27/05/2013
Con Quel Nome Possono Fare Ciò Che Vogliono, Ma Fanno Del Country-Rock Sopraffino! I See Hawks In L.A - Mystery Drug
I See Hawks In L.A. - Mystery Drug - Blue Rose
E al country-rock canonico possiamo aggiungere tocchi di quello "cosmico" di Gram Parsons e quello più "esoterico" di Gene Clark, con o senza Byrds e anche qualche spruzzata psichedelica, ma leggera, dei Grateful Dead più acustici, come dimostra il video che vedete qui sotto. Il tutto cantato principalmente da Rob Waller, il leader e autore in capo del gruppo, con una voce bassa e risonante che può ricordare un Johnny Cash o un Waylon Jennings in alcuni momenti, gli altri due cantanti citati, in altri. Belle canzoni, ricche di melodia e cambi di tempo, con un sound pieno di mille sfumature: in copertina sono in otto, ma nel disco suonano addirittura in dieci, anche se il nucleo principale, oltre a Waller, ruota intorno a Paul Lacques, chitarra solista e voce e al bassista Paul Marshall, anche lui cantante ed autore, con gli altri due, della totalità dei brani del disco. E poi hanno questo nome evocativo, in questo ambito possono competere solo gli Starry Eyed And Laughing, un vecchio gruppo, peraltro inglese, di inizio anni '70, che prendeva il proprio "patronimico" da un verso di Dylan, loro padre spirituale e dai figliocci Byrds, anche a livello musicale, più jingle jangle degli "Hawks", come li chiamerò d'ora in poi, per brevità.
La formazione nasce nella California del Sud intorno alla fine degli anni '90, e sino ad ora, compreso questo Mystery Drug (che esce in questi giorni, in ordine sparso, nei vari paesi), hanno realizzato sette album, uno più bello dell'altro. La caratteristica saliente di questo nuovo album, rispetto ai precedenti, è la presenza della pedal steel, strumento che sta ritornando in auge, suonata da due diversi musicisti, Rick Shea (già con Dave Alvin) e Pete Grant, peraltro solo in cinque brani, che però sono tra i più interessanti del disco (di solito, con minor frequenza, come lap steel, la suona Laques). Ad esempio la bellissima Oklahoma's Going Dry, un brano che parla dei cambiamenti climatici che stanno preoccupando i contadini e gli allevatori americani, il tutto condito da una musica che scivola deliziosamente sulle corde d'acciaio della pedal steel di Rick Shea, e che pare uscire da un vinile dei primi anni anni '70 degli Ozark Mountain Daredevils, degli Eagles, ma anche dei Flying Burrito Brothers, con cascate di chitarre elettriche ed acustiche, armonie vocali fantastiche e quell'aria tipicamente sognante della migliore musica Weastcoastiana, pre e post Parsons. Ancora intrecci vocali da brividi nella delicata e più acustica Mystery Drug o nella sognante Yesterday's Coffee, dove il testo su in caffè invecchiato è una metafora su una relazione che sta finendo, sempre con la pedal steel che si fa largo tra la chitarre acustiche e le voci armonizzanti del gruppo, guidate da Waller, che vocalmente mi ricorda per certi versi anche retrogusti à la Gordon Lightfoot o Neil Diamond, o, tra i "moderni", per una certa indole malinconica, anche i Son Volt di Jay Farrar.
Ma gli "hawks" sanno andare anche su tempi rock (e negli album precedenti ce ne sono parecchi esempi) e quindi quando parte un ritmo incalzante, segnato da una slide pungente, come in The Beauty Of The Better States, l'ascoltatore non può non godere, perché gli intrecci delle acustiche e delle voci non vengono meno, ma si arricchiscono di nuove nuances più grintose. We Could All Be In Laughlin Tonight, con il suo testo che cita le cover bands che sera dopo sera eseguono versioni di Free Bird (un omaggio indiretto ai Lynyrd), sembra una sorella minore, nata tanti anni dopo, di canzoni come Tequila Sunrise o certi brani del primo Guy Clark, e perché no, anche Michael Martin Murphey (non nella voce, quella di Waller è troppo maschia e particolare), weeping pedal steel guitar inclusa. One Drop Of Human Blood, con i suoi matrimoni rituali nel deserto e una fisarmonica malandrina che si aggiunge alle operazioni potrebbe ricordare certe canzoni di Tom Russell o Joe Ely, miscelate a quelle canzoni desertiche del Gene Clark prodotto da Thomas Jefferson Kaye (No Other). Sky Island è un'altra bellissima ballata, leggermente mid-tempo, nella quale il gruppo eccelle, con le sue armonie vocali avvolgenti ed emozionanti e la musica acustica, ma ricchissima che esce dai solchi digitali di questo eccellente disco.
E pure quando i ritmi rallentano ulteriormente, come nella dolcissima If You remind Me, con un refrain da ucciderli per quanto sono bravi, non puoi fare a meno di meravigliarti perché sono conosciuti, purtroppo, da così poca gente, anche tra i cultori del genere, sono meglio del 90% di gruppi che vengono presentati da molta critica come i salvatori del mondo (musicale). Rock'n'Roll Cymbal From The Seventies, fin dal titolo, è decisamente più energica, con le chitarre elettriche nuovamente sugli scudi e una delle autrici aggiunte del brano, la batterista Victoria Jacobs, indaraffata al suo strumento (la Jacobs si alterna alla batteria con altri due strumentisti, Shawn Nourse, quello storico del gruppo e con il fratello del chitarrista Paul Lacques, Anthony, uno dei membri fondatori degli Hawks). Tongues Of The Flames è un breve brano che vive su gli intrecci delle acustiche e delle voci, mentre Stop Driving Like An Asshole, è una divertente presa in giro dei frequentatori delle highways, peraltro molto bella musicalmente, peccato duri solo un minuto e mezzo. My Local Merchants parte come Get back e diventa un brano alla Creedence, un rock'n'roll tirato e coinvolgente, dove la band lascia intuire che anche dal vivo non sono da trascurare, per la loro grinta, peccato che anche questa sia cortissima. Ma ci rifacciamo con la conclusiva The River Knows, quasi otto minuti di magia sonora, dove la pedal steel ripende il ruolo che le compete, circondata dalle acustiche insinuanti e dalle armonie vocali magnifiche del trio Waller-Lacques-Marshall, mentre il ritmo del brano si fa sempre più incalzante, in un crescendo fantastico, dove la pedal steel è protagonista assoluta, ma è tutto l'insieme che funziona come un orologio svizzero, costruito in California dai I See Hawks In L.A, prendere nota e non dimenticare.
"Ho visto dei falchi a Los Angeles" ed erano magnifici!
La ricerca continua.
Brunio Conti
*NDB Non ci sono video dei brani nuovi, ma si capisce lo stesso che sono bravi, la riprova qui sotto.
19:29 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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15/05/2013
Tre Volte Campione Del Mondo Di Surf E Ora Più Jackson di Browne! Tom Curren -
Tom Curren – In Plain View – Wolfbomb Productions
Quanti cantanti conoscete che sono stati campioni del mondo in qualche disciplina sportiva? E non una ma ben tre volte, 1985, 1986 e 1990! Io, neanche uno. Fino all’uscita di questo In Plain View, che mi ha portato ad interessarmi “all’opera” di questo musicista. Intanto precisiamo che lo sport in cui eccelleva Tom Curren era il surf, disciplina non solo sportiva che ha già dato altri appassionati e praticanti alla musica, primo fra tutti, il suo “amico” Jack Johnson, che però quando Tom vinceva il suo primo titolo aveva solo dieci anni. Chi altri? Eddie Vedder, altro amante di questa pratica sportiva, naturalmente i Beach Boys, che ne sono stati i cantori, non me ne vengono in mente altri, che sicuramente esistono ma sono meno noti: forse Donavon Frankenreiter, della Brushfire, l’etichetta di Johnson, tra i praticanti si ricorda anche Ben Howard, ma trattasi di inglese! Gli altri provengono quasi tutti dalla California (a parte Johnson, un nativo delle Hawaii, naturalizzato californiano), patria della surf music e anche dello sport.
