25/04/2013

I Cowboy Junkies Della Grande Mela? Hem - Departure And Farewell

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Hem – Departure & Farewell – Waveland Records 2013

Esistono dei gruppi difficili da definire, non tanto per il genere che propongono, quanto per l’atteggiamento verso la musica e per il loro modo di vedere il mondo, attraverso le sette note. Sembra impossibile (per chi scrive) che dei musicisti di così grande talento, siano destinati a passare pressoché inosservati pur continuando a sfornare prodotti di ottima qualità. Dopo questa doverosa introduzione, passo a parlarvi degli Hem, un ricco (in senso numerico) “ensemble” che ha provato inizialmente a percorrere i sentieri della canzone folk e country, con un atteggiamento fedele alle regole dei generi in questione e nello stesso tempo coraggiosi nello sperimentare nuove soluzioni.

Nati sulla scia dei Cowboy Junkies, gli Hem devono gran parte della loro popolarità alla bella voce suadente di Sally Ellyson, e degli altri due leader della band, il pianista Dan Messe ed il chitarrista Gary Maurer (che sono anche i produttori di questo lavoro), che sanno cucire sonorità delicate e profonde attorno alla voce solista. I tre hanno iniziato a collaborare ed hanno pubblicato a livello “indie” il loro debutto Rabbit Songs (il disco ha avuto una eco notevole nel 2001), poi è arrivato Eveninglad (2004) e la fama è cresciuta ulteriormente, firmando con la Nettwerk (Be Good Tanyas, Old Crow Medicine Show, per citarne alcuni) per il loro terzo album No Word From Tom (2006) una raccolta di rarità, outtakes, b-sides, inediti e registrazioni dal vivo, bissato nello stesso anno dallo splendido Funnel Cloud, con una sempre più forte attrazione per la musica delle radici, e dopo qualche EP, uscirono con un disco ambizioso Twelfth Night (2009), sviluppato su una particolare opera teatrale.

Oltre ai membri storici già citati, suonano in questo lavoro, Steve Curtis alle chitarre, Bob Hoffnar al dobro e pedal steel, George Rush al basso, Mark Brotter alla batteria, i fidati violinisti Charles Burnham e Alison Cornell oltre a Dawn Landes alle armonie vocali, per un percorso di circa quaranta minuti tra folk ballads e folk songs. La partenza è meravigliosa con l’iniziale pianistica Departure and Farewell, cui fanno seguito due ballate morbide di notevole livello come Walking Past The Graveyard, Not Breathing (con un violino discreto) e Things Are Not Perfect In Our Yard. dai toni introspettivi.

Il disco prosegue su questo standard, con la dolce The Seed punteggiata dal violino di Burnham, mentre The Jack Pine e Tourniquet sono litanie acustiche che non scadono mai nella leziosità. Si riparte con la deliziosa Seven Angels  quasi solo voce e piano, mentre Gently Down The Stream è una country-ballad, con la pedal steel che lascia una tenue scia, seguita dalle filastrocche Bird Song e Traveler’s Song che sembrano uscite dal diciannovesimo secolo. The Tides At The Narrows è dotata di una bella melodia country-folk, ed è seguita dalle conclusive Last Call e So Long, ballate lente e notturne, studiate nota dopo nota, per chiudere un disco per anime gentile e cuori solitari.

La stella polare di Departure & Farewell è indubbiamente la voce solista di Sally Ellyson (pari a quelle di Natalie Merchant, Margo Timmins e Hope Sandoval (Mazzy Star) per intensità, sin dai tempi di Rabbit Songs, e questo lavoro ripete quella magia, magari con minori sorprese rispetto agli esordi, però con una grazia di esecuzione che avvolge l’ascoltatore in un folk-rock di altri tempi, costantemente alla ricerca della melodia pop. Sally e gli Hem scrivono musica di qualità, chiedono solo di essere ascoltati con attenzione, uno di quei gruppi che senza stravolgere il passato, sono molto bravi ad adattare i suoni alle proprie canzoni. Da ascoltare dopo la mezzanotte, e possibilmente non da soli!

NDT: Con molta probabilità (purtroppo) questo disco potrebbe essere il canto del cigno degli Hem, causa crisi personali di alcuni componenti e la dipendenza dalle droghe che sta combattendo Dan Messe, ma non è detto!

Tino Montanari

26/02/2013

Un Collettivo "Acid-Folk" Dal Freddo Canada. Lee Harvey Osmond - The Folk Sinner

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Lee Harvey Osmond – The Folk Sinner – Latent Recordings 2012/2013

Il loro ottimo album d’esordio A Quiet Evil (2010), è nato con la collaborazione della famiglia dei Cowboy Junkies (Michael Timmins, la sorella Margo e Josh Finlayson degli Skydiggers), per un “sound” folk-acustico con elementi country, rock ,blues e psichedelici, che lo ha portato a ricevere l’ambito premio al Polar Music Prize dello stesso anno. Questi Lee Harvey Osmond sono un combo musicale canadese (un cantiere aperto arrivato fino a 17 elementi nel disco d’esordio), ma principalmente la creatura di Tom Wilson (leader nei lontani anni ’90 dei Junkhouse, e poi successivamente dei Blackie And The Rodeo Kings), che si avvale anche di Ray Farrugia (componente nei Junkhouse) alla batteria, Aaron Goldstein alle chitarre, Brent Titcomb alle percussioni e Paul Reddick alla pedal-steel. In questo nuovo lavoro, The Folk Sinner, validi ospiti partecipano al progetto, gli abituali Andy Mize e Josh Finlayson (Skydiggers), il grande Colin Linden al dobro, Hawksley Workman (eccellente e sottovalutato cantautore canadese) e come vocalist Astrid Young (sorellastra di Neil), Oh Susannah e Margo Timmins (Cowboy Junkies), il tutto prodotto dal fratello Michael e come il precedente distribuito per la Latent dei fratelli Timmins.

L’album prende il via con un avvincente Oh Linda (semisconosciuto brano di Gordon Lightfoot), quasi una versione a cappella, che dimostra subito le qualità canore di Wilson, cui fa seguito Devil’s Load , un brano dal groove sbarazzino, con un giro di armonica importante, mentre il lato più rootsy della band, può essere ascoltato in  Easy Living, basata su trame acute di violino, con un “sound” psichedelico morbido. La collaborazione di Hawksley Workman, in duetto con Tom in Break Your Body, rappresenta uno dei punti più alti del disco, una ballata notturna, intensa,fumosa, impreziosita da una tromba, perfetta per essere eseguita al The Clubhousedi Ottawa, mentre la seguente Big Chief  è una dolce canzone d’amore con in evidenza la pedal-steel di Reddick e le armonie vocali di Astrid Young e di Oh Susannah (Suzie Ungerleider per la mamma), e ancora, a seguire, Honey Runnin’ e Leave This House, brani dimostrativi di quel filone che viene etichettato come acid-folk. Con Freedom e Love Everyone, con ritmi e percussioni desertiche (Calexico, Giant Sand), il suono diventa più vibrante nelle chitarre con un accenno di psichedelia flessuosa. Chiude alla grandissima un disco splendido, la struggente Deep Water, una ballata notturna con al controcanto la dolcissima voce di Margo Timmins, (che mi regala sempre intense emozioni).

I Lee Harvey Osmond (soprattutto il “barbuto” Tom Wilson), in questo The Folk Sinner, dopo due anni di gestazione, portano allo scoperto un progetto affascinante, con ulteriore arricchimento del viaggio sonoro, più volte affrontato da questi musicisti, nelle loro separate carriere. Il risultato è tutto in queste dieci canzoni che musicalmente rientrano in quel movimento dell’acid-folk (folk, rock, country e una forma psichedelica), citato prima. Per quanto mi riguarda i LHO, sono una band davvero affascinante da descrivere, a tutti gli altri consiglio almeno un ascolto. Ci sono sempre belle conferme dal freddo Canada.!

