Mancava Solo Un “Pezzo” Per Fare I Fleetwood Mac Di Nuovo, E Si Sente! Lindsey Buckingham Christine McVie

buckingham mcvie

Lindsey Buckingham Christine McVie – Lindsey Buckingham Christine McVie –East West/Warner

All’inizio uno potrebbe pensare ad un errore, Buckingham/McVie, ma non era Buckingham/Nicks? Se aggiungiamo che la sezione ritmica è formata da Mick Fleetwood alla batteria e John McVie al basso, non facevano prima a chiamare anche Stevie Nicks e fare un nuovo album dei Fleetwood Mac? Ma sarebbe stato troppo semplice e si sa che i musicisti sono strani, quelli di questo gruppo in particolare, si sono presi e lasciati in mille combinazioni nel corso degli anni, ma una certa amicizia e complicità è sempre rimasta, non credo che nei loro occhi brilli solo il simbolo del dollaro. Oltre a tutto il disco è abbastanza “democratico”: cinque pezzi di Buckingham, due della McVie (da sempre la meno prolifica) e tre firmati insieme. Produce Lindsey Buckingham con Mark Needham e Mitchell Froom, che suona anche le tastiere nell’album, oltre alla stessa Christine McVie. Capolavoro pop-rock quindi? Forse no, semplicemente un solido e piacevole album che ripercorre il classico sound californiano della band originale: quando la McVie è ritornata all’ovile dei FM nell’aprile del 2014, lei e Buckingham erano subito tornati in studio per vedere se la chimica funzionava ancora, e si erano trovati talmente bene che avevano deciso di registrare un album a nome della band, visto che anche McVie e Fleetwood erano della partita, ma poi ci sono stati dei problemi (strano, non lo avrei mai detto!) con la Nicks e quindi è diventato un progetto della coppia Buckingham/McVie, un disco di duetti.

Ovviamente parte del materiale, sotto altre forme, essendo Buckingham quello che è, ovvero un certosino creatore di confezioni pop-rock, in parte si era già sentito: per esempio il brano di apertura Sleeping Around The Corner, era già stato pubblicato, come bonus track, nell’edizione digitale del disco solo di Lindsey Seeds We Sow, e sicuramente altri frammenti e idee sedimentavano nella “diabolica” e fervida mente di Buckingham. Quindi partiamo proprio da questa canzone, tipica del musicista californiano (l’unico “autoctono” del gruppo): classico giro di chitarra del nostro, coretto gioioso, su un groove ritmico al solito complesso ma che si memorizza con facilità, particolari suoni, anche elettronici, ma mai “sgarbati”, aggiunti all’insieme, la voce che ora sussurra, ora ammicca, mentre la McVie per il momento lavora più di conserva, business as usual per il nostro amico. Feel About You, scritta in coppia, ha piccoli tocchi di marimba che aggiungono un sapore caraibico, un insistito giro di basso di John McVie e la deliziosa voce della di lui ex moglie, Christine, che intona un’altra delle tipiche melodie di Buckingham, che gorgheggia pure sullo sfondo, sempre nell’ambito pop raffinato siamo; In My World combina il rock di Tusk, con una ritmica più incalzante di Fleetwood, nel classico tempo à la Fleetwood Mac, unito ad una di quelle solari e sognanti frasi melodiche che sono tipiche del DNA del buon Lindsey, le potrebbe scrivere anche dormendo, ma si apprezzano sempre, anche se sentite mille volte.

