Delaney & Bonnie (E Pure Eric Clapton) Avrebbero Approvato. Tommy Castro & The Painkillers – Stompin’ Ground

tommy castro stompin' ground

Tommy Castro & The Painkilles – Stompin’ Ground – Alligator Records/Ird

Il motto della Alligator è “Genuine Houserockin’ Music”, e mi sembra si attagli perfettamente alla musica di Tommy Castro, 62 anni di età, 25 anni di onorata carriera discografica ed una ventina di album alle spalle.. Da sempre innamorato del blues, del soul e del R&R, ne ha fatto una sorta di filosofia di vita applicata ai suoi dischi: ormai da parecchi anni la qualità delle sue uscite è sempre elevata http://discoclub.myblog.it/2011/06/15/ma-allora-e-un-vizio-quelle-delle-crociere-tommy-castro-pres/  e difficilmente uno termina l’ascolto di uno dei suoi lavori senza un bel sospiro di soddisfazione. Al sottoscritto è successo, dopo avere ascoltato questo Stompin’ Ground, che ancora una volta centra l’obiettivo di divertire, con classe, grinta e belle canzoni. Il primo paragone che mi sarei sentito di fare dopo il suddetto ascolto è stato “ma ca…spiterina, sembra un disco di Delaney & Bonnie”, e pure di quelli buoni, o anche di qualche blues&soul revue alla Ike & Tina Turner, comunque la si giri sempre buona musica. Il nativo di San Jose, California, per l’occasione si fa aiutare dal compagno di etichetta Kid Andersen (nonché chitarrista dei Nightcats di Rick Estrin), che proprio nella “cittadina” californiana (si fa per dire, con 1 milione di abitanti) della Silicon Valley ha aperto i suoi studi di registrazione Greaseland, dove l’album, co-prodotto dai due, è stato registrato.

Oltre a Kid Andersen, che suona anche la chitarra rimica, nel disco troviamo i fedeli Painkillers, Randy McDonald al basso, Bowen Brown alla batteria e Michael Emerson alle tastiere, che sono una band formidabile, ma anche le “truppe di riserva” non scherzano, con la moglie di Andersen Lisa Leuschner, alle armonie vocali, la brava Nancy Wright al sax, John Halbleib alla tromba, a rendere ancora più corposo il suono vibrante del disco, e un quartetto di ospiti che fanno sentire la loro presenza in modo cospicuo. Partiamo proprio dai pezzi con gli ospiti, che si trovano nella seconda parte del CD, la vecchia facciata B dei vinili: Rock Bottom, un pezzo di Elvin Bishop, che era sul suo primo disco solista del 1972, Rock My Soul, un titolo, un programma, è una scarica di southern-rock, con chitarre all’unisono e Castro che si misura con Mike Zito per decidere chi è il più bravo e tosto, il match è alla pari, con le chitarre e le voci, e tutta la band che tirano come delle “cippe lippe”, un brano formidabile.

E pure Danielle Nicole (ex Schnebelen e Trampled Under Foot) ci mette del suo in una vibrante ripresa di Soul Shake, un vecchio pezzo di Peggy Scott & JoJo Benson, che però tutti ricordano proprio nella versione di Delaney & Bonnie su Motel Shot, in quel caso c’era Duane Allman alla chitarra, ma la Danielle e Castro ci danno dentro come due forsennati, Emerson va di tastiere alla grande e il resto della band ribadisce quel soul-rock che all’epoca frequentava anche Clapton nel suo primo disco omonimo.Terzo ospite del disco David Hidalgo dei Los Lobos per una tiratissima Them Changes, il pezzo di Buddy Miles (e Hendrix) di recente apparso anche nel fantastico doppio dal vivo di Steve Winwood, grande versione con le chitarre “fumanti” dei due protagonisti, come pure una Live Every Day scritta da Castro, ma veicolo ideale per Charlie Musselwhite, voce solista (insieme a Tommy) ed armonica in un blues lento che sembra qualche gemma perduta del repertorio di John Lee Hooker.