Non è che questo faccia automaticamente di Curren un fuoriclasse anche nella musica: nato nel 1964, Tom non è quindi uno di primo pelo, è sempre stato anche un musicista (conosciuto soprattutto nei circoli “carbonari” della musica, Tony Levin dice che è un virtuoso dello stick, ma non è dato sapere), ha pubblicato due album in precedenza, uno strumentale di jazz-rock e fusion, a metà anni ’90, dopo il suo ritiro dalle scene sportive, e uno omonimo nel 2004, da cantautore. Ma questo In Plain View si può considerare il suo debutto ufficiale. Intanto il produttore è John Alagia, noto per il suo lavoro con Dave Matthews Band e John Mayer, nonché decine di altri musicisti e quindi il suono è molto professionale, a dispetto dell’etichetta autogestita, ma il libretto del CD contiene tutti i testi (anche se non la lista dei musicisti, e questo è un difetto); per deduzione, frugando tra i ringraziamenti delle liner notes, si può estrapolare anche il nome di William Kimball, altro cantautore e surfer, amico di Curren ed ottimo chitarrista. Al di là dei nomi il sound del disco è quanto di più californiano possiate immaginare, pensate agli Eagles e soprattutto a Jackson Browne. Anzi vi dirò di più, la musica e soprattutto la voce fanno pensare ad una sorta di figlio illegittimo del nostro amico Jackson, nato da una sua fugace relazione amorosa con una onda marina della costa californiana, tra Santa Barbara e Los Angeles. Ed è pure bravo.
Il disco non sarà un capolavoro ma si ascolta con grande piacere, ballate, pezzi rock, ottimi arrangiamenti e una sorprendente (ma già evidenziata poco fa) somiglianza con Jackson Browne, quindi fans in astinenza pigliate nota. Gerry è una bella ballata che rivaleggia con alcune delle migliori di Jackson, meno sofferta e più leggera nei testi ma nobilitata da un bellissimo assolo di chitarra nella parte finale, la voce ha quel piglio tenorile tipico del biondo californiano (di adozione), anche In Plain View in un blind test potrebbe passare per un suo brano o comunque di un buon epigono, con tastiere, chitarre e voci femminili arrangiate ottimamente da Alagia. Nel testo di First c’è perfino una citazione di Hotel California e il suono roccato del brano si situa nell’alveo del periodo più rock degli “Aquilotti” ma sempre con Browne nel cuore.
In particolare Curren si ispira al sound più rock e della seconda parte di carriera per entrambi, quindi niente country e un sound west coast più rock, anche con uso di fiati e ritmi latini nella citata First. Feel ha quell’aria malinconica della West Coast dagli amori contrastati ma dalle musiche dolci e risananti. Tom tra le sue influenze cita anche Stevie Wonder e Beatles, ma poi con quella voce chi lo ascolta può pensare solo a spiagge assolate e lunghe onde marine o al limite alle highways dove spararti brani rock come la conclusiva Lady, tettuccio aperto e limiti di velocità rispettati (per amor di Dio), chitarre a manetta e sano rock che esce dagli altoparlanti. I brani citati vengono soprattutto dalla seconda parte del CD, quindi se la prima parte fatica ad entrare resistete un attimo e sarete ripagati con della buona musica. Citiamo anche Unconditional un altro perfetto esempio del classico sound californiano, la deliziosa Sunderland Road con una insinuante armonica e la ballata pianistica Moon, Jackson Browne uber alles, perfino Rolling Stone se ne è accorto, anche se lui non lo cita mai direttamente nelle interviste, lo spirito aleggia sul disco. Poteva andarci peggio. E bravo il surfista!
Bruno Conti
09:56 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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23/03/2013
Uscite Prossime Venture: Edizione Primavera 2013. Parte I: Counting Crows, Dr. Feelgood, Eagles, Steve Earle, Kings Of Leon, R.E.M.
Come promesso, eccomi con la prima parte dedicata alle uscite prossime venture, periodo aprile-giugno, quindi grosso modo primavera: così potete regolarvi con i vostri budgets e decidere per tempo cosa ci sia di interessante eventualmente da acquistare. Oppure potete semplicemente leggere, per passare il tempo, queste liste, del tutto arbitrarie (nel senso che scelgo io di cosa parlare), di ciò che verrà pubblicato nei prossimi mesi e, spesso (facciamo ogni tanto) neppure esce. Il caso dell'ultimo John Fogerty, annunciato per ottobre 2012 e in uscita a fine maggio 2013, è abbastanza sintomatico, ma anche l'ultimo dei Mavericks avrebbe dovuto uscire ad agosto 2012 e ha visto la luce tra gennaio e febbraio di quest'anno, con una copertina diversa, e tre brani che non erano previsti nell'uscita originale.
Partiamo dalla fine. Nel senso che è l'ultimo che ho trovato annunciato, ma il primo ad uscire, 9 aprile (solo in Europa, per la Cooking Vinyl): si tratta di un CD dal vivo (non c'è DVD) dei Counting Crows, Echoes Of The Outlaw Roadshow, riporta le registrazioni con il meglio, a loro giudizio, dei concerti tenuti nel tour del Nord America del 2012. Dove, a fianco di alcuni dei loro classici, proponevano anche covers tratte dal loro disco Underwater Sunshine (ma non solo, come si evince dalla tracklist del disco):
1 Girl From the North Country
2 Round Here
3 Untitled (Love Song)
4 Four Days
5 Hospital
6 Carriage
7 Start Again
8 I Wish I Was A Girl
9 Sundays
10 Mercury
11 Friend of the Devil
12 Rain King
13 Le Ballet d'Or
14 Up All Night (Frankie Miller Goes To Hollywood)
15 You Ain't Goin Nowhere
Per un titolo, si precisa la provenienza (inconsueta) della cover, ma ci sono anche un paio di Dylan, ad inizio e fine, un brano dei Grateful Dead e alcuni loro classici, con una Round Here di oltre dieci minuti che nella parte centrale cita alcune liriche (e musiche) di Van Morrison, oltre alle versioni delle canzoni dei Teenage Fan Club Start Again, Coby Brown Hospital e Romany Rye Untitled (Love Song). Esce in concomitanza con il tour europeo. In questo momento sono in Australia e Nuova Zelanda, poi una data in Belgio, una in Olanda, alcune nel Regno Unito. Italia? Temo di no! Per fortuna fanno parecchi dischi dal vivo, questo è il quinto, oltre a uno uscito per il download solo su iTunes.
Proseguiamo con le uscite, che sono assolutamente alla rinfusa, come vengono. Se la copertina di questo Box dei Dr.Feelgood All Through The City vi risulta familiare, non vi state sbagliando. In effetti l'avevo già presentato in occasione dell'uscita avvenuta all'incirca un anno fa. Ma ora la EMI (ormai Universal) lo ripubblica in una nuova versione dal formato più contenuto, essendo la prima tiratura andata esaurita: sono sempre 3 CD + 1 DVD che coprono gli anni di Wilko Johnson, dal 1974 al 1977, e perdipiù anche ad un prezzo notevolmente ribassato. Una piccola meraviglia, da non mancare, se ve lo siete perso al primo giro, in uscita il 16 aprile.
70 brani nei CD e 23 nei DVD, veramente imperdibile, una delle band tra i "tesori nascosti" del (pub)rock e del blues britannico degli anni '70, in questa formazione una forza della natura, straordinari. Se la ristampa di Live At the Marquee dei Nine Below Zero vi aveva gasato, questo vi entusiasmerà!
