Da Clarksville, Maryland, Con Sax Al Seguito, Arriva Il “Blues Got Soul” Di Vanessa Collier! – Meeting My Shadow

vanessa collier meeting my shadow

Vanessa Collier  – Meeting My Shadow – Ruf Records

Ogni anno la Ruf organizza un tour collettivo di tre differenti artisti, presentati in una sorta di revue vecchio stile, e la manifestazione prende il nome di Blues Caravan.  L’edizione del 2016, di cui avete letto non da molto su queste pagine virtuali http://discoclub.myblog.it/2017/03/05/ancora-una-volta-lunione-fa-la-forza-ina-forsman-tasha-taylor-layla-zoe-blues-caravan-2016-blue-sisters-in-concert/ , era denominata Blue Sisters e prevedeva la partecipazione di Ina Forsman, Tasha Taylor e Layla Zoe, quella del 2017, attualmente in corso, si chiama “Blues Got Soul”, e vede la presenza di Si Cranstoun, incensato sempre da chi scrive su queste pagine per il suo ultimo album solista http://discoclub.myblog.it/2017/01/08/dalle-strade-di-londra-al-grande-vintage-soul-e-rr-si-cranstoun-old-school/ , Big Daddy Wilson e Vanessa Collier. Degli altri due sappiamo, ma chi è costei? Nativa di Clarksville, Maryland, laureata al Berklee College Of Music di Boston, per quasi due anni in giro per il mondo nella band di Joe Louis Walker, la Collier è un personaggio “anomalo”: una cantante-sassofonista, impegnata anche a flauto e tastiere, sulla falsariga di Nancy Wright, ovviamente recensita dal sottoscritto http://discoclub.myblog.it/2016/12/16/sassfoniste-donne-brava-canta-anche-nel-disco-ci-valanga-ospiti-nancy-wright-playdate/ , ma, come alcuni grandi del passato, tipo King Curtis o Jr. Walker, era più una sassofonista che saltuariamente canta.

La nostra Vanessa invece, fin dal suo esordio Heart Soul And Saxophone del 2014, preferisce presentarsi come cantante, senza dimenticare la sua attitudine di strumentista, ci sono bluesmen e soulmen che si accompagnano con chitarra, più raramente basso, o armonica, lei preferisce gli strumenti a fiato. Questo secondo album, Meeting My Shadow, esce per l’etichetta tedesca Ruf, che ultimamente è quasi sempre sinonimo di qualità. Un buon album, dove la Collier è accompagnata da una band di qualità, TK Jackson, batteria, percussioni e organo, Daniel McKee, basso; Laura Chavez, chitarre, a lungo nella band della recentemente scomparsa Candye Kane e ora impegnata nella Blues Caravan 2017; Charles Hodges,  della Hi Rhythm Section, presente nell’ultimo disco di Robert Cray, a organo, Clavinet, piano, e Wurlitzer, un grandissimo tastierista; più alcuni altri musicisti ospiti tra cui spicca Josh Roberts alla chitarra slide, poco conosciuto, ma quasi ai livelli di un Sonny Landreth. Vanessa Collier è un possesso di una buona voce, squillante e ammiccante, siamo dalle parti di Toni Price, oppure di altre “Girls With Guitars”, per rimanere in ambito Ruf, oppure ancora Bonnie Raitt o Susan Tedeschi, pur se su un gradino più basso, ma la classe c’è. Infatti il repertorio, pur partendo dal blues, spazia nel rock, nel pop, nel soul, nel funky, come nell’iniziale Poisoned The Well, quando, su un groove minaccioso del clavinet di Hodges, la band costruisce una bella ambientazione sonora dove si apprezza anche il flauto della Collier e la chitarra funky della Chavez, oltre alla sua voce sinuosa.

