01/03/2013

Real Gone Music: Old, New & Previews. Tom Jans, Rick Wakeman, Cat Mother, Billy Joe Shaver, Pozo Seco, John Hartford, Freddie King, Don Nix, Sam Samudio, Borderline

sam dees the show must go on.jpgtom jans & mimi farina.jpgdon nix living by the days.jpg

 

 

 

 

 

 

Mi riservavo sempre di dare uno spazio alle ripubblicazioni di questa nuova etichetta, che si chiama Real Gone Music, e viene vista come una "alleata" di case storiche come la Rhino, la Ace, la Repertoire, la Esoteric, e mille altre, nella difficile arte della Ristampa. Qualità sonora, libretti dettagliati e, ove possibile, bonus tracks, sono tre ingredienti immancabili, e direi che la Real Gone li rispetta tutti. L'etichetta americana è in pista da un paio di anni e nasce dall'incontro tra due persone che già si occupavano di musica, Gabby Castellana della Hep Cat Records e, soprattutto, Gordon Anderson, fondatore della Collectors' Choice, che per un paio di decadi aveva allietato le vite degli appassionati di buona musica. Sono partiti con qualche vinile d'epoca e poi hanno iniziato a ristampare i titoli della serie Dick's Picks dei Grateful Dead. Da lì a diventare una delle etichette di punte nel mercato delle ristampe è stato breve. Diciamo che non tutto il catalogo che pubblicano è di interesse per gli appassionati di rock, perché la Real Gone si occupa molto anche di cantanti e musicisti, diciamo tradizionali e, marginalmente anche di jazz. Se volete vedervi tutto il catalogo andate qui http://www.realgonemusic.com/, ma di alcuni titoli recenti e futuri, quelli più interessanti, ad insindacabile giudizio di chi scrive, ci occupiamo oggi. Del primo che vedete effigiato qui sopra, Sam Dees, mi ero già occupato, e lo trovate sfogliando a ritroso le pagine del Blog, che è sempre una piacevole attività, mentre gli altri due sono tra i più gustosi in relazione all'uscita del 2 aprile.

Tom Jans sembra finalmente avere lo spazio che merita e dopo l'antologia della australiana Raven (era-ora-finalmente-in-cd-tom-jans-loving-arms-the-best-of... e qualche uscita giapponese, la Real Gone pubblicherà per la prima volta un CD sul mercato americano: Tom Jans & Mimi Farina Take Heart e l'omonimo Tom Jans, vengono uniti in un dischetto unico. Le informazioni le leggete nel post linkato, questa è la lista dei brani contenuti.

Songs: 

Take Heart

1.   Carolina

2.   Charlotte

3.   Kings and Queen

4.   The Great White Horse

5.   Reach Out (For Chris Ross)

6.   Madman

7.   In the Quiet Morning (For Janis Joplin)

8.   Letter to Jesus

9.   After the Sugar Harvest

10. No Need to Be Lonely

Tom Jans

 

 

 

11. Margarita

12. Old Time Feeling

13. Tender Memory

14. Slippin’ Away

15. Green River

16. Blue Sky Rider

17. Loving Arms

18. Free and Easy

19. (Why Don’t You) Meet Me at the Border

20. Hart’s Island

Don Nix è uno dei tesori nascosti della musica americana ed i suoi dischi originali sono di reperibilità molto difficoltosa, per usare un eufemismo, qualche sporadica uscita giapponese, ma per il resto solo tributi o materiale recente. Come dicevo in altre occasioni, Nix comunque è quello che è scritto Going Down, era uno dei membri fondatori, come sassofonista, dei Mar-Keys e poi produttore, sideman ed arrangiatore alla Stax, per Booker T & Mg's e il giro di Otis Redding e altri artisti dell'etichetta. Poi è andato alla Shelter di Leon Russell, ma nello stesso tempo continuava a produrre e suonare in dischi di gente come Joe Cocker, Delaney & Bonnie, Tracy Nelson, Albert King, Freddie King. Questo Living By The Days, in uscita il 2 aprile, veniva pubblicato in origine dalla Elektra nel 1971. Nel disco, oltre alla sezione ritmica dei Muscle Shoals, c'erano Donald "Duck" Dunn e parecchi musicisti del giro Shelter People che suonavano con Leon Russell e Joe Cocker, tipo Don Preston (anche con Zappa), Claudia Lennear, Kathi McDonald (scomparsa di recente)e come ospite Furry Lewis (proprio quello del brano di Joni Mitchell), che da lì a poco avrebbe dato vita con lo stesso Nix e Lonnie Mack agli Alabama State Troopers, altra band leggendaria di quel periodo.

