Ancora Un Disco Di Qualità Per Questo Texano Mancato. Jon Wolfe – Any Night In Texas

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Jon Wolfe – Any Night In Texas – Fool Hearted CD

Jon Wolfe, countryman originario di Tulsa, Oklahoma (ma texano d’adozione) si è rivelato al mondo con il suo secondo album, l’ottimo It All Happened In A Honky Tonk, uscito una prima volta nel 2010 e ristampato in versione deluxe dalla Warner ben tre anni dopo. Wolfe non è molto prolifico, in quanto da allora ha pubblicato solo altri due lavori, Natural Man nel 2015 ed ora questo nuovissimo Any Night In Texas, ma è uno che non fa dischi tanto per farli, né incide prodotti commerciali tipicamente made in Nashville solo per vendere, insomma ci tiene alla qualità. La sua musica è un country robusto ed elettrico, dal ritmo spesso alto e con canzoni di buon livello: Jon è dotato anche di un’ottima voce, ed il suo stile è maturato disco dopo disco, al punto che si può dire che Any Night In Texas è il suo miglior lavoro dopo l’album del 2010. Un disco di puro country texano, roccato e ritmato a puntino, e con il giusto equilibrio tra arte e commercio: quattordici canzoni suonate come si deve e prodotte con mano sicura da Jon stesso con Lex Lipsitz, e con diverse collaborazioni illustri nella stesura dei brani, con nomi come Ashley Monroe, Jon Pardi, Radney Foster, Brandi Clark, Rhett Akins e l’ex leader degli Hootie & The Blowfish, Darius Rucker, da tempo reinventatosi cantante country.

Girl Like You è un brano elettrico e potente dal motivo decisamente orecchiabile, che fonde mirabilmente atmosfere radio friendly ed un’attitudine da vero country rocker, cosa che si ripete, se possibile accentuata, nella seguente Time On My Hands, molto diretta e con le chitarre in evidenza. La title track mette in primo piano la bella voce del nostro e la sua propensione al ritmo, per una fluida country ballad che si lascia apprezzare in toto; Boots On A Dance Floor, nonostante il titolo, è uno slow, anche se le chitarre lavorano di fino sullo sfondo e non ci sono cedimenti di sorta, mentre Baby This And Baby That torna a parlare la lingua del country rock: forse qualche brano è prevedibile, ma il suono è quello giusto, non ci sono aiuti da parte di synth, programming, pro-tools e diavolerie varie e la qualità complessiva ne guadagna. A Country Boy’s Life Well Lived è un irresistibile country’n’roll del tipo che si balla nei bar texani, ritmo e divertimento assicurati, Drink For Two è un vibrante duetto con la graziosa Sunny Sweeney, un pezzo che cresce man mano che lo si ascolta, Airport Kiss è forse un tantino ripetitiva, ma sempre piacevole e ben fatta, mentre Hang Your Hat On That è un lento dal refrain intenso e con un ottimo assolo chitarristico. La ultime cinque canzoni confermano quanto di buono si è sentito nelle prime nove, con una menzione particolare per la roccata Whenever I’m With You, la mossa That’s What A Song Will Do, contraddistinta da un bel riff, e la tersa We’re On To Somethin’.

Al quarto disco Jon Wolfe non è ancora stato risucchiato dal pericoloso calderone di Nashville (anche se è proprio là che va ad incidere i suoi lavori), e ad occhio e croce credo che riuscirà a mantenere la barra dritta anche in futuro.

Marco Verdi

Una Longeva Band Dal Suono “Camaleontico”! Sister Hazel – Lighter In The Dark

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Sister Hazel – Lighter In The Dark – Croakin’ Poets Records/Rock Ridge

I Sister Hazel (di cui ci eravamo già “occupati” per il Live celebrativo del ventennale http://discoclub.myblog.it/2014/10/29/venti-stagioni-on-the-road-sister-hazel-20-stages/ ), sono una delle band più longeve attualmente in circolazione nell’ambito del rock americano, e in tutto il loro percorso non hanno mai avuto un cambiamento nella loro “line-up”. Assenti da sei anni, ovvero dall’ultimo lavoro in studio l’ottimo Heartland Highway (10), i Sister Hazel tornano con questo nuovo Lighter In The Dark, dove come al solito fanno una musica che spazia dal folk-rock al country, dal rock più classico al southern rock, privilegiando più la qualità che la quantità (certificata dai solo nove dischi in più di vent’anni, compreso questo). I cinque che vengono da Gainesville (come un certo Tom Petty), formano un gruppo capitanato dal leader Ken Block, voce solista e chitarra acustica, Andrew Copeland alla chitarra ritmica, Ryan Newell,  chitarra solista, oltre a banjo, dobro e mandolino, Jett Beres al basso, Mark Trojanowski alla batteria, e come ospiti il polistrumentista Dave LaGrande, soprattutto alle tastiere, Kyle Aaron al violino, Steve Hinson alla pedal-steel, si sono ritrovati a Nashville nei Tin Ear Studio sotto la produzione del loro ingegnere del suono di lunga data Chip Matthews (Lady Antebellum, Brooks & Dunn, Richard Marx), per 14 tracce per la maggior parte firmate globalmente dai membri della band e che segnalano una decisa svolta counrtry-southern nel suono del gruppo.

Lighter In The Dark inizia con la bella ritmica galoppante di Fall Off The Map con ottime armonie vocali https://www.youtube.com/watch?v=Ag5niMusW-g , a cui fanno seguito una rock song chitarristica come That Kind Of BeautifulKaraoke Song in duetto con l’ex Hootie And The Blowfish, Darius Rucker (coautore del brano) https://www.youtube.com/watch?v=hjjozkkmQKo , per poi passare ad un guizzo di alta classe come la ballata Something To Believe In, e ad una intrigante Kiss Me Without Whiskey con un saltellante pianoforte honky-tonk. Con la pianistica e dolce Almost Broken si fa la conoscenza con la voce emergente di Jillian Jacqueline, mentre con la gioiosa Take It With Me si cambia marcia con un bel mid-tempo, per poi lasciare spazio di nuovo alle chitarre spiegate di We Got It All Tonight, il moderno-gospel di Danger Is Real, il country classico di Prettiest Girl At The Dance, con un eccellente lavoro di Hinson alla pedal-steel e belle armonie vocali che ricordano per certi versi le prime canzoni degli Eagles. Armonie che si ripetono anche in una dolce e acustica Thoroughbred Heart, e nel puro rock’n’roll di Run Highway Run (da ascoltare magari mentre si guida), e finire con le ballate Back To Me e una sontuosa Ten Candle Days, dalla inconfondibile aria celtica, scritta e cantata  da Jett Beres che fa il suo esordio come voce solista e con il violino di Kyle Aaron a toccare le corde del cuore.

Anche se negli ultimi anni si erano leggermente defilati, con questo Lighter In The Dark i Sister Hazel rimettono in un certo senso le cose a posto e il disco si colloca come uno dei più riusciti nella carriera del quintetto, in quanto ormai Ken, Andrew, Ryan, Jett e Mark suonano a memoria, proponendo una musica varia e senza fronzoli, con brani solari e energici, suonati con grinta e in modo professionale. La carriera dei Sister Hazel sicuramente non cambierà di una virgola la storia del rock americano, ma è difficile non restare favorevolmente colpiti dalla loro musica, e se volete conoscere più a fondo questa band vi consiglio di partire con gli ascolti dei loro primi dischi, e siate certi che non rimarrete delusi, il loro rock è di prima fascia.

Tino Montanari