La successiva Red Sun, una di quelle firmate in coppia, presenta l’ideale alternativa alle delizie del passato quando a fianco di Buckingham c’era la voce di Stevie Nicks, ma il risultato è quello, forse il miglior pop californiano dopo quello dei Beach Boys, con armonie deliziose e un assolo di chitarra di grande finezza; Love Is Here To Stay con i classici arpeggi della chitarra acustica, la voce sussurrata e poi il classico leggero crescendo armonico del suo pop barocco è ancora puro Buckingham non adulterato, quello che di solito si trova nei suoi dischi solisti. Too Far Gone, di nuovo attribuita alla coppia, ha un ritmo funky-rock con un synth ricorrente, rullate aggressive e tribali della batteria di Fleetwood, ma non entusiasma più di tanto, sembra un pezzo minore degli Eurythmics, anche se l’assolo di chitarra è asprigno il giusto. Lay Down For Free potrebbe essere un outtake di Rumours, il classico pop-rock dei Fleetwood Mac, con le voci dei due sovrapposte e unite per una canzone che al solito piace, ma senza entusiasmare; potrebbe essere meglio Game Of Pretend, una delle tipiche ballate pianistiche della McVie, ma sembra un po’ irrisolta e poi si perde in un ritornello tutto caramelloso e zuccherino ripetuto, che potrebbe provocare il diabete all’ascoltatore. On With Show di nuovo scritta dal solo Buckingham è un altro piacevole brano pop-rock cantato in coppia, con la prevalenza della voce di Lindsey nell’insieme. Insomma, in definitiva un buon album, come conferma l’ultima traccia scritta in solitaria dalla McVie, una sinuosa e sognante Carnival Begin (il migliore dei suoi contributi), graziata da un stridente solo della solista di Buckingham nel finale, ma se mi passate un penoso gioco di parole con il cognome di Christine da nubile, siamo lontani dall’essere “perfect”! A parte nella foto di copertina, dove sembrano dire “passavamo di qui per caso”!

Bruno Conti

Un Cofanetto Che Si Può Tranquillamente Evitare, Esce Il 31 Marzo! Fleetwood Mac – Tango In The Night Super DeLuxe

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Il prossimo 10 marzo uscirà l’ennesima ristampa Deluxe di un album dei Fleetwood Mac: dopo Rumours, Tusk e Mirage tocca a Tango In The Night, che però, al di là dell’enorme successo commerciale che ebbe quando fu pubblicato nel 1987, vendendo oltre 15 milioni di copie nel mondo, a mio parere, non merita questa ristampa potenziata e Deluxe. Forse sarebbe stato meglio indirizzarsi sul primo, omonimo album del 1975 (di quelli con la formazione Buckingham-Nicks ovviamente), ma così è stato deciso e quindi vediamo cosa conterrà la ristampa. Intanto, per completare l’informazione, l’album, a differenza del suo predecessore Mirage, non andò al primo posto delle classifiche USA, fermandosi solo al settimo posto, fu un album tipicamente dal suono anni ’80, molto ridondante, con arrangiamenti “esagerati”, uso di molte tastiere e percussioni sintetiche, e fu funestato dall’uscita di molti singoli che contenevano remix dance, dub e quant’altro, decisamente inascoltabili, almeno per me. Purtroppo tutti recuperati nel terzo CD della edizione Deluxe.

E quindi vediamo cosa contiene il cofanetto. Il primo CD è l’album originale, 12 brani in tutto, qualcuno anche discreto, ma globalmente non un disco memorabile, per usare un eufemismo. Ci sono anche tre canzoni firmate insieme, per la prima volta, da Lindsey Buckingham e Christine McVie (e proprio in questi giorni è stato annunciato che probabilmente a maggio uscirà un nuovo disco della strana coppia), e solo tre di Stevie Nicks. Il secondo CD, il più interessante, contiene B-sides, alternate takes, demos, versioni strumentali e anche dei brani inediti, quasi tutto materiale mai pubblicato prima. E i primi due album escono anche come doppio CD, forse il formato ideale, se volete (ri)comprarvi Tango In The Night. Il terzo CD, quello orrido, riporta una sfilza di materiale ottimo per le piste da ballo, meno per i nostri impianti. Poi c’è un DVD, solo con 5 video dell’epoca relativi ai brani del disco, il resto dello spazio è occupato dalla versione ad Alta Risoluzione dell’album originale. E il quinto disco è proprio il vinile originale. Non si poteva mettere un bel concerto in sostituzione, magari questo?