Full Tracklisting
Disc 1:
- 1. She Does It Right (2006 Remaster)
- 2. Boom Boom (2006 Remaster)
- 3. The More I Give (2006 Remaster)
- 4. Roxette (2006 Remaster)
- 5. One Weekend (2006 Remaster)
- 6. That Ain’t the Way to Behave (2006 Remaster)
- 7. I Don’t Mind (2006 Remaster)
- 8. Twenty Yards Behind (2006 Remaster)
- 9. Keep It Out of Sight (2006 Remaster)
- 10. All Through the City (2006 Remaster)
- 11. Cheque Book (2006 Remaster)
- 12. Oyeh! (2006 Remaster)
- 13. Bonie Moronie/Tequila (2006 Remaster)
- 14. I Can Tell (2012 Remaster)
- 15. Going Back Home (2012 Remaster)
- 16. Back in the Night (2012 Remaster)
- 17. Another Man (2012 Remaster)
- 18. Rolling and Tumbling (2012 Remaster)
- 19. Don’t Let Your Daddy Know (2012 Remaster)
- 20. Watch Your Step (2012 Remaster)
- 21. Don’t You Just Know It (2012 Remaster)
- 22. Riot in Cell Block Number Nine (2012 Remaster)
- 23. Because You’re Mine (2012 Remaster)
- 24. You Shouldn’t Call the Doctor (If You Can’t Afford the Bills) (2012 Remaster)
Disc 2:
- 1. I’m Talking About You (Live) (2012 Remaster)
- 2. Twenty Yards Behind (Live) (2012 Remaster)
- 3. Stupidity (Live) (2012 Remaster)
- 4. All Through the City (Live) (2012 Remaster)
- 5. I’m a Man (Live) (2012 Remaster)
- 6. Walking the Dog (Live) (2012 Remaster)
- 7. She Does It Right (Live) (2012 Remaster)
- 8. Going Back Home (Live) (2012 Remaster)
- 9. I Don’t Mind (Live) (2012 Remaster)
- 10. Back in the Night (Live) (2012 Remaster)
- 11. I’m a Hog for You Baby (Live) (2012 Remaster)
- 12. Checkin’ Up On My Baby (Live) (2012 Remaster)
- 13. Roxette (Live) (2012 Remaster)
- 14. Sneakin’ Suspicion (2012 Remaster)
- 15. Paradise (2012 Remaster)
- 16. Nothin’ Shakin’ (But the Leaves On the Trees) (2012 Remaster)
- 17. Time and the Devil (2012 Remaster)
- 18. Lights Out (2012 Remaster)
- 19. Lucky Seven (2012 Remaster)
- 20. All My Love (2012 Remaster)
- 21. You’ll Be Mine (2012 Remaster)
- 22. Walking On the Edge (2012 Remaster)
- 23. Hey Mama Keep Your Big Mouth Shut (2012 Remaster)
Disc 3:
- 1. Dr. Feelgood
- 2. Everybody’s Carrying a Gun (Olympic Version))
- 3. I’m a Hog for You Baby (Olympic Version)
- 4. Time and the Devil
- 5. Lights Out
- 6. Everybody’s Carrying a Gun (Rockfield Version)
- 7. Sneakin’ Suspicion (Demo)
- 8. Malamut (Featuring Wilko Johnson and Mick Green Guitars, Phil Thumpston Bass and The Big Figure Drums)
- 9. Casting My Spell On You (Featuring Wilko Johnson and Mick Green Guitars and Vocals, Phil Thumpston Bass and The Big Figure Drums)
- 10. Comin’ Home Baby (Featuring Wilko Johnson and Mick Green Guitars, Phil Thumpston Bass and The Big Figure Drums)
- 11. I’m Talking About You
- 12. My Girl Josephine
- 13. Small Gains Corner
- 14. (Get Your Kicks On) Route 66 (2006 Remaster)
- 15. I’m a Hog for You Baby
- 16. Stupidity
- 17. She Said Alright
- 18. All Through the City (Live)
- 19. Roxette (Live)
- 20. Boom Boom (Live)
- 21. Keep It Out of Sight (Live) (2012 Remaster)
- 22. Riot in Cell Block No. 9 (2012 Remaster)
- 23. Johnny B Goode (2012 Remaster)
DVD:
- 1. She Does It Right (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
- 2. Boom Boom (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
- 3. All Through the City (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
- 4. Roxette (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
- 5. Riot in Cell Block No 9 (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
- 6. I Don’t Mind (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
- 7. (Get Your Kicks On) Route 66 (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
- 8. Keep It Out of Sight (Live) (Old Grey Whistle Test – BBC March 1975)
- 9. Roxette (Live) (Old Grey Whistle Test – BBC March 1975)
- 10. She Does It Right (Live) (Old Grey Whistle Test – BBC March 1975)
- 11. Back in the Night (45 With Kid Jensen – Granada July 1975)
- 12. Going Back Home (Live)
- 13. I Can Tell (Live)
- 14. All Through the City (Live) (2005 Digital Remaster)
- 15. I’m a Hog for You Baby (Live) (2005 Digital Remaster)
- 16. Riot in Cell Block Number Nine (Live) (2005 Digital Remaster)
- 17. Roxette (Live)
- 18. You Shouldn’t Call the Doctor (If You Can’t Afford The Bills) (Live) (2005 Digital Remaster)
- 19. (Get Your Kicks On) Route 66 (Live)
- 20. Back in the Night (Live) (2005 Digital Remaster)
- 21. She Does It Right (Live) (Kuusrock Festival July 1975 – Finland)
- 22. Roxette (Live) (Kuusrock Festival July 1975 – Finland)
- 23. Band Interview (Conducted by Matti Rosvall)
Sempre a proposito di cofanetti, questo box di 3 DVD dedicato agli Eagles, History Of The Eagles appunto, anche in triplo Blu-Ray e in una limited edition da 250 dollari per fans sfegatati, uscirà il 30 aprile, per la Jigsaw Productions in America e per la Polydor in Europa. Secondo il comunicato stampa, questo il contenuto
• 3 Disc DVD in 5.1 Surround Sound and Stereo
• Packaged in a six-panel digipak with accompanying photo booklet.
• 4 hours of never before seen material from the past 40 years.
• Disc One: Part One explores the creation and rise to fame in the 1970’s through their breakup in 1980.
• Disc Two: Part Two details the band’s reunion in 1994 through the Hell Freezes Over tour to present day.
• Bonus Disc: Exclusive concert, Eagles Live at the Capital Centre March 1977.
• Directed by Alison Ellwood, along with Producer and Academy Award-winning documentarian, Alex Gibney.
La "fregatura" (tra virgolette, le ho messe) è che il Bonus Disc, quello del concerto, non riporta il concerto completo (che pare esista) ma solo una parte, ci sono i classici, Hotel California, New Kid In Town, Take It To The Limit, One Of These Nights, Lyin' Eyes, Rocky Mountain Way, Best Of My Love,Take It Easy, ma ne manca un pezzo. Ci si dovrà accontentare, la buona notizia è che dovrebbe costare abbastanza poco, sui 20 euro quella doppia e sui 30 quella con il terzo dischetto bonus.
Nel frattempo, il 2 aprile, la Rhino pubblicherà The Studio Albums 1972-1979 un box con i primi, classici, 6 albums. A prezzo super speciale. I titoli non c'è bisogno di metterli, li vedete. Non lo trovate ancora in questa lista di uscite, ma a maggio, da confermare, è in uscita anche il nuovo album di Don Henley Cass County, in preparazione da tre anni, con la collaborazione di Stan Lynch, il vecchio batterista degli Heartbreakers di Tom Petty, che sembra segnare una sorta di ritorno alle vecchie sonorità del suo gruppo, vedremo. Nel frattempo guardatevi il video qui sotto.
Proseguiamo, sempre a caso. Nuovo album, Steve Earle & The Dukes (& Duchess), The Low Highway, 16 aprile per la New West Records. In questo caso da avere assolutamente la versione CD+DVD, con la parte video che riporta 4 brani dall'Austin City Limits di Earle, il Making Of dell'album, il video di Invisible e l'audio in 24 bit. Dai primi ascolti uno dei suoi migliori in assoluto.
Sempre a proposito di cofanetti, ecco quello dedicato ai Kings Of Leon, The Collection Box, in 5 CD e 1 DVD il 14 maggio p.v., per la Sony Legacy, esce l'opera omnia di una delle band più interessanti del nuovo rock americano. Tutti gli album sono nelle versioni internazionali, quelle con bonus (non molte per la verità, più o meno una per CD, solo nel quinto CD ce ne sono tre), questa la lista completa dei brani, in ogni caso la parte più interessante (oltre al prezzo) è il DVD, dal vivo alla 02 Arena di Londra nel 2009:
CD 1
1. Red Morning Light
2. Happy Alone
3. Wasted Time
4. Joe's Head
5. Trani
6. California Waiting
7. Spiral Staircase
8. Molly's Chambers
9. Genius
10. Dusty
11. Holy Roller Novocaine
12. Talihina Sky (from int'l version)
CD 2
1. Slow Night, So Long
2. King Of The Rodeo
3. Taper Jean Girl
4. Pistol Of Fire
5. Milk
6. The Bucket
7. Soft
8. Razz
9. Day Old Blues
10. Four Kicks
11. Velvet Snow
12. Rememo
13. Where Nobody Knows (from int'l version)
CD 3
1. Knocked Up
2. Charmer
3. On Call
4. McFearless
5. Black Thumbnail
6. My Party
7. True Love Way
8. Ragoo
9. Fans
10. The Runner
11. Trunk
12. Camaro
13. Arizona
CD 4
1. Closer
2. Crawl
3. Sex On Fire
4. Use Somebody
5. Manhattan
6. Revelry
7. 17
8. Notion
9. I Want You
10. Be Somebody
11. Cold Desert
12. Frontier City (from MOV LP)
CD 5
1. The End
2. Radioactive
3. Pyro
4. Mary
5. The Face
6. The Immortals
7. Back Down South
8. Beach Side
9. No Money
10. Pony Up
11. Birthday
12. Mi Amigo
13. Pickup Truck
14. Celebration (from int'l deluxe)
15. Radioactive (Choir Mix)
16. Closer (Presets Remix)
DVD
1. DVD - Live At The O2
Finiamo il giro di oggi con un'altra ristampa, la prima del catalogo Warner dei R.E.M., sempre nell'ambito dell edizioni doppie per il venticinquennale dall'uscita, è il turno di Green, Rhino/Warner, in uscita il 13 maggio, ma, come potete verificare dalla lista dei contenuti qui sotto, c'è una sorpresa (non so quanto piacevole):
Disc 1:
1.Pop Song 89
2.Get Up
3.You Are the Everything
4.Stand
5.World Leader Pretend
6.The Wrong Child
7.Orange Crush
8.Turn You Inside-Out
9.Hairshirt
10.I Remember California
11.11/Unititled
Disc 2: Live at the Greensboro Coliseum, Greensboro, NC – 11/10/1989
1.Stand
2.The One I Love
3.Turn You Inside Out
4.Belong
5.Exhuming McCarthy
6.Good Advices
7.Orange Crush
8.Cuyahoga
9.These Days
10.World Leader Pretend
11.I Believe
12.Get Up
13.Life and How to Live It
14.Its the End of the World As We Know It (and I Feel Fine)
15.Pop Song 89
16.Fall on Me
17.You Are the Everything
18.Begin The Begin
19.Low
20.Finest Worksong
21.Perfect Circle
R.E.M., Live in Greensboro EP (CD EP only on Record Store Day w/ missing tracks from live show)
1.So. Central Rain (I’m Sorry)
2.Feeling Gravitys Pull
3.Strange
4.King of Birds
5.I Remember California
Come spiega bene la scritta, che comunque traduco, il concerto al Greensboro Coliseum nel secondo CD non è completo, i cinque pezzi che mancano, li trovate nell'EP qui sopra, in uscita il 16 aprile per il Record Store Day del 20 aprile. Astuzia e marketing riunite in un colpo solo, geniali! Si tratta di una delle date immortalate in Tourfilm.
