27/11/2012
Per La Serie: Il Nuovo Che Avanza! Kris Kristofferson - Feeling Mortal
Kris Kristofferson – Feeling Mortal – KK/Proper CD
Il titolo di questo post è volutamente ironico, avrei potuto usarlo anche per le fatiche recenti di Bob Dylan, Ian Hunter, Paul Simon o Neil Young, tanto per citare artisti di cui mi sono occupato ultimamente: si sa che ormai (purtroppo, nel senso che il futuro non è certo il loro) per sentire della buona musica bisogna (quasi) sempre rivolgersi a gente che ha già passato i sessanta, se non addirittura i settanta. A dire il vero, il titolo che avevo pensato all’inizio era “Ancora Un Bel Disco…Ma C’è Da Toccarsi!”, dove con toccarsi intendevo proprio fare gli scongiuri, visto il titolo dell’album, la copertina e confezione interna un po’ tetri, uniti al fatto che i brani di Kris Kristofferson non vengono usati di solito per rallegrare le feste.
Feeling Mortal è il diciassettesimo album di studio per il grande cantautore/attore texano (esclusi quelli con l’ex moglie Rita Coolidge), un disco che prosegue con la positiva tendenza di rinascita artistica già manifestata con gli ultimi This Old Road e Closer To The Bone. C’è da dire che Kristofferson appartiene a quella ristretta cerchia di cantanti (termine che mi è sempre sembrato un po’ riduttivo) che non ha mai veramente sbagliato un disco, anche in momenti nei quali la sua popolarità era ai minimi termini (cioè gli anni ottanta e parte dei novanta, nei quali si manteneva recitando in diversi film, non sempre di qualità eccelsa), conservando sempre una certa integrità artistica, con sporadiche concessioni al mainstream, come il duetto con Barbra Streisand in Watch Closely Now per la colonna sonora di A Star Is Born.
Feeling Mortal è un album breve (poco più di mezz’ora), ma decisamente intenso: presenta dieci canzoni nel più tipico stile di Kris, con la sua grande voce in primo piano e pochi, dosati strumenti in sottofondo, il tutto nobilitato dalla produzione asciutta ed essenziale di Don Was (per la terza volta di fila) e dalla presenza di sessionman di lusso come Mark Goldenberg, Greg Leisz ed il grande pianista Matt Rollings, già nelle band di Lyle Lovett e Mark Knopfler ed ottimo produttore a sua volta (chiedere a Mary Chapin Carpenter).
Niente di nuovo, musica cantautorale/texana pura ed incontaminata, zero fronzoli e tanta intensità, chi ama il genere troverà di che allietarsi.
*(NDM: una curiosità: l’ordine dei brani riportato sul retro di copertina e sul foglietto interno non corrispondono, il giusto è quello esterno, ma controllare prima di pubblicare no?)
Il CD si apre con la title track, una ballata tipica, passo lento, voce profonda e melodia in primo piano: un ottimo inizio, un brano che ci rimanda direttamente alle migliori canzoni del nostro. Mama Stewart è ancora più lenta, Kris quasi sillaba le parole, ma il pathos che ci mette non è secondo a nessuno, e poi la voce, seppur invecchiata, è ancora vibrante. Bread For The Body è più tonica, una sorta di valzer elettrico venato di country, un brano nel quale si evidenziano le radici texane di Kris; You Don’t Tell Me What To Do, che vede Kris soffiare nell’armonica, è di nuovo lenta, con un passo quasi da marcia funebre (tanto per stare in allegria), anche se il mandolino e la voce vissuta dell’autore danno un po’ di luce.
La gradevole Stairway To The Bottom è un honky-tonk texano, un tipo di brani che se compri un disco di Kris ti danno di serie, mentre Just Suppose è una splendida country song cantata dal nostro con il cuore in mano, una bellissima melodia ed un arrangiamento scintillante, con Rollings superlativo al piano. Castaway è una canzone di stampo folk che racconta di un naufragio del protagonista (e ti pareva), un brano breve ma di grande intensità, My Heart Was The Last One To Know è una cowboy song lenta e meditata, la saltellante The One You Chose porta alla conclusiva Ramblin’ Jack, una delle migliori del disco, con un Kris più pimpante e la band al completo che non perde un colpo. Si sentirà anche mortale, ma Kris Kristofferson dimostra a 76 anni di essere più vivo che mai.
