09/06/2013
Una Grande Serata Tra Folk e Rock (Ma Non Solo) Con I Lowlands A Pavia!
Lowlands – Piazza Della Vittoria – Pavia - 08/06/2013
Nello splendido scenario di Piazza Vittoria in quel di Pavia (con sullo sfondo il magnifico palazzo del Broletto), i Lowlands di Ed Abbiati hanno concluso la prima parte della loro campagna europea che li ha visti suonare da Dublino a Londra, passando per Roma e Firenze, con l’ultima recentissima tappa di Stoccolma, in un concerto che arriva a dieci anni esatti dal rientro in Italia di Ed, non occasionalmente nel giorno del suo compleanno e, particolare importante, anche di sua moglie. L’attuale line-up della band oltre ad Ed Abbiati chitarra e voce, è composta dallo storico chitarrista Roberto Diana, Francesco Bonfiglio alle tastiere e fisarmonica, Enrico Fossati al basso e Mattia Martini alla batteria.
La parte iniziale del concerto vede Ed e il suo gruppo eseguire brani tratti dal loro ultimo lavoro Beyond, a partire dal rock urbano di Lovers and Thieves, Walking Down The Street, Waltz in Time, Ashes e Hail Hail e poi una versione sempre accattivante di Gypsy Child. Si riparte da una struggente Fragile Man (scritta da Ed per un suo amico recentemente scomparso), proseguendo con un set che ripropone brani pescati dall’album d’esordio The Last Call, dove spicca per bellezza la tenue That’s Me On The Page, mentre In The End fa muovere il piedino e invita a ballare, non mancano Gotta Be (brano firmato con l’amico Tim Rogers) sana e robusta baraonda rock, per poi passare alla dolce ninna nanna Lullaby (dedicata alle figlie). La parte finale del concerto, vede salire sul palco gli amici Alex Cambise al mandolino e Jimmy Ragazzon (leader dei Mandolin’ Brothers) per una torrida versione di Everybody Knows This Is Nowhere di Neil Young, un brano dei primi anni ’60 di Bruce Channel in cui appariva Delbert McClinton che si narra abbia dato ai tempi alcune lezioni di armonica a John Lennon, Hey Baby, per fare ballare il pubblico presente, e una Left Of The Dial dei Replacements cantata con la rabbia degna di un Paul Westerberg. Chiudono un concerto splendido Keep On Flowing con piano e fisarmonica nel più classico blue collar rock e una acustica e dolcissima Homeward Bound.
Mentre la gente a fine concerto sfollava contenta e soddisfatta della serata musicale, pensavo che noi pavesi dovremo essere grati a gruppi come i Lowlands, i Mandolin’ Brothers e artisti minori locali, ma altrettanto bravi (come per esempio Sergio “Tamboo” Tamburelli) che portano in giro per l’Italia e in Europa, una musica fatta di sudore, cuore e di grande qualità.
Tino Montanari
19:10 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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03/06/2013
Un Altro "Amico" Del Blog, Sempre Da Pavia, Lowlands In Concerto In Piazza Della Vittoria - 8 Giugno 2013
Ed Abbiati me lo aveva anticipato durante l'amichevole conversazione che abbiamo avuto ad Aprile in occasione del Record Store Day di quest'anno record-store-day-2013-lowlands-left-of-the-dial-ed-abbiat... (la trovate qui, e il giorno dopo la seconda parte), ora è confermato in modo ufficiale, in questa estate che tarda ad arrivare, speriamo in bene e che Giove pluvio abbia altri impegni, sabato sera, 8 giugno 2013, alle 21.30, i Lowlands in concerto nell'ambito delle manifestazioni che ogni anno si svolgono in Piazza della Vittoria in quel di Pavia.
E' l'occasione per ascoltare dal vivo uno delle migliori band italiane e, già che ci siete, se non l'avete ancora fatto, per acquistare anche il loro EP che contiene le cover di Left Of The Dial e Everybody Knows This Is Nowhere. Lo so, è bieca promozione, ma loro sono bravi e lo meritano. Mi raccomando, è pure gratis!
Bruno Conti
18:16 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in In Breve, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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18/04/2013
Record Store Day 2013 - Lowlands Left Of The Dial + Ed Abbiati Speaks (Ma Anch'io)...! Parte II
Lowlands – Left Of The Dial – Everybody Knows This Is Nowhere – Gypsy Child/IRD
Part Two
Ci eravamo lasciati mentre nell’ingresso del teatro, dove si svolge la conversazione, entra Roberto Diana, con tutti i suoi riccioli al seguito e si scambiano due chiacchiere veloci: il suo disco Raighes Vol.1 (regolarmente disponibile anche negli Stati Uniti, tramite CD Baby, mentre in Italia la distribuzione è sempre tramite IRD), è candidato alla 12° edizione degli Independent Music Awards nella categoria Instrumental Album. Si tratta di un premio un po’ sotterraneo” che si tiene negli States, anche se tra i votanti ci sono Tom Waits e la moglie Kathleen Brennan, Suzanne Vega, Brandi Carlile, Judy Collins, Shelby Lynne, Anthony De Curtis di Rolling Stone (uno dei pochi giornalisti americani che si può ancora leggere, NDB), Bruce Iglauer della Alligator, il mitico Bob Ludwig, Jim Lauderdale, Del McCoury e tantissimi altri, quindi mica cotica, come si dice dalle nostre parti, ma non credo in Sardegna da dove proviene il buon Roberto (che penso avrebbe piacere di avere il suo nome scandito dall’equivalente della Loren come fu per Benigni agli Oscar) http://www.independentmusicawards.com/imanominee/12th/Alb....
Tra i vincitori nel corso degli anni e in varie categorie: Mary Gauthier, Ronnie Earl, Chris Whitley, Darrell Scott, Johnny Dowd, Koko Taylor, Dan Zanes, Webb Sisters.
Il prossimo capitolo, Raighes Vol.2 sarà dedicato alla musica elettrica (anche se nel primo volume ci sono altri 6 musicisti coinvolti tra cui il famoso assolo alla Olivetti lettera 22 di Furio Sollazzi).
Torniamo all’intervista.
