14/06/2012

Un Altro Bruce Ovvero Una Serata Indimenticabile (Ma Come Fa?) - Springsteen A San Siro - 7 Giugno 2012

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Ho gli "ospiti-collaboratori" del Blog con l'ormone impazzito e allora vai con un altro resoconto del Wrecking Ball Tour italiano di Bruce Springsteen con la E Street Band, questa volta tocca a Milano e a Marco Verdi. One, two, three...!

Bruno Conti

 

Un giorno, quando mio figlio sarà grande ed avrà a sua volta dei figli (o dei nipotini), potrà raccontare loro che il giorno del suo undicesimo compleanno ha assistito al concerto della più grande rock’n’roll band al mondo di quel periodo.

Avendo infatti deciso di non potermi perdere l’ennesimo concerto del Boss allo stadio Meazza di Milano, quest’anno ho chiesto a mio figlio se voleva accompagnarmi (con me è già venuto a vedere Willie Nile, Paul Simon, Mark Knopfler e Bob Dylan, piaciuti tutti tranne Dylan, ma far capire il Bob attuale ad un bimbo è un’impresa ardua…), e la sua risposta è stata subito affermativa, in gran parte, da grande appassionato di calcio, attratto dalla possibilità di vedere San Siro dall’interno.

Per quanto mi riguarda, questa per me è la settima volta, la seconda al Meazza, la quinta con la E Street Band (le altre due con la Seeger Sessions Band), e sinceramente pensavo di non poter vedere nulla di meglio rispetto al concerto di tre anni fa a Torino (a mio parere superiore anche al fantastico DVD registrato a Londra durante lo stesso tour), una serata incredibile con una scaletta pazzesca (ne cito solo tre: Loose Ends in apertura, Travelin’ Band dei Creedence ed una rarissima Drive All Night).

Ebbene, questa sera avrò la dimostrazione che con Bruce non si può mai dire, in quanto il Boss riserverà al pubblico milanese una serata che definire storica non è esagerato: tre ore e quaranta di concerto, il secondo per durata non di questo tour…ma della carriera!!!

(Per i curiosi, il più lungo è stato al Nassau Coliseum di Long Island la notte di Capodanno del 1980).

Il titolo del post (ma come fa?) si riferisce ovviamente alla tenuta fisica e vocale di Bruce: a quasi 63 anni è impensabile che un essere umano possa fare quello che ho visto stasera, cioè cantare , correre, saltare, ballare, per quasi quattro ore, senza quasi intervalli tra un brano e l’altro, e senza avere un solo calo di voce.

Sapendo che il nostro si è sempre tenuto alla larga da droghe, anfetamine o eccitanti vari (non è mai stato visto nemmeno con una sigaretta!) rende ancora più sovrumana la sua prestazione: ed il tempo sembra essersi fermato solo per lui, in quanto sia Nils Lofgren che soprattutto il suo compagno di scorribande sul palco Little Steven (o Steve Van Zandt se preferite) questa sera li ho visti più statici del solito.

Non ho intenzione di descrivere la serata per filo e per segno, sarebbe una ripetizione dell’ottimo resoconto del concerto di Trieste fatto dal “collega” Graziano Ongetta, ma mi limiterò comunque a citare gli episodi salienti, che non sono stati certo pochi (33 canzoni in tutto, di cui 10 bis!).

La serata è abbastanza calda, non pioverà come a Firenze dopo quattro giorni, e Bruce ed i suoi salgono sul palco alle 20.40 circa, attaccando subito con We Take Care Of Our Own, che rende subito palese la differenza tra ascoltare un disco di Springsteen e vederlo dal vivo: se la versione in studio del brano mi aveva fatto storcere la bocca, questa sera sembra un’altra canzone, ed il pubblico è subito caldo e partecipe come se si trovasse davanti ad un classico al pari di Thunder Road.

La scaletta della serata è piuttosto standard, ma sono l’intensità ed il feeling a fare la differenza, oltre all’ormai bravura on stage da consumato performer di Bruce, che passa quasi metà del concerto in mezzo al pubblico, fa cantare bambini, ballare giovani fans femminili, oltre ad un intermezzo assolutamente esilarante in cui “ruba” ad un fan un pupazzo a molla con la sua faccia e lo mette tra lui ed il microfono, facendo sembrare che sia il pupazzo a cantare.

Bello l’uno-due vintage di Spirit In The Night e The E Street Shuffle, dove il suo gruppo si traveste da perfetta soul band, commovente Jack Of All Trades (il brano migliore dell’ultimo album, a mio parere), uno dei momenti più toccanti della serata insieme al lungo applauso tributato dai 60.000 di San Siro allo scomparso Clarence Clemons durante Tenth Avenue Freeze-Out, oltre ad una splendida The Promise eseguita su richiesta da Bruce solitario al pianoforte.

E che dire del poker di brani rock’n’roll di circa metà set: Johnny 99, Out In The Street, No Surrender (con l’attacco sbagliato due volte, e Bruce che la seconda urla divertito: “We fucked up again!”) e Working On The Highway, una sequenza in grado di stendere una mandria di tori.

Perfino mio figlio, che non conosceva affatto Springsteen, urla, batte le mani, canta ritornelli che non conosce nel suo inglese da quinta elementare (solo nei bis, pur apprezzando la musica, si siederà stravolto, chiedendomi più volte: “Ma quando finisce?”).

I bis, appunto: per una rockstar normale di solito sono tre, massimo quattro se il pubblico non ti vuole fare andare via.

Questa sera Bruce arriva a dieci, praticamente un mini concerto: inizia con Rocky Ground, un brano del nuovo disco che non mi fa impazzire, ma stasera gli perdono tutto, e poi via con Born In The U.S.A., che non è mai stata tra le migliori del Boss, ma è comunque un inno e stasera l’adrenalina la fa sembrare bellissima, per poi proseguire con l’immancabile Born To Run, una Cadillac Ranch a richiesta (e qui viene giù lo stadio), un’intensa e stringata Bobby Jean, Dancing In The Dark, durante la quale Bruce invita ben due ragazze a ballare sul palco (una chiede di ballare con Jake Clemons, sassofonista nipote di Clarence, molto bravo, e viene prontamente accontentata), per poi finire con la già citata Tenth Avenue Freeze-Out.

E qui si sono chiusi finora tutti i concerti di questo tour, ma stasera no, stasera è una di “quelle” sere, ed ecco che Bruce dopo i saluti riprende la chitarra e ci regala una tonante Glory Days ed una festosa e gioiosa Twist And Shout: non c’è una sola persona allo stadio che non balli, servizio d’ordine compreso.

Ora è veramente finita, è mezzanotte e venti, e se l’altra volta il vicinato ha fatto problemi per un quarto d’ora in più dopo le undici questa sera rischiamo di trovare Claudio Trotta impiccato sul pennone più alto di San Siro.

Ma credo sia solo per questo che Bruce si è fermato, si vede che ne ha ancora voglia.

E noi pure.

Alla prossima Bruce, tanto per te il tempo si è fermato.