borderline sweet dreams.jpgpozo seco shades of time.jpgrick wakeman no earthly connection.jpg

 

 

 

 

 

 

 

I Borderline erano un trio, sconosciuto ai più, composto da Dave & Jon Gershen e da Jim Rooney. Siamo nel 1972 (anche se il disco uscirà nel 1973), dalle parti di Woodstock, patria della Band e della Bearsville Records, di cui Rooney era il manager e il factotum, da quelle bazzicano fior di musicisti tra cui Van Morrison, prossimo a finire il suo periodo americano, ma soprattutto musicisti country, di quelli che in quel periodo incrociavano i loro strumenti con il meglio del rock dell'epoca: Ben Keith al dobro (dalla band di Neil Young), Vassar Clements e Ken Kosek al violino, Billy Mundy dalla band di Zappa, alla batteria, David Sanborn al sax e, dal giro della Band, Richard Manuel e Garth Hudson, sotto gli pseudonimi di Dick Handle e Campo Malaqua, e il loro produttore, John Simon, al piano. Il disco, Sweet Dreams And Quiet Desires, pubblicato ai tempi dalla Avalanche, che era una sottomarca della United Artists, venne praticamente ignorato, ma visti i musicisti coinvolti fu un vero peccato, perchè si trattava di ottima musica, quella che oggi definiremmo "Americana", il genere praticato da Little Feat e The Band. Non è che in CD abbia avuto una sorte migliore, pubblicato in Giappone è sparito quasi subito, ma oggi la Real Gone lo (ri)pubblica, con le matrice originali, e aggiungendo anche un The Second Album, rimasto inedito ai tempi, dove suonavano tra gli altri i Brecker Brothers, Will Lee, Amos Garrett, anche in questo caso con le registrazioni originali, miracolosamente riapparse. Il tutto in un unico CD.

Ancora più oscuro è il disco dei Pozo Seco, che all'epoca, 1968, avevano perso per strada il suffisso Singers e un componente, ma vantavano nelle loro fila una voce femminile Susan Taylor (che si faceva chiamare Taylor Pie) e, da sette anni in formazione, tale Don Williams, che da lì a poco, 1971, sarebbe diventato una della stelle della country music, definito "The Gentle Giant" e amatissimo, tra i tanti, da Eric Clapton. Questo Shades Of Time, che potremmo definire un disco di folk-country-pop-rock (mi è venuto così), ha la particolarità di essere prodotto da due grandi del tempo, Elliott Mazer e Bob Johnston (esatto, proprio quelli rispettivamente di, Neil Young e Janis Joplin, e Bob Dylan e Simon & Garfunkel). Il disco, molto piacevole, ha undici bonus tracks, tratte dai singoli dell'epoca.

Forse (anzi togliete pure il forse), No Earthly Connection, non rientra tra i migliori dischi di Rick Wakeman, e neppure tra quelli più popolari, visto che in CD è uscito solo in una rara versione giapponese, ma questo disco editato in orgine nel 1976, farà la gioia dei fans del rock progressivo e non è neppure orribile. Un brano di 28 minuti diviso in cinque parti e due brani di 7 minuti ciascuno, lo inseriscono d'ufficio nel filone del prog rock. In questo caso niente bonus.

john hartford aereo-plain morning bugle.jpgbilly joe shaver complete columbia.jpgfreddie king the complete king-federal singles.jpg

 

 

 

 

 

 

 Tre CD doppi, due usciti da qualche mese, e uno in questi giorni.

Quello di John Hartford, Aereo-Plain/Morning Bugle The Complete Warner Bros. Recordings, raccoglie i due dischi pubblicati per la major americana, tra il 1971 e il 1972, quando questo signore, che non dimentichiamolo è quello che è scritto Gentle on My Mind per Glen Campbell, un brano che ha venduto qualche gazillione di copie, ha il merito di avere re-introdotto la musica bluegrass nel country americana, con tanti altri, a partire dai Dillards. Ma in questi due album, fantastici, suona gente come Vassar Clements, Tut Taylor, Norman Blake, Sam Bush, addirittura nel secondo un trio, che a fianco di Hartford e Blake, vede la presenza del grande contrabassista jazz Dave Holland, per uno stile che Sam Bush dei New Grass Revival, avrebbe proprio ribatezzato come "New Grass", improvvisazione allo stato puro ma nell'alveo della tradizione popolare country americana. Ovviamente ci sono 8 bonus, quattro nel primo e quattro nel secondo CD. Imperdibile.