Ma si gode di più quando è il soul, o meglio ancora il R&B, a prendere il sopravvento, come nella brillante Dig A Little Deeper, dove la sezione fiati spalleggia il sax della brava Vanessa, brillante anche nel reparto vocale, oppure nel blues rigoroso di una eccellente When It Don’t Come Easy, dove Roberts è impegnato alla Resonator guitar. Ma si assapora anche la brillante e ritmata Two Parts Sugar, One Part Lime, dove tutta la band viaggia, da Hodges, impegnato ad un piano quasi barrelhouse, alla stessa Collier che soffia con vigore nel suo sax; When Love Comes To Town è la prima cover, ed è proprio il famoso brano scritto dagli U2 con B.B. King, che diventa un blues “paludoso”, di nuovo con la brillante slide di Josh Roberts in grande evidenza, lei canta molto bene e rilascia anche un eccellente assolo di sax, uno dei tanti del disco https://www.youtube.com/watch?v=Tta-82p7Npo . Niente male pure You’re Gonna Make Me Cry, una intensa deep soul ballad, con chitarra in tremolo, tratta dal repertorio di O.V Wright, uno dei vecchi datori di lavoro di Charles Hodges, che lavora di fino con il suo organo (cosa avete capito?!) e anche la Chavez si distingue. E anche in Whiskey & Women l’accoppiata Collier/Chavez funziona alla perfezione in un gagliardo blues, per poi “divertirsi” nella deliziosa Meet Me Where I’m At, quasi New Orleans nelle sue piacevoli derive fiatistiche, con la tromba di Mark Franklin, l’altro membro fisso della band a duettare con Vanessa. Senza dimenticare Cry Out e Devil’s Outside che si avvalgono entrambe di  brillanti arrangiamenti di fiati, creati dalla stessa titolare dell’album, uno vivace e funky, l’altro quasi con un’aria gospel/soul, cantato con grande intensità. Come pure l’ultima cover del CD, la quasi travolgente Up Above My Head, I Hear Music In The Air, scritta da Sister Rosetta Thorpe, che sta in quel crocevia tra gospel, swing e blues, eseguita alla perfezione. Come direbbe Nero Wolfe: “Soddisfacente Vanessa”!

Bruno Conti

Ancora Una Volta L’Unione Fa La Forza? Ina Forsman Tasha Taylor Layla Zoe – Blues Caravan 2016: Blue Sisters In Concert

blues caravan 2016 Blue sisters in concert

Ina Forsman Tasha Taylor Layla Zoe – Blues Caravan 2016: Blue Sisters In Concert – Ruf CD+DVD

All’inizio dello scorso anno vi avevo parlato in termini più che lusinghieri dell’esordio discografico su etichetta Ruf (ma non era il suo primo disco) della cantante finlandese Ina Forsman, un piccolo gioiellino che frullava rock, blues, soul music, il tutto cantato con una voce seducente, duttile e potente, forse senza essere ai livelli delle grandi del passato o anche di realtà attuali come Beth Hart, Dana Fuchs o Janiva Magness e Susan Tedeschi, ma comunque interessante nella sua capacità di fondere certe sonorità “moderne” care a Amy Winehouse per intenderci ,con un suono classico R&B, sicuramente anche grazie al fatto che il disco era stato registrato in quel di Austin, Texas, con musicisti locali in grado di creare una atmosfera sonora ricca di classe e raffinatezza http://discoclub.myblog.it/2016/02/06/sorpresa-dalla-finlandia-ecco-grande-nuova-voce-blues-ina-forsman/ . Nel corso della scorsa annata poi la Ruf ha pubblicato anche gli album di Tasha Taylor (se il nome, anzi il cognome, vi dice qualcosa, non vi state sbagliando, è proprio la figlia minore di Johnnie Taylor, una delle stelle assolute della soul music targata Stax) e Layla Zoe (giovane cantante canadese, ma già con una consistente discografia di cinque album indipendenti alle spalle), entrambe in possesso di una propria specificità, più vicina alla soul music classica, e non poteva essere diversamente, la Taylor, più orientata verso il blues, e il rock, la canadese Zoe, con i soliti ed inevitabili paragoni con Janis Joplin.

