24/05/2013
Novità Di Maggio Parte VIII. Jason Boland, Randall Bramblett, Shinyribs, Jeffrey Foucault, Jude Johnsone, Chip Taylor
Ultimi sei titoli per questo giro di novità relativo al mese in corso, ne rimangono alcuni che verranno recensiti singolarmente e quelli in uscita il 28 maggio. Partiamo con i primi tre.
Jason Boland viene dall'Oklahoma e quindi a pieno titolo fa parte del cosiddetto movimento "Red Dirt", che prende il proprio nome dal colore del terreno che si trova in quello stato americano. Siamo nell'area country, ma di quello pimpante, che è anche non lontano parente e discendente del movimento Outlaw e del country texano. Questo è il 9° lavoro di Jason Bolland (& The Stragglers) (compresi due live): Dark & Dirty Mile, è uscito la scorsa settimana per la Proud Souls/Thirty Tigers e contiene nove brani originali di Bolland e un paio di altri autori, oltre ad essere prodotto da Shooter Jennings, garanzia di qualità.
Si era citato il nome di Randall Bramblett, per la sua partecipazione in un CD della Real Gone Music che conteneva un paio di ristampe di vecchi album dei Sea Level, ma questo signore, cantante, tastierista, chitarrista e sassofonista è in pista da metà anni '70 (il suo primo album, That Other Mile, risale al 1975) e ha suonato anche come sessionman in centinaia di dischi nel corso di questo periodo: da Gregg Allman a Bonnie Raitt, da Robbie Robertson a Stevie Winwood passando per la quasi omonima Bonnie Bramlett, i Widespread Panic, tanto per citarne alcuni, con un stile influenzato dal blues, dal folk, dal rock, ma soprattutto dal southern in tutte le sue declinazioni, anche con influenze gospel. Questo nuovo The Bright Spots, uscito nei giorni scorsi per la New West, è un ulteriore esempio del suo ottimo "artigianato" musicale!
I pavesi Lowlands del mio amico Ed Abbiati hanno preso il loro nome da una canzone dei Gourds, l'ottimo gruppo americano, texani per la precisione, che è una sorta di piccola Band. Gli Shinyribs sono una costola di quella formazione e prendono il moniker dal soprannome di Kevin Russell che è il leader anche di questa band di cui avete potuto leggere nel Blog per il precedente album Well After Awhile shinyribs. A tre anni di distanza ci riprovano con Gulf Coast Museum e centrano ancora l'obiettivo. Piccolo grande disco, da beautiful losers o "carbonari" perfetti, come preferite. Etichetta Nine Mile, sarebbe uscito da un mesetto, ma la citazione la merita comunque.
Un altro terzetto di "clienti abituali" del Blog.
Prima Jeffrey Foucault, al nono album di studio, collaborazioni con i Redbird e Cold Satellite incluse, sempre citato in queste rubriche sulle uscite discografiche ma mai con un suo post specifico (ma in futuro...). Ottimo singer-songwriter roots, questa volta schiaccia il pedale sul rock in alcuni brani ma è sempre presente la giusta quota di ballate. Il disco si chiama Cavalcade e Foucault, molto amato dal critico americano Greil Marcus, usufruendo anche lui della Kickstarter Campaign per autofinanziarsi, con la collaborazione della poetessa Lisa Olstein, confeziona una ulteriore ottima prova discografica. Assolutamente da scoprire.
Jude Johnstone è una delle mie cantautrici preferite tra le "sconosciute", passione condivisa anche dallo scomparso Franco Ratti: si tratta di una cantante "anomala" ma bravissima. Ogni due o tre anni pubblica un album nuovo, questo Shatter, sempre per la sua Bojak Records, non se la fila nessuno regolarmente, ma intanto le sue canzoni sono state incise da Emmylou Harris, Bonnie Raitt, Stevie Nicks, Johnny Cash (la bellissima Unchained), Trisha Yearwood, Bette Midler, Jennifer Warnes e nei suoi dischi sono apparsi la stessa Harris, Clarence Clemons, Valerie Carter, Jackson Browne (più volte), Buddy & Julie Miller, Rodney Crowell che ne ha più volte magnificato le virtù, anche per il nuovo album. Un motivo ci sarà, basta scoprirlo!