Disc: 1
1. Big Love (Remastered)
2. Seven Wonders (Remastered)
3. Everywhere (Remastered)
4. Caroline (Remastered)
5. Tango in the Night (Remastered)
6. Mystified (Remastered)
7. Little Lies (Remastered)
8. Family Man (Remastered)
9. Welcome To The Room… Sara (Remastered)
10. Isn’t It Midnight (Remastered)
11. When I See You Again (Remastered)
12. You And I, Pt. II (Remastered)

Disc Two: B-Sides, Outtakes, Sessions
1.    “Down Endless Street”
2.    “Special Kind Of Love” (Demo)*
3.    “Seven Wonders” (Early Version)*
4.    “Tango In The Night” (Demo)*
5.    “Mystified” (Alternate Version)*
6.    “Book Of Miracles” (Instrumental)
7.    “Where We Belong” (Demo)*
8.    “Ricky”
9.    “Juliet” (Run-Through)*
10.  “Isn’t It Midnight” (Alternate Mix)*
11.  “Ooh My Love” (Demo)*
12.  “Mystified” (Instrumental Demo)*
13.  “You And I, Part I & II” (Full Version)*

Disc Three: The 12″ Mixes (super deluxe only)
1. “Big Love” (Extended Remix)
2. “Big Love” (House On The Hill Dub)
3. “Big Love” (Piano Dub)
4. “Big Love” (Remix/Edit)
5. “Seven Wonders” (Extended Version)
6. “Seven Wonders” (Dub)
7. “Little Lies” (Extended Version)
8. “Little Lies” (Dub)
9. “Family Man” (Extended Vocal Remix)
10. “Family Man” (I’m A Jazz Man Dub)
11. “Family Man” (Extended Guitar Version)
12. “Family Party” (Bonus Beats)
13. “Everywhere” (12″ Version)
14. “Everywhere” (Dub)

Disc Four: The Videos (DVD) *super deluxe only
1. “Big Love”
2. “Seven Wonders”
3. “Little Lies”
4. “Family Man”
5. “Everywhere”
Plus a High-Resolution Stereo Mix of the Original Album

Tango In The Night (Vinyl)

Side One
1. “Big Love”
2. “Seven Wonders”
3. “Everywhere”
4. “Caroline”
5. “Tango In The Night”
6. “Mystified”

Side Two
1. “Little Lies”
2. “Family Man”
3. “Welcome To The Room… Sara”
4. “Isn’t It Midnight”
5. “When I See You Again”
6. “You And I, Part II”

Da quello che ho visto, stranamente, il box non avrà un prezzo proibitivo, indicativamente tra i 60 e i 70 euro, quindi se volete farvi del male non vi costerà neppure moltissimo. Quindi, ripeto, data prevista di uscita il 10 marzo, etichetta Warner/Rhino.

Alla prossima.

Bruno Conti

“Pop Californiano” Ai Massimi Livelli! Fleetwood Mac – Tusk

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Fleetwood Mac – Tusk – Warner CD – Deluxe 3CD – Super Deluxe 5CD/DVD/2LP

Nel 1979 i Fleetwood Mac si trovavano nella difficile situazione di dover dare un seguito a Rumours, uno dei dischi più venduti di tutti i tempi (ad oggi siamo a più di quaranta milioni di copie), uno di quei capolavori di arte, commercio ed equilibrio che di solito riescono una volta nella vita, quasi un greatest hits se stiamo a guardare l’elenco delle canzoni presenti. Un caso in cui le tensioni personali (sia Lindsey Buckingham e Stevie Nicks che Christine e John McVie stavano divorziando, e pure Mick Fleetwood si stava separando dalla moglie) sono da sprone a tirar fuori il meglio da tutti quanti. I Mac due anni dopo misero sul mercato addirittura un doppio album, Tusk, che però in un primo momento deluse sia critica che fans, pur vendendo la più che rispettabile cifra di quattro milioni di copie nel primo anno: la gente però si aspettava un Rumours II, e accolse con diffidenza le nuove canzoni, tra le quali mancava una hit della potenza di Go Your Own Way, Dreams o Don’t Stop, giudicando troppe le venti canzoni dell’album e troppo poco immediate ed un tantino pretenziose. I critici lo definirono “un elefante in una stanza” (definizione oggi ironicamente ripresa e messa come titolo nelle note di questa ristampa), e molte copie giacquero invendute nei negozi. Il tempo (ed i ripetuti ascolti) però è stato generoso con Tusk, ed oggi si può tranquillamente ammettere che il doppio album è il lavoro della maturità per il quintetto anglo/californiano, una vetta artistica non di certo inferiore al suo predecessore, che aveva certo il vantaggio di essere più immediato.

