13/04/2012
Un'Altra "Sorella" Del Soul (E Non Solo)! Sister Sparrow & The Dirty Birds - Pound Of Dirt
Sister Sparrow & The Dirty Birds – Pound Of Dirt – Modern Vintage Recordings
Dopo gli Alabama Shakes, un altro gruppo che ha nel proprio credo la diffusione della musica soul, condita da ampie dosi di rock e funky, ma anche jazz e blues. Per la verità i Sister Sparrow sono sulla scena già dal 2008 e questo Pound Of Dirt è il loro secondo album. Ma entrambi i gruppi, sia il quintetto dell’Alabama che questa ampia formazione (in totale nove elementi) da Brooklyn, New York sono uniti da una passione sia per la musica vintage che per Janis Joplin. Mentre la formazione di Brittany Howard si rifà alla Janis del primo periodo, quella più rock con i Big Brother (con abbondanti iniezioni di Otis e Aretha e qualche tocco à la Zeppelin), il gruppo di Arleigh Kincheloe, quindi sempre con una voce femminile alla guida, riprende il periodo “centrale”, quello della Kozmic Blues Band, con una ampia sezioni fiati, quattro per la precisione e una propensione per un sound Stax-Volt misto a un funky-jazz. Non sono le prime voci femminili che si “ispirano” alla grande vocalist texana in tempi recenti, Beth Hart e Dana Fuchs sono i primi nomi che mi vengono in mente e sono entrambe decisamente brave, ma per quelle brave c’è sempre spazio.
I Sister Sparrow, per brevità, sono un gruppo a conduzione familiare: accanto ad Arleigh c’è il fratello Jackson Kincheloe, un ottimo armonicista che aggiunge una corposa nota Blues al sound della band e, dalla California, c’è pure il cugino Bram, un batterista dallo stile aggressivo e poderoso ma con una notevole tecnica. Due sassofonisti, un trombettista e il trombone di Ryan Snow costituiscono la sezione fiati, un buon chitarrista Sasha Brown e il bassista Aidan Carroll completano la formazione. Naturalmente, visto l’organico “scarno”, in alcuni brani c’è anche un tastierista aggiunto e una sezione archi. A dimostrazione del loro modo di fare ruspante e genuino, sul sito del gruppo, http://www.sistersparrow.com/, la prima cosa che balza all’occhio entrando, è una raccolta fondi (riuscita), presso i fans, per acquistare un nuovo furgone per i loro spostamenti attraverso l’America, dove portano il loro esplosivo show che li ha fatti notare dalla stampa; attualmente sono una delle “scelte” di Usa Today tra i nomi da tenere d’occhio.
Perché quello che conta è la loro musica: fin dalle prime note sincopate di Make It Rain, con la voce roca e jopliniana di Arleigh Kincheloe che scivola sul tappeto fiatistico, i contrappunti dell’armonica e della chitarra, gli interventi del trombone, capisci che sei di fronte ad un gruppo che ha talento e passione da vendere. Il mid-tempo sensuale di Millie Mae con il drumming agile e composito di cugino Bram che ancora il groove conferma le impressioni positive, lei canta con grande partecipazione e l’impatto di tutto l’insieme è notevole e trascinante. Nel breve intermezzo di Bulldozer, Jackson Kincheloe dà libero spazio al proprio virtuosismo all’armonica per poi rientrare nel funky ribaldo di Too Much con la voce della brava Arleigh che si fa largo nel denso tappeto fiatistico mentre la slide di Brown si ritaglia il suo spazio. I ritmi sono perlopiù mossi ma c’è spazio anche per le atmosfere più raccolte della notevole Hollow Bones che toccano territori jazzati, New Orleans style, ma sempre con la voce come faro del suono del gruppo, che poi si concede ampi spazi con gli altri solisti, come nelle vecchie orchestre dell’era pre-rock.
Lasso è nuovamente funky-rock duro e puro che uno immagina nella resa in concerto. This Crazy Torpedo è un altro breve interludio strumentale, questa volta per l’elettrica in tapping di Sasha Brown che poi si stempera in una ballata ritmata (se i due termini si possono usare in contemporanea) in crescendo come Another Ride. Ancora un breve strumentale, Feather Of A Queen, quasi in modalità jazz-rock e poi un brano da soul-revue come la divertente No Rest.
