20/04/2013
Un Tributo Di Gran Classe! Shannon McNally - Small Town Talk
Shannon McNally – Small Town Talk (Songs Of Bobby Charles) –Sacred Sumac 2013
La signora (per chi scrive) è una delle più intriganti “rockers in gonnella” in circolazione, da dieci anni a questa parte. Lei si chiama Shannon McNally ed è ormai una realtà del cantautorato femminile americano: gli incidenti di percorso non sono certo mancati, ed è per questo che il talento della McNally sembrava destinato a perdersi nel sottofondo musicale a stelle e strisce. Questa ancora giovane songwriter originaria di Long Island, ma da tempo accasatasi tra le paludi della Lousiana (New Orleans), da autentica musicista di strada aveva colto l’occasione giusta entrando in contatto con l’entourage della Capitol, per la pubblicazione dell’esordio Jukebox Sparrows (2002), il più convincente Geronimo (2005), qualche EP sparso (compreso uno con Neal Casal Ran On Pure Lightnin'), per poi approdare al primo live della carriera North American Ghost Music (2006) un disco aspro e chitarristico, con brani lunghi (tra i cinque e sei minuti). In seguito senza uno straccio di contratto (ricorrendo al finanziamento dei fans), incide due buoni lavori come Coldwater (2009) e Western Ballad (2011) e un altro disco dal vivo Live At Jazz Fest 2011 di difficile reperibilità (sono quelli registrati a New Orleans e distribuiti in loco). shannon-mcnally-coldwater.html
In questo Small Town Talk, Shannon rilegge a modo suo le canzoni di Bobby Charles (una cover di una dolcissima Tennessee Blues era in Geronimo), un grande autore di New Orleans scomparso nel 2010 (i suoi brani sono stati portati al successo da artisti del calibro di Fats Domino e Bill Haley) e nel 2007 entrato a far parte della Music Hall of Fame, per il contributo dato alla musica della Louisiana. Il disco prodotto dalla stessa McNally e Mac Rebennack e con l’aiuto del grande Dr. John (che sempre Mac Rebennack è), si avvale di ottimi musicisti di “area” quali lo stesso Rebennack alle tastiere, Herman Hernest alla batteria, David Barare al basso, John Fohl alle chitarre, oltre alla presenza di ospiti di certificato spessore che rispondono al nome di Vince Gill, Derek Trucks, Luther Dickinson e Will Sexton (fratello del più noto Charlie), gli arrangiamenti di archi e fiati sono di Wardell Quezerque, il "Beethoven Creolo". Buona parte di queste canzoni, Shannon le ha pescate dall’album omonimo Bobby Charles (ristampato in edizione deluxe dalla Rhino Hamdade (2011), partendo dal funky iniziale di Street People, dalla chitarra di Luther Dickinson in Can’t Pin A Color, dal duetto dolcissimo con Vince Gill in String Of Hearts, ai riff di chitarra di Derek Trucks nel soul-blues di Cowboys and Indians, proseguendo con la ballata pianistica Homemade Songs con l’apporto alla chitarra di Will Sexton, l’inconfondibile voce del “dottore” nella ritmata Long Face, passando per la splendida tittle track Small Town Talk (co-autore Rick Danko della Band), con l’armonica di Alonso Bowens in primo piano, nella travolgente interpretazione di Love In The Worst Degree, per chiudere alla grande con la canzone forse più bella di Bobby Charles, I Must Be In A Good Place Now, una ballata soul, dove la voce della McNally si insinua alla perfezione in un brano che trasmette pace e tenerezza.
C’e qualcosa nella voce di Shannon che ti cattura e ti seduce, e questa ancora giovane ragazza di New York ormai ne ha fatta di strada e pare lontanissima dai miraggi pop-rock di inizio carriera, si è trasferita armi e bagagli a New Orleans, ha vissuto il dramma dell’uragano Katrina, si è immersa in questi suoni, inventandosi interprete di grande sex-appeal e ricca di sfumature soul. Small Town Talk è un doveroso tributo ad un autore magnifico e poco conosciuto, fatto con cuore e sentimento da Shannon McNally, un’artista che non ha nulla da invidiare a personaggi come Mary Gauthier, Kathleen Edwards e Shelby Lynne. Consigliatissimo!