Parliamo anche dei nomi situati sotto il suo Pantheon (Dylan, Springsteen & Waits, se non ricordo male), oltre ai citati Will T Massey, Wilco, i Soul Asylum, Replacements, Waterboys, io butto lì Van Morrison (che Ed ammette di avere ascoltato poco, rischiando il linciaggio del sottoscritto), si parla dei gruppi dove c’era un o una violinista.
Per me (è di nuovo Ed che parla) nei Lowlands il violino è stato e sarà sempre Chiara e non è sostituibile (lancio il nome di Amanda Shires che ha suonato anche con loro ma Ed giustamente dice che lei ha una sua carriera e quindi al limite collabora con Todd Sneider e qui casualmente si viene a parlare dei vari musicisti passati per la MCA ed “elegantemente” fatti fuori, oltre a Will T Massey, Sneider e in precedenza Steve Earle e Joe Ely)
Poi chiedo, già che è presente anche Roberto Diana, se oltre a prodursi fra di loro, hanno fatto altre produzioni e…
Abbiamo prodotto gli scozzesi Donald e Jen MacNeill ma siamo pronti per eventuali richieste, aspettiamo che qualcuno ci chiami, ho detto ai Mandolin, va bene Jono Manson, ma mi sarei offerto anch’io, comunque ribadisco che siamo pronti, i Lowlands attendono clienti.
Si riparla brevemente di Raighes e poi mi “scappa” di parlare di un altro Beautiful Loser come Tom Jans e anche di Richard Farina. Anche di chitarristi, Michael Hedges, John Fahey, Leo Kottke, Peter Lang, Bert Jansch, Davy Graham visto in latteria a Londra negli anni ’70 dal sottoscritto.
Poi parlando di progetti prossimi cosa bolle in pentola?
Abbiamo il secondo disco di Roberto, quello elettrico, se mi chiamerà a produrlo, poi stiamo lavorando anche a diversi dischi Lowlands, anche se non i Live che non mi hanno soddisfatto (a domanda specifica del sottoscritto, dice che prima o poi) io e Roberto ci chiuderemo in uno studio per ascoltare tutto il materiale registrato, ma fino ad oggi quello che ho sentito non è inciso abbastanza bene per una uscita discografica (provo a suggerire un intervento di Jimmy Page per sbloccare la situazione, ma visti i tempi, viene scarta, come anche l’idea di un bel box di Bootleg Tapes) e comunque mi viene ribadito fino a che abbiamo materiale nuovo preferiamo lavorare su quello, neanche l’idea di usarlo come bonus ci attira. Abbiamo fatto dei recital acustici dal vivo ma quelli sono usciti gratuitamente, un live elettrico pronto non lo abbiamo (e comunque c’è un vedremo poco convinto anche all’idea dei bonus in dischi di studio), materiale da cinque o sei concerti registrato in multi traccia lo abbiamo anche a livello professionale ma necessiterebbe di un lavoro sui mix ma non abbiamo il tempo di farlo.
A questo punto finisce lo spazio audio della memoria del mio telefonino e passiamo a quello di Ed per un’ultima parte di intervista.
Parlando dei due brani fatti per il record store day era stato registrato altro materiale in quell’occasione nello studio in Galles?
In Galles solo quei due brani, poi in Italia abbiamo registrati altri brani acustici io e Roberto, anche prima di quell’occasione abbiamo registrato un intero concerto dal vivo elettrico, che è passato sulla televisione gallese, un’ora di registrazione ufficiale, anche se non credo che gli artisti locali abbiamo sentito la pressione per questa nostra operazione (il vostro fedele intervistatore riesce anche a fare una bella topica, citando i Runrig, che in effetti sono scozzesi e quindi stendiamo un velo pietoso, il gaelico mi ha dato alla testa). Quindi la sera in cui abbiamo registrato il live ufficiale di studio abbiamo chiesto di dormire lì, proprio nello studio dove è stato anche girato il video, infatti se guardate attentamente tra batteria e strumenti si vede “materiale” per dormire, poi abbiamo chiesto al fonico di fermarsi per fare quelle due cover che erano quelle che suonavamo nei concerti, e abbiamo avuto l’idea di registrarle, per poi pubblicarle nel Record Store Day, ho chamato l’Ird, ho chiesto “vi va di farlo insieme a noi”, mi hanno detto proviamo anche se non lo abbiamo mai fatto.
Altre cose come Lowlands?
La primavera scorsa (inteso come 2012) abbiamo “lavorato” con Chris Cacavas che era venuto a Pavia e abbiamo scritto un disco assieme che si spera entro la fine dell’anno di potere registrare, mentre il nostro ultimo disco Beyond è uscito anche in Inghilterra per la Stovepony che è la stessa etichetta di Steve Cantarelli (allora non avevo ancora avuto tempo di sentirlo, nel frattempo ascoltato, molto bello). Quindi ricapitolando abbiamo quel disco con Cacavas che bisognerà capire se uscirà come Lowlands o meno. Poi abbiamo un disco acustico che si chiamerà “Love, etcetera” di cui abbiamo già inciso 16 o 17 canzoni io e Roberto con una Marching Band, quindi con fiati, non in stile balcanico, e ci stiamo lavorando. E sempre con Roberto stiamo iniziando a lavorare anche al prossimo disco elettrico dei Lowlands e anche in questo caso abbiamo 13 o 14 brani pronti.
Gli chiedo se il disco con Cacavas è elettrico e Ed me lo conferma.
I demo del disco sono stati registrati con la formazione attuale del gruppo, quella dei concerti e dell’EP per intenderci ma il disco nuovo difficilmente sarà pronto prima del 2015 mentre quello acustico con l’aiuto di alcuni degli amici che hanno partecipato al progetto di Woody Guthrie dovrebbe essere “pronto” nei prossimi 18 mesi.
Saltando di palo in frasca gli chiedo se al di fuori dei dischi della band ha partecipato solo ai Tributi a Springsteen (era inevitabile parlare di Bruce) e a quello dei Beatles.