Dirt è un gagliardo rock-blues con armonica e chitarra che come di consueto tracciano la strada per l’ennesima ottima performance vocale della brava Arleigh. Mentre la conclusiva Horse To Water è uno slow raffinato e atmosferico, dagli spunti jazzistici, con la sezione fiati rafforzata da un quartetto d’archi e la Kincheloe che è libera di dare sfogo ancora una volta alle sue notevoli arti vocali in un brano inconsueto ma molto efficace. Come si evince da quanto detto finora Janis Joplin è un punto di partenza, poi il risultato finale ha una sua originalità, per questa cantante e per tutto il gruppo, che cercano di raccogliere il meglio dal passato per proiettarlo verso il proprio futuro, anche i nome dell'etichetta è un proclama. Un disco interessante e intrigante oltre che di notevole valore, consigliato agli amanti delle belle voci, ma non solo!
Bruno Conti
08:58 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, sister sparrow & the dirty birds, janis joplin, soul, blues, beth hart, dana fuchs, new orleans | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook
30/06/2011
Ci Vuole Coraggio! Romi Mayes - Lucky Tonight
Romi Mayes - Lucky Tonight - Me And My Americana Records
Come avevo accennato nella breve anticipazione a questo albun non sono molti gli artisti che hanno pubblicato un album di brani nuovi registrato direttamente dal vivo, a memoria mi vengono in mente Time Fades Away di Neil Young nel lontano passato e in tempi recenti l'ultimo di Richard Thompson Dream Attic (ce ne saranno altri ma al momento non ricordo). Quindi ci vuole coraggio, ci vuole una buona band, i Perpetrators e un fior di chitarrista, Jay Novicki. Romi Mayes li ha trovati tutti, ci ha aggiunto il fatto di giocare in casa, in quel di Winnipeg, Canada e ha realizzato questo bellissimo Lucky Tonight. Ah, il fatto di avere estratto dal mazzo dieci canzoni dieci di grande spessore sicuramente non guasta. E anche il fatto di essere passata dal folk & country infarcito di belle ballate degli album precedenti (peraltro molto belli e consigliati) allo stile rock e blues oriented di questo CD potrebbe sembrare un azzardo ma non lo è, ovviamente se si ha del talento.
Per cui la nostra amica, lasciati a casa gli occhiali da folk singer, capelli sciolti sulle spalle, una bella Gibson nera elettrica tra le mani provvede a dimostrare come si fa un grande album: l'apertura è fulminante, alla Janis Joplin o alla Dana Fuchs, o se volete una Lucinda Williams meno "indolente" (detto con rispetto), Jay Nowicki arrota le corde della sua solista in una serie di assoli fulminanti, Romi Mayes canta con grinta e passione e il pubblico (ci si immagina sparuto ma fedele) apprezza con entusiasmo questa Easy On You che per certi versi mi ha ricordato le memorabili cavalcate chitarristiche dei tempi che furono di Lee Clayton con il grande Philip Donnelly alla chitarra.
Anche il blues quasi Chicago Style con tanto di armonica al seguito di Don't Mess With me piace per i ritmi semplici ma efficaci quasi ferali della musica tradizionale ma con mucho gusto.
Nemmeno quando le atmosfere si fanno più rilassate, quasi country, come in Heavy Heart, solo la voce e le due chitarre di Nowicki e della Mayes la tensione del concerto abbandona mai il contenuto dei brani. Pure Lucky Tonight presenta la formula del duo ma l'interplay tra la voce quasi jopliniana della Mayes e la chitarra in overdrive di Novicki è sempre ammirevole.
Epperò Ball and Chain (non quella là, un'altra, ma come se fosse), esalta ulteriormente questa formula in duo portandola verso risultati strepitosi, drammatici e coinvolgenti con i due musicisti che sfruttano anche gli spazi tra una nota e l'altra, tra la voce e la chitarra per creare un brano dall'effetto dirompente. Make You Love Me ricorda le atmosfere Younghiane dell'album a cui si ispira questo live ma unito alla intensità di una Lucinda Williams e Novicki non dimentica mai di "tirare" le corde della sua chitarra mentre i Perpetrators li seguono sornioni ed efficaci.