Continua...penso domani.
Bruno Conti
19:57 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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15/02/2013
Era Ora! Finalmente In CD. Tom Jans - Loving Arms The Best Of 1971-1982
Tom Jans – Loving Arms: Best Of 1971-1982 –Raven Records ****
Tom Jans, in un certo senso, è il prototipo perfetto del “Beautiful Loser”: bello ,e magari non dannato, ma sicuramente perdente. La sua storia è lì a testimoniarlo, addirittura nella biografia su Wikipedia non è certa neppure la data di nascita (e non è che sia nato nella notte dei tempi), 9 febbraio 1948-barra 1949 riporta l’enciclopedia della rete, ma le altre biografie e il suo sito, tuttora attivo e molto interessante http://www.tomjans.com/, dicono ‘48 mentre, purtroppo, è certa la data della morte, 25 marzo 1984. Ma in mezzo sono successe molte cose, il problema è che non le conosce quasi nessuno; nativo di Yakima, nello stato di Washington, figlio di un agricoltore amante di Hank Williams e con una mamma spagnola appassionata di flamenco, la musica ha sempre girato nella sua casa, soprattutto dopo il trasferimento a San Jose in California. Saltando un po’ di passaggi, arriviamo al 1970, quando tramite gli auspici di Jeffrey Shurtley, collaboratore di Joan Baez, viene presentato alla sorella della Baez, Mimi Farina (altra cantante di talento ma sfortunatissima, vedova del grande Richard Farina, con cui registrò dei dischi epocali di folk per la Vanguard): i due appaiono lo stesso anno al Big Sur Folk Festival (non l’annata del film) e, l’anno successivo, dopo avere girato in tour come supporto di James Taylor e Cat Stevens, vengono messi sotto contratto dalla A&M, che pubblica il loro primo (e unico) album, Take Heart.
Se leggete i giudizi dei fans, a seconda dei punti di vista, quello scarso nel duo era Tom Jans o Mimi Farina, ma tutti concordano nel dire che, insieme, erano una valida coppia, sia per le armonie vocali che per la tecnica alle chitarre acustiche, che, con qualche spruzzata di pedal steel (Sneaky Pete) e l’apporto discreto di Leland Sklar, Russ Kunkel e Craig Doerge, costituivano il cuore del sound di questo disco, dove la presenza di Jans come autore è limitata a tre brani, firmati insieme alla Farina. Nell’antologia della Raven che stiamo trattando Loving Arms:Best Of 1971-1982, da quel disco provengono due dei brani migliori, Carolina, un bell’esempio di West Coast acustica alla James Taylor e Letter To Jesus, un country-folk con pedal steel, cantato all’unisono. Successo zero, e i due si dividono, ma nel frattempo interviene quella che i più fini definirebbero “un colpo di fortuna”, ma più volgarmente fu una “botta di culo”, uno dei nuovi brani scritti da Jans, Loving Arms, diventa un successo per Dobie Gray, e secondo quello che diceva lo stesso Tom, tramite un incontro fortuito in treno con Elvis Presley, ma probabilmente è una delle tante leggende apocrife della musica rock, diventa una degli ultimi grandi successi di Elvis (la versione video che trovate nel Post è quella di Presley, perché la versione originale non è stata caricata, c'è di chiunque ma non quella di Jans, che è bellissima) e, negli anni, l’unica canzone conosciuta di Tom Jans, brano che verrà cantato, tra gli altri, da Kris Kristofferson, Dixie Chicks e Irma Thomas nelle versioni da ricordare. L’album omonimo del 1974, registrato a Nashville con la crema dei turnisti dell’epoca (Troy Seals, Reggie Young, David Briggs, Mike Leech, Weldon Myrick, Kenny Malone più Lonnie Mack) contiene questa meravigliosa ballata, un brano malinconico che rivaleggia con le canzoni più belle di Tom Waits, Jackson Browne e Eagles di quegli anni, stupenda ancora oggi.
Sempre da Tom Jans del 1974, sull’antologia Raven appaiono anche Old Time Feeling, Margarita e Free And easy, altre piccole meraviglie di country all’altezza del meglio di Townes Van Zandt, Guy Clark, Jerry Jeff Walker e Guthrie Thomas (altro grandissimo servito male dall’industria discografica). A titolo informativo, la Real Gone Music annuncia per aprile la ristampa dei primi due dischi. Dopo l’insuccesso anche di questo disco, se ne torna in California dove conosce un altro musicista tormentato dal talento immenso, Lowell George, che sarà il produttore esecutivo dell’album, The Eyes Of An Only Child, etichetta Columbia (ho verificato sul vinile, uno dei pochi che ancora posseggo, come tutti quelli di Jans), anno 1975, disco stupendo, con George che si porta dietro alcuni Little Feat, oltre a Fred Tackett, David Lindley, Jesse Ed Davis, Jerry McGee (e ricordiamo solo i chitarristi), anche i batteristi? Jeff Porcaro, Jim Keltner, Harvey Mason, oltre alle armonie vocali di Valerie Carter ed Herb Pedersen. Il disco, naturalmente, è una meraviglia, percorso dalla slide di Lowell George e con una serie di canzoni, più rock, ma che possono ricordare anche il miglior Jackson Browne: Gotta Move, Once Before I Die, Struggle In Darkness, Out Of Hand e The Eyes Of An Only Child sono quelle presenti nell’antologia Raven, da sentire per credere.
La Columbia gli concede ancora una chance, un disco “scuro” e pessimista sin dal titolo, Dark Blonde, che molti considerano il suo capolavoro (chi scrive ha una leggera preferenza per il precedente, ma averne di dischi così), Lowell George non c’è più, ma nel disco ci sono ancora Bill Payne, Fred Tackett, Jerry Swallow e una serie di ottimi musicisti californiani, difficile fare meglio di brani come di Distant Cannon Fire o Back On My Feet Again, ma anche Inside Of You e Why Don’t You Love Me, sempre presenti nel CD, non sono da meno. I due album sono apparsi brevemente in CD, solo sul mercato giapponese, e proprio in Giappone, dopo 5 anni di silenzio, viene pubblicato l’ultimo album, quasi sconosciuto (più degli altri) di Tom Jans. Siamo nel 1982, il disco si chiama Champion, è prodotto da Don Grusin, ancora una volta con un parterre de roi di musicisti, oltre ai soliti Payne, Tackett, Porcaro, Carter, Sklar ci sono anche Lee Ritenour, Steve Lukather, Bob Glaub, Paul Barrere, Ernie Watts: il sound è un po’ più leccato, commerciale, figlio di quegli anni, tra Toto e sound 80’s, ma ci sono delle eccezioni come l’eccellente ballata pianistica Mother’s Eyes e Working Hot che ha qualcosa degli Steely Dan più riflessivi o l’acustica e malinconica Lost In Your Eyes che si ricollega agli album precedenti.
