26/04/2013

Altre Due Raccolte Assolutamente "Inutili" - Rolling Stones Very Best Of 1964-1971 & Bruce Springsteen Collection 1973-2012

rolling stones the very best.jpgbruce springtseen collection.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Entrambi stanno per partire con nuove tournée, i Rolling Stones nel tour americano e Bruce Springsteen con quello europeo. Quale occasione migliore per le rispettive case discografiche per pubblicare due antologie assolutamente "inutili".

La prima The Very Best Of Rolling Stones 1964-1971 (anche la copertina è orribile) era stata una esclusiva per la catena americana Wal-Mart ma ora viene resa disponibile per il mercato americano dalla ABKCO/Universal (non vedevamo l'ora!):

1. Time Is On My Side
2. (I Can't Get No) Satisfaction
3. Get Off Of My Cloud
4. 19th Nervous Breakdown
5. Mother's Little Helper
6. Paint It, Black
7. Under My Thumb
8. Ruby Tuesday
9. She's A Rainbow
10. Jumpin' Jack Flash
11. Sympathy For The Devil
12. Gimme Shelter
13. You Can't Always Get What You Want
14. Honky Tonk Women
15. Brown Sugar
16. Wild Horses

Quella di Bruce Springsteen Collection 1973-2012 era destinata ad essere una raccolta antologica in esclusiva per il mercato australiano, ma perché farsi mancare qualcosa anche in Europa (Italia inclusa) e allora vai con l'ennesimo Best Of, anche questo pubblicato per spillare i soldi ai fans e collezionisti:

1) Rosalita (Come Out Tonight)
2) Thunder Road
3) Born To Run
4) Badlands (2010 Remastered Version)
5) The Promise Land (2010 Remastered Version)
6) Hungry Heart
7) Atlantic City
8) Born In The U.S.A.
9) Dancing In The Dark
10) Brilliant Disguise
11) Human Touch
12 Streets Of Philadelphia
13) The Ghost Of Tom Joad
14) The Rising
15) Radio Nowhere
16) Working On A Dream
17) We Take Care Of Our Own
18) Wrecking Ball

E' proprio vero che le case non "imparano" mai. Se potete, alla larga!

Bruno Conti

03/04/2013

"L'Americano Di Parigi" Colpisce Ancora! Elliott Murphy - It Takes A Worried Man

elliott murphy it takes.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elliott Murphy – It Takes A Worried Man – Blue Rose/Last Call Records 2013

Da più parti acclamato come il Bob Dylan degli anni ’70, Elliott James Murphy è uno dei più validi poeti del rock newyorkese. Dimostrandosi un ragazzino precoce a soli 13 anni, col gruppo dei Rapscallios vince un concorso di band giovanili, e nei primi anni ‘70 viene in Europa , gira i piccoli Club e ottiene una piccola parte nel film Roma del nostro Federico Fellini. Di ritorno in America si esibisce regolarmente nei locali, in compagnia dei New York Dolls, Patti Smith e altri personaggi dell’underground di New York. Scoperto dal critico Paul Nelson, ottiene brillanti riconoscimenti di critica con il disco d’esordio Acquashow (73), che contiene la stupenda Last Of The Rock Stars, una delle migliori ballate rock di Murphy, ma i successivi e costanti cambi di etichetta tengono l’artista ai margini del rock business, con ottime referenze di critica, un buon seguito di culto, ma con pochi risultati commerciali. In seguito Elliott forma una propria etichetta, la Courtisane e il primo disco è Affaire (80), registrato con musicisti che costituiranno l’ossatura di tutte le prove discografiche degli anni ’80, periodo in cui Murphy collabora con le riviste americane Rolling Stone e Spin, e scrive anche in Italia per Il Mucchio Selvaggio.

Nell’estate del ’89 l’artista appare in uno storico concerto al Festival di Losanna con Chris Spedding e Garland Jeffreys e non mancano le soddisfazioni, come l’apparizione a fianco di Bruce Springsteen in un suo concerto parigino del ’92, e proprio la capitale francese diventa la sua residenza fissa, trovandovi famiglia, e da allora vive a Parigi con la moglie Francoise (ballerina) e il figlio Gaspard (suona con lui da anni e gli fa da produttore). Gli anni 2000 lo vedono accasarsi alla Blue Rose e dopo il live April in coppia con il compare e chitarrista Olivier Durand, arriva Rainy Season lavoro ispirato più sul piano letterario che su quello musicale. La Terre Commune è invece il frutto della collaborazione con Iain Matthews (Fairport Conventio) e si divide tra composizioni originali e cover (brani di Dylan, Springsteen, Brecht/Weill), mentre Soul Surfing e il successivo doppio Strings Of The Storm mantengono inalterate l’ispirazione e la popolarità dell’artista, e Murphy Gets Muddy è un bellissimo e doveroso omaggio ai padri del blues, cui fanno seguito Coming Home Again e Notes From The Underground che chiudono in gloria la decade.

Se non ho sbagliato i conti (tra compilation, raccolte di inediti e dischi dal vivo) questo It Takes A Worried Man (prodotto dal figlio Gaspard) è il trentunesimo album per “l’americano a Parigi”, e accompagnato dalla fedele Normandy All Stars, con Laurent Padro al basso, Alan Fratas alla batteria, il bravo Kenny Margolis (Willy DeVille) alle tastiere, Olivier Durand (da anni fedele compagno di ventura di Murphy) alle chitarre e come gradita ospite in un brano Patti Scialfa, è sicuramente tra i suoi lavori migliori, con una vena compositiva ritrovata.

*NDB Anche se una piccola ma tignosa parte della critica lo accusa di ripetersi (cosa dovrebbe fare secondo costoro, alternative rock, r&b, soul, dischi di tarantelle, farsi produrre da Rick Rubin)? Se va la siete persa (e ve ne frega qualcosa) qui trovate la recensione del disco precedente, con il mio parere il-migliore-dei-vecchi-nuovi-dylan-ancora-in-circolazione...

Si parte con l’iniziale folk tradizionale di Worried Man Blues, seguita da una classica Angeline, mentre Little Big Man è un mid-tempo con le chitarre in spolvero. Murphyland è un autodedica molto gustosa, mentre Then You Start Crying è un perfetto brano “dylaniano”, cui fa seguito la ballata I Am Empty con la voce al controcanto della signora Springsteen e un finale chitarristico di Durand da brividi (una delle migliori del disco). Un piano introduce la sofferta He’s Gone, mentre la seguente Day For Night è un rock tagliente, una cavalcata che ricorda il Murphy degli esordi, niente a che da vedere con le trombe delicate di Little Bit More. Il country si manifesta in Eternal Highway con un pregevole intermezzo di armonica (alla Neil Young), e chiude un disco splendido il pianoforte malinconico e solitario di Even Steven.