Per quello di Springsteen con Soul Driver (uno dei brani migliori di Human Touch, non un capolavoro ma non così “orrido” come molti lo ricordano) l’ho scelto proprio volutamente perché il pezzo mi piace e anche perché delle 30 o 40 che tu dici (gli ho detto che tante migliori ce n’erano) molte erano chiaramente inavvicinabili, di quelle che lui ha “sbagliato” in studio questa era una delle migliori ( e rimane adamantino nella sua convinzione, anche se provo a dirgli che tra gli “scarti” del cofanetto di inediti Tracks c’era da pescare di meglio). Soul Driver era un gran pezzo che abbiamo fatto nostro con la band e non abbiamo dovuto sgomitare per averlo.
Quindi tornando alle date di uscita, entro l’anno spero quello con Cacavas e forse anche quello acustico.
Ma scrivi primi i testi o la musica e fai tutto tu?
Dipende a seconda dei casi e comunque, sì, faccio tutto io anche se per il prossimo disco elettrico dei Lowlands io e Roberto abbiamo iniziato a collaborare in alcuni brani e anche se non saremo i nuovi Jagger-Richards o Lennon-McCartney, il nuovo disco con Chris Cacavas lo abbiamo scritto a quattro mani, cosa che non pensavo di essere in grado di fare e anche con testi e/o musica di entrambi, un mix delle due cose. Infatti nel disco cantiamo tutti e due e quindi è in insieme dei due sound, parte Lowlands, ma anche con il suo tocco. Comunque decideremo a maggio quando Chris verrà in Italia per registrare un disco dal vivo acustico a Spazio Musica di Pavia, se sarà come band o con altri nomi. Ma dipenderà anche dai soldi che si raccoglieremo con i concerti e a parte la data di Stoccolma, una al Rock and Roll di Rho e una, probabile, a Pavia, in piazza, a giugno il giorno 8, per festeggiare i 10 anni del mio ritorno in Italia non c’è altro al momento (quindi organizzatori, se leggete questo spazio, fatevi avanti!) nella stessa occasione in piazza, in altre date, ci saranno anche Willie Nile e James Maddock con le rispettive band (quindi segnatevi pure questo).
Si parla infine della situazione “tragica” dei negozi che chiudono un po’ dovunque e di come andrà la vendita dell’EP, io faccio l’ottimista e dico che verranno vendute tutte le 200 copie stampate per l’occasione (più qualcuna da vendersi ai loro concerti) e si dice insieme un bel speriamo!
Secondo noi il Record Store Day è un bel evento, noi lo abbiamo sempre festeggiato a Pavia (anche se quest’anno come avete letto nel primo Post, i Lowlands saranno a Stoccolma), e il fatto che ci sia molto materiale in vinile e poco in CD (a parte un CD EP dal vivo dei R.e.m.) significa meno concorrenza per noi! Ci sarebbe piaciuto farlo anche in vinile, ma abbiamo visto i costi e non riusciamo a farlo (al che mi permetto di ricordare che però sarebbe stato l’unico loro vinile, visto che i titoli precedenti non erano mai usciti in LP). Tra l’altro questa primavera abbiamo fatto anche pochi concerti, abbiamo cercato ma non abbiamo trovato molto, Roberto e io abbiamo fatto delle date acustiche, ma full band troppo caro, pochi soldi che girano. Bisognava venirci a vedere lo scorso inverno, quello è stato un buon tour (ma gli ricordo che non è che neppure a Milano ci sia questo gran fermento di concerti e spesso le cose si sanno all’ultimo, tipo un concerto gratuito di Dirk Hamilton la sera precedente al momento in cui stiamo parlando).
Esauriti il tempo, gli argomenti e spero non la pazienza di Edward ,che è stato gentilissimo, concludiamo questa chiacchierata.
Quindi sapete che il vostro dovere è quello di comprare l’EP di Left Of The Dial per due motivi: perché è bello e perché gente che fa buona musica, con passione, come Ed Abbiati, non ce n’è tantissima in Italia e in giro per il mondo, anche se più di quello che si pensa, come chi legge il Blog spero verifichi giornalmente.
Direi che è tutto o that’s all folks, se preferite, fine anche della parte due!
Bruno Conti
P.s. Per qui due o tre(mila) che non lo sanno, Left Of The Dial, sta per a sinistra della manopola, ovvero il posto dove, nelle vecchie radio anni '80, stavano le stazioni che trasmettevano il cosiddetto college rock (R.e.m., Replacements appunto & compagnia bella), il primo rock indipendente di quegli anni, buona musica in definitiva, quasi sempre.
20:14 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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17/04/2013
Record Store Day 2013 - Lowlands Left Of The Dial + Ed Abbiati Speaks (Ma Anch'io)...! Parte I
Lowlands – Left Of The Dial – Everybody Knows This Is Nowhere – Gypsy Child/IRD
La scorsa settimana ci siamo visti con Ed Abbiati per fare quattro chiacchiere (anche cinque) sulla prossima uscita del nuovo EP dei Lowlands per il Record Store Day 2013, il prossimo 20 aprile (a proposito ho visto che suonano a Stoccolma per festeggiare l’evento, due passi da qui, se siete dalla quelle parti!), e anche su passato, presente e futuro della Band, qualche giorno per trascrivere il tutto in un italiano decente (e con un po’ di editing per ridurre al minimo le prolissità, soprattutto mie, senza riuscirci credo) e fra poco potrete leggere il risultato, ma prima due parole sul dischetto…
L’EP o CD singolo, come preferite, esce in una tiratura limitata di 200 copie e come in tutti i 45 giri seri ha un doppio lato A: Left Of The Dial, la cover dei Replacements da una parte (e sopra vedete il video) e sull’altro lato (virtuale) Everybody Knows This Is Nowhere di Neil Young. Avviso per i naviganti, questi sono i Lowlands che roccano e rollano a tutte chitarre con Roberto Diana e la sua solista “all over the place”, registrato lo scorso 8 novembre a Bryn Mawr nel Galles è rock puro e semplice, non adulterato, oltre alla chitarra di Roberto, basso Enrico Fossati, batteria Mattia Martini e tastiere, piano e organo, il fido Francesco Bonfiglio, nel gruppo dai tempi di Gypsy Child, più la voce di Ed, la formula perfetta del R&R. Non vi resta che comprarlo e spararlo a tutto volume sul vostro impianto.
Passiamo alla “intervista”. Giustamente avevo detto al nostro amico: hai parlato con il Busca, con Mescalina, con varie riviste estere, facciamo quattro chiacchiere anche noi, magari anche di argomenti non trattati in precedenza, una cosa informale, detto fatto (qualche mesetto per organizzare l’incontro in terreno neutro) e via.
