12/05/2013

Piovono Chitarristi, Il Ritorno 2! Simon McBride - Crossing The Line

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 *NDB. Visto che il tempo atmosferico, purtroppo, lo consente, continuiamo a farli piovere!

 Simon McBride – Crossing The Line – Nugene Records

C’è tutta una NWOBBG (New Wave Of British Blues Guitarists) e anche dall’Irlanda del Nord (per il soggetto in questione): Danny Bryant, Aysnley Lister, Oli Brown, Matt Schofield, Joanne Shaw Taylor, Bex Marshall, Chantel McGregor, Virgil (McMahon) And The Accelerators, i due Ian, Parker & Siegal e ora (ma già da un po’ di tempo, come per la maggior parte di quelli citati) Simon McBride. Quest’ultimo, nativo di Belfast, e quindi tecnicamente britannico, è un ex metallaro pentito e redento: pensate che nel lontano 1994, a 15 anni, vinceva il premio come Young Guitarist Of The Year della rivista Guitarist e pochi mesi dopo veniva assoldato dalla band metal Sweet Savage, per sostituire l’ex Def Leppard Vivian Campbell, come chitarra solista e rimaneva poi con loro fino al 1998, il tempo di registrare anche un paio di albums. Nel 1998 appunto incontra Andrew Strong, il protagonista dei Commitments e torna a suonare soul, R&B, blues che erano stati i primi amori della sua gioventù musicale, quelli che lo avevano convinto a darsi alla musica non solo come professione. Dopo parecchi anni di “palestra” come accompagnatore, decide di dedicarsi ad una carriera solista e per l’etichetta specializzata Nugene (anche la casa di Matt Schofield e Ian Siegal) inizia la sua nuova vita come “bluesman”, anche se sempre con una forte propensione per il rock, come testimoniano le due cover di Free e Hendrix, presenti nel suo disco di esordio Rich Man Falling.

Dopo di quello ha pubblicato un altro album di studio, uno dal vivo, Nine Lives, e ora questo Crossing The Line (già uscito da qualche mese). Se vogliamo creare uno slogan potremmo dire “Giovani Clapton (o Rory Gallagher?) crescono: ma a 34 anni si è ancora giovani? Nella musica, e nel blues in particolare, forse sì. E quindi in questo, peraltro buono, album convivono le varie anime di McBride, un rock-blues torrido temperato da uno spirito soul, un certo “modernismo” sonoro allenato dal passato metallaro, una ulteriore componente radiofonica, se questo tipo di musica passa anche in radio, in Italia sicuramente no, ma in altri paesi sì, e penso a gente come Jonny Lang, John Mayer, Kenny Wayne Sheperd che vendono “paccate” di dischi avendo sempre tenuto ben presente una anima commerciale, che non sempre li fa amare totalmente dalla critica, ma alimenta questa loro ambizione a diventare (se mai vorrà ritirarsi) il futuro Clapton, in concorrenza magari con Bonamassa, che per il momento è decisamente il più eclettico del gruppone (con note di merito anche per Schofield, Lister e Siegal)!

Tornando a questo McBride, il primo brano, Lead us away, parte con una svisata che sembra provenire proprio da quel passato hard (in musica naturalmente) e poi si sviluppa con un groove che può ricordare sia il Bonamassa rock che i vecchi Free o meglio i loro “figliocci” Bad Company, Go Down Gamblin’ è una cover di un vecchio brano di David Clayton-Thomas, tratto da Blood, Sweat & Tears 4, per un gruppo che dopo la cover della coppia Hart/Bonamassa sembra tornato di moda, il sound è sempre hard anziché no, un po’ di maniera ma onesto. No Room To Breathe è una ballatona vagamente alla Gary Moore che si salva in virtù del buon lavoro alla solista di McBride. Anche Don’t Be A Fool  nonostante un organo di supporto, suonato sempre da Simon, coretti vari e ritmi più funky, al di là della solita chitarra non rimarrà negli annali del rock. A livello di lenti, molto meglio Starve This Fever che nel lavoro della solista ha un qualcosa di Beck, inteso come Jeff, per la sua intensità. Alcatraz, con una piccola sezione fiati, si avvale della lezione soul imparata con Strong, buona interpretazione vocale ma è sempre un soul “bianco” annacquato, né troppo nero, né troppo rock, si può fare di meglio.

One More Try può ricordare il suono dei citati Jonny Lang o John Mayer, commerciale ma con giudizio, A Rock and A Storm è un brano acustico che ci permette di apprezzare la destrezza tecnica di McBride, sicuramente un chitarrista molto dotato. Heartbreaker non è quella dei Free e neppure degli Zeppelin, ma pesca da quel bacino con qualche “impressione hendrixiana”! Home To Me è una cover scritta dal conterraneo irlandese Gareth Dunlop, un giovane moderno soul man in pectore e anche la Down to the wire (revisited) già presente nel CD precedente è un lento di buon impatto. Come per gli album passati, già al vaglio di chi scrive, piace ma senza entusiasmare!

Bruno Conti    

24/04/2013

Ci Risiamo! Paul McCartney & Wings - Wings Over America & Rockshow

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Wings Over America - 3 CD + DVD + 4 Libri + Memorabilia Vari Hear Music 28-05-2013

Wings Over America - 2 CD Standard Edition - Hear Music/Universal 28-05-2013

Wings Over America - 3 LP Vinyl Edition - Hear Music 28-05-2013

Wings - Rockshow - DVD Eagle Vision 11-06-2013

Wings - Rockshow - Blu-ray Eagle Vision 11-06-2013

Eccoci di nuovo, ancora una volta ci risiamo. Per la serie delle ristampe della Paul McCartney Archive Collection, come annunciato da tempo, esce quella di Wings Over America per la Hear Music, gruppo Universal/Concord e due settimane dopo, per la Eagle Vision gruppo Edel, che detiene i diritti per il materiale video, l'11 giugno uscirà Rockshow.

Ma, come nel caso di Beatles, Stones, lo stesso McCartney e molti altri, questa divisione fa sì che escano varie edizioni differenti e spesso (quasi sempre) i DVD contenuti nelle Superdeluxe Editions, costosissime, siano diversi da quelli che escono separatamente e anche in questo caso siate preparati, oltre al salasso, anche alla fregatura. In parole povere, se non siete feticisti o collezionisti (spesso corrisponde) della confezione, ma vi interessa il contenuto, in questo caso si ripete il caso, che so, di Slowhand di Clapton o di Live At Leeds degli Who. Ovvero, per avere tutto il materiale musicale inedito, vi dovete comprare anche tutto quello che gli sta intorno. E vediamo perché:

Wings Over America track listing

CD1
1. Venus And Mars / Rock Show / Jet
2. Let Me Roll It
3. Spirits Of Ancient Egypt
4. Medicine Jar

5. Maybe I’m Amazed
6. Call Me Back Again
7. Lady Madonna
8. The Long And Winding Road
9. Live And Let Die
10. Picasso’s Last Words
11. Richard Cory
12. Bluebird
13. I’ve Just Seen A Face
14. Blackbird
15. Yesterday

CD2
1. You Gave Me The Answer
2. Magneto And Titanium Man
3. Go Now

4. My Love
5. Listen To What The Man Said
6. Let ‘Em In

7. Time To Hide
8. Silly Love Songs
9. Beware My Love
10. Letting Go
11. Band on the Run
12. Hi Hi Hi
13. Soily

CD3 (Recorded live at the Cow Palace in San Francisco) [Deluxe only]
1. Let Me Roll It
2. Maybe I’m Amazed
3. Lady Madonna
4. Live And Let Die
5. Picasso’s Last Words
6. Bluebird
7. Blackbird
8. Yesterday

DVD [Deluxe only]

Wings Over The World - 75 minute documentary

Deluxe also includes:

80 pages of drawings by Humphrey Ocean
60 pages of exclusive photos from the diary of the tour by Linda
136 page book telling the story of the tour

I memorabilia li vedete allargando l'immagine ad inizio Post, c'è anche un quarto libretto, mentre il vinile triplo ha lo stesso contenuto del doppio CD. La Deluxe Edition dovrebbe costare intorno ai 150 euro euro (apperò).