E il resto dell’album non è da meno, anzi: l’iniziale Nonchalant, con fiati aggiunti guidati dalla Wright, viene sempre da quella scuola da blues and soul revue di ferina efficacia, con la Leuschner che fa da grintosa seconda voce femminile e un assolo di piano elettrico di Emerson che è pura libidine, prima dell’ingresso della solista di Castro, che ribadisce chi sia il Boss delle chitarre. Ancora Delaney & Bonnie sugli scudi per una saltellante Blues All Around Me, tutta ritmo e feeling sopraffino, tra sferzate della solista e fiati e tastiere impazzite, perfetta; Fear Is The Enemy è un rock-blues di rara potenza, alla J.Geils Band, con il gruppo che tira di brutto per tenere dietro alla Leuschner e a Castro, che strapazza di gusto la sua chitarra in una serie di soli impressionanti. Per non dire di My Old Neighborhood una lirica e languida soul ballad che sembra venire da qualche vecchio disco della Stax registrato nel profondo Sud, cantato divinamente, in modo felpato, come se Castro fosse un novello Eddie Hinton; Enough Is Enough alza i ritmi per una canzone a tutto boogie in stile ZZ Top, con Gibbons e soci che sono sicuro scuoterebbero le loro barbe in approvazione sul riff assassino della solista del buon Tommy che va di slide alla grande. Love Is, in un tripudio di percussioni, è un funky rotondo e sensuale che profuma di blaxploitation anni ’70.

Dei brani con gli ospiti abbiamo detto, mancano una splendida Further On Down The Road, il vecchio pezzo di Taj Mahal, sentito anche sul recente Old Sock di Eric Clapton, non so quale versione è la migliore, una bella lotta. Molto bella anche la conclusiva Sticks And Stones, un vecchio pezzo del repertorio di Ray Charles che illustra il lato R&B di un album complessivamente solido e di grande qualità. Consigliato vivamente!

Bruno Conti

Quasi Black Crowes! The Magpie Salute – The Magpie Salute

the magpie salute

The Magpie Salute – The Magpie Salute – Eagle Rock/Universal 09-06-2017

Da una costola dei “Corvi Neri” ora arrivano le “Gazze”, che peraltro in ornitologia risultano essere della stessa famiglia. E anche musicalmente parlando nei Magpie Salute di “vecchi” Black Crowes ce ne sono ben tre, oltre al tastierista Eddie Harsch, scomparso nel novembre del 2016, ma presente tra i membri fondatori della nuova band ed alle registrazioni dell’album, insieme ai due chitarristi Rich Robinson Marc Ford e al bassista Sven Pipien. In effetti, guardando la foto di copertina, che li riprende di spalle, la formazione del gruppo conta su ben dieci elementi (quasi come la Tedeschi Trucks Band, altro riferimento sonoro, ma senza i fiati): oltre ai nomi citati ci sono anche Matt Slocum alle tastiere, il vocalist di colore John Hogg e il batterista Joe Magistro, tutti provenienti dalla band di Rich Robinson, che aveva registrato l’ottimo Flux lo scorso anno http://discoclub.myblog.it/2016/07/04/era-meglio-se-i-fratelli-rimanevano-insieme-rich-robinson-flux/ . Anzi, da quella band arriva pure la voce femminile di Katrine Ottosen, che insieme a Adrien Reju e Charity White, fornisce il consistente supporto vocale della pattuglia femminile, e per non farsi mancare nulla c’è anche un terzo chitarrista, Nico Beraciartua. Il loro omonimo esordio è stato registrato lo scorso anno dal vivo agli Applehead Studios per la serie delle Woodstock Sessions, mentre il primo brano, un inedito, firmato da Hogg e Robinson, Omission, è stato registrato live in studio, mi pare senza la presenza del pubblico ed il suono è veramente potente, il classico rock alla Crowes, con elementi Led Zeppelin, grazie alla voce di Hogg, e molto southern rock assai robusto robusto, con chitarre e voci ovunque.

