16/10/2012
Novità Di Ottobre Parte IIb. Trey Anastasio, Benjamin Gibbard, Neil Young, Tame Impala, Beth Nielsen Chapman, A Fine Frenzy, Show Of Hands, Tim O'Brien & Darrell Scott, Blackmore's Night, Holly Golightly & The Brokeoffs, John McLaughlin, Eccetera
Riprendiamo l'esame delle uscite discografiche del periodo 9-16 ottobre.
Disco solista per Trey Anastasio, chitarrista e leader dei Phish (dei quali è appena uscito un bel sestuplo CD, Chicago '94). Il disco si chiama Traveler, viene pubblicato dalla Rubber Jungle distribuz. Ato Records, esce il 16 ottobre, co-prodotto da Peter Katis (Interpol, Jonsi, National) e oltre alla solita band vede la partecipazione di due componenti dei National, Bryan Devendorf e Matt Berninger, il percussionista islandese Samuli Kosminen (che deve essere un oriundo, perché non ha il cognome che finsice per ...son), Rob Moose dei Bon Iver e la voce femminile di Kori Gardner dei Mates Of State. Più funky e rock del solito, con parecchi brani anche più canzone che jam, senza dimenticare che pure i Phish in studio sono meno torrenziali che nella dimensione Live. Troviamo, tra gli altri brani, una cover di Clint Eastwood dei Gorillaz. Non male!
Anche Benjamin Gibbard pubblica il suo primo disco da solista, Former Lives per la Barsuk Records. L'ex (?) Death Cab For Cutie aveva già pubblicato nel 2009 un bel disco in coppia con Jay Farrar. I brani raccontano gli ultimi 8 anni della sua vita, dei problemi di alcolismo, la vita sentimentale (è stato sposato 2 anni con Zooey Deschanel, ma si sono già divisi). Il disco mi sembra molto bello, con un suono in bilico tra pop raffinato, roots rock, folk e ballate malinconiche. C'è anche un bel duetto con Aimee Mann, Bigger Than Love. Una delle piacevoli sorprese di questa fine anno, esce la settimana prossima anche in Europa per la City Slang.
A fine mese esce Psychedelic Pill di Neil Young con i Crazy Horse e se ne parlerà molto, con un brano di oltre 27 minuti questa volta Neil si è superato. Nel frattempo negli States per la Sony Pictures, in Blu-Ray e DVD, esce questo Journeys, che è il documentario che gli ha dedicato Jonathan Demme, una novantina di minuti sulla vita del "loner" canadese, ricco però anche di momenti musicali, con un paio di brani inediti tanto per gradire. Ma quante canzoni ha scritto?
Pubblicato lo scorso 9 ottobre per la Modular Records Lonerism è il secondo album di studio per i Tame Impala. Il trio australiano propone una sorta di pop-rock psichedelico assai interessante e dalle sonorità "moderne", ma ricco anche di suggestioni anni '70. Per questo album è stato citato il sound di Todd Rundgren dei primi anni '70 ed in effetti, a ben sentire, qualche analogia c'è. Comunque sono interessanti.
Beth Nielsen Chapman è una brava cantautrice americana (con una voce che ricorda Joni Mitchell) di cui mi sono già occupato sul Blog per il precedente album beth-nielsen-chapman-back-to-love.html di un paio di anni fa, ora sempre per la propria etichetta, la BNC Records, pubblica il suo undicesimo CD, in una carriera più che trentennale. Si chiama The Mighty Sky e nella presentazione del disco, uscito la scorsa settimana in Inghilterra, viene definito "una collezione di canzoni sull'astronomia per bambini di tutte le età". In effetti i testi del disco sono tutti ispirati a questa scienza, vista come una sorta di metafora per la vita. Da quello che ho potuto sentire il disco ha un suo fascino particolare e si ascolta con molto piacere. In Italia noi ai bambini diamo Antonellina Clerici, altrove riescono a creare qualcosa di più interessante e di qualità.
Anche A Fine Frenzy, al secolo Allison Sudol (chissà perché uno pensa che si chiami A Fine di nome e Frenzy di cognome) ci regala un disco inconsueto, Pines, che proprio di quello tratta: un album che racconta della vita proprio di un pino, anche in questo caso visto come una metafora della decadenza della natura e delle foreste in particolare. Il disco è "strano" ma non più del solito, A Fine Frenzy propone sempre quel suo pop raffinato con elementi elettronici non fastidiosi, illuminato anche da canzoni commerciali, radiofoniche perfino, ma di qualità, con elementi favolistici e un ampio uso del piano in cui la Sudol se la cava alla grande. E il tutto esce il 16 ottobre per una major come la Virgin US EMI, non per nulla i due dischi preedenti erano entrambi entrati nelle classifiche di vendita di vari paesi.