Tino Montanari
13:40 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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10/05/2012
Bei Tempi! Allman Brothers Band - American University Washington, D.C. 12/13/1970
Allman Brothers Band – American University Washington, D.C. 12/13/1970 Allman Brothers Band Recording Co.
La storia e l’importanza degli Allman Brothers nella storia della musica rock sono arcinote quindi non vi tedierò ancora una volta con la loro storia, ma due o tre parole per inquadrare questo CD sono quantomeno doverose. Correva l’anno 1970, “Bei Tempi”, e gli Allman avevano pubblicato da poco il loro secondo album di studio Idlewild South. Provenienti da Jacksonville, Florida ma basati in quel di Macon, Georgia in quel periodo dell’autunno’70 stavano gravitando soprattutto nell’area Nord Ovest degli States con concerti equamente divisi tra stadi e locali come il Fillmore East di New York dove l’anno successivo avrebbero registrato il mitico At Filmore East.
Nelle parole di Bert Holman, attuale (ma già da molti anni) manager del gruppo e ai tempi giovane di belle speranze alla American University di Washington, DC la band era già all’apice della sua potenza dal vivo in quel periodo e tramite i suoi auspici e quelli di altri studenti dell’università gli Allman Brothers, provenienti da due date al Fillmore East nei giorni precedenti, e quindi rodatissimi, vengono ingaggiati per due concerti da tenersi nello stesso giorno nei locali dell’ateneo, una palestra con meno di 1000 posti. Se vi dicessi che il gruppo suonò questi due concerti di fronte ad un locale semi pieno ci credereste? Probabilmente no, ma sempre secondo il nostro attendibile testimone è quello che successe. Qualche previdente personaggio decise di registrare il tutto e quindi possiamo ascoltare i risultati in questo American University Washington, D.C del 13 dicembre 1970.
Ovviamente le apparecchiature tecniche dell’epoca erano un po’ rudimentali e quindi il mix finale che è arrivato ai giorni nostri consiste di un canale, quello di sinistra, preso dal soundboard originale stereo, mentre quello di destra è occupato dal suono ricavato da un microfono d’ambiente; magici tecnici ed archivisti sotto la supervisione di Tom Dowd hanno cavato dal cilindro comunque un album con un suono più che soddisfacente ancorché con dei piccoli problemi tecnici di tanto in tanto. Tipo il delitto di lesa maestà per cui la versione fantastica di Stormy Monday con un ispiratissimo Duane Allman sfuma brutalmente dopo 5 minuti perché era finito il nastro o, tra gli altri fattori negativi che non consentono una votazione migliore (perché il giudizio va inserito in una prospettiva storica) c’è il fatto che il tutto dura “solo” poco più di un’ora, quindi niente concerto completo, ma solo un estratto dalle due gigs, un bel doppio si sarebbe meritato anche 4 stellette. Per il resto è l’occasione di ascoltare Duane & Gregg Allman, Dickey Betts, Berry Oakley e i due batteristi Jaimoe e Butch Trucks quasi al top delle loro capacità che avrebbero raggiunto nei concerti al Fillmore del marzo successivo e nei mesi a seguire, documentati da altri concerti storici come lo Stonybrook del settembre 1971, sempre pubblicato in questa serie dalla loro etichetta personale, prima che la scomparsa di Duane nell’ottobre del 1971 ponesse fine alla prima fase di questa saga che continua ancora, con ottimi risultati, fino ai giorni nostri. Se Duane Allman e Dickey Betts erano una coppia formidabile di chitarristi ma non i migliori presi singolarmente (anche se Duane…), lo stesso si può dire, oggi, per Warren Haynes e Derek Trucks che insieme sono fantastici ma divisi…pure.
