02/12/2011
Come Ti Giri, Chitarristi Ovunque...E Non Solo! Jim McCarty And Friends - Live From Callahan's
Jim McCarty And Friends – Live From Callahan’s – Cally’s Records and Tapes
Apperò! In questo caso si può proprio parlare di “leggenda del rock” e il termine si applicherebbe anche al suo omonimo inglese, da non confondere, quello era il batterista degli Yardbirds, questo signore invece è stato, tenersi forte, prima con i Detroit Wheels la band che accompagnava Mitch Ryder, poi il chitarrista negli Express di Buddy Miles, e in questa veste ha incontrato e suonato spesso con Jimi Hendrix, lui dice che se lo trovava sempre davanti quando Jimi cercava di convincere Buddy Miles a entrare nei Band Of Gypsys, hanno anche suonato insieme, qualcuna delle jam dove appaiono entrambi è stata pubblicata postuma (e non di suo gradimento) come Nine To The Universe e si vocifera fosse tra i partecipanti alla famosa session ad alta gradazione alcolica tra Hendrix e Jim Morrison poi pubblicata in vari bootleg come I woke up this morning and found myself dead (la finezza dei “pirata(tori)” è sempre da notare), ma McCarty dice di non ricordarselo. Mentre ricorda benissimo di avere suonato in un “incontro” tra Hendrix (che considera il n°1 di sempre) e John Mclaughlin e che quello meriterebbe di venire pubblicato, se il nastro esiste ancora, Hendrix Family prendere nota!
Dal 1970 è stato il chitarrista dei Cactus per tutti i loro dischi cactus, poi dopo una breve pausa, per tutta quella decade ha suonato anche con i Rockets, non i pelatoni francesi di On The Road Again ma The Rockets from Detroit con il suo vecchio pard nei Detroit Wheels, il batterista e cantante Johnny “Bee” Badaniek e fatto una serie di album apprezzati dai fans del buon rock ( e una versione di Oh Well Peter Green fu un piccolo successo locale).
Ha suonato anche con il concittadino Bob Seger, nella recente reunion dei Cactus e da qualche anno a questa parte si è dato al Blues con il suo gruppo dei Mystery Train ed eccoci a questo CD. Dal vivo al Callahan’s Music Hall di Auburn nel Michigan (esatto, lo stesso del recente ottimo Live di Shaun Murphy shaun%20murphy, anche lei di Detroit), un locale dove spesso e volentieri si suona della buona musica. Quindi cosa ha pensato il nostro amico Jim McCarty? Quali sono di solito le parti migliori dei concerti, quelle finali o comunque quando gli “ospiti” salgono sul palco per dare pepe a delle esibizioni che già bruciano di proprio. E allora con i suoi “amici” ha pubblicato questo album che raccoglie alcune delle jam sessions registrate tra il 2008 e il 2010 al Callahan. Il risultato finale è eccellente e quanto mai variegato pur restando ancorato ai vari stilemi del Blues.
Ci sono i due brani iniziali, strumentali, con l’eccellente chitarrista Johnny A., J&A Jump e lo slow blues South Boulevard Blues dove le soliste dei due si intrecciano con grande intensità e perizia tecnica (Ted Nugent considera Jim McCarty uno degli inventori di quel suono grasso e vibrante delle chitarre hollow body che poi lui avrebbe perfezionato nella sua Stranglehold) e qui gli strumenti di entrambi filano alla grande. C’è poi il match con l’ottimo armonicista Jason Ricci e i suoi New Blood (Ricci è un “tipino” particolare con vari problemi con la giustizia, anche in questo momento rischia la prigione), ma nel 2008 quando i due duettano in una scintillante cover di Help Me tutto andava bene e il finale con le due chitarre più l’armonica che “ululano” insieme il tema del brano è da grande scuola del Blues. Ottimo anche l’incontro con un altro dei grandi del Blues contemporaneo, Duke Robillard, prima in Hi-Heel Sneakers dove Jim è alla ribalta e poi in West Helena Blues dove il “Duca” si ritaglia i suoi spazi. Nella parte centrale del concerto c’è uno spazio diciamo più divertente dove il jump-blues-swing della formazione ricca di fiati dei Millionaires si estrinseca in un terzetto di tracce dove il ritmo fa muovere il piedino.
Poi si ritorna alle cose serie, una versione di Sweet Sixteen di BB King da manuale del Blues, con John Nemeth che sfodera una interpretazione vocale da brividi, confermandosi come uno dei migliori vocalist delle ultime generazioni, veramente fantastico e McCarty, anche se alle prese con alcuni problemi tecnici per una chitarra non sua, non è da meno. Quasi come Bobby Blue Bland e il vecchio B.B. La rimpatriata con John Badanjek avviene con There’s A Train Comin’ Down The Tracks, in veste acustica ma sempre gustosa. Altra perla, una tiratissima School Rock di Chuck Berry con un arrapato Jimmy Thackery e i suoi Drivers. Gran finale con le atmosfere quasi psichedeliche di Cristo Redentor, il famoso brano strumentale di Duke Person che dava il titolo ad un bel disco di Harvey Mandel. E poi uno che suona Loan Me A Dime (ma nel disco non c'è), il brano di Boz Scaggs dove alla solista c'era Duane Allman godrà sempre della mia imperitura stima.