Per ciò che concerne Rockshow questi sono i brani che saranno contenuti nel DVD o Blu-Ray (assolutamente identici):

1) Venus And Mars / Rock Show / Jet 2) Let Me Roll It 3) Spirits Of Ancient Egypt 4) Medicine Jar 5) Maybe I'm Amazed 6) Call Me Back Again 7) Lady Madonna 8) The Long And Winding Road 9) Live And Let Die 10) Picasso's Last Words 11) Richard Cory 12) Bluebird 13) I've Just Seen A Face 14) Blackbird 15) Yesterday 16) You Gave Me The Answer 17) Magneto And Titanium Man 18) Go Now 19) My Love 20) Listen To What The Man Said 21) Let 'Em In 22) Time To Hide 23) Silly Love Songs 24) Beware My Love 25) Letting Go 26) Band on the Run 27) Hi Hi Hi 28) Soily

Il contenuto Bonus riguarda immagini relative ad un party tenuto durante il tour 1975-1976! Sono 28 brani come nella versione CD doppia e se lasciate perdere la sequenza sono le stesse canzoni, quindi...preparate il portafoglio a seconda delle vostre esigenze.

Bruno Conti

14/04/2013

Piovono Chitarristi 1. Danny Bryant - Hurricane

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Esce tra il 19 aprile e il 6 maggio a seconda dei paesi, e dopo il Post dedicato a Ronnie Earl è il secondo di una serie che leggerete nei prossimi giorni dedicata ai chitarristi, pare che molti di quelli validi ed interessanti stiano pubblicando tutti dischi in questo periodo.

Danny Bryant – Hurricane – Jazzhaus Records

In questo ultimo periodo, curiosamente, sono usciti molti dischi nuovi dei principali chitarristi in circolazione, ha iniziato Clapton (che ovviamente non è solo considerato come chitarrista) e, a raffica, si sono susseguite le nuove prove di Ronnie Earl, Tinsley Ellis, Duke Robillard con Monster Mike Welch, ora Popa Chubby e a fine maggio un nuovo Bonamassa con Beth Hart, per non parlare del postumo di Jimi Hendrix. Aggiungiamo alla lista anche il CD di Danny Bryant, il secondo per la nuova etichetta, la tedesca Jazzhaus, dopo il CD/DVD Live in Holland dello scorso anno, ma il primo senza la solita ragione sociale Danny Bryant Redeye’s Band, anche se poi nel disco, come di consueto, suonano il batterista Trevor Barr e il babbo di Danny, Ken, al basso, per la serie tutto in famiglia, in Painkiller,addirittura al mandolino troviamo anche Kirby Bryant di cui non conosco l’esatto livello di parentela.

Ad un primo ascolto mi era piaciuta di più la seconda parte dell’album, quella con i brani lenti, le ballate non solo blues, ma devo ammettere che ai successivi ascolti la grinta e la potenza del trio (aumentata dal produttore Richard Hammerton, che siede anche alle tastiere e di cui non approvo totalmente le scelte, dateci Kevin Shirley) ti acchiappa: un brano come Prisoner Of the Blues, posto in apertura, ha il tiro e la forza del Clapton epoca Cream, o giù di lì, e la chitarra di Danny Bryant inanella una serie di assolo che sfociano nel gran finale con wah-wah, poderoso ma sempre nell’ambito del miglior rock-blues, uno che suona come Dio comanda, senza troppe derive hard ma risvegliando l’air guitarist di fronte allo specchio che è in voi. Greenwood 31 aggiunge un’armonica suonata dallo stesso Danny e il suono si fa più cadenzato ma sempre con quel suono grasso e corposo (che corrisponde anche all’aspetto fisico) che esce dalla sua Fret-King, se servono altre chitarre se le sovraincide lui e il suono si fa più avvolgente. Un piano introduce la lenta ballata, peraltro sempre molto ricca di chitarre, Cant’t Hold On, scritta, come tutto il materiale, dallo stesso Bryant, in questo album niente cover di Dylan, Hiatt o di Jimi Hendrix (l’ho visto dal vivo nell’Experience Tour dedicato proprio a Jimi e vi posso assicurare che questo signore è un grande manico).

Hurricane, la title-track, non è brutta, ma è uno di quei brani un po’ troppo radio-friendly, voce da radio AOR americana, tastiere a iosa e un ritmo troppo meccanico, mentre Devil’s Got A Hold On Me ha un riff che sta a metà tra Spirit In The Sky e On The Road Again, non originalissimo, ma fa muovere il piedino e le chitarre viaggiano a tempo di boogie che è un piacere. La seconda parte ci introduce alle ballate in crescendo, che sono un suo marchio di fabbrica, non slow blues tipici, più ballate atmosferiche alla Gary Moore nei suoi giorni migliori, I’m Broken e la più ritmata All Or Nothing (però quelle tastiere!) ne sono buoni esempi, anche se la voce non fantastica di Bryant si perde un po’ nel sound “leccato” di studio. Più coinvolgente e trascinante la lirica Losing You che ti permette di gustare a fondo il suono ficcante della solista di Danny Bryant che nel solo finale è veramente notevole. Conclude, come usava fare il buon Rory Gallagher, un bel brano acustico, come la già citata Painkiller, anche se il synth di Hammerton rompe un po’ le balle. Un buon disco, ma per dargli quel mezzo punto in più, meno tastiere e più grinta la prossima volta, anche se gli appassionati di chitarre troveranno pane per i loro denti, come, per esempio, nella seconda parte del brano finale, quando il nostro amico Danny innesta nuovamente le marce elettriche e con un wah-wah devastante procede a dimostrare perché è considerato uno dei migliori chitarristi in circolazione.

Bruno Conti

15/02/2013

Replay! Una Anteprima A Lunga Gittata: 19 Febbraio 2013 Il Nuovo Album Di Robben Ford - Bringing It Back Home

Come promesso ripubblico la recensione, visto che era stata postata quasi due mesi fa, il disco esce martedì prossimo, ed eccola di nuovo, con video, come promesso nel Post scriptum.

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Robben Ford – Bringing It Back Home – Provogue/Mascot  19-02-2013

Un “ritorno alle origini” di Robben Ford? Il titolo lo potrebbe fare supporre, ma in effetti direi che se di ritorno si tratta è quello alle radici del suo suono, dopo gli “esperimenti” più rock nei due CD dei Renegade Creation. Quindi una forte componente di Blues, primo amore, il jazz raffinato immancabile, un pizzico (abbondante) di funky e rock. Quando Robben iniziava la sua carriera nella Charles Ford Blues Band uno dei primi punti di riferimento fu sicuramente il sound della Butterfield Blues Band e il chitarrista di quel gruppo (va bene, uno dei due, l’altro era Elvin Bishop) era un certo Mike Bloomfield, che trasformò un modesto futuro sassofonista in uno dei più grandi stilisti della chitarra elettrica del 20° secolo (non per nulla la compianta rivista Musician lo inserì tra i 100 più grandi del secolo). Robben Ford è passato con assoluta nonchalance dal blues puro che suonava con Musselwhite e Witherspoon alla fusion degli L.A. Express, poi raffinata nell’eccelsa arte di Joni Mitchell, per approdare infine al jazz “elettrico” di Miles Davis.

