17/01/2013
Per La Serie: Nomen Omen. No Justice - America's Son
No Justice - America’s Son - Smith Entertainment CD
I No Justice non possono che essere associati al movimento Red Dirt, in quanto provengono dal centro propulsore di questa corrente musicale, cioè Stillwater, Oklahoma, anche se la loro musica è leggermente diversa.
Partito nel 2001 con uno stile tipicamente country-rock, il quintetto (capitanato dal lead singer Steve Rice, coadiuvato a sua volta dal chitarrista Cody Patton, dal bassista Justin Morris e da Armando Lopez e Bryce Conway, rispettivamente alla batteria ed alle tastiere ed organo) ha via via allargato i propri orizzonti musicali, spostandosi verso lidi sempre più rock: America’s Son è il loro quarto disco di studio (esiste anche un live, facente parte della lunga serie registrata al Billy Bob’s Texas), ed è assolutamente da considerarsi il più completo.
Pura American Music, belle canzoni, un suono decisamente rock, con una struttura molto classica (chitarre-basso-batteria-organo), melodie corali ed un grande amore per il rock’n’roll più diretto. Niente di originale quindi, ma dieci canzoni di buon livello, in qualche caso anche di ottimo livello, una band che meriterebbe senz’altro di più del semplice culto al quale è sicuramente destinata. Non ci vuole molto per fare un bel disco: buone canzoni, feeling, una certa perizia strumentale, la conoscenza dei classici ed una produzione attenta, ed in America’s Son questi elementi ci sono tutti.
Never Gonna Be Enough apre il disco con il piede giusto, anzi giustissimo: una rock song pulsante ed ariosa, dalla melodia fluida e ritornello di impatto immediato. In un mondo perfetto la passerebbero in rotazione alle radio, ed avrebbe pure successo (ma in un mondo perfetto gli One Direction cucinerebbero hamburger in qualche fast food…). Life’s Too Short è più elettrica e decisamente rock, il ritmo sempre sostenuto, le chitarre non si risparmiano ed anche l’organo inizia a farsi sentire; Songs On The Radio ha qualche elemento country in più, una melodia evocativa ed un arrangiamento elettroacustico molto gradevole. Tre brani, tre diversi modi di essere.
Red Dress inizia lenta ed acustica, poi entrano con discrezione, quasi in punta di piedi, gli altri strumenti, ed il brano diventa una rock ballad coi fiocchi, con una di quelle melodie circolari tipiche dei Counting Crows. Shot In The Dark è un’esplosione elettrica, con un bel riff ed un refrain gioioso: una delle più immediate e dirette (i cinque sono certamente andati a lezione anche da Tom Petty); Run Away With Me ha un inizio attendista che però dura poco: altro gran bel ritornello corale e strumentazione usata in maniera molto classica (chitarre ed organo, stile anni settanta).
La title track, fresca e limpida, prelude allo slow elettrificato di Give You A Ring, che dimostra che Rice e soci si muovono con la stessa disinvoltura sia nei brani lenti che in quelli più rock’n’roll. A proposito di rock’n’roll, Let’s Not Say Goodbye Again è un altra canzone dal tiro non indifferente, appena sfiorata dal country, mentre Don’t Walk Away chiude l’album in chiave intima, con una toccante ballata pianistica. No Justice è il nome giusto per questa band: è infatti un’ingiustizia che non abbiano il successo che meriterebbero. Siamo lontani dal capolavoro, ma se gli darete fiducia America’s Son vi farà trascorrere quaranta minuti davvero piacevoli.