fleetwood mac tusk box

Qui Buckingham si prende in maniera decisa la leadership del gruppo (molti insinuano che Tusk sia in realtà il suo primo album da solista), e costruisce una serie di gioiellini tra pop, folk e rock che definiscono il suo stile da qui agli anni a venire, con le sue sonorità stratificate e sovrincisioni vocali e chitarristiche che diventeranno il suo marchio di fabbrica; la Nicks regala le sue tipiche ballate ariose ed anche la McVie, solitamente quella che mi piace meno, è in forma smagliante (forse anche più di Stevie). Questa ristampa, che giunge a due anni da quella analoga dedicata a Rumours, propone nel primo CD (prendo in esame la versione più ricca, ma esiste anche un buon estratto in tre dischetti, oltre alla classica versione singola) il disco del 1979 rimasterizzato, ed è un grande piacere riascoltare i gioiellini di architettura pop presenti al suo interno, dall’iniziale slow Over & Over, ma con un bel crescendo, al trascinante boogie Think About Me (entrambe opera di Christine), alla famosa Sara, alla splendida Storms, uno dei pezzi migliori della Nicks, ai coinvolgenti episodi che vedono Lindsey protagonista (That’s All For Everyone, Not That Funny, la trascinante I Know I’m Not Wrong, la countreggiante That’s Enough For Me  fino alla celebre title track, ancora oggi uno degli highlights delle esibizioni dal vivo del gruppo). Il secondo dischetto, oltre a riproporre le bonus tracks presenti sulla ristampa del 2004 (tra cui una Walk A Thin Line meglio dell’originale), aggiunge una versione alternata della bella Save Me A Place, cinque takes tutte ugualmente godibili di I Know I’m Not Wrong e quattro di Tusk, nessuna delle quali però avvicina quella nota.

Il terzo CD, intitolato The Alternate Tusk si basa su un’idea interessante, cioè dare una visione diversa del disco, proponendo venti outtakes (di cui ben 17 inedite) nella stessa sequenza dell’album originale: il tutto non perde un’oncia della sua bellezza, ed in alcuni punti gli arrangiamenti meno rifiniti e più diretti riescono quasi a migliorare il brano (penso a Think About Me, o ad una Storms acustica ancora più bella e toccante, con la Nicks in forma vocale strepitosa), anche se la chicca assoluta è una Brown Eyes, languida ballata ad opera di Christine, che vede Lindsay duellare chitarristicamente nientemeno che con l’ex leader della versione “british” della band, cioè il grande Peter Green (che era passato a salutare gli ex compagni https://www.youtube.com/watch?v=0yq-Fw7C26Y ), un finale di brano tutto da godere, dato che nell’originale la presenza di Green non era accreditata e la coda del pezzo era stata sfumata. Il quarto e quinto dischetto sono la ciliegina sulla torta: un doppio live registrato tra il 1979 ed il 1980 in varie locations americane, con un gruppo in splendida forma, forse al top assoluto di sempre (non dimentichiamo che Fleetwood e McVie erano/sono una sezione ritmica che non ha paura di nessuno e Buckingham un chitarrista formidabile, sistematicamente e colpevolmente ignorato dalle classifiche dei migliori axemen che piacciono tanto alle riviste specializzate), ed il doppio dischetto è superiore anche al doppio Live ufficiale pubblicato all’epoca, con versioni brillanti di alcuni highlights di Tusk, ma anche ottime riproposizioni dai due dischi precedenti (l’introduttiva e trascinante Say You Love Me, la classica Rhiannon, la scintillante I’m So Afraid, già da allora perfetto showcase per le evoluzioni chitarristiche di Lindsey, la superba Go Your Own Way, una delle migliori rock songs degli anni settanta) ed una sorprendente Oh Well, sentito omaggio del gruppo a Green ed agli esordi come pionieri del british blues.

Completano il box il disco originale sia in doppio LP che in DVD audio. Da Tusk in poi i Fleetwood Mac iniziarono a perdersi un po’: solo due dischi negli anni ottanta (il sottovalutato Mirage ed il commerciale, ma di grande successo, Tango In The Night), usando poi il gruppo (Buckingham e Nicks, e di recente anche la McVie) come una casa con le porte girevoli dalla quale entrare ed uscire a loro discrezione. Ma, almeno all’epoca di Tusk, c’erano poche band al loro livello.

Marco Verdi