Molto popolare in Australia dove è attualmente forse la numero uno in assoluto, Kasey Chambers alterna dischi a nome proprio ad altri registrati in coppia con il marito Shane Nicholson, questo nuovo Wreck And Ruin è già uscito down under il 18 settembre ma uscirà per il mercato americano ed europeo il prossimo 23 ottobre. Il disco viene pubblicato dalla Sugar Hill anche in una versione doppia Deluxe ed è proprio bello, country ma ricco di roots rock, una serie di duetti che permettono di gustare la voce della Chambers che a cavallo del secolo aveva pubblicato una sequenza di album con un ottimo riscontro di critica. Non escludo che se ne parli sul Blog, magari l'amico Tino che ha una particolare predilezione per questa cantautrice.
Non mi ricordo se si era già parlato di questo CD (o DVD) dei Blackmore's Night A Knight In York, che era già stato pubblicato la scorsa estate in Europa (Italia compresa), ma visto che questa settimana esce negli Stati Uniti e il vecchio gruppo del chitarrista inglese festeggia i 40 anni di Machine Head ne approfitto per (ri) segnalarlo. Si tratta della registrazione di un concerto tenutosi nell'autunno del 2011 alla Opera House di York in Inghilterra. La voce, come di consueto, è quella della moglie Candice Knight e lo stile è il particolare folk-rock sognante del duo.
A proposito di folk britannico, un'altra delle formazioni storiche britanniche (oltre ai Bellowhead di cui si parlava nel Post di ieri) è quella degli Show Of Hands, un duo di musicisti poco conosciuto dalle nostre parti ma bravissimi. Steve Knightley e Phil Beer, tra cassette, dischi di studio e dal vivo, compilations e altro, hanno abbondantemente superato i 25 titoli nella loro discografia. Questo Wake The Union che esce oggi per la loro etichetta omonima è l'occasione per ascoltare un folk celtico intriso anche di radici americane e con la partecipazione di una valanga di ospiti: Martin Simpson, Seth Lakeman, Bj Cole, Andy Cutting, Paul Sartin dei Bellowhead e molti altri, tra i quali non manca la contrabassista Miranda Sykes, che è il terzo componente del gruppo e che aggiunge spesso le sue splendide armonie vocali. Se non conoscete già e amate il genere, assolutamente consigliati.
Tim O'Brien e Darrell Scott stanno registrando un nuovo album di studio che uscirà nei primi mesi del 2013, ma nel frattempo pubblicano questo Live dal titolo autoironico, We're Usually A Lot BetterThan This, registrato dal vivo in una serie di esibizioni tenute tra il 2005 e il 2006 e pubblicato la scorsa settimana, anche in Europa, dalla Full Light Records. I concerti erano per promuovere il loro precedente disco di studio in coppia ( Real Time, uscito nel 2000), ma anche no, visti gli anni passati. Entrambi sono cantatutori e pluristrumentisti dell'area country/bluegrass, bravissimi e con delle copiose discografie. Darrell Scott, per i più distratti, era quello che divideva le parti strumentali con Buddy Miller nel disco e nei concerti della Band Of Joy di Robert Plant e Patty Griffin, grande musicista.
Un'altra coppia, più pazzerellona, basta vedere l'abbigliamento sulla copertina del CD, è quella di Holly Golighty & The Brokeoffs. Nonostante lei sia inglese, fanno una sorta di Americana music sgangherata, con elementi alternative rock e in particolare con ampi squarci di melodia e altrettanti di stranezza. Il marito Lawyer Dave si occupa, da solo, principalmente della parte strumentale. Da soli o in coppia, da metà anni '90 hanno pubblicato all'incirca una trentina di dischi. Forse ho dimenticato di dire il titolo, Someday Run Me Over, etichetta 12Th Street Records, esce oggi 16 ottobre.
Jason Lytle, il vecchio leader dei Grandaddy, dopo una serie di dischi solisti non memorabili esce con questo nuovo album che si intitola Dept Of Disappeareance, sempre per la Anti Records, il 16 ottobre e le critiche non sono state proprio positive, a parte qualche parente o amico. Ma il mondo è bello perché è vario, per cui ognuno è libero di dire quello che vuole, soprattutto i fans, però se vi fidate, state alla larga.