Marco Verdi
18:04 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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23/10/2012
Un "Gusto" Acquisito! Van Morrison - Born To Sing: No Plan B
Van Morrison - Born To Sing: No Plan B - Exile/Blue Note
Forse i lettori del Blog non lo sanno, perché Van Morrison non faceva dischi nuovi da quattro anni e il Blog nasceva nel 2009, ma "Van The Man" è uno dei quattro o cinque musicisti che preferisco in assoluto, visto dal vivo una decina di volte, e sono felice proprietario di tutta la sua discografia (compresi i due o tre dischi "normali", non brutti, che ha fatto, A period Of Transition, quello con la sorella di Jerry Lee Lewis e anche quello con Georgie Fame, che non mi ha mai entusiasmato). Quindi ero in una sorta di crisi di astinenza da Van Morrison e mi sono sentito per bene il CD, prima di arrivare, con colpevole ritardo a questa recensione.
Prima digressione. Le recensioni che ho letto sul disco sono, più o meno, tutte favorevoli, perché come si dice nel titolo del Post, il rosso irlandese è un gusto acquisito, uno stile a sè stante, un genere unico, se gli vogliamo dare la categoria che gli spetta, "Celtic Soul" (con qualche altro affiliato,ma in rami collaterali, penso ai Dexys e ai Waterboys). Addirittura molti si sono spinti a premiarlo con 4 stellette dicendo che era superiore al precedente Keep it Simple, mentre per chi scrive, se a questo album assegnerei un 3.50 su 5, al disco del 2008 ne avrei date 3.75, ma sono dettagli. Niente di nuovo naturalmente, ma il disco cresce ascolto dopo ascolto e Van Morrison ha sempre una "voce della Madonna", che è un dono di natura, secondo me da piccolo ha ingoiato un microfono (si fa per dire), e questo gli ha sempre dato un enorme vantaggio sulla quasi totalità della sua concorrenza, ad esclusione di alcuni grandi cantanti soul, blues e jazz, che sono peraltro tra i "suoi" grandi idoli.
Seconda digressione. Allmusic. Sono andato anche a leggermi sia la recensione, che il giudizio critico dell'album sul loro portale: 4 stellette contro le 3 di Keep It Simple. Ma non mi sono mai fidato troppo di quanto dice Allmusic, infatti scorrendo il sito velocemente, ti imbatti nella discografia di Madonna, con 2 dischi da 5 stellette e quattro o cinque da 4 o 4 e mezzo contro più o meno gli stessi risultati per Morrison, a cui danno 3 stellette per Common One, un capolavoro con Summertime In England, Haunts of Ancient Peace e la title-track che valgono più di tutta la discografia della signora Ciccone (parere personale, i fans sono pregati di astenersi, tanto non cambio idea) e 3 stellette anche a No Guru, No Method, No Teacher che comprende un brano come In The garden che da solo varrebbe l'album. E fin lì non ci sarebbe nulla di male, se svariati album di Robbie Williams non veleggiassero tra le 4 e le 4,50 stellette e l'ultimo degli One Direction ne ottiene 3 e mezza. Ma chi le scrive le recensioni per loro e soprattutto chi dà i voti? Vince Breadcrump? (sarebbe la versione inglese del Vincenzone Mollica o un suo omologo, di cui tra le "imprese" recenti ricordo un servizio per il 35° anniversario della morte di Presley, dove il giudizio critico-musicale su Elvis, era che trattavasi di "un simpatico mascalzone", il tutto accompagnato dal suo brano più significativo, ovviamente It's Now Or Never, O' Sole Mio per noi italici, e ho detto tutto).