After The Show ci riporta alla potenza rock dell'iniziale Easy On You con chitarra e voce che ti incalzano senza tregua mentre Not My baby è un altro blues-rock primigenio ma non rozzo sempre con "licenza di chitarra" per Nowicki. Can't Get You Off (My Mind) anche senza sezione ritmica è quasi stonesiana nella sua grinta rock. La conclusione è affidata all'unica ballata, I Will, solo voce e piano che illustra i meriti notevoli anche "dell'altra" Romi Mayes, non la rocker scatenata ma la cantautrice raffinata e anche questo lato della sua arte è affascinante.
Un disco da non mancare, una delle più piacevoli sorprese di questo scorcio di stagione musicale e un'altra di quelle "beautiful losers" che tanto ci piacciono.
Bruno Conti
18:31 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Disco UFO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, romi mayes, neil young, richard thompson, lucinda williams, janis joplin, dana fuchs | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook
09/03/2011
Una "Voce" Straordinaria! Il Disco Un Po' Meno. Dana Fuchs - Love To beg
Dana Fuchs - Love To Beg - Ruf Records
Ma è comunque un ottimo album, il Love To beg di cui andiamo a parlare. Certo, con quella voce, uno si aspetta sfracelli incredibili e quindi il disco in studio è uno strumento meno efficace dell'album dal vivo. Ma da quel lato Dana Fuchs ha già dato e il CD (o meglio ancora) il DVD di Live In New York City sono documentazioni, quelle sì straordinarie delle sue capacità di stare un palco, e della sua voce. E che voce!
Se riuscite a trovarli, perchè la distribuzione solo a livello autogestito (o via concerti) sicuramente non giova alla diffusione del Verbo. Il primo album, Lonely For A Lifetime, addirittura è una sorta di chimera, uscito nel lontano 2003 e, credo, non più disponibile neppure nel suo sito, ma vale assolutamente la pena di effettuare una ricerca, anche se è il Live quello da avere assolutamente. Meglio sarebbe tutti e tre, e anche la colonna sonora del film Across The Universe dove Dana Fuchs interpretava (Sexy) Sadie e la sua voce, e anche il resto, non saranno passati inosservati ai più.
Dal vivo è una vera forza della natura, una macchina da guerra per fare rock, oliata da centinaia di esibizioni, prima nei locali di New York, dove con il suo fedele accompagnatore, amico, chitarrista, produttore e co-autore Jon Diamond, si è fatta un nome come una delle più incredibili performer in circolazione tanto da attirare l'attenzione dei responsabili del musical Love, Janis, che seduta stante l'hanno voluta nella parte della leggendaria cantante texana e come conseguenza anche nella pellicola della Taymor.
Il punto dolente è sempre rimasto quello della distribuzione dei suoi dischi e anche se il recente contratto europeo con la Ruf Records farebbe presupporre una maggiore reperibiltà vi assicuro che per trovare il disco che è già uscito da un mesetto ho dovuto sudare le proverbiali sette camicie (per non parlare degli States dove uscirà solo ad aprile).
Comunque bando alle ciance e parliamo del disco. Assodato che dal vivo è meglio, anche questo Love To Beg non è niente male. In fondo deve ampliare il suo repertorio anche per i concerti dal vivo, non dimenticando che molti dei brani del nuovo disco venivano già eseguiti Live.