Solo When The Rebel Comes Home, presente nel CD ha quel sound più modaiolo e commerciale che peraltro non gli ha fatto vendere di più, visto che di questo album, per molti anni, si è addirittura ignorata l’esistenza. Verso la fine del 1983 Jans è coinvolto in un serio incidente motociclistico e, in via di guarigione, il 25 marzo del 1984, a seguito di una overdose lo sfortunato Tom ci lascia. Direi che la sua parabola è stata esattamente inversa al suo talento, che era grandissimo, ma le strade del rock sono lastricate di queste storie. Almeno questo CD, che peraltro esce solo nella lontana Australia, colma una lacuna imbarazzante: non so se molti se ne sono accorti o ci hanno fatto caso, ma su Bone Machine, Tom Waits, gli ha dedicato una canzone Whistle Down The Wind (For Tom Jans), un tributo alla sua grandezza. Un piccolo capolavoro e un CD da avere, consigliato a tutti gli amanti della buona musica, veramente imperdibile!
Bruno Conti
16:08 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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05/07/2012
Non Un Capolavoro...Ma Neppure Un Brutto Disco! Joe Walsh - Analog Man
Joe Walsh - Analog Man - Fantasy/Universal - Deluxe CD + DVD
Non sono mai stato un grandissimo fan di Joe Walsh, l’ho sempre considerato per quello che in realtà è: un ottimo chitarrista, un buon animale da palcoscenico (talvolta al limite del clownesco), ma dal punto di vista vocale e del songwriting un personaggio di seconda, o forse anche di terza fascia. Musicista di secondo piano negli anni settanta (anche se con la James Gang ha fatto la sua figura), deve senz’altro la sua popolarità al fatto di essere stato chiamato negli Eagles come sostituto di Bernie Leadon, e di avere esordito con loro proprio in Hotel California, cioè in uno degli album più famosi di tutti i tempi. Ma da solista non ha mai combinato granché di buono (come tutte le Aquile d’altronde, escluso forse Don Henley), con l’eccezione dei due dischi a nome Barnstorm, quello omonimo e l’ottimo The Smoker You Drink… e a parte un altro paio di album discreti negli anni settanta, vivendo sempre di rendita su vecchie canzoni come Life’s Been Good, Rocky Mountain Way o In The City. In più, Analog Man arriva a ben vent’anni di distanza dalla sua ultima fatica, quel Songs For A Dying Planet che non aveva certo fatto gridare al miracolo, per usare un eufemismo.
Quindi, direte voi, perché questo post? Perché il produttore (solo in cinque brani su dodici, parlo della “solita” versione deluxe, quella normale ne ha dieci) è un mio autentico pallino: Jeff Lynne, negli ultimi anni poco attivo ma a cavallo tra gli ottanta ed i novanta era un vero produttore deluxe, avendo collaborato con il gotha della musica rock mondiale.
Solo per fare qualche nome (ma la lista sarebbe lunghissima): George Harrison (che lo ha “sdoganato” dopo che la critica di mezzo mondo lo odiava per il fatto di essere il leader della Electric Light Orchestra), Roy Orbison, Tom Petty (forse il suo apice come produttore e co-autore), Traveling Wilburys, Paul McCartney, Randy Newman, Del Shannon, oltre ai riuniti Beatles e a Brian Wilson (che è uno che ha probabilmente bisogno di tante cose, ma non certo di un produttore). E comunque, Lynne a parte (che, ripeto, agisce in meno del 50% del disco, ma guarda caso i tre brani migliori vedono lui alla consolle), Analog Man è, contro ogni previsione, un buon disco di classico rock californiano: Walsh si è preso il suo tempo, ma ha messo a punto una serie di canzoni che, pur non essendo dei capolavori, non deludono (tranne un paio di casi, ma temevo peggio!), la voce è sempre quella che è, ma la grinta c’è e la tecnica chitarristica la conosciamo tutti. E poi, per fortuna, le cose meno riuscite Joe le ha lasciate quasi alla fine del disco.
Oltre a Lynne, nell’album sono presenti nomi altisonanti come Ringo Starr (che se non lo sapete è il cognato di Joe, in quanto Walsh ha sposato Marjorie Bach, sorella di Barbara), il bassista dei Crazy Horse Rick Rosas, oltre a David Crosby e Graham Nash ai cori in Family.
Joe parte bene con la title track (nella quale ci rivela essere un nostalgico delle vecchie tecnologie e di diffidare delle nuove), un potente rock dei suoi, ma anche orecchiabile, con la mano di Lynne che si sente eccome, specie nel suono della batteria, nella nitidezza della strumentazione e nel suo tipico big sound). Ancora meglio Wrecking Ball (titolo un po’ inflazionato ultimamente…), dotata di un ritornello estremamente piacevole, un bell’assolo di slide e Lynne che suona tutti gli strumenti tranne la lead guitar e canta i cori. L’ex ELO deve aver lasciato il segno, in quanto anche Lucky That Way, pur se prodotta dal solo Walsh, risente palesemente dell’influenza del barbuto inglese: una bella ballata solare californiana, cantata bene da Joe e con il giusto campionario di chitarre acustiche e riverberi; Spanish Dancer sembra davvero un brano dell’ultimo periodo della ELO, se non fosse per un paio di intermezzi chitarristici tipici di Joe. Band Played On, dal sound orientaleggiante, non è un granché, anche se il bel finale chitarristico la risolleva, mentre Family è una discreta slow ballad (genere nel quale Joe non ha mai eccelso), nobilitata dalle inconfondibili voci di Crosby & Nash, anche se il synth di sottofondo ce lo potevano risparmiare.
One Day At A Time, che vede il ritorno di Lynne in consolle, è una canzone che gli Eagles hanno già proposto dal vivo negli anni più recenti: una bella canzone, sul genere delle cose migliori di Joe, ed il tocco di Jeff non può che farle bene (anche se qui sembra più Wilburys che Eagles). Di certo il brano migliore del CD. Hi-Roller Baby scivola via gradevole ma innocua, Funk 50, seguito palese della celebre Funk # 49, mostra più muscoli che cervello, mentre India è uno strumentale abbastanza assurdo, un brano ambient-techno-dance senza né capo né coda. Una schifezza, in poche parole.
Per fortuna arriva Lynne a rimettere le cose a posto con Fishbone, che non è un capolavoro ma almeno ha i suoni in ordine, mentre l’ultimo brano è del tutto particolare: But I Try è infatti frutto di una jam inedita, incisa nei primi anni settanta, dalla James Gang con Little Richard (che è anche il cantante solista), un buon brano di rock classico, abbastanza lontano dallo stile tipico del rocker di colore, ma con uno splendido duello finale tra il suo pianoforte e la chitarra di Walsh.
Quindi un buon disco, almeno per tre quarti, che non dovrebbe comunque far rimpiangere i soldi spesi: Joe Walsh non è un fenomeno (e lo sa), ma stavolta è riuscito a non strafare (India a parte) e quindi direi che si merita la promozione, anche se alla lode forse non ci arriverà mai.
Marco Verdi
P.S: per la precisione, la versione deluxe contiene anche un DVD con il making of e tre brani dal vivo.
*NDB (Nota del Blogger o del Bruno, come preferite). Oggi doppia razione, appena sotto trovate un'altra recensione. Quando non vedete la mia firma ma quella di uno dei graditi ospiti del Blog, non sto riposando in panciolle ma devo comunque "preparare" i Post che poi leggete, munendoli di foto, filmati e quant'altro. Buona lettura!
11:08 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Disco UFO, Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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12/06/2012
Un Inatteso E Gradito Ritorno. Tom Kell - This Desert City
Tom Kell – This Desert City – 17° Degrees Recording 2011
Correva il lontano anno 1993, quando il mio amico Bruno mi consigliava (come sempre bene) l’acquisto di Angeltown, di tale Tom Kelly, uno sconosciuto musicista che ha suonato per una decina d’anni con una Band di Seattle The Skyboys, poi ha deciso di fare il solista. Tom, di padre americano e madre austriaca, non è certamente di primo pelo, ed è un cantautore nel puro senso del termine. Ha esordito con Lonely Town (1987), seguito da One Sad Night (1990) un disco di “soft country”, mentre il già menzionato Angeltown (1993) mostra una caratura superiore e una raggiunta maturità. Dopo una lunga pausa e il ritorno con The Ultimate Distraction (2002) e una raccolta di brani natalizi Christmas Comin’ Down (2002), il nostro si ritira dalle scene e si ricicla come autore.