Tino Montanari

31/01/2013

La Joni Mitchell Australiana? Lucie Thorne - Bonfires in Silver City

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Lucie Thorne - Bonfires in Silver City - Vitamin Records/Smoked Recordings/IRD

Sempre alla ricerca di nomi nuovi ed interessanti da proporre ai lettori di questo Blog, qualche tempo fa mi sono imbattuto in questa Lucie Thorne, che come spesso capita non è una novellina che appare dal nulla, ma è una veterana della scena musicale australiana, dove ha già pubblicato (compreso questo Bonfires In Silver City, che Down Under è uscito ad Agosto del 2011, ma la strada da laggiù è lunga, ci vuole tempo per arrivare) ben 9 album, il primo nel lontano 1998, con una cadenza regolare, più o meno biennale. La Thorne è molto considerata dalla critica musicale australiana ed un giornale, il Sydney Morning Herald le ha assegnato il premio come miglior Roots Album del 2009, per il precedente disco Black Across The Field, in promozione del quale la nostra amica ha intrapreso una lunga tournée, che in due anni, attraverso Australia, Stati Uniti ed Europa, le ha permesso di far conoscere la propria musica in giro per il mondo, agli appassionati ovviamente, purtroppo non era una campagna per la "dominazione globale", ma più un passaparola, lenta ma inesorabile la voce si sparge.

Questo nuovo album è stato concepito in questo periodo e poi affinato quando è ritornata nella sua piccola cittadina di Bimbaya (popolazione 4 abitanti), nella Emerald Bega Valley, profondo Sud Ovest dell'Australia, che deve essere un posto stupendo, in mezzo al nulla. Questa signora di circa 35 anni, nativa di Melbourne, con questo CD, registrato in 3 giorni, realizza il suo disco migliore: aiutata a livello musicale, di arrangiamenti e produzione da Hamish Stuart (che non è quello della Average White Band), un batterista e percussionista molto raffinato in grado di creare delle costruzioni sonore variegate ed affascinanti, realizzate ai Megaphon Studios di Sydney, che ben si sposano con il lavoro della chitarra della stessa Lucie e di Carl Dewhurst in tre brani, nonché delle tastiere di Chris Abrahams in due canzoni e della fisarmonica di Roy Payne nella conclusiva When I Get There. Poi c'è il duetto con la voce e la seconda chitarra acustica di Jo Jo Smith, che ha firmato il brano con la stessa Thorne, in Sweet Turnaround, un bel incontro di diverse vocalità, più espansiva quella della Smith, più laconica la brava Lucie.

Già, la voce: dal titolo del Post avrete intuito dove stiamo per andare a parare. La caratura vocale di Lucie Thorne direi che si va ad inserire vicino (molto vicino) al registro medio-basso di quella di Joni Mitchell (finalmente l'abbiamo detto!), con alcuni punti in comune anche con quella di Margo Timmins dei Cowboy Junkies. E anche musicalmente lo stile si colloca tra la Mitchell di Hejira, ed album seguenti, e la musicalità più narcotica ma ricca di "spazi" della band canadese. Anche se, come ho già detto, il cuore musicale è l'interscambio tra la Thorne ed il lavoro certosino di Hamish Stuart che con la sua batteria definisce spesso il sound del disco. Come nell'iniziale Falling, dove la somiglianza con la voce di Joni è impressionante, ancorché, penso più a livello di omaggio che di mera copiatura, l'interazione tra la chitarra di Lucie e il lavoro di spazzole, piatti, grancassa e quant'altro di Stuart è quasi telepatico e la voce sussurra le sue storie con l'abbandono della canadese nei gloriosi anni '70. Sempre notevoli intuizioni percussionistiche anche nella successiva Till The Season, dove l'elettrica di Dewhurst aggiunge ulteriore colore al sound che si fa ancora più caldo, mantenendo quella rarefazione preziosa. In Can't Sleep For Dreaming si aggiungono un organo e il basso elettrico ma il risultato musicale non cambia di molto, mentre nella lunga Great Wave, soprattutto nella bella coda strumentale, il gruppo di musicisti è libero di costruire una ambientazione musicale che ha in un lento crescendo quasi "psych(edelico)" anche alcuni punti di contatto con la musica dei Cowboy Junkies, comunque una canzone bellissima!

Diciamo che se Laura Marling è stata definita la "Nuova Joni Mitchell" (un parolone) ma non dimentica i suoi legami con il folk britannico vecchio (Jansch, Martyn, Drake) e nuovo (Mumford, Noah & The Whale, Johnny Flynn), i cantanti australiani, e la Thorne non è una eccezione, si rifanno più al continente americano, Canada incluso, non avendo l'Australia una propria tradizione popolare a cui attingere. Tornando a Bonfires..., il brano successivo, Correspondent è uno strumentale che partendo dalla coda strumentale del precedentem permette a Lucie di mettere in evidenza le sue capacità di creatrice di ambienti sonori, solo con la sua chitarra elettrica molto "lavorata". Invece Already Gone con una chitarra acustica dalla accordatura aperta è un perfetto esempio della Mitchell del primo periodo, intensa ed appassionata nella sua semplicità. Del duetto di Sweet Turnaround abbiamo detto, rimangono Big News dove ritorna la chitarra di Dewhurst e il testo cita il titolo dell'album mentre la musica è più mossa, sempre mantenendo però quel feel leggermente jazzy e raffinato e la voce quasi sussurata. Noir, solo il piano di Abrahams e la chitarra, è quanto di più vicino ad una ballata propone questo album, mentre la conclusiva When I Get There, con i leggeri interventi percussivi di Hamish Stuart a sottolineare il delicato lavoro della chitarra della protagonista e di un quasi impercettibile button accordion sullo sfondo, conferma la qualità di questa proposta di Lucie Thorne, che forse, anzi sicuramente, non sarà una nuova Joni Mitchell, ma ne è una ottima discepola.

Ve la consiglio, assolutamente da scoprire, provare please, buona musica!

Bruno Conti 

29/12/2012

L'Ultimo Bel Disco Del 2012 O Il Primo Del 2013? Willy Mason - Carry On

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Willy Mason - Carry On - Fiction/Universal

Questo disco è uscito nella prima decade di Dicembre sul mercato inglese e verrà pubblicato in Italia il 15 gennaio del nuovo anno, quindi incarna le caratteristiche del titolo del Post: "un bel disco", non straordinario, anche se in Inghilterra ha raccolto 4 stellette su Mojo ed è stato designato disco del mese, un 8/10 da Uncut, e ottime recensioni su Q, NME, Indipendent On Sunday, Sunday Times e The Fly. Ovviamente non leggo tutte queste riviste (ma un paio, le prime due, sì) e quindi questa sorta di plebiscito mi ha incuriosito. Conoscevo Willy Mason per avere già ascoltato i suoi due primi dischi: Where The Humans Eat, uscito per la Team Love Records/Virgin (l'etichetta fondata da Conor Oberst) nel 2004, un disco quieto ed acustico dove Mason suonava quasi tutti gli strumenti con l'aiuto del fratello Sam alla batteria, e tra i brani spiccava Oxygen, una canzone ripresa anche dalla soprano preferita da Costello, Renée Fleming, in un suo disco del 2010. Gia per quel disco erano stati scomodati paragoni con nomi illustri ed era entrato a far parte, più o meno a ragione, dei "Nuovi Dylan", termine che di solito ammazza più di un talento (ed erano stati citati anche Cash, Cohen e Dylan).