 Marco Verdi

13/06/2012

La Parola Ai Fans: "Ho Visto Il Rock, Si Chiama Bruce Springsteen - Trieste 11.06.2012

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Una breve premessa dal titolare del Blog.

Quest'anno, per vari motivi, non sono potuto andare a vedere il concerto di Springsteen di Milano, per cui mi dovrò "accontentare" delle cinque volte che l'ho visto dal fatidico 11 aprile del 1981 all'Hallenstadion di Zurigo. Per rimediare, su richiesta di un lettore del Blog, Graziano, (la vedete nei commenti) pubblico il suo resoconto della serata di Bruce a Trieste di lunedì 11 giugno. Altri amici mi hanno detto che a Milano ha sfiorato il record assoluto di tutti i tempi( secondo concerto di sempre come durata,  3 ore e 45 minuti). Ma bando alle ciance e buona lettura.

Bruno Conti

 

 

Trieste era piovosa sin dal mattino, e non prometteva niente di buono per quello che, a tutti gli effetti era e rimarrà un evento di portata colossale per una città’, che a livello musicale si vede da molto tempo sfilare sotto il naso molta ottima musica diretta in quel di Udine e dintorni.

Scrosci, alternati a sprazzi di sole sino verso le 20. Il “Nereo Rocco” a quell’ora è già quasi pieno, tutto fila via liscio, l’organizzazione funziona a meraviglia, per la gioia del sindaco, che da buon fan sfegatato quale è se ne sta nella zona Pit sotto il palco invece che in tribuna, insieme a circa altre ventinovemila anime palpitanti e felici, perché questo bisogna sottolinearlo forte, la gente a questo concerto è felice, ed é già una rarità di questi tempi, gente di tutte le età, a riprova che un certo tipo di musica unisce e dimostra che il tempo non esiste.

Tempo che scorre nell’attesa, come fosse Natale e per farlo passare la gente fa la ola, batte le mani, e giove pluvio deve aver pensato bene di andare a mettersi in poltrona a godersi lo spettacolo, perché contro ogni premessa non cadrà più una goccia. Sono le 21.14 quando si spengono le luci e si alza il primo di molti boati, la mitica E Street Band va ai posti di combattimento sulle note a sfumare di C’era una volta in America, poi entra il Boss ed è un onda d’urto di voci e di mani, lui saluta con un “Mandi Trieste, come va?” (sarebbe in Friuli ma…!). Ma tutto lo stadio è comunque suo, il suo ed il nostro giardino dei divertimenti.

E allora si parte, e per far capire che nessuno stasera starà fermo è Badlands ad aprire le danze della festa che va a braccetto al volo con una No surrender che scalda uno stadio già caldo di suo, non ci si ferma nemmeno per l’apripista del nuovo album We Take Care Of Our Own, e come un treno che abbia preso già una bella velocità arriva la title-track Wrecking Ball  entrata di diritto nel cuore dei fan, ed infatti tutto lo stadio la manda a memoria e il capo fa quello, che farà un sacco di volte nella serata, cioé carica ancora di più la sua gente, fa segno che non sente sul ritornello e allora ancora più forte, sempre più forte, e nel momento in cui pare di andare già parecchio forte, arriva Death To My Hometown e lo stadio diventa un enorme pub irlandese dove tutti cantano e ballano. Se qualcuno a quel punto pensava almeno ad un piccolo stacco si sbagliava perché era in arrivo una versione bellissima e lunghissima di My city of ruins, qui Springsteen fa gli onori di casa e ci presenta i suoi “fratelli e sorelle” della E Street Band, parla in italiano per dirci che la canzone narra di cose che restano e cose che vanno, simpatico mentre ci fa sapere,(sempre rigorosamente in italiano) che la moglie é rimasta a casa con i figli, ma ci saluta tutti, commovente, quando dopo aver presentato tutti, chiede se manca qualcuno, e qualcuno manca di certo a noi e a lui, il compianto Clarence, enorme sassofonista in tutti i sensi, e Danny Federici ma il capo ci rassicura, “posso sentirli nelle vostre voci”, un unico enorme boato, l’ennesimo.

Stanotte non c’e’ posto per la tristezza e allora parte subito Spirit in the night, qui il boss si concede al suo pubblico come a pochi ho visto fare, va giù fino alle prime file e ci si inginocchia in mezzo, un delirio, la sua voce roca sale e sale, prende una chitarra di cartone passata dalla gente e suona quella, ma dal pubblico arriva anche la prima richiesta Downbound Train, subito accontentati! Il primo rallentamento vero del concerto lo porta uno dei pezzi più belli del nuovo lavoro dell’artista, Jack Of All Trades, dedicata da Bruce (in italiano) a tutti coloro che combattono, quelli che hanno perso il lavoro e i terremotati italiani, lungo applauso del Rocco, bellissima e sentita, lo stadio prova ad accendersi di accendini, poi si riparte senza più prendere fiato, i ragazzi ci regalano a mio parere una delle punte di diamante di tutta la serata, quattro titoli in corsa Youngstown / Murder Incorporated / Johnny 99 / Working On The Highway, la prima ha un finale di chitarre indiavolate, la seconda, credo che non solo io ma un bel po’ di gente credeva che non l’avrebbe mai eseguita, la terza ci ha letteralmente trascinato con una versione che ha coinvolto tutta la band a giocare a rimpiattino tra quelli su e quelli giù dal palco, la quarta parte in acustico per trasformarsi in un rock torrenziale che permette al boss di giocare a mettersi in posa per le foto ad ogni stacco, a questo punto l’arrivo di Shackled And Drawn dà la sensazione di abbassare quasi un poco il livello di adrenalina in circolo, pur con il bellissimo duetto tra Bruce ed una corista dalla voce cristallina e potente, forse se ne accorge, chi lo sa, però ci tiene a non far scendere i giri del motore, lo si percepisce chiaramente, perciò subito dopo, giù di nuovo il piede, è tempo di Waiting On A Sunny Day, lo stadio si riaccende più potente di prima, lui lascia cantare il ritornello, finché pesca un ragazzino dal pubblico e lui serenamente prende il microfono e canta il ritornello una, due, tre, quattro volte poi si volta, e realizza il sogno di trentamila persone, con piglio da rocker consumato dice C’mon E Street Band!

E la band riparte, mentre viene giù lo stadio, subito dopo questo momento di divertimento purissimo, i nostri si concedono una incursione nel soul, la qual cosa, con la sezione fiati che si ritrovano, stasera era quasi doverosa, da citare il nipote di Clarence, Jake a cui lo zio ha sicuramente messo una mano sulla testa per come suona, sono due pezzi legati tra loro, la divertente 634-5789 di blues brothersiana memoria (ma era di Wilson Pickett) e The Way You Do The Things You Do dei Temptations, che fa da ponte per arrivare ad una The River intima e meravigliosa, un fiume da cui tutti ci facciamo volentieri trascinare, poi il boss si riprende la sua Because The Night e fa sfogare in coppia la chitarra di Steve, sino ad allora sinceramente un poco in ombra rispetto ai numeri fatti vedere dal collega, The Rising fa riprendere il botta e risposta tra Bruce ed il pubblico, botta e risposta che si alza a dismisura quando attacca We Are Alive (con citazione finale da Ring Of Fire), l’energia che ci si rimpalla da sotto a sopra al palco é magnifica, si salta, si balla, evidentemente la stanchezza è un punto di vista, perché i calibri da novanta arrivano solo ora.