Tornando al CD in questione, era già uscito nel 2002 e in effetti le copie che circolano oggi non sono una ulteriore ristampa ma probabilmente solo una nuova tiratura destinata a rendere felici gli appassionati della band che se l’erano perso al primo giro. Sono solo sette brani ma che brani! Dall’iniziale Statesboro Blues in una versione concisa ma assai efficace, passando per Trouble No more che era nel primo album e Don’t Keep Me Wonderin’ che si trovava sul citato Idlewild South, abbiamo modo di gustare la genesi di questo turbine di musica che fondeva rock, blues, psichedelia, improvvisazione, in quel genere che fu definito “southern rock” perché arrivava dagli stati del Sud ma era semplicemente grande musica. Anche Leave My Blues Alone e la già ricordata, tronca, Stormy Monday, rinforzano queste certezze, prima dell’esplosione finale con due dei loro grandi cavalli di battaglia (purtroppo non c’è In Memory Of Elizabeth Reed);, prima una ciclopica You Don’t Love Me di oltre 15 minuti, con la sezione ritmica a macinare grooves sempre scintillanti, per consentire ai tre solisti, Duane, Dickey e Gregg, di inventare musica come pochi altri hanno saputo fare nella storia del rock. Poi, annunciato da uno dei riff più conosciuti di sempre, parte un vero tour de force, con una bellissima e lunghissima versione di Whippin’ Post, oltre venti minuti di goduria totale. E in quello stesso mese sarebbe uscito Layla di Derek & The Dominos dove c’era Duane Allman alla slide e che li avrebbe proiettati verso la grande notorietà e la gloria imperitura. Forse non fondamentale, per i motivi ricordati sopra, ma per chi ama questa musica una bella (ri)scoperta! “Allman Brothers Brand” come riporta la copertina, per l’attento osservatore.
Bruno Conti
15:13 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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11/04/2012
"Dischi Virtuali"! Tommy Bolin & Friends - Great Gypsy Soul
Tommy Bolin And Friends – Great Gypsy Soul – Samson Records
La moda del duetto virtuale o del “disco virtuale” si può far risalire alla famosa Unforgettable del 1991, il brano in cui la voce di Nat King Cole fu inserita in modo elettronico su una base con voce già registrata dalla figlia Natalie. Poi nel 1995 fu perfezionata per il brano dei Beatles Free As A Bird dove un demo voce e piano di John Lennon venne completato dai “Threetles” per il primo volume della serie Anthology e nel corso degli anni è diventata una sorta di abitudine, da Celine Dion con Sinatra fino ad arrivare a Kenny G che duetta con Armstrong in What A Wonderful World (ho ancora i brividi, ma non di piacere!). In questa ultima decade la pratica è andata scemando ma non dimentichiamo che questo sistema di registrazione è quasi una prassi tra musicisti viventi: lo scambio di nastri e registrazioni nell’era del digitale, quando persone che spesso vivono in diverse città, stati o anche continenti, e per vari motivi non si possono incontrare, è uno dei metodi quasi più comuni utilizzati per gli album di duetti o i Tributi.
In questo caso, essendo Tommy Bolin scomparso nel lontano 1976, è ovvio che questo poteva essere l’unico sistema di registrazione. A dare una patina di autorevolezza al progetto ha provveduto la presenza di Warren Haynes che insieme a Greg Hampton ha curato la produzione di questo Great Gypsy Soul per la Samson Records e ha anche scritto le note del libretto. In effetti anche se si dice che sono brani “incompiuti” sembra perlopiù trattarsi di outtakes, versioni diverse di pezzi già apparsi originariamente in Teaser (tutti meno uno), che la stessa etichetta aveva pubblicato lo scorso anno in edizione Deluxe e, volendo, di Bolin, nel corso degli anni, sono uscite varie raccolte di inediti e rarità a partire dal cofanetto doppio The Ultimate negli anni ’90 poi ampliato a triplo nel 2008 con l’aggiunta della parola Redux e, sempre lo stesso anno, i due volumi di outtakes Whips And Roses. Come saprete la carriera del musicista americano non è stata particolarmente lunga né gloriosa, quando è morto aveva 25 anni, e aveva suonato con gli Zephyr, poi nella James Gang al posto di Joe Walsh e al momento della morte suonava con i Deep Purple e in contemporanea a Come Taste The Band era uscito Teaser. Ma la sua fama, soprattutto tra gli appassionati di chitarra, è legata alla partecipazione a Spectrum di Billy Cobham, dove i furiosi duetti con la batteria del titolare del disco (e con il synth di Jan Hammer) avevano contribuito alla riuscita di quel disco, che ancora oggi è uno dei migliori esempi del cosiddetto jazz-rock.