Nel 2007 esce il suo secondo album, If The Ocean Gets Rough, che conferma quelle sue sonorità roots unite ad un indubbio talento compositivo e ad una voce molto vissuta per appartenere ad un 22enne. Poi qualcosa si inceppa e il nostro amico decide di tornare a casa per vedere cosa fare della sua vita, si reinventa speaker di una radio locale in quel di Martha's Vineyard, Massachussets, ma per parlare di pesca e notizie sulle fattorie della zona non di musica e altri lavori "comuni" che ricreano le sue radici con i luoghi della sua adolescenza. Senza comunque smettere del tutto di fare tours e partecipando in due brani dell'ottimo album Hawk di Isobel Campbell e Mark Lanegan.

Il filone musicale è quel "new folk" a cui appartengono Mumford And Sons, Edward Sharpe, Ben Kweller, Beth Orton, ma anche gruppi più pop come i Bat For Lashes, tutta gente con cui ha diviso i palchi di tutto il mondo. Proprio da questi ultimi ha preso il produttore, il londinese Dan Carey, noto anche per avere lavorato con Kylie, MIA, Hot Chip, nomi non particolarmente vicini all'apparenza con le sue idee musicali. Ma la collaborazione, anticipata da un duetto registrato per l'album della brava cantante Lianne Le Havas, stranamente funziona. Carey aggiunge una patina di elettronica "moderna" ma non fastidiosa (e sapete quanto poco ami queste sonorità il sottoscritto), la batteria programmata a fianco di quella "naturale" dell'immancabile fratello Sam Mason e il basso e le chitarre acustiche ed elettriche di Willy Mason che rendono molto piacevole e variegato l'ascolto di questo Carry On, disco che forse non è così straordinario come vuole farci credere la stampa inglese ma ha i suoi meriti. Come spesso mi accade, dopo aver letto la lunga recensione di Victoria Segal su Mojo devo dire di non avere capito bene di che razza di album si tratta, ma questa è un po' la caratteristica del recensore "ritroso" e protagonista che vuole far vedere quanto è bravo ma in conclusione non capisci di che tipo di disco ci sta parlando (peraltro "merito" condiviso con molti altri praticanti dell'arte recensoria, mai fare capire con facilità al lettore di cosa si sta trattando, cioè musica, ma esaminare vita ed opere del soggetto attraverso testi e sensazioni).

Una sensazione che mi sento di condividere è quella che la voce di Mason più che quella di una persona di 27 anni (all'epoca della registrazione del disco) sembra quella di uno di 72 anni, "giovanile" però, ancorché vissuto e ricercato. Il sound, nell'iniziale What Is This, convive tra le percussioni elettroniche e le tastiere di Oly Bayston, che si intrecciano senza problemi con le chitarre acustiche e la batteria, in un clima malinconico ed avvolgente che si accende in un finale chitarristico, dove l'elettrica di Willy Mason si inventa un solo breve ed acidissimo degno delle improvvise accelerazioni di Michael Timmins nei Cowboy Junkies. Un ritmo programmato più saltellante, sempre unito alle derive leggermente acide della chitarra, potrebbe ricordare in Pickup Truck, vagamente, un Donovan più futurista e con una voce più profonda, ma che lega il country-folk dell'autore ad un pop raffinato ma non banale con qualche tocco delle tastiere che si potrebbe far risalire addirittura ai Beach Boys ed un finale dove la voce si "rompe" in un falsetto vagamente alla Chris Martin. Falsetto che viene mantenuto per la successiva Talk Me Down dove le percussioni di fratello Sam si intrecciano con quelle sintetiche del produttore mentre l'acustica di Willy cerca di sbucare dal tappeto sonoro con risultati piacevoli non lontanissimi da quelli del signore citato poc'anzi (Coldplay, orrore!, se vendi non sei più nessuno per certa critica).

Le percussioni afro di Restless Fugitive su cui si innesta una chitarra elettrica carica di effetti vari potrebbero fare pensare addirittura al Peter Green sperimentale di The End Of The Game, poi lungo gli oltre sei minuti il brano, pur mantenendo una certa ipnotica varietà, diventa, forse, troppo ripetitivo. La malinconica Show Me The Way To Go Home, solo chitarra acustica e spruzzate di synth si barcamena tra Young e Cohen con qualche tocco alla Townes Van Zandt, un altro che a quella età era già "vecchio" da giovane. Mentre Into Tomorrow, per usare una felice metafora della Segal citata prima, sembra un brano dei R.E.M. di Fables Of Reconstruction cantato da Leonard Cohen (quando è valido si usa, sempre citando la fonte). I Got Gold ha un'aria stranamente "allegra", una sorta di Timmy Thomas se avesse cantato del country, ma sempre con quella voce da cantautore che tante ne ha viste e ora ve le ricanta (quindi country got soul). Painted Glass ritorna a quella psichedelia gentile e mordbida mista al solito alt-country ed al folk prediletti dall'autore, mentre la voce sdoppiata di Mason aggiunge profondità ad un suono volutamente statico.

Anche Shadows In The Dark frequenta sempre queste coordinate sonore, ma ha una melodia più ricca ed ariosa, quasi maestosa, quello che sembra un ritornello che ritorna ciclicamente e la solita alternanza tra voce profonda e falsetto, sullo sfondo elettroacustico della musica. Gli arpeggi della chitarra acustica di Willy Mason, arricchiti da un sottofondo di mellotron (ma esiste ancora?) del produttore Carey rendono affascinante un brano come la title-track Carry On, altro ottimo esempio della "vecchia scuola" cantautorale classica, molto bella e raccolta, una di quelle storie senza tempo che erano tipiche del Van Zandt citato prima. Anche If It's The End ha quel fascino old-time degli autori di belle canzoni, semplici ma che ti lasciano delle emozioni magari non eccitanti ma sottili e durature. Poco più di 37 minuti di buona musica, ripeto, magari non un capolavoro ma un disco che si può riascoltare più volte sempre scoprendo nuove sfumature (non solo di grigio)!

Bruno Conti

25/12/2012

And So This Is Christmas...I Migliori Del 2012: Le Tante "Alternative" Parte I

Per iniziare, come doveroso, essendo il giorno di Natale, il brano di John Lennon, quello originale, non una delle tante terribili copie e cover che stanno impazzando sulla televisione e nella pubblicità. Poi, come promesso (o minacciato) "The Best Of The Rest", ovvero tutti (beh non proprio tutti, tanti) i dischi interessanti di questo 2012, secondo il parere di chi scrive ovviamente. Sono in ordine cronologico di uscita (più o meno) da Gennaio a oggi e corredati, di tanto in tanto, dai video di alcune delle più belle canzoni di questo anno che si avvicina alla conclusione. Mancano all'appello le migliori ristampe, cofanetti e dischi dal vivo a cui dedicherò un Post apposito. E probabilmente ci sarà spazio ancora per i risultati di alcune riviste musicali e per altri addetti ai lavori (se avranno voglia). Naturalmente queste "classifiche" sono anche una ulteriore occasione per ricordare e consigliare della buona musica, spero! Partiamo con la prima parte, ebbene sì vi terro compagnia anche a Santo Stefano, a dimostrazione che di dischi belli, nonostante quello che dicono i pessimisti, ne sono usciti veramente molti, e ne ho dovuti "scartare" molti se no la lista si faceva chilometrica (ogni volta che ne saltavo uno, una stilettata, questo no! AaaaH!)...però potete sempre andare a rileggerveli sul Blog, i Post sono tutti lì...

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Ani DiFranco - Which Side Are You On

Il primo disco bello del 2012.

 

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Little Willies - For The Good Times

 

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Craig Finn - Clear Heart Full Eyes

 

A questo punto dell'anno è uscito Old Ideas di Leonard Cohen, ma quello è entrato di diritto nei Top 3!