Tutti gli elementi che hanno da sempre contrassegnato la sua carriera e che ora ritornano in questo Bringing It Back Home, quindi non solo Blues come si può leggere in rete dai “soliti informati” che non hanno ancora sentito il disco e quindi riciclano più o meno le notizie rilasciate dalla casa discografica o qualche dichiarazione parziale dello stesso Ford. Chi vi scrive l’album lo sta ascoltando in questo momento, e posso assicurarvi che non è proprio così, anche se per verificare dovrete aspettare fino al 19 febbraio del 2013 quando uscirà il disco. Siamo un po’ in anticipo. La prima novità saliente è che i musicisti del CD suonano per la prima volta con Robben Ford, anzi quando il disco è stato inciso in una session di tre giorni ai Village Studios di Los Angeles, sotto la supervisione di Ed Cherney (Stones, Bonnie Raitt, Ry Cooder) era addirittura la prima volta che si trovavano tutti insieme; anche se mi sembra, a memoria, che almeno con il batterista Harvey Mason (quello dei mitici Headhunters di Herbie Hancock e poi anche nei Fourplay) abbia già suonato in passato e con la sua presenza aumenta la quota “funky” del disco. Ottimi anche gli altri: Larry Goldings alle tastiere ( da James Taylor a Jim Hall), David Piltch al basso (tra gli altri con Kd Lang e Solomon Burke), oltre a una new entry come strumento nei dischi di Ford, il trombone, affidato a Steve Baxter (che ha suonato con Macy Gray ma anche con Johnny Guitar Watson, tra i tanti). Non proprio una formazione di bluesmen, anche se almeno idealmente, si potrebbe dire, come spesso nei suoi dischi, che è il Blues “according to Robben Ford”!

Quello che è certo è che gli amanti della chitarra avranno di che deliziare i padiglioni auricolari, con quel suo stile unico, che riunisce le influenze di Bloomfield, Jim Hall, Miles Davis, tanto Blues e ancor di più Robben Ford, che questa volta si cimenta in tutto il disco con una sola chitarra,  Epiphone Riviera del 1963 che permette di cogliere il suo suono cristallino e scandito, raramente sopra le righe, forse troppo turgido per quelli che non lo amano, ma è sempre un bel sentire.

Dall’iniziale Everything I Do Gonna Be Funky (il titolo dice tutto) dal repertorio di Allen Toussaint, passando per Bird’s Nest Bound, un brano di Charley Patton conosciuto da Ford nella versione di Bukka White, dove il country blues dell’originale usufruisce della “fordizzazione” del chitarrista, con la solista a duettare con l’organo insinuante di Goldings. Fair Child è un oscuro brano di tale Willie West, un cantante soul/R&B che pure io che sono un cultore del genere, non ricordavo assolutamente, anche questa molto funky con batteria e trombone in evidenza. Oh Virginia è una bellissima soul ballad suonata (che bell’assolo) e cantata in modo incantevole. Anche Slick Capers Blues, se è quella (ho poche informazioni al momento), è un oscuro brano di tale Little Buddy Doyle, un bel blues dal suono old fashioned con trombone e organo di supporto, non dissimile dal suono dell’ultimo Clapton omonimo del 2010.

On That Morning è l’unico brano strumentale del disco, ispirato da Kind Of Blue di Davis, nelle parole di Ford vorrebbe essere un omaggio a quel suono dagli spazi aperti, ma ricorda anche i duetti organo-chitarra di Smith & Montgomery. Traveler’s Waltz non so che origini abbia ma sembra una di quelle ballate raffinate alla James Taylor, godibilissima. Most Likely You Go Your Way(And I’ll Go Mine) invece la conosciamo tutti, è proprio il brano di Bob Dylan, che potrebbe uscire dalla vecchia Supersession di Bloomfield e Kooper (senza Stills) e Trick Bag sarà mica quella dei Meters (che però era di Earl King)? Mi sa di sì, con il contrabbasso di Piltch e la batteria di Mason a scandire il ritmo e la solista di Ford a ricamare assoli come lui sa fare. Per finire Fool’s Paradise che è un vecchio classico che faceva anche Sam Cooke, un bel Blues sapido che conclude in gloria uno dei migliori dischi della discografia del grande musicista californiano, poco pirotecnico ma molto solido per l’occasione.

Bruno Conti

P.s Ogni tanto mi "scappano" queste anteprime, ma eventualmente in avvicinamento all'uscita dell'album pubblicherò di nuovo questo Post, magari con qualche video aggiunto, visto che per ora del nuovo CD non c'è ancora nulla.

19/01/2013

Curiose Coincidenze. Tyler Bryant & The Shakedown - Wild Child

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Tyler Bryant & The Shakedown – Wild Child -  Carved Records - 22-01-2013

La prima cosa che ho notato, quando Paolo Carù mi ha mandato questo disco da recensire per il Busca, dicendomi, “un giovane texano di cui si dice un gran bene”, è la curiosa coincidenza tra il nome del leader e chitarrista del gruppo, “Tyler” Bryant e il secondo chitarrista che si chiama Zack “Whitford”. Dice nulla? E se aggiungiamo Steven e Brad? Come dite? Aerosmith, esatto. Ma mentre per il primo non c’entra nulla, essendo il nome di battesimo, il secondo è proprio il figlio di Brad. Ha qualche attinenza con la musica? Forse, ci arriviamo subito. Intanto devo dire che ad un primo ascolto il disco non mi ha colpito e steso subito. Del buon rock americano classico, con le consuete influenze recenti che vogliono dire Black Keys, una discreta dose di blues-rock: il giovane, che è una sorta di ragazzo prodigio, ha già attirato l’interesse dei suoi maestri, suonando nel Crossroads Guitar Festival di Clapton a 16 anni e aprendo nel tour canadese di Jeff Beck del 2011.

Inoltre, il fotografo rock Robert Knight, famoso per i suoi scatti di grandi chitarristi ed in particolare di Stevie Ray Vaughan, lo ha voluto nel 2008 nel suo documentario Rock Prophecies, a fianco di Santana, Beck e Slash, come probabile erede di SRV, con cui condivide anche lo stato di provenienza. Tra i suoi ammiratori anche Vince Gill, che ne ha lodato la tecnica e dal vivo, naturalmente ha suonato, tra gli altri, anche con gli Aerosmith, che sono un’altra influenza musicale. Questo Wild Child è stato preceduto da un EP nel 2011 e da un mini album del 2012, con alcuni brani in comune, magari in differenti versioni. Intanto il giovanotto (che compirà 22 anni a febbraio) e si è trasferito a vivere e suonare in quel di Nashville, dove è stato inciso l’album, si scrive tutti i brani di solo, se li canta, spesso con quella chitarra dal corpo d’acciaio ma anche con una buona Fender rosa replica d’annata. E quindi?

Riascoltiamo: il brano di apertura, Fool’s gold, con un bel riff di slide, ondeggia tra il rock classico alla Aerosmith, qualche zinzinello di Led Zeppelin e una bella grinta, tre minuti per essere pronti anche per le radio (tutti i brani sono intorno a questa durata). Lipstick Wonder Woman sempre con questo bottleneck che conferisce una atmosfera bluesata, comincia a salire di qualità con qualche inserto chitarristico alla Bonamassa e la voce sudista di Bryant che cerca di farsi strada nella produzione forse fin troppo precisa. In Cold Heart le chitarre cominciano a decollare e gli assoli si allungano (lo stesso Tyler ha dichiarato che vuole riportare l’assolo di chitarra nel rock attuale, ma mi pareva che fossimo ben coperti, comunque ben venga). Anche la batteria picchia di gusto e in Downtown Tonight segue passo passo la chitarra di Bryant su territori un filo più roots, anche se, per il tipo di voce,  potrebbe essere southern, ma pure Bon Jovi potrebbe essere subito dietro l’angolo. Say A Prayer, dovrebbe essere l’hit single con tanto di video e partecipazione al Jimmy Kimmel Live, la parte strumentale e l’assolo sono gagliardi ma non mi convince del tutto il contorno vocale e l’arrangiamento, ma forse è una mia impressione.

House That Jack Built ha sempre questa passione per il vecchio blues-rock d’annata, voce leggermente distorta, batteria picchia duro e riff ripetuti fino all’assolo che dimostra perché i signori sopra hanno espresso la loro approvazione, anche se mi sembra che nel disco abbia il freno a mano tirato. In Last One Leaving in particolare (ma anche in altri brani) molti hanno visto dei punti di contatto con i Black Keys e in particolare con Gold On The Ceiling, potrebbe essere, per quell’incrocio tra rock moderno e la slide acustica. Non mancano anche i corettini, come in Still Young (Hey Kids) che fanno tanto Bryan Adams anche se l’assolo fa ben sperare per i concerti dal vivo. Solita intro classica batteria+chitarra per You Got Me Baby che in un mondo di hip-hop e Onedirection svetta, ma non mi sembra memorabile, al di là del solito buon lavoro della chitarra di Tyler Bryant. House On Fire, viceversa, ha il suo cuore rock al posto giusto, tirata e senza compromessi e Where I want You, l’unico brano che supera i 4 minuti e mezzi, non so perché mi rimanda al power-pop rock dei Knack, intrecciato a del sano rock-blues zeppeliniano o Aerosmith se preferite, con poderoso solo di Bryant nella parte centrale. Poor Boy’s Dream tiene per la fine le atmosfere più blues, con voce filtrata e acustica slide nuovamente in pista. Ribadisco, piacevole, se volete ampliare i vostri orizzonti rock, ma non mi sembra questo fenomeno, SRV può riposare tranquillo.