Anche Teaser era una sorta di Spectrum più blando, con l’aggiunta della voce, tra funky, hard rock, blues, jazz con la partecipazione di musicisti come Jan Hammer, David Foster, Jeff Porcaro, David Sanborn, Narada Michael Walden, Glenn Hughes e molti altri. Questo Great Gypsy Soul, brano dopo brano, alla voce e alla chitarra di Bolin, aggiunge una lista di “ospiti” impressionante: da Peter Frampton nel funky-rock dell’iniziale The Grind cantata dallo stesso Tommy, che detto per inciso non aveva un gran voce ma compensava in abbondanza con la perizia alla chitarra. In Teaser lo sentiamo duettare con l’ottimo Warren Haynes e in Dreamer, uno dei brani più belli del disco, una ballata dove la voce è quella di Myles Kennedy degli Alter Bridge, l’altra chitarra è di Nels Cline dei Wilco, uno “strano” terzetto ma funziona. Per Savannah Woman, tra jazz e latino, vagamente Santaneggiante, il duetto virtuale è con John Scofield mentre per Smooth Fandango uno dei brani migliori che ricorda i ritmi frenetici di Spectrum si aggiunge l’ottimo Derek Trucks. Nella reggata e francamente irritante People People ci sono Gordie Johnson con i canadesi Big Sugar, meglio il rock di Wild Dog anche se c’è l’Aerosmith “sbagliato” Brad Whitford.
Homeward Strut è un funkaccio strumentale molto anni ‘70 con Steve Lukather e le chitarre viaggiano. Sugar Shack con Glenn Hughes e la slide di Sonny Landreth non so da dove arriva (non era su Teaser) ma è un solido blues-rock, Crazed Fandango è l’occasione per pirotecnici scambi strumentali con Steve Morse e il sax di Sanborn. La conclusione è affidata alla lunga e scintillante Lotus con Glenn Hughes che si porta l’amico Joe Bonamassa per duettare con Nels Cline. Ovviamente si tratta di un disco per fans e completisti di Bolin e/o della chitarra nelle sue varie forme, non male e credibile nel risultato finale. Solo per il mercato americano, in esclusiva su Amazon.com ne è uscita una versione doppia Deluxe con quattro lunghe jam dove i vari partecipanti si “accoppiano” strumentalmente tra loro!
Bruno Conti
10:45 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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02/10/2011
Ragazzi, Che Grinta! JJ Grey And Mofro - Brighter Days
JJ Grey And Mofro - Brighter Days - Film And Live Concert Album - CD+DVD - Alligator
Anzi, per essere più chiari e precisi, azzarderei un "Minchia ragazzi, che grinta!" Ho visto che in rete per i dischi precedenti di JJ Grey & Mofro fervevano dibattiti sul fatto se facessero musica "nera", o rock bianco, o funky marrone, grigia come i suoi capelli o qualsiasi nuance di colore vi venga in mente qui la trovate. Questo Brighter Days è un disco dal vivo come recita il suo sottotitolo e anche se non sempre l'assioma del - Caspita, ma dovrebbero fare un disco dal vivo oppure dal vivo sono fantastici - basandosi sul contenuto dei loro ottimi cinque dischi di studio precedenti nel caso del doppio manufatto in questione (perché c'è anche il DVD) si superano anche le più rosee previsioni. Si tratta di un album dal vivo fantastico registrato nella tana del lupo, The Variety Playhouse, Atlanta, Georgia, la città e lo stato che hanno "inventato" il southern rock, ma anche il deep soul viene dagli Stati del Sud e la sfida lanciata ai detentori è sicuramente vinta. Per dirla tutta JJ Grey e il suo gruppo vengono da Jacksonville, Florida, la patria dei Lynyrd Skynyrd e quindi conoscono molto bene l'argomento, ma questo doppio mi ha veramente colpito per la potenza dei suoi contenuti.
