24/04/2012
Novità Di Aprile Parte V. Jon Cleary, Jerry Jeff Walker, Waco Brothers, Josh Abbott Band, Kevin Ayers, Of Monsters and Men,Oli Brown, Kip Moore, Doug Paisley, Eccetera.
Ultima lista di uscite discografiche per il mese di Aprile (forse), alcune in uscita oggi 24 aprile altre già disponibili.
Partiamo con il "nuovo" gruppo del momento, perché sapete che quasi ogni settimana ce n'è uno: questi Of Monsters And Men di cui è uscito il 3 aprile (ma non in Italia, dove uscirà il 15 maggio) l'album di debutto, questo My Head Is An Animal, sono una band islandese, ebbene sì, ma non c'entrano nulla con Sugarcubes o Sigur Ror, sono sotto contratto per la Universal Republic e lo scorso anno avevano pubblicato un EP. Al momento sono molto popolari in America dove hanno riscosso un significativo successo al South by Southwest ma anche le riviste specializzate inglesi ne hanno parlato bene e pure in Italia qualcosa si muove (lo sto ascoltando in questi giorni e conto di approfondire nei prossimi giorni). Per il momento diciamo che sono una formazione dove le voci di Nanna Bryndis Hilmarsdottir e Ragnar Porhalsson, quindi una femminile e una maschile, ben si amalgamano in uno stile che è stato paragonato a quello di Arcade Fire, Decemberists, Great Lake Swimmers, Death Cab For Cutie, Mumford and Sons, il filone del cosiddetto "nuovo folk-rock", vogliamo dire retromani, così facciamo contenti i fans di Simon Reynolds (che mi ricorda un po' il Catalano dei tempi di Arbore, viste le cose ovvie che dice).
Il pianista e sideman Jon Cleary contrariamente a quanto pensano tutti non è di New Orleans ma è originario del Kent in Inghilterra, comunque la musica della Crescent City è il suo pane quotidiano. Questo Occapella, edito la scorsa settimana dalla Fhq Records, lo vede alle prese con il repertorio di Allen Toussaint, con l'aiuto di Dr.John e della sua frequente datrice di lavoro Bonnie Raitt, entrambi presenti in questo CD. Per chi ama il funky-soul-R&B di New Orleans e il piano.
Doug Paisley è un eccellente cantautore canadese autore di due ottimi album tra cui Constant Companion di cui mi sono occupato per il Blog nell'Ottobre 2010, se volete verificare, temp-3507313775689154ecbe16f0fb3900d1.html. Questo Golden Embers è un mini album con 5 brani che conferma quanto di buono si era detto su di lui. Etichetta No Quarter.
Tre ristampe interessanti.
La Emi inglese prosegue con la sua meritoria serie di cofanetti quintupli a special price dedicati ai nomi di "culto" che hanno fatto parte del proprio catalogo: Kevin Ayers The Harvest Years 1969-1974 raccoglie i cinque album incisi dall'ex Soft Machine per l'etichetta inglese, nelle versioni rimasterizzate e potenziate uscite qualche anno fa. Se non li avevate già acquistati si tratta di alcuni tra i migliori dischi della musica britannica di quel periodo: Joy Of A Toy, Shooting At The Moon (May I è uno dei brani più eleganti degli anni '70) , Whatevershebringswesing, Bananamour e The Confessions of Dr.Dream che sono sicuro ai tempi (1974) era della Island, ma comunque è un bel disco e ci sta bene in questa antologia.
Dei T.Rex vi avevo già annunciato da mesi l'uscita di questo Electric Warrior, anche in versione SuperDeluxe oltre a quella canonica doppia distribuita dalla Universal. La settimana prossima riescono a special price anche tutti gli altri album della Band.
Jerry Jeff Walker rimarrà perennemente nella memoria degli appassionati per avere scritto Mr. Bojangles ma nel corso degli anni ha pubblicato anche un consistente (direi una quarantina) numero di album: questa ristampa doppia dell'australiana Raven raccoglie Walker's Collectibles del 1974 e Ridin' High del 1975, due tra i migliori, con sei tracce bonus + un raro singolo. Eccellente qualità sonora (anche il prezzo, purtroppo) e confezione molto curata come di consueti.