Una canzone, che credevo proprio di non poter ascoltare, la bellissima Thunder Road arriva come una sorpresa che si sperava ma non si credeva, poi Bruce che non ha quasi mai smesso di giocare con quelli davanti decide di fare una serie di regali a richiesta a mezzo cartone da imballo, ne pesca uno da in mezzo alla ressa e se lo porta su, c’e’ scritto puoi suonare Rosalita (Come Out Tonight) per mamma e papà, certo come no, e allora per mamma e papà con affetto……….ennesimo boato, chiusa questa parentesi il padrone di casa ci chiede se siamo pronti e naturalmente lo siamo, ma per cosa?, per l’evento nell’evento, l’invitata che tutti aspettavamo Born in the u.s.a. e lei è arrivata alla festa e ci ha scaricato addosso altra energia per continuare a ballare; altra invitata attesissima Born to run (con Elliott Murphy), durante il famoso stacco Springsteen decide che quelli lì davanti gli stanno proprio simpatici e ci si ributta in mezzo, Bobby Jean ed Hungry heart (l’attacco di quest’ultima é nostro come da tradizione) ci dicono che il sessantaduenne sul palco ha incredibilmente ancora benzina, anche se le luci dello stadio sono già accese da un po’ si capisce che la pantomima del dentro e fuori per il bis stasera non ci sarà perché nessuno si muove dal palco, evidentemente tra amici non si usa.

Seven Nights To Rock e’ una cover di Moon Mullican che evidentemente al nostro piace tanto ed anche a noi, perché la fa durare un sacco di tempo e si vede proprio che si diverte a farla, Dancing in the dark riapre la rubrica “chiedilo a Bruce” perché prima fa salire una ragazzina e la fa ballare con lui sul palco, poi sempre a mezzo cartone accontenta uno che chiede di ballare con la Soozie Tyrell, la violinista ed a una seconda che scrive,” ti prego fai ballare mia madre, prego signora si accomodi come va?”, ovazioni a scena aperta. Tenth Avenue Freeze-Out chiude una serata magica, tre ore e venticinque minuti di gioia adamantina. Tempo fa un manager musicale disse di lui: ho visto in questo ragazzo il futuro del rock and roll; aveva ragione, ieri abbiamo visto il presente del rock e si chiama ancora Bruce Springsteen!

Graziano Ongetta

02/03/2012

Ma Bruce Ci Darà Ancora La Luce? Bruce Springsteen - Wrecking Ball

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Bruce Springsteen - Wrecking Ball - Columbia - 06-03-2012

Il titolo del Post lo capiranno in America? Facezie a parte, a pochi giorni dall'uscita del nuovo album di Bruce Springsteen Wrecking Ball quattro parole in libertà le voglio dire anch'io, oltre a quello che avevo già esternato giorni orsono nelle Anticipazioni. Intanto il disco, risentito dopo una decina giorni, conferma la prima impressione: dischi come Born To Run, Darkness, The River o anche Nebraska non ne farà più e questo è pacifico da parecchi anni. Dal vivo rimane intoccabile, una vera forza della natura, e le sue opere di studio si seguono non solo per fede, passione e riconoscenza ma anche perché rimane uno dei migliori cantautori degli ultimi 40 anni (il prossimo anno) e come lui ce ne sono pochi in giro. Se non avesse fatto tutti quei dischi citati prima (ma anche i primi due), le nuove uscite sarebbero nettamente superiori al 90% di quello che esce oggi, ma purtroppo (o per fortuna) li ha fatti e quindi bisogna rassegnarsi a confrontare ogni nuova fatica discografica con il passato.

Questo Wrecking Ball mi sembra il migliore dei dischi di Bruce degli anni '00, intanto a livello testi è sempre "incazzato come una biscia" per usare una perifrasi, e in questo nuovo disco fonde le arie proto-irlandesi e folk delle Seeger Sessions con il suo rock classico e una ballata memorabile (tra un attimo), ma...quel produttore, Ron Aiello, dove diavolo l'hanno scovato? E' una domanda retorica, ovviamente lo so, nelle buste delle figurine Panini! Mi dicono di no, è il produttore del disco di Patty Scialfa del 2007 Play As It Lays (ah bè, allora). E che altro? Camera Can't Lie, Ashley Tesoro, Allison Iraheta, Jeremy Riddle, Vanessa Amorosi, la Moshav Band e ha vinto un paio di Grammy con i Jars Of Clay. Apperò! Ma chi glieli consiglia? Il suo parrucchiere, la sua casa discografica o i suoi figli? Mah, mistero!

E nonostante questo, come dicevo prima,il disco non è poi così malvagio: anche con quell'intermezzo rap nel bel mezzo di Rocky Ground che gettando il produttore dalla finestra probabilmente diventerà un bel brano in crescendo vagamente gospel per i concerti dal vivo o il singolo di apertura, We Take Care Of Our Own una canzoncina leggera e radiofonica (d'altronde se vuole farsi sentire nell'America del mainstream qualche concessione la deve fare). Anche l'arrangiamento di Land Of Hope Of Dreams, che è l'ultimo brano in cui possiamo sentire un assolo di Clarence Clemons e quindi ci doveva essere, ebbene l'arrangiamento con l'aggiunta di drum machine, tante tastiere e "troppe" voci gospel non regge il paragone con la versione dal vivo, che questa volta già conosciamo e quindi si può confrontare.

Rimangono tante belle canzoni, una splendida come Jack Of All Trades assolutamente all'altezza delle cose più belle scritte da Bruce nel passato: 6 minuti da memorizzare che iniziano con un leggero spruzzo di elettronica ma poi si sviluppano in una bellissima ballata pianistica in crescendo, dove entrano via via, l'organo, la batteria, una sezione di fiati magica, una tromba nitida d'ordinanza (Curt Ramm), gli archi della New York String Section che si dividono la scena con la chitarra e la tromba nel finale del brano; il produttore, dopo aver fatto partire il loop elettronico deve essere andato a bersi un bel caffè e lascia spazio alla voce dolente e maschia del nostro amico che quando canta questi brani qualche brividino lungo la schiena me lo fa sentire ancora. Molto bella anche la cupa This Depression scandita dall'incedere inesorabile della batteria di Max Weinberg e con la chitarra dell'ospite Tom Morello a disegnare un assolo futurista nella parte centrale (però uno si chiede, con tre chitarristi in formazione ce ne voleva uno esterno? Evidentemente sì) assolutamente valido e pertinente.