Bruno Conti     

11/12/2012

Non Solo "Uno Dei Tanti"! Terry Quiett Band - A Night At The Orpheum

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Terry Quiett Band – A Night At The Orpheum – Lucky Bag Records

Secondo voi un chitarrista e cantante (blues) che è noto come “The Kansas Tornado” dove avrà registrato questo album dal vivo? In che parte sperduta delle lande americane si trova l’Orpheum Theatre? Ma è elementare Watson! Siamo a Wichita, Kansas, in pieno Midwest degli Stati Uniti e Terry Quiett (doppia t, please!), con Jim Gaines al seguito in cabina di regia (già produttore del precedente disco di studio Just My Luck), fiore all’occhiello del “nuovo” sound più rifinito della band, che non perde però il suo stile ruspante, acquisito in una lunga gavetta ed in una decina di album pubblicati in precedenza a livello autogestito. Naturalmente l’ambientazione live è quella ideale per questo blues molto carico anche di rock e boogie, in una collocazione sonora che in America, peraltro, ha decine se non centinaia di praticanti, più o meno validi.

Non voglio scomodare paragoni con illustri chitarristi come fanno i “miei colleghi recensori” sulle pagine del suo sito, chi cita Clapton, chi Larry Carlton, chi l’immancabile Jimi Hendrix, qualche tocco boogie à la ZZ Top, tutti collegamenti che ci stanno ma forse sono un tantino esagerati. Intanto se amate il genere “rock-Blues chitarristico” qui c’è pane per i vostri denti. Il lungocrinito Quiett è un bel manico, ha una voce espressiva, un tantino nasale e di gola ogni tanto, ma della scuola Marriott e dintorni, scrive del buon materiale e sa scegliere alcune cover forse risapute (meno una), ma di sicuro effetto. I suoi pard, Aaron Underwood al basso e Rodney Baker alla batteria, sono solidi veterani in grado di fornire un supporto vibrante e tirato senza scadere nel caciarone o nell’hard di maniera e il risultato finale di questo CD dal vivo sicuramente soddisferà gli aficionados del genere, nulla di nuovo ma un ulteriore “amico” da aggiungere alla lista di quelli che vale la pena di ascoltare, se amate il genere.

Il suono è nitido e ben definito, grazie al lavoro di Gaines, e già dall’iniziale Getting Through Me l’atmosfera è bella calda, con Quiett che strapazza subito le corde della sua chitarra con assoli lancinanti e tirati, vagamente alla Bugs Henderson, altro vecchio maestro del power trio o alla Bonamassa per restare in anni più recenti (ma senza averne la classe). La slide è protagonista in Judgment Day con un suono country-blues che poi rivela delle folate elettriche. Big Man Boogie al giro boogie del titolo sovrappone anche una bella andatura da shuffle classico, mentre Wheelhouse ha ritmi più funky alla Band Of Gypsys, anche per il suono “secco e marcato” di basso e batteria, con Quiett che continua ad inanellare una serie di soli ricchi di tecnica e feeling. Caroline è la classica power blues ballad che ricorda il sound degli Humble Pie dello Steve Marriott citato prima o di certo rock-blues americano dei primi anni ’70. Long Saturday Night è uno dei must del repertorio del trio, il classico slow blues ad alta intensità dove Quiett si dimostra anche padrone di toni e sfumature sottili nel suo incedere da solista e poi di nuovo alla slide per il classico “unisono” voce e chitarra di un blues in solitaria come The Horizon.

La prima cover è quella più inconsueta, una versione di Cover Me (un invito fin dal titolo) di Springsteen che diventa un torrido funky blues alla SRV con un bel solo di complemento, abbastanza difficile da riconoscere obiettivamente se uno non segue il testo. Onesta ma nulla più Gimme Some, più dinamica e tirata Weak Minded Man dove il buon Terry si destreggia sia con la slide che con il wah-wah per un finale hendrixiano che è propedeutico alla seconda cover della serata, proprio una corposa versione di Hear My Train A Comin’ di Mastro Jimi, ancora occasione per mostrare la sua destrezza con la chitarra solista. Just My Friends ha qualche retrogusto da ballata soul ma più che Marvin Gaye ricorda Mick Hucknall, niente di male. Short Dress con un bel funky groove di basso e batteria è l’occasione ancora per qualche esercizio di lascivo uso di slide. E la conclusione è affidata ad un altro classico, questa volta dal repertorio di Eric Clapton, con una poderosa rilettura in crescendo chitarristico di Forever Man che sicuramente incontrerà l’approvazione di Mister Manolenta e chiude in gloria questo Live!

Bruno Conti   

10/09/2012

Un Capolavoro! E Il 16 Settembre Sono 87, Auguri! Ladies And Gentlemen...Mr. B.B. King

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B.B. King – Ladies And Gentlemen…Mr. B.B. King 10 CD o 4 CD Universal 25-09-2012 *****

Ormai come sapete le ripubblicazioni e i Box Set si sprecano, ogni occasione è buona, anche l’anniversario scelto per questo cofanetto volendo è abbastanza risibile: il 50° anniversario dalla firma del contratto con l’ABC-Paramount, perché poi il primo album per l’etichetta, Mr. Blues uscirà nel 1963. Ma in questo caso il fatto è del tutto marginale, quello che conta è il contenuto strepitoso. 10 CD curati dal principe di queste edizioni, Bill Levenson, il più grande curatore, ingegnere e produttore per questo tipo di operazioni, per intenderci colui che ha realizzato i box di Derek And The Dominos Layla, degli Allman Brothers Dreams e di Peel Slowly And See dei Velvet Underground, per citarne alcuni, oltre alla serie Chronicle della Universal e decine di altri titoli, “pensionato” frettolosamente dalle case discografiche e ora tornato in pista alla grande per questo cofanetto.

Si tratta di 194 brani inseriti in ordine cronologico, dal 1949 al 2008, un vero paradiso per gli amanti del Blues e non solo, uno dei casi in cui vale assolutamente la pena di assegnare le 5 stellette per il capolavoro o al limite mezza stelletta in meno perché in tutto questo ben di Dio non c’è neppure un inedito (uno per la verità!), ma dovendo già scegliere tra una produzione immane i curatori hanno cercato quantomeno di inserire almeno un brano per ogni album pubblicato dal 1963 ai giorni nostri con qualche rarità, pescata soprattutto tra i duetti e nei dischi di altri artisti. Il tutto corredato da un bel libro di 72 pagine, ricco di foto e con le note firmate dal giornalista americano Ashley Kahn, specializzato in jazz e blues e da Dick Shurman, che per noi appassionati è semplicemente Magic Dick della J. Geils Band, una autorità nel campo.

Per la prima volta questo cofanetto è multi-label, ovvero c’è anche il materiale inciso per la Bullet, Modern/RPM e Kent/Crown tra il 1949 e il 1962, sparso nei primi due dischi, con 50 brani che illustrano la nascita del mito B.B. King quando Lucille non era ancora il nome della sua chitarra ma lui era già uno dei più grandi artefici dello strumento e tuttora risiede al n° 3 della classifica All Time della rivista Rolling Stone, dietro Hendrix e Duane Allman ma davanti al suo discepolo Clapton, e in risalita dal 6° posto della precedente edizione. Si parte con i primi brani editi nel 1949 su due singoli per l’etichetta Bullet e attraverso gli anni si toccano anche le collaborazioni con le orchestre di Count Basie e Duke Ellington, un brano a testa, le prime versioni di Sweet Little Angel e Rock Me Baby, veri capisaldi del suo repertorio, poi replicati varie volte negli anni a venire soprattutto in grandissime versioni dal vivo, ma in questo primo periodo ci sono tantissimi classici delle dodici battute del Blues, conosciuti anche nel repertorio di altri musicisti.