E con questo trio di chitarristi concludiamo il giro di segnalazioni odierne.
John McLaughlin, anche lui ha compiuto 70 anni quest'anno, è stato, prima con Miles Davis e poi con la sua Mahavishnu Orchestra uno dei fondatori del cosiddetto movimento jazz-rock poi divenuto fusion. Ma già prima aveva suonato nella Graham Bond Organisation con Jack Bruce, Ginger Baker e Dick Heckstall Smith (a proposito, il cofanetto della Repertoire con l'opera omnia del gruppo continua a venire posticipato, ora è previsto per fine ottobre). McLaughlin ha suonato anche con il Tony Williams Lifetime e con gli Shakti ha fuso la musica indiana e il jazz. Per non parlare dei bellissimi dischi in trio acustici con Al Di Meola e Paco De Lucia. Quindi un musicista di quelli super importanti. Da qualche anno, con i bravissimi musicisti dei 4Th Dimension, ha ripreso a fare quel jazz-rock furioso dei tempi d'oro della Mahavishnu Orchestra. Il nuovo album edito in questi giorni dalla Abstract Logix si chiama Now Here This, ed è molto bello, lo sto sentendo in questo periodo perché gli amici della IRD mi hanno chiesto di recensirlo. Spero di trovare il tempo di farlo, in ogni caso lo consiglio vivamente a chi ama questo tipo di musica.
Ian Siegal, eccellente chitarrista inglese di blues, lo scorso anno aveva pubblicato per la Nugene Records un ottimo disco insieme ai "figli di...", The Youngest Son, registrato negli Stati Uniti The Skinny era uno dei migliori dischi di blues-rock del 2011. Ora, con la stessa etichetta, quasi gli stessi musicisti, ma un nome nuovo per il gruppo, Mississippi Mudbloods, esce in questi giorni Candy Store Kid che mi sembra, più o meno, sugli stessi livelli, quindi molto buono. Appena possibile recensione!
Per finire, a proposito di chitarristi, esce un doppio CD con l'opera omnia, inediti a go-gò compresi, dei texani Moving Sidewalks. Forse senza barba e cappellaccio non lo riconoscete, ma si tratta della prima band, come definirla, psychedelic blues, di Billy Gibbons, il futuro ZZ Top. Jimi Hendrix, per cui all'epoca avevano aperto alcuni concerti, spesso, in quei giorni, li citava come musicisti da tenere d'occhio. In questa confezione doppia The Complete Moving Sidewalks Collection ,che esce per la Rockbeat Records, etichetta americana specializzata nelle ristampe e rarità, troviamo il disco originale Flash, che era già uscito in varie versioni, nel primo CD e altri 16 brani, di cui 9 inediti, nel secondo, alcuni della formazione pre-Moving The Coachmen. Si tratta, fondamentalmente, di un disco per maniaci e completisti, perché alcuni dei brani nel secondo CD sono gli stessi, ripetuti in più versioni, però è interessante segnalarlo ai lettori di questo Blog, almeno penso.
That's All, alla prossima.
Bruno Conti
20:20 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, trey anastasio, benjamin gibbard, neil young, tame impala, beth nielsen chapman, a fine frenzy, kasey chambers, blackmore's night, show of hands, tim o'brien, darrell scott, holly golightly, jason lytle, john mclaughlin, ian siegal, moving sidewalks | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook
05/10/2012
Lungo Il Fiume Del Country Blues. Malcolm Holcombe - Down The River
Malcolm Holcombe – Down The River – Gispy Eyes Music 2012
Vita dura per i folksingers di talento come Malcolm Holcombe: il “nostro” nasce e cresce a Weaverville, un paesino dei monti Appalachi nella Carolina del Nord, e in gioventù impara a suonare la chitarra tra i boscaioli del posto. Dopo la morte di entrambi i genitori, Malcolm, nella migliore tradizione americana, si mette “on the road” con una rock band, i Redwing, e la strada lo porta a Nashville, dove si esibisce nelle caffetterie e gli avventori sono conquistati dal suo stile innovativo, grezzo, carico di blues e soul. Dopo il promettente esordio con A Far Cry From Here, nel ’96 firma un contratto con la Geffen Records, sembra la svolta della sua carriera, ma per gravi problemi di alcolismo, non riesce a tenere fede ai suoi impegni e la casa discografica rinuncia a pubblicare il suo disco, che uscirà soltanto nel ’99, lo stupendo A Hundred Lies. Segue un periodo buio, che si manifesta in sbronze e una forte depressione, poi il ritorno in North Carolina e il taglio netto con l’alcool, lo rimettono sulla giusta via e nel periodo successivo autoproduce una serie di dischi di ottima qualità a partire da Another Wisdorn (2003), I Never Heard You Knocking (2005) e Not Forgotten (2006), che lo riabilitano all’onore dell’ambiente musicale. Con Gamblin’ House (2007) riceve finalmente l’apprezzamento della critica , con ottime recensioni sulle riviste del settore (Rolling Stone e Billboard Magazine), e partecipazioni ai più importanti programmi radio e TV americanei Sull’onda del tardivo successo, seguono For The Mission Baby (2009) che ospita partecipazioni importanti (come Tim O’Brien e Mary Gauthier) e To Drink The Rain (2011).