Per anni Elliott James Murphy è stato uno dei segreti meglio custoditi del panorama americano, e per chi lo conosce non ha bisogno di presentazioni, è uno storyteller capace di scrivere splendide canzoni sulla vita urbana e sugli amori bohèmienne, creando un ponte ideale tra la New York del Village dei suoi esordi e la sempre romantica Parigi, dove da diversi anni vive. Nella sua lunga discografia, ci sono dischi che hanno avuto un ruolo prioritario nel consolidare la sua fama, e mi fa piacere pensare che questo It Takes A Worried Man possa entrare in quel contesto, a dimostrazione che in quarant’anni di carriera un onesto poeta della musica come il buon Murphy, aveva tutte le potenzialità per diventare un grande “numero uno”, e se l’America abbandona i suoi eroi, la vecchia Europa li accoglie a braccia aperte: certamente il successo commerciale non sarà mai paragonabile a quello d’oltreoceano, ma almeno si può vivere dignitosamente (di questi tempi non è poco!).

NDT: Recentemente a dimostrazione di quanto sopra, Elliott Murphy è stato insignito della prestigiosa Medaille De Vermeil de La Ville de Paris, da parte del primo cittadino di Parigi.

Tino Montanari

30/03/2013

Dalla Svizzera Al Tennessee, Via New Jersey, E Ritorno. Johnny Duk & Dusty Old Band - On The Other Side

JD-OTOS-cover.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Johnny Duk & Dusty Old Band - On The Other Side - PBR Records Self Released

A giudicare dal primo brano, Broken Heart, il tour operator del Canton Ticino, perché è da lì che vengono, come Joe Colombo (di cui mi sono già occupato in passato, sempre inteso in tono non minaccioso), che credo sia un vicino di casa, dicevo che il tour operator li ha dirottati in una località tra Macon, Georgia e Jacksonvìlle, Florida, in quanto il brano, sin dalla sgommata iniziale, è un southern rock duro e grintoso, ad alta gradazione chitarristica e permette a Fabio Ducoli (da non confondere con il quasi omonimo bresciano) di mettere in luce le sue doti alla solista, riff e soli di pura marca sudista. Indagando ulteriormente, nelle note, dove di solito i musicisti ringraziano mamme, mogli, fidanzate, figli e la famiglia in generale, Dio i credenti e quand'anche pure cani e gatti (tutti nomi abitualmente sconosciuti al fruitore del disco e in questo caso ci sono tutti gli elementi ricordati), si leggono, e qui si ragiona, anche i nomi di Bruce Springsteen, Woody Guthrie, John Mellencamp, Tom Waits, Steve Earle, Johnny Cash e Ry Cooder e un generico molti altri, per fortuna, perché se venivano citati tutti diventava una specie di enciclopedia della buona musica. Dai nomi che vi ho appena sciorinato si intuisce perché, per strani giri, sono venuto ad occuparmi di questo CD, come avrebbe detto Jannacci (che avevo già intenzione di "usare" in questo post prima della sua scomparsa), trattasi di canzonette, ma belle e questi signori, soprattutto, sono tra Quelli che... Springsteen è comunque Springsteen!.

Come dimostra Fly Away, una bella ballata che profuma delle spiagge del New Jersey e che si appoggia anche su un bel violino evocativo, affidato alle capaci mani di Claudia Klinzling (che è la Soozie Tyrell della Dusty Old Band, o se preferite, per addentrarci nel passato, la Suki Lahav, ma si va nella notte dei tempi), gli ingredienti ci sono tutti, l'insieme del sound, con belle armonie vocali, l'ehi rafforzativo springsteeniano, l'immancabile "one, two, three, four", quanto più di derivativo potete pensare, l'avete pensato, eppure ci piace, la canzone funziona, ha una bella melodia e una sua dignità, trasuda amore e passione. Nelle derive iniziali folk di The Ghosts Are Coming con il dualismo tra la chitarra e il violino ho riscontrato delle analogie con la musica dei primi Lowlands, quando c'era il violino anche nella loro formazione (la band pavese di Ed Abbiati, un altro "italiano per caso" o"svizzero" in questo caso), melodie popolari, amore per la musica Americana, una pronuncia inglese non fluentissima (non nel caso di Ed, che è bilingue, se no mi picchia) di Johnny Duk, compensata dalla grinta.

Breath In Breath Out è una dolce ballata, solo voce, piano e violino, forse un basso, cantata in duetto con Michela Domenici, struggente e malinconica quanto basta. Lo spirito del rocker riprende il sopravvento in My Brother, sempre tra Bruce e il Coguaro Mellencamp, con quell'uso del violino in contrapposizione al "ruggito" delle chitarre che riffano di brutto. Little Country in A Big World, che mi dicono essere il singolo che circola nelle radio svizzere, e, sempre a proposito della Confederazione Elvetica, cita il Salmo Svizzero, una sorta di inno non ufficiale (si impara sempre qualcosa), ma a tempo di folk-rock, tra Pogues, Waterboys e musica popolare, con piccola sezione fiati, fisa e, temo, tanta birra, inclusi. L'unica cover del disco (il resto è farina del sacco di Johnny Duk, con "gli ispiratori" citati) è Wayfaring Stranger, un brano della tradizione popolare americana, acustico nella prima parte e con una coda strumentale più rock, sempre con il violino in bella evidenza. Miner's Dance è un breve strumentale che ci porta nelle zone di Pulcinella a tempo di tarantella (ho fatto la rima, ebbene sì) e fa da introduzione a On The Other Side (Of The Wall), un brano ispirato dalla "tragedia italiana", così viene ricordata la vicenda, che costò la vita, nel 1908, a molti minatori italiani impegnati negli scavi del tunnel ferroviario di Lotschberg, la canzone ha un suo potere evocativo e potrebbe ricordare anche certi episodi della discografia di Steve Earle, con il solito violino che vola su una urgente sezione ritmica. Friends For A Lifetime, fin dal titolo, potrebbe averla scritta Bruce per i suoi amici Southside Johnny & The Asbury Jukes, ci sono i fiati sincopati, le galoppate tipiche del Boss e quell'aura corale e coinvolgente.

