Un Comandante “Perduto”, Ritrovato. Commander Cody And His Lost Planet Airmen – Live From Ebbets Field Denver, Colorado August 11 1973

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Commander Cody And His Lost Planet Airmen  – Live From Ebbets Field Denver, Colorado August 11 1973 – S’more Entertainment/Rockbeat Records

Ecco l’altro Live album radiofonico pubblicato dalla Rockbeat di recente, si tratta di un concerto trasmesso nell’estate del 1973 e registrato a novembre a Austin, pochi mesi prima  quindi di quello ufficiale che poi uscirà nel 1974 come Live From Deep In The Heart Of Texas. Un disco dal vivo magnifico,, tanto che in quel periodo, magari esagerando, la rivista Billboard votò Commander Commander Cody & His Lost Planet Airmen, perché di loro parliamo, la migliore R&R band sul pianeta. Sicuramente erano un gruppo eccezionale, già in quell’estate del 1973, con il formidabile suonatore di pedal steel (uno dei migliori mai sentiti) Bobby Black, entrato da poco in formazione, e con tre album già nel loro carnet, tra cui Country Casanova: agli amanti consiglio, oltre a quello dal vivo citato prima, anche l’omonimo album pubblicato nel 1975, che oltre ad una copertina memorabile (e non è l’unica) contiene una versione di Willin’ di Lowell George, che a mio modesto parere è forse la più bella mai realizzata di questa splendida canzone, forse anche meglio di quella dei Little Feat. Per completare l’excursus personale mi è capitato di vedere Commander Cody a fine anni ’70 a Londra, non con la formazione originale, ma vi posso assicurare che era ancora un grande spettacolo e durante il concerto proiettavano, a dimostrazione che erano altri tempi, pure un cartone animato con i personaggi stilizzati sulle fattezze dei musicisti della band.

Ma nel 1973 siamo quasi allo zenit della loro carriera: Billy C. Farlow è un vocalist ( e saltuariamente) armonicista di grande voce e carisma, Bill Kirchen un chitarrista e cantante scintillante, Bobby Black, si è detto, tra i migliori alla pedal steel guitar in circolazione, George Frayne, alias Commander Cody, un pianista travolgente, Andy Stein, a violino e sax, è un altro musicista di grande spessore, e pure la sezione ritimica, Bruce Barlow, basso e Lance Dickerson, batteria, con John Tichy, aggiunto alla chitarra, non perde un colpo. Il repertorio poi è quanto di più variegato uno si possa aspettare: boogie, R&R, western swing, jump blues, country (rock), tutti eseguiti con una forza, un vigore ed una classe invidiabili. Partoriti da una idea di George Frayne, in quel di Ann Arbor, Michigan, dopo anni di gavetta nei locali della zona, si erano trasferiti in California, dove la loro carriera era decollata (con gli album e qualche singolo che entreranno anche nelle zone alte della classifica) e dove saranno raggiunti da un’altra band che usava anche il western swing tra le proprie armi di seduzione con gli ascoltatori, ossia gli Asleep At The Wheel: Bob Wills, Merle Travis, Merle Haggard, ma anche nomi ignoti del rockabilly o stelle del R&R come Elvis Presley erano nel DNA dei Commander Cody, che avevano comunque anche un repertorio di materiale proprio di consistente qualità, ed erano, come detto, una formazione portentosa dal vivo, come testimonia il concerto inciso in questo CD, anche con una qualità sonora direi più che buona.