Dal terzo compact parte la disamina del repertorio più conosciuto, quello che attraverso la ABC, Impulse, Mca e Geffen, quindi tutti di quella che oggi si chiama Universal, ci porta ai giorni nostri. Gli anni ’60 sono quelli più importanti: il primo Mr. Blues (non conosciutissimo) è rappresentato da 6 brani, del grandissimo Live At The Regal del 1965 appaiono 5 brani e dell’altrettanto indispensabile Live And Well del 1969 ce ne sono quattro, oltre a moltissimi brani usciti in quegli anno solo in 45 giri e quindi rintracciabili solo in antologie varie. Di quel periodo è anche l’unico brano del cofanetto che riporta la fatidica scritta “previously unreleased” per una versione inedita di I Wonder Why del 1964 sul terzo CD. Sempre del 1969, a cavallo dei CD 4 e 5 ci sono 4 brani a testa tratti da Live And Well e Completely Well, fantastici.

Gli anni ’70 iniziano sul 5° compact con 5 brani estratti da uno dei suoi dischi più belli registrati in studio Indianola Mississippi Seeds per proseguire con 3 brani da Live At Cook County Jail e quattro da Live In Japan, entrambi del 1971, ma il secondo edito solo nel 1999. 3 tracce tratte dall’altrettanto indispensabile In London dal 1971 e una a testa dai due album registrati in collaborazione con il grande cantante Bobby "Blue" Bland li trovate sempre nel sesto CD. Tre brani da Midnight Believer il disco del 1978 registrato in collaborazione con i Crusaders aprono il settimo dischetto e da lì in avanti si trovano molti dei suoi duetti e collaborazioni, spesso rari: When Loves Come To Town con gli U2 del 1988, Right Place, Wrong Time con Bonnie Raitt dalla colonna sonora di Air America, Since I Met You Baby in coppia con Gary Moore, dal vivo al Town And Country nel ’93, uscito solo su un CD singolo. E nel disco 9 ce ne sono moltissimi: con Robert Cray, Etta James, Diane Schuur e con Marty Stuart e i Rolling Stones da Deuces Wild uno dei dischi migliori dell’ultimo periodo. L’ultimo disco ci porta nel nuovo secolo con due brani tratti dal disco registrato con Eric Clapton e poi ancora accoppiate fantastiche con Ray Charles e da 80, con Van Morrison e Elton John. Gli ultimi quattro brani sono tratti dall’eccellente One Kind Favor del 2008, quello prodotto da T-Bone Burnett, che potrebbe essere il suo ultimo e gli ha fruttato l’ennesimo Grammy.

In mezzo a tanti gioielli c’è anche un po’ di fuffa, per esempio il suono della batteria di Into The Night, peraltro tratto da una colonna sonora famosissima, non si può sentire, orrido, anche se lui canta benissimo e Lucille disegna le solite linee soliste inconfondibili, quando suona e canta Mr. Riley B. King, classe 1925 (87 anni il 16 settembre, tanti auguri), lo riconosci subito. E con questo cofanetto pantagruelico potete passare una intera giornata ad ascoltare alcune delle musiche migliori che sono state registrate in questi 63 anni. Si dice spesso, ma in questo caso è d’obbligo: Imperdibile!

Bruno Conti

P.S. Per chi vuole risparmiare o non è così appassionato di Blues ne verrà pubblicata anche una versione ridotta in 4 CD. 

E questa è la lista completa dei contenuti:

 

B.B. King, Ladies and Gentlemen…Mr B.B. King (Hip-O/UMe, 2012)

Disc 1: Three O’Clock Blues (1949-1956)

  1. Miss Martha King
  2. When Your Baby Packs Up and Goes
  3. Got the Blues
  4. Take a Swing with Me
  5. B.B. Boogie
  6. Don’t You Want a Man Like Me
  7. Fine Looking Woman
  8. She’s Dynamite
  9. Three O’Clock Blues
  10. That Ain’t the Way to Do It
  11. You Know I Love You
  12. Woke Up This Morning
  13. Please Love Me
  14. Blind Love
  15. The Woman I Love
  16. Whole Lotta’ Love
  17. Everyday I Have the Blues
  18. Love You Baby (a/k/a Take a Swing with Me)
  19. When My Heart Beats Like a Hammer
  20. You Upset Me Baby
  21. Sneakin’ Around
  22. Shut Your Mouth
  23. Boogie Rock
  24. Ten Long Years
  25. Crying Won’t Help You
  26. Bad Luck
  27. Troubles, Troubles, Troubles

Disc 2: Rock Me Baby (1956-1962)

  1. Sweet Little Angel
  2. Early in the Morning
  3. (I’m Gonna) Quit My Baby
  4. On My Word of Honor
  5. Days of Old
  6. Recession Blues
  7. Please Accept My Love
  8. Everyday I Have the Blues  (with The Count Basie Orchestra)
  9. Precious Lord
  10. Sweet Sixteen, Parts 1 & 2
  11. Don’t Get Around Much Anymore (with The Duke Ellington Orchestra)
  12. I’ll Survive
  13. (I’ve) Got a Right to Love My Baby
  14. It’s My Own Fault
  15. You Done Lost Your Good Thing Now
  16. Walking Dr. Bill
  17. Catfish Blues (Fishin’ After Me)
  18. Partin’ Time
  19. You’re Breaking My Heart
  20. Rock Me Baby
  21. Blue Shadows
  22. The Jungle
  23. That Evil Child

Disc 3: How Blue Can You Get? (1963-1966)

  1. You Ask Me
  2. I’m Gonna Sit In ‘Til You Give In
  3. Blues At Midnight
  4. My Baby’s Coming Home
  5. Chains of Love
  6. Sneakin’ Around
  7. Slowly Losing My Mind
  8. How Blue Can You Get?
  9. Whole Lotta Lovin’
  10. I Wonder Why (previously unreleased)
  11. Please Accept My Love
  12. Help the Poor
  13. Never Trust a Woman
  14. Worryin’ Blues
  15. Stop Leadin’ Me On
  16. Everyday I Have the Blues (Live at The Regal Theatre)
  17. Sweet Little Angel (Live at The Regal Theatre)
  18. It’s My Own Fault (Live at the Regal Theatre)
  19. How Blue Can You Get? (Live at the Regal Theatre)
  20. Please Love Me (Live at The Regal Theatre)
  21. Tired of Your Jive
  22. All Over Again
  23. I’d Rather Drink Muddy Water
  24. Cherry Red
  25. You’re Still a Square
  26. Don’t Answer the Door, Parts 1 & 2
  27. Waitin’ on You
  28. Night Life

Disc 4: Why I Sing The Blues (1966-1969)

  1. Gambler’s Blues (Live at The International Club)
  2. Buzz Me (Live at The International Club)
  3. Sweet Sixteen, Parts 1 & 2 (Live at The International Club)
  4. Think It Over
  5. Done Got Wise
  6. Paying the Cost to Be the Boss
  7. I’m Gonna Do What They Do to Me
  8. Dance with Me
  9. Lucille
  10. Watch Yourself
  11. You Put It on Me
  12. Messy But Good
  13. Get Myself Somebody
  14. My Mood (Live at The Village Gate)
  15. I Want You So Bad
  16. Get Off My Back Woman
  17. Why I Sing the Blues

Disc 5: The Thrill is Gone (1969-1971)

  1. The Thrill is Gone
  2. Confessin’ the Blues
  3. So Excited
  4. No Good
  5. Go Underground
  6. Nobody Loves Me But My Mother
  7. Chains and Things
  8. Ask Me No Questions
  9. Hummingbird
  10. Everyday I Have the Blues (Live at Cook County Jail)
  11. How Blue Can You Get? (Live at Cook County Jail)
  12. Worry, Worry (Live at Cook County Jail)
  13. Sweet Sixteen (Live at Sankei Hall)
  14. Eyesight to the Blind (Live at Sankei Hall)
  15. Niji Baby (Live at Sankei Hall)
  16. The Thrill is Gone (Live at Sankei Hall)