Ora, dopo molti anni di distanza dagli studi di registrazione e dai palchi, ritorna inaspettatamente con This Desert City, un lavoro prodotto da Jeffrey Cox , che si avvale di illustri ospiti pescati dal giro di Los Angeles, come Kenny Edwards (Karla Bonoff e Linda Ronstadt), Bob Glaub (Jackson Browne e John Fogerty), Greg Leisz (Robert Plant, Alison Krauss, KD Lang), Don Heffington (Bob Dylan, Emmylou Harris, Dave Alvin), il grande David Lindley, e Valerie Carter ai cori.
L’iniziale Which Road è molto “eaglesiana”, mentre Sometimes è una ballata interiore e dolcissima. Texas On The 4th Of July inevitabilmente mi ricorda Dave Alvin, segue una intrigante versione di un classico come Dont’t Let Me Be Misunderstood , con chitarra spagnoleggiante e la fisarmonica in evidenza, e la voce della Carter al controcanto. Si ritorna dalle parti delle “aquile” con The Way Of The World, mentre Dove è un brano intimista cantato in duetto con Valerie. Un cenno a parte se lo meritano Sands Of Time e Hold On, composizioni dalla vena più country, mentre Baby’s In Black è la seconda “cover” del CD, un pezzo di Lennon/McCartney che Tom eseguiva fin dai tempi antichi degli Skyboys, qui rivisitata in versione “campestre”. Chiude una splendida I Wouldn’t Trust The Moon, ballata dalla vena romantica che ricorda il miglior John Hiatt.
This Desert City è un disco piacevole , ben strutturato, con arrangiamenti semplici ma molto curati, è fatto ad “hoc” per evidenziare la forte linea melodica delle canzoni, dove Tom descrive amori e cuori spezzati, parla di gente comune, ma l’amore è sempre al centro della sua scrittura, tipicamente “californiana” (vedi Eagles e Jackson Browne), il suo universo musicale.
Grande ritorno per Tom Kell, un cantautore raffinato che non ha mai avuto il successo che avrebbe meritato, un bel disco per chi ama la musica cantautorale, e il sottile desiderio di conoscere artisti minori, non certamente inferiori a strombazzate presunte “stars” attuali.
Tino Montanari
09:20 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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13/01/2012
Un Altro Secreto (Ben Custodito) Del Rock Americano - The Buddaheads - Wish I Had Everything I Want
The Buddaheads – Wish I Had Everything I Want – Wilshire Park Entertainment
Questo è un disco “strano” ma veramente bello di rock, quello classico Americano degli anni ’70, quando non c’erano regole o etichette, se volevi fare un disco con brani rock-blues, country, psichedelici, prendevi e lo facevi. Pensate, per avere un’idea, ai primi Dire Straits se Mark Knopfler fosse vissuto in America, poi di colpo vi trovate ad ascoltare il Robben Ford più ispirato e in un battibaleno ecco gli Eagles più rock, ma anche quelli country. E il bello è che si tratta sempre di lui, Alan Mirikitani aka BB Chung King, un musicista di origini asiatiche (i Buddaheads erano gli immigrati che arrivavano negli Stati Uniti dall’Asia dopo la II guerra mondiale) ma che vive ed opera in California nell’area di Burbank dove ha anche uno studio di registrazione.
Un vero virtuoso della chitarra in cui mi ero imbattuto la prima volta recensendo per il Busca il disco di Mick Stover e poi ho approfondito la sua conoscenza nelle vesti di BB Chung King quando è più blues oriented o con questi Buddaheads che sono più eclettici. Inutile dire che i dischi non sono per nulla facili da trovare (non è neppure chiaro quanti ne ha fatti, vista la miriade di alter ego, direi almeno cinque o sei) ma Mirikitani è un “manico” di quelli che stupiscono, un buon autore, un cantante di notevole appeal, un musicista completo quindi e anche se le fonti di ispirazione sono le più disparate il risultato finale per quanto derivativo (e chi se ne frega), soprattutto in questo CD, probabilmente il migliore della sua carriera, è veramente eccellente.
Oltre 70 minuti di musica dove si passa dal rock californiano primi anni ’70 di 123 Old John dove la chitarra di Mirikitani interagisce con l’ottima slide di Randy Mitchell per una serie di assoli che scorrono fluidi e godibili come i Dire Straits degli esordi, citati prima e nello stesso tempo è anche una bella canzone con una struttura solida e belle armonie vocali. Blink Of An Eye è un altro esempio della facilità di scrittura di Mirikitani, un classico country-rock westcoastiano di nuovo con doppia chitarra in azione. Goin’ Out Of My Mind, con i fiati sincopati e l’organo di Jim Pugh in evidenza è solido blues-soul alla Robert Cray dei giorni migliori e la chitarra è sempre scintillante. Tattoo Girl farebbe il suo figurone in qualsiasi disco di Robben Ford, di nuovo in accoppiata con la slide di Mitchell, il buon Alan dimostra ancora una volta perché è considerato uno dei migliori chitarristi in circolazione. E nello slow Mountain Of Blues stende tutti con un brano che mi ha ricordato il miglior Ronnie Earl, e in più canta pure bene.
Poi, improvvisamente, ti ritrovi con le atmosfere country di This Love Of Mine, ma è un attimo e si ritorna al rock grintoso di Head First Into The Wall con la chitarra “cattiva” di Mirikitani (ogni volta devo controllare se ho scritto bene il nome!) in primo piano. A questo punto sei lì tutto attizzato con la tua air guitar e ti parte una sequenza di ballate country dolci e melodiche che non ti aspetteresti: You And Me, No Part Of It, She’ll Never Know e Jack Of All Trades, una più bella dell’altra che nemmeno gli Eagles dei tempi migliori e sembra di essere in un altro disco, impressione stranissima ma non si può negare che è musica di grande qualità.
A questo punto avevo estratto lo Stetson quando ti parte un funky-blues psichedelico alla Jimi Hendrix, Evil che ti stende di nuovo, nella parte centrale Mirikitani strapazza la sua chitarra ed estrae delle sonorità incredibili dalla solista, e “diciamolo” come avrebbe detto l’ex ministro La Russa/Fiorello, che è un disco pieno di sorprese, nel senso letterale delle parole! Trailer Queen avreste potuto trovarla su Desperado o su qualche disco di Rick Roberts e Wish I Had Everything I Want su qualche disco della Steve Miller Band dei tempi d’oro, per concludere con una Psychedelic Highway, un brano strumentale che si presenta da solo, con slide e solista di nuovo in grande spolvero. Musica da autostrada in macchina, da casa, da cuffie, dove volete ma ascoltatela perché questo tipo è veramente bravo! Forse i fans della prima ora non apprezzeranno la svolta meno rock-blues rispetto ai dischi precedenti, ma al sottoscritto è piaciuto parecchio. Caldamente consigliato.
Bruno Conti
11:32 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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15/11/2011
Piaceri Proibiti! Pablo Cruise - It's To Good To Be Live
Pablo Cruise – It’s Good To Be Live – BDG/Red Distribution CD+DVD
Negli anni ’70 c’era tutto un fiorire di nuovi gruppi e personaggi che a tutt’oggi sono considerati tra i depositari della buona musica (e non stiamo a fare i nomi, ma si sanno), poi c’era tutto un sottobosco di solisti e gruppi che potremmo definire “piaceri proibiti”, ovvero gente che faceva comunque buona musica ma non erano politically correct o perché erano commerciali o perché facevano della cosiddetta musica “orecchiabile”.
Quindi se qualcuno a quei tempi ti chiedeva cosa ascoltavi erano molto più cool, figo se preferite, dire” mah, io ascolto soprattutto Metal Machine Music di Lou Reed, gli Art Ensemble of Chicago e Shirley & Dolly Collins, ah sì…anche John Fahey”, non potevi certo confessare che ascoltavi anche, chessò i Supertramp di Crime Of The Century, o i primi Journey o Loggins & Messina, questi ultimi forse un po’ borderline ma ammessi, perché questa confessione sarebbe stata "un'anatrema" come avrebbe detto Faletti ai tempi dei testimoni di Bagnocavallo. Anche i Pablo Cruise erano tra questi piaceri proibiti.
Nato nel 1973 dallo scioglimento dell’ultima versione degli Stoneground dell’ex Beau Brummels Sal Valentino, il gruppo era composto da alcuni ottimi musicisti californiani, tra cui i due leader Cory Lerios alle tastiere (soprattutto piano) e voce, e David Jenkins alla chitarra e altro vocalist della band, alla batteria c’era ( e c’è tuttora, come gli altri due), Steve Price. Lo stile era quel rock americano, californiano se preferite, molto piacevole, ben suonato, con agganci ai Journey e Loggins & Messina già citati, ma anche il primo Billy Joel, Huey Lewis (che non a caso firma le note del libretto) con i suoi Clover, gli Eagles del secondo periodo, quelli meno country-rock, i primi Toto, insomma più o meno ci siamo capiti.