Ma è la parte delle “cover” che è il piatto forte del disco, a partire da una Comin’ Home di Delaney & Bonnie che non ha nulla da invidiare all’originale, il classico rock got soul a tutto chitarre, soliste e slide che imperversano, armonie vocali importanti, ritmica solida e le tastiere a “colorare” il sound di Sud, e il pubblico apprezza. A proposito di “casa” What Is Home? era su Before The Frost dei Black Crowes, un altro pezzo tipicamente sudista dove si apprezza il lavoro del piano e dell’organo di Hearsch (o Slocum?), mentre la parte vocale, con molti musicisti impegnati al canto, ha un appeal quasi Westcoastiano, tipo i pezzi più rock di CSNY, con le chitarre più sognanti, ma sempre in tiro ed eccellenti intrecci melodici, d’altronde Ford e Robinson non sono i primi due che passano per strada, e nella lunga parte strumentale lo dimostrano. Wiser Time, da Amorica, in una versione sontuosa, rincara la dose, forse mancano il nome e la voce solista, ma per il resto sono proprio i Black Crowes, e si sente, oltre nove minuti di grande musica a ribadire la classe di questa “nuova” formazione, dove comunque ha sempre molta importanza l’impasto vocale d’assieme, ma l’ugola di Hogg è notevole, però è la parte strumentale che si gode al massimo, con continui assoli e rilanci dei diversi chitarristi, con le tastiere che svolgono un eccellente lavoro di raccordo. Goin’ Down South, una splendida incursione nel jazz, dal repertorio del vibrafonista Bobby Hutcherson, prevede proprio la presenza di questo strumento che apre la lunga parte introduttiva, prima di trasformarsi in una bella jam strumentale, liquida e ricercata, quasi alla Grateful Dead, con le chitarre che conquistano lentamente il proscenio, mentre piano e vibrafono lavorano ancora di fino sullo sfondo, su un eccellente groove della sezione ritmica, mentre il brano sfuma…

E anche War Drums, la cover del pezzo dei War, ha una forte propensione ritmica, con un rotondo giro del basso di Pipien ad introdurre le danze, prima che il tempo latin jazz e precussivo del brano venga sviluppato attraverso gli oltre nove minuti di durata del pezzo, di nuovo con le chitarre in grande spolvero, attraverso una serie di assoli incrociati e triplicati che virano quasi verso il jazz-rock e la fusion e derive santaneggianti. Vista l’aria di Woodstock che si respira nelle sessions non poteva mancare un omaggio alla Band con una ripresa di Ain’t No More Cane, molto rispettosa dell’originale, con gli splendidi intrecci vocali della band di Levon Helm, Rick Danko, Richard Manuel Robbie Robertson (per non parlare di Garth Hudson, ma lui non cantava) rivisti attraverso l’ottica dei Magpie Salute, che in questo brano è molto vicina allo spirito della canzone originale, musica del Sud, registrata nel profondo Nord del continente statunitense, la vera musica “Americana”. E non mancano neppure gli omaggi al lato ispiratore “inglese” dei vecchi Crowes, prima i Pink Floyd, con una bella Fearless, ripresa da Meddle, e di cui viene accentuato lo spirito americano, senza dimenticare il lavoro della slide di Gilmour, qui a cura di Rich Robinson, che canta anche il brano, mentre il lato più “cialtrone” e rock dei “Corvi” è insito nella rivisitazione di Glad And Sorry dei grandi Faces, una sorta di  nostalgica rock ballad che ricordiamo su Ooh La La, nella interpretazione del suo autore, il compianto Ronnie Lane. Come sapete non amo molto il genere, ma la versione di Time Will Tell di Bob Marley & The Wailers, già su The Southern Harmony and Musical Companion dei Black Crowes, in questo Melting Pot di generi musicali ci sta perfettamente e chiude alla grande un ottimo album. Quindi salutiamo la gazza perché Rich Robinson (e la superstizione) ci dicono che non farlo porta male, ma la musica basta e avanza, anche se attendiamo altri capitoli. Esce venerdì 9 giugno anche questo.

Bruno Conti

Alcune Prossime Interessanti Uscite Estive, Parte I. Delaney And Bonnie With Eric Clapton, Radiohead, Prince, Neil Young, Natalie Merchant.

delaney and bonnie & friends on tour

Come i lettori più attenti del Blog avranno notato, ultimamente la rubrica delle anticipazioni discografiche appare più raramente (a parte per alcune uscite particolarmente importanti), ma si sono intensificate di parecchio le recensioni delle novità e delle ristampe che ci sembrano più valide, secondo i nostri gusti, cercando di essere tempestivi ove possibile, ma non dimenticando anche dischi magari non recenti ma di indubbio valore, oltre alle ristampe più intriganti o (in)utili, senza dimenticare i nomi emergenti. Però, visto che si avvicina la stagione estiva, due o tre Post sulle uscite prossime venture più interessanti e sfiziose mi paiono doverosi, anche se le recensioni continueranno a ritmo continuo. Diciamo che l’arco temporale in esame è, più o meno, quello compreso tra la metà di giugno e la fine di luglio, ovviamente rispetto agli album di cui è già nota la data di uscita. Partiamo con un cofanetto, della serie a volte ritornano, in tutti i sensi.