A breve distanza dall’ultimo lavoro, Holcombe si riunisce con Ray Kennedy (produttore degli ultimi dischi) negli Room & Board Studios di Nashville, e affiancato da musicisti di valore, tra i quali Ken Coomer batteria e percussioni (ex Uncle Tupelo e Wilco), Victor Krauss al basso, Russ Pahl al banjo e pedal-steel, più una serie di “personcine” in qualità di ospiti come Tammy Rogers al violino e mandolino, Steve Earle all’armonica, Darrell Scott alle chitarre, e ai cori la moglie del produttore Siobhan Kennedy, Perry Coleman e due promesse che scommetto faranno strada, Kim Richey e una certa Emmylou Harris. Down The River ha sfumature elettriche più accentuate ed un fascino multiforme, cercando di unire le diverse anime del suo songwriting, e brani come il country-blues delle iniziali Butcher in Town e I Call the Shots ne sono la testimonianza.
La purezza folk-rock della sua scrittura è tutta nell’apertura di Gone Away At Last, mentre The Crossing, The Door e The Empty Jar (con lo straziante violino di Tammy Rogers) sono dolci ballate rurali cantate con la voce ruvida e malinconica di Malcolm. Si ritorna ad alzare il ritmo con Twisted Arms, cui fa seguito una splendida In Your Mercy con la dolce voce di Emmylou Harris al controcanto, mentre Whitewash Job è un ringhioso sincopato country-blues. L’armonica di Steve Earle introduce Trail O’Money cantata in duetto con il protagonista, per chiudere con il capolavoro del disco una Down The River dove tutti gli strumenti dei musicisti (chitarre, dobro, violino, banjo) disegnano un multiforme tessuto sonoro, arricchito dai cori, per uno dei momenti più emozionanti del disco.
Malcolm Holcombe è uno “storyteller” di prima grandezza, racchiude in sé il fascino rude di un Greg Brown, l’asprezza bluesy di Dylan , l’intensità lirica di texani come Townes Van Zandt o Guy Clark, miscelato con lo spirito di chi vive tra boschi e baracche. Down The River è il lavoro (per il vostro umile recensore) più riuscito ed equilibrato dai tempi indimenticabili degli esordi, una piccola gemma cantautorale che non merita di passare inosservata, al cospetto di tanti songwriters (erroneamente) celebrati.
Tino Montanari
10:11 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, malcolm holcombe, tim o'brien, mary gauthier, tammt rogers, steve earle, darrell scott, kim richey, emmylou harris, country blues | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook
29/01/2012
Novità Di Gennaio Parte III. Gretchen Peters, Ringo Starr, Bap Kennedy, Lana Del Rey, Darrell Scott, Metallica, Joe Louis Walker, The Pines, Lulu Gainsbourg, Ruthie Foster, Eccetera
Ultima corposa emissione di novità per il mese di gennaio: partiamo con i "giovani"! Iniziamo con Lulu Gainsbourg, se dovessi fare una recensione di questo From Lulu To Gainsbourg parlerei di una riunione di una confraternita di "sussurratori" (con un paio di eccezioni). E se ricordate il babbo Serge Gainsbourg neppure lui scherzava, ma in confronto al figlio sembra un urlatore. Il CD, che esce martedì 31 in Italia ed Europa tutta per la Decca/Universal, in Francia era già stato pubblicato il 14 novembre. C'è uno stuolo di ospiti notevoli e molti dei brani più noti del genitore, rivisitati (Lulu è nato dal secondo matrimonio, quindi è il fratellastro di Charlotte Gainsbourg, la figlia di Jane Birkin, fine del gossip). Se devo essere sincero non mi dispiace neppure anche se non mi strappo i capelli dalla gioia. Ci sono Rufus Wainwright, Marianne Faithfull, un duetto tra Lulu e Scarlett Johansson in Bonnie & Clyde, un altro duetto tra Vanessa Paradis e Johnny Depp (l'ultimo?), Shane MacGowan che canta in francese e anche Iggy Pop, ma lui ha dei precedenti. E ancora Sly Johnson, Ayo, Melanie Thierry, "M". Lui, reduce dalla Berkley School Of Music produce, suona, canta e arrangia.