Come pure pertinente è il folk trascinante della "nerissima" (come umore) Death To My Hometown quella più vicina allo spirito delle Seeger Sessions con flautini, violini e voci a volontà che accantonano per un momento il sound della E Street Band. Che è comunque presente con metà delle sue forze, Van Zant (solo armonie vocali e il mandolino nel brano 13), Weinberg, Patti Scialfa, "i nuovi" Soozie Tyrell e Charlie Giordano (ma niente Bittan, Tallent e Lofgren) che con violino, tastiere e fisa formano il ponte verso i musicisti delle Seeger Sessions come Art Baron, Clark Gayton, Lisa Lowell, Ed Manion, Cindy Mizelle, Curt Ramm. Oltre al citato Morello ci sono il batterista Matt Chamberlain che faremmo prima a dire con chi non ha suonato ma diciamo, brevemente i Pearl Jam, molto con Tori Amos, Edie Brickell e nella band del Saturday Night Live. L'altro brano dove appare Clarence Clemons è la trascinante Wrecking Ball un brano tipico dell'opera springsteeniana fino all'immancabile countdown e con la sezione fiati in fibrillazione, anche questa probabilmente farà un figurone dal vivo ma anche nella versione in studio la sua porca figura la fa, bello l'intermezzo di violino nella parte centrale. Mi piacciono anche You've Got It e We Are Alive accomunate entrambe da un attacco solo voce e chitarra ma che poi si dipanano in modo assolutamente antitetico, rock e con slide d'ordinanza e fiati al seguito la prima, folk e molto sobria la seconda. 

Anche Shackled and Drawn con la sua fisarmonica e i suoi ritmi paesani viene di filato dal filone popolare delle Seeger sessions con ampio uso di armonie vocali e tanta energia. E per citarle tutte (escluse le due bonus dell'edizione Deluxe, Swallowed Up e American Land) rimarrebbe Easy Money che ha solo il titolo in comune con il famoso brano di Rickie Lee Jones ma per il contenuto musicale si allinea sempre al filone del brano precedente. Niente capolavoro quindi ma un disco onesto, addirittura buono, dove aldilà dello sparare sul produttore che poi non è che sia responsabile di chissà quali sfracelli (ma qualcuno sì) ci possiamo godere il nostro amico Bruce ancora una volta.

I "puristi" del passato storceranno il naso ma andranno, fedelmente, a vedere i concerti, per gli altri il "solito vecchio" Boss che a tratti ci illumina ancora!

Bruno Conti

25/11/2011

Vecchie E Nuove Idee. Leonard Cohen, Bruce Springsteen E Bob Dylan Per Amnesty International

 

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Oggi sono in vena di anticipazioni molto futuribili, ma comunque interessanti.

Leonard Cohen ha confermato che il suo nuovo album si chiamerà Old Ideas (come vi avevo detto già un paio di mesi fa) e uscirà il 31 gennaio 2012 per la Sony, prima del previsto marzo. Sul sito di Cohen si può prenotare anche una versione con litografia numerata e autografata annessa sia alla versione del CD che a quella del vinile. Sono 5.500 copie in tutto e lo trovate qui oldideas insieme all'ascolto di un nuovo brano in streaming Show Me The Place.

Come avrete visto Bruce Springsteen ha annunciato le date del suo tour europeo, comprese 3 in Italia:

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Date City On sale
13 May Sevilla, Spain - Estadio Olímpico 14/12
17 May
Barcelona, Spain - Estadio Olímpico 29/11
25 May Frankfurt,Germany– Commerzbank Arena
11/28 09 a.m-
27 May Köln,Germany- Rhein Energie Stadion 11/28 09 a.m-
30 May Berlin, Germany – Olympiastadion 11/28 09 a.m-
02 June
San Sebastian, Spain - Estadio Anoeta 02/12
03 June Lisboa,Portugal – Rock In Rio 03/12
07 June Milan, Italy – Stadio G. Meazza (San Siro) 24/11-04 p.m.
10 June Florence,Italy– Stadio A. Franchi 01/12-04 p.m
11 June Trieste, Italy – Stadio N. Rocco 01/12-04 p.m.
17 June Madrid, Spain – Estadio Santiago Bernabéu 01/12-10 a.m.
19 June Montpellier,France– Park&Suites Arena 29/11
21 June Sunderland,England– Stadium Of Light 03/12-09 a.m.
22 June Manchester,England– Etihad Stadium 03/12-09 a.m.
24 June Isle of Wight, England–Isle of Wight Festival 25/11-09 a.m.
04 July Bercy Paris,France– Palais Onmnisports 29/11
05 July Bercy Paris,France– Palais Onmnisports 29/11
08 July Copenhagen,Denmark–RoskildeFestival Rumors
12 July Vienna, Österreich – Ernst Happel Stadium 28/11
14 July London,England– Hard Rock Calling 03/12-10 a.m.
17 July Dublin,Ireland– RDS Arena 01/12-09 a.m.
21 July Oslo, Norway – Valle Hovin 30/11 09 a.m.
23 July Bergen, Norway - Bergenhus Festning-Koengen 30/11 09 a.m.
27 July Gothenburg,Sweden– Ullevi Stadium 30/11-09 a.m

Clarence il Big Man Clemons purtroppo non ci sarà più. Sul sito è riportato anche che il nuovo disco è quasi pronto, le canzoni sono finite, non c'è ancora il titolo o una data d'uscita o non ce la vogliono dire, vedremo.

Infine, sempre il 31 gennaio, per onorare i 50 anni di Amnesty International (e anche quelli di Bob Dylan), uscirà su Fontana/Universal Chimes Of Freedom: Songs Of Bob Dylan Honoring 50 Years Of Amnesty International, un cofanetto quadruplo con 72/73 canzoni (72 secondo il sito di Amnesty ma 73 secondo la tracklist ufficiale, più 3 presenti solo nella versione per il download digitale). Negli Stati Uniti uscirà una settimana prima, il 24 gennaio 2012. Secondo informazioni assunte dovrebbe costare, a spanne, intorno ai 30 euro, probabilmente anche meno. Questa è la lista dei brani:

DISC 1
Raphael Saadiq Leopard-Skin Pill-Box Hat
Patti Smith Drifter's Escape
Rise Against Ballad of Hollis Brown
Tom Morello The Nightwatchman Blind Willie McTell
Pete Townshend Corrina, Corrina
Bettye LaVette Most of the Time
Charlie Winston This Wheel's On Fire
Diana Krall Simple Twist of Fate
Brett Dennen You Ain't Goin' Nowhere
Mariachi El Bronx Love Sick
Ziggy Marley Blowin' in the Wind
The Gaslight Anthem Changing of the Guards
Silversun Pickups Not Dark Yet
My Morning Jacket You're A Big Girl Now
The Airborne Toxic Event Boots of Spanish Leather
Sting Girl from the North Country
Mark Knopfler Restless Farewell

DISC 2
Queens Of The Stone Age Outlaw Blues
Lenny Kravitz Rainy Day Woman # 12 & 35
Steve Earle & Lucia Micarelli One More Cup of Coffee (Valley Below)
Blake Mills Heart Of Mine
Miley Cyrus You're Gonna Make Me Lonesome When You Go
Billy Bragg Lay Down Your Weary Tune
Elvis Costello License to Kill
Angelique Kidjo Lay, Lady, Lay
Natasha Bedingfield Ring Them Bells
Jackson Browne Love Minus Zero/No Limit
Joan Baez Seven Curses (Live)
The Belle Brigade No Time To Think
Sugarland Tonight I'll Be Staying Here With You (Live)
Jack's Mannequin Mr. Tambourine Man
Oren Lavie 4th Time Around
Sussan Deyhim All I Really Want To Do
Adele Make You Feel My Love (Recorded Live at WXPN)