Delaney And Bonnie And Friends – On Tour With Eric Clapton – Warner/Rhino 4 CD 

Questo cofanetto in versione espansa era già uscito nel 2010: lo so perché lo avevo acquistato ai tempi e ne avevo già parlato sul Blog. Purtroppo all’epoca, pubblicato dalla Rhino Handmade, era a tiratura limitata e di conseguenza costava molto caro, anche se il contenuto musicale, pur nella sua ripetitività, era fantastico. Tratto da 3 concerti registrati nel dicembre del 1969, a fianco di Delaney & Bonnie Bramlett e della loro band, ci sono tre chitarristi aggiunti non male: Eric Clapton, Dave Mason George Harrison. Il resto lo leggete qui http://discoclub.myblog.it/2010/07/06/prima-e-dopo-la-cura-delaney-bonnie-on-tour-with-eric-clapto/ , aggiungo che la nuova edizione, in uscita il 16 giugno, sarà a prezzo speciale, e che il contenuto è il seguente, lo stesso di sette anni fa ma a un terzo del prezzo!

[CD1]
1. Intro/Tuning (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
2. Opening Jam (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
3. Gimme some Lovin’ (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
4. Band Introductions (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
5. Only You Know And I Know (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
6. Medley: Poor Elijah/Tribute To Johnson (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
7. Get Ourselves Together (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
8. I Don’t Know Why (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
9. Where There’s A Will, There’s A Way (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
10. That’s What My Man Is For (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
11. Medley: Pour Your Love On Me/Just Plain Beautiful (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
12. Everybody Loves A Winner (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
13. Things Get Better (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
14. Coming Home (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
15. I Don’t Want To Discuss It (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
16. Little Richard Medley: Tutti Frutti/The Girl Can’t Help It/Long Tall Sally/Jenny Jenny (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
17. My Baby Specializes (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)

[CD2]
1. Intro/Tuning (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
2. Opening Jam (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
3. Gimme Some Lovin’ (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
4. Things Get Better (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
5. Medley: Poor Elijah/Tribute To Johnson (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
6. I Don’t Know Why (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
7. Medley: Pour Your Love On Me/Just Plain Beautiful (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
8. Where There’s A Will, There’s A Way (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
9. Coming Home (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
10. Little Richard Medley: Tutti Frutti/The Girl Can’t Help It/Long Tall Sally/Jenny Jenny (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
11. I Don’t Want To Discuss It (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
12. Crowd/Announcement (Live at Colston Hall on 12/2/1969)

[CD3]
1. Intro/Tuning (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
2. Gimme Some Lovin’ (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
3. Introduction (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
4. Things Get Better (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
5. Medley: Poor Elijah/Tribute To Johnson (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
6. I Don’t Know Why (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
7. Where There’s A Will, There’s A Way (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
8. That’s What My Man Is For (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
9. I Don’t Want To Discuss It (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
10. Coming Home (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)

[CD4]
1. Intro/Tuning (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
2. Gimme Some Lovin’ (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
3. Pigmy (Instrumental) [Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show]
4. Introductions (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
5. Things Get Better (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
6. Medley: Poor Elijah/Tribute To Johnson (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
7. Only You Know And I Know (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
8. Will The Circle Be Unbroken (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
9. Where There’s A Will, There’s A Way (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
10. I Don’t Know Why (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
11. That’s What My Man Is For (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
12. Coming Home (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
13. LIttle Richard Medley: Tutti Frutti/The Girl Can’t Help It/Long Tall Sally/Jenny Jenny (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)

All’epoca fecero anche un breve tour europeo, tramandato ai posteri dalla televisione danese. Inutile dire che, se non lo avete già, è assolutamente imperdibile.