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Bap Kennedy - The Sailor's Revenge

 

 

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Howlin' Rain - The Russian Wilds

 

 

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Michael Kiwanuka - Home Again

 

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The Chieftains - Voice Of Ages

 

 

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Lyle Lovett - Release Me

 

 

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Cowboy Junkies - The Nomad Series Vol. 4 The Wilderness

 

 

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Alabama Shakes - Boys And Girls

 

 

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Sister Sparrow And The Dirty Birds - Pound Of Dirt

 

 

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Counting Crows - Underwater Sunshine

 

 

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Of Monsters And Men - My Head Is An Animal

 

 

 

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Dar Williams - In The Time Of God

 

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Anders Osborne - Black Eye Galaxy

Anche in ricordo di Franco Ratti, la sua ultima apparizione sul Buscadero.

 

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Jeb Loy Nichols - The Jeb Loy Nichols Special

 

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Joe Bonamassa - Driving Towards The Daylight

 

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Tom Jones - Spirit In The Room

 

 

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Spain - The Soul Of Spain

 

 

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Alejandro Escovedo - Big Station

 

 

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Bonnie Raitt - Slipstream

 

 

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Dexys - One Day I'm Going To Soar

 

 

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Chris Robinson Brotherhood - Big Moon Ritual

 

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Brandi Carlile - Bear Creek

 

 

 

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Mary Chapin Carpenter - Ashes And Roses

 

 

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Little Feat - Rooster Rag

 

Alla fine ho messo un video per ogni album elencato, quindi la pagina è un po' "pesante", per Natale (o per la Befana) fatevi regalare un PC più potente o armatevi di pazienza intanto che carica tutta la pagina. Visto quanta buona musica, tanti dimenticati eh"! End Of Part One, a domani! Buona lettura e soprattutto, buona visione e ascolto, ma anche un Buon Natale a tutti!

Bruno Conti

07/12/2012

I Migliori Dischi Del 2012. Un Altro Collaboratore!

 

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Pensa che ti ripensa, l'anno scorso si era "allargato", quest'anno "dagli una mano si prendono il braccio", la lista si è vieppiù dilatata (l'anno scorso se non sbaglio erano 23 più alcune categorie extra, nel 2012 sono diventati oltre 30) ma dato che sono io il primo "trasgressore" si accetta tutto. Quindi questa è la lista di Tino Montanari (magari i caratteri di stampa uguali agli altri, si potevano tentare, in ogni caso...):

DISCO DELL’ANNO: LEONARD COHEN – OLD IDEAS

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CANZONE DELL’ANNO: BETH HART – CAUGHT OUT IN THE RAIN

COLONNA SONORA: LAWLESS – NICK CAVE & WARREN ELLIS

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DISCO BLUES: GUY DAVIS – THE ADVENTURES OF FISHY WATERS 

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DISCO COUNTRY: TRAMPLED BY TURTLES – STARS AND SATELLITES

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DISCO ITALIANO: FRANCESCO DE GREGORI – SULLA STRADA

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DISCO LIVE: WALKABOUTS - BERLIN

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DISCO SOUL: SOLOMON BURKE – THE LAST GREAT CONCERT

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COFANETTO DELL’ANNO: COWBOY JUNKIES – THE NOMAD SERIES

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RISTAMPA DELL’ANNO: WILLY DEVILLE – LIVE IN PARIS AND NEW YORK

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GRUPPO ITALIANO: GIARDINI DI MIRO’ – GOOD LUCK

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DVD MUSICALE: O.A.R. – LIVE ON RED ROCKS

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CONCERTO: ALEJANDRO ESCOVEDO - PAVIA

 

ALTRI DISCHI:

ZACHARY RICHARD – LE FOU

JOHN HIATT – MYSTIC PINBALL

PAUL SIMON – LIVE IN NEW YORK CITY

BOB DYLAN - TEMPEST

BAND OF HEATHENS – THE DOUBLE DOWN LIVE IN DENVER

MARLEY’S GHOST - JUBILEE

DREW NELSON: TILT A WHIRL

WIDESPREAD PANIC - WOOD

SPAIN – THE SOUL OF SPAIN

MUMFORD & SONS - BABEL

RUSTED ROOT – THE MOVEMENT

ED ROMANOFF – ED ROMANOFF

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OTIS GIBBS – HARDER THAN HAMMERED HELL

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MARY GAUTHIER – LIVE AT BLUE ROCK

MARK KNOPFLER – PRIVATEERING

DEVOTCHKA – LIVE WITH THE COLORADO SYMPHONY

DECEMBERISTS – WE ALL RISE OUR VOICES

THE MYSTIX – MIGHTY TONE

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POGUES – THE POGUES IN PARIS

THE WHITE BUFFALO – ONCE UPON A TIME IN THE WEST

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MICK FLANNERY – RED TO BLUE

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JAMES YORKSTON – I WAS A CAT FROM A BOOK

CORY CHISEL & THE WANDERING SONS – OLD BELIEVERS

MARY CHAPIN CARPENTER – ASHES & ROSES

RIVER CITY EXTENSION – DON’T LET THE SUN GO DOWN ON YOUR ANGER

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JEFF BLACK – PLOW THROUGH THE MYSTIC

BETH HART – BANG BANG BOOM BOOM

WOVENHAND – LIVE AT ROEPAN

SEAN ROWE – THE SALESMAN & THE SHARK

CALEXICO - ALGIERS

MINNESOTA – ARE YOU THERE

LOWLANDS - BEYOND

Tino Montanari

P.s. Ogni occasione è buona per segnalare nomi nuovi o tralasciati nel corso dell'anno, questi "esercizi" valgono anche come occasioni per segnalare sempre e comunque della buona musica. La lista del BEST 2012 di Mojo la pubblico domani. Vi basti sapere che il miglior disco dell'anno per la rivista inglese è Blunderbluss di Jack White. Non perché sia brutto, tutt'altro, ma il migliore. Mah!

Dovete anche avere pazienza se le pagine del Blog diventano "pesanti", tra video ed immagini, e quindi ci mette un po' di tempo a caricare, ma poi ne vale le pena, sempre buona lettura e buona visione e ascolto.

Bruno Conti

09/10/2012

L'Ultima "Trasgressione"! Trespassers Wiliam - Cast

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Trespassers William – Cast – Saint Marie Records 2012 – 2 CD

E’ arrivato (purtroppo) il canto del cigno dei Trespassers William. Sottovalutata band californiana, composta dalla voce sognante di Anna-Lynne Williams, dalla chitarra di Matt Brown e dalla sezione ritmica di Jamie Williams e Ross Simonini, sono in pista da circa 17 anni, prima come duo e poi come gruppo, e per tutta la durata della loro carriera. hanno tracciato un solco con una musica prevalentemente onirica, con un suono rarefatto e sognante, che si ispirava chiaramente al suono “soft” dei Cowboy Junkies, e in parte a quello dei compagni di scuderia Hem.

Esordirono con Anchor (99) distribuito dalla casa indipendente Records Sonikwire (ormai fuori stampa), cui fecero seguito Different Stars (2002) un disco con recensioni entusiastiche (e un risultato di vendite molto interessante), al punto che la Nettwerk, una delle etichette indipendenti più valide del panorama americano (The Be Good Tanyas e Old Crow Medicine Show), li mise sotto contratto ripubblicando il disco con un nuovo brano in aggiunta, per finire con il notevole Having (2006) prodotto da Dave Fridmann (Flaming Lips). All’inizio del 2012, hanno deciso di sciogliere il gruppo e questo Cast raggruppa gran parte del lavoro degli ultimi sei anni, con un primo CD di Rarities e B-Sides e nel secondo CD viene riproposto l’EP The Natural Order Of Things al completo, con altro materiale accantonato nell’uscita originale.