DISC 3
K'NAAN With God On Our Side
Ximena Sariñana I Want You
Neil Finn with Pajama Club She Belongs to Me
Bryan Ferry Bob Dylan's Dream
Zee Avi Tomorrow Is A Long Time
Carly Simon Just Like a Woman
Flogging Molly The Times They Are A-Changin'
Fistful Of Mercy Buckets Of Rain
Joe Perry Man Of Peace
Bad Religion It's All Over Now, Baby Blue
My Chemical Romance Desolation Row (Live)
RedOne featuring Nabil Khayat Knockin' on Heaven's Door
Paul Rodgers & Nils Lofgren Abandoned Love
Darren Criss featuring Chuck Criss and Freelance Whales New Morning
Cage the Elephant The Lonesome Death of Hattie Carroll
Band of Skulls It Ain't Me, Babe
Sinéad O'Connor Property of Jesus
Ed Roland and The Sweet Tea Project Shelter From The Storm
Ke$ha Don't Think Twice, It's All Right
Kronos Quartet Don't Think Twice, It's All Right

DISC 4
Maroon 5 I Shall Be Released
Carolina Chocolate Drops Political World
Seal & Jeff Beck Like A Rolling Stone
Taj Mahal Bob Dylan's 115th Dream
Dierks Bentley Senor (Tales of Yankee Power) (Live)
Mick Hucknall One Of Us Must Know (Sooner Or Later)
Thea Gilmore I'll Remember You
State Radio John Brown
Dave Matthews Band All Along the Watchtower (Live)
Michael Franti Subterranean Homesick Blues
We Are Augustines Mama, You Been On My Mind
Lucinda Williams Tryin' To Get To Heaven
Kris Kristofferson Quinn The Eskimo (The Mighty Quinn)
Eric Burdon Gotta Serve Somebody
Evan Rachel Wood I'd Have You Anytime
Marianne Faithfull Baby Let Me Follow You Down (Live)
Pete Seeger Forever Young
Bob Dylan Chimes Of Freedom

DIGITAL ONLY
Outernational When The Ship Comes In
Silverstein Song To Woody
Daniel Bedingfield Man In The Long Black Coat

Secondo la versione di Amnesty chimes-of-freedom, secondo la versione della casa discografica si aggiunge all'inizio One Too Many Mornings cantata da Johnny Cash con gli Avett Brothers. Tutti i brani dovrebbero essere registrati per l'occasione o quantomeno inediti ma chi ha sentito il brano di Dylan mi dice che sembra quello originale vista la voce, si spera nell'outtake.

That's All Folks, appena so altro vi tengo aggiornati.

Bruno Conti

12/11/2011

Un "Comprimario" Di Classe - Bill Toms - Memphis

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BILL TOMS – Memphis – Terraplane Records 2011


E’ il caso di dire che l’allievo ha superato il maestro. Per chi frequenta le cronache del rock americano il suo nome non è nuovo, perché per un sacco di tempo Bill Toms è  stato il chitarrista degli Houserockers di Joe Grushechy, una delle più longeve “blue collar” band americane. Bill durante i suoi 25 anni di carriera artistica come chitarrista ( iniziata nel lontano 1987 nella leggendaria band di Pittsburgh), ha esordito nel 2000 con la sua band gli Hard Rain con My Own Eyes, sfornando in seguito lavori sempre di buon livello come This Old World, Paradise Avenue, The West end Kid, Spirits Chaos and a Troubadour Soul fino all’introvabile EP One Lonesome Moment,oltre al bellissimo Live At Moondog’s, tutti ispirati ad un rock stradaiolo, figlio di personaggi del calibro di Bob Seger, John Mellencamp, il suo mentore Joe Grushechy, ma più di tutti è stato Bruce Springsteen “il Boss” la figura di maggior riferimento di Toms.

Con questo nuovo Memphis (dal titolo emblematico) prodotto da Will Kimbrough , Bill ha
trovato il tempo e l’occasione giusta per mettere insieme un piccolo repertorio personale che
oltre alle ballate, riscopre una certa tradizione Soul e Rhythm & Blues per una musica  più
“southern ”. Con una  “squadra di musicisti”, che comprende Will Kimbrough che suona
di tutto (chitarra, basso, mandolino e armonica), Tom Breiding alle chitarre acustiche, Steve
Binsberger al piano, il bravissimo Phil Brontz al sax, Tom Valentine al basso, Bernie Herr alla batteria, Mark Cholewski alle chitarre, e Marc Reisman, Rick Witkowski, David Henry alle armoniche e percussioni, per un “sound” puro heartland rock.

Si parte con il Bo Diddley sound di I Won’t go to Memphis No More con il piano di Steve in evidenza, seguita da una ballata Colleen Goodbye cantata con una voce da carta vetrata, con  il sassofono di Phil Brontz a sputare note infuocate a ricordare il mai dimenticato Clarence Clemons. Misery si dimostra un brano dal profilo volutamente dimesso, cui fa seguito una On the Road of Freedom dall’inizio prettamente blue collar rock con un’armonica che apre all’intervento del sax, per un ritornello che entra subito in circolo.

Somebody Help Me e Waiting on the Pain, sono brani che ricordano il miglior Gary U.S. Bonds.  Una chitarra acustica introduce I’m Getting Closer un’altra ballad di spessore giocata sempre con il sax di Phil , l’elemento che caratterizza indistintamente il suono degli Hard Rain. Un piano notturno introduce una “maestosa” Tear This Old House Down, interpretata con voce e cuore da Bill, brano che non sfigurerebbe su un disco del primo Tom Waits, ad esempio The heart of Saturday Night. Meravigliosa!

Si cambia decisamente ritmo con una Lord don’t Take Me Now con la ritmica e l’organo per un suono da perfetta bar-boogie band. Con Hold On si tocca il punto più alto del lavoro, una ballata desertica con un’armonica “morriconiana” cantata in modo struggente e sofferto, brano che rimanda ad un periodo felice, quando una canzone sembrava poter cambiare il mondo e Springsteen era visto come il pioniere di una nuova era musicale. Da brividi. Per non uscire dal tema dopo una canzone di tale livello segue una I’ve Made Peace Now, dove le chitarre, il piano e l’immancabile sax disegnano un delicato tessuto sonoro. Si chiude come si era iniziato, con una Let’s Make a Better World dall’incedere saltellante dove traspare chiaramente che i componenti oltre alla loro bravura, si divertono alla grande a suonare con Bill Toms.

Memphis è la buona prova di un validissimo gregario diventato capitano, che senza grandi pretese ha realizzato un disco sui bei tempi andati, che lascia aperte tutte le porte ad un rock americano, un CD magari non impedibile, ma schietto e onesto dalla prima all’ultima nota.  Consigliato !!!