Ennesimo disco per Chip Taylor, per citare alcune sue particolarità: grande cantante, autore, giocatore d'azzardo, zio di Angelina Jolie, fratello di Jon Voight, partner musicale di Carrie Rodriguez, e soprattutto, grande musicista. Ci siamo occupati di lui recentemente perché era l'autore di quel bellissimo brano dedicato alla strage avvenuta in Norvegia un paio di anni fa, This Darkest Day dalla-norvegia-con-passione-paal-flata-wait-by-the-fire-s..., e anche di tutte le altre canzoni presenti in quel CD, visto che era un tributo a lui dedicato. Ora, nel suo nuovo doppio album Block Out The Sirens Of This Lonely Wordl, appare la sua versione di quel brano, insieme a tante altre stupende ballate che confermano la innata classe di un altro"grande vecchio" (Chip Taylor è del 1940). L'etichetta, come per tutti i suoi dischi degli ultimi venti anni è la Train Wreck. Anche i video sono bellissimi.
That's all folks, alla prossima!
Bruno Conti
20:53 Scritto da bruno_conti (Webmaster) | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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02/04/2013
Novità Di Aprile Parte Ib. Leisure Society, Rilo Kiley, Crystal Bowersox, Webb Sisters, Milk Carton Kids, Evie Sands
Ecco gli altri titoli "interessanti" in uscita il 2 aprile: le date sono quelle "ufficiali", poi non sempre vengono rispettate, alcune volte escono prima, altre dopo, usatele a livello indicativo, visto che si tratta di materiale che esce in giro per il mondo. Anche le date dei Post non sono assolute, alcune volte li preparo prima e poi li pubblico anche in base alle "creazioni" dei collaboratori (oggi è già andato in rete Stephen Stills). In ogni caso partiamo con il primo terzetto.
Leisure Society sono una interessante band britannica, già nominata all'Ivor Novello, un premio della critica inglese, questo Alone Aboard The Ark è il loro terzo album, esce per la Full Time Hobby, è stato registrato negli studi Konk di proprietà di Ray Davies dei Kinks, e qualche similitudine con la band inglese nel loro periodo pop più raffinato c'è, insieme a un certo baroque sound, al sound del giro Mumford And Sons (a cui sono stati accostati anche perché hanno fatto un tour delle cattedrali con Laura Marling). Si citano pure Belle And Sebastian e Decemberists (tutta musica buona quindi) e nel 2009 erano stati cooptati dalla rivista Mojo per una delle loro compilations esclusive, registrando Something dei Beatles. Fiati e una elettronica umana convivono con il loro pop tipicamente british ed elementi più acustici, mi sembrano interessanti e bravi, date un piccolo ascolto.
I Rilo Kiley a livello discografico non danno segni di vita dal 2007, e anche la loro frontwoman Jenny Lewis non pubblica nulla dal 2010, anno di Jenny & Johnny, salvo una breve apparizione quest'anno nel disco dei surf punk-rocker Wavves dove canta i coretti nella title-track di Afraid Of Heights. Quindi immaginate la mia sorpresa quando ho visto annunciato un nuovo disco del gruppo, Rkives, per una piccola etichetta di proprietà del bassista, la Little Record Company. Vi confesso che non avevo afferrato subito il titolo del CD, Ar-chives, quindi "Archivi", si tratta di una compilation di materiale raro ed inedito, meglio di niente, comunque:
01 Let Me Back In *
02 It'll Get You There *
03 Runnin' Around *
04 All the Drugs *
05 Bury, Bury, Bury Another *
06 Well, You Left *
07 Draggin' Around
08 I Remember You
09 Dejalo (Zondo remix ft. Too $hort)
10 A Town Called Luckey
11 Emotional
12 American Wife
13 Patiently
14 Rest of My Life (demo) *
15 About the Moon
16 The Frug
* previously unreleased
A proposito di gentili donzelle, Crystal Bowersox nel 2010 si è piazzata al secondo posto nel talent show American idol, e in questo blog non sarebbe una nota di merito. La Jive del gruppo Sony/BMG/Rca lo stesso anno ha pubblicato il suo debutto Farmer's Daughter, che pur non avendo un sound memorabile lasciava intravedere delle possibilità soprattutto in una interessante cover di For What's Is Worth dei Buffalo Springfield di Stephen Stills. E tutto poteva finire lì. Invece sul finire del 2012, dopo essere stata mollata dalla Sony (quindi tutto come al solito), è stata messa sotto contratto dalla Shanachie che l'ha affidata al produttore Steve Berlin (proprio quello dei Los Lobos, non un omonimo) e il nuovo disco, che contiene anche un duetto con Jakob Dylan, Stitches, si chiama All That For This ed è uscito la scorsa settimana negli Stati Uniti. E non è per niente male, c'è anche Joel Guzman alla fisarmonica, lei ha una bella voce, senza usare eufemismi, non per fulla è stata scelta per rappresentare Patsy Cline in una prossima commedia musicale a Broadway. Una piacevole sorpresa degna di essere investigata, nel secondo video guardate bene nella descrizione.