La Ruf Records, nella sua lungimiranza, le ha unite per la propria classica Revue annuale, http://discoclub.myblog.it/2015/03/11/lunione-fa-la-forza-laurence-joneschristina-skjolbergalbert-castiglia-blues-caravan-2014-live/ che tutti gli anni porta in tour gli artisti del momento della etichetta tedesca (quest’anno tocca a Si Cranstoun, Big Daddy Wilson e Vanessa Collier) https://www.youtube.com/watch?v=–qPK4lhe4Q : quindi già all’inizio dello scorso anno, in concomitanza con l’uscita del disco della Forsman, ma assai prima delle pubblicazioni dei dischi delle altre due, le ha spedite On The Road, come Blue Sisters, accompagnate da un trio finlandese ( e qui sta il piccolo inghippo, sto ancora decidendo se il disco mi convince del tutto, ma comincia ad acchiapparmi dopo ascolti ripetuti), dove alla chitarra troviamo Davide Floreno! Chi, scusate? Eppure succede, nato a Roma, da anni vive a Helsinki, ha una propria casa di produzione lassù, una etichetta e si è sposato pure la brava axewoman locale Erja Lyytinen (a proposito le tre donzelle del disco di cui stiamo parlando non suonano nulla, a parte la Taylor, che strimpella la chitarra raramente, ma non nell’occasione). Dove eravamo rimasti? Ah sì, gli altri finlandesi: Walter Latupeirissa al basso e Marrku Reinikainen alla batteria, entrambi competenti e validi musicisti in azione nel circuito blues tedesco e nordico. Sedici brani sul CD e ventisei sul DVD, ma sono nella stessa confezione per cui niente paura: prima me li sono ascoltati e poi me li sono visti, le tre ragazze fanno la loro figura, tre figurine sexy e aggressive, con mini abiti e spacchi vertiginosi, ma comunque il talento è inversamente proporzionale alla quantità di tessuto indossato, insomma l’occhio vuole la sua parte, ma anche l’orecchio vi giuro rimane più che soddisfatto.

I due appunti che mi sento di fare sono, oltre al suono fin troppo scarno di un trio virato al blues-rock, anche se valido, la non eccessiva interazione delle tre sul palco, ossia i brani dove le tre appaiono insieme non sono poi molti: l’iniziale Chain Of Fools, il mega classico di Aretha, e poi la lunga, eccellente, parte conclusiva, da una gagliarda Honky Tonk Woman, passando per Tell Mama e In The Basement, entrambe nel repertorio  di Etta James, Come Together e infine un super blues come Rock Me Baby del grande BB King, dove si apprezza Davide Floreno, chitarrista dal tocco classico, ottimo in tutto il concerto. Nelle varie parti soliste delle esibizioni singole si apprezzano la raffinata Devil May Dance Tonight, molto alla Winehouse, la notturna e jazzata Bubbly Kisses e le cover del pezzo di Nina Simone I Want A Little Sugar In My Bowl e di Queen Bee (entrambe solo sul DVD) nel segmento dedicato a Ina Forsman, il funky-soul di What Difference Does It Make, l’omaggio al babbo Johnnie, con una pimpante Who’s Making Love, dove però la mancanza dei fiati è quasi criminale (mentre da quello che ho visto e sentito saranno protagonisti assoluti del Blues Caravan 2017), oltre a Valerie degi Zutons (solo sul DVD), anche questa legata alla Winehouse, nella parte dedicata a Tasha Taylor. Con Layla Zoe eccellente nella ritmatissima Work Horse, dove ricorda molto Beth Hart, ma anche nella bella ballata Don’t Wanna Hurt Nobody e nel lungo blues Never Met A Man Like You, dove si apprezza anche la solista di Floreno. In conclusione un disco (e un video) complessivamente più che soddisfacenti, con tre cantanti di assoluto valore e dal futuro luminoso. Quindi pollice all’insù per questo Blues Caravan 2016.