Ma torniamo a questo nuovo album di Van Morrison, il disco è esplicativo anche della filosofia del cantante irlandese, che non è mai stato uno molto diplomatico nei suoi rapporti con le case discografiche e la stampa. A questo proposito mi ha molto stupito che all'inizio del libretto ci siano ben tre brevi saggi, scritti nel settembre 2012 da tre diversi giornalisti, ovvero i suoi "nemici storici" da sempre. Che a 67 anni Morrison abbia deciso di utlizzare anche la sconfinata ammirazione che la stampa internazionale gli ha sempre riservato, e non giocarsi pure questa ulteriore possibilità che una grande etichetta come la Blue Note gli ha nuovamente offerto, dopo quattro anni di ostracismo da parte delle majors che non ne volevano più sapere di lui? D'altronde quelle son rimaste, le ultime tre, o ti distribuisci in proprio o ti adegui!
Per chi ama Van Morrison il disco non presenta grandi novità rispetto a Keep It Simple, o meglio, sono cambiati quasi tutti i musicisti, niente Sarah Jory, Cindy Cashdollar, David Hayes, John Platania e tantissimi altri, anche le coriste (che però dal vivo ci sono ancora), ma il risultato finale non cambia di molto, anche se era il motivo per cui preferivo il precedente, ma considerando che comunque Van ha sempre la situazione in pugno e i suoi musicisti suonano come lui preferisce, il suono è quello solito, caldo, tra blues, soul, jazz ( o quasi, come nella appropriatamente intitolata Close Enough For Jazz) anche un pizzico di celtic swing. I brani, che ad un primo ascolto si assomigliano e ripetono il sound dei dischi dell'ultimo periodo, ad ogni sucessivo ascolto svelano piccoli nuovi particolari e ti permettono di gustare quella incredibile voce, ma direi che sul tutto si elevano, l'iniziale, mossa, Open The Door (To Your Heart), con fiati e tastiere in grande spolvero, la title-track, Born To Sing e, soprattutto, la lunga e maestosa Goin' Down To Montecarlo, con un arrangiamento raffinatissimo che si esalta nel finale quando sembra che organo, piano, sax, tromba e trombone, quasi scivolino "swishhhh" sul supporto ritmico di contrabbasso e batteria con un effetto simile ad un alito di vento che si allontana e Van che canta divinamente come sempre, forse manca solo quell'ad-lib tipico delle sue esibizioni live quando la voce sale, sale, sale con una potenza e un melisma quasi unici.
Sono dieci brani di ottima qualità che si inseriscono come al solito nel canone morrisoniano ma senza, forse, quel guizzo da fuoriclasse che ci si aspetta da lui. Probabilmente invece di quel "Written and produced" da Van Morrison ci vorrebbe magari un produttore esterno (come sembrava dovesse essere per questo disco, si era parlato di Don Was, che ora è il presidente della Blue Note), per tentare qualche nuovo approccio alle sonorità e agli arrangiamenti, una personalità forte per potersi misurare con la sua musica, come era stato, ai tempi, per la collaborazione con i Chieftains. Se no ci "accontentiamo" e ci va comunque di lusso. Lunga vita a Van The Man!
Bruno Conti
17:35 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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09/08/2012
Una Bella Serata Tra Amici, Vecchi E Nuovi, In Quel Di Austin, TX. Johnny Cash - We Walk The Line
Johnny Cash - We Walk The Line A Celebration Of The Music Of Johnny Cash - Sony Legacy CD/DVD o Blu-Ray
Se ne parlava da mesi, ve lo avevo anticipato in modo definitivo il 27 luglio, ora è disponibile, per cui parliamone!
20 Aprile 2012, Moody Theatre, Austin, Texas, un gruppo di musicisti di diversa provenienza (tra poco li vediamo) si unisce per festeggiare l'80° Anniversario della nascita di Johnny Cash, che paraltro non è, né il 20 aprile, giorno del concerto e neppure il 7 agosto, giorno di uscita ufficale dei dischetti, bensì il 26 febbraio, ma non stiamo troppo a sottilizzare.