Ci avviamo in conclusione: quella Resophonic che fa la sua bella figura tra le decine di strumenti indicati nella lista riportata nel libretto e anche in alcune foto interne, viene sfoderata per una bluesata Play My Guitar, dove l'effetto slide la fa da padrone, non sarà Ry Cooder ma il buon Ducoli ci dà dentro con impegno. Irish On The Rocks rende omaggio a quelle gighe elettriche scatenate che hanno sempre caratterizzato la musica dei Fairport Convention, forse anche se non li conoscono, come dissero i Decemberists in una intervista quando veniva imputata loro questa forma di ispirazione (ma in seguito li hanno "scoperti", studiati e ripresi), l'interplay tra il violino della Klinzing, veramente brava, e la chitarra e la sezione ritmica, dimostra che l'eclettismo è di casa tra i solchi virtuali di questo CD. Conclude una ballatona acustica a tempo di valzer come When I Was A Child. Non sarà dalla Svizzera con furore ma il disco merita di essere ascoltato come altri prodotti di questo genere che, per comodità, catalogheremo come roots rock. Qui potete ascoltare un po' di musica search?q=johnny+duk, anche dal precedente disco del 2009 The River Of Dreams,  più acustico e rurale. Dove comprarlo francamente non so, ma potete provare qui (anche per i concerti) links.htm.

Non salverà il mondo, parafrasando il titolo di un vecchio LP di circa 40 anni fa dei Groundhogs, "Who will save the World?": The Mighty Johnny Duk & Dusty Old Band, ma trequarti d'ora di piacevole musica sono garantiti. Come detto altre volte per piccoli progetti indipendenti, sarà già sentita, derivativa, ma in fondo chissenefrega, è buona musica e come tale merita lo stesso spazio di quelli "importanti"!

E come diceva il mio amico Bugs Bunny, anche per oggi That's All Folks.

Bruno Conti

28/02/2013

Reload: Altri Inediti Di Jeff Healey. House On Fire Demos And Rarities & As The Years Go Passing By Live In Germany 89-95-00 3CD+2DVD

Oggi ci sono stati dei problemi tecnici con il Blog, per cui mi limito a ripubblicare, riveduto e corretto con la lista aggiornata dei brani del cofanetto quintuplo, la recensione dell'album di inediiti di studio di Jeff Healey, in uscita proprio in questi giorni, per cui chi non l'aveva letta in prima battuta, può trovarla di nuovo nei giorni effettivi di uscita.

jeff healey house on fire.jpg

 

 

 

 

 

 

Jeff Healey Band – House on Fire – Eagle Rock/Edel 26-02-2013

Quando nel marzo del 2008, in modo repentino, ma non inatteso (visti i problemi di salute che avevano da sempre caratterizzato la sua esistenza), Jeff Healey ci ha lasciato, per colpa di un cancro che lo tormentava da circa un anno, il musicista canadese stava comunque programmando un tour europeo che avrebbe dovuto fare promozione a Mess Of Blues, il disco che segnava il suo ritorno al rock-blues dopo una decina di anni passati a suonare il jazz, che era la sua altra grande passione e in cui si esibiva anche come trombettista. Quel disco, registrato in parte in studio e in parte dal vivo, venne pubblicato più o meno in contemporanea alla sua scomparsa e, con il patrocinio della sua famiglia, ha segnato l’apertura di una serie di pubblicazioni di materiale, soprattutto dal vivo, Songs From The Road, Last Call, Legacy Volume 1, Last At Grossman’s 1994, culminata con lo strepitoso box quadruplo Full Circle:The Live Anthology un-adeguato-testamento-sonoro-jeff-healey-band-full-circl... (e un altro addirittura quintuplo è pubbkcato dalla Inakustik, in uscita più o meno contemporanea a questo album di cui vi sto parlando, As The Years Go Passing By – Live In Germany1989-1995-2000, 3 CD+2DVD, che si annuncia succulento oltre che di eccellente qualità audio e video).

jeff healey as the years.jpgmusica. bruno conti. discoclub,jeff healey,rock blues,hendrix,beatles,bob seger,bruce springsteen

 

 

 

 

 

 

Disc 1 & DVD 1: Ohne Filter Extra (May 10, 1989)

Jeff Healey – Guitar/Vocals
Joe Rockman – Bass/Vocals
Tom Stephen – Drums

1. I'm Torn Down
2. My Little Girl
3. Confidence Man
4. I Need To Be Loved
5. When The Night Comes Falling From The Sky
6. River Of No Return
7. Angel Eyes
8. Roadhouse Blues
9. See The Light

Disc 2 & DVD 2: Extraspät in Concert (April 2, 1995)

Jeff Healey – Guitar/Vocals
Pat Rush – Guitar
Joe Rockman – Bass/Vocals
Tom Stephen – Drums

1. Got A Line On You
2. Stop Breaking Down
3. As The Years Go Passing By
4. Confidence Man
5. Stuck In The Middle
6. Angel
7. Yer Blues
8. Me And My Crazy Self
9. Angel Eyes
10. Roadhouse Blues
11. See The Light
12. While My Guitar Gently Weeps

Disc 3 & DVD 1: Ohne Filter Extra (October 31, 2000)

Jeff Healey – Guitar/Vocals
Philip Sayce – Guitar
Joe Rockman – Bass/Vocals
Tom Stephen – Drums

1. My Little Girl
2. Which One
3. Love Is The Answer
4. How Blue Can You Get
5. Confidence Man
6. Put The Shoe On The Other Foot
7. Feel Better
8. Angel Eyes
9. Roadhouse Blues

Invece House On Fire è ancora più sorprendente, in quanto si tratta di materiale inedito di studio registrato dalla Jeff Healey Band nel 1992, durante le sessions per l’album Feel This (otto brani), due brani vengono dal 1994, per il disco Cover To Cover e una è stata registrata nell’ottobre del 1998, Tutto l’insieme mi sembra un giusto tributo, nel 5° anniversario dalla morte, ad un grande musicista e straordinario chitarrista, dalla tecnica unica, con la chitarra suonata appoggiata sul grembo a mo’ di lap steel, ma che poi si sublimava dal vivo soprattutto nel momento dell’assolo, quando Jeff trasfigurato dall’ispirazione si alzava brevemente in piedi per lasciare uscire dalla sua chitarra torrenti di note che lasciavano esterrefatti per la potenza e la carica, ma anche per la pulizia e la chiarezza del suono. Influenzato tanto dal blues e dal jazz, quanto da Hendrix, dai Beatles e dai grandi cantautori, la musica di Healey nei dischi in studio, forse non ha raggiunto i vertici dei suoi concerti dal vivo, ma ci ha lasciato dischi come l’esordio See The Light, Hell To Pay, Feel This e Cover To Cover che sono dischi più che rispettabili di ottimo rock chitarristico.