Anche quello di Billy Joe Shaver, The Complete Columbia Recordings, raccoglie l'opera omnia incisa per un'altra grande major americana nel periodo centrale della sua carriera, 1981 I’m Just an Old Chunk of Coal (but I’m Gonna Be a Diamond Someday), 1982 l'omonimo Billy Joe Shaver e 1987 Salt Of The Earth, tre dischi di perfetta outlaw country music, tra le cose migliori della sua carriera in assoluto. Considerando che ci sono 3 album completi su 2 CD non deve meravigliare che la bonus track sia una sola, però è bella! Come il resto del contenuto, per chi ama il genere, ma anche per novizi. Il terzo sicuramente era uscito in CD, gli altri due non ricordo.

Per concludere con i doppi, questa antologia dedicata a Freddie King The Complete King And Federal Singles, raccoglie tutti i singoli incisi per queste etichette dal grande cantante e chitarrista, uno dei tre "Re" del Blues, 54 brani, per questo signore che, giustamente, la classifica di Rolling Stone ha inserito al 15° posto tra i più grandi chitarristi della storia, uno che ha influenzato moltissimo gente come Clapton, Beck, Green e Taylor. Non vi sto a citare brani in particolare ma se scorrete quelli contenuti in questa raccolta, è praticamente la storia del blues elettrico:

Tracks:

CD One

1.   You’ve Got to Love Her with a  Feeling

2.   Have You Ever Loved a Woman

3.   Hideaway

4.   I Love the Woman

5.   Lonesome Whistle Blues

6.   It’s Too Bad Things Are Going So Tough

7.   San-Ho-Zay!

8.   See See Baby

9.   I’m Tore Down

10. Sen-Sa-Shun

11. Christmas Tears

12. I Hear Jingle Bells

13. If You Believe (in What You Do)

14. Heads Up

15. Takin’ Care of Business

16. The Stumble

17. Side Tracked

18. Sittin’ on the Boat Dock

19. Do the President Twist

20. What About Love

21. Texas Oil

22. Come On

23. Just Pickin’

24. (Let Your Love) Watch over Me

25. You Can’t Hide

26. In the Open

27. I’m on My Way to Atlanta

CD Two

1.   It’s Easy, Child

2.   The Bossa Nova Watusi Twist

3.   Look, Ma, I’m Cryin’

4.   (I’d Love to) Make Love to You

5.   One Hundred Years

6.   (The Welfare) Turns Its Back on You

7.   You’re Barkin’ Up the Wrong Tree

8.   Surf Monkey

9.   Monkey Donkey

10. Meet Me at the Station

11. King-A-Ling

12. Driving Sideways

13. Someday, After Awhile (You’ll Be Sorry)

14. She Put the Whammy on Me

15. High Rise

16. Now I’ve Got a Woman

17. Onion Rings

18. Some Other Day, Some Other Time

19. Manhole

20. If You Have It

21. I Love You More Everyday

22. Full Time Love

23. She’s The One

24. Use What You’ve Got

25. Double Eyed Whammy

26. You’ve Got Me Licked

27. Girl from Kookamunga

cat mother the street giveth.jpgsam samudio hard and heavy.jpg

 

 

 

 

 

 

Le due ultime ristampe sono altre rarità assolute.

La prima, dal titolo, The Street Giveth...And The Street Taketh Away, pubblicata dalla Polydor nel 1969 a nome Cat Mother And The All Night Newsboys (all'epoca per ricordarti i nomi dei gruppi e i titoli dei dischi dovevi avere una memoria ferrea, oppure andavi per indizi, quello con la copertina nera...quello...) ha la particolarità di avere come co-produttore tale Jimi Hendrix (l'unica volta in cui ha prodotto un disco non suo, ma erano amici), che suona anche nel disco. In CD era già apparso un paio di volte fugacemente per etichette più o meno improbabili e pur non essendo un capolavoro assoluto si ascolta con estremo piacere, non solo per collezionisti, buona musica rock di quel periodo, molto eclettica ma valida.