Potrei concludere con un bel “minchia se suona”!
Bruno Conti
00:39 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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14/09/2010
Un Disco Del Cactus - Ultra Sonic Boogie 1971
Oggi non ho fatto in tempo a preparare un nuovo post, sto "studiando" il nuovo bellissimo Darden Smith Marathon, ma non era pronto, per cui vi propongo, in anteprima, una delle mie recensioni per il prossimo numero del Busca, a gratis!
CACTUS
Ultra Sonic Boogie 1971
Purple Pyramid Records
***
I Cactus erano stati definiti i Led Zeppelin americani (per la verità si erano autodefiniti così, ancora oggi il loro sito recita Cactus – The American Led Zeppelin): non erano così bravi ma sono stati sicuramente una delle bands più valide dell’hard rock blues dei primi anni ’70.
La formazione, a fine 1969, avrebbe dovuto comprendere Jeff Beck alla chitarra, Rod Stewart alla voce e la sezione ritmica dei Vanilla Fudge, Tim Bogert e Carmine Appice. Poi l’incidente automobilistico di Beck e la susseguente nascita dei Faces di Rod Stewart bloccarono il tutto sul nascere e quella sarebbe stata una formaziocina mica da ridere che avrebbe dato del filo da torcere anche ai Led Zeppelin (la rivalità tra Beck e Page in quegli anni era accesissima). A questo punto Bogert e Appice si sono guardati intorno e hanno scelto Rusty Day, cantante e armonicista che veniva dagli Amboy Dukes di Ted Nugent e il chitarrista Jim McCarthy, il meno conosciuto, che però aveva suonato nei Detroit Wheels di Mitch Ryder e con Buddy Miles. Una formazione più che rispettabile che ha registrato tre ottimi album, Cactus, One Way…Or Another e Restrictions, ha partecipato a molti festival dell’epoca e alla fine del 1971 si è disintegrata consentendo a Bogert e Appice di riunirsi con Jeff Beck.
In quel breve periodo la loro esplosiva miscela di blues, hard rock e una sezione ritmica eccezionale ha permesso loro di avere un buon successo di pubblico e critica e di essere ricordati ancora oggi con piacere dagli appassionati di rock. Qui siamo ad uno show radiofonico alla WLIR di Long Island, per promuovere il nuovo album Restrictions che sarebbe uscito nel novembre del 1971, viene organizzato un concerto ad inviti con il pubblico formato da amici del gruppo agli Ultra Sound Studio a due passi da dove abitavano all’epoca. Quindi atmosfera informale e super rilassata con i musicisti liberi di improvvisare senza problemi in un ambiente che ben conoscevano visto che erano gli studi dove avevano registrato il primo album. Dopo la messa in onda dello show in radio, i nastri originali, come spesso succede, si erano persi nella notte dei tempi e sono stati ritrovati solo recentemente e ora vedono la luce a livello ufficiale.
Qualità sonora più che accettabile e ottimo concerto: 8 brani piuttosto lunghi ed improvvisati con qualche concessione di troppo ad una certo autoreferenzialismo. Per intenderci l’iniziale Evil scorre gagliarda e poderosa tra la voce potente e sorprendentemente efficace (non me la ricordavo così) di Rusty Day e i virtuosismi chitarristici di Jim McCarthy che non hanno nulla da invidiare a quelli dei colleghi del tempo, la sezione ritmica è fantastica con il basso di Bogert e la batteria strabordante di Carmine Appice a legare il tutto, poi dopo 5 o 6 minuti di veemente rock blues scatta l’assolo di batteria che allora era quasi indispensabile e oggi quasi impensabile. Una lunga e rilassata introduzione di Day(sospettosamente troppo rilassata, cosa si era fumato?) ci introduce a Bro.Bill un brano bluesato che faceva parte del primo omonimo album e che suona molto simile alle varie versioni di Spoonful che giravano all’epoca con l’armonica di Day che si aggiunge alla chitarra di McCarthy come strumento solista.
Oleo con la sua introduzione di armonica e il ritmo boogie ricorda molto il groove dei Canned Heat un’altra della grandi band che all’epoca rinverdivano l’epopea del Blues-rock, Jim McCarthy è in grado di passare con disinvoltura anche ad un ottimo stile slide per il suo lungo assolo e il tutto dura quegli 11 minuti, tempo minimo per riscaldarsi.
No Need To Worry era uno dei loro cavalli di battaglia, uno slow blues acido e tiratissimo con una lunga introduzione chitarristica che poi si dipana con grande perizia tecnica per quei 14 minuti che occorrono.
Taken’ Chokin’ l’unico brano sotto i quattro minuti, era il singolo dell’epoca, con la particolarità di Carmine Appice che passa alla chitarra ma è l’unico particolare memorabile del brano. Big mama boogie, un nome un programma è l’ultimo brano del programma e viene diviso addirittura in tre parti, I-II e Outro per un totale di una dozzina di minuti, l’armonica di Day sparisce a momenti nel mixaggio del disco per probabili problemi tecnici ma gli altri per compensare ci danno dentro alla grande.
Un onesto documento sonoro di una ottima band al picco della loro carriera e non ho neppure detto che era un disco del Cactus!
Bruno Conti
17:52 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, cactus, jeff beck, led zeppelin, vanilla fudge | OKNOtizie |
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