Il concerto si apre con Good Rockin’Tonight, un pezzo di jump blues, tra gli antenati del R&R, con la band e i suoi solisti, Stein, Black, Kirchen e il Comandante, subito scatenati e a velocità supersoniche, What’s The Matter Now, un pezzo di Billy Farlow è più country swing degli originali, con Bobby Black e Andy Stein magnifici a pedal steel e fiddle, per non parlare di Commander Cody, serafico al piano e ancora Kirchen alla chitarra. Truck Drivin’ Man è uno dei super classici del country, nel repertorio anche di New Riders e Flying Burrito, con la guizzante pedal steel di Black ancora sugli scudi, per non dire del violino, mentre 4 or 5 Times è un western swing di Bob Wills eseguito alla perfezione. Down And Out un traditional fatto a tempo di country-rockabilly, sempre trascinante, Mama Hated Diesels una di quelle country ballads splendide e malinconiche che erano nelle loro corde, con la weeping steel di Black in evidenza. (Little) Sally Walker, anche nel live texano ufficiale, un altro R&R fulminante con Kirchen e Black scatenati, ma anche Stein al sax, poi il country-rock divertente e scanzonato di Ain’t Nothin’ Shakin (But The Leaves) e la strappalacrime (ed ironica) ballata All I HaveTo Offer You (Is Me), subito superata  in un altro momento ludico come Diggy Liggy Lo, una frenetica country tune che faceva anche la Nitty Gritty.

Smoke That Cigarette, da Country Casanova, è il tipico momento di Commander Cody, boogie allo stato puro, seguita da Rave On, uno dei classici di Buddy Holly e del R&R, che poi imperversa anche nelle successive Rock That Boogie, un pezzo loro, e nella immortale Jailhouse Rock, poi, all’interno di un broadcast radiofonico, si lanciano in un western swing intitolato Truckin’ & Fuckin’ (?!?) a tutta steel, un ulteriore cavallo di battaglia come Wine Do Yer Stuff, altra ballatona country, che precede il brano di Merle Haggard Mama Tried, sempre suonata alla grande, un po’ di blues and roll con la potente Lawdy Miss Clawdy e il finale con la melanconica Sunset On The Sage. Live di Commander Cody in circolazionece ne sono parecchi, questo è uno dei migliori!

Bruno Conti

Da Londra Al Texas, E’ Pur Sempre Rock’n’Roll! Bill Kirchen & Austin De Lone – Transatlanticana

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Bill Kirchen & Austin De Lone – Transatlanticana – Red House/Ird CD

Non è la prima volta che Bill Kirchen, chitarrista e leader insieme a George Frayne dei Commander Cody & His Lost Planet Airmen durante il loro periodo d’oro, ed il pianista Austin De Lone, tra i membri fondatori del gruppo di culto degli Eggs Over Easy http://discoclub.myblog.it/2016/07/01/unabbondante-ed-ottima-colazione-base-uova-musica-eggs-over-easy-goodncheap-the-eggs-over-easy-story/, collaborano insieme, infatti avevano già inciso due album, nel 1977 e 1983, come componenti di un quartetto denominato Moonlighters. Da quel momento in poi, Kirchen ha perseguito una carriera solita regolare e con vari album basati sul classico suono Americana di cui la band del Comandante è stata una delle pioniere, mentre De Lone è quasi sparito dai radar, realizzando solo un disco nel 1991, De Lone At Last, peraltro ottimo. Ora i due, che evidentemente non avevano mai perso i contatti, pubblicano questo album nuovo di zecca, Transatlanticana, un disco di puro rock’n’roll, ma anche country, errebi, boogie e perfino gospel, un melting pot sonoro che poi è la sintesi coerente di quanto i due hanno sempre proposto in passato: la cosa semmai che sorprende è la freschezza e la vitalità di queste dodici canzoni, divise tra originali e cover, con i due in forma smagliante, e se la cosa può essere normale per Kirchen che non ha mai smesso di fare musica (non però a questi livelli, almeno ultimamente), stupisce che De Lone, inattivo da parecchio tempo, non abbia la minima traccia di ruggine e suoni come se non avesse mai smesso di farlo.