Radiohead OKNOTOK (OK Computer 20th Anniversary EditionRadiohead OKNOTOK (OK Computer 20th Anniversary Edition boxed edition

Il 23 giugno, per la XL Records, uscirà l’edizione doppia espansa di Ok Computer dei Radiohead, con il titolo OKNOTOK (OK Computer 20th Anniversary Edition). Per i fans più facoltosi (ma molto facoltosi) ne esce anche una versione acquistabile solo sul loro sito (la seconda che vedete qui sopra) https://oknotok17-us.wasteheadquarters.com/products/boxed-edition oppure http://www.oknotok.co.uk/ ai link potete leggere il contenuto, ma come si intuisce comprende tre vinili, un notebook, una musicassetta, un altro libretto e il codice per il download. Per chi si “accontenta” ,l’album in doppio CD contiene il disco originale e un secondo dischetto con 8 B-sides uscite all’epoca e tre brani inediti.

[CD1]

1. Airbag
2. Paranoid Android
3. Subterranean Homesick Alien
4. Exit Music (For A Film)
5. Let Down
6. Karma Police
7. Fitter Happier
8. Electioneering
9. Climbing Up the Walls
10. No Surprises
11. Lucky
12. The Tourist

[CD2]
1. I Promise
2. Man Of War
3. Lift
4. Lull
5. Meeting In The Aisle
6. Melatonin
7. A Reminder
8. Polyethylene (Parts 1 & 2)
9. Pearly*
10. Palo Alto
11. How I Made My Millions

prince purple rain

Sempre il 23 giugno, per la NPG/Rhino/Warner, escono varie edizioni della ristampa di Purple Rain di Prince And The Revolution: non si festeggia o commemora nessuna ricorrenza in particolare. Sono 33 anni dalla di uscita dell’album originale, la data della scomparsa dell’artista di Minneapolis è il 21 aprile dello scorso anno, la data di nascita era il 7 giugno del 1958, quindi semplicemente viene ripubblicato uno dei dischi più popolari di sempre, con oltre venti milioni di copie vendute in tutto il mondo. La nuova versione riporta un remaster dei nastri originali curato dallo stesso Prince nei Paisley Park Studios nel 2015, oltre ad un intero CD il secondo, con materiale d’archivio ed inedito, un terzo CD con le versioni dei singoli e le B-sides, e infine un DVD con un concerto di Prince & Revolution del 1985. Questo è il cofanetto quadruplo, poi ci sarà un vinile sia normale che picture disc limited, e infine una versione in doppio CD con i primi due dischetti. Ecco il contenuto completo.

[CD1: Original Album (2015 Paisley Park Remaster)]
1. Let’s Go Crazy
2. Take Me With U
3. The Beautiful Ones
4. Computer Blue
5. Darling Nikki
6. When Doves Cry
7. I Would Die 4 U
8. Baby I’m A Star
9. Purple Rain

[CD2: From The Vault & Previously Unreleased]
1. The Dance Electric
2. Love And Sex
3. Computer Blue (“Hallway Speech” Version)
4. Electric Intercourse (Studio)
5. Our Destiny / Roadhouse Garden
6. Possessed (1983 Version)
7. Wonderful Ass
8. Velvet Kitty Cat
9. Katrina’s Paper Dolls
10. We Can Fuck
11. Father’s Song

[CD3: Single Edits & B-Sides]
1. When Doves Cry (Edit)
2. 17 Days
3. Let’s Go Crazy (Edit)
4. Let’s Go Crazy (Special Dance Mix)
5. Erotic City
6. Erotic City (“Make Love Not War Erotic City Come Alive”)
7. Purple Rain (Edit)
8. God
9. God (Love Theme From Purple Rain)
10. Another Lonely Christmas
11. Another Lonely Christmas (Extended Version)
12. I Would Die 4 U (Edit)
13. I Would Die 4 U (Extended Version)
14. Baby I’m A Star (Edit)
15. Take Me With U (Edit)

[DVD: Prince And The Revolution, Live At The Carrier Dome, Syracuse, NY, March 30, 1985]
1. Let’s Go Crazy
2. Delirious
3. 1999
4. Little Red Corvette
5. Take Me With U
6. Do Me, Baby
7. Irresistible Bitch
8. Possessed
9. How Come U Don’t Call Me Anymore?
10. Let’s Pretend We’re Married
11. International Lover
12. God
13. Computer Blue
14. Darling Nikki
15. The Beautiful Ones
16. When Doves Cry
17. I Would Die 4 U
18. Baby I’m A Star

neil young decade

Tra le ristampe francamente inutili, o comunque poco interessanti, per il sottoscritto ovviamente, c’è quella di Decade di Neil Young. Già pubblicata in vinile ad aprile per il Record Store Day, con un nuovo remastering preparato appositamente per il triplo LP, però questa uscita fa slittare i due cofanetti da quattro CD ciascuno Official Release Series Discs 5-8 And Discs 8.5-12previsti prima per il 19 maggio, poi per il 23 giugno e spostati, per il momento, all’otto settembre. Bah, è il “solito” Neil Young!. Comunque il contenuto è sempre lo stesso, l’etichetta Reprise/Rhino pure, e anche la data, il 23 giugno.