Domanda interlocutoria, per rompere il ghiaccio, visto che abbiamo entrambi cognomi riconducibili a calciatori, se digito su Google Bruno Conti (più chiaro per me, avendo vinto il mondiale 1982) meno per lui visto che il portiere del Milan si chiama Christian Abbiati, ma se aggiungiamo rispettivamente Disco Club e Lowlands si apre tutto un mondo di musica.
E quindi, per partire dalle origini, la prima domanda al cittadino del mondo Ed riguarda la tua origine, come molti sanno, doppia nazionalità, mamma inglese e papà italiano, ma esattamente dove? L’anno è il 1973, come riporta anche Wikipedia.
Esatto, nato a Portsmouth sulla costa inglese, poi dal 1975 al 1980 in Francia (oui) e nuovamente dal 1983 al 1986, quindi francese prima lingua, poi inglese e nuovamente francese, scuole medie e superiori in Italia e finalmente si impara l’italiano (ma non per cantare). Saltando di palo in frasca, ad inizio anni 2000 un annetto sabbatico in Australia (NDB Qui sviluppa la sua ammirazione per Tim Rogers e una delle band più interessanti di Down Under, gli You Am I, poco conosciuti, purtroppo, nelle nostre lande, ancorché “basse”) e poi “cacciato” per scadenza del permesso di lavoro e ritorno in Europa a pochi giorni dall’11 settembre, trovo un lavoro nel mio ambito che è quello dell’informatica a Londra.
La seconda domanda è: come scatta la passione per la musica? Qualche appassionato in famiglia?
La mamma, nata più o meno agli albori dell’epoca beat con i Beatles a due passi, Paul McCartney il preferito, i vinili in casa erano la raccolta di Leonard Cohen, quella di Dylan (il primo Greatest Hits), Madman Acros The Water di Elton John, la colonna sonora del Violinista sul Tetto (Fiddler On The Roof) in conseguenza del fatto che prima di diventare mamma, da giovane, fosse stata una attrice teatrale e poi la sorella maggiore negli anni ’80, per osmosi, origliando alle pareti, ti lascia sentire Cure, Depeche Mode, U2, R.e.m. mentre a Parigi negli anni ’70 nella collezione del babbo, c’era una raccolta di Modugno. Se vuoi sapere come scatta la passione per la musica, da ragazzino avendo una famiglia che per lavoro si spostava moltissimo ero abbastanza introverso, quindi ascoltavo molta musica e leggevo tanti libri, le prime cassettine fatte dalla sorella con R.e.m., Replacements (ecco qua!) ma non ricordo se, pur essendo l’84/’85 c’era Left Of The Dial, sarebbe divertente ma non ricordo, c’erano solo i nomi dei gruppi, niente titoli. In quegli anni c’era anche la passione per lo sport, il rugby soprattutto, ma a seguito di un incidente dove mi sono rotto il ginocchio, passando da quattro allenamenti alla settimana a zero, tramite un amico dell’epoca, Stefano Speroni, poi nella prima formazione dei Lowlands, gli ho chiesto di insegnarmi tre o quattro accordi sulla chitarra acustica, siamo nel 1992, a 19 anni. Subito, non essendo la pazienza tra le mie virtù, ho iniziato a scrivere canzoni mie, in inglese che era la lingua che si parlava in casa, una conseguenza del fatto che già scrivessi comunque poesie, racconti, libri già prima del ritorno in terra inglese.
Quindi erano anche gli anni delle “vacanze scozzesi” poi raccontate nel disco di Donald e Jen MacNeill?
Più o meno sono quelli, anche se si era in mezzo al nulla, di fronte al Canada (a qualche milione di chilometri), a Colonsay, Highlands scozzesi, mentre i mie zii e cugini erano a Oronsay, due volte ogni giorno in mare, lavorare in fattoria durante il giorno, nel periodo estivo, con la radio sul trattore, il pezzo di Bryan Adams (Everything I Do) I Do It for You dalla colonna sonora di Robin Hood sempre presente e cordialmente “odiato” e le canzoni alla sera che scriveva Donald, che era il musicista del luogo (NDB Breve reminiscenza del sottoscritto che ricorda di averlo visto, Bryan Adams, nel 1983 al Rolling Stone di Milano quando in giro per il mondo era già famoso, ma saranno state presenti poco più di 100 persone, una tristezza, però molto professionale, e anche bravo, agli inizi, poi due palle, fine della digressione).
A questo punto mi scappa di dire che poi è arrivato quello senza la B davanti.
Ryan Adams, io lo chiamo il migliore della mia generazione, fantastico, di recente stavo ascoltando i suoi concerti dal vivo (credo che parli del box set Live After Deaf, 15 cd dal vivo pubblicati a tiratura limitata e si viene a anche a parlare della miriade, oltre 400 che si trovano sul sito gratuito archive.org) i miei due preferiti degli anni ’90 sono lui e Tim Rogers, l’australiano ( e a questo punto Ed, un po’ piccato per il mio scetticismo verso la fama di Tim, parte con una difesa a spada tratta degli You Am I): hanno fatto 4 o 5 Lollapalooza, il loro disco di esordio è stato prodotto da Lee Ranaldo e lui è una gran penna. Di Ryan Adams sono fiero di avere visto i Whiskeytown a Londra nel loro unico tour europeo, al Borderline vicino Tottenham Court Rd nel 1998, prima dell’inizio della fine per il gruppo (a questo punto si viene a parlare brevemente di locali e tour, di Lee Clayton che Ed non conosce, e si finisce per parlare delle gaffes di un noto giornalista italiano già ricordate su questo blog).
Torniamo al ritorno dall’Australia, a questo punto dovremmo essere ai primi passi dei Lowlands?