Tino Montanari

27/10/2011

Bruce Springsteen - Un Altro Disco "Ufficioso" Si Aggiunge Alla Collezione: Bound For Glory

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Bruce Springsteen - Bound For Glory - Left Field Media - 07-11-2011

Un altro CD si aggiunge alla serie di titoli pubblicati dalla Left Field Media dopo i titoli dedicati a Bonnie Raitt, Jackson Browne, K.D. Lang, R.E.M., Patti Smith, Bob Dylan Studs Terkel's, Tom Waits, Grateful Dead, lo stesso Bruce Springsteen con Live A The Main Point 1975 e vari altri.

Tutti dischi che per mancanza di un termine migliore definiremo "ufficiosi", la maggior parte sono tratti da broadcasts radiofonici e molti avevano già visto la luce come bootlegs. Le registrazioni sono quasi sempre di buona o ottima qualità e sono soprattutto i contenuti a fare la gioia dei fans.

Questo titolo di Bruce Springsteen in particolare, Bound For Glory, come riporta la copertina, risale addirittura alla preistoria del Boss e riporta due spettacoli radiofonici registrati nel 1973, prima di arrivare alla grande fama.

Il primo, registrato alla WBCN-FM di Boston, Ma il 9 gennaio del 1973, quindi prima dell'uscita di Greetings From Asbury Park, vede Springsteen affiancato da tre futuri E-Streeters e la lista dei brani è la seguente:

SATIN DOLL (1.17) / BISHOP DANCED (3.27) / WILD BILLY'S CIRCUS STORY (5.02) / SONG FOR ORPHANS (7.30) / DOES THIS BUS STOP AT 82ND STREET? (5.32) / BLINDED BY THE LIGHT (4.50)

Questo concerto era uscito in CD come allegato ad un numero di Follow That Dream la fanzine italiana dedicata a Bruce e pubblicato dalla Great Dane e poi in seguito dalla Flamingo Records con il titolo Bound For Glory nel 1992. Ovviamente come bootlegs, ma allora si poteva, erano legali o quasi.

Il secondo spettacolo radiofonico viene dalla WMMR-FM di Philadelphia, PA, Bryn Mawr 24 aprile 1973, due show registrati al Main Point, già teatro dell'ottimo doppio live del 1975. Qui c'è la band di allora al completo (e prima gli Aztec Two-Step), anche Vini Lopez alla batteria e i brani sono questi:

Early (1st) Show: NEW YORK SONG (5.14) / WILD BILLY'S CIRCUS STORY (4.58) / SPIRIT IN THE NIGHT (5.02) / DOES THIS BUS STOP AT 82ND STREET? (4.30) / SANTA ANA (5.12) / TOKYO (7.03) / THUNDERCRACK (13.23)              

Anche questo era uscito come Bootleg per la Great Dane come Thundercrack (e con altri titoli per altre case). Lo dico per la serie uomo avvisato mezzo salvato ma so che tutti i fans di Bruce in astinenza da prodotto probabilmente se lo ricompreranno comunque e la qualità sia tecnica che come documenti dell'epoca che fu è in ogni caso notevole (in Hey Santa Ana appare anche un flautino che non ti aspetti). E molti nuovi fans che si sono aggiunti negli ultimi venti anni ne ignoravano l'esistenza!

In precedenza ricordo che avevano circolato anche come vinile ma non ricordo assolutamente i titoli.

Una postilla: in entrambi i concerti appare "Big Man" Clarence Clemons e nella registrazione del primo spettacolo radio (senza pubblico) un Bruce in particolare forma lo definisce "il suo fratello biologico". Che nostalgia!

Buona ricerca, esce il 7 novembre. Della stessa casa, il 14 novembre è in uscita anche un Back In The Motherland di Leonard Cohen con il Broadcast di Toronto del 1988, quindi occhio.

Bruno Conti

06/10/2011

New York, My Father's Place, 30 Anni Fa (+1). Carolyne Mas - More Mas Hysteria Uncut

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Carolyne Mas da New York, classe 1955, è stata una delle "great white hopes" del rock americano a cavallo tra la fine degli anni '70 e la prima metà degli anni '80. Come forse vi ho già detto in altre occasioni una delle rockers in gonnella di più grande talento di quegli anni e, insieme, a gente come Steve Forbert, Willie Nile, le Roches e qualche anno prima, musicisti come i Television e Mink De Ville dalla scena del CBGB, Jim Carroll (Catholic Boy, sempre del 1980, venne però registrato in California) ed altri, la Mas ha saputo perpetrare quel rock gagliardo tipico dell'area newyorkese e anche del vicino New Jersey dove operava il nostro amico Bruce Springsteen. In quegli anni anche Billy Joel, da Long Island, aveva una band capace di un rock vigoroso e ad alta gradazione con sax e chitarre che duettavano con il piano di Joel.

Carolyne non ha mai avuto un grande successo sul territorio americano ma in Europa, in particolare in Francia, Germania e Olanda, i suoi concerti dal vivo le avevano creato un seguito fedele e affezionato. Oltre a tutto, in quel periodo, le majors erano a caccia di nuovi talenti e quindi non era difficile ottenere un contratto con una grossa etichetta. La Mas in particolare era sotto contratto per la Mercury con la quale aveva pubblicato due ottimi album di studio, il brillante primo disco omonimo del 1979 e l'ancor più coinvolgente Hold On del 1980. Proprio nel luglio del 1980 al My Father's Place di Long Island, New York viene registrato per l'emittente locale WLIR e nell'ambito di un broadcast  radiofonico per la trasmissione King Biscuit Hour questo concerto che vedete raffigurato sopra. La Phonogram (l'attuale Universal) lo pubblica come un mini LP promozionale nel 1981 ed è sempre stato uno dei dischi che mi avrebbe fatto più piacere vedere ristampato.

Proprio in questi giorni tramite il suo sito http://carolynemas.com/ e in particolare con una email attraverso la sua mailing list alla quale mi ero iscritto, sono venuto a sapere che Carolyne Mas avrebbe venduto il download digitale di tutto il concerto completo, 70 minuti e dodici brani e devo dire che è anche più bello di come lo ricordavo. Accompagnata da un gruppo fantastico dove brillano il sax di Crispin Cioe che con gli Uptown Horns avrebbe suonato anche con gli Stones, che rivaleggia con il Clemons dei tempi d'oro o il Ritchie Cannata della band di Joel, Ivan Elias un bassista roccioso che pompa il tempo alla grande, Charlie Giordano alle tastiere poi con Pat Benatar e David Johansen e attualmente nella E Street Band in sostituzione di Danny Federici, e, non ultimo, l'eccellente David Landau alla chitarra, fratello del manager di Bruce e musicista con Warren Zevon, Ellen Foley e nei Red Bank Rockers di Clarence Clemons.

Il risultato è esplosivo, brani rock e ballate dal cuore d'accaio come si sono sentite raramente: da Hold On a Stay True passando per Thomas Dunson's Revenge e Sadie Says fino a culminare nella lunga e travolgente Sittin' In The Dark dove la band regala una serie di assoli fantastica che sfocia in quello "springsteeniano", sporco e cattivo della chitarra di Landau. Inutile dire che Carolyne Mas canta alla grande in tutto il concerto con voce ora dolce, ora vibrante sempre all'altezza della situazione, una delle migliori "voci rock" che hanno calcato le scene dell'utimo trentennio. Pensate alla migliore Pat Benatar e moltiplicate per due.