[CD1]
1. Down to the Wire
2. Burned
3. Mr. Soul
4. Broken Arrow
5. Expecting to Fly
6. Sugar Mountain
7. I Am a Child
8. The Loner
9. The Old Laughing Lady
10. Cinnamon Girl
11. Down By the River
12. Cowgirl In the Sand
13. I Believe in You
14. After the Gold Rush
15. Southern Man
16. Helpless

[CD2]
1. Ohio
2. Soldier
3. Old Man
4. A Man Needs a Maid
5. Harvest
6. Heart of Gold
7. Star of Bethlehem
8. The Needle and the Damage Done
9. Tonight’s the Night, Pt. 1
10. Tired Eyes
11. Walk On
12. For the Turnstiles
13. Winterlong
14. Deep Forbidden Lake
15. Like a Hurricane
16. Love Is a Rose
17. Cortez the Killer
18. Campaigner
19. Long May You Run

natalie merchant the collection

Ancora Warner, ma su etichetta Nonesuch, per la serie non facciamoci mancare nulla, di nuovo il 23 giugno, è prevista anche l’uscita di un cofanetto da 10 CD The Collection, dedicato a Natalie Merchant. Lati positivi: primo, un giusto tributo a quella che personalmente considero una della cantautrici nella Top Ten della qualità, secondo, il cofanetto avrà un prezzo abbastanza contenuto per dieci dischetti (si parla di una cifra indicativa tra i 50 e i 60 euro), terzo, nel box ci sono due CD, il nono e il decimo, di materiale raro o completamente inedito. Lato negativo: uno, il fatto di doversi ricomprare gli altri otto album. Però, se non li avete tutti, o ve ne mancano alcuni, è un “sacrificio” che potrebbe valere la pena di fare. Il disco nove si intitola Butterfly, è un album nuovo, con quattro canzoni inedite e sei re-interpretate, accompagnata da un quartetto d’archi (ma si sente anche una sezione ritmica, il piano e delle voci di supporto). Il disco dieci Rarities, è piuttosto chiaro cosa conterrà. Sperando che poi non verranno pubblicati in futuro anche al di fuori dal cofanetto. C’è da crederci? Uhm!!! Comunque ecco il contenuto completo.

[CD1: Tigerlily]
1. San Andreas Fault
2. Wonder
3. Beloved Wife
4. River
5. Carnival
6. I May Know the Word
7. The Letter
8. Cowboy Romance
9. Jealousy
10. Where I Go
11. Seven Years

[CD2: Ophelia]
1. Ophelia
2. Life Is Sweet
3. Kind And Generous
4. Frozen Charlotte
5. My Skin
6. Break Your Heart
7. King Of May
8. Thick As Thieves
9. Effigy
10. The Living
11. When They Ring Them Golden Bells

[CD3: Motherland]
1. This House Is On Fire
2. Motherland
3. Saint Judas
4. Put The Law On You
5. Build A Levee
6. Golden Boy
7. Henry Darger
8. The Worst Thing
9. Tell Yourself
10. Just Can’t Last
11. Not In This Life
12. I’m Not Gonna Beg

[CD4: The House Carpenter’s Daughter]
1. Sally Ann
2. Which Side Are You On?
3. Crazy Man Michael
4. Diver Boy
5. Weeping Pilgrim
6. Soldier, Soldier
7. Bury Me Under The Willow
8. House Carpenter
9. Owensboro
10. Down On Penny’s Farm
11. Poor Wayfaring Stranger

[CD5: Leave Your Sleep]
1. Nursery Rhyme Of Innocence And Experience
2. Equestrienne
3. Calico Pie
4. Bleezer’s Ice-Cream
5. It Makes A Change
6. The King Of China’s Daughter
7. The Dancing Bear
8. Topsyturvey-World
9. The Janitor’s Boy
10. The Man In The Wilderness
11. Maggie And Milly And Molly And May
12. If No One Ever Marries Me
13. The Sleepy Giant