Hard And Heavy è il disco solista pubblicato da Sam Samudio nel 1971 per la Atlantic, Già, ma chi è costui, se vi dico Sam the Sham & the Pharaohs, quelli di Wooly Bully qualcosa dovrebbe dirvi. Anche se il disco è un poderoso esempio di rock-garage-blues, co-prodotto da Jerry Wexler e Tom Dowd (mica cotica), con la partecipazione dei Dixie Flyers, la band dell'epoca di Jim Dickinson, le Sweet Inspirations, il trio vocale nero che accompagnava Ray Charles e Aretha Franklin, i Memphis Horns e Duane Allman alla solista, ciumbia! E il disco è un piccolo gioiello d'epoca con una sola bonus ma di spessore, una versione notevole di Me And Bobby McGee con Duane Allman al dobro. Non per niente alcuni dei brabi di questo album si troveranno nel cofanetto retrospettivo dedicato ad Allman, Skydog, in uscita in questi giorni. Se siete interessati al box, che trovate andando a ritroso nelle pagine del Blog, affrettatevi perchè pare cha la Rouunder/Universal ne pubblicherà "solo" 10.000 copie per il mercato americano, in esclusiva, niente edizione europea.

Direi che per la Real Gone Records, per il momento, è tutto. Con tutta questa "pubblicità" gratuita spero che mi mandino un po' di materiale promo dagli States! Scherzo naturalmente (però la butto lì), trattasi di musica da conoscere assolutamente, ma i CD costano.

Bruno Conti

18/01/2013

Piccoli "Outlaws" Crescono! Richie Allbright - Kickin' Down The Doors

richie allbright kickin'.jpg

 

 

 

 

 

 

Richie Allbright - Kickin’ Down The Doors - Richie Allbright CD

Richie Allbright (da non confondere con il quasi omonimo Richie Albright, una elle di meno nel cognome, ex batterista di Waylon Jennings) è un ragazzone di Mathis, una piccola cittadina del South Texas, cresciuto a pane e Outlaws. Infatti (e qui il punto in comune con il suo quasi omonimo drummer) la sua musica risente molto dell’influenza del grande Waylon, ma anche di gente come Willie Nelson, Billy Joe Shaver e Merle Haggard (che texano non è, né il suo nome è mai stato direttamente associato al movimento Outlaw Country, ma in realtà avrebbe potuto benissimo esserlo, anche se forse un brano come Okie From Muskogee Waylon non lo avrebbe mai scritto).

Esordiente nel 2008 con If I’d Known Then, e titolare di un’attività live molto vivace tra Texas e stati limitrofi, ora Richie si rifà sotto con Kickin’ Down The Doors, un ottimo disco di puro country texano, che si ispira chiaramente ai suoi modelli. Certo, le sue canzoni possono sembrare derivative, in alcuni momenti pare di ascoltare qualche outtake dei vari Billy Joe, Willie e Waylon, ma quello di Allbright è chiaramente un atto d’amore verso una musica che purtroppo oggi fanno in pochi (mi viene in mente la Jackson Taylor Band). D’altronde Waylon ci ha lasciato da anni, Shaver sembra aver appeso la chitarra al chiodo, e Willie, l’unico ancora super attivo, ultimamente si è spostato verso un country più classico: ben vengano quindi dischi come questo, dove si respira ancora fresca l’aria di un periodo musicalmente irripetibile. Per questo album, Richie è entrato in studio con pochi amici (tra cui Jarrod Birmingham, a sua volta musicista in proprio, e Billy Joe High), ed ha messo a punto dieci brani che, se siete appassionati del genere, non mancheranno di allietare le vostre serate. Chitarre elettriche, ritmo sempre alto, voce perfetta (uno Shaver meno nasale), grinta e feeling a piene mani, oltre ad una sicura abilità nel songwriting.

Apre la title track, un perfetto rockin’ country, giusto a metà tra Shaver e Waylon, voce in palla e melodia fluida. La frizzante I Can’t Break The Habit ricalca gli stessi canoni, con ottimi interventi di pianoforte e chitarra ed un feeling particolare che solo un texano può avere. Where The Rainbow Hits The Ground è una delle migliori del CD: una splendida ballata dal classico suono outlaw, con echi di Kristofferson (un altro fuorilegge doc) nella melodia, un brano che non mi stupirei se entrasse a far parte del repertorio dello stesso Kristofferson o di Willie (più quest’ultimo, in quanto Kris non ama molto mettere canzoni di altri nei suoi dischi).

Con You Can’t Take Away My Music siamo ancora dalle parti di Waylon, ed il ritornello è semplicemente irresistibile: grande musica, non importa se derivativa. La pacata Down Her Memory Lane offer un momento di quiete, mentre con I’m Gonna Say I’m Sorry Now, chitarristica e ritmata, Richie si ributta nei territori a lui più cari; la pianistica e lenta I Don’t Need A Thing At All dimostra che anche i fuorilegge hanno un cuore: qui avrei visto bene un duetto con una voce femminile, ma non si può avere tutto. Boland And Birmingham, omaggio all’amico Jarrod ed a Jason Boland (un altro che sta dalla parte giusta) è Texas country al 100%, Gravedigger ha un marcato sapore western, mentre I Was Born This Way chiude l’album così come si era aperto, cioè con un saltellante brano alla Billy Joe Shaver.