Per varie vicissitudini (se volete ve le leggete sul sito) la Mas dal 2006 non capita più in Europa e in Italia in particolare (l'ultima volta l'ho vista nel negozio che dà il nome a questo Blog) ma continua la sua attività tramite il suo sito dove ultimamente ha annunciato l'uscita anche di quel "cofanetto" di 4 CD di materiale inedito registrato in Germania tra il 1991 e il 1992  (tra virgolette perché in effetti uscirà sotto forma di chiavetta USB facendo concorrenza tecnologica anche a Lady Gaga di cui l'Universal in questi giorni annuncia l'uscita di Born This Way appunto in quel formato).

E anche di un doppio CD che conterrà i suoi 3 primi dischi per la prima volta in versione CD. Tutte queste uscite servono per finanziare la sua Our Animal Haus, Inc una società senza fine di lucro con cui gestisce dei rifugi per animali abbandonati e maltrattati. Quindi una operazione meritevole.

Se vi comprate quel promo live, sono solo 9 dollari e 99, e quando la voce dell'annunciatore declama quel classico "Live From WLIR at My father's Place Mercury Recording Artist Carolyne Mas!" e siete a bordo per 70 minuti di rock incontaminato, poi mi ringrazierete! Grandissima musica rock! E che Voce!

Bruno Conti    

19/06/2011

Come Un Fulmine A Ciel Sereno. Niente Sara' Piu' Come Prima. Addio "Big Man" Clarence Clemons 11/01/1942- 18-06-2011

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Alla fine non ce l'ha fatta! Non è "riuscito" a regalare l'ultimo assolo al suo amico Bruce. Clarence Clemons è morto per le conseguenze dell'ictus che lo aveva colpito il 12 giugno scorso nonostante i segnali favorevoli che avevano fatto sperare in una ripresa.

Se è stato possibile sostituire Danny Federici e prima ancora Miami Steve Van Zandt, il "Big Man" era unico ed irripetibile nell'economia della E Street Band e quindi nulla sarà più come prima. Bruce Springsteen potrà continuare a regalarci della musica meravigliosa ma finisce un'era.

Dispiace che l'ultima apparizione di Clarence sia stata alla finale di American Idol con Lady Gaga nel cui disco aveva suonato in un paio di brani ma questa è la vita e non sempre le scelte del nostro quando non era guidato dall'amico Bruce sono state felici.

Comunque grazie per tutto: dal primo Greetings From Asbury Park N.J al concerto dell'11 aprile del 1981 a Zurigo alle ultime esibizioni dal vivo (memorabile il London Calling Hard Rock Festival di Londra del 2009 che aveva "quasi" fatto rivivere i fasti della vecchia band) Clarence Clemons mi ha accompagnato in quasi quaranta anni di grande musica! E quindi per l'ultima volta...

Riposa in pace!

Bruno Conti

14/11/2010

Ma 6 Stellette Si Possono Dare? La Ristampa Del Secolo! The Promise: The Darkness on the Edge of Town Story

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Bruce Springsteen - The Promise: The Darkness On The Edge Of Town Story - Limited Edition Deluxe Collection Columbia 3CD+3DVD

E' pur vero che mancano novanta anni alla fine del secolo ma dubito che si possa fare meglio, forse qualcuno potrà avvicinarsi o pareggiare (la ristampa di The River?) ma difficilmente verrà superata come ristampa di un singolo album.

Come direbbe Nicola Savino alias Bisteccone Galeazzi "Mitico!".

Sono 8 ore e 33 minuti di musica da ascoltare e da vedere, alla fine per credere.

Per gustarlo appieno, dal 16 novembre, quando sarà in tutti i negozi, vi consiglio di prendervi un giorno di ferie, vi rintanate in casa e godete smodatamente.

A partire dal famoso quaderno degli appunti di Bruce, quelli vecchi con la spirale, a cui gli autori del packaging più che ispirarsi si sono pari pari rifatti. Quella fonte di mille meraviglie, un po' come il quadernetto del Numero Uno da cui, di volta in volta, esce di tutto: appunti, testi, liste di brani, altri appunti, altri testi, altri brani, altre liste e così all'infinito. Noto con piacere che Bruce, che usa un "corsivo stampatello" per scrivere, non ha quella che si usa definire una bella calligrafia (che è un po' un mio cruccio) e quindi nel leggere bisogna andare anche per interpretazioni soprattutto dove ci sono correzioni e ripensamenti ma alla fine si viene ampiamente ripagati.

Naturalmente non manca il classico saggio che accompagna di solito questi cofanetti, anzi ce ne sono due che gettano luce sui motivi che stanno dietro all'operazione (questi rigorosamente battuti a macchina o stampati da un computer se preferite): l'autore è uno dei personaggi che più conosce la materia e meglio riesce a spiegarla ed articolarla. Si tratta di tale Bruce Springsteen, che prima ripropone una vecchia introduzione già utilizzata per il libro "Songs" (quello dei testi) pubblicata nel 1998, ovviamente la parte dedicata a Darkness on the Edge of Town e poi ne inserisce una nuova scritta il 26 luglio di quest'anno.

In quei due scritti c'è tutto quello che dovete sapere su questo cofanetto, difficilmente qualche più o meno dotta recensione potrà fare meglio e io infatti rinuncio e mi limito alla descrizione dei contenuti e qualche piccola curiosità carpita qua e là.

C'è anche un altro piccolo libretto (poche pagine ma sempre formato grande) con i testi delle canzoni e tutti i credits. Una volta tanto pur avendo creato una confezione d'ingegno i CD e i DVD sono raggiungibili con facilità, non occorre essere dei geni per reinserirli nei loro appositi spazi tra le pagine del quadernone e i dischetti sono protetti dalle immancabili bustine (cura anche nei particolari).

Vediamo i contenuti.

Il primo CD è la ristampa dell'album originale Darkness on the Edge of Town con il suono già fantastico all'epoca creato da un team che vedeva a fianco di Bruce, Miami e Jon Landau, Jimmy Iovine, Chuck Plotkin e Thom Panunzio. Qui si è fatto un ulteriore passo avanti, tramite l'opera di un altro dei geni della tecnica di regsitrazione, quel Bob Ludwig che ha masterizzato (e rimasterizzato) tutta la musica che conta, tanto per citarne due o tre, Jimi Hendrix, Led Zeppelin e Rolling Stones. La musica vi viene proprio addosso con una chiarezza e una fierezza straordinarie. Chi non la conosce? Ma è sempre un piacere riascoltare i 10 brani originali.

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Il secondo CD è un doppio, si chiama The Promise, e se fosse uscito ai tempi sarebbe stato un altro formidabile tassello nella carriera di Bruce, quello che mancava tra Darkness e The River. Sono 21 canzoni, o meglio, e questa è la prima curiosità sono 22 brani (e lo potete scoprire solo ascoltandolo ovviamente): infatti alla fine dell'ultimo brano del secondo CD City Of Night dopo una breve pausa parte la traccia nascosta ovvero The Way, un altro dei brani inediti più belli registrati per quella occasione.