Oltre a tutto, dopo un paio di album, il primo omonimo del 1975 e Lifeline del 1976, con il terzo A Place In The Sun del 1977 arriva il grande successo con Whatcha Gonna Do? e la title-track. Poi ribadito con il successivo Worlds Away. In quegli anni i Pablo Cruise erano uno dei gruppi rock americani di maggior successo e, con le dovute prospettive, facevano anche della buona musica, commerciale ma suonata e cantata con gran classe, anche se poi a fine carriera hanno perso molto del loro smalto.
Questo per chi non li ha mai sentiti nominare. Per chi li conosce ed apprezza la loro musica questo doppio It’s Good To Be Live è il primo disco dal vivo della loro carriera ed è una piacevole sorpresa, Lerios And Jenkins sono in gran forma sia a livello vocale che strumentale, i successi ci sono tutti: Worlds Away, A Place In The Sun, Love Will Find A Way,(entrambe riprese anche nel finale, se piacciono si rifanno!), Whatcha Gonna Do, Ocean Breeze. Ma anche brani meno conosciuti e più recenti; il tutto eseguito con grande vigore, sarà musica orecchiabile ma Cory Lerios è un pianista di tutto rispetto, non ha nulla da invidiare al miglior Billy Joel, le mani volano sulle tastiere e gli assoli sono frenetici e sempre diversi tra loro, David Jenkins con la sua chitarra si alterna al proscenio con interventi brevi e ficcanti ed entrambi hanno delle belle voci che spesso armonizzano con quel sound californiano che li contraddistingue. Quindi scordatevi quelle reunion di maniera, con musicisti bolsi e alla frutta, qui la musica, sempre con i limiti già ricordati, è piacevole e piena di verve, il pubblico si diverte, noi che ascoltiamo il CD o guardiamo il DVD pure, quindi perché non consigliarlo? E infatti lo faccio!
Bruno Conti
10:11 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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09/10/2011
Poche Balle, E' Proprio Bello! Ryan Adams - Ashes And Fire
Ryan Adams - Ashes And Fire - Pax-Am/Columbia
Mi sono preso tutto il tempo per ascoltarlo bene e con calma in questa settimana (tanto esce l'11 ottobre) e devo ammettere che mi piace molto, questo Ashes And Fire del "ritrovato" Ryan Adams è un bel disco, per metterla giù semplice! Ritrovato, ma dove era andato? Semplicemente si era preso del tempo per risolvere i suoi problemi fisici causati da una vita di eccessi che aveva minato la sua salute, mentale e fisica, perché spesso nei comunicati rilasciati sul suo sito straparlava, anche nell'ultimo, quello dove annunciava lo scioglimento dei Cardinals e il suo ritiro dalle scene, tra liti con la stampa, (rea di non trattarlo bene, ma non sempre) e le varie case discografiche che dovevano sottostare ai suoi capricci. Insomma, un carattere di merda! Ma questo non gli impediva di fare ancora dei dischi belli (ogni tanto) e discreti (il più delle volte, ma comunque nettamente superiori a molto di quello che circola abitualmente) anche se lontani dai vertici di Heartbreaker, Gold o dei tempi dei Whiskeytown. A me III/IV non era dispiaciuto, ma il disco Orion, pseudo-metal era una cagata pazzesca.
Questo aveva fatto sì che musicisti come James Maddock, Israel Nash Gripka o Ray LaMontagne, tanto per citarne alcuni, lo avessero superato a destra, con le loro vetture musicali senza neanche mostrargli la freccia. Bravi, molto bravi, ma non più di lui. Il nostro amico dice che la scintilla che gli ha riacceso la voglia di fare musica di qualità è stato l'ascolto di un disco di Laura Marling, non l'ultimo, quello prima, I Speak Because I Can che secondo lui denotava la capacità di realizzare dischi di "sani principi" musicali da parte della ragazza (e non aveva ancora sentito quello nuovo che è anche meglio giovani-talenti-si-confermano-laura-marling-a-creature-i-...) e ha riacceso la sua ispirazione. Per mantenere il paragone automobilistico, si è preso un autista di lusso, Glyn Johns (il babbo di Ethan che aveva prodotto i suoi dischi migliori) e con questo signore alla guida della nuova vettura li ha risuperati in tromba. D'altronde uno che ha prodotto Beatles, Who, Dylan, Stones, i primi 3 Eagles e "qualcun" altro (ogni tanto cannando, le sue produzioni di New Model Army e Gallagher & Lyle non sono entrate nella storia), difficilmente, alle prese con un musicista di talento, avrebbe potuto causare un pasticcio. E poi le sue tecniche di registrazioni, calde, analogiche, con una grande presenza del suono, 40 anni fa erano talmente avanti che oggi sono ritornate di moda.
Quindi state per ascoltare un capolavoro? Magari no, ma come dicevo prima, un bel disco sicuramente, uno dei migliori del 2011 e per uno che da molti critici era dato per spacciato non è un brutto risultato, e la stampa di tutto il mondo (che non sempre lo sopporta) lo ha sottolineato con una serie di ottime recensioni, quasi tutte da 4 stellette meno Uncut più prudente con 3 ma con un giudizio nettamente positivo.
Questo è il classico disco da cantautore, come quelli che negli anni '70 facevano gente come Elton John (Tumbleweed Connection, il suo più "americano"), James Taylor (Sweet Baby James o Mud Slide Slim, Fire and Rain - Ashes and fire, qualche analogia c'è) o Gram Parsons, mica bruscolini, per non parlare di Neil Young. Dischi dove in teoria succede poco a livello musicale, ma quel "poco" viene eseguito in modo divino, tra chitarre acustiche, un piano (Norah Jones o Benmont Tench ma anche lo stesso Ryan), un organo (ancora Benmont Tench, veramente magnifico), una sezione ritmica discreta ma presente e su tutto la voce ispiratissima di Ryan Adams che inanella una serie di ballate calde ed avvolgenti, a partire dalla magnifica Dirty Rain dove l'organo di Tench disegna magici ghirigori intorno agli altri strumenti. Anche Ashes and Fire con quel suo suono tra la West Coast dei primi Eagles, certe sonorità della Band e quell'onnipresente pianino che mi ricorda l'Elton John degli inizi è una gran della canzone, c'è anche uno dei rari, ma efficaci, assoli di chitarra elettrica ben delineata dalla produzione di Glyn Johns, attenta a tutti i particolari.
Ho una particolare predilezione per un brano come Come Home (non è un rafforzativo, in inglese è così) che inizia con un giro di chitarra acustica che esce pari pari dai solchi dei dischi più belli di James Taylor e cresce lentamente, con dolcezza, fino al minuto 1'17" quando entrano contemporaneamente una pedal steel e la seconda voce di Norah Jones e il rito dei vecchi duetti indimenticabili tra Gram Parsons ed Emmylou Harris rivive con forza, veramente una canzone memorabile. Rocks magari non terrà fede alla lettera al suo titolo ma ricorda molto la musica del Neil Young dei primi album, quello meno rocker ma grande balladeer, intenso e quasi sussurrato in un leggero falsetto, questo brano ha molti punti in comune con l'opera del canadese e il leggero arrangiamento di archi aggiunge una patina di malinconia a tutto l'insieme. Do I Wait è un'altra bellissima, direi maestosa canzone dalle atmosfere sospese con l'organo di Benmomt Tench ancora una volta grande protagonista e l'assolo di chitarra che guida il crescendo finale prima del ritorno alla quiete. Molto bella anche la breve Chains Of Love (ma ce n'è una brutta?) con il dualismo tra le chitarre e la sezione di archi e la voce più spiegata di Ryan Adams.
Invisible Riverside mi ha ricordato per ceri versi la musica del suo "concorrente" Ray LaMontagne che a sua volta prende la sua ispirazione da Van Morrison (che però ricorre nella musica di entrambi, e lui, Van, lo sa e si incazza, perchè nessuno lo riconosce), il minimo comun denominatore è la produzione di Ethan Johns (sorgono antichi ricordi scolastici, sembra di parlare di Plinio il Giovane e Plinio il vecchio, entrambi saggi filosofi come i rappresentanti della famiglia Johns). Save me di nuovo con pedal steel a manetta, di nuovo con la seconda voce di Norah Jones, di nuovo quel country "cosmico" che tanto piaceva nei primi anni '70 e sembra ritornare ciclicamente, archi, piano, organo e la sezione ritmica più presente sono gli altri elementi indispensabili. Non sarà mica una bella canzone? Mi sa di sì!