Altre voci femminili ed una interessante uscita di un nuovo gruppo.
Le Webb Sisters, Webb & Hattie, sono le due fedeli coriste (con Sharon Robinson), che da cinque anni a questa parte accompagnano Mastro Leonardo in giro per il mondo. Dal 2006 a oggi hanno anche trovato il tempo per pubblicare due album a nome loro (oltre ad uno pubblicato nel lontano 2000 in quel di Nashville) oltre ad alcuni EP, l'ultimo dei quali, esce proprio in questi giorni. Si intitola When Will You Come Home, su etichetta Proper Records, e contiene ben due diverse versioni di Show Me The Place (una con orchestra) di Mister Leonard Cohen, tratte da Old Ideas e che dal vivo è uno dei momenti in cui il grande canadese lascia loro "ampio" spazio.
Il dischetto è molto piacevole, costa molto poco e contiene anche una bella cover di Always On My Mind reso celebre prima da Elvis Presley e poi da Willie Nelson (e anche dai Pet Shop Boys). Ci sono anche due brani nuovi che non erano sul disco del 2011 Savages: Missing Person e la profetica It May Be Spring But I Still Need A Coat.
Any Way That You Want Me di Evie Sands non è proprio nuovo, la Rev-ola lo aveva già pubblicato in CD nel 2005 (ma ora è di nuovo disponibile) e il disco all'origine uscì nel lontano 1969. Questa signora è quella che ha registrato le prime versioni di Take Me For A Little While, I Can't Let Go, Angel Of The Morning, Any Way That You Want, gli originali sono tutti suoi, anche se poi sono diventate famose nelle versioni di Dusty Springfield, Hollies, Troggs, Juice Newton e tanti altri. Se vi piacciono appunto la Springfield o la prima Laura Nyro, ma anche Linda Ronstadt o Karen Carpenter che hanno inciso i suoi brani qui c'è trippa per gatti. Nel disco in questione ci sono Any Way... e Take me for a little while, oltre a belle versioni di Carolina On My Mind di James Taylor, anni prima che diventasse un successo, Maybe Tomorrow, Until It's Time For You To Go di Buffy Sainte-Marie e tanti brani firmati da Chip Taylor (di cui, in un certo senso, è stata la musa) e Al Gorgoni che erano anche i produttori del tutto. E nel disco suona anche gente come Eddie Hinton e Paul Griffin, il pianista dei primi dischi di Dionne Warwick (ma ha suonato anche con Dylan). Se amate il genere cantanti e autrici (scrive anche lei qualche brano) sconosciute, ma brave, potreste avere una bella sorpresa.
A proposito di anni a cavallo tra i '60 e i '70 i Milk Carton Kids sono stati presentati come i figli illegittimi di Simon & Garfunkel e degli Everly Brothers. E un grosso fondo di verità c'è, non si può negare, si sente, ma in The Ash And Clay, che esce in questi giorni per la Epitaph/Anti, c'è anche altro. Duo folk, quindi i nomi son quelli, non ci sarebbe nulla di male, fossero così bravi. Altri hanno scomodato, per il tipo di suono, anche Gillian Welch e David Rawlings, senza dimenticare un signore semisconosciuto ma bravissimo come Joe Purdy, con cui hanno condiviso il palco e del quale sono stati la backing band nel tour dove presentavano l'album precedente, Prologue del 2011. Hanno suonato dal vivo anche con Old Crow Medicine Show e Lumineers, insomma il filone si è capito, quel new folk con mille sfaccettature, ma una per loro con una patina tipicamente acustica. Uno dei loro fans è Joe Henry che ha scritto le note del libretto. Per gradire un paio di brani.