Il sottotitolo di questo disco è Demos And Rarities, ma si tratta di materiale registrato ottimamente, anche se il suono è quello di una sorta di live in studio, senza rifiniture successive, rende alla perfezione il cuore della musica di Jeff Healey, con la chitarra e la voce in primo piano, già dall’iniziale House On Fire, un brano rock classico e diretto, passando per la Claptoniana Who’s Been Sleeping In My Bed, dove il suono dell’organo si aggiunge al classico formato chitarra-basso-batteria. You Go Your Way, I’ll Go Mine, quasi simile nel titolo, non è il classico di Dylan, ma un sapido slow-blues intenso, alla Healey, con la chitarra che corre fluida e sicura, anche con un parco uso del wah-wah, come sempre nella discografia del musicista canadese. Anche All The Way non è ovviamente il classico di Sinatra, ma un altro poderoso e tirato rock-blues, mentre We’ve Got Tonight è proprio quella di Bob Seger, una delle due cover del disco, che subisce un trattamento alla While My Guitar Gently Weeps, parte come una ballata acustica, come nell’originale, con piano e organo in evidenza e poi nel classico crescendo del brano si tramuta in quella stupenda canzone che tutti conosciamo, con in più l’atout di un assolo lirico e lancinante da parte di Jeff Healey, molto bella, strano che non sia stata pubblicata ai tempi, cantata anche benissimo, tra l’altro, il che non guasta!

Bish Bang Boof è uno strumentale swingato in trio, che documenta la sua passione per il jazz e la sua grande tecnica allo strumento. Too Late Now è un’altra ballatona delle sue, vagamente country, struggente e melodica il giusto, Face Up, sempre con quel suono scarno da demo, è decisamente un episodio minore, poco rifinito. Diverso il discorso per l’altra cover: Adam Raised A Cain è uno dei rocker più intemerati della discografia di Springsteen, chitarristico fino al midollo e quindi perfetto per la sensibilità di Healey, che può dare fondo alle risorse della sua solista con una serie di interventi pungenti, anche con il suo classico e micidiale wah-wah. Daze Of The Night, il brano più recente, quello inciso nel 1998, è un rock duro e tosto, con un giro di basso quasi alla Deep Purple e la chitarra in overdrive. Conclude Joined At The Heart, una sorta di flamenco rock con la chitarra di Healey raddoppiata nei due canali dello stereo e un ritornello quasi radiofonico. Nudo e crudo nel suono, ma corposo nelle intenzioni, una gradita sorpresa. 

Bruno Conti   

02/01/2013

I Migliori Dischi Del 2012: Ultimi Arrivi. Da Pavia, Ed Abbiati Dei Lowlands

lavori in corso.jpg

 

 

 

 

 

Prima di cedere la parola a Ed, volevo scusarmi con i lettori del Blog, ma ieri e oggi c'è stato un problema tecnico e mentre il sito era visibile in lettura non potevo caricare nuovi Post, ma bando alle ciance e veniamo alle scelte di uno più interessanti musicisti italiani, senza esagerare (caffè pagato?)...

EdwardAbbiati_LOWLANDS_GabriellaAscari.jpg

 

 

 

 

 

 

photo by gabriella ascari

sto componendo....

BEST OF 2012

"Non ho comprato molti dischi quest’anno, purtroppo. Quindi questa lista rappresenta i dischi che ho ascoltato con più piacere…se siano i migliori o meno…nessuna idea. Ma sono questi quelli nuovi che mi hanno tenuto compagnia quest’anno. (Avrei voluto sentire Titus Andronicus, Ian Hunter, Alejandro Escovedo, Neil Young e spero di prenderli presto). Delusione per Gaslight Anthem e Counting Crows su tutti."

Parto segnalando un disco del 2011 che ho solo sentito quest’anno: Innerstate di Stiv Cantarelli (con i Richmond Fontaine a fare da backing band). Attualmente il mio disco notturno preferito. Sì perchè questo disco va sentito alle 3 di notte. Un disco sussurrato e mai fragile. Prezioso!

1) Wrecking Ball – Bruce Springsteen.  Dopo due album che proprio NON mi sono piaciuti (Magic e Working on a Dream) Bruce fa un bel disco con due vecchi pezzi (ma belli: Wrecking Ball, Land of Hope and Dreams, ) e  almeno 4-5 grandi canzoni ( Death to My Hometown, Shackled and Drawn, Jack of All Trades, We’re Still Alive e Rocky Ground) Bruce ha continuato a scrivere la sua storia. 

2) Tempest - Bob Dylan Questo disco si lascia ascoltare facilmente come non succedeva (almeno per me) da Modern Times. La sua voce mi piace sempre di più. Together Thru Life mi piaceva come sound ma non come brani. Qui c’è sia il sound che i brani. Duquesne Whistle (l’ossessione di Bob per Charlie Chaplin prosegue…).

3) Cheap Wine - Ammiro i Cheap Wine per quello che hanno fatto in questo paese in questi 15 anni. Ho tanto rispetto per come lo hanno fatto, da soli e senza sfruttare alcuna “corrente” e ho tanta  ammirazione per la dignità con la quale hanno trattato la loro musica. In tanti, e noi per primi, camminiamo su strade asfaltate da loro. Giù il cappello. Marco non ha mai cantato cosi bene, L’ingresso di Alessio Raffaelli alle tastiere ha dato una nuova dimensione alla band permettendo a Michele di dipingersi uno spazio nuovo, la ritmica è impeccabile. Questo è il mio disco preferito dei Cheap Wine e spero che sia seguito da altri 15 anni come questi. On the way back home è uno dei pezzi più belli sentiti quest’anno. Waiting on the Door...

4) Privateering - Mark Knopfler. Avevo onestamente perso di vista Knopfler dopo il live del 92 dei Dire Straits. Avendolo visto in apertura di Dylan ad Assago, avevo l’impressione di assistere a un artista che aveva rinunciato a cercare strade nuove. Che giocava dentro la sua “comfort Zone” e basta (mentre Dylan stravolgeva a ribaltava ogni canzone in scaletta con l’entusiasmo di un bimbo dell’asilo!). La orda di recensioni positive mi hanno spinto a comprarlo e devo ammettere che me lo sono goduto moltissimo. Forse trovo il disco doppio eccessivo ma le cose belle sono stupende. Forse c’era un disco singolo perfetto lì dentro. Ma chi sono io per dubitare? E poi… la perfezione annoia. Radio City Serenade suona come un brano di Tom Waits suonato dai Pogues…è stupendo e commovente. Invecchio male…