Disc 6: Lucille Talks Back (1971-1976)

  1. I Got Some Help I Don’t Need
  2. Blue Shadows
  3. Ghetto Woman
  4. Ain’t Nobody Home
  5. Guess Who
  6. Five Long Years
  7. I Like to Live the Love
  8. To Know You is to Love You
  9. Philadelphia
  10. Three O’Clock Blues (Live with Bobby “Blue” Bland)
  11. Lucille Talks Back
  12. Reconsider Baby
  13. Don’t Make Me Pay for His Mistakes
  14. Let the Good Times Roll (Live with Bobby “Blue” Bland)
  15. Don’t You Lie to Me
  16. Mother Fuyer
  17. The Same Love That Made Me Laugh

Disc 7: When It All Comes Down (I’ll Still Be Around) (1977-1982)

  1. When It All Comes Down (I’ll Still Be Around)
  2. Hold On (I Feel Our Love is Changing)
  3. Never Make Your Move Too Soon
  4. Better Not Look Down
  5. Happy Birthday Blues
  6. I’ve Always Been Lonely
  7. Caldonia (Live at The University of Mississippi)
  8. I Got Some Help I Don’t Need (Live at The University of Mississippi)
  9. Life Ain’t Nothing But a Party
  10. The Victim
  11. There Must Be a Better World Somewhere
  12. Nightlife/Please Send Me Someone to Love
  13. Inflation Blues
  14. Sell My Monkey
  15. Darlin’ You Know I Love You
  16. Make Love to Me

Disc 8: When Love Comes to Town (1984-1992)

  1. Into the Night
  2. Six Silver Strings
  3. When Love Comes to Town – U2 with B.B. King
  4. Standing on the Edge of Love
  5. Lay Another Log on the Fire
  6. Take Off Your Shoes
  7. Nobody Love Me But My Mother (Live at San Quentin Prison)
  8. Right Place, Wrong Time (with Bonnie Raitt)
  9. All Over Again (Live at The Apollo)
  10. I’m Moving On
  11. Back in L.A.
  12. Fool Me Once
  13. There is Always One More Time
  14. Monday Morning Blues (Blues for Mr. G)
  15. Since I Met You Baby (Live at the Town & Country) (with Gary Moore)

Disc 9: Blues Man (1993-1999)

  1. Playin’ with My Friends (with Robert Cray)
  2. There’s Something on Your Mind (with Etta James)
  3. I Gotta Move Out of This Neighborhood/Nobody Loves Me But My Mother
  4. You Don’t Know Me – Diane Schuur & B.B. King
  5. Stormy Monday Blues – The GRP All-Star Big Band with B.B. King
  6. Rock Me Baby (Live at The Rosengarten)
  7. Confessin’ the Blues (with Marty Stuart)
  8. Paying the Cost to Be the Boss (with The Rolling Stones)
  9. Blues Man
  10. Bad Case of Love
  11. Blues Boys Tune
  12. I’ll Survive
  13. Ain’t Nobody Here But Us Chickens
  14. I’m Gonna Move to the Outskirts of Town
  15. Ain’t That Just Like a Woman
  16. Caldonia

Disc 10: Key to the Highway (2000-2008)

  1. Ten Long Years – Eric Clapton & B.B. King
  2. Key to the Highway – Eric Clapton & B.B. King
  3. I Got to Leave This Woman
  4. Monday Woman
  5. Don’t Go No Farther
  6. You’re on Top
  7. Back Door Santa
  8. Exactly Like You
  9. Sinner’s Prayer – Ray Charles with B.B. King
  10. Early in the Morning (with Van Morrison)
  11. Rock This House (with Elton John)
  12. You Have a Way
  13. Everybody Loves You
  14. Key to the Highway (Live at B.B. King’s Blues Club)
  15. Midnight Blues
  16. Get These Blues Off Me
  17. See That My Grave is Kept Clean
  18. Waiting for Your Call
  19. Haunted House

