Ancora Eccellente Blues “All’Italiana”! T-Roosters – Another Blues To Shout

T-Roosters Another Blues To Shout

T – Roosters  – Another Blues To Shout – Holdout’n Bad/Ird

Non sono passati neppure due anni dal precedente Dirty Again http://discoclub.myblog.it/2015/09/08/la-via-italiana-al-blues-2-t-roosters-dirty-again/  ed ecco pronto il nuovo album dei T-Roosters, Another Blues To Shout, sempre con la classica formazione a quartetto, anche se con un nuovo bassista, Lillo Rogati, che affianca il classico trio di Tiziano Tiz “Rooster” Galli, voce solista e chitarre, Marcus “Bold Sound” Tondo alla armoniche (o se preferite Mississippi Sax) e Giancarlo Cova alla batteria. Rispetto al precedente album sono spariti gli “esperimenti” con tromba, piano, organo e contrabbasso con l’archetto, a favore di un suono più classico e compatto, al solito tra boogie, shuffles, ballate lente e qualche leggero tocco soul, un menu immancabile nei praticanti delle 12 battute, e al solito, se devo esprimere un parere, ma scrivo per quello, e quindi lo dico di nuovo, il sound al sottoscritto ricorda, a tratti, quello dei Canned Heat dell’epoca d’oro, tra serrati boogie che risvegliano pure ricordi di Hound Dog Taylor o del Thorogood più sanguigno, oltre a groove che risalgono ai bluesmen neri più canonici e a qualche loro controparte più pallida nel colore della pelle, benché sempre legata alla grande tradizione del miglior blues elettrico.

Come di consueto i brani sono tutti originali, con Paolo Cagnoni che scrive i testi, amari e poco inclini all’ottimismo, e cura anche la co-produzione del CD con Galli. Tredici brani, in tre dei quali, quasi inevitabilmente, nel titolo ricorre la parola “Blues”, ma in tutti scorre e fluisce la passione per questa musica; che sia il boogie tra ZZ Top e Canned Heat dell’iniziale Lost And Gone, con un riff insistito della chitarra che lascia spazio all’armonica di Tondo, agile e vibrante, mentre Tiziano Galli si conferma cantante intenso ed in possesso di una bella voce, oltre che chitarrista eclettico, oppure l’intenso folk-blues della cupa Morning Rain Blues che scivola lungo le rive del Mississippi fino alle colline. I Wanna Achieve The Aim è un blues-rock lento e tirato dove Galli si sdoppia alle chitarre per un’altra potente razione di cadenzato electric blues, dove la solista è ben spalleggiata dall’armonica e la band mostra la sua passione per le 12 battute in modo chiaro. On This Life Train, tra pesci gatto e pescatori assonnati, ci porta ancora sui territori cari ai Canned Heat, con un bel groove rotondo del basso che ancora il suono e c’è anche il primo intervento della solista in modalità slide. E anche Naked Born Blues rimane in questo mood incalzante, con il ritmo che sale in un crescendo irresistibile grazie anche alle evoluzioni dell’armonica e ai tocchi felpati e minimali della chitarra che poi libera un breve solo nel finale del brano. Sugar Lines è più elettroacustica e raccolta, ma sempre incalzante, mentre la lunga Beale Street Bound, ci porta in una delle strade più famose di Memphis, per l’immancabile slow lancinante che non può mancare in qualsiasi disco blues che si rispetti, e armonica e chitarra si sfidano e si intrecciano come vuole il canovaccio del genere.

Livin’ On Titanic, buia e cupa, dipinge un mondo quasi senza speranza, che sta per affondare come il famoso transatlantico, il tutto a tempo di shuffle, con l’armonica di Tondo ancora in bella evidenza; e pure in Black Stars Blues non è che l’ottimismo prevalga, ma d’altronde il blues ha sempre raccontato storie dure e spesso con poche speranze, e il bottleneck iniziale minaccioso in questo brano è molto pertinente all’atmosfera scura e ombrosa del pezzo, con il titolo della canzone ripetuto coralmente e ossessivamente da tutta la band. Mentre l’atmosfera sonora poi si stempera nella ballata corale e quasi hendrixiana di Still Walkin’ Down South, con una slide insinuante che poi si impadronisce del brano nella seconda parte, al solito ben sostenuta dal soffio vigoroso dell’armonica. E poi arriva il wah-wah a manetta di una violenta e selvaggia Missing Bones, altro episodio doloroso e poco consolatorio di un disco che a livello testuale offre poche speranze all’ascoltatore, ma hey ragazzi, è il blues! Per fortuna che nel boogie scatenato di The Way I Want To Live Cagnoni ci ricorda che siamo tutti destinati a diventare vecchi, e su queste “note di speranza” Galli e Tondo inscenano un altro bel duetto armonica-chitarra. Finale romantico con una bella I’m Rolling Down Away, ballata malinconica, quasi con accenti soul, anche se il blues prevale nel mood della canzone, grazie all’immancabile duopolio dei due solisti che si dividono democraticamente gli spazi, come peraltro accade in tutto il disco. Non dominerà l’ottimismo ma la buona musica comunque non manca.