[CD6: Leave Your Sleep]
1. The Peppery Man
2. The Blind Men And The Elephant
3. Adventures Of Isabel
4. The Walloping Window Blind
5. Griselda
6. The Land Of Nod
7. Vain And Careless
8. Crying, My Little One
9. Sweet & A Lullaby
10. I Saw A Ship A-Sailing
11. Autumn Lullaby
12. Spring And Fall: To A Young Child
13. Indian Names

[CD7: Natalie Merchant]
1. Ladybird
2. Maggie Said
3. Texas
4. Go Down Moses
5. Seven Deadly Sins
6. Giving Up Everything
7. Black Sheep
8. It’s A-Coming
9. Lulu (Introduction)
10. Lulu
11. The End

[CD8: Paradise Is There]
1. San Andreas Fault
2. Beloved Wife
3. Carnival
4. River
5. The Letter
6. Where I Go
7. I May Know the Word
8. Seven Years
9. Cowboy Romance
10. Jealousy
11. Wonder

[CD9: Butterfly]
1. Butterfly
2. She Devil
3. Baby Mine
4. Frozen Charlotte
5. Ophelia
6. The Worst Thing
7. The Man In The Wilderness
8. My Skin
9. Vain And Careless
10. Andalucia

[CD10: Rarities (1998-2017)]
1. The Village Green Preservation Society(Ray Davies)
2. Too Long At The Fair(Joel Zoss)
3. Order 1081(David Byrne)
4. To Love Is To Bury(Mike Timmins & Margo Timmins)
5. Saint Judas
6. Birds & Ships(Woody Guthrie)
7. The Lowlands Of Holland(Traditional Arr. Paddy Maloney)
8. Sonnet 73(William Shakespeare Arr. Natalie Merchant)
9. Learning The Game(Buddy Holly)
10. My Little Sweet Baby(Traditional)
11. Political Science(Randy Newman)
12. Build A Levee
13. Sit Down Sister(Traditional)
14. The Gulf Of Araby(Katell Keineg)
15. Portofino

Fine della prima parte, nei prossimi giorni il seguito con le altre uscite.

Bruno Conti

Finalmente La Degna Ristampa Di Un Disco Mitizzato! Delaney & Bonnie – Motel Shot

delaney and bonnie motel shot expanded

Delaney & Bonnie – Motel Shot (Expanded) – Real Gone CD

Periodo felice questo per la riscoperta del catalogo di Delaney & Bonnie, duo formato dal cantautore e chitarrista Delaney Bramlett e dalla cantante, ed all’epoca moglie, Bonnie O’Farrell Bramlett, che a cavallo tra gli anni sessanta e settanta fu responsabile di alcuni tra i più bei dischi in circolazione all’epoca: a pochi mesi dalla ristampa dell’ottimo To Bonnie From Delaney, la benemerita Real Gone (e grazie al noto archivista Bill Inglot) ha appena rieditato uno dei dischi più belli e celebri della coppia, Motel Shot. E’ anche il più raro, in quanto per anni l’unica versione disponibile in CD era un’edizione giapponese difficile da trovare ed esageratamente costosa:(*NDB Anche se pure la nuova edizione non costa molto meno) questa ristampa, oltre a presentare le dodici canzoni originali opportunamente rimasterizzate, presenta anche otto outtakes mai sentite, diventando quindi praticamente imperdibile (però non capisco perché hanno dovuto cambiare la copertina: quella originale forse non era il massimo, ma questa odierna fa sembrare il CD un bootleg o un’antologia a basso costo).

delaney and bonnie motel shot

Motel Shot, quarto album di studio del duo, è anche il più particolare, in quanto è basato su una session piuttosto informale tenutasi nell’appartamento di Bruce Botnick (l’ingegnere del suono nei dischi dei Doors), con diverse canzoni improvvisate ed un suono al 95% acustico, e un alone gospel che pervade tutti i brani; l’album doveva uscire nel 1970 per la Elektra, ma per varie peripezie fu spostato in avanti di un anno e fu pubblicato dalla Atlantic, che però giudicò il materiale troppo informale, al limite dell’amatoriale, e pretese di mescolarlo con registrazioni più professionali da tenersi nei loro studi. L’album che poi uscì fu quindi una sorta di ibrido tra i brani incisi a casa di Botnick, principalmente cover, e le canzoni registrate in studio, scritte da Delaney: il risultato finale fu comunque eccellente, al punto che per molti Motel Shot è il miglior album inciso dai nostri (su questo non concordo, per me il più bello rimane il loro esordio, Home): un lavoro forse non perfetto dal punto di vista tecnico, ma altamente ricco di anima e feeling, con brani di derivazione gospel e la solita formula del duo che mischia alla grande rock, blues e soul.