Disc 1, Tracks 1-2 from Bullet single 309, 1949
Disc 1, Tracks 3-4 from Bullet single 315, 1949
Disc 1, Track 5 from RPM single 304, 1950
Disc 1, Track 6 from RPM single 318, 1951
Disc 1, Track 7 from RPM single 348, 1952
Disc 1, Track 8 from RPM single 323, 1951
Disc 1, Tracks 9-10 from RPM single 339, 1951
Disc 1, Track 11 from RPM single 363, 1952
Disc 1, Track 12 from RPM single 380, 1953
Disc 1, Track 13 from RPM single 386, 1953
Disc 1, Track 14 from RPM single 395, 1953
Disc 1, Tracks 15 and 18 from RPM single 408, 1954
Disc 1, Tracks 16 and 20 from RPM single 416, 1954
Disc 1, Tracks 17 and 21 from RPM single 421, 1954
Disc 1, Track 19 from RPM single 412, 1954
Disc 1, Track 22 from RPM single 430, 1955
Disc 1, Track 23 from RPM single 435, 1955
Disc 1, Track 24 from RPM single 437, 1955
Disc 1, Track 25 from RPM single 451, 1955
Disc 1, Track 26 and Disc 2, Track 1 from RPM single 468, 1956
Disc 1, Track 27 and Disc 2, Track 2 from RPM single 492, 1957
Disc 2, Track 3 from RPM single 494, 1957
Disc 2, Track 4 from RPM single 479, 1956
Disc 2, Track 5 from Kent single 307, 1958
Disc 2, Track 6 from Kent single 4572, 1972
Disc 2, Track 7 from Kent single 315, 1958
Disc 2, Track 8 from Kent single 327, 1959
Disc 2, Track 9 from B.B. King Sings Spirituals (Crown 5119, 1959)
Disc 2, Track 10 from Kent single 330, 1960
Disc 2, Track 11 from Compositions of Duke Ellington (Crown 5153, 1960)
Disc 2, Track 12 from King of the Blues (Crown 5167, 1960)
Disc 2, Tracks 13-14 from Kent single 333, 1960
Disc 2, Track 15-16 from Kent single 350, 1960
Disc 2, Track 17 from Kent single 351, 1960
Disc 2, Track 18 from Kent single 396, 1964
Disc 2, Track 19 from Kent single 362, 1961
Disc 2, Track 20 from Kent single 393, 1964
Disc 2, Track 21 from Kent single 426, 1965
Disc 2, Track 22 from Kent single 462, 1967
Disc 2, Track 23 from Kent single 4562, 1971
Disc 3, Tracks 1-6 from Mr. Blues (ABC 456, 1963)
Disc 3, Track 7 from ABC-Paramount single 10486, 1963
Disc 3, Tracks 8 and 11 from ABC-Paramount single 10527, 1964
Disc 3, Track 9 from ABC-Paramount single 10576, 1964
Disc 3, Track 12 from ABC-Paramount single 10552, 1964
Disc 3, Tracks 13-14 from ABC-Paramount single 10599, 1964
Disc 3, Track 15 from ABC-Paramount single 10616, 1965
Disc 3, Tracks 16-20 from Live at The Regal (ABC-Paramount 509, 1965)
Disc 3, Track 21 from ABC-Paramount single 10675, 1965
Disc 3, Track 22 from ABC-Paramount single 10724, 1965
Disc 3, Tracks 23-24 from Confessin’ the Blues (ABC 528, 1966)
Disc 3, Track 25 from ABC-Paramount single 10766, 1966
Disc 3, Track 26 from ABC single 10856, 1966
Disc 3, Tracks 27-28 from ABC-Paramount single 10889, 1966
Disc 4, Tracks 1-2 from Blues is King (BluesWay BLS 6001, 1967
Disc 4, Track 3 from BluesWay single 61012, 1967
Disc 4, Track 4 from BluesWay single 61004, 1967
Disc 4, Track 5 from His Best/The Electric B.B. King (BluesWay BLS 6022, 1968)
Disc 4, Tracks 6-9 from Blues on Top of Blues (BluesWay BLS 6011, 1968)
Disc 4, Tracks 10-11 from Lucille (BluesWay BLS 6016, 1968)
Disc 4, Tracks 12-13 from For the Love of Ivy soundtrack (ABC 7, 1968)
Disc 4, Track 14 from BlueWay single 61022, 1969
Disc 4, Tracks 15-18 from Live and Well (BluesWay BLS 6031, 1969)
Disc 5, Tracks 1-4 from Completely Well (BluesWay BLS 6037, 1969)
Disc 5, Tracks 5-9 from Indianola Mississippi Seeds (ABC 713, 1970)
Disc 5, Tracks 10-12 from Live at Cook County Jail (ABC 723, 1971)
Disc 5, Tracks 13-16 from Live in Japan (ABC Japan 841, 1971)
Disc 6, Track 1 from L.A. Midnight (ABC 734, 1971)
Disc 6, Tracks 2-4 from In London (ABC 730, 1971)
Disc 6, Tracks 5-6 from Guess Who (ABC 759, 1972)
Disc 6, Tracks 7-8 from To Know You is to Love You (ABC X794, 1973)
Disc 6, Track 9 from Friends (ABC S825, 1974)
Disc 6, Track 10 from Together for the First Time (ABC-Dunhill DSY-50190, 1974)
Disc 6, Tracks 11-13 from Lucille Talks Back (ABC D898, 1975)
Disc 6, Track 14 from Together Again…Live (ABC-Impulse ASD-9317, 1976)
Disc 6, Tracks 15-17 from King Size (ABC AB-977, 1977)
Disc 7, Tracks 1-3 from Midnight Believer (ABC AA-1061, 1978)
Disc 7, Tracks 4-6 from Take It Home (MCA 3151, 1979)
Disc 7, Tracks 7-8 from Now Appearing at Ole Miss (MCA 2-8016, 1980)
Disc 7, Tracks 9-11 from There Must Be a Better World Somewhere (MCA 5162, 1981)
Disc 7, Track 12 from Love Me Tender (MCA 5307, 1982)
Disc 7, Tracks 13-16 from Blues ‘N Jazz (MCA 27119, 1983)
Disc 8, Tracks 1-2 from Six Silver Strings (MCA 5616, 1985)
Disc 8, Track 3 from Rattle and Hum (Island 91003, 1988)
Disc 8, Tracks 4-6 from King of the Blues 1989 (MCA 42183, 1989)
Disc 8, Track 7 from Live at San Quentin (MCA 6455, 1990)
Disc 8, Track 8 from Air America soundtrack (MCA 6467, 1990)
Disc 8, Track 9 from Live at The Apollo (GRP GRD-9637, 1991)
Disc 8, Tracks 10-13 from There is Always One More Time (MCA 10295, 1991)
Disc 8, Track 14 from Garfield: Am I Cool or What? (GRP GRD-9641, 1991)
Disc 8, Track 15 from “Parisienne Walkways ’93″ CD single (Virgin VSCDT 1456, 1993)
Disc 9, Tracks 1-3 from Blues Summit (MCA 10710, 1993)
Disc 9, Track 4 from Heart to Heart (GRP GRD-9767, 1994)
Disc 9, Track 5 from All Blues (GRP GRD-9800, 1995)
Disc 9, Track 6 from How Blue Can You Get? Classic Live Performances 1964-1994 (MCA 2-11443, 1996)
Disc 9, Tracks 7-8 from Deuces Wild (MCA 11711, 1997)
Disc 9, Tracks 9-12 from Blues on the Bayou (MCA 11879, 1998)
Disc 9, Tracks 13-16 from Let the Good Times Roll: The Music of Louis Jordan (MCA 088 112 042-2, 1999)
Disc 10, Tracks 1-2 from Riding with the King (Reprise 47612, 2000)
Disc 10, Tracks 3-6 from Making Love is Good for You (MCA 088 112 241-2, 1999)
Disc 10, Track 7 from A Christmas Celebration of Hope (MCA 088 112 756-2, 2001)
Disc 10, Track 8 from Reflections (MCA B0000532-02, 2003)
Disc 10, Track 9 from Genius Loves Company (Concord 13431 2248-2, 2004)
Disc 10, Tracks 10-11 from 80 (Geffen B0005263-02, 2005)
Disc 10, Tracks 12-13 from A Touch in Common: One Touch EP (Geffen, 2005)
Disc 10, Track 14 from Live (Geffen B0009770-02, 2006)
Disc 10, Tracks 15-19 from One Kind Favor (Geffen B0011971-02, 2008)

 

01/09/2012

L'Ultima Prova Dell'"Uomo Di Ferro". Michael Burks - Show Of Strength

michael burks show of strength.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Michael Burks - Show Of Strength - Alligator/Ird

Michael Burks era soprannominato "Iron Man", pare per la sua resistenza fisica che lo portava a regalare lunghissimi concerti si suoi fan e a chi aveva la fortuna di assistere a un suo spettacolo che spesso rivaleggiava come durata con quelli di Springsteen. Ma la sua reputazione nell'ambito musicale e in particolare nel campo Blues era legata anche ad una manciata di album, di cui gli ultimi quattro (compreso questo) per la Alligator, che lo avevano portato ad essere uno dei nomi in costante evoluzione e miglioramento nell'ultima decade. Come molti avranno letto, Burks è scomparso per un attacco di cuore il 6 maggio di quest'anno all'aeroporto di Atlanta, di ritorno da un tour europeo, ma questo nuovo album, Show Of Strength, era già stato registrato ed era pronto, dopo la sua approvazione, ad essere pubblicato alla fine di agosto. Il musicista di Milwaukee non ha avuto occasione di sentirlo, ma Bruce Iglauer, il boss della Alligator, ha deciso comunque di procedere con il disco come era stato programmato, non pubblicato come un tributo postumo, ma in quanto ultimo lavoro di Michael.

La sua carriera discografica, nonostante i 54 anni, non è stata lunga e ricca di dischi, in quanto Burks, ad inizio anni '80 e fino quasi alla fine dei '90, aveva abbandonato la musica per dedicarsi alla famiglia. Poi la passione è tornata più forte di prima e pur senza essere uno dei nomi imprescindibili del blues (rock) dell'ultima decade ne è stato uno dei migliori alfieri. Un omone in possesso di una bella voce, a cavallo tra le finezze di un Robert Cray e la potenza di Joe Louis Walker o di Buddy Guy, il suo stile chitarristico è sempre stato attento anche agli stilemi del rock, Clapton e Free tra i suoi punti di riferimento, oltre agli immancabili Albert King e Hendrix, tanto per citare qualche nome. Nel precedente Iron Man, c'è una versione fantastica di Fire And Water, che riporta il suono dei Free alle radici del Blues. Ma da sempre Burks ha fatto da ponte tra i due stili, la ruvidezza del rock e un blues energico ma mai troppo sguaiato, ricco di tonalità soul. Il timbro della sua chitarra è quello bello "grasso" e corposo dei solisti esuberanti, i neri delle ultime generazioni che hanno inglobato nelle proprie sonorità, oltre al Chicago sound, anche le derive hendrixiane e quelle del trio dei King. 

Nel brano di partenza, la poderosa e claptoniana Count On You, innesta subito un wah-wah avvolgente che ci riporta al miglior "manolenta" o ai suoi recenti epigoni come Tommy Castro e, soprattutto, Tinsley Ellis. Linee di chitarra solista sinuose e ricche di inventiva che si intrecciano con le calde sonorità dell'organo del suo collaboratore storico Wayne Sharp e con una sezione ritmica agile e al contempo potente, con il basso di Terrence Grayson che pompa alla grande e la batteria di Chuck Louden che ancora il suono. Nella successiva Take A Chance On Me, Baby non posso fare a meno di vedere delle similitudini con il miglior Robert Cray, quello a cavallo tra blues e soul, la voce assume delle coloriture alla Solomon Burke e la chitarra, questa strana Kauer usata da Burks, rilascia una serie di assoli di grande spessore. Storm Warning scrittta da Jon Tiven e Jimmy Vivino era la title-track di uno dei dischi migliori di quel Tinsley Ellis citato prima, un funky-rock di grande impatto, mentre l'errebì coinvolgente di Can You Read Between The Lines con il controcanto accattivante dei componenti della band è un altro esempio delle qualità migliori di Burks, con una linea di basso ancora una volta funky e avvolgente. 