Le Rarities si aprono con la deliziosa Believe Me con la voce della Williams alla ribalta, mentre la melodica Tomorrow On The Runway  è una classica pop-song con radici californiane. Never You è un triste lamento, Left Of Center è una versione alternativa di un brano di Suzanne Vega, riletto in modo esemplare, l’opposto di Maybe A Sad Song canzone rappresentativa di un paesaggio sonoro cinematografico. The Natural Order Of Things si apre con i sei minuti di Surrounded (stranamente lasciata fuori dall’EP), seguita dalla coinvolgente The Lids, dalla tranquilla tensione di Red, dalla percussiva Lives And Dies, per chiudere con la splendida e profonda Blue.

La musica dei Trespassers William è stata spesso caratterizzata da un suono ricco, che avvolge le canzoni portando alla luce melodie nascoste che riescono a creare immagini magiche e oniriche, che trasportano l’ascoltatore in un mondo immaginario, dove la fantasia può muoversi a piacimento. Se amate la musica soffusa, le atmosfere sognanti, le sonorità morbide, i Trespassers William fanno al caso vostro (in fondo costano molto meno di una seduta da uno psicanalista). Da ascoltare dopo la mezzanotte, e possibilmente in dolce compagnia.

Tino Montanari

*NDT: I progetti solisti di Anna-Lynne Williams, sotto lo strano pseudonimo di Lotte Kestner, sono già due, China Mountain del 2008 e Stolen, un disco di cover del 2011 . Per quanto mi riguarda, mi mancheranno.

26/06/2012

Buon Sangue Non Mente, Un Affare Di Famiglia! Spain - The Soul Of Spain

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Spain – The Soul Of Spain – Glitterhouse 2012

Avviso ai naviganti: il figlio di Charlie Haden è tornato. Gli Spain sono la creatura di Josh Haden figlio d’arte, suo padre è infatti il notissimo bassista jazz, leader della mitica Liberation Music Orchestra, collaboratore stretto di Ornette Coleman e “sideman” in centinaia di dischi. La band si è formata nel ’93 ed ha esordito nel ’95 con l’acclamato The Blue Moods of Spain, ricevendo il plauso della stampa mondiale, e Josh, al tempo in compagnia della sorella Petra si è creato subito un folto seguito. Passati quattro anni da quel disco, ma il progetto Spain nel contempo ha suonato dal vivo ed è apparso in vari album e colonne sonore (come non ricordare l’eccellente brano incluso nella “soundtrack di End Of Violence di Wim Wenders), sono usciti con She Haunts My Dreams e I Believe, per poi terminare la loro storia con il capitolo finale Spirituals The Best Of Spain (2003), con l’aggiunta di due canzoni incise all’inizio di carriera, e di tre registrate dal vivo. La prima “line-up” degli Spain (quella di The Blue Moods of) comprendeva Josh, Petra e Tanya Haden, Merlo Podlewski, Ken Boudakian e Evan Hartzell, mentre per questo ritorno Josh ha voluto rimettere in piedi il gruppo con nuovi membri, Randy Kirk tastiere e chitarre, Matt Mayhall percussioni e batteria, Daniel Brummel chitarre acustiche e elettriche, ma sempre con l’apporto delle tre “grazie” Petra, Rachel e Tanya Haden.

La voce di Josh apre il disco con la dolce Only One in perfetto stile Cowboy Junkies (periodo The Caution Horses), batteria semplice in evidenza, voce profonda e pochi accordi di chitarra. Without A Sound ha un inizio simile ma questa volta è il piano a condurre la melodia a ritmo di valzer, mentre Because Your Love è  ritmica e rimanda ai pezzi dei Velvet Underground. Si prosegue con due ballate, che sono il marchio di fabbrica degli Spain, I’m Still Free e I Love You, con sonorità notturne, e un uso continuo di tastiere e chitarre arpeggiate. Il ritornello di All I Can  Give è ammaliante, mentre nella splendida Walked On The Water brano jazzato e notturno, solcato dal violino di Petra e dal violoncello di Tanya, troviamo il quarto componente della famiglia, la gemella Rachel ai cori. La pianistica Sevenfold potrebbe stare benissimo in un disco di Bruce Hornsby, seguita dal brano più veemente del lavoro Miracle Man, che sfiora la psichedelia. L’intro di Falling ricorda Colour My World (un sottovalutato brano dei Chicago), e la degna chiusura è affidata alla ballata elettrica Hang Your Head Down Low, lunga e sinuosa, che viene introdotta dalla voce profonda di Josh e si sviluppa attraverso rarefatti accordi di chitarra ed un uso semplicemente perfetto delle tastiere.

 Gli Spain danno vita ad una musica dai contorni poetici, con un suono estremamente curato e pulito nel quale brillano i limpidi arpeggi delle chitarre, le misurate variazioni delle tastiere, e la calda e coinvolgente, intima e profonda voce del “leader”. Josh scrive composizioni con testi che hanno spesso temi ricorrenti, come l’amore e le esperienze personali, dal carattere semplice e introspettivo, dalle atmosfere affascinanti e suggestive, che continuano a crescere ascolto dopo ascolto. Se non avete mai incrociato sulla vostra strada le canzoni degli Spain, è sicuramente questa l’occasione per farlo, lasciandovi trasportare nel loro mondo dei sogni, con la musica di Josh Haden, il frutto di uno scrittore sensibile e un musicista di talento.

 Tino Montanari

28/03/2012

Quarto Ed Ultimo Capitolo, The Nomad Series: Cowboy Junkies - The Wilderness

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Cowboy Junkies - The Nomad Series Vol.4: The Wilderness - Proper/Latent/Razor and Tie

Il primo "titolo" della serie Remnin' Park era uscito nell'ottobre del 2010, quindi in meno di 18 mesi, come promesso, i Cowboy Junkies hanno completato questa tetralogia che in fondo non ha avuto un minimo comun denominatore, ma quattro progetti diversi: il primo era un ciclo di canzoni ispirato dalla musica e dalla cultura cinese, in seguito ad un viaggio laggiù di Michael Timmins e famiglia, il secondo, Demons, era un sentito omaggio all'arte e alla musica di Vic Chesnutt, il terzo, Sing In My Meadows era una rivisitazione della psichedelia e dell'acid rock, questo The Wilderness è sempicemente una raccolta di nuovi canzoni del gruppo canadese scritta a cavallo degli altri dischi, iniziata prima e conclusa negli ultimi mesi del 2011.

Il risultato è il miglior disco dei Cowboy Junkies (a parte Demons, che a chi scrive pare superiore, ma non era farina del loro sacco) da molti anni a questa parte: per la maggior parte, soprattutto nella seconda metà, quello che una volta si sarebbe chamata seconda facciata, canzoni di qualità superiore come non capitava di sentire nei loro album da qualche tempo. Nei loro CD non sono mai mancate le punte di eccellenza, brani che ti facevano alzare la testa e attiravano la tua attenzione di ascoltatore, ma questa volta mi sembra che il livello sia notevole senza soluzione di continuità.

In fondo sono tornati a quello che sanno fare meglio: brani lenti, ipnotici, quasi narcolettici, soprattutto ballate con l'occasionale sprazzo di energia chitarristica da parte di "fratello" Timmins che come al solito nel comporre si ispira alla sua patria il Canada, The Wilderness, vogliamo dire "I Territori Selvaggi" ben inquadrati dal titolo dell'ultimo brano, Fuck, I Hate The Cold, Cazzo, Odio Il Freddo. Perchè comunque non ti abitui mai, ci vivi, ami la tua nazione, ma...c'è un limite a tutto.