Bruno Conti  

E Anche Questi Sono Bravi.Tra Blues E Rock, Una Nuova Promessa! The Record Company – Give It Back To You

the record company give it back to you

The Record Company – Give It Back To You – Concord/Universal 

E anche questi sono bravi! Sembra che le majors, stimolate da un mercato che è diventato strano, tornino a darsi da fare non solo con vincitori e partecipanti a talent vari, ma anche con musicisti di talento vero, se mi passate il piccolo bisticcio di parole, spesso con lunghe gavette alle spalle (ultimamente sembra che si ritorni in parte al vecchio periodo d’oro in cui si pubblicava tutto quello che si trovava e nel mucchio, spesso, si trovano piccole pepite d’oro). Come è il caso di questi The Record Company (visto che di case discografiche si parla): un trio di stanza a Los Angeles, dove operano e registrano la loro musica, ma le cui origini, almeno per Chris Vos, il leader, chitarrista, voce solista, armonicista, si fanno risalire ad una gioventù trascorsa in una fattoria di proprietà della sua famiglia nel Wisconsin, dove tra una mungitura di mucca, una raccolta di fieno e qualche giretto in trattore, il nostro indulge alla sua passione per la musica: blues classico, con un predilezione per Muddy Waters, John Lee Hooker, Jimmy Reed, ma anche per il rock di Stooges e Rolling Stones.

Nel 2010 si trasferisce a LA, dove non conoscendo nessuno, comincia a fare jam sessions con tutti quelli che incontra, finché non trova Alex Stiff, il futuro bassista dei Record Company, da Loz Feliz,  e dopo una notte di epifania passata ascoltando il disco di John Lee Hooker con i Canned Heat, decidono che è quello che vogliono fare e cominciano a registrare la loro versione di ciò che hanno sentito: il risultato viene spedito in giro a tutti quelli che hanno buone orecchie per sentire, e vengono subito invitati al Montreal Jazz Festival e ad un altro Festival in Canada, iniziano ad incidere i primi EP, tre, più un paio di singoli fino ad ora https://www.youtube.com/watch?v=iin9nxjpbpc , oltre ad avere i loro pezzi utilizzati in pubblicità varie e in alcune serie televisive, la più nota CSI: Scena Del Crimine, ma il colpo di fortuna arriva quando Off The Ground diventa la pubblicità della birra Miller Lite nel marzo del 2015.

A questo punto è fatta, la Concord li mette sotto contratto, li spedisce anche in tour come band di supporto dei Blackberry Smoke e questo Give It Back To You è il risultato finale: un esordio eccellente che non ha ceduto neppure una briciola dell’immediatezza delle prime registrazioni, Marc Cazorla, il batterista che nel frattempo si è unito al gruppo, se la cava anche al piano, Vos, ha un armamentario di chitarre, acustiche, elettriche, dobro, lap e pedal steel, spesso usate anche in modalità slide, Stiff ha una ottima padronanza del basso, sia acustico che elettrico, dove a tratti sembra di ascoltare proprio il mitico Larry Taylor dei primi Canned Heat. I due non hanno paura di sperimentare soluzioni sonore semplici ma anche geniali, per esempio nella iniziale Off The Ground, il brano che li ha fatti conoscere, Alex suona il suo basso elettrico in modalità slide, come il suo amico Chris Vos, anche lui impegnato al bottleneck, è il risultato è un brano dal groove ipnotico, dove rock e blues si fondono senza sforzo, con grande potenza, ma anche raffinatezza, grazie alle complesse armonie vocali, con Vos che si lancia anche in arditi falsetti prima di scoccare una serie di riff che ricordano quelli di Hound Dog Taylor, altro nume tutelare della band.

Schioccare di dita e un giro di contrabbasso sono l’abbrivio di Don’t Let Me Get Lonely, un pezzo che mette in luce il loro amore anche per il rockabilly, ma quello primigenio, anni ’50, con chitarre acustiche ed armonica a sostenere il tema della canzone. Una batteria marziale e un basso insinuante e poderoso sono anche gli elementi portanti di Rita Mae Young, dove la slide di Vos ci porta sulle rive del Mississippi per un tuffo nel blues più canonico. L’armonica è lo strumento guida di On The Move, ma Stiff con il suo basso, quasi solista e Cazorla con la batteria,  sono micidiali nel dare grinta e sostanza ad un brano che ti colpisce dritto nel plesso solare. Hard Day, dalla costruzione elettroacustica, sempre con un handclapping quasi arcano a dare il ritmo, ha una struttura più rock, ma di quello sano delle radici, con l’armonica a legarla ai ritmi del R&R e del Blues.

Feels So Good accelera vorticosamente i ritmi verso il boogie, ma siamo sempre in quel mood alla John Lee Hooker, suonato da Thorogood o dai Canned Heat, con call and response dei vari componenti della band e la chitarra che sferraglia alla grande, alla fine stai proprio bene! A proposito del grande Hook, Turn Me Loose potrebbe essere qualche perla perduta del suo repertorio, ipnotica e ripetitiva come richiede il suo canone sonoro, mentre Give It Back To You, di nuovo con il basso micidiale di Stiff pare rievocare certe fucilate di giri armonici del giovane Andy Fraser nei primi Free, perché, nonostante le chitarre acustiche e l’armonica, questo è Rock’n’Roll, con Vos che canta come un disperato. Il momento Rolling Stones è riservato ad una sontuosa ballata come This Crooked City, che tra pedal steel, piano, chitarre acustiche e cori femminili avvolgenti ricorda gli Stones americani di Sticky Fingers, grande brano. Per concludere manca In The Mood, l’anello mancante tra gli Stooges di Iggy Pop, grazie alla voce volutamente distorta e ai ritmi sghembi, sguaiati ma incalzanti, e la quota blues, fornita dall’armonica spesso presente nei loro brani. Ripeto: questi sono bravi! Esce oggi.

Bruno Conti