5) Delayed Reaction - Soul Asylum: dopo anni di silenzio esce un nuovo disco che suona fresco fresco come i loro migliori degli anni 80….subito dopo l’uscita del disco metà band molla (sounds familiar?)…amo questa band e tutte le band che fanno casino cosi (O Marah where art thou?). Dave Pirner gioca con le parole con classe come sempre e la band saltella dietro a Tommy Stinson (ex Replacements) e Michael Bland (ex prince) il mio batterista preferito al mondo. Visto il mio amore per questa band ecco due video: Gravity:

e Take Manhattan (il mio pezzo preferito del disco):watch?v=OLppmbXyaAE

6) Women & Work – Lucero    Dopo due album intoccabili ecco il fratello minore di Overton e Bastards… mi mancano un po’ di chitarre distorte, perse a favore dei fiati. It’s the Memphis Soul! Che dio li tenga in salute, on the road e in studio…we need’em!!  On My Way Downtown:

7) The Sailor’s Revenge – Bap Kennedy  Lo seguo da quando Steve Earle produsse i suoi Energy Orchard.  Qui, prodotto da Mark Knopfler, fa il suo disco più bello da Domestic Blues (sempre Steve di mezzo). Jimmy Sanchez, Shimnavale, Not a Day Goes By. Incredibilmente poetico. Not a day goes by: 

8)Tomorrowland - Ryan Bingham. Stavano dipingendo un bel costume per Ryan…etichettato e tutto il resto, nuovo eroe dell’americana, ma lui non ne voleva sapere nulla e ha fondato la sua etichetta e ha fatto il disco come lo sentiva nel suo cranio. Il disco è coraggiosamente rock e secondo me porterà ai live show a scalette stupende ( e perderà qualche fan tra i critici!). Guess Who’s Knockin:

9)Ani DiFranco -Which Side are you on? Per me il periodo d'oro di Ani è quello che va dal 94 al 2001.  Ma questo è il disco che più mi è piaciuto da quel To The Teeth che salutava il secondo millennio...Ani torna sulle barricate e sputa fuoco.

10) Good Things – Miami & the Groovers  Lorenzo “Miami” è un musicista pieno di passione. Ama la musica, il palco. E’ un rocker. Il suo amore per certa musica è evidente nei suoi concerti e nei suoi dischi. Un giorno sarà sindaco di Rimini e farà suonare Springsteen in Spiaggia ma fino ad allora ci sono loro Beppe, Marco, Alessio, (presente anche nei Cheap Wine), Lorenzo e al terzo disco realizzano per me il loro album più bello. Good Things è un brano talmente bello che pare esistere da sempre:

10bis) L’ultima thule – Francesco Guccini.  Assieme a Bennato e Jannacci, Guccini è il mio “italiano” preferito. Se ne va senza mungere l’attimo. Se ne va senza un finale ma con un disco solido e pieno che invecchierà bene. Grazie. Di tutto.  Questo ultimo disco è pieno di Guccini e di questo sono grato. Ho sempre amato il suo scrivere di umanità, di fragilità e contraddizioni personali. Ho sempre pensato che fosse un vero poeta. Pochi scrivono in italiano con la sua fluidità e profondità L’ultima volta commuove:

Dimenticavo:

Best Live: Pogues Live In Paris

Why? Look here....

 

Last but not least e fuori concorso per conflitto d’interessi (ci canto in italiano su un brano!)

L’umana resistenza del nostro caro amico Alex Cambise (chitarrista e mandolinista extraordinaire). Alex ha realizzato un disco profondo, mai scontato. Fotografie di questo paese che ha ben poco di bello attualmente. Un disco sulla dignità, sulla resistenza e credo anche sul dolore. Cercatelo e ascoltatelo. Io Rimango qua (la mia preferita):

Ed Abbiati.

*NDB. Questi "artisti" mi fanno impazzire, prima per convincerli a scrivere qualcosa, e poi anche Ed come Jimmy Ragazzon mi sparano i Post scritti nei caratteri di stampa più improbabili e il vostro fedele Blogger "taglia e cuce" con pazienza e mi sembra che il risultato sia buono.

P.S. del NDB.

Questo Post è anche l'occasione per parlare di un po' di musica italiana, quella buona e quindi visto che Ed Abbiati ha già sfiorato il conflitto di interessi mi permetto di aggiungere altri due bei dischi di musica italiana (perché fatta in Italia, ma internazionale nelle intenzioni), e non è una marketta ma sincera ammirazione per la voglia di continuare tra mille problemi sempre con rinnovato entusiasmo!

lowlands beyond.jpglowlands-better-world-coming-20120722182537.jpg

 

 

 

 

 

 

Lowlands - Beyond

Lowlands & Friends - Better World Coming 2012Gypsy Child Records entrambi!

 

Pubblicata retroattiva, a ieri, così non saltiamo giorni nella nostra frequentazione giornaliera.

Bruno Conti

14/12/2012

Su Un'Isola Deserta Mi Porterei Questo! Johnny Cash - The Complete Columbia Album Collection

johnny cash complete collection.jpgjohnny cash the complete.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Johnny Cash – The Complete Columbia Album Collection - Columbia/Sony 63 CD

Per quanto mi riguarda l’uscita discografica più attesa dell’anno (anche più di Tempest di Bob Dylan) era questo megabox dell’immenso Johnny Cash, che come suggerisce il titolo presenta tutto quello che l’Uomo in Nero ha inciso per la storica etichetta che lo ha visto protagonista per quasi tre decadi.

Gli altri periodi della sua carriera sono ampiamente documentati su CD (gli esordi alla Sun, lo sfortunato lustro alla Mercury, fino alla rinascita degli ultimi anni all’American di Rick Rubin), ma ben 38 album del suo periodo Columbia non erano mai stati stampati sul supporto digitale (alcuni di essi si trovano solo disponibili per il download): ebbene, qui c’è tutto, ma proprio tutto, ciò che Cash ha pubblicato per la storica etichetta ora di proprietà della Sony.

Il box è presentato in un'elegante scatola apribile, con tutti i dischetti ordinati e numerati in versione simil-LP, con la tracklist originale (cioè senza bonus tracks): un’operazione analoga a quella di qualche anno fa riguardante Miles Davis (che però aveva diverse bonus tracks per ogni disco).

(NDM: l’anno prossimo, sembrava dovesse uscire già quest’anno, dovrebbe essere anche la volta di Bob Dylan, ma in questo caso, a meno di bonus tracks clamorose – il che non credo conoscendo Bob – non ci dovrebbero essere grosse sorprese. Io invece voto per un box simile dedicato a Willie Nelson).

Non sto certo a dirvi chi era Cash e la sua importanza per la musica e la cultura americana e mondiale (se mi state leggendo lo sapete meglio di me), ma passo senz’altro ad una disamina il più breve possibile del megabox.