Sul tutto aleggia, eterea, sofferta, struggente e unica (non puoi non riconoscerla), la voce di Margo Timmins, il vero motivo per cui la musica di questo gruppo canadese è rimasta nell'immaginario collettivo degli appassionati della buona musica in questi ultimi 25 anni. Gli altri componenti del gruppo la scrivono e la suonano ma l'impronta di classe la aggiunge la voce di questa imperturbabile (almeno esteriormente) signora di oltre 50 anni (non si dovrebbe dire) che canta con voce angelica questo repertorio sempre vecchio e sempre nuovo.

Dal folk acido, leggermente psych ma contenuto dell'iniziale Unanswered letter alla meravigliosa ballata Idle Tales, vera quintessenza del sound del gruppo passando per il folk acustico e leggero della delicata We Are The Selfish Ones. E poi ancora le atmosfere malinconiche e sospese della bellissima Angels In The Wilderness replicate alla perfezione nell'affascinante Damaged From The Start, un brano che ha un refrain che ti ricorda brani del passato che non riesci ad afferrare ma sono lì al limite del tuo inconscio.

Poi dopo questo inizio già travolgente (a livello emotivo) ti piazzano una seconda parte strepitosa: Fairytale è uno dei loro brani più belli di sempre, un mandolino, una chitarra acustica e poco altro, e quella voce intensa che scandisce il testo della canzone con grande partecipazione. Eccellente anche la successiva Staring Man dal suono più bluesy a cui si aggiunge un violino insinuante affidato a Miranda Mullolhand. Per non parlare della lunga The Confessions Of Georgie E, un brano dalla costruzione circolare dove alla chitarra younghiana ed evocativa di Mike Timmins si affianca un vibrafono suonato da Michael Davidson che aggiunge un tocco raffinato e jazzato alla psichedelia gentile del brano. Let Him In questa volta con un piano elettrico a dettare la melodia è un'altra ballata calda ed avvolgente che ti scalda prima dei "rigori" incazzosi della già citata Fuck, I hate the cold, l'unico pezzo di questo album dove fa capolino un rock più mosso dei loro canoni abituali.

Bello, molto bello e non aggiungo altro. O sì? Mi sa che anche alla fine di quest'anno saranno nella lista dei migliori album!

Bruno Conti

26/02/2012

Dischi Prossimi Venturi E Altre News. Cosa Accadrà Nei Prossimi Mesi Part Four

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Il 27 marzo uscirà il quarto e ultimo (?) capitolo delle Nomad Series dei Cowboys Junkies, il titolo è Wilderness, Proper in Europa, Razor & Tie in USA e Latent in Canada. Secondo quanto dice Michael Timmins nel loro sito la stesura dei brani di questo album era iniziata tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008 prima del viaggio in Cina che avrebbe poi dato vita al 1° capitolo Remnin' Park, accantonata per dare vita agli progetti e poi ripresa e completata. Vedremo se per la legge dei numeri pari (2° e 4°) sarà magnifico come Demons o "solo" bello come gli altri due.

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Quando l'ho visto la prima volta nella lista delle news mi sono detto: "Toh, fanno un tributo a Tommy Bolin!". Invece, ad un esame più approfondito, questo Great Gypsy Soul è uno di quei CD "strani", direi virtuali che ogni tanto, industria discografica e musicisti amici e fans, si inventano per omaggiare artisti di "culto" che in vita non hanno avuto il successo che forse meritavano. Prendi la voce e la chitarra di Bolin e costruisci una serie di duetti ad hoc con Joe Bonamassa, Nels Cline, Peter Frampton, Warren Haynes, Steve Lukather e molti altri e il risultato...non lo so, quando uscirà vi saprò dire. Sempre il 27 marzo per la 429 Records, questa è la lista completa della versione doppia Deluxe con materiale extra (vi pareva che potesse mancare?):

DISC 1

   
The Grind   Peter Frampton
Teaser   Warren Haynes
Dreamer   Myles Kennedy and Nels Cline
Savannah Woman   John Scofield
Smooth Fandango   Derek Trucks
People People   Big Sugar and Gordie Johnson
Wild Dogs   Brad Whitford
Homeward Strut   Steve Lukather
Sugar Shack   Glenn Hughes and Sonny Landreth
Crazed Fandango   Steve Morse
Lotus   Joe Bonamassa, Glenn Hughes and Nels Cline
     

DISC 2 Bonus CD

   
Flying Fingers   Oz Noy and Nels Cline
Marching Bag – Movement One   Nels Cline, Bolin, Greg Hampton, John Scofield, Sonny Landreth
Marching Bag – Movement Two   Nels Cline, Bolin, Steve Lukather, Derek Trucks, Peter Frampton
Marching Bag – Movement Three   Gordie Johnson, Bolin, Nels Cline, Oz Noy, Steve Lukather, Steve Morse, Joe Bonamassa
Marching Bag – Movement Four   Nels Cline, Bolin, Warren Haynes, Joe Bonamassa, Oz Noy, Brad Whitford, Peter Frampton

Qui si può ascoltare e vedere qualcosa in anteprima d_tommybolin.asp

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Di solito non parlo di colonne sonore, ma direi di fare una eccezione per questo The Hunger Games: Songs From District 12 and Beyond, adattamento cinematografico di un famoso racconto di fantascienza che parla di una terra post-catastrofe. Essendo il film ambientato nella nazione di Panem ovvero distretto 12 nella zona dei Monti Appalachi, la musica è quindi roots-oriented e di conseguenza la produzione è stata affidata a T-Bone Burnett che ha "chiamato " alcuni dei suoi artisti preferiti (con qualche eccezione) e tra i tanti, c'è pure Taylor Swift, dopo Miley Cyrus sdoganata dal tributo a Dylan, è il turno della Swift addirittura in duetto con la coppia dei Civil Wars, e anche il resto della musica non è niente male (ma Kid Cudi e Maroon 5? per la serie bisogna pur vendere!):

 

1. "Safe & Sound (feat. The Civil Wars)"   Taylor Swift    
2. "Eyes Open"   Taylor Swift    
3. "Abraham's Daughter"   Arcade Fire    
4. "Come Away (feat. Rozzi Crane)"   Maroon 5    
5. "The Ruler & The Killer"   Kid Cudi    
6. "Run Daddy Run (feat. The Pistol Annies)"   Miranda Lambert    
7. "Kingdom Come"   The Civil Wars    
8. "One Engine"   The Decemberists    
9. "Take the Heartland"   Glen Hansard    
10. "Lover is Childlike"   The Low Anthem    
11. "Dark Days"   Punch Brothers    
12. "Tomorrow Will Be Kinder"   The Secret Sisters    
13. "The Daughter's Lament"   Carolina Chocolate Drops    
14. "Nothing to Remember"   Neko Case    
15. "Just a Game"   Birdy    
16. "Rules"   Jayme Dee

Sembra (quasi) tutto materiale inedito e molto interessante. Esce il 20 marzo

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Secondo capitolo dedicato alle cover di Soul, Blues e R&B dopo Breakfast In Bed del 2007 per Joan Osborne. Si intitola Bring It On Home ed esce per la Time Life il 27 marzo. Tra i brani, oltre alla title-track di Sonny Boy Williamson, Broken Wings di John Mayall, Game Of Love scritta da Ike Turner, I Want To Be Loved di Muddy Waters, I Don't Need No Doctor di Ray Charles (ma ne facevano una gagliarda anche gli Humble Pie), Rhymes di Al Green e Champagne and Wine di Otis Redding. Ha l'aria di essere buona musica!