Per correttezza vi segnalo, sempre martedì 31 gennaio, l'uscita dell'esordio discografico di Lana Del Rey con Born To Die, su etichetta Polydor/Universal. Come saprete si tratta dell'esordio discografico più "atteso del momento" (non so da chi, però!), a sentire certa stampa, anche italiana. Le radio commerciali stanno già festeggiando.
Una che in radio si ascolta raramente, ma è comunque molto brava, è Gretchen Peters che reduce dal disco in coppia con Tom Russell approda con questo Hello Cruel World all'etichetta Proper Records, sinonimo di qualità. Con lei ci sono, tra gli altri, Will Kimbrough, Viktor Krauss, Kim Richey, Doug Lancio (l'ultimo chitarrista di John Hiatt) e Rodney Crowell. Genere? Ottimo... ah intendete genere musicale? Direi country-roots-folk-rock cantautorale, può andare?
Per la serie "guarda chi si rivede", non ci posso credere, sempre su Proper, esce il nuovo album di Bap Kennedy. E chi è, diranno molti di voi? Era il cantante degli Energy Orchard, grande band irlandese degli anni '90 e poi solista in proprio. Steve Earle ha detto di lui, "il miglior cantautore che abbia mai visto" e Mark Knopfler gli ha prodotto questo The Sailor's revenge che esce anche in versione doppia Deluxe (quindi occhio perché pare che sia una tiratura limitata, già provveduto, grazie), con altri 11 brani nel secondo CD. Nel disco suonano, oltre a Knopfler, Jerry Douglas, Glen Worf, Michael McGoldrick, John McCusker. Non dimenticate che Bap Kennedy è uno dei pochissimi che ha co-firmato dei brani con Van Morrison. Qui siamo proprio nell'artista di "culto" all'ennesima potenza.
Darrell Scott, dopo l'esperienza con la Band Of Joy di Robert Plant torna alla carriera solista con questo Long Ride Home, il suo settimo album che esce su etichetta Full Light. Questo signore, oltre a suonare la chitarra alla grande, ha una voce bellissima, che so, tra Lyle Lovett e Guy Clark da giovane, quindi country-folk-roots per chi ama le categorie, Americana perfino, aggiungerei (ma non ditelo a Dan Stuart che si inc...a). Molto bello da quello che ho sentito ( e l'ho sentito bene). Potrebbe sorprendervi.
The Pines è il gruppo di Benson Ramsey, il figlio di Bo, chitarrista e produttore di Greg Brown per molti anni e anche qui fa il suo mestiere. In questo terzo album Dark So Gold, sempre per la Red House, il gruppo si amplia fino a 9 elementi, ma il sound rimane sempre quel country-folk-blues ricco di atmosfere e anche suggestioni dylaniane nel cantato di alcuni brani.
Questi invece sono per la serie "chi non muore si rivede". Ringo Starr (che se vuole può "toccarsi") quest'anno compie 72 anni ma continua imperterrito a fare dischi "alla Ringo". Questo è uno di quelli "belli" (posso dirlo con cognizione di causa, visto che è un mesetto che lo ascolto, poi non ho avuto tempo di recensirlo, ma questa è un'altra storia). Dall'iniziale Anthem scritta con Glenn Ballard dove si riprende il riff di Birthday dei Beatles (o me lo sono sognato?) passando per la cover dell'amato Buddy Holly in Think It Over e brani scritti con Van Dyke Parks, Dave Stewart e Joe Walsh che suonano anche nel disco (se non puoi avere Lennon-McCartney ti "accontenti") tutto è molto piacevole. Nel CD appaiono anche Kenny Wayne Sheperd, Benmont Tench, Don Was, Edgar Winter e addirittura Charlie Haden. Etichetta Hip-O-Records/Universal esce sempre martedì 31 gennaio.
Il secondo disco della Johhny Otis Story On With The Show 1954-1974 doveva comunque uscire per la Ace prima della sua recente scomparsa e quindi potete proseguire con la riscoperta di uno dei "grandi" del soul-R&B.