Per iniziare, e non è poco, lui ha una voce incredibile, rauca, potente ma capace anche di dolcezza e di sottigliezza, poi è un vero animale da palcoscenico con un assoluto e completo controllo sul pubblico che in vari momenti del concerto va assolutamente Gazongas (mi è scappato ma erano anni che non usavo il termine in una recensione e vuole intendere fuori di testa non di tetta). La sua aria suadente e soave e quel pizzetto luciferino non traggano in inganno, JJ Grey non tratta solo la musica del diavolo, ma anche rock, soul, funky, R&B, southern inseriti in un vorticoso shaker che frulla tutti questi stili con una irresistibile classe.
Sono quasi ottanta minuti nel CD e due ore nel DVD (preferibile, se avete tempo per vederlo) dove si gode ripetutatemente come ricci: dall'iniziale call and response fantastico tra JJ Grey, il suo batterista (e cantante) Anthony Cole e il pubblico, il ritmo è subito torrido. Un funky-rock-blues con uso di armonica che alza subito la temperatura, la voce anche distorta dal microfono dell'armonica, i fiati sincopati, la batteria e il basso che pestano di gusto, tutti i trucchi della grande musica dal vivo sono subito in azione e siamo solo all'inizio. Nella successiva A Woman una straordinaria ballata di deep soul JJ Grey inizia a titillare il pubblico con un brano che avrebbe potuto essere nel repertorio del grande Otis, con la voce che assume tonalità nere e ti emoziona per la sua carica incredibile, mentre il sassofonista Art Edmaiston comincia a scaldare lo strumento. Ma il vero protagonista è sempre Grey che incita il pubblico alla partecipazione in modo fantastico; un pubblico eterogeneo, multirazziale, bianchi, neri, giovani e meno giovani, tante donne estasiate e tutti si divertono, hanno dipinta sul volto quell'espressione ebete che ti viene quando ascolti della musica che ti prende, quando sembra che te la stai facendo addosso ma è solo concentrazione e piacere!
In Brighter Days, un pezzo superbo in un continuo crescendo da vecchie revue della soul music, più coinvolgente e travolgente con continui rilanci della sezione fiati, dell'organo, di una slide malandrina e del gruppo tutto, con quella voce straordinaria in "coppa" a tutto, si raggiunge la perfezione del genere anche se non saprei dirvi quale e il pubblico chiamato a partecipare risponde alle fantastiche evoluzioni vocali di JJ con grande calore. Ma anche lo stile raffinato, quel soul di finezza alla Gil Scott-Heron ma con la potenza di un Bill Withers, viene sviscerato in Air con il piano elettrico di Anthony Farrell chiamato al proscenio e seguito da un bel assolo jazzato di sax.
Breve interludio. Quando guarderete il DVD (perché do per assodato che lo acquisterete) oltre al concerto troverete vari intermezzi con JJ Grey nella sua casa in Florida, tra laghi, paludi ed alligatori presenti anche nei testi delle canzoni (altro che Mr.Crocodile Dundee), interviste con il boss della Alligator Bruce Iglauer, che ammette che il suo protetto non fa proprio del blues canonico ma chi se ne frega se è così bravo, e un fan ed amico, sorprendente ma non troppo, Derek Trucks (che ha suonato con loro) e che ne tesse le lodi. E tre tracce extra rispetto al CD tra cui una bollente Slow, Hot & Sweaty ricca di doppi sensi (ma anche espliciti) molto apprezzata dal pubblico femminile presente in sala.