Per la verità a fine anni ’90 avevo già registrato dei demo a Londra di miei canzoni, con altri musicisti, mai pubblicati, genere un po’ più grezzo di quello del gruppo e anche in Australia ho registrato dei demos, che ho ancora. Nel 2002 ero di nuovo a Londra, senza lavoro nel post 11 settembe, un po’ con il culo per terra, e nell’inverno di quell’anno, ospitato da amici, ho scritto praticamente tutti i brani che poi sarebbero diventati The Last Call, tranne uno e poi nella primavera del 2003 tornai a Pavia, dove avevo fatto il liceo da ragazzino, ma non conoscevo più gli amici di un tempo. C’era già una scena locale, c’erano i Mandolin Brothers, che esistono praticamente da sempre, c’era fermento, c’era un locale giusto, Spazio Musica e dove avere sistemato la prima la mia vita, con lavoretti vari e poi un lavoro fisso, ho conosciuto Simone Fratti, il contrabbassista, c’era un chitarrista John Prunetti, Stefano Speroni, anche lui avanti e indietro da Londra, in quel periodo era a Pavia e tramite un amico americano che stava producendo un tributo ai Gourds e mi conosceva avendo sentito alcuni miei demo, mi propose di registrarne uno per il CD, peraltro mai uscito, credo siano state registrate 50 canzoni, ma l’album non è stato mai pubblicato. Il brano in questione era Lowlands e avevo conosciuto anche il gruppo a Austin, Texas (si parla anche brevemente dei Gourds, di nuovo in pista nel 2011, del violoncellista che suonava anche con Lyle Lovett o viceversa e del gruppo collaterale di Kevin Russell, gli Shinyribs). A questo punto, con un mezzo gruppo, perché non c’erano un chitarrista, un bassista, un batterista, a rate, quando c’erano i soldi, i Lowlands, che almeno avevano un nome, iniziano a incidere il primo album, un giorno di studio ogni tanto, con lentezza, quasi di nascosto, il primo brano inciso era l’ultimo scritto, In The End, registrato in un giorno, non c’era ancora Roberto e la Chiara è arrivata solo per fare gli overdubs a disco in fase di completamento, dal Conservatorio ma anche da gruppi rock metal che avevano aperto per gli Skid Row in Italia (l’avreste mai detto?), violino elettrico, pedale wah-wah che spesso veniva scambiato per una chitarra. Per dire la nostra attitudine dei tempi, Simone Fratti il bassista elettrico, tutto tatuato era un punk ma aveva studiato il contrabbasso al Conservatorio, la Chiara Giacobbe veniva anche lei dal Conservatorio. Io avevo già in mente il suono che volevo, tra l’acustico e l’elettrico, e sono stato fortunato a trovare dei musicisti in grado di realizzarlo alla perfezione, una parte acustica folk tradizionale e una parte elettrica, molto Replacements, un po’ rovinata, un po’ sguaiata.
A questo punto lo interrompo per giocarmi il “domandone”: sul sito inglese Americana-UK.Com siete stati definiti “Italy’s Number One Roots-Rock Band” ma che genere fate esattamente?
Anche l’unica, non ce n’è molte, ma se dovessi definire il genere per me è semplicemente Rock (e qui concordiamo), forse roots (ma i Waterboys che genere fanno? Folk-rock”) ma all’inizio ci avevano inserito nell’alternative country, ma onestamente quel genere negli anni ’90 era rock in effetti (c’erano gli Uncle Tupelo), Mellencamp era con il violino ma era rock, quindi non so che genere facevamo, anche se spero che dal feedback che ho sentito in questi ultimi mesi, dopo Beyond, la gente comincia a dire che abbiamo un suono Lowlands, anche se la svolta senza violino ha portato un cambiamento (ma in Fragile Man suona ancora, un brano registrato prima del resto dell’album, per “ricordare” il soggetto della canzone, nato da un SMS ricevuto da questo amico che poi non ce l’avrebbe fatta, ma riuscì almeno a sentire la canzone in questa versione). Tornando al genere, mi piacciono i Waterboys, i Replacements di Tim (butto lì Wilco, perché Ed in una intervista ha detto che ogni volta che sente il nome paga da bere) perché ogni pezzo ha una sua forte personalità a prescindere dal genere, anche i Wilco all’inizio hanno avuto i loro problemi, ma stare nei Lowlands, non è stato solo per motivi finanziari, almeno credo, c’era una unità di intenti, la voglia di fare musica tra mille difficoltà, il problema dei soldi non si è mai posto, anche perché non ce n’erano o molto pochi, quasi tutti facevamo anche altri lavori per tirare la carretta, ma eravamo comunque dei musicisti professionisti, io, Chiara, Roberto, la band in generale ha voluto sempre essere presente, magari anche oltre i nostri mezzi, siamo sempre andati in giro a suonare dove ci chiamavano, tour faticosi e quello ha avuto un suo peso. Sull’evoluzione della band, ci sono stati dei momenti in cui eravamo tutti insieme e altri in cui alcuni poi se ne sono andati (si parla anche di Will T Massey, un cantante di culto che non ha avuto un grande successo ma che Ed apprezza moltissimo).
A questo punto sbuca nell’ingresso del teatro anche Roberto Diana che stava provando con il suo quartetto per un concerto serale e stava finendo la memoria audio del telefonino (il resto è stato registrato su quello di Ed) direi che possiamo interrompere qui la trascrizione più o meno fedele di quanto detto e il resto alla prossima puntata (penso domani o dopo, il tempo di scrivere il tutto).
End Of Part One, segue.
Bruno Conti
20:03 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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02/01/2013
I Migliori Dischi Del 2012: Ultimi Arrivi. Da Pavia, Ed Abbiati Dei Lowlands
Prima di cedere la parola a Ed, volevo scusarmi con i lettori del Blog, ma ieri e oggi c'è stato un problema tecnico e mentre il sito era visibile in lettura non potevo caricare nuovi Post, ma bando alle ciance e veniamo alle scelte di uno più interessanti musicisti italiani, senza esagerare (caffè pagato?)...
photo by gabriella ascari
sto componendo....
BEST OF 2012
"Non ho comprato molti dischi quest’anno, purtroppo. Quindi questa lista rappresenta i dischi che ho ascoltato con più piacere…se siano i migliori o meno…nessuna idea. Ma sono questi quelli nuovi che mi hanno tenuto compagnia quest’anno. (Avrei voluto sentire Titus Andronicus, Ian Hunter, Alejandro Escovedo, Neil Young e spero di prenderli presto). Delusione per Gaslight Anthem e Counting Crows su tutti."