La voce e le movenze sono una via di mezzo tra Janis Joplin e Robert Plant (come la collega Beth Hart che le è comunque inferiore) con tocchi di R&B, una spruzzata della Lucinda Williams più rock, un amore sconfinato per Bob Dylan e il soul della Stax, per Ray Charles e il rock dei Led Zeppelin, per il country e il blues più veemente. Quello che si ottiene shakerando il tutto è una cantante che si inserisce nella grande tradizione delle rockers in gonnella (poche per la verità) aiutata anche da una forza di volontà indomita: l'ultima di sei fratelli che l'hanno sempre spronata a perseguire il suo talento, ha subito la perdita della sorella Donna, una delle sue fans più sfegatate, morta suicida e, recentemente ha saputo che il fratello Don è affetto da un tumore al cervello, terminale. Quindi gioie (il disco) e dolori nel passato recente. Se volete approndire la sua conoscenza il suo sito è molto ben tenuto e ricco di contenuti http://danafuchs.com/
Il disco nuovo comprende dodici brani nuovi firmati con Jon Diamond e una super cover di I've Been Loving You Too Long di mastro Otis Redding che già da sola vale il prezzo di ammissione. Partiamo propria da questa: chiudete gli occhi e pensate che una macchina del tempo vi ha depositato negli studi dove Janis Joplin sta registrando una versione di questo brano, stessa grinta, stessa voce potente e rauca (forse un po' meno vissuta), ma una grande capacità interpretativa, calore che sprizza da tutti i pori e un trattamento del brano che dal sound della Stax eredita la sezione di fiati e un organo avvolgente, dal suono della Joplin il vigore del rock e le chitarre spiegate di Diamond, e qui direi che ci siamo.
Fast forward all'inizio: una chitarra slide insinuante, una ritmica soul-rock e la voce stupenda della Fuchs ci introducono alla title-track Love To beg. L'attacco è misurato ma già caldo dall'inizio, si percepisce subito il talento interpretativo e, se mi posso permettere un consiglio, Play Loud, lasciate perdere i vicini. Una armonica aggiunge pepe all'arrangiamento e anche le voci femminili di supporto sono calde e avvolgenti. Il Boogie Blues travolgente di Nothing's What I Cry For con le chitarre di Jon Diamond e la voce urgente della Fuchs a incanalare il meglio del rock-blues vigoroso e raffinato al tempo stesso. Lo stesso Diamond ha un timbro e delle sonorità delle sue chitarre sempre diverse in ogni brano, per Golden Eyes, tirata e coinvolgente, estrae dal manico un effetto molto zeppeliniano con strati di chitarre ad attizzare il ruggito della brava Dana. Keepsake è la prima oasi di quiete; chitarre acustiche e una doppietta piano-organo per una ballata classica che ancora mette in risalto la bellissima voce della Fuchs. Set It On Fire è un brano rock classico, alla Stones se volete, molto anni '70 ma non per questo derivativo, solo del sano rock and roll che è la ricetta con cui è stato costruito questo CD, ricetta semplice se disponete di una delle migliori voci in circolazione e di un chitarrista con le palle ( a differenza della bella Dana non ha il Physique du Role ma compensa con il talento), è un vero piacere sentire una cantante a voce spiegata e senza bisogno di trucchi di registrazione, tutta roba naturale.
Faster Than Than We Can accelera i tempi e aggiunge un pizzico di country ma molto energico mentre Keep On Rollin' è un'altra bella ballata questa volta di chiara derivazione soul con le solite voci femminili di supporto (tra cui la stessa Dana che spesso si raddoppia anche alle armonie). Vai col funky-rock assai mosso della ritmatissima Drive già nel suo repertorio live da tempo e qui potete apprezzare appunto l'ottimo "drive" della band.
Summersong è ancora una ballata, ma questa volta siamo nel "deep soul" con fiati e voci in libertà che spalleggiano il cantato sensuale di Dana Fuchs, proprio bella musica che scalda il cuore e le gambe. Pretty Girl è un altro pezzo rock di quelli con chitarre fiammeggianti e voci senza timore che vengono dal profondo. Della cover di Redding abbiamo detto, rimane il delirio rock, tra Zeppelin e Black Sabbath, della tiratissima What You See che sicuramente consentirà a Dana incursioni in territori vocali alla Robert Plant: la Dana Fuchs band mette in piedi una versione da concerto di Whole Lotta Love in medley con Helter Skelter e Goin' Down che è da sentire per credere, devastante e di una potenza incredibile e che voce!
Superman è un blues con uso di armonica, classico che di più non si potrebbe e permette di apprezzare anche le affinità con le classiche dodici battute di questa cantante tra le più complete ed eclettiche in circolazione.Se ce ne fosse stato bisogno, mi sono convinto da solo intanto che scrivevo questo Post, sentire per credere, adesso è in tour nel Nord Europa ma ogni tanto capita anche sui nostri palcoscenici, da non mancare.