Davvero una bella sorpresa questo Kickin’ Down The Doors: file under Outlaw Country.

Marco Verdi

24/01/2012

Toh, Ancora Un Texano! Cory Morrow - Live At Billy Bob's Texas

cory morrow live billy bob texas.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Cory Morrow – Live At Billy Bob’s Texas – Smith Music Group 2012 (CD + DVD)

Esponente di punta di quell’ondata infinita di cantautori usciti nell’ultima decade dal Texas, Cory Morrow è tra i più accreditati talenti del gruppo, insieme a Pat Green, Jack Ingram, Kevin Deal, Roger Creager, Dub Miller, Bleu Edmondson e chissà quanti altri dietro di loro. Se Bruce Springsteen, prima di decidersi ad incidere un “live” ha fatto uscire sette lavori in studio, Tom Petty cinque, e John Mellencamp non si è ancora deciso, il buon Cory invece, la cui carriera è iniziata nel lontano 1997 con l’omonimo The Cory Morrow Band, (e altri sette album in studio), giunge con questo lavoro al quarto live, dopo Double Exposure: Live (2001), Full Exposure: Live (2003), e l’ottimo Live from Austin, Tx (2007), ed è un operazione ambiziosa in quanto al normale CD è anche accoppiato un DVD, una moda che sta prendendo sempre più piede sul suolo Americano.

Registrato al “mitico” Billy Bob’s Texas – Fort Worth il 17 Giugno 2011, settanta minuti intensi in cui Morrow ripassa le miglior pagine del suo “songbook”, infilando alla fine anche un paio di azzeccate “covers”, superando a pieni voti la prova con una band tosta che sa stare sul palco con disinvoltura, composta da John Carroll alle chitarre, Jon Cearley al basso, il pluristrumentista Kim Deschamps pedal steel, lap steel, dobro, mandolino, Clint Litton alla batteria e Brendon Anthony al violino, per un repertorio tutto sudore, grinta e ritmo.

Si parte subito con le “rockeggianti” Ramblin’ Man e Nothing Better, gran ritmo e chitarre in tiro, mentre Lonesome è un country piuttosto sostenuto ed efficace, che può contare su un invitante assolo di pedal steel e fiddle. Good Intentions è un brano che sembra uscito dalla penna del grande Billy Joe Shaver (una delle maggiori influenze di Cory , insieme a Steve Earle), cui segue una Lead Me On più country, che mantiene la sua anima texana. Spinning Around the Moon Fly è una palpitante ballad dalla bella melodia chitarristica, mentre Brand New Me è un country sostenuto ed efficace. Hold Us Together è strepitosa, parte come una folk song tradizionale solo voce e chitarra, poi entra la band ed il brano si trasforma in una ballata elettrica di turgida bellezza. Splendida. Il concerto prosegue disinvolto e ruspante più che mai, con tracce intense ed irrequiete come All Said and Done un country-boogie molto trascinante, che il pubblico mostra di gradire, mentre Drink One More Round è spensierata con continui cambi di tempo.

Relativamente ai brani elettrici si fa notare Restless Girl con cadenze honky tonky, mentre 21 Days uno dei suoi cavalli di battaglia è una perfetta road song dal ritornello epico che richiama certe cose di Joe Ely. Ci si avvia alla fine con la poderosa A Love Like This, mentre nella seguente Gettin’ Ready to Rain la band è precisa e puntuale come un orologio svizzero, e riveste la canzone di un sound compatto e senza fronzoli. Tra le covers una edizione tutta grinta della bella ballata di Darrell Scott It’s A Great Day to be Alive, che è da considerarsi un omaggio al suo bravissimo autore, e una convintissima revisione di Let My Love Open the Door di Pete Townshend, resa velocissima e con uno smagliante arrangiamento elettrico. La conclusione viene affidata a Beer, suonata a tutto ritmo sudore e divertimento.

Cory Morrow è maturato, canta bene, le sue canzoni sono strutturate su temi classici, con una ritmica sempre sul pezzo, arrangiamenti poderosi ed un bel gioco chitarristico dietro alla voce. Se amate il genere, soprattutto quello più vicino al rock, nelle cui storie i fuorilegge sono sempre più simpatici degli sceriffi e il bourbon scorre a fiumi, è inevitabile innamorasi prima o poi di Cory, un artista di vaglia, di quelli di cui il Texas va fiero. Provare per credere.

Tino Montanari