Sono sul palco Don Was, al basso e direttore musicale, Buddy Miller e Greg Leisz a tutti i tipi di chitarre, dall'Inghilterra via Austin Ian McLagan alle tastiere e Kenny "picchiaduro ma non solo" Aronoff alla batteria. Non male! Subito li raggiunge sul palco per dare il via alle operazioni l'attore Matthew McConaughey. All'inizio l'avevo scambiato per John Carter Cash, ma troppo bello ed atletico non poieva essere lui, comunque poco male, McConaughey si rivelerà un "host" simpatico e competente, facendosi anche una cantatina che si trova tra gli extra del DVD. Quindi dà il via al concerto e sul palco sale la prima cantante:
1) Brandi Carlile -Folsom Prison Blues
Nel corso della serata si esibiranno anche alcuni musicisti che sinceramente non so quale grado di empatia abbiano con la musica di Johnny Cash, ma sicuramente la cantante di Ravensdale, Washington, anche se tutti la accostano alla scena di Seattle (dove ha iniziato la carriera), è una che è sempre vissuta a pane e Johnny Cash, tanto che già a 8 anni cantava con la mamma Tennessee Flat Top Box e Folsom Prison Blues è sempre stato uno dei cavalli di battaglia del suo repertorio live. Con quel gruppo alle spalle è difficile fare male e Brandi (vestita come the Woman In Black) ci mette grinta e passione confermandosi una delle voci più interessanti dell'attuale panorama musicale americana. Grande versione con Buddy Miller e Greg Leisz che cominciano a macinare note con le loro chitarre, ben supportati dall'organo inossidabile di Ian McLagan.
2) Andy Grammer - I Get Rhythm
Questo belloccio californiano è uno dei primi misteri della serata, ma evidentmente, come nel caso del tributo a Dylan di inizio anno, l'industria discografica si para il culo inserendo anche qualche giovanotto di belle speranze. Certo, con tutti i miliardi di musicisti al mondo che potevano eseguire questo brano, Andy Grammer non sarebbe stata la mia prima scelta e forse neppure la millesima, ma, ripeto, con quei musicisti alle spalle è difficile fare male, e il nostro amico se la cava discretamente.
3) Amy Lee - I'm So Lonesome I Could Cry
Altra scelta misteriosa. La ex e ora nuovamente cantante degli Evanescence, così, a occhio, non si sembra una grande appassionata di Cash. E infatti quella che viene presentata come la sua canzone preferita di Cash, in effetti è un brano di Hank Williams, che però faceva parte del suo repertorio. Una struggente ballata country con weeping steel guitar viene cantata peraltro in modo più che rispettoso e degno da Amy Lee.
4) Buddy Miller - Hey Porter
Qui le cose cominciano a farsi serie. Eseguita come Ry Cooder avrebbe fatto se l'avessero invitato per suonare Get Rhythm. Byddy Miller si conferma uno dei pilastri della musica "roots" americana!
5) Shelby Lynne - Why Me Lord
Non le avranno dato il Grammy per nulla. Shelby Lynne alle prese con uno dei brani gospel-country più belli mai scritti da Kris Kristofferson, ancora una volta incanta con la sua voce calda, potente ed espressiva.
6) Pat Monahan - Help Me Make It Through The Night
Ancora un brano di Kristofferson per la voce solista dei Train, che non vedrei male in futuro alle prese con questo tipo di repertorio perché la canta veramente bene, grande voce e grande interpretazione.
7) Shelby Lynne & Pat Monahan - It Ain't Me Babe
Gli ultimi due cantanti ascoltati, uniscono le forze per un duetto in uno dei brani di Bob Dylan che Johnny Cash amava di più, quasi sempre eseguita in coppia con la moglie June Carter. Bellissima versione, con un arrangiamento maestoso ed avvolgente, poi in crescendo, probabilmente frutto della mente di Don Was (vedremo cosa riuscirà a fare con il nuovo Van Morrison, che sarà prodotto da lui), in ogni caso gran bella canzone.
8) Jamey Johnson & Kris Kristofferson - Sunday Morning Coming Down
Ancora un duetto e ancora una canzone di Kris Kristofferson, in coppia con una delle forze emergenti della nuova musica country di qualità, per cantare una delle canzoni che hanno fatto la leggenda di Johnny Cash. Ci voleva coraggio per cantare alla televisione americana nel 1970 "Wishing, Lord, That I Was Stoned", ma che bella canzone ragazzi! Anche in questa versione lenta ed intensa non perde un briciolo del suo fascino, la voce di Kristofferson sempre più "spezzata", ma mai vinta, sorretta dal baritono poderoso di Johnson, bella accoppiata.
9) Carolina Chocolate Drops - Jackson
Questi sono i giovani che ci piacciono, alle prese, nel loro inconfondibile stile, con un altro dei classici della coppia John & June. Che dire? Bravi, sempre più bravi!
10) Rhett Miller - Wreck Of The Old 97
E il leader degli Old 97's cosa potevano invitarlo a cantare? Giovanile d'aspetto, ma i 40 li ha passati, Rhett Miller (non è parente di Buddy), da solo o con il suo gruppo è uno dei migliori musicisti della nuova scena alternative country americana e lo conferma anche in questa serata con una versione sparatissima di questo brano da cui ha preso il nome il suo gruppo.
11) Ronnie Dunn - Ring Of Fire
Questo brano l'avrei fatto cantare da qualcun altro, ma devo ammettere che l'ex metà di Brooks & Dunn realizza una versione di buon spessore, con le immancabili trombe mariachi affidate a una coppia di "ragazze messicane". L'omaggio della Nashville più tradizionale alla musica di uno dei "fuorilegge" di quella scena.
12) Shooter Jennings & Amy Nelson - Cocaine Blues
I due figli d'arte ci regalano una bella versione, gagliarda e grintosa, di uno dei brani che erano sul leggendario At Folsom Prison. Shooter Jennings è sempre bravo, la figlia di Willie Nelson non la conoscevo, ma buon sangue non mente. E poi, ripeto, con quella house band chiunque farebbe un figurone.
13) Lucinda Williams - Hurt
Il brano di Trent Reznor dei Nine Inch Nail è stato uno degli ultimi capolavori del Johnny Cash interprete, nella sua serie degli American Recordings, la voce dolente e sofferta di Lucinda Williams, manco a dirlo, è perfetta per questo brano. Uno degli highlights del concerto.
14) Iron & Wine - Long Black Veil
Altra ottima scelta nell'ambito dell'alternative country (e non solo) è quella di Sam Bean, ovvero Iron & Wine. In una parola, stupenda!
15) Kris Kristofferson - Big River
Torna il grande Kris per rendere il favore. Johnny Cash oltre a cantare alla grande le canzoni degli altri ne scriveva molte belle anche lui. Questo ne è un limpido esempio, proprio una di quelle del classico boom chicka boom, e con la band in grande spolvero, bella anche la interpretazione di Kristofferson!
16) Sheryl Crow - Cry Cry Cry
Lei è come il prezzemolino, c'è sempre, però è brava e questo brano le calza proprio a pennello, gli anni passano ma quando vuole (e può) la classe non manca, ottimo ed abbondante.
17) Willie Nelson & Sheryl Crow - If I Were A Carpenter
Sheryl Crow rimane e arriva uno dei più grandi amici di Cash, per una versione di un altro dei suoi grandi classici in duetto con la moglie June. Scritta da Tim Hardin, era stata pubblicata come singolo dalla Columbia nel 1969 (nel libretto del doppio, che è formato CD, quindi piccolo e non ingombrante, trovate anche tutte le altre informazioni sulle versioni originali, data ed eventuale album dove appariva). Mickey Raphael si aggiunge all'armonica e la coppia, con la super band alle loro spalle, realizza una versione da sogno di questa stupenda canzone. Non sempre e comunque amo quello che Willie Nelson produce ma quando la ispirazione lo coglie è sempre un grande.
18) Willie Nelson, Kris Kristofferson, Shooter Jennings, Jamey Johnson - Highwayman
Degli originali ne sono rimasti solo due, ma Shooter sostituisce il babbo Waylon Jennings con grande piglio e il vocione di Jamey Johnson sostituisce Johnny Cash con bravura per un brano che ci avvicina alla conclusione del concerto con un altro degli highlights della serata.
19) Full Ensemble - I Walk The Line
Tutto il cucuzzaro sul palco per il gran finale con una versione country-folk di un superclassico che vede tutti i musicisti alternarsi sul palco.