Gli anni sessanta sono quelli con meno sorprese, nel senso che quasi tutti gli album sono reperibili su CD (specie i primi), ma comunque tutti insieme è un bel sentire: non dimentichiamoci che all’epoca i brani scelti per i singoli e quelli negli LP viaggiavano su binari diversi, e quindi qui troviamo comunque un sacco di canzoni poco note di Johnny.

Dischi uno più bello dell’altro, in diversi casi veri e propri concept albums: da Hymns By Johnny Cash a Songs Of Our Soil, da Ride This Train a Sings The Ballads Of True West (strepitoso), dal disco dedicato alle work songs Blood, Sweat And Tears al capolavoro Bitter Tears, che celebrava gli Indiani d’America.

Basterebbero questi titoli per definire una carriera inimitabile, ma poi ci sono i due famosi live At Folsom Prison e At San Quentin (tra i due, il raro e bellissimo gospel album The Holy Land), che fungono da spartiacque con gli anni settanta, che sono quelli nei quali troviamo il maggior numero di chicche.

Pochi dischi di questo periodo erano infatti già reperibili su CD (Man In Black, America, Ragged Old Flag, il live Pa Osteraker ed il famoso Silver, quello con (Ghost) Riders In The Sky), e quindi ci troviamo di fronte ad un vero tesoro, in quanto il livello delle produzioni di Cash in questo periodo era sempre medio-alto, pur soffrendo di un calo di popolarità via via sempre più marcato.

Album come A Thing Called Love, One Piece At A Time (con la splendida Committed To Parkview), John R. Cash, Gone Girl, Any Old Wind That Blows sono ancora oggi dei signori dischi, con un Cash nella piena maturità professionale e vocale, in poche parole una goduria per le orecchie.

E poi c’è anche il doppio a sfondo religioso The Gospel Road, forse l’opera più ambiziosa del nostro, il live poco noto Strawberry Cake ed il curioso The Junkie And The Juicehead Minus Me, al quale partecipano anche le giovanissime Rosanne Cash e Carlene Carter.

Poi si entra negli anni ottanta, il nadir per quanto riguarda la popolarità di Cash (ma non per la qualità media degli album): partendo dal poco riuscito The Baron, sul quale Johnny aveva puntato molto (facendolo produrre al grande Billy Sherrill), passando per gli ottimi Rockabilly Blues e Johnny 99 (con la title track e Highway Patrolman di Bruce Springsteen), un divertente live a tre con Carl Perkins e Jerry Lee Lewis (The Survivors), un rarissimo live registrato a Praga (Koncert V Praze), il buon The Adventures Of Johnny Cash (con Georgia On A Fast Train di Billy Joe Shaver e la grande Paradise di John Prine), per finire con l’ultimo disco inciso per la Columbia, Rainbow, del quale da anni attendevo la ristampa in quanto contiene due delle mie canzoni preferite, cioè Unwed Fathers, ancora di Prine, e Have You Ever Seen The Rain?, super classico di John Fogerty.

In coda, i primi due dischi incisi a nome Highwaymen con Waylon Jennings, Willie Nelson e Kris Kristofferson (meraviglioso il primo, meno riuscito il secondo), il discreto Heroes, in duo con Waylon, ed il postumo At Madison Square Garden, che documenta un concerto del 1969.

Come bonus abbiamo una versione ampliata, esclusiva per questo box, di With His Hot And Blue Guitar, una sorta di bignami del suo periodo Sun, ed un doppio intitolato Singles, Plus, che contiene appunto rari brani apparsi solo su 45 giri, più vari duetti apparsi su dischi altrui (con Bob Dylan, la Carter Family, Earl Scruggs, diversi con la moglie June Carter, e altri).

Tra i singoli vorrei segnalare un brano davvero poco noto di Cash, uscito nel 1984, quindi già in piena crisi con la Columbia: l’esilarante The Chicken In Black, nella quale Johnny con grande ironia prende letteralmente a martellate la sua etichetta che non credeva più in lui (e se pensavate che Cash fosse una persona seria, cercate il videoclip di questa canzone e la vostra opinione potrebbe cominciare a vacillare…).

Come ciliegina, un libretto di quasi 200 pagine con tutte le note dettagliate disco per disco.

Va bene la crisi, va bene tutto, ma se date retta a me cercate di risparmiare 200 Euro ed investiteli in questo box: questa non è solo musica, è storia.

JonnyCashFinger.jpg

 

 

 

 

 

Imperdibile.

Marco Verdi

11/12/2012

Best Of 2012! Non Solo Stampa: Un Paio Di "Siti Amici" American Songwriter e Paste

AStopalbums-x600.jpg

 

 

 

 

Per consolarmi dalle liste non sempre esaltanti (almeno per i miei gusti) delle "year end lists" di riviste musicali internazionali varie, vi rendo edotti della classifica di fine anno di questo ottimo sito americano che forse non vi avevo mai citato in precedenza e sul quale vale la pena fare un giretto, si chiama http://www.americansongwriter.com/ e lo potremmo definire uno "spirito eletto affine", gli argomenti sono quelli che mi (ci) piacciono.

Se volete vedere la lista completa cliccate qui http://www.americansongwriter.com/2012/12/american-songwr... e lì trovate tutti i 50, ma i primi dieci sono questi:

bob dylan tempest.jpg

 

 

 

 

 

 

 

1) Bob Dylan - Tempest

neil young psychedelic.jpg

 

 

 

 

 

 

 

2) Neil Young & Crazy Horse - Psychedelic Pill

Shovels2.jpg

 

 

 

 

 

 

 

3) Shovels And Rope - O' Be Joyful

Questo mi era sfuggito, è l'occasione per segnalarlo. Magari terzo è un po' troppo, ma sono interessanti...

leonard cohen old ideas.jpg

 

 

 

 

 

 

 

4) Leonard Cohen - Old Ideas

bruce springsteen wrecking ball.jpg

 

 

 

 

 

 

 

5) Bruce Springsteen - Wrecking Ball

sharon van etten.jpg








6) Sharon Van Etten - Tramp

Questo è proprio un bel dischetto, già segnalato mesi fa, ma sempre valido.

 

 

avett brothers the carpenter.jpg

 

 

 

 

 

 

 

7) The Avett Brothers - The Carpenter

-mumford-sons-babel-617-409.jpg

 

 

 

 

 

 

 

8) Mumford And Sons - Babel

bonnie raitt slipstream.jpg

 

 

 

 

 

 

 

9) Bonnie Raitt - Slipstream

Un disco che è passato inosservato, invece è uno dei migliori in assoluto di Mrs. Bonnie Raitt.