In War il gruppo innesta la marcia rock e parte una travolgente cavalcata in stile southern con doppia chitarra solista che neanche i Wet Willie dei tempi d'oro e il nostro amico risponde colpo su colpo ai fendenti dell'altro chitarrista Andrew Trube senza perdere un colpo a livello vocale, sempre ad altra gradazione e con il gruppo in overdrive con organo, fiati e sezione ritmica che si scatenano sempre più. Lochloosa è il momento topico del concerto: dedicata al lago della località che loro chiamano casa e preceduta da una lunga introduzione di JJ Grey alla Springsteen, il brano è semplicemente meraviglioso, Grey viene posseduto dallo spirito del Joe Cocker di Woodstock e la canzone tra picchi e valli diventa una sorta di novella With A Little Help From My Friends, specie nella seconda parte quando inizia a urlare ed a urlare sempre più in una sorta di trance emotiva di dimensioni epiche come raramente è dato di sentire in un concerto dal vivo, una intensità che dilaga in un assolo di chitarra liberatorio dello stesso JJ Grey quasi alla Jimmy Page (che suonava nella versione originale del brano di Cocker), ma anche sulla falsariga di Freebird che è l'altra pietra di paragone per questo brano. Oltre dieci minuti di musica fantastica!
E qui è difficile superarsi anche per lui, ma ci prova: con il funky in overdrive di Dirtfloorcracker dove sfodera un assolo di wah-wah devastante che crea una immediata risposta da parte dell'altro chitarrista Trube che non scherza un c...o anche lui. Orange Blossoms era il titolo del loro esordio su Alligator ma è anche un bellissimo brano con una chitarra dal riff trillante soul alla Sam&Dave mentre Ho Cake è un travolgente funky dai ritmi alla James Brown, con JJ Grey che ne cattura alla perfezione lo spirito ma ha anche improvvise aperture e cambi di tempo in puro stile southern jazz (ammesso che esista) con la chitarra di Trube, il sax di Edmaiston e la tromba di Dennis Marion che si dividono gli assoli con spazio anche per la batteria di Cole, il basso di Todd Smallie e le tastiere di Farrell. Peccato che nella versione per il CD sia stata tagliata nel finale la presentazione della band che è uno spettacolo nello spettacolo, come lo Springsteen dei tempi d'oro con la E Street Band, con Grey che inventa aggettivi e soprannomi per i vari musicisti nella più pura tradizione delle revue soul o se preferite come gli MC dei Famous Flames di James Brown. Ma nel DVD c'è tutto.
The Sweetest Thing è un'altra soul ballad dal profondo sound cantata ancora una volta in modo fantastico e anche The Sun Is Shining Down avrebbe reso orgogliosi Otis Redding o Al Green per questo discepolo dalla voce vellutata e ricco anche di accenti gospel nel suo modo di cantare e con un altro assolo di chitarra fantastico di Grey. Si conclude come si era cominciato con il funky-soul-rock di On Fire che ancora infiamma il pubblico e la voce alla carta vetrata di JJ Grey che mi ha ricordato (anche in altri momenti del concerto) il Captain Beefheart meno estremo e più bluesy. Andrew Trube maltratta per un'ultima volta la sua chitarra e la sezione fiati, sempre ballando a tempo, lo segue, per la gioia dei presenti.
Dischi dal vivo così belli se ne fanno raramente e anche se questa è una buona annata per le uscite discografiche non lasciatevelo sfuggire.
E il nuovo album di Ryan Adams Ashes and Fire, in uscita il 10 ottobre, si annuncia come un ritorno ai fasti di Heartbreaker e Gold. Ma questa è un'altra storia.
Bruno Conti
19:04 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Disco UFO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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23/03/2011
Con Leggero Anticipo 4. Uscite Da Confermare: Bruce Springsteen, Tedeschi-Trucks Band, Warren Haynes
Visto che non ho ancora avuto il tempo per ascoltare bene il nuovo Paul Simon e comunque manca qualche settimana all'uscita (12-04) vado con le previsioni "secolari", così un po' alla rinfusa.
Cominciamo col il vecchio Bruce (Springsteen): ma qui si va nel campo delle pie speranze. Pare che che Steven van Zandt in una intervista ad una radio di Philadelphia abbia detto che il suo pard sta lavorando a un progetto solista (ma per il 2012, non eccitatevi) che potrebbe essere un seguito delle Seeger Sessions o un vero e proprio album solo prima di tornare a lavorare con la E Street Band. Su un versante più sicuro (ma difficile da scalare) il 16 aprile per il Record Store Day 2011 uscirà un 10 pollici in vinile di Springsteen: Gotta Get This Feeling/Racing In The Street, questo qui sotto. Buona Ricerca!