Di altri dischi, appena trovo il tempo, vorrei occuparmi nello specifico, ad esempio, Poco, Hiss Golden Messenger, Last Bison, JJ Grey & Mofro. Dico i nomi, così mi prendo l'impegno. E Marco Verdi si occuperà dell'ultimo dei nuovi Dylan, Thom Chacon, mentre a Tino Montanari tocca il nuovo Elliott Murphy. Ebbene sì, sono uno schiavista!
Alla prossima.
Bruno Conti
23:00 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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16/03/2013
Dalla Norvegia Con Passione! Paal Flaata - Wait By The Fire. Songs Of Chip Taylor.
Paal Flaata – Wait By The Fire: Songs Of Chip Taylor – Rootsy 2012/2013
Scovati grazie all’infallibile fiuto della tedesca Glitterhouse, sempre attenta alla scena pop-rock indipendente, i norvegesi Midnight Choir furono considerati una delle realtà più intriganti della scena rock europea, fin dall’esordio con l’album omonimo Midnight Choir (94), cui faranno seguito Olsen’s Lot (96), Amsterdam Stranded (vincitore per il miglior album rock norvegese del ‘98), Unsung Heroine (2000), Waiting For The Bricks To Fall (2003), tutti prodotti da Chris Eckman dei grandissimi (per chi scrive) Walkabouts, prima di sciogliersi nel 2004. La band era composta da Ron Olsen, Al DeLoner (autore di tutte le musiche e testi) e dal cantante e leader indiscusso Paal Flaata, dotato di una voce sinuosa e profonda, che dava intensità ad una musica che richiamava alla mente importanti figure che hanno scritto pagine significative nella storia del rock d’autore (a partire da Leonard Cohen, da un verso del quale prendeva il nome il gruppo).
Dopo l’abbandono dal gruppo, Paal Flaata inizia una pregevole carriera solista partendo da In Demand (2002), l’ottimo Rein (2005), una raccolta di canzoni natalizie Christmas Island (2006), Old Angel Midnight (2008), sino ad arrivare a questo Wait By The Fire, che propone, curiosamente, un intero lavoro di rivisitazioni di “classici” del cantautore americano Chip Taylor (fratello dell’attore Jon Voight, padre di Angelina Jolie, moglie di Brad Pitt, e qui mi fermo per il gossip, ma aggiungerei giocatore di poker professionista). Come spesso accade nella vita, i due si sono conosciuti incidentalmente, in occasione della vicenda della strage sull’isola Utoya, avvenuta nel Luglio del 2011, e da quel momento si è consolidata una stima reciproca, che ha portato a queste dieci canzoni, che sono state estratte dal corposo songbook di Chip (con brani che vanno dal 1960 al 2011).
Prodotto dal collaboratore e polistrumentista Goran Grini, Wait By The Fire, nei suoi cinquanta minuti, si avvale di bravi musicisti locali (per questa volta vi risparmio, per ovvi motivi, i loro nomi), che accompagnano l’ex cantante dei Midnight Choir in questa riuscita reinterpretazione di brani di un autore come Chip Taylor, conosciuto in tutto il mondo per aver scritto successi negli anni '60 come Wild Thing (Troggs, ma anche Hendrix al Festival di Monterey) e I Can’t Let Go (Hollies), stranamente escluse da questa selezione, ma sinceramente era talmente vasto il serbatoio da cui pescare, che non era certamente facile fare delle scelte. L’iniziale Wait By The Fire, introdotta da arpeggi di chitarra, è un brano splendido, che rispetta in modo evocativo lo spirito delle canzoni dell’autore, mentre la seguente He Sits At My Table è una dolcissima ballata (il primo successo di Willie Nelson nel 1960) con una “performance” di grande livello da parte di Paal Flaata.