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Il 1° Maggio uscirà, per la Blue Note, il nuovo disco di Norah Jones Little Broken Hearts. Lo so che ha appena pubblicato il disco dei Little Willies, ma in quel disco erano tutte cover country. In questo caso sono dodici nuovi brani scritti dalla Jones e Brian Burton, aka Danger Mouse che produce anche il disco. Dopo il progetto Rome prosegue la collaborazione tra i due.

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Recentemente sono usciti alcuni Box interessanti dedicati a Dusty Springfield, ora la EMI inglese colma una lacuna su un'altra grande cantante inglese con questo cofanetto da 5 CD e 1 DVD dedicato a Cilla Black. Si chiama Completely Cilla 1963-1973, esce il 23 aprile e comprende, in ordine cronologico, una valanga di materiale, edito ed inedito. Take a look!...

CD1
01. A Shot Of Rhythm And Blues
02. Shy Of Love
03. Love Of The Loved
04. Anyone Who Had A Heart
05. Just For You
06. You’re My World (Il Mio Mondo)
07. This Empty Place
08. Suffer Now I Must [Mono]
09. It’s For You
10. He Won’t Ask Me
11. Is It Love?
12. (Love Is Like A) Heatwave
13. Love Letters
14. You’d Be So Nice To Come Home To
15. Ol’ Man River
16. Every Little Bit Hurts
17. Come To Me
18. Baby It’s You
19. I’m Not Alone Any More [Stereo Version] ~
20. One Little Voice (Uno Di Voi)
21. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
22. Goin’ Out Of My Head
23. Dancing In The Street
24. Whatcha Gonna Do ‘Bout It
25. Some Things You Never Get Used To
26. I’ve Been Wrong Before
27. I Don’t Want To Know
28. My Love Come Home
29. Poor Boy [Mono]
30. When I Fall In Love
31. (There’s) No Place To Hide

 

CD2
01. The Cherry Song
02. Shotgun
03. Anytime You Need Me
04. Please Don’t Teach Me To Love You
05. Yesterday
06. In A Woman’s Eyes
07. Baby I’m Yours
08. The Real Thing [Stereo Version] ~
09. One Two Three
10. Make It Easy On Yourself
11. Love’s Just A Broken Heart (L’amour Est Ce Qu’il Est)
12. A Lover’s Concerto
13. Everything I Touch Turns To Tears
14. Alfie
15. Night Time Is Here
16. Sing A Rainbow
17. Don’t Answer Me (Ti Vedo Uscire)
18. The Right One Is Left
19. A Fool Am I (Dimmelo Parlami)
20. For No One
21. Abyssinian Secret
22. Trees And Loneliness
23. Time
24. There I Go (Se Per Te C’e Soltanto Quell’uomo)
25. Only You Can Free My Mind
26. What Good Am I?
27. Over My Head
28. Misty Roses
29. All My Love (Solo Tu)
30. Follow Me ~

 

CD3
01. What The World Needs Now Is Love
02. Take Me In Your Arms And Love Me
03. This Is The First Time
04. I Only Live To Love You (Cosa Si Fa Stasera)
05. Suddenly You Love Me (Uno Tranquillo)
06. From Now On
07. I Couldn’t Take My Eyes Off You
08. A Man And A Woman (Un Homme Et Une Femme)
09. Yo Yo
10. Follow The Path Of The Stars
11. Work Is A Four Letter Word (Film Version)
12. Something’s Gotten Hold Of My Heart
13. Step Inside Love
14. Where Is Tomorrow? (Non C’è Domani)
15. Work Is A Four Letter Word
16. Your Heart Is Free (Just Like The Wind) (Le Vent Et La Jeunesse)
17. It’ll Never Happen Again
18. Liverpool Lullaby
19. Without Him
20. Forget Him
21. Think Of Me (Siamo Qui)
22. I Am A Woman
23. Surround Yourself With Sorrow
24. Only Forever Will Do (Prigioniero Del Mondo)
25. London Bridge
26. Aquarius
27. Red Rubber Ball
28. You’ll Never Get To Heaven (If You Break My Heart)

 

CD4
01. Words
02. Conversations
03. On A Street Called Hope
04. For Once In My Life
05. Little Pleasure Acre
06. I Can’t Go On Living Without You
07. It Feels So Good
08. If I Thought You’d Ever Change Your Mind
09. Black Paper Roses
10. Rule Brittania
11. Sweet Inspiration
12. Put A Little Love In Your Heart
13. The April Fools ~
14. Both Sides Now
15. Mysterious People (Det Gatfulla Folket) ~
16. Dear Madame
17. Oh Pleasure Man
18. Across The Universe
19. Your Song
20. It’s Different Now
21. Sad Sad Song
22. Child Of Mine
23. Faded Images
24. That’s Why I Love You
25. Junk
26. The First Of May

 

CD5
01. (They Long To Be) Close To You ~
02. Make It With You
03. Rainbow
04. Our Brand New World
05. Bridge Over Troubled Water
06. Just Friends ~
07. Down In The City
08. Help Me Jesus ~
09. Sleep Song ~
10. Something Tells Me (Something’s Gonna Happen Tonight)
11. The World I Wish For You
12. La La La Lu
13. Thank Heavens I’ve Got You
14. I Hate Sunday
15. I’ve Still Got My Heart Joe
16. I Don’t Know How To Love Him
17. Gypsys, Tramps And Thieves
18. Oh My Love
19. Without You
20. The Long And Winding Road
21. Winterwood
22. Day By Day
23. You You You
24. Silly Wasn’t I?

 

BONUS DVD
(Live At The BBC: Singles & Album Songs)

 

01. Suddenly You Love Me (Uno Tranquillo) [1968] +
02. One Two Three [1968] +
03. Step Inside Love [1968]
04. Misty Roses [1968] +
05. Love’s Just A Broken Heart (L’amour Est Ce Qu’il Est) [1968]
06. Where Is Tomorrow? (Non C’è Domani) [1968]
07. You’ll Never Get To Heaven (If You Break My Heart) [1969] +
08. Surround Yourself With Sorrow [1969] +
09. Mysterious People (Det Gatfulla Folket) [1970] +
10. (They Long To Be) Close To You [1971] +
11. Sing A Rainbow [1971] +
12. What The World Needs Now Is Love [1971] +
13. The World I Wish For You [1972] +
14. You You You [1972]
15. Winterwood [1973] +
16. The Long And Winding Road [1973] +
17. I’ve Still Got My Heart Joe [1973] +
18. Oh My Love [1973] +
19. Day By Day [1973]
20. I Don’t Know How To Love Him [1973] +
21. Baby We Can’t Go Wrong [1974]
22. I’ll Have To Say I Love You, In A Song [1974] +
23. Flashback [1974] +
24. He Was A Writer [1974] +
25. (I Wanted To Call It) Off [1977] +

 

DVD Bonus Features:

 

  • Desert Island Discs Interview with Roy Plomley
    Audio Only Interview; Mono [1964] +
  • Passing Strangers
    with Cliff Richard [1968] +
  • Norwegian Wood
    with Hank Marvin, Bruce Welch & John Farrar [1971] +
  • Something Tells Me (Something’s Gonna Happen Tonight)
    Opening Sequence for the BBC TV Show ‘Cilla’ [1973] +
  • Biography
  • Discography
  • Song Anecdotes from Cilla

 

~ Debut on CD format in the UK
+ Previously Unavailable

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Sono usciti e sono riusciti con bonus, di loro esistono molte antologie e cofanetti ma in effetti le versioni Deluxe dei quattro album degli Small Faces di Stevie Marriott, Ronnie Lane, Ian McLagan e Kenny Jones ci mancavano! Il 7 maggio, volendo, ce li possiamo ricomprare per la ennesima volta. Per aiutare, questi i contenuti:


Small Faces, Small Faces (Decca 4790, 1966 – reissued Universal U.K., 2012)