Cross Eyed Woman è un brano rock-blues molto anni '70, tra Hendrix e i Free, con in più una slide guitar feroce di grande efficacia, a riprova dell'eccellente varietà di timbri, sonorità e stili che confluiscono in questo Show Of Strength. Little Juke Joint, con l'aggiunta dell'armonica di Scott Dirks è puro Chicago Blues, elettrico ma allo stesso tempo molto canonico. 24 Hour Blues è il classico slow blues che non può mancare in un disco come questo, con l'organo di Roosevelt Purifoy che si aggiunge alle tastiere di Sharp per un tuffo ulteriore nelle radici della musica nera, e la chitarra di Burks pennella una serie di assoli dedicati agli amanti dello strumento. Valley Of Tears e Since I Been Loving You (non quella degli Zeppelin per quanto sia sempre un bel lentone tirato) confermano quanto detto sinora, come pure I Want To Get You Back, sempre a cavallo tra blues e rock. What Does It Take To Please You è uno shuffle degno del repertorio del miglior BB King, con Michael Burks che estrae dalla sua chitarra anche la perfezione del suono del grande BB, e canta pure alla grande. E la conclusione è fantastica, una cover da manuale del classico di Charlie Rich, Feel Like Going Home, un brano che si adatta alla perfezione alla rilettura in chiave gospel che ne viene fatta, il piano di Sharp introduce il tema, la voce di Burks se ne impossessa con una interpretazione vocale da brividi, poi entra l'organo che ci conduce per mano fino al lirico assolo di chitarra nella parte centrale e poi reiterato nel finale, che ci permette di salutare con questo spirito malinconico ma elegiaco la musica di questo "piccolo grande uomo" che ci ha lasciato qualche mese fa. Bella musica, per amanti della chitarra e del Blues, ma non solo, non un capolavoro ma un disco solido ed onestro, tra i migliori dell'anno nel genere.

Bruno Conti

19/06/2012

La Salute Non E' Fantastica Ma Gli Archivi Stanno Benone! Johnny Winter - Live Bootleg Series Volume 8

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Johnny Winter – Live Bootleg Series Vol. 8 -  Friday Music

Continua la pubblicazione del materiale dal vivo inedito d’archivio (o comunque uscito in precedenza solo su bootleg) di Johnny Winter: siamo arrivati all’ottavo capitolo e il materiale è sempre più criptico, assemblato dall’amico di Winter, tale Paul Nelson, anche lui chitarrista, i brani, sette, sono stati registrati da qualche parte, in qualche tempo (presumibilmente in un arco temporale che va da agli anni ’70 agli anni ’90), con un gruppo di musicisti ignoti e per un totale di circa 53 minuti. Questo, l’unico dato certo, si desume inserendo il dischetto nel lettore, anche i titoli si leggono sulla copertina: per fortuna la musica è buona!

Ero un po’ preoccupato (pregasi cogliere l’ironia), dopo un 2011 con tre pubblicazioni discografiche, tra cui l’eccellente album nuovo Roots, uno dei suoi migliori da sempre, tutto taceva, ma l’ineffabile Friday Music ci regala un nuovo capitolo della saga concertistica di Johnny Winter. L’inizio è folgorante, con una ottima Give It Back, che ci regala tutto il campionario dell’albino texano, voce stentorea, chitarra in grande spolvero, la sezione ritmica poderosa e qualità sonora molto buona. Per essere sinceri questo è il brano migliore del CD, a mio modesto parere e vale quasi da solo il prezzo di acquisto per l’equilibrio tra suono e contenuti, ma i due brani finali sono micidiali. L’ennesima versione di Tore Down è sempre buona, seppur non memorabile, ma la qualità audio scende di parecchio e quindi si gusta meno il lavoro di fino della solista. Stranger Blues è l’ennesimo tributo di Winter all’arte di Elmore James e il lavoro alla slide è come di consueto di grande consistenza, ottima anche la performance vocale e non male la qualità sonora che permette di apprezzare pure la sezione ritmica che ci dà dentro alla grande.

Done Somebody Wrong la facevano gli Allman Brothers ai tempi di Duane e la slide di Winter si ascolta sempre con piacere, ma la qualità sonora molto ondivaga ha un brusco calo. Dopo gli omaggi a due grandi come Freddie King e Elmore James si ritorna al materiale del primo (dopo Tore Down) con una versione monstre dello slow blues, Have You Ever Loved A Woman, uno dei cavalli di battaglia del repertorio di Clapton e qui Johnny Winter ci fa capire perché è sempre stato considerato uno dei più grandi interpreti bianchi del blues con un assolo fantastico, tra i migliori mai sentiti nella sua discografia, se fosse anche inciso bene meriterebbe una stelletta in più, tredici minuti di pura magia. E anche la versione di Roll Over Beethoven, oltre dieci minuti, è notevole, in puro stile Winter tra rock-blues e R’n’R, grinta e cattiveria da paura e una tecnica chitarristica e una voce da manuale.

Trattandosi di dischi che si autoproclamano “Bootleg” sappiamo già cosa aspettarci e quindi accontentiamoci, ma per usare un eufemismo, cazzo se suona. Considerando il grande numero di “pippe” che ci sono in circolazione, spacciate per grandi chitarristi, lunga vita a Johnny Winter!

Bruno Conti   

08/10/2011

Martin Scorsese Presents: George Harrison - Living In The Material World

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George Harrison - Living In The Material World - Lions Gate Home Entertaiment - 2DVD - BluRay - Deluxe Edition 2DVD + Blu-Ray + CD + Libro

Living In The Material Word è stato il titolo di un album di George Harrison del 1973, uno dei suoi migliori, ma è anche il titolo della biografia scritta da Olivia Harrison e pubblicata la settimana scorsa, nonchè il titolo di questo documentario di Martin Scorsese che esce la settimana prossima in Inghilterra ma non in Italia e neppure negli Stati Uniti per il momento, per ricordare il 10° anniversario della morte del Beatle (lo sei per tutta la vita e oltre, anche se lui non avrebbe voluto) avvenuta il 29 novembre 2001.

Come al solito esce in varie versioni.

Una doppia con il documentario di 210 minuti diviso in due parti sui 2 DVD, più alcuni extra come le interviste a Paul McCartney e Jeff Lynne e un capitolo intitolato Here Comes The Sun. Il Blu-ray singolo ha gli stessi contenuti.

Il cofanetto Deluxe, che come al solito si fanno pagare profumatamente (intorno ai 100 euro, più o meno), ha però molti extra nel DVD, il Blu-Ray, un libro di 96 pagine ricco di foto mai viste e un CD di 10 brani con materiale inedito, questo il contenuto:

1. My Sweet Lord (demo) 3:33
2. Run Of The Mill (demo) 1:56
3. I'd Have You Any Time (early take) 3:06
4. Mama You've Been On My Mind (demo) 3:04
5. Let It Be Me (demo) 2:56
6. Woman Don't You Cry For Me (early take) 2:44
7. Awaiting On You All (early take) 2:40
8. Behind That Locked Door (demo) 3:29
9. All Things Must Pass (demo) 4:38
10. The Light That Has Lighted The World (demo) 2:23            

Inutile dire che come tutti i film di Scorsese dedicati alla musica è bellissimo, ricco di particolari come il recente No Direction Home dedicato a Dylan o la lunga serie sul Blues, per non parlare del "mitico" The Last Waltz. Con moltissimo materiale video inedito tratto dagli archivi personali di Harrison, filmati dei suoi concerti e molte interviste realizzate appositamente per l'occasione (c'è naturalmente anche Clapton che parla del loro rapporto controverso per motivi amorosi, ma alla fine fortissimo) è una occasione imperdibile per ripercorrere la vita e la carriera di uno dei più bravi musicisti dello scorso secolo.

Mi "accontenterò" della versione normale ed è un bel accontentarsi.

Bruno Conti