Bruno Conti
19:27 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, dana fuchs, janis joplin, beth hart, jon diamond, across the universe | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook
18/10/2010
Mica Male La Ragazza! Ana Popovic Band - An Evening At Trasimeno Lake Live From The Heart Of Italy
Ana Popovic Band - An Evening At Trasimeno Lake - Live From The Heart of Italy - Artist Exclusive Records DVD
Ana Popovic è una chitarrista e cantante nativa di Belgrado, Serbia (ex Jugoslavia) che vanta già un rispettabile curriculum e che ha realizzato un consistente, sia come numero che come qualità, numero di dischi in un ambito blues. Si tratta sicuramente di una notevole chitarrista (per essere una donna, vedo già le facce disgustate da lontano! Non si può neanche scherzare, lasciatemi finire!) nettamente superiore alla media dei colleghi maschi anche provenienti da territori che vivono di pane e Blues e sicuramente Belgrado non è il primo nome che venga in mente come una delle culle delle 12 battute ma un padre appassionato del genere e una ottima discoteca, unite alla passione hanno fatto il resto. Aggiungete che ha una ottima voce e voilà, i giochi son fatti! Non vi basta?
Ok, allora prendiamo una location da sballo, il Lago Trasimeno, dove tutti gli anni si svolge un seguitissimo Festival Blues, 5.000 persone entusiaste radunate nella rocca del castello medievale di Castiglione del Lago in provincia di Perugia, shakerate il tutto ed ottenete un ottimo DVD dal vivo.
Il progetto nasce (come racconta lei stessa) dalla sua partecipazione al Festival dell’anno prima: qui tutto è troppo bello, una rocca medievale del 1247, un pubblico entusiasta, l’anno prossimo torno (con 6 telecamere) e filmo tutto e qui abbiamo i risultati. Per chi non ama i DVD (e ci sono) dovrebbe uscire anche la versione in CD in un secondo momento (credo a novembre), ma veniamo al manufatto in questione.
La presentazione dice: "Un concerto per Ana Popovic e la sua band, registrato durante il suo Blind For Love Tour" (dal titolo del CD del 2009 che stava promuovendo, molto buono peraltro, il suo quarto disco di studio oltre ad un altro Live In Amsterdam, dove credo viva, ad Amsterdam intendo, anche questo sia in CD che DVD, pubblicato nel 2005, tanto per avere un'idea della discografia). E aggiunge: "Oltre due ore di musica con un pubblico entusiasta di oltre 5.000 persone. Un gruppo di otto elementi e una troupe con sei cameramen per testimoniare un’indimenticabile esperienza. L’energica Ana Popovic Band al suo meglio per offrire un qualcosa a tutti incluso blues, rock, jazz e funk. Su questo disco trovate anche un’intima intervista esclusiva registrata nel cortile della rocca e una trentina di minuti di una session acustica registrata nel pomeriggio sempre nella rocca."
Sottoscrivo tutto quelle che dicono le note del DVD ma…quando inserite il dischetto nel lettore (perché contrariamente a quanto potrebbero pensare i maligni io il DVD l’ho visto e non ho solo fatto opera di copia e incolla come spesso, troppo spesso capita di leggere girando per la rete)e sorpresa! Non dura oltre due ore (forse il concerto sì) ma solo una settantina di minuti per un totale di 14 pezzi e i famosi otto elementi otto della citata band, i fiati e un percussionista aggiunto quantomeno, che sono musicisti italiani, appaiono solo in alcuni brani.
Detto questo nulla da dire sulla qualità della musica che è notevole. La parte visiva è fornita, oltre che dalla cornice naturale della località, anche dalla Ana Popovic stessa che è una bella figliuola, lunghi capelli biondi sulle spalle, fisico slanciato, stivaletti con tacco a spillo e borchie da vera dominatrix che non le impediscono di pestare con foga sul pedale wah-wah della sua chitarra sin dall’iniziale, trascinante Wrong Woman, dove sfodera anche una voce che ha molti punti in comune con una Dana Fuchs in serata di lusso. La sua band è grintosa e tosta, con un batterista nero, che picchia sui tamburi con veemenza, un bassista funky e scenografico quanto basta e un tastierista che svolge un oscuro lavoro di raccordo. U complete me, per citare uno dei brani migliori del concerto, è uno slow blues con notevole assolo incorporato che non ha nulla da invidiare ai migliori assoli di un Ronnie Earl.