Lo strumento protagonista dell’album è sicuramente lo splendido pianoforte di Leon Russell, centrale in ognuna delle canzoni, ma se guardiamo i nomi degli altri musicisti coinvolti c’è da godere solo a leggere: dai soliti noti Bobby Whitlock e Carl Radle, al grande Duane Allman alla slide in tre pezzi, passando per l’allora chitarrista dei Byrds, Clarence White, per finire con un’altra leggenda, Gram Parsons, alla chitarra e voce. Senza dimenticare Bobby Keys ed il suo sax, il violinista e banjoista John Hartford, Dave Mason alla chitarra, il super batterista Jim Keltner e Joe Cocker ai cori (manca invece, e stranamente, Eric Clapton). L’inizio è particolare, sembra quasi un rehersal, ma si nota che l’ensemble è in stato di grazia, con una rilettura straordinaria del traditional Where The Soul Never Dies, solo piano, tamburello e coro ma un’intensità da brividi, brano che confluisce direttamente nell’inno della Carter Family Will The Circle Be Unbroken e nella lenta (e classica) Rock Of Ages, quasi a voler formare una mini-suite gospel (ed anche la trascinante Talkin’ About Jesus, con la voce di Cocker chiaramente riconoscibile, avrà lo stesso trattamento). C’è spazio anche per un classico country come Faded Love di Bob Wills, alla quale i nostri cambiano completamente veste facendolo diventare un toccante lento soul, sempre con il piano di Russell a tessere la melodia.

La parte blues è formata da Come On In My Kitchen (Robert Johnson), proposta in una eccellente versione stripped-down  molto annerita (e con Duane alla slide acustica), e da Don’t Deceive Me (Chuck Willis), dal ritmo strascicato e performance vocale strepitosa da parte di Bonnie. Poi ci sono i quattro pezzi originali scritti da Delaney: Long Road Ahead, ancora dai sapori gospel, un chiaro brano dall’impronta sudista, guidato di nuovo dallo splendido pianoforte di Leon, la deliziosa Never Ending Song Of Love, una canzone saltellante di ispirazione quasi country, che è anche stato il più grande successo come singolo della coppia (ed è stata incisa in anni recenti anche da John Fogerty), la corale Sing My Way Home, fluida, distesa e dalla melodia influenzata dall’amico George Harrison (ancora Allman alla chitarra, stavolta elettrica) e la southern Lonesome And A Long Way From Home (già incisa da Clapton sul suo debutto solista). A completare il quadro, una spedita versione, ancora molto gospel, di Going Down The Road Feelin’ Bad, che proprio in quegli anni diventerà un classico nei concerti dei Grateful Dead.

Tra le otto bonus tracks, tutte provenienti dalle sessions originali in casa Botnick, ci sono tre versioni alternate di brani poi apparsi sul disco (Long Road Ahead, Come On In My Kitchen e Lonesome And A Long Way From Home, quest’ultima meglio di quella poi pubblicata, con una parte strumentale da urlo), una cover cristallina, guidata dalla chitarra acustica, di I’ve Told You For The Last Time, un brano poco conosciuto di Clapton, anch’esso proveniente dall’esordio di Manolenta, un rifacimento più informale della bella Gift Of Love (apparsa due anni prima su Accept No Substitute, secondo album della coppia), un blues acustico abbastanza improvvisato ma interessante, intitolato semplicemente Blues, ed un finale ancora a tutto gospel con What A Friend We Have In Jesus e la famosissima Farther Along. Una ristampa dunque imperdibile, che anche se non è il lavoro migliore di Delaney & Bonnie rimane comunque un grande disco, oltre che una fulgida testimonianza di un periodo irripetibile della nostra musica.

Marco Verdi