CD 1: Tracks 1-12 from Decca LP 4790, 1966

1.Shake
2.Come On Children
3.You Better Believe It
4.It’s Too Late
5.One Night Stand
6.What’Cha Gonna Do About It
7. Sorry She’s Mine
8.Own Up Time
9.You Need Loving
10.Don’t Stop What You’re Doing
11.E Too D
12.Sha La La La Lee
13.I’ve Got Mine (from Decca single F-12276, 1965)
14.What’s A Matter Baby (from Decca single F-12208. 1965)
15.Grow Your Own (from Decca single F-12317, 1966)
16.Patterns (from Decca single F-12619, 1967)

CD 2

1.Come On Children – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
2.Shake – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
3.You Better Believe It – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
4.It’s Too Late – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
5.Sorry She’s Mine – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
6.Own Up Time – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
7.E Too D – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
8.I’ve Got Mine – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
9.Grow Your Own – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
10.Sha La La La Lee – Stereo Version
11.Don’t Stop What You’re Doing – Alternate Version
12.Patterns – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
13.What’s A Matter Baby – Alternate Mix
14.What’Cha Gonna Do About It – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)

Small Faces, From the Beginning (Decca 4879, 1967 – reissued Universal U.K., 2012)

CD 1: Tracks 1-14 from Decca 4879, 1967

1.Runaway
2.My Mind’s Eye
3.Yesterday, Today And Tomorrow
4.That Man
5.My Way Of Giving
6.Hey Girl
7.(Tell Me) Have You Ever Seen Me
8.Take This Hurt Off Me
9.All Or Nothing
10.Baby Don’t You Do It
11.Plum Nellie
12.Sha La La La Lee
13.You’ve Really Got A Hold On Me
14.What’Cha Gonna Do About
15.Almost Grown (from Decca single 26058, 1966)
16.Understanding (from Decca single 12470, 1966)
17.I Can’t Dance With You (from Decca single 25269, 1966)
18.I Can’t Make It – Session Version
19.Just Passing (from Decca single 12565, 1967)

CD 2

1.Runaway – Alternate Mix
2.That Man – Alternate Mix
3.Yesterday, Today And Tomorrow – Alternate Mix
4.My Mind’s Eye – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
5.Picaninny – Backing Track
6.Hey Girl – Alternate Version
7.Take This Hurt Off Me – Different Version (from In the Beginning, Decca CD 844 633-2, 1996)
8.Baby Don’t You Do It – Different Version (from In the Beginning, Decca CD 844 633-2, 1996)
9.All Or Nothing – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
10.Understanding – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
11.Talk To You – Take 5 Backing Track
12.All Our Yesterdays – Take 7 Backing Track
13.(Tell Me) Have You Ever Seen Me – Alternate Take 2
14.Show Me The Way – Take 3 Backing Track
15.I Can’t Make It – Take 11 Backing Track
16.Things Are Going to Get Better – Take 14 Session Version

Small Faces, Small Faces (Immediate IMLP/IMSP 008, 1967, reissued Universal U.K., 2012)

CD 1: The Mono Album plus bonus tracks (Tracks 1-14 from IMLP 008, 1967)

1.(Tell Me) Have You Ever Seen Me
2.Something I Want To Tell You
3.Feeling Lonely
4.Happy Boys Happy
5.Things Are Going To Get Better
6.My Way Of Giving
7.Green Circles
8.Become Like You
9.Get Yourself Together
10.All Our Yesterdays
11.Talk To You
12.Show Me The Way
13.Up The Wooden Hills To Bedfordshire
14.Eddie’s Dreaming
15.Here Comes The Nice (Immediate single IM 050, 1967)
16.Itchycoo Park (Immediate single IM 057-A, 1967)
17.I’m Only Dreaming (Immediate single IM 057-B, 1967)
18.Tin Soldier (Immediate single IM 062-A, 1967)
19.I Feel Much Better (Immediate single IM 062-B, 1967)
20.(Tell Me) Have You Ever Seen Me – Alternate Mix
21.Eddie’s Dreaming – Alternate Mix
22.Green Circles – Take 1 Alternate Mix 3

CD 2: The Stereo Album plus bonus tracks (Tracks 1-14 from IMSP 008, 1967)

1.(Tell Me) Have You Ever Seen Me – Stereo Version
2.Something I Want To Tell You – Stereo Version
3.Feeling Lonely – Stereo Version
4.Happy Boys Happy – Stereo Version
5.Things Are Going To Get Better – Stereo Version
6.My Way Of Giving – Stereo Version
7.Green Circles – Stereo Version
8.Become Like You – Stereo Version
9.Get Yourself Together – Stereo Version
10.All Our Yesterdays – Stereo Version
11.Talk To You – Stereo Version
12.Show Me The Way – Stereo Version
13.Up the Wooden Hills to Bedfordshire – Stereo Version
14.Eddie’s Dreaming – Stereo Version
15.Just Passing – Stereo Version (included on The Immediate Years, Charly CDIMMBOX1, 1995)
16.Itchycoo Park – Stereo Version (included on The Immediate Years, Charly CDIMMBOX1, 1995)
17.Here Comes The Nice – Stereo Version (included on The Immediate Years, Charly CDIMMBOX1, 1995)
18.Don’t Burst My Bubble – Stereo Version
19.Things Are Going to Get Better – Alternate Version
20.I Can’t Make It – Session Version
21.Green Circles – Alternate Take 2
22.Tin Soldier – Stereo Version (included on The Immediate Years, Charly CDIMMBOX1, 1995)
23.(If You Think You’re) Groovy – Backing Track

Small Faces, Ogdens’ Nut Gone Flake (Immediate IMLP/IMSP 012, 1968)

CD 1: The Mono Album (Immediate IMLP 012, 1968)

1.Ogdens’ Nut Gone Flake
2.Afterglow (Of Your Love)
3.Long Agos And Worlds Apart
4.Rene
5.Song Of A Baker
6.Lazy Sunday
7.Happiness Stan
8.Rollin’ Over
9.The Hungry Intruder
10.The Journey
11.Mad John (Extended Version)
12.Happydaystoytown

CD 2: Bonus Material

1.Ogdens’ Nut Gone Flake – Early Session Version
2.Afterglow (Of Your Love) – Alternate USA Mix
3.Long Agos And Worlds Apart – Alternate USA Mix
4.Rene – Early Session Mix
5.Song Of A Baker – Alternate USA Mix
6.Lazy Sunday – Alternate USA Mix
7.Happiness Stan – Backing Track
8.Bun In The Oven – Early Session Mix
9.The Fly – Take 4 Instrumental Version
10.Mad John – Take 7 Early Session Version
11.Happydaystoytown – Alternate USA Mix
12.Kamikhazi – Take 7 Backing Track Version
13.Every Little Bit Hurts – Early Session Mix
14.Ogdens’ Nut Gone Flake – Alternate Take Phased Mix

CD 3: The Stereo Album (Immediate IMSP 012, 1968)

1.Ogdens’ Nut Gone Flake
2.Afterglow (Of Your Love)
3.Long Agos And Worlds Apart
4.Rene
5.Song Of A Baker
6.Lazy Sunday
7.Happiness Stan
8.Rollin’ Over
9.The Hungry Intruder
10.The Journey
11.Mad John (Extended Version)
12.Happydaystoytown

Come avrete notato Ogden's Nut Gone Flake è triplo. Tutti Sanctuary/Universal.

Tutti questi titoli e queste liste servono anche per aiutarvi a programmare i vostri acquisti dei prossimi mesi e si tratta, salvo imprevisti, di uscite già sicure e confermate.

Nei prossimi giorni altri aggiornamenti. Domani, se faccio in tempo, le uscite di martedì 28 febbraio.

Bruno Conti