Una curiosità che mi ha colpito è la quantità spropositata di insetti (attirati dalle luci utilizzate per le riprese) che svolazzano intorno ai musicisti, un vero nugolo, nota di colore, ma era piena estate! Per avere un'idea di quello che vi aspetta, take a look!
Vi potrei fare una lunga lista di titoli (almeno fino a quattordici!) ma mi limito a raccomandarvi questa signora che è ancora lontana dagli ‘anta, per non svelare l'età (è del 1976, recensore carogna!), ma ha già una esperienza e un carisma notevoli, grande chitarrista e ottima cantante, una delle migliori blueswomen bianche in circolazione, repertorio quanto mai vario, cosa potete volere di più?
Bruno Conti
19:23 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, ana popovic, dana fuchs, ronnie earl, belgrado | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook
21/09/2010
Una Donna "Indipendente" - Michelle Malone - Moanin' In The Attic
Michelle Malone Banned - Moanin' In The Attic - SBS Record
Questa signora è indipendente in tutti i sensi: perché, da anni, si è creata la sua etichetta discografica e perché non fa parte di nessun filone musicale o genere particolare. Nella sua musica confluiscono mille influenze, dal blues al rock classico, al southern rock, agli amati Stones, ma poi viene frullato tutto e il risultato è una delle più eccitanti, e sconosciute, voci femminili in circolazione. Una vera rocker in gonnella che si mangia Sheryl Crow per colazione (e badate bene che a me la Crow, pur con le sue cadute di stile, piace parecchio), compete con Bonnie Raitt e Susan Tedeschi come chitarrista (soprattutto slide ma ha anche una grinta riffaiola degna del miglior Keith Richards) e ha una "gemella virtuale" nella altrettanto poderosa Dana Fuchs che probabilmente (anzi sicuramente) a livello vocale le è superiore ma in quanto a grinta è una bella lotta.
La nostra amica è originaria di Atlanta, Georgia, una delle patrie del southern rock e ha iniziato la sua carriera nel 1988 con l'album New Experience (votato tra i Top 5 dell'anno da, tra tutte le riviste, Playboy), è stata subito "scoperta" da Clive Davis che l'ha messa sotto contratto per la Arista, affidandola alle cure di Lenny Kaye (Patti Smith Band e "inventore" di Nuggetts) che ha prodotto il suo disco con i Drag The River Relentless tra gli osanna della critica e discrete vendite. Risultato: scaricata in un nanosecondo. Da lì ha iniziato il suo pellegrinaggio transitando anche per la Velvel records di Walter Yetnikoff un altro dei grandi della musica "prodotta".
Per farla breve, come tanti prima e dopo di lei, ha deciso di fondare la propria etichetta e distribuirsi in proprio (croce e delizia degli appassionati, perché i risultati sonori spesso sono decisamente migliori ma trovare i dischi diventa un'impresa): risultato, secondo Wikipedia la sua discografia consta di 14 album, secondo il suo sito http://michellemalone.com/, dove li trovate tutti (meno un paio) sono 12 in studio e 11 dal vivo, mica male per una che gira con una chitarra con la scritta "Indipendent".
Quindi questo è l'undicesimo dal vivo e, forse, il migliore, registrato l'8 maggio di quest'anno all'Eddie's Attic di Atlanta (anzi per la precisione a Decatur, ho dato un'occhiata e dalla lista di musicisti che ci hanno suonato mi è venuta voglia di trasferirmi lì!). Particolare non trascurabile quel giorno era il suo compleanno, ma veniamo alle operazioni.