Marco Verdi
10:25 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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24/01/2012
Toh, Ancora Un Texano! Cory Morrow - Live At Billy Bob's Texas
Cory Morrow – Live At Billy Bob’s Texas – Smith Music Group 2012 (CD + DVD)
Esponente di punta di quell’ondata infinita di cantautori usciti nell’ultima decade dal Texas, Cory Morrow è tra i più accreditati talenti del gruppo, insieme a Pat Green, Jack Ingram, Kevin Deal, Roger Creager, Dub Miller, Bleu Edmondson e chissà quanti altri dietro di loro. Se Bruce Springsteen, prima di decidersi ad incidere un “live” ha fatto uscire sette lavori in studio, Tom Petty cinque, e John Mellencamp non si è ancora deciso, il buon Cory invece, la cui carriera è iniziata nel lontano 1997 con l’omonimo The Cory Morrow Band, (e altri sette album in studio), giunge con questo lavoro al quarto live, dopo Double Exposure: Live (2001), Full Exposure: Live (2003), e l’ottimo Live from Austin, Tx (2007), ed è un operazione ambiziosa in quanto al normale CD è anche accoppiato un DVD, una moda che sta prendendo sempre più piede sul suolo Americano.
Registrato al “mitico” Billy Bob’s Texas – Fort Worth il 17 Giugno 2011, settanta minuti intensi in cui Morrow ripassa le miglior pagine del suo “songbook”, infilando alla fine anche un paio di azzeccate “covers”, superando a pieni voti la prova con una band tosta che sa stare sul palco con disinvoltura, composta da John Carroll alle chitarre, Jon Cearley al basso, il pluristrumentista Kim Deschamps pedal steel, lap steel, dobro, mandolino, Clint Litton alla batteria e Brendon Anthony al violino, per un repertorio tutto sudore, grinta e ritmo.
Si parte subito con le “rockeggianti” Ramblin’ Man e Nothing Better, gran ritmo e chitarre in tiro, mentre Lonesome è un country piuttosto sostenuto ed efficace, che può contare su un invitante assolo di pedal steel e fiddle. Good Intentions è un brano che sembra uscito dalla penna del grande Billy Joe Shaver (una delle maggiori influenze di Cory , insieme a Steve Earle), cui segue una Lead Me On più country, che mantiene la sua anima texana. Spinning Around the Moon Fly è una palpitante ballad dalla bella melodia chitarristica, mentre Brand New Me è un country sostenuto ed efficace. Hold Us Together è strepitosa, parte come una folk song tradizionale solo voce e chitarra, poi entra la band ed il brano si trasforma in una ballata elettrica di turgida bellezza. Splendida. Il concerto prosegue disinvolto e ruspante più che mai, con tracce intense ed irrequiete come All Said and Done un country-boogie molto trascinante, che il pubblico mostra di gradire, mentre Drink One More Round è spensierata con continui cambi di tempo.
Relativamente ai brani elettrici si fa notare Restless Girl con cadenze honky tonky, mentre 21 Days uno dei suoi cavalli di battaglia è una perfetta road song dal ritornello epico che richiama certe cose di Joe Ely. Ci si avvia alla fine con la poderosa A Love Like This, mentre nella seguente Gettin’ Ready to Rain la band è precisa e puntuale come un orologio svizzero, e riveste la canzone di un sound compatto e senza fronzoli. Tra le covers una edizione tutta grinta della bella ballata di Darrell Scott It’s A Great Day to be Alive, che è da considerarsi un omaggio al suo bravissimo autore, e una convintissima revisione di Let My Love Open the Door di Pete Townshend, resa velocissima e con uno smagliante arrangiamento elettrico. La conclusione viene affidata a Beer, suonata a tutto ritmo sudore e divertimento.
Cory Morrow è maturato, canta bene, le sue canzoni sono strutturate su temi classici, con una ritmica sempre sul pezzo, arrangiamenti poderosi ed un bel gioco chitarristico dietro alla voce. Se amate il genere, soprattutto quello più vicino al rock, nelle cui storie i fuorilegge sono sempre più simpatici degli sceriffi e il bourbon scorre a fiumi, è inevitabile innamorasi prima o poi di Cory, un artista di vaglia, di quelli di cui il Texas va fiero. Provare per credere.
Tino Montanari
18:45 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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