E qui finisce il concerto nella versione CD per restare negli 80 minuti canonici di durata (anche qualcosa meno). Ma negli extra del DVD oltre alla esibizione di Matthew McConaughey che recita e canta The man comes around, c'è anche una eccellente I Still Miss Someone di un ancora ispirato Willie Nelson, registrata durante le prove. Una serie di brevi interviste con tutti i partecipanti inframmezzate da qualche breve filmato preso dai suoi special televisivi, che proseguono nel segmento definito Walking The Line: The Making Of A Celebration. Un piccolo appunto: ma niente Rosanne e John Carter Cash? E pure Carlene Carter?
Per parafrasare il famoso "poeta televisivo" Paolo Bonolis, visto che a parte il promo iniziale YouTube non ci viene in soccorso, Ove possibile, s'ha da avere!
Bruno Conti
13:05 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Disco UFO, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, johnny cash, willie nelson, kris kristofferson, don was, buddy miller, brandi carlile, shelby lynne, pat monahan, jamey johnson, carolina chocolate drops, rhett miller, shooter jennings, lucinda williams, iron and wine, sheryl crow | OKNOtizie |
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27/07/2012
80° Anniversario Della Nascita Di Johnny Cash. We Walk The Line: A Celebration Of The Music Of Johnny Cash DVD/CD - Blu-ray
We Walk The Line - A Celebration Of The Music Of Johnny Cash - Sony Legacy - CD/DVD o Blu-ray 07-08-2012
Quest'anno oltre al centenario di Woody Guthrie si festeggia anche l'80° Anniversario della nascita di Johnny Cash, avvenuta il 26 febbraio del 1932. Per questo motivo il 20 aprile al Moody Theater di Austin, Texas si è riunito un nutrito gruppetto di musicisti per festeggiare l'evento con un concerto sotto la direzione musicale di Don Was. Queste sono tutte le informazioni che vi servono e anche di più:
DVD/Blu-ray
Folsom Prison Blues - performed by Brandi Carlile
Get Rhythm - performed by Andy Grammer
I'm So Lonesome I Could Cry - performed by Amy Lee
Hey Porter - performed by Buddy Miller
Why Me Lord - performed by Shelby Lynne
Help Me Make It Through the Night - performed by Pat Monahan
It Ain't Me Babe - performed by Shelby Lynne and Pat Monahan
Sunday Morning Coming Down - performed by Jamey Johnson and Kris Kristofferson
Jackson - performed by Carolina Chocolate Drops
Wreck Of The Old 97 - performed by Rhett Miller
Ring Of Fire - performed by Ronnie Dunn
Cocaine Blues - performed by Shooter Jennings
Hurt - performed by Lucinda Williams
The Long Black Veil - performed by Iron & Wine
Big River - performed by Kris Kristofferson
Cry, Cry, Cry - performed by Sheryl Crow
If I Were A Carpenter - performed by Willie Nelson and Sheryl Crow
Highwayman - performed by Willie Nelson, Kris Kristofferson, Shooter Jennings and Jamey Johnson
I Walk The Line - performed by Full Ensemble
Bonus Features
I Still Miss Someone - rehearsal performance by Willie Nelson
The Man Comes Around - performed by Matthew McConaughey
Johnny Cash, His Life and Music – Artist interviews, Johnny Cash archival footage, more
Walking The Line: The Making of a Celebration - behind-the-scenes of the historic Johnny Cash 80th Birthday Concert Celebration
Il CD ha gli stessi brani ma in una diversa sequenza, l'uscita come riportato sopra è prevista per il 7 agosto, dovrebbe costare intorno ai 20 euro, euro più euro meno. Stranamente è prevista l'uscita in contemporanea anche per il mercato italiano, in questo caldo agosto, che discograficamente parlando è sempre un mese importante per le uscite sia in Inghilterra che, soprattutto, negli Stati Uniti.
Se ve lo volete sentire e ascoltare tutto ve lo comprate, dal video di presentazione sembra fantastico, buon divertimento!
Bruno Conti
11:07 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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03/01/2011
Con Leggero Anticipo. Uscite Future da Confermare: Lucinda Williams, Cowboy Junkies, Low Anthem, Paul Simon, Joe Walsh, Drive-By Truckers & Marianne Faithfull!