Il titolo del CD è ispirato dal fatto che è stato inciso in due locations diverse, Londra (città “adottiva” di De Lone, che è comunque americano) ed Austin, Texas, addirittura con due sezioni ritmiche distinte (Paul Riley al basso e Malcolm Mills alla batteria in Inghilterra, David Carroll al basso e Rick Richards alla batteria in America), anche se il suono rimane perfettamente unitario in tutte le canzoni, regalando all’ascoltatore circa tre quarti d’ora di piacevole e pura American music; ci sono anche degli ospiti, come l’ottimo steel guitarist Bobby Black, il noto chitarrista e cantautore Gurf Morlix e, in un brano, la voce del texano doc Butch Hancock. Hounds Of The Bakersfield è una scintillante country song di Kirchen dedicata a Merle Haggard (il titolo gioca con il celebre romanzo di Conan Doyle The Hound Of The Baskervilles con protagonista Sherlock Holmes e con la città californiana dalla quale ha avuto origine il suono tipico proprio di Haggard, oltre che di Buck Owens): il suono è spettacolare, la voce di Bill perfetta, come anche il gran dispiegamento di chitarre. Wine, Wine, Wine è il rifacimento di un vecchio pezzo del Comandante Cody, un honky-tonk suonato in maniera splendida e con lo spirito di una vera rock’n’roll band, come nella miglior tradizione dello storico combo guidato da Frayne (quello degli anni settanta, non la pallida controfigura degli ultimi anni), con Black strepitoso alla steel ed Austin che comincia a far sentire le sue dita. Proprio De Lone è il protagonista della ritmata Let’s Rock, che esce per un attimo dai bar di Austin (città) ed entra nei pub di Londra, anche se il suono è americano al 100% (come d’altronde era quello degli Eggs Over Easy): ottimi i duetti tra piano e chitarra, una caratteristica di tutto il disco.

Oxblood è scritta da Butch Hancock, e vede proprio il vecchio texano alternarsi al canto con Bill, con la sua voce polverosa e dylaniana, per un rockabilly tipico dei suoi, che ci fa venire la voglia di un disco nuovo da parte sua, dato che, non pubblica nulla da dieci anni come solista e da sette come membro dei Flatlanders. Think It Over è un successo minore di Jimmy Donley, un rock’n’roller morto suicida nel 1963 all’età di 33 anni, ed è una limpida ballata anni cinquanta, decisamente gradevole ed immediata, un puro piacere per le orecchie, così come la rivisitazione di Warm And Tender Love (una delle prime hits di Percy Sledge), che in questa versione conserva solo marginalmente lo stile errebi dell’originale, diventando una lussuosa e cristallina rock ballad (piccola curiosità: solo in questo brano, inciso a Sausalito in California, c’è una terza sezione ritmica, formata da Mike Godwin al basso e da Paul Revelli alla batteria). Nei seguenti tre pezzi De Lone diventa protagonista assoluto, sia come autore che esecutore e cantante: No Need For Knocking è uno splendido e trascinante rock’n’roll, con il pianoforte che è una goduria a parte, All Tore Up è un boogie pianistico alla Jerry Lee Lewis, impossibile stare fermi, mentre Already Walking è un limpido folk-rock, molto più Eggs Over Easy di ogni altro brano del CD. Kirchen si prende la rivincita con i tre pezzi finali: Back In The Day, scritta dalla moglie Louise, è una bellissima canzone rock, diversa dal genere del Comandante e con un’andatura quasi epica ed il solito magistrale pianoforte, oltre ad un motivo ricco di pathos, mentre Somebody’s Going Home è un gustosissimo gospel-rock registrato con alcuni backing vocalists di sostegno, un brano inatteso sullo stile degli Staples Singers, davvero ottimo; chiude il CD una deliziosa versione del classico di Bob Dylan The Times Tey Are A-Changin’, con un ritmo molto più acceso dell’originale ed una formidabile performance di De Lone al piano, degna conclusione di un album fresco e corroborante.

C’è ancora in giro qualcuno che pensa che il rock’n’roll sia morto: a loro bisognerebbe far ascoltare Transatlanticana almeno dieci volte al giorno, per un mese.

Marco Verdi