 

alabama shakes.jpg








10) Alabama Shakes - Boys And Girls

Oltre ad essere molto bravi sono di Athens, Alabama, non Georgia, ribadisco a scanso di equivoci.


E passiamo ad un altro dei siti americani più seguiti, Paste, anche se non sempre c'è da essere d'accordo con i loro giudizi, in questo caso il n.1...

1) Frank Ocean - Channel Orange

frank ocean channel.jpg

 

 

 

 

 

 

 

2) Father John Misty - Fear Fun

father john misty.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Altro album sottovalutato, quello di J Tillman, l'ex Fleet Foxes.

3) Titus Andronicus - Local Business

local-business.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Un disco che colpevolmente non ho neppure segnalato nella rubrica delle novità e invece merita (non so se è il terzo miglior disco dell'anno ma è sicuramente interessante). Questi suonano, ragazzi!

4) Fiona Apple - The Idler Wheel

fiona apple idler wheel.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Lei è un po' "fuori di testa" (vedasi video), ma è proprio brava, questo Idler Wheel (e tutto quello che segue) è uno dei gioiellini del 2012.

5) Sharon Van Etten - Tramp

6) Alabama Shakes - Boys And Girls

7) Dirty Projectors - Swing Lo Magellan

dirty projectors swing lo.jpg

8) Japandroids - Celebration Rock

celebration-rock.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Il nome del gruppo potrebbe ingannare ma il titolo dell'album è esplicativo...

9) Beach House - Bloom

bloom.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Altro dischetto molto piacevole.

10) First Aid Kit - The Lion's Roar

first aid kit the lion's roar box set.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Così colgo anche l'occasione per segnalare questa versione in boxettino CD+DVD dell'album delle due sorelle norvegesi, perchè quando l'avevo visto mi erano girate le balle. Non è possibile fare sempre versioni più ricche a distanza di mesi dall'uscita originale: in questo caso ci sono tre extra tracks nel CD e il DVD, oltre al documentario comprende tre video e nella confezione c'è anche un plettro. Al di là di tutto il disco è molto piacevole.

Anche per oggi è tutto. Sto lavorando sull'ampliamento delle mie liste, in attesa di altre classifiche di fine anno, oltre alle solite recensioni, siamo nel periodo Blues.

Bruno Conti

P.s Ho appena ricevuto nella mail la lista delle date europee di gennaio di Aimee Mann e come al solito mi sono girati gli ex-ministri maroni, Italia neanche in sogno, comunque se avete possibilità di spostarvi, queste sono le date: 

01/15/13 Nalen Stockholm, SE Buy Tickets
01/16/13 Pustervik Gothenburg, SE Buy Tickets
01/17/13 KB Malmo, SE Buy Tickets
01/18/13 Train Aarhus, DK Buy Tickets
01/20/13 Columbia Club Berlin, DE Buy Tickets
01/21/13 Fabrik Hamburg, DE Buy Tickets
01/22/13 Gloria Theatre Cologne, DE Buy Tickets
01/24/13 Paradiso Amsterdam, NL Buy Tickets
01/25/13 Vooruit Gent, BE Buy Tickets
01/26/13 Bataclan Paris, FR Buy Tickets
01/28/13 Royal Festival Hall London, GB Buy Tickets
01/30/13 ABC - Celtic Connections Glasgow, GB Buy Tickets
01/31/13 Grand Canal Theatre Dublin, IE Buy Tickets

10/12/2012

Best Of 2012! Il Meglio Della Stampa Internazionale 3: "I Classici" Rolling Stone & BBC

rolling stone best of 2012.jpg

 

 

 

 

 

 

Terzo capitolo dedicato al meglio del 2012 visto dalla stampa internazionale (e non solo, visto che la BBC non si può certo definire una rivista, ma è sicuramente un classico). La copertina di Rolling Stone non è di buon auspicio per i lettori di questo Blog, ma al primo posto c'è lui, il Bruce Springsteen con Wrecking Ball!


Rolling Stone's Top 50 Albums of 2012

  • 01. Wrecking Ball - Bruce Springsteen
  • 02. Channel Orange - Frank Ocean
  • 03. Blunderbuss - Jack White
  • 04. Tempest - Bob Dylan
  • 05. The Idler Wheel is Wiser Than the Driver of the Screw and Whipping Cords Will Serve You More Than Ropes Will Ever Do - Fiona Apple
  • 06. good kid, m.A.A.d city - Kendrick Lamar
  • 07. Here - Edward Sharpe and the Magnetic Zeroes
  • 08. Uno - Green Day
  • 09. Celebration Rocks - Japandroids
  • 10. Psychedelic Pill - Neil Young

neil young psychedelic.jpg

 

 

 

 

 

 

E al decimo posto c'è Neil Young, e in mezzo Dylan, Jack White (un nome ricorrente), Fiona Apple e Edward Sharpe. Pensavo peggio per il vecchio Rolling Stone (cinque titoli che posso condividere)!

Lo stesso non posso dire, sorprendentemente, della BBC. Va bene che si sono "modernizzati", ma così mi pare troppo, comunque:

kendrick.jpg








1) Kendrick Lamar - good kid, m.A.A.d. city

2) Frank Ocean - Channel ORANGE

3) Dexys - One Day I'm Going to Soar

4) Jessie Ware - Devotion

totally.jpg








5) Totally Enormous Extinct Dinosaurs - Trouble

Death.jpg








6) Death Grips - The Money Store

Busy.jpg








7) Busy Signal - Reggae Music Again

david byrne & St. vincent.jpg








8) David Byrne and St Vincent - Love This Giant

9) Alt-J - An Awesome Wave

alabama shakes.jpg








10) Alabama Shakes - Boys & Girls

L'ultimo l'avrei messo (lo metterò) anch'io, nell'aggiunta, insieme a Sister Sparrow & The Dirty Birds, ma molti per me sono degli "illustri"(?!?) sconosciuti.

Alla prossima.