Tedeschi-Trucks Band Revelator in uscita il 7 giugno prossimo per la Sony Masterworks. Questo è il link per il sito http://www.tedeschitrucksband.com/ dove troverete un altro link per iscrivervi alla mailing list e poi vi mandano nella posta un ulteriore link per scaricare gratuitamente un brano tratto dal nuovo album, chiaro?
Tracklist:
1. Come See About Me
2. Don't Let Me Slide
3. Midnight In Harlem
4. Bound For Glory
5. Simple Things
6. Until You Remember
7. Ball And Chain
8. These Walls
9. Learn How To Love
10. Easy Way Out
11. Love Has Something Else To Say
12. Shelter
Warren Haynes - Man In Motion - 10-05-2011 Stax/Universal
Tracklist:
1. Man In Motion
2. River's Gonna Rise
3. Everyday Will Be Like A Holiday
4. Sick Of My Shadow
5. Your Wildest Dream
6. One A Real Lonely Night
7. Hattiesburg Hustle
8. A Friend To You
9. Take A Bullet
10. Save Me
Musicisti: Ivan Neville, organo e background vocals, Ian McLagan piano, Ruthie Foster backing vocals, George Porter Jr. basso, Ron Holloway sax. Registrato ai Pedernales Studios di Willie Nelson. Video del brano già eseguito nel concerto di Natale...
Qualche bella notiziola, direi che per oggi può bastare.
Bruno Conti
19:43 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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30/05/2010
Giugno 2010. Novità E Anticipazioni. Appendice 2. Herbie Hancock, Ozzy Osbourne, Crowded House, Grace Potter, Derek Trucks Band, Cyndi Lauper, Chris Isaak, Eccetera
Ulteriore elenco di nuove pubblicazioni che riempiranno i nostri cuori e le nostre menti nel contempo svuotando i portafogli. Come al solito vi risparmio, come più volte promesso, quelle liste di tba (to be announced) e tbc (to be confirmed) che sanno tanto di malattie infettive e passo alle uscite "sicure", anche se di sicuro come si sa c'è solo una cosa, potete toccarvi.
Andiamo a tre alla volta poi magari alla fine un po' di titoli in breve, il resto, visto che questo mese escono moltissimi dischi nuovi e ristampe, ad una prossima occasione.
Il 22 giugno esce The Imagine Project di Herbie Hancock, una serie di collaborazioni con Pink e Seal nell'Imagine Intro, India Arie e Jeff Beck in Imagine, Pink e John Legend in Don't Give Up, Ceu (non conosco) Tempo De Amor, Susan Tedeschi e Derek Trucks in Space Captain, i Chieftains e Lisa Hannigan in The Times, They are A-Changin', Juanes in La Tierra, K Naan e Los Lobos in Tamitant Tilay/Exodus, Dave Matthews in Tomorrow Never Knows, James Morrison (si sperava in Van) in A Change Is Gonna Come e Chaka Khan, Anoushka Shankar e Wayne Shorter in The Song Goes On. Luci e ombre, tra canzoni e partecipanti, speriamo bene.
Il noto interprete della sit-com The Osbournes, sempre il 22 giugno, pubblica il suo nuovo album, Ozzy Osbourne The Scream dove appare il nuovo chitarrista Gus G. (e chi è costui) nonché alle tastiere Adam Wakeman, che è effettivamente il figlio di Rick.
Il nuovo album della Derek Trucks Band, Roadsongs, un doppio dal vivo, esce, indovinate? Esatto, il 22 giugno, per la Sony Legacy: c'è il meglio dell'ottimo album di studio Already Free più alcune chicche come Key To The Highway e il medley Get Out Of My Life Woman/Who Knows (il vecchio Jimi).