Parto segnalando un disco del 2011 che ho solo sentito quest’anno: Innerstate di Stiv Cantarelli (con i Richmond Fontaine a fare da backing band). Attualmente il mio disco notturno preferito. Sì perchè questo disco va sentito alle 3 di notte. Un disco sussurrato e mai fragile. Prezioso!
1) Wrecking Ball – Bruce Springsteen. Dopo due album che proprio NON mi sono piaciuti (Magic e Working on a Dream) Bruce fa un bel disco con due vecchi pezzi (ma belli: Wrecking Ball, Land of Hope and Dreams, ) e almeno 4-5 grandi canzoni ( Death to My Hometown, Shackled and Drawn, Jack of All Trades, We’re Still Alive e Rocky Ground) Bruce ha continuato a scrivere la sua storia.
2) Tempest - Bob Dylan Questo disco si lascia ascoltare facilmente come non succedeva (almeno per me) da Modern Times. La sua voce mi piace sempre di più. Together Thru Life mi piaceva come sound ma non come brani. Qui c’è sia il sound che i brani. Duquesne Whistle (l’ossessione di Bob per Charlie Chaplin prosegue…).
3) Cheap Wine - Ammiro i Cheap Wine per quello che hanno fatto in questo paese in questi 15 anni. Ho tanto rispetto per come lo hanno fatto, da soli e senza sfruttare alcuna “corrente” e ho tanta ammirazione per la dignità con la quale hanno trattato la loro musica. In tanti, e noi per primi, camminiamo su strade asfaltate da loro. Giù il cappello. Marco non ha mai cantato cosi bene, L’ingresso di Alessio Raffaelli alle tastiere ha dato una nuova dimensione alla band permettendo a Michele di dipingersi uno spazio nuovo, la ritmica è impeccabile. Questo è il mio disco preferito dei Cheap Wine e spero che sia seguito da altri 15 anni come questi. On the way back home è uno dei pezzi più belli sentiti quest’anno. Waiting on the Door...
4) Privateering - Mark Knopfler. Avevo onestamente perso di vista Knopfler dopo il live del 92 dei Dire Straits. Avendolo visto in apertura di Dylan ad Assago, avevo l’impressione di assistere a un artista che aveva rinunciato a cercare strade nuove. Che giocava dentro la sua “comfort Zone” e basta (mentre Dylan stravolgeva a ribaltava ogni canzone in scaletta con l’entusiasmo di un bimbo dell’asilo!). La orda di recensioni positive mi hanno spinto a comprarlo e devo ammettere che me lo sono goduto moltissimo. Forse trovo il disco doppio eccessivo ma le cose belle sono stupende. Forse c’era un disco singolo perfetto lì dentro. Ma chi sono io per dubitare? E poi… la perfezione annoia. Radio City Serenade suona come un brano di Tom Waits suonato dai Pogues…è stupendo e commovente. Invecchio male…
5) Delayed Reaction - Soul Asylum: dopo anni di silenzio esce un nuovo disco che suona fresco fresco come i loro migliori degli anni 80….subito dopo l’uscita del disco metà band molla (sounds familiar?)…amo questa band e tutte le band che fanno casino cosi (O Marah where art thou?). Dave Pirner gioca con le parole con classe come sempre e la band saltella dietro a Tommy Stinson (ex Replacements) e Michael Bland (ex prince) il mio batterista preferito al mondo. Visto il mio amore per questa band ecco due video: Gravity:
e Take Manhattan (il mio pezzo preferito del disco):watch?v=OLppmbXyaAE
6) Women & Work – Lucero Dopo due album intoccabili ecco il fratello minore di Overton e Bastards… mi mancano un po’ di chitarre distorte, perse a favore dei fiati. It’s the Memphis Soul! Che dio li tenga in salute, on the road e in studio…we need’em!! On My Way Downtown:
7) The Sailor’s Revenge – Bap Kennedy Lo seguo da quando Steve Earle produsse i suoi Energy Orchard. Qui, prodotto da Mark Knopfler, fa il suo disco più bello da Domestic Blues (sempre Steve di mezzo). Jimmy Sanchez, Shimnavale, Not a Day Goes By. Incredibilmente poetico. Not a day goes by:
8)Tomorrowland - Ryan Bingham. Stavano dipingendo un bel costume per Ryan…etichettato e tutto il resto, nuovo eroe dell’americana, ma lui non ne voleva sapere nulla e ha fondato la sua etichetta e ha fatto il disco come lo sentiva nel suo cranio. Il disco è coraggiosamente rock e secondo me porterà ai live show a scalette stupende ( e perderà qualche fan tra i critici!). Guess Who’s Knockin:
9)Ani DiFranco -Which Side are you on? Per me il periodo d'oro di Ani è quello che va dal 94 al 2001. Ma questo è il disco che più mi è piaciuto da quel To The Teeth che salutava il secondo millennio...Ani torna sulle barricate e sputa fuoco.
10) Good Things – Miami & the Groovers Lorenzo “Miami” è un musicista pieno di passione. Ama la musica, il palco. E’ un rocker. Il suo amore per certa musica è evidente nei suoi concerti e nei suoi dischi. Un giorno sarà sindaco di Rimini e farà suonare Springsteen in Spiaggia ma fino ad allora ci sono loro Beppe, Marco, Alessio, (presente anche nei Cheap Wine), Lorenzo e al terzo disco realizzano per me il loro album più bello. Good Things è un brano talmente bello che pare esistere da sempre:
10bis) L’ultima thule – Francesco Guccini. Assieme a Bennato e Jannacci, Guccini è il mio “italiano” preferito. Se ne va senza mungere l’attimo. Se ne va senza un finale ma con un disco solido e pieno che invecchierà bene. Grazie. Di tutto. Questo ultimo disco è pieno di Guccini e di questo sono grato. Ho sempre amato il suo scrivere di umanità, di fragilità e contraddizioni personali. Ho sempre pensato che fosse un vero poeta. Pochi scrivono in italiano con la sua fluidità e profondità L’ultima volta commuove:
Dimenticavo:
Best Live: Pogues Live In Paris
Why? Look here....
Last but not least e fuori concorso per conflitto d’interessi (ci canto in italiano su un brano!)