Arriva il momento di Angel Of The Morning uno dei classici di Taylor , si tratta di un motivo impossibile da dimenticare, che è stato interpretato da una schiera di cantanti tra cui Juice Newton (la versione più famosa pubblicata nel 1981), Evie Sands (l’originale), Merrilee Rush, Nina Simone, Dusty Springfield (dalle nostre parti è stata fatta una versione dai Profeti con il titolo Gli occhi verdi dell’amore), a cui fa seguito l’accattivante I Can Make It With You, altro brano portato al successo nel lontano 1966 da Jackie De Shannon. Si prosegue con una meraviglia, una versione di If I Stop Loving You, una ballata di sei minuti cantata in stile Leonard Cohen, dove la bravura vocale di Paal viene messa in evidenza, mentre Sleepy Eyes è una dolce filastrocca pop. Con Graceland Souvenirs (dove il titolo di una canzone di Elvis I Forgot To Remember To Forget è una parte del testo) si viaggia ancora verso le ballate d’atmosfera, mentre Weaker Moments è il momento più intimo del disco, un pianoforte ed un violino ci trasportano con la mente in un lussuoso piano-bar di Oslo. You Didn’t Get Here Last Night è una grande brano pianistico, con un ritornello in stile “ragtime” che fa da preludio a This Darkest Day, una ballata struggente (che Chip Taylor scrisse il giorno dopo la strage, in ricordo delle vittime) e Flaata l’ha cantata nel corso di un bel concerto gratuito al Farm Festival di Halden.
Paal Flaata (per chi scrive) è senza ombra di dubbio una delle voci più belle della scena norvegese, e per chi conosce il cammino fatto con il suo gruppo, questo Wait By The Fire non può altro che certificarlo, a dimostrazione che in questo genere di contesto, le canzoni pur belle, possono essere ulteriormente valorizzate con una prestazione vocale fantastica, che viene dal profondo dell’anima.
Alla fine dell’ascolto del CD, ho avuto la netta sensazione che queste canzoni fossero state scritte appositamente per Paal Flaata, in quanto anche se Chip Taylor è un grande cantante e autore, le sue migliori canzoni sono diventate più grandi di lui, e la dimostrazione è stata data da tutti i grandi artisti che hanno portato la sua musica in giro per il mondo.
Tino Montanari
12:11 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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14/01/2011
Mojo Presents Harvest Revisited
Mojo Present Neil Young Harvest Revisited
Di solito non recensisco, sia pure in breve, i CD allegati alle riviste (e Mojo e Uncut ne hanno fatti alcuni veramente belli nel passato) ma questa volta faccio un'eccezione!
Attenzione! Non si tratta di una compilation come New Harvest che era allegata a Mojo di Agosto 2009 ma proprio dell'intero album, brano per brano, rivisitato da dieci eccellenti artisti che rifanno nell'esatta sequenza il celebre disco di Neil Young Harvest, uscito nel 1972 ma, e qui forse è il punto debole dell'operazione, iniziato a concepire nel gennaio del 1971. E' proprio vero che se le inventano tutte per "creare" un anniversario anche quando non esiste. Però devo dire che poi l'esecuzione è stata stupenda.
Innanzitutto cè un bello speciale di 25 pagine dove illustri colleghi di Young scelgono e commentano le 50 più belle canzoni del canadese. C'è anche una bella intervista e una serie di articoli che tracciano la genesi e la storia di questo grande album e chicca finale questo CD che contiene i 10 brani originali. Com'è? Vale la pena di sborsare i 9.50 euro che ti chiedono in Italia per rivista + CD. Assolutamente.
Si parte con una eccellente versione di Out On The Weekend cantata dalla rivelazione canadese Doug Paisley autore di Constant Companion uno dei dischi più belli di questo 2010 appena finito. Kelley Stoltz rivede la title-track di Harvest in modo minimale e rarefatto, una piccola perla acustica. La cover di A Man Needs A Maid (come sapete in questo disco non c'è un brano brutto, se non l'avete già è anche l'occasione per acquistarlo, sperando che l'anno prossimo non ne esca qualche versione Deluxe), con la voce di Danny Wilson il leader di Danny and The Champions Of The World che molto ricorda quella di Young, è molto bella, un piano, un banjo, delle tastiere sparse e la bellezza del brano emerge in tutto il suo splendore.