Si parte con un'orgia di slide intitolata Tighten Up The Springs dove la brava Michelle ricorda una sorta di Thorogood in gonnella con un groove boogie scatenato che apre la danze alla grande e poi sfocia nell'eccellente Undertow, uno dei suoi brani migliori, ancora con la slide in evidenza ma anche la chitarra nell'altro canale dello stereo non scherza e comincia a macinare assoli (il sound è molto vintage e ricorda quello dei grandi dischi dal vivo degli anni '70, Johnny Winter Live, i Vinegar Joe di Elkie Brooks e Robert Palmer per chi li ricorda, una Bonnie Raitt infoiata dagli AC/DC e l'immancabile Janis Joplin).
I musicisti della sua band con tanto di batterista donna (Katie Herron) e con l'eccellente Jonny Daly alla chitarra sanno come costruire un groove ma sono anche capaci di finezze all'interno di un brano, ad esempio Camera un ondeggiante e vagamente funky canzone dove Michelle Malone estrae anche l'armonica d'ordinanza e ci delizia con la sua grinta mista a dolcezza. Flagpole mi ricorda quei brani southern-rock alla Outlaws con un misto di acustico ed elettrico, tra country e rock, con il ritmo che accelera in un crescendo inarrestabile e dove le chitarre prima acustiche e poi elettriche si scatenano ben coadiuvate da un pianino insinuante e tu ti ritrovi con il piedino che segue irretito il tempo sempre più coinvolgente.
Ma la nostra amica è anche balladeer di grande fascino e lo dimostra nel duetto con l'ospite Tim Tucker nella delicata Go easy, un brano di quelli che non si dimenticano, molto bello. Beneath The Devil Moon del 1997 è uno dei dischi migliori della sua discografia (ma ce ne sono di brutti?), quello dove appaiono come ospiti le Indigo Girls e che contiene In The Weeds una bellissima rock ballad qui ripresa in una versione monstre di oltre dieci minuti, dove Michelle Malone e il suo gruppo dimostrano di essere all'altezza della loro fama come uno dei migliori Live Acts in circolazione (un'altra che, soprattutto dal vivo, non scherza un c...o è Grace Potter & The Nocturnals peccato per l'ultimo disco). Il crescendo chitarristico nella parte centrale ti inchioda alla poltrona e se ami il rock puro e duro godi come un riccio.
Miss Mississippi è quasi meglio, introdotto da una Michelle Malone in trip vocale si dipana lentamente come un figlio illegittimo di On The Road Again e di Lagrange degli ZZTop tra sventagliate di chitarra, armoniche impazzite e la sezione ritmica implacabile e la Malone che invoca la presenza di qualche ZZTop tra il pubblico, poi evolve, dopo qualche cazzeggiamento con il pubblico e altre schitarrate in libertà, in una versione micidiale di Roadhouse Blues dei Doors con Tim Tucker che ha aggiunto il suo piano al procedere delle operazioni.
Teen lament se non sapessi che si chiama così perché c'è scritto sulla copertina del disco potrebbe essere una versione al femminile di Honky Tonk Women degli Stones, stesso DNA, probabilmente stessi accordi, ma chi se ne frega, il risultato è fantastico, rock coinvolgente come poche volte capita di sentire e una Malone ormai preda dei suoi istinti di diabolica performer che improvvisa sul nome Tim una improbabile lista di variazioni sul tema, da sentire per credere.
Dopo un altro gagliardo rock che risponde al nome di Yesterday's Make Up c'è anche tempo per una cavalcata rock-blues vecchio stile che risponde al nome di Restraining Order Blues dove la slide fa la sua riapparizione e per un bis sul tema nell'ottima Rooster 44 prima di concludere le operazioni in una orgia di boogie e rock and roll, Traveling and Unraveling altri dieci minuti di musica ad altissima tensione con i musicisti ancora preda dei fumi del R&R di qualità e chitarre in libertà come nei concerti che si rispettino.
Il brano finale è un sentito omaggio ai più volte citati Rolling Stones, tutti calmi, tranquilli e seduti ad ascoltare una bella versione di Wild Horses.
Per i fans e gli estimatori un disco da non perdere, per chi non conosce un eccellente punto di partenza. Musica Viva e dal vivo.
Bruno Conti
14:05 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, michelle malone, drag the river, bonnie raitt, dana fuchs, susan tedeschi | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook










