18/05/2013

E Dopo I Chitarristi Una "Pioggia" Di Armonicisti - Remembering Little Walter

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Various Artists – Remembering Little Walter – Blind Pig Records

Il dibattito su chi sia stato il più grande armonicista nella storia del Blues è ancora aperto, ma quasi tutto convengono che Marion Walter Jacobs, per la storia Little Walter, sia il candidato più accreditato. E’ sempre difficile fare graduatorie, ma se Jimi Hendrix vince, giustamente, tutte quelle in cui si parla di chitarra elettrica, Little Walter, uno dei primi ad elettrificare il suo strumento nella Chicago del dopoguerra e ad avere quel suono quasi da sassofono, una sorta di Charlie Parker del blues, per citare un altro che ha avuto una influenza incredibile sulla musica del ventesimo secolo, vince quella del più piccolo strumento a fiato (importante). Senza stare a farla troppo lunga, anche Walter (Little per non confonderlo con Big Walter Horton, venuto poco prima di lui e che molti considerano il più grande come tecnica pura allo strumento e ricordando anche i Sonny Boy Williamson, tra le influenze di Jacobs) si pone tra gli innovatori perché oltre a usare semplicemente l’amplificazione, come facevano altri, l’aveva fatta diventare uno strumento in sé, come era stato per Jimi con la chitarra, lavorare a volumi altissimi (per l’epoca) concedeva possibilità che altri non avevano saputo sfruttare.

Nato a Marksville, Lousiana Little Walter era già a Chicago nel primissimo dopoguerra, 1945, e nel 1948 entrava a far parte della band di Muddy Waters. Dopo poco più di venti anni vissuti pericolosamente, il 15 febbraio del 1968 moriva per le conseguenze di una rissa avvenuta la sera prima in un locale di Chicago (probabilmente l’ultima di una serie che si sommò ad altre avvenute in precedenza): non aveva ancora compiuto 38 anni. Jacobs, oltre ad essere stato “l’armonicista” per eccellenza, era anche un ottimo cantante ed autore e ha realizzato, oltre alle innumerevoli collaborazioni, anche una serie di album e canzoni a nome proprio. Per l’occasione di questo tributo, Remembering Little Walter, Mark Hummel ha radunato un gruppo di armonicisti che sono alcuni tra i migliori ancora in attività (direi che mancano James Cotton e Kim Wilson, così a occhio, tra i top players), ma non essendo un raduno degli alpini e suonando tutti i musicisti nella stessa occasione e non in una serie di registrazioni in diverse date, possiamo ritenerci più che soddisfatti per gli artisti presenti.

In quella serata del dicembre 2012 all’Anthology di San Diego, in aggiunta al citato Hummel ci sono Charlie Musselwhite, Billy Boy Arnold, Sugar Ray Norcia, James Harman e (Little) Charlie Baty, che oltre ad essere uno dei chitarristi della serata si cimenta anche all’armonica, Nathan James dei Rhythm Scratchers (che non conosco benissimo, ma prima era con Harman)) è l’altra chitarra (quella con la forma à la Bo Diddley), Jun Core il batterista,viene dalla band di Musselwhite e il bassista, RW Grigsby suona nei Blues Survivors di Hummel. Un gruppo compatto e solido e poi naturalmente, armonicisti come piovesse, 5+1 per la precisione. Prevalgono i bianchi,ma non è una critica, una semplice constatazione, sette bianchi, due neri e uno “abbronzato”, come ha detto qualcuno di nostra conoscenza, il risultato è più che soddisfacente, direi ottimo. Scorrono molti dei cavalli di battaglia di Jacobs: si parte con una I Got To Go dove il primo dei solisti a prendere il centro della scena è Mark Hummel, e via con i primi assolo, che peraltro sono il motivo di questa serata e quindi aspettiamone tanti. Poi è il turno di Charlie Musselwhite, con la lunga ed intensa Just A feeling, una delle migliori del concerto. Billy Boy Arnold, con una travolgente You’re So Fine, dimostra di essere ancora in grande forma, sia vocale che allo strumento e anche James Harman non scherza, con una vibrante It’s Loo Late Brother, uno dei pochi brani che non porta la firma di Little Walter.

Mean Old Frisco, uno dei preferiti di Eric Clapton, grande estimatore, che ricorda nelle note che “Little Walter è stato una molto, molto potente influenza sulla mia musica”, chiude il primo giro, nell’interpretazione di Sugar Ray Norcia. Si riparte con una ondeggiante e tipica One Of These Morning affidata a Charlie Musselwhite, che a dispetto dei quasi 70 anni è sempre in gran forma (ma non dimentichiamo che il decano della serata, Billy Boy Arnold va per i 78, e non si direbbe). A seguire una riflessiva e delicata Blue Light “pennellata” da un ottimo Hummel, con la sua armonica che riverbera dalle casse dell’impianto in questo favoloso brano strumentale e da Crazy Mixed Up World, uno dei due brani firmati da Willie Dixon, con James Harman che guida con brio il manipolo di musicisti. Up The Line di Sugar Ray Norcia è una di quelle con i tempi più “strani” ma sempre compatibile con il classico electric Chicago Blues della serata. Ancora un grande Arnold con Can’t Hold Out Much Longer che ricordo su 461 Ocean Boulevard di Clapton e poi, tutti insieme appassionatamente, per una corale My Babe, l’altro brano di Dixon, che era la canzone più famosa di Little Walter, sei assolo, dicasi sei, in sequenza, per un gran finale di un ottimo disco, super consigliato agli aficionados dell’armonica ma, in generale, per tutti gli amanti del Blues classico.

Bruno Conti 

27/02/2013

La Classe Non E' Acqua! Boz Scaggs - Memphis

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Boz Scaggs - Memphis - 429 Records/Universal  05-03-2013

Questo signore non è un "pistola" qualunque (inteso come termine colloquiale milanese e non alla Los Lobos o Willy DeVille, per quanto qualche aggancio c'è, ma ci arriviamo fra un attimo)! Sulla scena da quasi 50 anni, il suo primo album, omonimo, uscito solo in Svezia è del 1965, la sua carriera ha attraversato vari fasi: rientrato negli States, nell'area di San Francisco, è stato il primo cantante della Steve Miller (Blues) Band, apparendo nei primi due album del '68, poi ha firmato un contratto con la Atlantic, che ha pubblicato il suo primo album solista, prodotto dal giovanissimo Jann Wenner (il fondatore ed editore di Rolling Stone, la rivista), dove suonava uno stuolo incredibile di musicisti, tutti quelli dei Muscle Shoals Studios, luogo dove fu inciso il disco, Eddie Hinton, David Hood, Barry Beckett, Jimmy Johnson, Roger Hawkins e uno strepitoso Duane Allman, che tra l'altre, appare in una fantastica Loan Me A Dime, brano in cui, secondo me, rilascia quello che è il più prodigioso assolo di studio della sua breve carriera (e per questo gliene sarò sempre grato). Il disco, bellissimo, e tuttora nella lista dei 500 più belli di tutti i tempi, sempre secondo Rolling Stone (sia pure al 496° posto) è stato remixato nel 1977 da Tom Perry per mettere più in evidenza la chitarra di Allman, ma non a scapito di Boz Scaggs, che fa un figurone nel suo periodo blues. Nel 1971 firma per la Columbia, dove inaugura il suo periodo morbido ma ritmato, in una parola (facciamo tre) "blue-eyed soul": con Moments, Boz Scaggs & Band, entrambi prodotti da Glyn Johns, In My Time, il ritorno a Muscle Shoals, prodotto da Roy Halee (quello di Simon & Garfunkel).

Insomma la Columbia ci credeva. E nel 1974 cominciamo ad arrivare i frutti: Slow Dancer, prodotto e con molti brani firmati da Johnny Bristol, ex grande soulman alla Motown, entra nei Top 100 delle classifiche USA e, fin dal titolo, rappresenta alla perfezione lo stile di Scaggs, un soul raffinato e leggermente danzereccio, ma di gran classe, che farà poi la fortuna due anni dopo, nel 1976, di Silk Degrees, funky vellutato rivestito di rock o viceversa, che venderà più di 5 milioni di copie, anche grazie a Lido Shuffle e soprattutto Lowdown, percorso da un riff di basso memorabile di David Hungate. Nel disco, tra i futuri Toto, oltre ad Hungate, suonano anche il tastierista David Paich e Jeff Porcaro, alla batteria, oltre a Les Dudek, Fred Tackett, Tom Scott, Chuck Findlay e altri veterani della scena californiana metà anni '70, che poi sarebbe degenerata negli anni a venire, in un suono bieco e commerciale. Questo disco è commerciale, ma c'è ancora gran classe, che poi andrà scemando lentamente, insieme al successo, nei successivi Down Two Then Left e Middle Man, che nonostante la presenza di Santana, Lukather e molti altri musicisti, nelle note se ne contano una trentina, sommerge la voce sempre valida di Scaggs sotto una miriade di tastiere (soprattutto Synth), voci e fiati, con risultati inversamente proporzionali al numero dei presenti. Poi, dopo un best, la Columbia lo mette in naftalina fino al 1988, quando riappare con Other Roads, un disco con un sound orribile, tipico anni '80, con drum machines e tastiere elettroniche a profusione, sempre nonostante i musicisti usati, ma era il periodo. Nel 1994 firma per la Virgin e riappare con Some Change, un bel disco, dove la sua bellissima voce e una manciata di buone canzoni, scritte per la maggior parte dallo stesso Boz, una a testa anche con Marcus Miller e Robben Ford, lo riportano a quel soul bianco di cui è sempre stato un maestro.

Nel 1996 fa un mezzo unplugged per il mercato giapponese, Fade Into Light, dove re-interpreta i suoi classici in versioni che pemettono di gustare vieppiù la sua voce e con Come On Home sempre su Virgin del 1997, a fianco del R&B e del Rock, reintroduce anche il blues primo amore. Dig è un altro buon disco del 2001, sempre in quel filone, mentre in But Beatiful del 2003, poi doppiato con Speak Low del 2008, si dà al jazz raffinato e agli standards, ben suonati e ben cantati, ma secondo chi scrive, un po' pallosi, senza quella scintilla, quel quid che ogni tanto lo ha distinto negli anni. E che si trova invece, nell'ottimo doppio dal vivo, Greatest Hits Live, pubblicato nel 2004 per la Mailboat di Jimmy Buffett, dove con la classe innata che lo contraddistingue, tra blues, rock e classici, ci ricorda perché è considerato uno dei "tesori nascosti" della musica americana. Mi sono dilungato un attimo, ma ne valeva la pena: veniamo ora a questo Memphis, già dal titolo una promessa di prelibatezze. Registrato ai Royal Studios, Memphis, Tennessee, quelli di Al Green e Willie Mitchell, prodotto da uno Steve Jordan (John Mayer Trio, Ex-Pensive Winos di Keith Richards, Robert Cray, Buddy Guy, Clapton, quelli che meritano) in stato di grazia, sia dietro alla consolle che alla batteria, con Ray Parker Jr., Willie Weeks, Lester Snell, il sommo Spooner Oldham alle tastiere, una batteria di voci femminili di cui non so i nomi, perché non ho ancora in mano il disco e l'accoppiata formidabile Keb' Mo'  alla slide e Charlie Musselwhite all'armonica in un blues "fumante" come ai vecchi tempi, Dry Spell, dove anche il lavoro di Jordan ai tamburi è da applausi.

In tutto il disco Boz Scaggs canta con una voce che è un terzo John Hiatt, un terzo Willy DeVille e un terzo lui reincarnato in qualche grande soulman del passato (per capire con chi abbiamo a che fare se non lo avete mai sentito). Gone Baby Gone è melliflua, raffinata e melismatica come John Hiatt che canta Al Green con il divino organo di Oldham a ricreare il sound dorato della Hi Records e tutti i musicisti misurati ed evidenziati dalla produzione di Jordan. Per evitare gli equivoci So Good To Be Here è proprio quella di Al Green, con l'arrangiamento di archi e fiati di Snell ad aggiungere quel tocco di classe in più ad un brano che è l'epitome del soul perfetto, con la chitarrina di Parker maliziosa. Willy DeVille, stranamente poco conosciuto ed amato in America, dopo quello di Peter Wolf, riceve ora l'omaggio di Scaggs in una rivisitazione deliziosa di Mixed Up, Shook Up Girl, che cita, nell'arrangiamento ondeggiante e complesso a livello ritmico anche quei Drifters che erano uno dei punti di riferimento del grande Willy, i coretti sullo sfondo sono da sballo e lui, Boz, canta alla grande. In Rainy Night In Georgia sfodera un vocione alla Tony Joe White che è perfetto per la canzone, qui in una versione raccolta e felpata, quasi acustica. Love On A Two Way Street è una ballata soul scritta da Sylvia Robinson quella che ha scritto Pillow Talk per Al Green, ma anche Rapper's Delight, il brano fu un successo per i Moments nel 1970 ed è una piccola meraviglia, con quelle voci femminili che si intrecciano sotto la voce magica di Scaggs e il piano di Spooner Oldham.

Pearl Of The Quarter sarà mica degli Steely Dan? Certo che sì, nel festival della raffinatezza poteva mancare uno dei migliori rappresentanti? E poi Scaggs, con Michael McDonald canta anche nei Dukes Of September, il gruppo in cui, pure con Donald Fagen, gira il mondo per spargere il verbo del soul e della buona musica in generale, inutile dire, versione sontuosa nel magnifico lavoro ritmico di Jordan. Altro omaggio ai Mink De Ville, in questo caso, con una canzone Cadillac Walk, che risveglia i vecchi ricordi di uno che è stato anche il cantante della Steve Miller band e di rock e blues se ne intende, altro arrangiamento sospeso tra grinta e sofisticatezza, con la chitarra dello stesso Scaggs e le percussioni di Jordan in vena di magie.

Che vengono reiterate in una versione super di Corrina, Corrina, folk blues acustico di matrice sopraffina, con un assolo di chitarra acustica che non so di chi sia, ma dalla classe potrebbe essere sempre Keb' Mo' e nel soul d'annata di Can I Change My Mind, un grande successo di Tyrone Davis che gli amanti del genere forse ricordano, ma che per tutti gli altri sarà una piacevole sorpresa, con quell'intermezzo parlato della voce femminile che è da antologia del genere, l'organo ssscivola che è un piacere. Oltre alla Dry Spell ricordata all'inizio c'è poi un altro blues da manuale come You Got Me Cryin' e per concludere una ballata pianistica Sunny Gone, scritta dallo stesso Boz Scaggs e che porta a compimento l'album con un'aura di malinconica bellezza. Come si diceva nel titolo "la classe non è acqua". Gran bel disco!

Bruno Conti

26/01/2013

Novità Di Gennaio Parte IV. Eric Burdon, Ben Harper & Charlie Musselwhite, Blue Sky Riders, Marianne Faithfull, Sam Dees, Deep Purple, Terri Clark, Delta Saints, Robert Vincent

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Ultimo appuntamento con le uscite settimanali per il mese di gennaio (prima parte), giorno 29. Confermo l'uscita dei Rock Candy Funk Party We Want Groove, ovvero Bonamassa sotto mentite spoglie e delle ristampe di Rumours dei Fleetwood Mac e di Texas Flood di Stevie Ray Vaughan, di cui, più in basso, trovate anche le tracking lists e direi che possiamo partire con tre titoli che usciranno martedì prossimo ma solo per il mercato americano: Burdon come detto uscirà in Europa il 2 aprile, Harper & Musselwhite il 5 febbraio e quello dei Blue Sky Riders non credo avrà una distribuzione europea almeno per il momento. Succede anche viceversa, per esempio il nuovo Mavericks In Time verrà pubblicato da noi il 5 febbraio e negli USA il 26.

Partiamo con il nuovo album di Eric Burdon 'Til Your River Runs Dry, già annunciato in questo Blog la primavera-estate dello scorso anno e poi rinviato più volte per problemi di salute del grande cantante inglese. Se dovessi inserirlo in una rubrica, lo metterei in "Questo è proprio bello!", in quanto si tratta del suo miglior album di studio da lunga pezza (anche se dal vivo, come dimostrato con la comparsata con Springsteen al South By Southwest dello scorso anno, è ancora uno dei numeri uno). Il disco è prodotto da Tony Branaugel, il famoso batterista (e non Tony Barnacle, chi è?, come erroneamente riportato da Amazon) e vede, tra gli altri, la partecipazione di una serie di musicisti fantastica: oltre a Braunagel, Lenny Castro, Jon Cleary alle tastiere, Mike Finnigan anche lui alle tastiere (il disco è stato registrato sia in California che a New Orleans), Teresa James come corista (e anche lei "cliente" di Braunagel), Reggie McBride al basso, Eric McFadden alle chitarre e mandolino, Jim Pugh (quello di Robert Cray), ancora alle tastiere, Jonny Lee Schell, anche lui chitarra e che come Finnigan, Braunagel e i "fiati" Sublett e Leonard viene dalla Phanthom Blues Band. Anche le canzoni sono ottime, quasi tutte scritte per l'occasione da Burdon con vari collaboratori diversi, a parte una cover di Medicine Man di Marc Cohn e Before You Accuse me di Bo Diddley. Quindi molto blues, ma anche la possibilità di ascoltare una delle più belle voci della storia del rock alle prese con molte ballate e brani rock di grande fascino. Etichetta ABKCO Records.

Dopo l'accoppiata, alcuni anni fa, con i Blind Boys Of Alabama, per l'occasione Ben Harper fa società con uno dei più grandi armonicisti bianchi viventi di Blues, Charlie Musselwhite, il disco si chiama Get Up, etichetta storica Stax/Universal, esce anche in una versione Deluxe doppia con DVD, che oltre al classico Making Of contiene alcune sessions filmate in occasione della registrazione del disco. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare sono tutti brani originali scritti per l'occasione da Harper, niente classici del blues e neppure altri ospiti di lusso, solo la sua band abituale, anche se uno ascolta attentamente All That Matters Now alla fine si trasforma in It Hurts Me Too e in I'm In I'm Out And I'M Gone si sente il riff di The Jean Genie di David Bowie. E qui e là, Musselwhite "cita" il suo maestro Little Walter e Paul Butterfield, altro grande armonicista bianco. I due, Harper e Musselwhite, si erano conosciuti nel 1997 ad una jam session con John Lee Hooker. Potremmo dire: un disco di blues con la inconfondibile voce di Ben Harper come bonus!

Altra voce inconfondibile, perché dalla faccia non lo avrei riconosciuto, è quella di Kenny Loggins, che ha unito le forze con tali Gary Burr (un cantante ed autore, molto popolare nel giro country) e Georgia Middleman (di cui ignoravo l'esistenza), per dare vita a questi Blue Sky Riders. Il disco si chiama Finally Home, esce in America per la 3Dream Records e viene etichettato come country, ma da quello che ho potuto ascoltare mi sembra quel classico rock americano alla Fleetwood Mac (la tipa assomiglia vagamente come stile vocale a Stevie Nicks) o alla Loggins & Messina (che in effetti degli elementi country li avevano). Sembra molto piacevole, anche se non memorabile, ma c'è in giro molto di peggio.

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Queste ristampe le avevo già annunciate la scorsa settimana ed escono entrambe il 29 gennaio. Nelle due versioni di Rumours, per una volta, è stata usata l'intelligenza. La versione tripla, disco originale, concerto dal vivo, inediti e rarità in studio, il terzo disco non è lo stesso della versione doppia Deluxe che era già uscita nel 2004 (che è il quarto disco della versione SuperDeluxe). Comunque queste sono le liste dei brani:

Fleetwood Mac, Rumours: 35th Anniversary Edition (Warner Bros./Rhino, 2013)

Disc 1: Original album (released as Warner Bros. BSK 3010, 1977) and B-side

  1. Second Hand News
  2. Dreams
  3. Never Going Back Again
  4. Don’t Stop
  5. Go Your Own Way
  6. Songbird
  7. The Chain
  8. You Make Loving Fun
  9. I Don’t Want to Know
  10. Oh Daddy
  11. Gold Dust Woman
  12. Silver Springs (originally released as B-side to “Go Your Own Way” – Warner Bros. WBS 8304, 1976)

Disc 2: Live 1977

  1. Intro
  2. Monday Morning
  3. Dreams
  4. Don’t Stop
  5. The Chain
  6. Oh Daddy
  7. Rhiannon
  8. Never Going Back Again
  9. Gold Dust Woman
  10. World Turning
  11. Go Your Own Way
  12. Songbird

Disc 3: Recording Sessions, Roughs & Outtakes

  1. Second Hand News (Early Take)
  2. Dreams (Take 2)
  3. Never Going Back Again (Acoustic Duet)
  4. Go Your Own Way (Early Take)
  5. Songbird (Demo)
  6. Songbird (Instrumental – Take 10)
  7. I Don’t Want to Know (Early Take)
  8. Keep Me There (Instrumental)
  9. The Chain (Demo)
  10. Keep Me There (with Vocal)
  11. Gold Dust Woman (Early Take)
  12. Oh Daddy (Early Take)
  13. Silver Springs (Early Take)
  14. Planets of the Universe (Demo)
  15. Doesn’t Anything Last (Acoustic Duet)
  16. Never Going Back Again (Instrumental)