L’umana resistenza del nostro caro amico Alex Cambise (chitarrista e mandolinista extraordinaire). Alex ha realizzato un disco profondo, mai scontato. Fotografie di questo paese che ha ben poco di bello attualmente. Un disco sulla dignità, sulla resistenza e credo anche sul dolore. Cercatelo e ascoltatelo. Io Rimango qua (la mia preferita):
Ed Abbiati.
*NDB. Questi "artisti" mi fanno impazzire, prima per convincerli a scrivere qualcosa, e poi anche Ed come Jimmy Ragazzon mi sparano i Post scritti nei caratteri di stampa più improbabili e il vostro fedele Blogger "taglia e cuce" con pazienza e mi sembra che il risultato sia buono.
P.S. del NDB.
Questo Post è anche l'occasione per parlare di un po' di musica italiana, quella buona e quindi visto che Ed Abbiati ha già sfiorato il conflitto di interessi mi permetto di aggiungere altri due bei dischi di musica italiana (perché fatta in Italia, ma internazionale nelle intenzioni), e non è una marketta ma sincera ammirazione per la voglia di continuare tra mille problemi sempre con rinnovato entusiasmo!
Lowlands - Beyond
Lowlands & Friends - Better World Coming 2012Gypsy Child Records entrambi!
Pubblicata retroattiva, a ieri, così non saltiamo giorni nella nostra frequentazione giornaliera.
Bruno Conti
15:33 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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04/10/2012
Un Paio Di Novità Dalle Nostre Lande, Anche "Basse"! Lowlands - Beyond & Music is Love A Tribute To CSN&Y
Oggi esce ufficialmente (ma circola già da un paio di giorni), il nuovo album dei Lowlands, si intitola Beyond, è prodotto da Joey Huffman, in passato tastierista con Soul Asylum, Drivin'n'Cryin e Georgia Satellites, anche ingegnere del suono in vari album di buon rock. L'etichetta è la Gypsy Child di Ed Abbiati, e il CD è il secondo del 2012 dopo il Tributo a Woody Guthrie. Ovviamente, anche per gli avvicendamenti nell'organico (non c'è più Chiara Giacobbe al violino, o meglio appare solo in Fragile Man), il suono è decisamente più elettrico del solito, addirittura quasi punk nell'iniziale Angel Visions, ma non mancano ballate e brani visionari tipici del gruppo. Alla chitarra, per il momento, c'è ancora Roberto Diana e alle tastiere e fisa Roberto Bonfiglio; la nuova sezione ritmica è quella di Ligabue (e prima dei gloriosi Rocking Chairs), ovvero Rigo Righetti al basso e Roby Pellati alla batteria. Una ennesima eccellente produzione italiana, dalla bassa pavese alla conquista del mondo: auguri Ed! Poi ci torno con calma, per il momento prendete nota e provvedete.
Martedì 9 ottobre uscirà questo doppio CD, Music Is Love A Singer Songwriters' Tribute To CSN&Y, una co-produzione della italiana Route 61 di Ermanno Labianca, che è uno dei produttori con Francesco Lucarelli, e la Hemifran, a cura di Peter Holmstedt. Lo scopo del disco è raccogliere fondi per la Equestrian Therapy Co-Op di Brandeis, California (sarebbe la nostra ippoterapia per aiutare bambini ed adulti con problemi psico-motori). Quindi scopo nobilissimo e il disco ha anche tutta l'aria di essere notevole, il primo vero grande tributo alla musica di Crosby, Stills, Nash & Young, con fior di musicisti, take a look:
CD 1
01. For What It's Worth (Ron LaSalle) 02. Triad (Steve Wynn) 03. Helplessly Hoping (Judy Collins) 04. Lady Of The Island (Liam Ó Maonlaí) 05. Bluebird (Sugarcane Jane) 06. Birds (Elliott Murphy) 07. Guinnevere (Bonoff, Cowan, Szcześniak & Waldman) 08. You Don't Have To Cry (Sonny Mone) 09. Down By The River (Bocephus King) 10. Love The One You're With (Jennifer Stills) 11. After The Gold Rush (Venice) 12. Teach Your Children (Sadie Jemmett) 13. Fallen Eagle (The Coal Porters)
CD 2
01. Rockin' In The Free World (Willie Nile) 02. It Doesn't Matter (Cindy Lee Berryhill) 03. Out On The Weekend (Clarence Bucaro) 04. Hey You (Looking At The Moon) (Neal Casal) 05. Cortez The Killer (Carrie Rodriguez( 06. Bittersweet (Marcus Eaton( 07. Just A Song Before I Go (Eileen Rose & The Legendary Rich Gilbert) 08. Long May You Run (Nick Barker) 09. Southern Cross (Michael McDermott & Heather Horton) 10. Thrasher (Andy Hill & Renée Safier) 11. Wasted On The Way (Louis Ledford) 12. Tracks In The Dust (Mary Lee's Corvette) 13. I'll Be There For You (Jenai Huff) 14. Music Is Love (Ian McNabb).
Anche in questo caso, ci torniamo con calma, appena possibile.
Bruno Conti
18:34 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Carbonari, In Breve | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, lowlands, ed abbiati, csny, steve wynn, willie nile, elliott murphy, liam o' maonlai, judy collins | OKNOtizie |
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21/01/2012
I Migliori Dischi Del 2011! Last But Not Least: Edward Abbiati Dei Lowlands
Nella Foto non si sta rivolgendo al "cielo" per l'ispirazione ma sta pensando: "Guarda questo rompiballe di Bruno, con tutto quello che ho da fare mi ha chiesto anche la lista dei migliori dischi del 2011 e dove lo trovo il tempo!". (o forse sta contando?). Ma con due mosse di Ju Jitsu e karate virtuale e "qualche" sollecitazione via mail ecco anche la sua lista. Come sapete questi "esercizi mentali" lasciano un po' il tempo che trovano ma sono divertenti per chi scrive, perché si ricorda quello che di piacevole a livello musicale è successo nell'anno passato, e per chi legge possono essere fonte di nuove scoperte da condividere, piacevoli si spera (nel caso contrario, sapete che Ed lo trovate a Pavia, casa dei Lowlands, e gli date una fracca di botte se il disco consigliato non ha trovato il vostro gusto). Scherzo, prima che qualcuno mi prenda in parola perché può riguardare anche chi scrive.