Visto che lo fanno tutte le "riviste serie" mi adeguo anch'io. Una bella lista di uscite future, alla rinfusa e da confermare!
Partiamo da Lucinda Williams, il 1 marzo dovrebbe uscire (il condizionale vale per tutte le notizie) il nuovo album Blessed. L'etichetta è la Lost Highway, il produttore Don Was, tra gli ospiti Elvis Costello e Matthew Sweet. La DeLuxe Edition conterrà le Kitchen Tapes, ovvero dei demos dei brani contenuti nell'album registrati, ovviamente, in cucina! Tra i brani contenuti Soldier Song, Buttercup e Seeing Black scritta in memoria di Vic Chesnutt.
Il nuovo Low Anthem Smart Flesh esce il 22 febbraio per la Nonesuch. Registrato in una vecchia fabbrica di sughi per pasta dismessa vede il trio alle prese con altri strumenti improbabili che questa volta vanno dallo scacciapensieri allo stilofono e con un pipistrello watch?v=Qc_vvSB22Zo.
Il 18 gennaio esce il 2° capitolo delle Nomad Series dei Cowboy Junkies, si chiama Demons ed è la famosa raccolta di brani di Vic Chesnutt. Lo trovate, per il momento, sul loro sito, in varie combinazioni http://latentrecordings.com/cowboyjunkies/demons-pre-order/
Il 15 febbraio, sempre per la ATO records, la loro nuova etichetta, esce Go-Go Boots il nuovo disco dei Drive-By Truckers. Questo l'ho già sentito (è uno di quelli che sto "studiando" per i prossimi post). Mi pare molto, ma molto bello. Se all'inizio erano stati indicati come i nuovi Lynyrd Skynyrd mi sembra che in questo disco (ai primi ascolti) Patterson Hood e soci abbiano realizzato una sorta di nuovo On The Beach. Insomma Neil Young d'annata come riferimento e ottimi brani anche dagli altri componenti della band.
Qui siamo proprio di secoli in anticipo, comunque il 12 aprile, anche lui approdato alla Hear Music/Universal, esce il nuovo Paul Simon So Beautiful Or So What. Getting Ready For Christmas Day, il nuovo singolo è già disponibile per il download digitale.
E sembra pure molto piacevole. Si parla però anche di una collaborazione con Snoop Dogg nell'album, speriamo bene!
E' lui o non è lui? Certo che è lui! In una pausa del tour degli Eagles, Joe Walsh ha avuto il tempo di registrare il suo primo album solista da 18 anni a questa parte. Non si ancora il titolo, dovrebbe uscire questa primavera e sarà prodotto da Jeff Lynne.
Concludiamo questo giro di news con il nuovo album di Marianne Faithfull, si chiama Horses And High Heels, uscirà il 31 gennaio per la Naive e questa è la tracklist con titoli ed autori (tra cui la stessa Marianne che torna a firmare parecchi brani), produce il "solito" Hal Willner.
1/ The Stations (Written by Greg Dulli, Gregory E, Lanegan and Mark William)
2/ Why did we have to part (Written by Marianne Faithfull and Laurent Voulzy)
3/ That's how every empire falls (Written by R.B Morris)
4/ No reason (Written by Jackie Lomax)
5/ Prussian blue (Written by Marianne Faithfull and David Courts)
6/ Love song (Written by Lesley Duncan)
7/ Gee baby (Mary Alma Baker/ Tyler T Texas, Sylvia Robinson, JJ Johnson)
8/ Goin' back (Written by Carole King and Gerry Goffin)
9/ Past present future (Written by Arthur Butler, Jerry Leiber and George Francis “Shadow” Morton)
10/ Horses and high heels (Written by Marianne Faithfull and Doug Pettibone)
11/ Back in baby's arms (written by Allen Toussaint)
12/ Eternity (written by Marianne Faithfull and Doug Pettibone)
13/ The old house (written by Franck McGuiness and Leo Abrams)
Produced by Hal willner Executive producer: François Ravard Recorded and mixed by Mark Mingham Mastered by John Fischbach.
Non c'entra niente ma mi sembrava carino inserirla per chi, come me, non l'aveva mai vista.
e pure questa...
Alla prossima.
Bruno Conti
19:17 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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