bill, con la sua voce polverosa e dylaniana, per un rockabilly tipico dei suoi, che ci fa venire la voglia di un disco nuovo da parte sua, dato che, non pubblica nulla da dieci anni come solista e da sette come membro dei Flatlanders. Think It Over è un successo minore di Jimmy Donley, un rock’n’roller morto suicida nel 1963 all’età di 33 anni, ed è una limpida ballata anni cinquanta, decisamente gradevole ed immediata, un puro piacere per le orecchie, così come la rivisitazione di Warm And Tender Love (una delle prime hits di Percy Sledge), che in questa versione conserva solo marginalmente lo stile errebi dell’originale, diventando una lussuosa e cristallina rock ballad (piccola curiosità: solo in questo brano, inciso a Sausalito in California, c’è una terza sezione ritmica, formata da Mike Godwin al basso e da Paul Revelli alla batteria). Nei seguenti tre pezzi De Lone diventa protagonista assoluto, sia come autore che esecutore e cantante: No Need For Knocking è uno splendido e trascinante rock’n’roll, con il pianoforte che è una goduria a parte, All Tore Up è un boogie pianistico alla Jerry Lee Lewis, impossibile stare fermi, mentre Already Walking è un limpido folk-rock, molto più Eggs Over Easy di ogni altro brano del CD. Kirchen si prende la rivincita con i tre pezzi finali: Back In The Day, scritta dalla moglie Louise, è una bellissima canzone rock, diversa dal genere del Comandante e con un’andatura quasi epica ed il solito magistrale pianoforte, oltre ad un motivo ricco di pathos, mentre Somebody’s Going Home è un gustosissimo gospel-rock registrato con alcuni backing vocalists di sostegno, un brano inatteso sullo stile degli Staples Singers, davvero ottimo; chiude il CD una deliziosa versione del classico di Bob Dylan The Times Tey Are A-Changin’, con un ritmo molto più acceso dell’originale ed una formidabile performance di De Lone al piano, degna conclusione di un album fresco e corroborante.

C’è ancora in giro qualcuno che pensa che il rock’n’roll sia morto: a loro bisognerebbe far ascoltare Transatlanticana almeno dieci volte al giorno, per un mese.

Marco Verdi