Bruno Conti

Da Solo O In Compagnia Sempre Un Gran Chitarrista! Albert Castiglia – Big Dog

albert castiglia big dog

Albert Castiglia – Big Dog – Ruf Records                                                                      

Ci eravamo lasciati con Albert Castiglia sulle note collaborative dell’ottimo Blues Caravan 2014, un CD+DVD dal vivo registrato insieme ai colleghi di etichetta Christina Sjolberg e Laurence Jones, dove il vero protagonista era il chitarrista della Florida (anche se nato a New York), con il suo solismo tirato e scoppiettante, ed una varietà di temi musicali veramente impressionante http://discoclub.myblog.it/2015/03/11/lunione-fa-la-forza-laurence-joneschristina-skjolbergalbert-castiglia-blues-caravan-2014-live/ . Castiglia non è più una giovane promessa, ha 46 anni, è sulla scena dagli anni ’90, quando ad inizio carriera per vari anni è stato il chitarrista della band di Junior Wells, dove ha imparato il mestiere, suonando in seguito anche con la cantante di Atlanta Sandra Hall e dividendo i palchi con Pinetop Perkins e John Primer. Ma il suo stile è decisamente più aggressivo, orientato verso un blues-rock elettrico e vigoroso che raggiunge la maturazione definitiva in questo suo ottavo album solista (se non ho fatto male i conti), dove il musicista di origini italo-cubane trova il giusto compagno di avventura in Mike Zito, che oltre a produrre questo secondo album per la Ruf di Castiglia, suona anche la chitarra in tutto il disco, firma un brano e porta una ventata di Louisiana sound (dove è stato registrato il tutto) al gusto complessivo dell’album. Si parte subito alla grande con una Let The Big Dog Eat,  dalle chitarre aggressive e fiammeggianti, la voce di Castiglia, sostenuta da Zito, maschia e vigorosa, una ritmica potente che pompa riff come piovesse, l’organo di Lewis Stephens lavora di fino sullo sfondo e il risultato è eccellente.

Don’t Let Them Fool Ya è un southern rock blues firmato da Zito, con chitarre fluide e scorrevoli che rilanciano di continuo il suono della canzone dai due canali dello stereo con una “cattiveria ammirevole”, mentre Get Your Ass In The Van, il primo contributo a firma Castiglia, rientra nella categoria slidin’ blues, quella di Elmore James o Hound Dog Taylor per intenderci, con il bottleneck del nostro che scivola con libidine sul manico della sua chitarra. Drowning At The Bottom è un pezzo di Luther Allison, un classico slow blues di quelli “duri e puri” con le corde della chitarra tese allo spasimo dal buon Albert che rilasciano fiumi di note, e lui che canta anche con un piglio intenso ed autorevole e pure Let’s Make Love In The Morning non scherza, un brano più vicino alle atmosfere dei dischi di Mike Zito, una bella ballata sudista, dove le chitarre acustiche e l’organo affiancano le sinuose linee della solista di Castiglia e un feeling soul à la New Orleans si insinua tra le pieghe della canzone. What I Like About Miami è un eccellente brano di Charlie Pickett (non so se lo ricordate? Un bravo musicista rock della Florida a cui la Bloodshot aveva dedicato una antologia qualche anno fa): tra Stones e classico sound country/roots, aggiunge un tocco Americana al disco, con il suo pigro e ciondolante divenire.

Easy Distance ci riporta al funky-blues pungente tipico di Castiglia, con il basso di Scot Sutherland che crea un groove pulsante su cui la solista del leader è libera di improvvisare linee rapide e sicure. Where Did I Go Wrong è l’omaggio al vecchio maestro Junior Wells (era sull’album You’re Tuff Enough, pubblicato nel 1969, l’anno in cui nasceva Castiglia), un blues lento in puro stile Chicago, con l’armonica dell’ospite Johnny Sansone e il piano di Stephens che aggiungono autenticità e stamina al pezzo; Sansone rimane pure nella successiva Where The Devil Makes His Deals, dove i ritmi si fanno più intensi e duri, con le due soliste di nuovo impegnate a scambiarsi sciabolate e la batteria di Rob Lee che scandisce il ritmo con grande vigore. What The Hell Was I Thinking, con un pianino quasi rock’n’roll, aggiunge un tocco alla Fats Domino, prima che le chitarra riprenda il controllo delle operazioni, con la conclusiva Somehow, firmata a due mani da Albert Castiglia con Cyril Neville, una bella ballata soul, profonda e dal testo di impegno sociale, dedicata alla situazione critica e alle difficoltà dei senzatetto nell’America di oggi (ma anche di ieri): anche qui, come nel resto del disco, si respira quell’aria del Sud degli Stati Uniti, delle foreste tra le paludi della Louisiana evocate fin dalla foto di copertina, anche senza poi essere l’unico tema musicale del disco, veramente bello nel suo insieme, articolato e dai mille spunti sonori, e che conferma il talento di questo signore. Senti che roba! Nella versione di Boz Scaggs c’era Duane Allman alla chitarra (forse il suo assolo più bello https://www.youtube.com/watch?v=oTFvAvsHC_Y).

Vista la stagione, direi caldamente consigliato!

Bruno Conti