Jane Weaver è l'unica donna presente. La versione che la cantante di Liverpool fa del superclassico Heart Of Gold ovviamente non può competere con l'originale ma cionondimeno risulta affascinante nella sua sognante qualità, con delle sonorità sospese sulla vocalità della Weaver sostenuta da una seconda voce femminile (o è sempre lei con l'aiuto del multitracking?). Matthew Houck (Phosphorescent) presenta una cover di Are You Ready For The Country che cerca di ricreare il dualismo elettrico/acustico di questo brano e direi che ci riesce anche lui (un altro dei talenti emergenti nel 2010).
I Villagers (ovvero Conor O'Brien) un'altra delle sorprese più positive dell'anno trascorso sono alle prese con quello che Neil Young considera il brano più importante e duraturo del disco (lo dice nell'intervista). Il nostro amico ci mette molto di suo, pur mantenendo la melodia originale della canzone, e il risultato è affascinante, molto vicino alle sonorità ricercate e complesse di quel bellissimo disco che si chiama Becoming A Jackal anche-lui-di-nome-fa-conor-the-villagers-becoming-a-jacka....
Di Neville Skelly, un altro musicista di Liverpool di cui ignoravo l'esistenza e che nato come appassionato di big band swing si è trasformato in un epigono di Scott Walker, Tim Hardin, Dion o quantomeno ha cercato ispirazione in questi territori sonori. E a giudicare dal risultato ottenuto in questa versione di There's A World direi che l'ha trovata! In effetti prima ho mentito, o meglio ho detto una mezza verità, anche le Smoke Fairies sono un duo "femminile" e la loro ripresa a più voci della bellissima Alabama non fa rimpiangere le armonie vocali di CSN&Y. Una delle sorprese piacevoli di questo CD. Avevo sentito il loro album Through Low Light And Trees e mi era piaciuto (anzi ve lo consiglio) ma in questa versione del brano di Young mi hanno, ripeto, sorpreso piacevolmente. The Needle and The Damage Done è un brano quintessenzialmente younghiano ed è difficile riproporla; Sam Amidon ci prova, armato solo della sua chitarra acustica, e in parte riesce nella difficile impresa anche se non raggiunge i vertici toccati nel suo disco I See The Sign.
Last but non least Chip Taylor, il veterano di Nashville realizza il capolavoro di questo album, una versione straordinaria di Words (Between The lines Of Age) sospesa tra la voce vissuta ed espressiva di questo grandissimo musicista e un arrangiamento chitarristico che rivaleggia con quelli di Young, forse superando addirittura l'originale, memorabile!
Bruno Conti
19:26 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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24/05/2010
Covers Che Passione! Carrie Rodriguez - Love And Circumstance
Carrie Rodriguez - Love and Circumstance - Ninth Street Opus
Non sempre l'idea di un disco tutto di "cover" si rivela vincente: questa è una delle rare eccezioni. In fondo per Carrie Rodriguez seguire le strade che furono di grandi autori non sembra difficile, forse questo è dovuto anche alla sua carriera. Partita come collaboratrice nella band di Chip Taylor il rapporto si è poi trasformato in una parnership alla pari che ha fruttato cinque album, tre in studio e due dal vivo, tra il 2002 e il 2007, uno più bello dell'altro. Come chi legge questo blog (e il Buscadero) sa, poi Chip Taylor ha inserito nella sua band la brava Kendel Carson come sostituta ma senza gli stessi risultati, pur essendo quest'ultima cantante e violinista degna di nota. Ma torniamo alla bella Carrie che già nel 2006 aveva esordito come solista con l'ottimo Seven Angels On A Bicycle pubblicato ancora per l'etichetta Trainwreck di proprietà di Chip Taylor che componeva anche alcuni dei brani presenti nel disco. Nel 2008 ha pubblicato l'ottimo She Ain't Me per la Manhattan/Back Porch, poi ha scelto (o è stata costretta) la strada dell'indipendenza, pubblicando un disco dal vivo Live In Louisville francamente di difficile reperibiltà (si trova tramite il suo sito http://www.carrierodriguez.com/). Questo è quindi il suo quarto album da solista e come dicevo all'inizio la scelta si è rivelata vincente.