Oli Brown, come già ricordato nel Post dedicato a Danny Bryant, fa parte di quella ondata di giovani bluesmen (Matt Schofield, Simon McBride, Ainsley Lister ed altri) che allietano le giornate degli appassionati del rock-blues britannico. Brown, poco più che ventenne, è il più giovane,ma con questo Here I Am è già al suo terzo album per la Ruf Records e conferma quanto di buono avevo scritto su di lui per il Buscadero.
Kip Moore è l'ultimo di una serie di cantanti che dai tempi di Springsteen fonde blue-collar rock e country (vogliamo dire Heartland Rock?). Questo Up All Night che esce in questi giorni per la MCA Nashville ne è un ulteriore esempio. Si aggiunge ad una lista di epigoni springsteeniani da Joe Eddie a Joe D'Urso passando per i molto più dotati Michael McDermott e Will T. Massey. Qui c'è più country ma non è malaccio.
Questo titolo non è pubblicato dalla Left Field Media ma il principio è sempre quello: prendere dei broadcast radiofonici classici e renderli disponibili in questi Live semiufficiali. Cowboy Angels di Emmylou Harris è l'ultimo della serie: con la Hot Band alla Boarding House di San Francisco questo è il periodo d'oro di Emmylou. Etichetta All Access, repertorio del primissimo periodo e molte cover, questi i titoli:
| 1. Cash on the Barrel Head |
| 2. That s All It Took |
| 3. Feelin Single, Seein Double |
| 4. Coat of Many Colors |
| 5. Amarillo |
| 6. Together Again |
| 7. Return of the Grievous Angel |
| 8. Bluebird Wine |
| 9. Tonight the Bottle Let Me Down |
| 10. Boulder to Birmingham |
| 11. Cry One More Time |
| 12. Ooh Las Vegas |
| 13. Shop Around |
| 14. Hickory Wind |
| 15. Jambalaya |
Tre album che girano tra Blues, roots, country-rock, southern e Americana.
The 44's, nonostante il titolo del CD, Americana, fanno del blues-rock, con Kid Ramos che suona e produce, fondono i vecchi Canned Heat, Roomful Of Blues e Fabulous Thunderbirds, anche qualcosa dei primi Blasters. Etichetta Rip Cat Records, è il secondo album che fanno (ho come l'impressione che mi capiteranno tra le mani per il giornale)!
I Waco Brothers sono il side group di Jon Langford dei Mekons quando vuole fare del country-punk di qualità, incidono per l'etichetta Bloodshot, da cui il titolo Great Chicago Fire e questa volta è della partita anche l'ottimo Paul Burch dei Wpa Ballclub (ma ha suonato anche con Lambchop, Mark Knopfler, Vic Chesnutt, Exene Cervenka).
Cadenza biennale per gli album della Josh Abbott Band: questo Small Town Family Dreams è il terzo disco per il gruppo texano che fonde Red Dirt, Country e southern rock con ottimi risultati. Già il nome dell'etichetta è tutto un programma, Pretty Damn Tough Records.
E' tutto, alla prossima.
Bruno Conti
20:19 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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14/01/2011
Mojo Presents Harvest Revisited
Mojo Present Neil Young Harvest Revisited
Di solito non recensisco, sia pure in breve, i CD allegati alle riviste (e Mojo e Uncut ne hanno fatti alcuni veramente belli nel passato) ma questa volta faccio un'eccezione!
Attenzione! Non si tratta di una compilation come New Harvest che era allegata a Mojo di Agosto 2009 ma proprio dell'intero album, brano per brano, rivisitato da dieci eccellenti artisti che rifanno nell'esatta sequenza il celebre disco di Neil Young Harvest, uscito nel 1972 ma, e qui forse è il punto debole dell'operazione, iniziato a concepire nel gennaio del 1971. E' proprio vero che se le inventano tutte per "creare" un anniversario anche quando non esiste. Però devo dire che poi l'esecuzione è stata stupenda.
Innanzitutto cè un bello speciale di 25 pagine dove illustri colleghi di Young scelgono e commentano le 50 più belle canzoni del canadese. C'è anche una bella intervista e una serie di articoli che tracciano la genesi e la storia di questo grande album e chicca finale questo CD che contiene i 10 brani originali. Com'è? Vale la pena di sborsare i 9.50 euro che ti chiedono in Italia per rivista + CD. Assolutamente.
Si parte con una eccellente versione di Out On The Weekend cantata dalla rivelazione canadese Doug Paisley autore di Constant Companion uno dei dischi più belli di questo 2010 appena finito. Kelley Stoltz rivede la title-track di Harvest in modo minimale e rarefatto, una piccola perla acustica. La cover di A Man Needs A Maid (come sapete in questo disco non c'è un brano brutto, se non l'avete già è anche l'occasione per acquistarlo, sperando che l'anno prossimo non ne esca qualche versione Deluxe), con la voce di Danny Wilson il leader di Danny and The Champions Of The World che molto ricorda quella di Young, è molto bella, un piano, un banjo, delle tastiere sparse e la bellezza del brano emerge in tutto il suo splendore.
Jane Weaver è l'unica donna presente. La versione che la cantante di Liverpool fa del superclassico Heart Of Gold ovviamente non può competere con l'originale ma cionondimeno risulta affascinante nella sua sognante qualità, con delle sonorità sospese sulla vocalità della Weaver sostenuta da una seconda voce femminile (o è sempre lei con l'aiuto del multitracking?). Matthew Houck (Phosphorescent) presenta una cover di Are You Ready For The Country che cerca di ricreare il dualismo elettrico/acustico di questo brano e direi che ci riesce anche lui (un altro dei talenti emergenti nel 2010).
I Villagers (ovvero Conor O'Brien) un'altra delle sorprese più positive dell'anno trascorso sono alle prese con quello che Neil Young considera il brano più importante e duraturo del disco (lo dice nell'intervista). Il nostro amico ci mette molto di suo, pur mantenendo la melodia originale della canzone, e il risultato è affascinante, molto vicino alle sonorità ricercate e complesse di quel bellissimo disco che si chiama Becoming A Jackal anche-lui-di-nome-fa-conor-the-villagers-becoming-a-jacka....
Di Neville Skelly, un altro musicista di Liverpool di cui ignoravo l'esistenza e che nato come appassionato di big band swing si è trasformato in un epigono di Scott Walker, Tim Hardin, Dion o quantomeno ha cercato ispirazione in questi territori sonori. E a giudicare dal risultato ottenuto in questa versione di There's A World direi che l'ha trovata! In effetti prima ho mentito, o meglio ho detto una mezza verità, anche le Smoke Fairies sono un duo "femminile" e la loro ripresa a più voci della bellissima Alabama non fa rimpiangere le armonie vocali di CSN&Y. Una delle sorprese piacevoli di questo CD. Avevo sentito il loro album Through Low Light And Trees e mi era piaciuto (anzi ve lo consiglio) ma in questa versione del brano di Young mi hanno, ripeto, sorpreso piacevolmente. The Needle and The Damage Done è un brano quintessenzialmente younghiano ed è difficile riproporla; Sam Amidon ci prova, armato solo della sua chitarra acustica, e in parte riesce nella difficile impresa anche se non raggiunge i vertici toccati nel suo disco I See The Sign.
Last but non least Chip Taylor, il veterano di Nashville realizza il capolavoro di questo album, una versione straordinaria di Words (Between The lines Of Age) sospesa tra la voce vissuta ed espressiva di questo grandissimo musicista e un arrangiamento chitarristico che rivaleggia con quelli di Young, forse superando addirittura l'originale, memorabile!
Bruno Conti
19:26 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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26/12/2010
I Migliori Dischi Del 2010 - Parte III (Gli Outsiders)
L'11 dicembre nella mia seconda lista, quella dei ripensamenti e delle aggiunte dei migliori dell'anno vi avevo promesso (o minacciato) una ulteriore terza e ultima lista con i cosiddetti outsiders dell'anno. Quelli di una persona a me cara che vedo tutte le mattine nello specchio del bagno e a cui non posso dire no, ammetto questo favoritismo. In questa lista che doveva essere di una decina di titoli e che si è notevolmente espansa, mi permetto di ricordarvi alcuni dischi cosiddetti "minori" ma che secondo il sottoscritto meritano al pari ( e forse più) di altri titoli usciti questo anno. Di quasi tutti vi ho parlato nel Blog, meno un paio che cito all'inizio e su cui ho intenzione di ritornare con maggiore dovizia di particolari.
Hothouse Flowers - Midnight Sun (uno strepitoso doppio CD registrato dal vivo a Kansas City nel 2009, di difficile reperibilità ma assolutamente imperdibile, tra i migliori 10 dell'anno in assoluto e al quale dedicherò al più presto un post ad hoc!)
Bellowhead - Hedonism (il secondo miglior disco di folk anglo-scoto-irlandese dell'anno dopo quello di Eliza Carthy & Norma Waterson)
David Ford - Let The Hard Times Roll
Merry Clayton - Gimme Shelter
Villagers - Becoming A Jackal
Tom Jones - Praise And Blame
Joanna Newsom - Have One On Me
Rumer - Seasons Of My Soul
Michelle Malone Banned - Moanin' In The Attic (Live)
Tre meravigliose donzelle che hanno allietato (insieme ad altre) i miei ascolti del 2010
Dan Michaelson And The Coastguards - Shakes
Doug Paisley - Constant Companion
Nathaniel Rateliff - In Memory Of Loss
Chris Pureka - How I Learned To See In The Dark
Darden Smith - Marathon
Gov't Mule - Mulennium
Ce ne sarebbero molti altri ma mi fermo qua. Se vogliamo, sommando le mie tre liste non si arriva neppure ai canonici top 50 di molte classifiche di fine anno che spesso vanno anche oltre come numero. Un'ultima cosa, il DVD di Bruce Springsteen - London Calling Live In Hyde Park non lo vogliamo citare? Certo che sì!
That's All Folks.
Non appena usciranno i primi poll delle riviste italiane sarà mia premura informarvi (così risparmiate)!
Bruno Conti
17:55 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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08/11/2010
Quietamente...Dal Canada. Doug Paisley - Constant Companion
Doug Paisley - Constant Companion - No Quarter Records
Un disco così potrebbero farlo o Nick Drake o un cantante canadese. Per la serie "Elementare Watson!" non essendo più tra noi, purtroppo, Nick Drake (in questo caso il Drake "vero" per gli appassionati di musica) rimane l'opzione canadese. E in effetti Doug Paisley, di cui questo Constant Companion è il secondo album, viene da Toronto, Canada e ama circondarsi di altri compratrioti nei suoi dischi creando quel suono indefinibile ma inequivocabilmente tipico di chi è nativo dello stato più a nord del continente americano (l'Alaska non la contiamo). Quel suono che viene dalle grandi distese canadesi, molto quieto e tranquillo, dove sembra che succeda poco ma ogni volta che lo riascolti ti si aprono nuovo orizzonti, sonorità misurate con il bilancino e poi rilasciate nei solchi "ideali" di questo album (ne dovrebbe per l'appunto esistere pure una versione in vinile con download digitale incluso).
Perché l'accostamento a Nick Drake? Se altri hanno parlato di Neil Young e della Band (ci arriviamo subito) ma anche del primo James Taylor, di Cat Stevens, persino di Jim Croce e, tra i contemporanei, di Bonnie Prince Billy (con cui ha condiviso spesso il palco), il sottoscritto avrà il diritto di dire di avere "percepito", in alcuni brani che poi vi citerò, e comunque nelle atmosfere sonore generali delle analogie con la musica del grande cantautore inglese.
Partiamo dai "legami" con la Band: il primo brano, stupendo, No One But You si apre su una chitarra acustica accarezzata, una sezione ritmica discreta ma molto variegata e soprattutto il suono magico di un organo che disegna sonorità direi inconfondibili, si tratta dello strumento di Garth Hudson della Band, uno dei maestri indiscussi delle tastiere in un ambito rock. Vi trovate immersi in una musica serena e senza tempo che rievoca quell'epoca dorata a cavallo tra la fine anni '60 e inizio anni '70 quando una serie di musicisti dopo la sbornia rock e psichedelica degli anni precedenti riscopriva un suono pastorale che risaliva alle "radici" della musica popolare americana e del folk o country (rock). Doug Paisley è un degno esponente di questo ciclico revival che risale a quelle "fonti": si fa aiutare anche da alcune voci femminili, Jennifer Castle dei Fucked Up, Julie Faught dei Pining e un'altra di cui vi riferirò fra un attimo, anzi subito perché l'ascoltiamo nella evocativa What I Saw (uno dei brani che mi ha ricordato moltissimo Nick Drake ma anche il primo Cockburn, altro grande canadese), si tratta di Leslie Feist che vocalizza con grande compartecipazione in questo brano dove domina ancora il suono maestoso dell'organo di Hudson.
Per completare la fantastica tripletta iniziale, Don't Make Me Wait ha ancora un incipit Drakiano fantastico, con il suono delle dita che scivolano sulle corde della chitarra, un piano (l'ottimo Robbie Grunwald) e di nuovo la voce di Feist che questa volta duetta alla pari con la sua controparte maschile per creare un brano minimale ma al contempo avvolgente e assolutamente soddisfacente per chi ascolta, fantastica canzone. Bluebird è un'altra meraviglia sonora, ancora quell'organo quasi mistico, la chitarra acustica discreta ma presente e la sezione ritmica precisa e inventiva formata dal batterista Rob Drake (ma allora è scritto nel destino!) e dal bassista Bazil Donovan (esatto proprio quello dei Blue Rodeo).
End Of The Day è un brano acustico, chiaramente di derivazione folk (non vi cito più chi sapete ma lì stiamo) molto raccolto e scarno mentre Always Say Goodbye ricorda nella musica, con la sua andatura marcata, il suono del Neil Young "acustico" più classico, sarà anche la presenza di una chitarra elettrica discreta ma efficace nei suoi interventi, mentre la voce assume tonalità più profonde e risonanti mentre una seconda voce inserisce periodicamente il suo controcanto, quando arriva l'armonica, brevemente, nel finale ti ritrovi tra i solchi di Harvest.
Heart è un'altra meraviglia sonora, con il basso rindondante di Donovan, la batteria avvolgente di Drake e il pianoforte evocativo di Grunwald che creano degli interi universi sonori dove la voce di Doug Paisley può sprigionare la sua piena potenza. Anche I stand alone con quel verso fantastico che recita "the sun goes down and the ground is waiting" è pura poesia, anche sonora, nuovamente nobilitata dalle tastiere di Hudson e Grunwald e dalle armonie vocali della consueta voce femminile (mai scontata nei suoi interventi). Il tema dell'attesa ricorre nei testi di Paisley anche quel "Everyone is waiting" che apre Come here and love me dispiegato su una meravigliosa base di piano e chitarra acustica è il viatico per un'ennesima stupenda canzone fedele al motto dell'album che si potrebbe definire Meno è meglio!
Nove canzoni, poco più di trentacinque minuti di musica ma sono brani che potete risentire e gustare più volte come si era soliti fare con i vecchi vinili dei tempi che furono che rimanevano tuoi compagni di ascolto per mesi e mesi e ad ogni ascolto svelavano "nuove verità" e delizie nascoste. Questo Constant Companion, dal titolo profetico, potrebbe affiancare i Drake, Stevens, Taylor e Young, citati all'inizio e, quietamente, insinuarsi nei vostri ascolti quotidiani.
Per i San Tommaso dell'ascolto ho inserito i soliti stuzzichini audio e video.
Bruno Conti
18:47 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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