Anche Eddie Holland appartiene alla categoria. Non ha fatto il cantante per molto ma come autore nel famoso trio Holland-Dozier-Holland ha scritto un gazillione di successi per Supremes, Four Tops e tantissimi altri assi della eichetta Tamla-Motown. In questo doppio It Moves me pubbblicato nei prossimi giorni dalla Ace Records c'è tutto quello che ha inciso tra il 1958-1964, 56 brani in totale. E cantava pure bene, al livello dei suoi compagni di etichetta, provare per credere.
Altri due che cantano benissimo. Il primo è Joe Louis Walker che esordisce con questo eccellente Hellfire per la Alligator, e suona anche la chitarra come pochi in circolazione. Ma visto che ho promesso la recensione completa (a momenti, si spera) per ora mi limito a consigliarlo a tutti. Ruthie Foster è gia il secondo CD che pubblica a distanza di pochi mesi, dopo l'ottimo Live At Antone's ora esce questo altrettanto bello Let It Burn per l'etichetta Blue Corn Music. Materiale originale ma anche alcune cover, classici Johnny Cash, Crosby,Stills and Nash e Los Lobos, ma anche Black Keys e Adele che ormai evidentemente si sono creati una reputazione nel mondo della musica. Registrato come al solito in quel di New Orleans, Piety Street Studio, tra gli ospiti, George Porter Jr dei Meters, i Blind Boys Of Alabama e il "mitico" William Bell della Stax Records. Grandissima voce.
Le ultime tre uscite sono un po' miste. Partiamo con un doppio Cd edito dalla Edsel Records, si tratta dell'opera omnia, quattro album in 2 CD, dei JoJoGunne, che a molti non diranno molto, ma si tratta della formazione di Jay Ferguson e Mark Andes, che erano il cantante e il bassista degli Spirit. Tra il 1971 e il 1975 hanno registrato questi album di rock americano classico, tra boogie e hard, avendo anche un ottimo successo. Se vi piacciono Doobie Brothers, ZZTop, Grand Funk, Foghat qui c'è trippa per gatti.
Cambiando completamente genere questo Transatlantic Sessions è il quinto volume di una serie di DVD (spesso doppi) che raccolgono il frutto degli incontri di musicisti dai due lati dell'oceano che si trovano per una serie di jam sessions in libertà. Questa volta i padroni di casa (si dovrebbe dire "host" ma poi ci chiudono anche a noi) sono Jerry Douglas per l'America e Aly Bain per il Regno Unito. Ma ci sono anche, tra i tantissimi (se allargate l'immagine della copertina li potete leggere tutti): Eric Bibb (di cui è uscito un disco nuovo in questi giorni, ne parlerò), Sam Bush, John Doyle, Bela Fleck, Sarah Jarosz, Alison Krauss, Amos Lee, Donal Lunny, Sharon Shannon, Danny Thompson. Lo svantaggio è che si fatica a trovarlo e costa caro.
Per finire i Metallica, reduci dal successo del disco con Lou Reed, pubblicano questo Beyond Magnetic per la Vertigo, un EP con quattro brani (ma che dura quasi mezz'ora) con materiale non utilizzato nell'album Death Magnetic.
Anche per oggi è tutto (doppio Post giornaliero ancora una volta, non stiamo mica a pettinare le bambole)!
Bruno Conti
19:58 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, lulu gainsbourg, lana del rey, gretchen peters, bap kennedy, darrell scott, the pines, ringo starr, johnny otis, eddie holland, joe louis walker, ruthie foster | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook
16/08/2011
Quattro Belle Voci! Jennifer Crook, Elle Osborne, Megan Henwood & Lucy Wainwright Roche
Come promesso eccomi qua con la segnalazione di quattro belle voci femminili, tre dall'Inghilterra e un'americana, per usare un eufemismo "poco conosciute" ma molto piacevoli.
Direi di partire con Jennifer Crook che mi sembra la più interessante del lotto: questo Merry-Go-Round, etichetta Transatlantic Roots (un nome, un programma), è il suo secondo album e se devo fare un paragone il primo nome che mi viene in mente è quello di Eddi Reader (peraltro presente nel disco) o, in altri ambiti musicali, anche Rumer o Eva Cassidy possono venire in mente per l'assoluta "naturalezza" della voce unita a un semplice stile folk che ogni tanto si impreziosisce di gradevoli coloriture pop. La produzione è affidata a Boo Hewerdine, già di per sé marchio di garanzia, che duetta con Jennifer Crook in una bella Baltimore accreditata ad entrambi.