Disc 4: More from the Recording Sessions (originally released as second disc of expanded edition – Warner Bros./Rhino R2 73822, 2004)

  1. Second Hand News (Outtake)
  2. Dreams (Outtake)
  3. Brushes (Never Going Back Again) (Outtake)
  4. Don’t Stop (Outtake)
  5. Go Your Own Way (Outtake)
  6. Songbird (Outtake)
  7. Silver Springs (Outtake)
  8. You Make Loving Fun (Outtake)
  9. Gold Dust Woman #1 (Outtake)
  10. Oh Daddy (Outtake)
  11. Think About It (Outtake)
  12. Never Going Back Again (Demo)
  13. Planets of the Universe (Demo)
  14. Butter Cookie (Keep Me There) (Demo)
  15. Gold Dust Woman (Demo)
  16. Doesn’t Anything Last (Demo)
  17. Mic the Screecher (Jam)
  18. For Duster (The Blues) (Jam)

Disc 5: DVD – The Rosebud Film

Original LP

Rumours 3CD

Fleetwood Mac, Rumours: New Expanded Ediition (Warner Bros./Rhino, 2012)

Contains Discs 1-3 of deluxe box set

Idem per Texas Flood di Stevie Ray Vaughan. Il brano "inedito" in studio nel primo CD è lo stesso contenuto nella ristampa singola del 1999, ma il concerto nel secondo CD non era mai uscito prima:

CD 1: Texas Flood

  1. Texas Flood
  2. Love Struck Baby
  3. Pride and Joy
  4. Texas Flood
  5. Tell Me
  6. Testify
  7. Rude Mood
  8. Mary Had A Little Lamb
  9. Dirty Pool
  10. I’m Cryin’
  11. Lenny
  12. Tin Pan Alley (aka Roughest Place In Town)

CD 2:  Live at Ripley’s Music Hall, Philadelphia, October 20, 1983

  1. Testify
  2. So Excited
  3. Voodoo Child (Slight Return)
  4. Pride and Joy
  5. Texas Flood
  6. Love Struck Baby
  7. Mary Had A Little Lamb
  8. Tin Pan Alley (aka Roughest Place In Town)
  9. Little Wing/Third Stone From The Sun

CD 1, Tracks 1-11 from Epic LP FE-38734, 1983
CD 1, Track 12 from Epic/Legacy CD EK 65870, 1999
CD 2, all tracks previously unreleased

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Un terzetto di ristampe interessanti.

La prima è la classica Deluxe Version doppia della Island/Universal di Broken English di Marianne Faithfull, il disco è del 1979 (dal sound si sente) e viene giustamente considerato il migliore della cantante inglese. Per l'occasione è stato recuperato il mixaggio originale dell'album che si considerava perduto e inserito nel secondo CD, in modo da poterlo confrontare con la versione pubblicata ai tempi, presente nel 1° CD. Cè anche una ulteriore versione ri-cantata di Sister Morphine che appariva solo nella antologia Perfect Strangers e quattro bonus con remix vari usciti ai tempi solo in vinile ( e di cui peraltro non sentivo la mancanza). Molto più interessante il materiale video inserito nel primo dischetto che è un "enhanced disc" da vedere con il PC e che contiene i tre video promozionali di Witches Song, The Ballad Of Lucy Jordan e Broken English, oltre a materiale video girato in Super-8 dal grande regista inglese Derek Jarman.

La Ear Music/Edel pubblica questo doppio Paris 1975 dei Deep Purple, che però era uscito praticamente identico nel 2004 per la Purple Records e, in parte, all'interno di Made In Europe e Mk. III The Final Concerts. Se ve lo siete perso negli altri giri (o perchè giurano che la qualità sonora è nettamente superiore, se vi fidate), vale la pena di averlo perché si tratta dell'ultima data di Ritchie Blackmore con la versione Mark III della band inglese, quella Coverdale/Hughes/Lord/Paice, oltre a Blackmore, che era già con i Rainbow mentre nel gruppo sarebbe entrato Tommy Bolin. Se volete confrontare

Disc 1

  1. Burn
  2. Stormbringer
  3. The Gypsy
  4. Lady Double Dealer
  5. Mistreated
  6. Smoke on the Water
  7. You Fool No One

Disc 2

  1. Space Truckin’
  2. Going Down
  3. Highway Star
  4. Interview (bonus track)

All tracks recorded at the Palais de Sports, Paris – 4/7/1975. Portions of this performance previously released on Made in Europe (Purple Records TPSA-7517 (U.K.)/Warner Bros. PR-2995 (U.S.), 1976) and Mk. III: The Final Concerts (Connoisseur Collection DPVSOP CD 230 (U.K.), 1996)

Alla fine dello scorso anno la Warner aveva pubblicato un bellissimo cofanetto dedicato alla musica soul classica Atlantic Soul Legends: 20 Original Albums che era interessante (oltre che per la musica strepitosa che conteneva e per una bella confezione, già FC) perchè per la prima volta in CD era disponibile un album molto raro (e bello) The Show Must Go On di Sam Dees, uno che rivaleggia nei lenti con Al Green (come potete verificare nel video).  Molti se lo sono comprato quasi solo per quello (e Donny Hathaway): ora, giustamente, come punizione divina, la Real Gone Records (che viene presentata come la "nuova" Rhino) pubblica l'album originale e per la gioia di tutti ci sono 6 bonus tracks che ai tempi erano uscite solo su singoli (che tempismo, 40 anni senza pubblicare nulla e poi vai con l'in.....ta). Comunque il disco è bellissimo.