Sarà la scelta oculata di brani e collaboratori? Probabilmente ma non solo, anche la voce fa la sua parte. Si parte con una bella versione di Big Love un brano che porta le illustri firme di Cooder/Hiatt/Lowe/Keltner ovvero i Little Village: tratto dal loro unico album era uno dei brani più belli, qui la Rodriguez si affiancare dall'ottima Aoife O'Donovan dei Crooked Still alle armonie vocali e da Greg Leisz alla lap steel che ci regala uno dei suoi assoli perfetti, il brano è la prima variazione sul tema dell'amore che come si evince dal titolo è il trait-d'union dell'album. Wide River To Cross, se possibile, è ancora più bella, scritta da Julie e Buddy Miller, si avvale delle armonie vocali dell'autore stesso che aggiunge pathos ad un brano dall'andatura maestosa, mi sembra di sentire il violino della Rodriguez anche se non è accreditato, oltre all'immancabile lap steel di Leisz e agli ottimi musicisti della band che ci mettono del loro per rendere notevole questo brano, lei canta sempre con grande impegno.
When I Heard Gypsy Davy Sing è un bellissimo brano traditional arrangiato e riscritto dal "babbo" David Rodriguez anche lui ottimo cantante, una ballata soffice ancora pervasa dalle belle armonie vocali della O' Donovan (il suo gruppo, i Crooked Still, è uno dei migliori in circolazione nell'ambito della musica acustica, hanno appena pubblicato, questione di giorni, un disco nuovo, Some Strange Country, molto bello). Per sparigliare le carte, per regalarci il suo sentito omaggio alla country music, la Rodriguez sceglie un brano di Matthew S. Ward, ovvero M Ward, cantatutore e metà degli She And Him, il cui brano Eyes On The Prize viene countryficato come la stessa Emmylou Harris non avrebbe saputo fare meglio, con tanto di fiddle, mandolino, slide e dobro, delizioso. Steal Your Love è un bellissimo brano di Lucinda Williams (proprio dal suo tour, nel quale faceva la spalla, è tratto il live citato prima), un brano dal crescendo irresistibile, con le armonie vocali ancora della brava Aoife (che razza di nome) e la chitarra solista, grandissima, di Bill Frisell che ci regala una serie di assoli fantastici.
Waltzing's For Dreamers è proprio quella bellissima di Richard Thompson, dedicata ai perdenti in amore, o meglio ai "sognatori", quella che contiene il celebre verso "One step for sighing, Two steps for crying", musicalmente oltre al solito Leisz, questa volta alla pedal steel ci regala un altro bell'assolo di violino della Rodriguez che la canta con grande partecipazione a tempo di valzerone. I'm Not For Love di Sandrine Daniels (non conosco ma indagherò) è un'altra dolcissima canzone con la chitarra "vibrata" con tremolo di Hans Holzen che raddoppia quella di Frisell, mentre la voce della O'Donovan si aggiunge a quella della Rodriguez e a un contrabbasso pizzicato, pochi ingredienti grandi risultati. I Made A Lover's Prayer della coppia Welch/Rawlings è il brano più rock, stranamente, dell'album con un Bill Frisell ancora una volta superlativo nei suoi interventi alla chitarra. I Started Loving You Again è un classico della country music scritto da Merle Haggard e la Rodriguez gli rende tutti gli onori con una "signora" versione affiancata ancora una volta dall'ottimo Steven P. "Buddy" Miller (ho scoperto si chiama così, c'è scritto nelle note). Rex's Blues è una delle tantissime belle canzoni scritte dal grande Townes Van Zandt, bellissima versione ancora una volta abbellita da un delicato solo di Greg Leisz. Dopo tante belle canzoni il meglio deve ancora venire: prima una versione fantastica di I'm So Lonesome I Could Cry, solo il mandolino elettrico e la voce della Rodriguez e la chitarra elettrica accarezzata da Frisell, versione vicina allo spirito "country" del grande chitarrista jazz americano. Il finale è dedicato a La Punalata Trapera, grandissima canzone cantata in spagnolo dal repertorio della cantante messicana Sosa Tomas Mendez e che in casa cantava la zia, la versione è trascinante con le chitarre elettriche che duettano come solo i Los Lobos saprebbero fare, una piccola meraviglia e come canta la ragazza. Questa è la versione dal vivo al SXSW di Austin, una ventina di giorni fa.
Un disco di cover, ma un signor disco, 7,5 il voto.
Bruno Conti
19:34 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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