Esce anche il nuovo disco, omonimo, per Grace Potter and The Nocturnals, un fantastico gruppo guidato da questa bionda cantante che è uno dei segreti meglio custoditi del rock americano. Grande voce, grande presenza scenica, grande musica, Rock'n'Soul'n'Blues'n'Pop. esce l'8 giugno su Hollywood Records negli States, in Italia non so, mi sa di no. Ma un bel disco dal vivo di Chris Isaak ce lo vogliamo fare mancare? (anche se tra CD e DVD di Live ne ha già fatti parecchi), certo che che no, e allora vai con Live At The Fillmore, 17 pezzi registrati nell'ottobre 2008, esce il 15 giugno. Vi chiederete cosa c'entra Cyndi Lauper in questa tripletta? Ebbene sì, dopo l'ultimo orribile e danzereccio Bring Ya To The Brink, ha fatto il disco che non ti aspetteresti: si chiama Memphis Blues e tiene fede al suo nome. Partecipano Charlie Musselwhite, Allen Toussaint, B.B.King, Jonny Lang, Kenny Brown e Ann Peebles. Capperi! Esce il 22 giugno.
Altro trio. Visto che per il disco nuovo dei Crowded House, Intriguer siamo in "leggerissimo" anticipo, visto che esce il 13 luglio ed è il primo album in studio da quattordici anni a questa parte (visto che non ne abbiamo parlato per nessuno, qui ci sarà una bella Deluxe Edition con DVD di 11 tracce), parliamo del nuovo e secondo album dell'ottimo cantautore irlandese Johnny Flynn, dopo A Larum esce con Been Listening, è già stato mollato dalla major Lost Highway/Universal esce per una etichetta indipendente il 4 giugno. Occhio che c'è una edizione limitata con un secondo CD con 6 brani extra. Nel disco principale c'è un duetto con Laura Marling intitolato The Water. Sono spesso in tour insieme e anche con i Mumford and Sons, la nouvelle vague britannica. Infine, torna Jewel (Kilcher) con il nuovo disco Sweet And Wild che conferma l'ultima svolta country, ma, attenzione, nell'edizione Deluxe, che c'è se no cosa ve lo dicevo a fare, il secondo disco ripropone l'intero album in versione acustica, quindi un ritorno alle origini, nei negozi dall'8 giugno.
Ci sarebbero un tot di altre novità ma rimandiamo ad altra occasione. Una news in breve: sempre il 4 giugno vengono ristampati due degli album migliori (e introvabili) di Neal Casal dalla Fargo Records distribuzione Self, entrambi in versione doppia, Basement Dreams del 1998 ha 10 brani in più, oltre ai 23 originali, Rain, Wind And Speed del 1996, undici in più.
Ci rivediamo alla prossima.
Bruno Conti
18:00 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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14/01/2010
The Best Of 2009 - Appendice n° 2
http://www.joehenrylovesyoumadly.com/
Altra rivista musicale specializzata italiana: Jammies 2009 - I Migliori dell'anno secondo Jam.
In questo caso non c'è una classifica, sono divisi per categorie come i Grammy.
Album dell'anno - Joe Henry - Blood from the stars
Album Italiano - Ginevra di Marco - Donna Ginevra
Album World - Amadou & Mariam - Welcome to Mali
Album Folk & Roots - Sting - If On A Winter's night
Album Black - The Derek Trucks Band - Already Free
Box Set - Woodstock 40 years on - Woodstock 40th Anniversary Ultimate Collector's Edition
Album Jazz - Allen Toussaint - The Bright Mississippi
Colonna Sonora - Jay Farrar & Benjamin Gibbard - One Fast Move Or I'm Gone
Album Live - Leonard Cohen - Live In London
Album Live - Tom Petty - The Live Anthology
Vintage - Neil Young - Archives vol.1 1963-1972
Album Tributo - Rosanne Cash - The List
Più che le scelte, moltissime condivisibili non ho capito le categorie "molto creative": Sting, folk & roots? Va be'! Allen Toussaint, Jazz? Ok! Ma Derek Trucks album black dell'anno me lo devono spiegare e Rosanne Cash Album Tributo pure! E il disco "white" qual'è Jay Z?
P.s Baglioni era proprio quello il significato. Ma affettuosamente, però basta!
Bruno Conti
22:40 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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