Bruno Conti

07/12/2012

I Migliori Dischi Del 2012. Un Altro Anno Di Musica!

bb king.jpgcohen.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E anche quest'anno siamo arrivati ai resoconti di fine anno, il meglio dei dischi del 2012. Questa è la mia versione "light" del Best Of 2012, quella che poi uscirà sul Buscadero di Gennaio 2013. Ma visto che una delle libertà che mi posso concedere con il Blog è di pubblicarne quante più me ne verranno in mente (e con tutti i titoli possibili e immaginabili, senza limiti di numero), diciamo che la lista in questione riguarda ciò che mi è venuto mente nel momento preciso (i primi che mi sono venuti), poi mi riservo di integrarla con tutti i meritevoli dimenticati, con i beautiful losers (per "carbonari", se volete), con le ristampe, i DVD e tutto ciò che è sfuggito ad un primo giro. Oggi inserirò anche quella del Tino e la prima delle internazionali (Mojo). Questo è quanto, sotto lo sguardo benevolo dei due "giovani" effigiati qui sopra, (non sono in ordine di preferenza), per il momento...:

Best Of 2012

Bob Dylan - Tempest

Leonard Cohen - Old Ideas

Ian Hunter - When I'm President

Ry Cooder - Election Special

Bruce Springsteen - Wrecking Ball

Avett Brothers - The Carpenter

Hiss Golden Messenger - Poor Moon

Mumford And Sons - Babel (Gentlemen Of The Road Edition 2CD +DVD)

Mary Gauthier - Live At Blue Rock

Mark Knopfler - Privateering

Ristampa Dell'Anno

B.B. King - Ladies And Gentlemen Mr. B.B. King (versione 10 CD)

E questa è solo quella "ufficiale", per i tempi regolamentari, poi ci saranno i tempi supplementari e i rigori.

Bruno Conti

05/12/2012

I Migliori Dischi Del 2012! Partiamo Con I Collaboratori (Uno, Per Il Momento).

pensatore-rodin.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

Si avvicina quel periodo dell'anno in cui è il momento di tirare le somme. Di solito si partiva o il 7 o l'8 Dicembre con la prima lista dei migliori del 2012 (la mia, versione "breve", che poi andrà anche sul Buscadero, è pronta ma la posterò nel fine settimana). Nel frattempo (e visto che per ragioni concertistiche oggi non ho avuto tempo per un altro post) vi anticipo quella di Marco Verdi, che da buon pensatore piemontese già da tempo mi ha inviato la sua lista del Best Of 2012, che vado a rivelarvi:

 BEST OF 2012

Disco dell’anno:   

bob dylan tempest.jpg








BOB DYLAN – Tempest

Seguono, ad una attaccatura: 

ry cooder election special.jpg







RY COODER – Election Special

bruce springsteen wrecking ball.jpg








BRUCE SPRINGSTEEN – Wrecking Ball

Gli altri:

led zeppelin celebration day cd.jpg







LED ZEPPELIN – Celebration Day

-mumford-sons-babel-617-409.jpg








MUMFORD & SONS – Babel

avett brothers the carpenter.jpg








THE AVETT BROTHERS – The Carpenter

iris dement sing the delta.jpg








IRIS DEMENT – Sing The Delta

ian hunter when i'm president.jpg








IAN HUNTER – When I’m President

mark knopfler privateering.jpg








MARK KNOPFLER – Privateering

leonard cohen old ideas.jpg








LEONARD COHEN – Old Ideas

paul simon live in new york city.jpg








PAUL SIMON – Live In New York City

DVD dell’anno:  

LED ZEPPELIN – Celebration Day

led zeppelin celebration day dvd.jpg







Canzone dell’anno (ex-aequo): 

BOB DYLAN – Tempest

RY COODER - Going To Tampa

ALEJANDRO ESCOVEDO - Bottom Of The World

Concerto dell’anno: 

BRUCE SPRINGSTEEN – Milano (non è una novità)

TOM PETTY – Lucca (anche perché chissà quando lo rivediamo in Italia)

johnny cash complete collection.jpg








Ristampa dell’anno:   JOHNNY CASH – The Complete Columbia Recordings (una scelta che credo metta d’accordo tutti: potevo citare il box dei Velvet, quello di B.B. King, Slowhand, Thick As A Brick, ecc., ma davanti all’Uomo In Nero c’è solo da togliersi il cappello. Per lo più in un box dove circa metà del materiale è inedito su CD)

beach boys that's why.jpg








Delusione dell’anno: BEACH BOYS – That’s Why God Made The Radio (un disco moscio, senza mordente e troppo patinato: in una parola inutile. Sarebbe bastata solo la tournée)

deep purple machine head box set.jpg








Sòla dell’anno:  DEEP PURPLE – Machine Head 40th Anniversary (per il commento vi rimando al mio post sull’hard rock) a pari merito con AC/DC – Live At River Plate (bella questa cosa di pubblicare il DVD nel 2011 ed il CD nel 2012, attendo una confezione DVD+CD per il 2013…)

(NDM: la differenza tra delusione e sòla è che la delusione è un disco inciso in buona fede, meglio se atteso in maniera spasmodica da pubblico e critica, che però si rivela poco o per nulla riuscito, mentre la sòla è la classica fregatura perpetrata dalle case discografiche verso l’acquirente-fan-pollo da spennare)

rolling stones grrr.jpg








Occasione perduta dell’anno:  ROLLING STONES – Grrr! – Tutte le versioni (poteva rientrare anche nella categoria “sòla dell’anno”, ma, come ho già scritto in precedenza, sono convinto che con un po’ di buona volontà, ad esempio mettere le stesse canzoni, ma in versioni alternate o dal vivo o comunque inedite invece della solita antologia, avremmo avuto forse la ristampa dell’anno)

tender mercies tender mercies.jpg








Rivelazione dell’anno:  TENDER MERCIES – Tender Mercies  (un ottimo disco di classico rock americano, un grazie ai Counting Crows per averceli fatti scoprire)

*NDB. Per questa volta passi, ma il disco è uscito a ottobre del 2011 come fa testo la data del video...

zztop la futura.jpg








Sorpresa dell’anno:  ZZ TOP – La Futura  (nel senso che dopo le ultime cocenti delusioni, gli anni di silenzio ed i continui ritardi mi aspettavo una solenne ciofeca, ed invece è un bel disco)

rush clockwork.jpg








Disco “Piacere Proibito” dell’anno: Rush – Clockwork Angels

michael kiwanuka.jpg








Disco “dimenticato” (o sottovalutato) dell’anno: Michael Kiwanuka – Home Again (in Italia, a parte Bruno, ne hanno parlato davvero in pochi, e raramente come avrebbero dovuto, ma questo è uno davvero bravo)

Marco Verdi

*NDB (Nota del Blogger o Bruno, come preferite). Come tutti gli anni, se volete, senza impegno (in questo Blog non c'è la febbre da prestazione del numero dei commenti, perché come amministratore, dalle statistiche vedo checomunque i lettori sono diverse migliaia, direi anche decine di migliaia) potete postare la vostra lista dei migliori dell'anno in musica, appunto nei commenti. Se qualcuna mi parrà interessante la travaserò direttamente sul Blog oppure la potrete leggere direttamente lì. Grazie fin d'ora.

1 2 3 4 5 6 7 8 Prossimo