Molto bella anche Cowboys questa volta in duetto con Darrell Scott, in prestito dai Band Of Joy, con la sua voce e chitarra. E che dire della unica cover presente, One Little Song firmata da Gillian Welch? Delicata e deliziosa! Con la seconda voce della già citata Eddi Reader. Lei si accompagna alla chitarra acustica e all'arpa, ma ci sono anche hammered dulcimer, contrabbasso, Mellotron, piano, il dobro e il mandolino di Scott e di tanto in tanto una "discreta" sezione ritmica. Molto brava, se amate le voci folk con quel guizzo in più di classe.
Megan Henwood ha esordito un mesetto fa su Dharma Records con questo Making Waves: altra bellissima voce, anche qui i ritmi e le improvvise aperture strumentali ricordano la già citata Rumer, (che è il nuovo "fenomeno" inglese e di cui a fine anno è atteso un disco di cover e di cui vi ho parlato in questo Blog quando in Italia non se la filava nessuno perfect-pop-rumer-seasons-of-my-soul.html). Per esempio nella coinvolgente Hope On The Horizon con il bassista dei Jamiroquai Nick Fyffe e Barriemore Barlow dei Jethro Tull come sezione ritmica.
Ma la Henwood viene più dal folk e non per nulla la BBC Radio 2 le ha assegnato lo Young Folk Award e lei ha già cantato al Festival di Cambridge e a Cropredy con i Fairport. Nel disco suonano anche Peter Knight il violinista degli Steeleye Span e la coppia padre-figlia Joe e Sam Brown all'ukulele e backing vocals e le atmosfere oscillano anche qui tra folk e cantautorato di qualità.Se volete verificare, potete ascoltare alcuni brani nel suo sito http://meganhenwood.com/.
Delle tre sicuramente la più vicina alla "tradizione" è Elle Osborne, al secondo disco (dopo una pausa di quasi dieci anni) questo So Slowly Slowly Got She Up ci presenta una voce "importante", nel sentiero della musica folk britannica, tra June Tabor o Maddy Prior e le più "moderne" Unthans, il repertorio pesca tra brani traditionals piuttosto oscuri e sconosciuti. L'etichetta è sintomatica del genere, Folk Police Records, tra promessa e minaccia. Si accompagna al violino e tra i musicisti presenti il nome più "noto" è l'ottimo Alasdair Roberts che se amate il genere e non conoscete vi consiglio vivamente insieme a questo.
Lei è del ramo americano della famiglia Wainwright, Lucy che fa Roche di secondo cognome come la mamma aveva eroicamente resistito alla musica che scorre in famiglia dedicandosi per molti anni all'insegnamento, poi circa tre anni fa ha iniziato a pubblicare un paio di EP che si chiamavano entrambi 8 Songs e ora la figlia di Loudon Wainwright III e Suzzy Roche approda al suo primo album. Inutile dire che entrambi i genitori sono presenti come pure le zie Roches, in una preziosa versione di America di Paul Simon che brilla per le fantastiche armonie vocali di famiglia ed è uno dei brani migliori dell'album. Anche il resto non è male: non ha una voce memorabile ma comunque molto piacevole, scrive belle canzoni e si fa accompagnare dalle Indigo Girls, da Steuart Smith, David Mansfield e Kelly Hogan, duetta con Ira Glass nella cover di Say Yes di Elliott Smith che è la bonus track dell'album, scrive gli altri dieci brani di questo Lucy (etichetta Strike Back Records) e si fa produrre dal concittadino newyorkese Stewart Lerman che ha lavorato con Roches e Wainwright ma anche Willie Nile, Antony and the Johnsons, Black 47, Darden Smith, David Byrne tanto per citarne alcuni e dona una patina di classe alle procedure. Nessun segno dei "fratelli" Martha e Rufus con cui peraltro si è esibita spesso dal vivo. Una gradevole aggiunta al menu familiare! Se vi mancava, l'ha fatta anche lei con Rufus, qualità video non eccelsa ma...
Questo è quanto. Più che di "carbonari" questa volta parlerei di "Carbonare" come categoria. Tutti i dischi sono già usciti e disponibili, basta cercarli. Se amate la voce femminili magari non molto conosciute ma di qualità. La ricerca continua, alla prossima!