Un passo indietro. Il primo dischetto parte con una versione straordinaria di Racing In The Street ('78) che è (quasi) più bella di quella che appare nell'album originale o comunque è una bella lotta. Ad abbellirla c'è un violino (che già appariva dal vivo nei concerti tra la fine '74 e i primi mesi del 1975 affidato alle mani della violinista Suki Lahav e in anni recenti è tornato con Soozie Tyrell, che è nata a Pisa in Italia, non c'entra niente ma mi andava di dirlo): e non è un musicista da poco a suonarlo, si tratta del fido pard di Jackson Browne tale David Lindley che ci regala un bellissimo assolo e poi replica la sua presenza anche in Come On (Let's Go Tonight) che è Factory sotto mentite spoglie, bellissima in ogni caso.

Cosa altro abbiamo? Per esempio Talk To Me una delle più belle canzoni scritte da Springsteen per Southside Johnny, del quale la sezione fiati degli Asbury Jukes capitanata da Richie "La Bamba" Rosenberg appare nella versione registrata per The Promise. It's a Shame come brano in sé non è fantastico ma è interessante perché introduce un promettente batterista rudimentale ma efficace, tale Jon Landau.

Scorrendo le note saltano all'occhio anche le coriste presenti in due brani Someday (We'll Be Together) e Breakaway Tiffany Andrews, Corinda Carford, Michelle Moore, Antoinette Savage, Soozie Tyrell e Patty Scialfa!! Ohibò, ma allora si frequentavano già nel 1978. Per inciso Breakaway è una piccola meraviglia di canzone, una delle tante.

Naturalmente non manca la versione di Bruce di Because The Night (il suo unico hit single come ricorda orgogliosamente Patti Smith nel documentario) ma anche quella di Fire che sarebbe stata ripresa da Robert Gordon (che ha fatto due stupendi dischi con Link Wray che se già non li avete vi consiglio caldamente di ricercare) e poi dalle Pointer Sisters.

The Promise che anche Bruce rimpiange di non avere inserito nell'album originale avrebbe potuto essere (anche a livello di testo) la seconda Thunder Road. The Brokenhearted potrebbe essere una "traccia perduta" della discografia di Roy Orbison. Rendez-vous era uno dei momenti caldi dei concerti di quegli anni. Se Fire era un tributo a Elvis Presley, The Brokenhearted a Roy Orbison, sicuramente Outside Looking In potrebbe esserlo a Buddy Holly (curiosamente in una delle varie liste che appaiono nel quaderno il cognome è scritto Holley) con in più un tocco di attitudine punk che, scopriamo dal documentario e dalle sue note, Springsteen seguiva con attenzione e attitudine da fan comprando molti dei 45 giri che uscivano all'epoca, probabilmente spronato anche dall'amico Steve.

Il resto ve lo sentite da soli.

Poi abbiamo il primo DVD. Il Film che è andato anche al Festival di Toronto e a quello di Roma con Bruce al seguito, creato da Thom Zinny ha lo stesso titolo di tutto il cofanetto ed è bellissimo pure questo (ma cosa non lo è in questo cofanetto? Domanda retorica!). Guardandolo (ed è anche sottotitolato in italiano) potrete scoprire tutto quello che volevate sapere sul dietro le quinte di questo disco e anche di più. L'incipit, recitato da Bruce, è lo stesso di uno dei due saggi che accompagnano il cofanetto.

Il secondo DVD ha un doppio contenuto. Prima la registrazione completa effettuata in studio (ma dal vivo) o è dal vivo ma in teatro? No direi che è la seconda! Paramount Theater, Asbury Park, 13 Dicembre 2009 Bruce Springsteen & The E Street Band eseguono (senza pubblico) l'esatta sequenza che comprendeva l'album originale e che versioni, ragazzi! Non c'è Nils Lofgren (perchè non era ancora entrato nel gruppo) e, purtroppo, non c'è più Danny Federici sostituito degnamente da Charlie Giordano.

La seconda parte del secondo DVD, quella intitolata Thrill Hill Vault 1976-1978 è una chicca straordinaria: i primi due brani, Save My Love e Candy's Boy sono registrati a Holmdel, NJ nel 1976 a casa di Bruce, che appare a torso nudo, affiancato da Miami Steve, senza cappello, che sfoggia una folta capigliatura riccia (sia pure declinante), una rarità. Poi c'è Something in The Night Red Bank, NJ 1976 e una serie di brani, in rigoroso bianco e nero, gli stessi che appaiono nel documentario ma completi, registrati in studio a New York nel 1978. Il finale, e mi ripeto,è mitico,si tratta del filmato completo che si è visto varie volte anche in televisione (ma mai nella giusta sequenza) del famoso concerto di Phoenix del '78, per intenderci quello che si conclude con Rosalita, quando una serie di fans, sfuggite da più parti alla security si impadroniscono di Bruce e fanno benevolmente scempio di lui, con sua grande gioia e divertimento. Una delle scene più gioiose della storia della musica rock.

Il pezzo forte è il terzo DVD: Thrill Hill Vault Houston '78 Bootleg House Cut. 176 minuti, due ore e cinquantasei minuti, 10560 secondi di pura magia. Bruce Springsteen & The E Street Band dal vivo all'ennesima potenza, in versione sesquipedale (citando ancora il Giuanin Brera), devastante. Tutti i classici, qualche anticipazione di quello che verrà (Indipendence Day) e una serie di cover che allora erano la norma: da Santa Claus Is Coming To Town (il Natale era vicino) a Fever, dal Detroit Medley a You Can't Sit Down per finire con la leggendaria Quarter To Three di Gary US Bonds.

Il sottoscritto ha avuto la fortuna di assistere al concerto di Springsteen all'Hallen Stadion di Zurigo l'11 aprile del 1981 nel corso del tour di The River (ero il chaperon, con Daniele Biacchessi, di uno dei pullman partiti da Milano per assistere all'evento, viaggio organizzato da Radio Regione, l'emittente da cui trasmettevo Bootleg ai tempi, era il titolo della trasmissione ma li trasmettevo pure). Poi ho visto anche San Siro 1985 e tanti altri in seguito ma vi posso assicurare che in quegli anni il Boss dal vivo era inarrivabile e, devo ammettere, nel 1978 ancora più che nell'81 (come testimoniato da innumerevoli bootleg). Qui siamo di fronte ad un bootleg (ma ufficializzato) e la qualità audio e video è più che buona ma è il contenuto che è fantasmagorico, una esperienza da non perdere.

Questo vi dovevo e spero di avervi convinto, se mi sono dilungato chissenefrega (tanto ormai il Blog è solo mio come i più attenti avranno notato). Buon ascolto e buon divertimento (e buone ferie se seguite il mio suggerimento di ascolto). Se non riuscite a comprarlo fatevelo regalare, inseritelo nella letterina a Babbo Natale, fate qualsiasi cosa ma non potete non averlo.

Bruno Conti