E pure Kindness, gli elementi sono quelli del brano precedente, meno la pedal steel ma con il piano aggiunto di Norah Jones e la sua voce dolce e sussurrata che si integra alla perfezione con quella di Ryan Adams, nel finale anche l'immancabile organo d'ordinanza e una chitarra acustica si contendono con il pianoforte la guida del brano mentre i due gorgheggiano che è un piacere. Lucky Now secondo alcune critiche ricorda il Jackson Browne più Westcoastiano degli inizi, ma ci sarà anche lo zampino di Glyn Johns che era dietro alla consolle nei primi 3 dischi degli Eagles, quelli che viaggiavano su queste coordinate. L'ultimo assolo di chitarra elettrica del disco (chi la suona? Non ho le note del CD, non vi so dire) suggella i paralleli.
Si chiude con un'altra...bellissima, indovinato! ballata younghiana, cantata anche in falsetto per togliere ogni dubbio. si chiama I Love You But I Don't Know What To Say, una bella dedica alla sua dolce metà Mandy Moore, sposata in piena crisi nel Febbraio 2009 e che sembra avere portato stabilità e serenità nella sua vita e nella sua musica.
A me piace, sentitelo e mi farete sapere, ma anche no.
Bruno Conti
19:13 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, ryan adams, glyn johns, norah jones, benmont tench, neil young, eagles, mandy moore, ethan johns, james taylor | OKNOtizie |
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05/08/2011
Country-Rock "Classico" Dagli Anni '70, Ma Non Solo! Jonathan Edwards - My Love Will Keep
Jonathan Edwards - My Love Will Keep - Appleseed Recordings/Ird
Questo CD è quietamente uscito da un mesetto circa e me lo stavo "studiando" da un po' per parlarne sul Blog. Partiamo dal centro questa volta, non dalla fine o dall'inizio del disco o della storia: il quinto brano si apre con una breve introduzione pianistica, poi entra una sezione di archi e la bella voce di Jonathan Edwards, non avendo letto i titoli dei brani le parole mi ricordavano qualcosa, ma il tempo da ballata romantica lo trasforma completamente, però quando parte il ritornello immortale, anche senza gli yè-yè originali, non si può non riconoscere She Loves You dei Beatles. Altri, Emmylou Harris in testa (grande amica e con cui Edwards ha collaborato in Elite Hotel del 1975), avevano realizzato cover di Lennon-McCartney in stile country con risultati alterni. Questa versione, per il sottoscritto, è una delle migliori cover ascoltate in assoluto del repertorio Beatles, ma per la serie il mondo è bello perché è vario, su All Music (il famoso portale di musica dove però tutti i dischi, anche i più "oscuri", stranamente sono bellissimi, le tre stellette e mezzo e quattro si sprecano) questo brano non incontra i favori del recensore che lo stronca in modo brutale, salvo poi dare al CD i canonici, e in questo caso meritati, tre punti e mezzo.
Perché questo disco di Jonathan Edawrds My Love Will Keep ci riconsegna un autore e cantante, a 40 anni esatti dal suo esordio omonimo su Capricorn del 1971 che conteneva la sua unica hit americana Sunshine (ma da un milione di copie e 4° posto nelle classifiche di Billboard), un brano folk-country-pop contro la guerra del Vietnam che avrebbe segnato la sua carriera poi proseguita con una serie di ottimi album tra cui Honky-Tonk Stardust Cowboy, Have A Good Time For Me (entrambi ristampati dalla Collectors' Choice in CD) e Lucky Day (live), Rockin' Chair, Sailboat e un altro Live (per questi ha provveduto la Wounded Bird). Tutto questo negli anni '70, poi nel 1985 un ottimo album bluegrass con i grandi Seldom Scene Blue Ridge e comunque una serie di album (tra cui ancora moltissimi dischi dal vivo, tre addirittura negli anni 2000) che ci portano fino ai giorni nostri e questo album per la Appleseed che profuma di country-rock e bluegrass mescolati insieme come facevano i primi dischi di Eagles, Poco, Dillards, Ozark Mountain Daredevils, Flying Burrito Brothers, insomma le stelle del genere in quegli anni.
Ma torniamo all'inizio. Il disco si apre con Surrounded, un brano dove la lap steel, la mandola e le chitarra di Duke Levine (una vita con Mary-Chapin Carpenter ma una presenza di qualità in una miriade di dischi a partire da questo, bellissimo il break chitarristico nella già citata She Loves You)) si fondono con il basso, il mandolino e la chitarra acustica del titolare del disco, che sfodera anche una voce calda e piacevole che può ricordare un Glenn Frey, un Paul Cotton o un Dan Fogelberg dei tempi d'oro, se unite la seconda voce femminile di Claire Lynch, una delle nuove giovani stelle del bluegrass-country recente, il risultato è musica di grande qualità, arricchita anche dal violino di Mike Barnette. Johnny Blue Horizon, dedicata a John Denver, è anche meglio, sembra saltare fuori dai solchi di uno dei primi due dischi degli Eagles o da From The Inside dei Poco, armonie vocali da sballo, con le voci di Edwards e Claire Lynch a cui si unisce Tom Dean, un break centrale di doppio mandolino con Joe Walsh e Taylor Armerding, e piano, chitarre e tutto l'insieme perfetto per questo tributo. Il brano che dà il titolo a questo album, My Love Will Keep, scritta da Mark Sanders e Adrienne Young è un'altra delizia country-rock dall'andatura saltellante con una pedal steel e il piano che la percorrono, e le armonie vocali fantastiche create questa volta di Edwards e Moondi Klein.
Un salto negli stati del Sud per una Crazy Texas Moon, dove Moondi Klein e la pedal steel di Charlie Rose rimangono ma si unisce anche l'armonica di Edwards per un brano country bluesato che può ricordare certe cose del primo Lyle Lovett. Certo tutta musica datata e derivativa, ma di un gran bello (nei prossimi giorni vi parlerò di un altro disco "nuovo", "datato" e meraviglioso di tale Jonathan Wilson, bellissimo). Di She Loves You abbiamo detto, How Long è un altro dei pezzi dal vecchio repertorio di Edwards composta negli anni '70 come l'iniziale Surrounded e mai incisa, questo è un veloce e vivace bluegrass alla Dillards ancora con Claìre Lynch alla seconda voce e una serie di interventi strumentali di violino, mandolino, banjo, armonica e chitarra elettrica che sono molto coinvolgenti.
This Island Earth è un vecchio brano degli anni '80 di un gruppo che cantava a cappella, bravissimi, si chiamavano Nylons e questa versione di Edwards è molto bella, ricca di effetti di eco sulla voce e con armonie vocali da brividi con la figlia Grace e Philippe Aeglae, una ballata lenta e spirituale di grande impatto sonoro ed emozionale. La fusione tra country e musica celtica è stata tentata con successo molte volte nel passato, questa volta basta il penny whiste di Jonathan (vero polistrumentista) da aggiungere alla miriade di strumentisti che arricchiscono questa delicata Lightkeeper.
John Brannen è un bravissimo cantautore americano tra roots e heartland rock come direbbe la sua voce in Wikipedia, ma in effetti, per me, in questa Tomorrow's Gonna Come scritta in compagnia di Henry Gross e Tommy Rocco, distilla in modo perfetto lo stile dei primi Eagles di cui è stato anche recente collaboratore, Jonathan Edwards esegue alla perfezione aggiungendo il tocco della sua armonica ad una canzone già bella di suo. Everybody Works In China scritta ancora dal vecchio amico di Edwards, Henry Gross e già incisa con Henry Paul degli Outlaws una ventina di anni fa, aldilà della risonanza che ha acquisito a livello di testo, sembra un brano, di quelli belli, di Jimmy Buffett o James Taylor, con quella sua aria fintamente dimessa e invece ricca di melodia e malinconia.
Altro momento bellissimo è la cover di un brano di un altro dei tanti "Beautiful Losers" che calcano i palcoscenici americani, parlo di Jesse Winchester e la canzone si chiama Freewheeler e quel diavolo di un Jonathan Edwards si inventa anche un ukulele a 8 corde da unire all'immancabile armonica per una versione che si colloca tra canzone d'autore e cowboy song, deliziosa in ogni caso. Per finire in gloria un altro brano stupendo, una epica Sailor's Prayer dal repertorio di Rod MacDonald con le voci di Claire Lynch e Jonathan Edwards che ancora una volta armonizzano ai limiti della perfezione.
In definitiva se amate country, bluegrass, canzone d'autore, semplicemente la buona musica, con una produzione da major ma il piglio di una etichetta indipendente, questo è un piccolo gioiello di uno dei tanti segreti ben custoditi della musica americana.
Bruno Conti
18:47 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Disco UFO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, jonathan edwards, claire lynch, jesse winchester, country-rock, bluegrass, eagles, emmylou harris | OKNOtizie |
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