Bruno Conti
18:57 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, jennifer crook, elle osborne, megan henwood, lucy wainwright roche, loudon wainwright iii, roches, boo hewerdine, darrell scott | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook
04/04/2010
Beth Nielsen Chapman - Back To Love
Beth Nielsen Chapman - Back To Love - BNC Records
Le sue canzoni sono state cantate da Faith Hill, Trisha Yearwood, Emmylou Harris, Willie Nelson, Elton John, Neil Diamond, Michael Mc Donald tra gli altri, mica male. Ha registrato dieci album, compreso un Greatest Hits alla fine degli anni '90 e questo Back To Love. Una carriera iniziata nel 1980 con un disco Hearing It First scomparso nelle nebbie del tempo, poi una pausa di dieci anni per farsi una famiglia e poi il ritorno alla musica nel 1990 con un disco omonimo che l'ha fatta conoscere al grande pubblico americano. Poi nel 1993 mentre stava registrando il nuovo album You Hold The Key al marito Ernest Chapman viene diagnosticato un tumore che l'avrebbe ucciso nel 1994. Purtroppo la storia tragica della vita della Beth Nielsen Chapman non finisce qui: nel 1997 pubblica il suo disco di maggior successo quel Sand And Water che contiene il brano dallo stesso titolo cantato da Elton John in episodio della settima stagione di ER. Nel 2000 inizia la sua battaglia per un tumore al seno, ma ancora una volta riesce a sconfiggere le avversità e la malattia. Per farla breve, in anni recenti, la nostra amica è stata anche operata per un tumore benigno al cervello e continua a fare musica ed eccola qua.
Nativa di Harlingen, Texas da molti anni vive nella Music City, Nashville e la sua musica risente di questo fatto, anche se il suo country ha forti tinte pop, anzi diciamocelo chiaramente il suo genere è prettamente quel mainstream pop che in altre mani darebbe orrendi risultati, ma forte di una bella voce, la capacità di comporre belle canzoni e di scegliere collaboratori di gran classe l'hanno resa una piccola icona degli amanti di quelle cantanti che proseguono la tradizione delle voci femminili americane anni '70 come Linda Ronstadt, Carole King, Bette Midler, Bonnie Raitt nelle loro propaggini più commerciali.
Anche se la Nielsen Chapman è capace di zampate sorprendenti: il suo disco precedente Prism è un doppio album concept cantato in nove lingue, compreso il latino, la lingua ebrea, il sanscrito e il dialetto navajo (vai Tex Willer, anzi Aquila della notte!) e contaminato dalla musica etnica di tutto il mondo con spunti di country, folk e rock, disco non facile ma di notevole qualità.
Questo Back To Love, già dal titolo, segna un ritorno verso atmosfere più morbide e commerciali ma si segnala per la qualità delle canzoni: dall'iniziale Hallelujah (non quella di Cohen) scritta e cantata con il bravissimo Darrell Scott autore dello splendido Modern Hymns un album tra i più belli del 2008. La collaborazione prosegue nella solare I Can See Me Loving You dove il bouzouki della Nielsen Chapman si intreccia con la chitarra di Darrell Scott e il piano di Benmont Tench, e il mandolino e la slide dove li vogliamo mettere, alla faccia della musica commerciale. Che comunque c'è, Even As It All Goes By farebbe la sua porca figura in, che so, Coming Around Again di Carly Simon, siamo sui quei territori musicali per intenderci, pop ma di gran classe. How We Love è una bellissima ballata pianistica che potrebbe essere stata scritta da Elton John ma potrebbe figurare anche nel repertorio, orrore, di Celine Dion. La parola Love è presente in cinque titoli sugli undici brani compresi, quindi sapete cosa aspettarvi ma il tutto è visto attraverso l'ottica di una persona che ha visto malattie e dolori e ha sempre saputo "Tornare all'Amore". In Shadows ci sono echi della vocalità di Joni Mitchell (la Beth Nielsen Chapman ha una bellissima voce) e di certe atmosfere alla Simon & Garfunkel - caspita, ma allora questo disco deve essere bello? Confermo - Aggiungerei che Happiness, ancora molto Carly Simon, è il brano scritto dopo avere felicemente superato l'operazione per il tumore al cervello.
Confesso che oggi avrei voluto parlarvi di una "nuova scoperta" un certo Otis Gibbs, un geniale cantautore americano indipendente, per usare un eufemismo, ma ci sto lavorando per i prossimi giorni, vi anticipo che il disco si chiama Joe Hill's Ashes ed è un piccolo capolavoro.
Bruno Conti
18:58 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica, discoclub, bruno conti, beth nielsen chapman, darrell scott, benmont tench | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook



