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Per finire il giro odierno un altro terzetto di uscite interessanti, questa volta novità. Anche se rimangono altri dischi pubblicati o in via di pubblicazione in questi giorni che aggiornerò con un'ulteriore puntata della rubrica domani e con recensioni apposite nei prossimi giorni (molti nomi interessanti, Hayward Williams, Dan Bern, Gordie Tentrees, Matt Walker, Mighty Sam McClain, Firewater, Lucie Thorne, Eve Selis e molti altri, ma quando li farò? Spero di trovare il tempo, ce ne sono alcuni veramente notevoli, per non parlare di Black Sorrows, Jeff Black, eccetera, eccetera.

Ma torniamo a bomba. Terri Clark è una cantante country canadese con una lunga carriera alle spalle ed è una di quelle brave. Classic pubblicato dalla Baretrack (e dalla EMI Canada un paio di mesi fa) è il suo nono album di studio e si avvale di molte collaborazioni:

1. It Wasn't God Who Made Honky Tonk Angels
2. Love Is A Rose
3. How Blue (feat. Reba)
4. Don't Come Home A Drinkin' (With Lovin' On Your Mind)
5. Gentle On My Mind
6. Golden Ring (feat. Dierks Bentley)
7. Two More Bottles of Wine
8. Leavin' On Your Mind (feat. Jann Arden)
9. Swinging Doors
10. Delta Dawn (feat. Tanya Tucker)
11. I'm Movin' On (feat. Dean Brody)

Se volete provare!

Nuovo album (sarebbe il secondo, ma il primo, omonimo, era una raccolta di materiale uscito su mini ed EP's) per i Delta Saints, buona band blues americana sotto contratto per la francese Dixiefrog. Il disco si chiama Death Letter Jubilee e mescola Delta music (come da nome), Chicago Blues e New Orleans con una robusta dose di rock. Mi sa che anche questo rientrerà nelle mie prossime recensioni, ho come un presentimento: comunque non è male, gli appassionati possono procedere.

In Inghilterra la rivista Q sta facendo una specie di campagna per lanciare questo Robert Vincent che viene presentato, di volta in volta, come il Bruce Springsteen scozzese, un Van Morrison del Mersey, un epigono di Johnny Cash e del rock'n'roll anni '50. Tutti elementi presenti (in parte) in questo Life In Easy Steps che è il suo primo album ufficiale (preceduto da alcuni mini e da un paio di album, registrati e mai pubblicati per vari disguidi e sfortune che hanno costellato la sua carriera). Viene da Liverpool (e questo già è un buon viatico) e da quello che ho sentito il talento c'è, la voce pure, le canzoni anche (nella prima tiratura dell'album doppia, è presente un secondo CD con brani che erano presenti nei vecchi EP). L'etichetta è la Demon Blue, quindi non sarà facile da reperire. Se volete un consiglio, cercatelo, perché questo è uno di quelli bravi, un nome di cui si parlerà nei prossimi mesi e, per il momento (credo solo per una settimana) lo potete sentire interamente in streaming a questo indirizzo listen-to-stream-of-new-robert-vincent-album oppure andate sul suo sito http://robertvincentmusic.com/ e avrete una piacevole sorpresa.

La ricerca continua,ma per oggi è tutto!

Bruno Conti

07/06/2011

Promesse Da Mantenere. Lloyd Jones - Highway Bound

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Lloyd Jones - Highway Bound - Underworld Records

Le "promesse" non sono quelle di Lloyd Jones ma le mie: quando faccio il giro delle 4 Parrocchie per raccattare un po' di materiale promo (il povero "recensore" indipendente deve pur sopravvivere) poi mi ritrovo a promettere (giustamente) di parlarne sul Blog o sul Busca. Visto che, come ho detto più volte , il tempo è quello che è, uno deve anche dormire, mangiare e altro, quindi i CD si accumulano colpevolmente sul mio tavolo, non sempre riesco a tenere fede alle promesse. Per cui ogni tanto cercherò di smaltire gli arretrati con degli spazi ad hoc.

Cominciamo con questo signore che non è un novellino, è in pista da parecchi anni, il primo album con il suo gruppo Lloyd Jones Struggle risale addirittura al 1987. Poi ne ha fatti altri quattro e uno in trio con Jimmy Hall e Tommy Castro, Triple Trouble per la Telarc nel 2003. Genere: Blues elettrico con venature soul.

Ma questo Highway Bound come evidenziato dalla copertina (se zoomate si legge) è un disco di Traditional Folk Blues. Ovvero un tuffo alle origini del blues acustico, quello stile che negli anni '60 ebbe una seconda vita grazie all'opera di musicisti come Sonny Terry & Brownie McGhee, il Rev. Gary Davis, Son House ma anche lo stesso Dylan, Dave Van Ronk, Stefan Grossman, Charlie Musselwhite e tantissimi altri. L'ultimo nome non è citato a caso, in quanto Musselwhite è uno dei due ospiti che appaiono in questo album: sua è l'armonica che appare in Ice Cream Man. Per il resto Jones si arrangia (si fa per dire perché suona veramente bene) con la sua acustica suonata in fingerpicking e la sua voce, rodata da anni di concerti in giro per gli States e per il mondo.

E così scorrono brani firmati da nomi leggendari, Careless Love firmata da W.C.Handy (uno dei fondatori del Blues, c'è pure un premio a suo nome, esiste!), Broke Down Engine di Blind Willie McTell, Last Fair Deal Gone Down di R.L.Johnson (Robert per gli amici), Southbound Train di Big Bill Broonzy, Don't Want me Baby di Mississippi John Hurt (questo me lo ero dimenticato nella lista di prima), ancora Key To the Highway di Big Bill Broonzy (che tutti conoscono nella versione "elettrica" di Clapton). E ancora Make Me A Pallet On The Floor sempre di W.C.Handy, Goodnight Irene di Leadbelly e Good Morning Little Schoolgirl di Sonny Boy Williamson per arrivare fino a Lazy Bones che è un brano di Hoagy Carmichael e Johnny Mercer, uno standard della canzone americana che diventa un blues arcano abbellito dall'armonica dell'altro ospite Curtis Salgado.

In un paio di brani Lloyd Jones imbraccia una chitarra dal corpo d'acciao, una national steel e in un altro paio una vecchia Danelectro elettrica ma per il resto è un viaggio rigorosamente acustico nel Blues, di notevole fascino per la bravura del musicista che riesce a far rivivere questi vecchi brani che nascevano su gracchianti 78 giri d'epoca con le moderne tecnologie di registrazione senza snaturare lo spirito di questi brani.

Solo per appassionati di Blues (anche simpatizzanti) ma potrebbe essere una piacevole sorpresa. Per chi vuole approfondire http://www.lloydjonesmusic.com/.

Bruno Conti

21/02/2011

Centenario Della Nascita di Robert Johnson. Prime Celebrazioni e Pubblicazioni. Tributo Di Big Head Blues Club & Friends

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Quest'anno, l'8 maggio cade il centenario dalla nascita di Robert Johnson, The King Of The Delta Blues, uno degli inventori della "musica del diavolo" come la intendiamo oggi e di tante sue leggende.

Manca ancora un poco all'inizio delle celebrazioni ma visto che già qualcosa si muove parliamone! Intanto quel manufatto che vedete effigiato qui sopra sarà il "cofanetto ufficiale" dell'evento. Se vi trovate quei 320 euro (circa) o quei 440 dollari (sempre circa) che vi ballano in tasca potreste prendere in considerazione l'idea di pre-ordinare il manufatto, The Complete Original Masters - Centennial Edition ma attenzione lo potete fare solo a questo indirizzo in internet 5747793, non sarà nei negozi.

Visto i soldi che vi chiedono si tratta di una confezione lussuosa. Contiene i seguenti elementi:

- una tiratura limitata e numerata in 1000 copie dei 12 originali 78 giri con le 24 canzoni che hanno reso immortale l'arte di Robert Johnson, con grafica che riproduce i dischi originali. Ovviamente per la gioia di grandi e piccini i dischi girano a 45 giri!

- The Robert Johnson Centennial Collection, è un doppio CD che uscirà anche per conto proprio nei negozi e contiene i 42 pezzi registrati da Johnson, alternate takes comprese

- un altro doppio CD che si intitola Rarities From The Vaults, diviso in Rare Victor Blues e Also Playing con rare tracce d'epoca dagli archivi Sony/Victor con 24 brani il primo, registrati tra il 1928 e il 1932 dagli antesignani di Johnson e il secondo con dieci brani registrati tra San Antonio e Dallas, Texas negli stessi studi e nello stesso periodo in cui era presente anche Robert Johnson

- un DVD intitolato The Life And Music Of Robert Johnson:Can't You Hear The Wind Blow, un documentario realizzato dalla BBC nel 1992, narrato da John Hammond Jr (il figlio dello scopritore di Johnson e grande musicista per conto proprio) con contributi di Keith Richards, Eric Clapton, Johnny Shines e decine di altri, noti e meno noti

- un libretto con nuovi saggi, foto e quant'altro che aggiorna quello che era contenuto nel Complete Recordings pubblicato nel 1990 e che conteneva 41 brani, quindi la nuova edizione parrebbe avere un brano in più.

E questo uscirà, come riportato nel sito dello Sony, dal 26 aprile in avanti.

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Nel frattempo, la settimana prossima, il 1° marzo, cominciano a uscire i primi tributi. Questo Big Head Blues Club 100 Years of Robert Johnson, pubblicato dalla Big Records, nasconde le fattezze di Todd Park Mohr, ovvero Big Head Todd And The Monsters, noti blues-rockers americani. Per non farsi mancare niente però, i nostri amici si sono recati ai famosi Ardent Studios di Memphis, Tennessee e in cinque giorni, con la produzione del vincitore di Grammy Chris Goldsmith, hanno registrato questo tributo che comprende 12 brani. Ovviamente non erano da soli ( se no l'interesse suscitato dal disco, per quanto bravi, sarebbe stato molto più limitato): infatti sono della partita i due "Grandi Vecchi, BB King e Hubert Sumlin (che ho visto entrambi veramente male in arnese nell'ultimo doppio DVD di Crossroads, quello registrato lo scorso anno a Chicago e pubblicato a fine anno), nonché David "Honeyboy" Edwards, l'amico e compagno di avventura di Johnson che quest'anno compirà 96 anni! E anche Charlie Musselwhite, Ruthie Foster, Cedric Burnside e Lightnin' Malcolm.

Il disco, al quale ho dato una ascoltata veloce intanto che scrivevo questo Post, non mi sembra affatto male, elettrico e nello stile tipico dei Big Head Todd, con l'eccezione di tre brani acustici, Kind Hearted Woman, All My Love Is Love In Vain (che per gli amanti degli Stones è semplicemente Love In vain) e Sweet Home Chicago, il brano che apre le Complete Recordings.

Non c'entra con il disco ma visto che era bella l'ho inserita lo stesso! Questo è l'inizio, poi vi terrò informati su future uscite.

Bruno Conti

28/06/2010

Questo Le Mancava! Cyndi Lauper - Memphis Blues

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Cyndi Lauper - Memphis Blues - Downtown Records

Nel 2003 con At Last aveva rivisitato il repertorio "classico" (dalla Vie En Rose a Walk On By, da My Baby Just Cares For Me a Unchained Melody e via dicendo). Nel 2005 con Body Acoustic ha rivisitato il "suo repertorio classico" con risultati altalenanti, ottima Time After Time con Sarah McLachlan, ma un brano suonato da un arco di musicisti che va da Miles Davis a Tuck & Patty è diificile farlo male, da dimenticare la versione di Girls Just Want To Have Fun con Puffy AmiYuni (ma chi cacchio è?), molto bella Sisters of Avalon con Ani DiFranco e Vivian Green. Nel 2008 ha visitato anche la disco-dance con Bring Ya To The Brink, non commento. Ma il salto ad un disco di blues non se lo sarebbe aspettato nessuno!

E invece nel mese di marzo di quest'anno è entrata agli studi Electraphonic di Memphis, Tennessee con un manipolo di valorosi tra cui il produttore Scott Bornar, il suo ingegnere preferito William Wittman (di cui vi parlavo giusto ieri in relazione al disco di Ruth Gerson, ma è tutto collegato, una cosa tira l'altra) e alcuni musicisti che hanno fatto la storia del Blues e del soul, non saranno famosi ma vengono dalla Stax e dalla Hi Records (la sezione ritmica), sinonimo di garanzia e qualità, quattro fiati, chitarra, basso, batteria e tastiere, formazione classica.

Naturalmente non manca una sfilata di ospiti che aggiunge spessore ai contenuti dell'album: non sarà il suo genere, avrà l'accento del quartiere Queens di New York (io non ho la capacità di capirlo ma mi dicono che il paragone potrebbe essere come se un bergamasco cantasse dei classici della canzone napoletana), ma a me il disco non dispiace, si vede che c'è impegno e passione, l'esperienza acquisita in quasi trenta anni di carriera e un sincero amore per questo repertorio tra blues e soul.

Il disco è stato pubblicato il 22 giugno, giorno del suo compleanno (non si dovrebbe dire ma è del 1953) da una nuova etichetta la Downtown e consta di 11 brani: si va da I'm Just Your Fool, una energica blues ballad trascinata dall'armonica di Charlie Musselwhite, dove la voce della Lauper è un po' sopra le righe (ma è una sua caratteristica) per passare a un'ottima Shattered Dreams dal repertorio di Lowell Fulsom, qui l'arrangiamento con fiati e tastiere e l'ottimo Allen Toussaint al piano meglio si adattano alla nostra amica Cyndi che se la cava egregiamente. Early In The Mornin' era di Louis Jordan, ma l'hanno fatta tutti i grandi, qui a spronare una disinvolta Cyndi Lauper ci sono la chitarra e la voce di mastro B.B. King e di nuovo il piano di Toussaint, bella versione, leggera e appassionata allo stesso tempo e tutti si divertono.

Romance In The Dark è una bellissima ballata R&B con fiati di repertorio, cantata con la giusta misura anche se la voce non è quella dei grandissimi. In How Blue Can You Get Johnny Lang fa il BB King della situazione e con la sua chitarra e un breve intervento vocale sostiene ottimamente la Lauper. Torna Musselwhite per una nuova energica cavalcata blues in Down Don't Bother Me e qui mi sembra che la "ragazza" cominci a calarsi con gusto nella parte, niente male.

Don't Cry No More era un vecchio successo di Bobby Blue Bland ma la faceva anche Wilson Pickett e mi sembra che lo spirito soul del brano sia stato centrato in pieno in questa esuberante versione. In Rollin' & Tumblin' si recupera addirittura il feeling dei vecchi blues anni '50, il duetto con la diva del soul di Memphis Ann Peebles è da manuale, la slide di Kenny Brown graffia alla grande, obiettivo centrato in pieno.

Down So Low l'hanno cantata in tanti, io ne ricordo una grande versione di Etta James, ebbene devo dire che la brava Cyndi, in questo brano cava dal cilindro una sentita interpretazione quasi gospel, sofferta e vicina ai suoi limiti vocali ma molto bella. Mother Earth è il terzo brano che si avvale del piano di Allen Toussaint e in questo classico di Memphis Slim il grande musicista di New Orleans dà il meglio di sé e supporta da par suo una Lauper leggermente sottotono.

Crossroads non mi sembra adatta alle sue corde, anche vocali e Johnny Lang prende decisamente il sopravvento sia a livello vocale che chitarristico risultando il vero protagonista di questo brano che non entrerà negli annali delle migliori versioni di questo standard del blues pur essendo una versione più che onesta.

Surprise, surprise Cyndi Lauper sings the Blues, Memphis Blues e noi apprezziamo, vedere per credere.

Bruno Conti