Gli perdono la battuta iniziale e l'inserimento del disco di Springsteen che è uscito nel novembre del 2010 e quindi tecnicamente non rientrerebbe nel periodo esaminato ma visto che potrebbe finire tranquillamente in qualsiasi "Best of" da qui all'eternità e ai musicisti in quanto artisti si perdona qualche dimenticanza. Ecco il tutto in "his own words" (io ho inserito solo qualche video e copertina):
I musicisti sanno solo contare fino a 4....poi si perdono
ecco la mia top 10 (!?!) per il 2011
Two Cow Garage – Un disco rock fantastico con echi di tutte le band che adoro: Lucero, Marah, You Am I, Punk Rock con influenze nobili, testi scintillanti e ritmi infuocati – Dec 2010
Standout Track: Jackson Don’t you Worry & My Great Gatsby
Dark River – Un idea pazza (prendere pezzi dell’epoca della guerra civile americana 1860s e farli suonare dalla scena di Austin). Una produzione perfetta con suoni e arrangiamenti sublimi. Un mix di artisti ma il concept si ascolta come se fosse una sola band.
Standout track: Johnny Has Gone for a Soldier
Social Distortion: Sempre più “appetibili” alle masse. Punk e roots rock si fondono in un disco bellissimo, fieramente invecchiati e maturati.
Standout Track: Still Alive
Steve Earle – il suo migliore disco dai tempi purtroppo lontani di Transcendental Blues e The Mountain. Trovavo la produzione recente di Steve prigioniera del personaggio Steve ed annoiata…mi sbaglierò ma questo è un disco profondamente sincero di Steve Oggi. Io l’ho sempre adorato per questa sua onestà nel descriversi.
Standout track: This City
WILCO – il loro migliore disco dai tempi di A ghost is born. Siamo lontani dai capolavori loro, ma ho sentito alcune cose nuove e diverse. Tweedy sempre più leader convinto.
Standout Track: One Sunday Morning. 12 mins di perfetta imperfezione. Potrebbe andare Avanti per giorni…
Tom Waits – Tom ha fatto un bellissimo disco. Dai suoni alle canzoni. Nulla di nuovo sotto il cielo Waitsiano? Vero…ma questo resta l’ennesimo bel disco di un grandissimo artista.
Standout Track: They pay Me
Josh T Pearson: Presi il disco dei Lift To Experience il secolo scorso…una rivista inglese gli aveva dato 6 stelle su 5 definendolo il disco del millennio. Ovviamente non era il caso…ma gli scenari apocalittici di quel disco erano fantastici. Josh torna dal lato opposto…canzoni scarne, voce e chitarra, che si snodano come solchi nella montagna…scavati negli anni. Più che ascoltare un disco pare di assistere a una vita.
Ryan Adams: per me il maggior talento della mia generazione. Rimasi folgorato dai Whiskeytown quando li vidi al Borderline a Londra e seguì Ryan ovunque andasse….qualche disco di troppo sicuramente, qualche curva superflua per disegnare una traiettoria personale…questo disco però sembra che ryan abbia fatto pace col suo talento. E lo lascia sgorgare libero. Non è un capolavoro. Ma è un ottimo disco di un songwriter incredibile.
Standout Track: Dirty Rain
Dave Alvin – eleven eleven
Non mi divertivo tanto con un disco di Dave Alvin dai tempi della sacra trinità (King Of California / Blackjack Dave / Public Domani). Voce, canzoni e band….esattamente dove li amo.
Standout Track: No Worries Mija
Rod Picott – Forse manca rispetto ad altri dischi il pezzo“facile” ma i testi, la pasta sonora e la produzione sono di primissimo piano. A volte penso che l’unico difetto di Rod sia quello di essere “apparso” qualche anno dopo il boom dell’alt country
Standout Track: Little Scar
Eric Taylor – Live at the Red Shackj
Per me il live più bello dell’anno e sicuramente uno dei dischi dell’anno. Eric è un peso massimo. Qui, circondato da amici che lo ammirano sfodera un disco di una profondità e sincerità disarmante. Come tutti i pugili ti guarda negli occhi col mento coperto…prima che te ne accorgi ti ha già messo al tappeto. Python si rivela il miglior chitarrista italiano per gusto e sound.
Standout Track: Dean Moriarty
Green Like July: LA band alessandrina / pavese del momento. Video sul new yorker / Album registrato in Nebraska / recensito ovunque hanno compiuto il non facile compito (dio sa se lo so) di abbracciare il mondo folk / country / indie rock. Disco che scorre via come se esistesse da sempre. Giù il cappello.
Standout Track: A Better Man
North Mississippi All Stars: un disco che è una veglia funebre….prodotto PER Luther Dickinson c’è scritto sul retro. Un atto di amore per certe canzoni, certi suoni e certa musica. E per un padre che non c’è più. Se non avessimo tutti voluto bene a luther sembrerebbe di essere di troppo…ma qui c’è posto anche per noi.
Standout Track: Let it Roll
Infine
Ristampa dell’anno:
DARKNESS ON THE EDGE OF TOWN
Il disco della mia vita. IL disco. I 10 comandamenti del rock…..bellissimo cofanetto, cd, outtakes, dvd….con una considerazione. Nulla del fantastico materiale aggiunge una virgola alla bellezza di quel disco. Perfetto.
Lucinda Williams / War On Drugs / Walkabouts devo ancora sentirli….i dischi costano… ;-)
ED Abbiati
Post scriptum
Uno o due non li conoscevo neppure io (non si finisce mai di impare, e ascoltare). Sul fronte Lowlands, il nuovo disco è Top Secret ma per ingannare l'attesa:
http://www.noisetrade.com/LOWLANDSband Lowlands live from Newport (Bryn Mawr FM Broadcast) FREE DOWNLOAD
ecco un piccolo live in attesa del nuovo disco.
Già ero caduto in errore io, trattasi di Newport, Wales non States (anche se gli Stati Uniti...ma non si può dire). Pero vi posso dire che si tratta di un eccellente mini-set elettroacustico con un suono "naturale" di ambiente dello studio delizioso e le voci e gli strumenti molto ben delineati. E le canzoni, manco a dirlo, sono belle. Sul sito della Noisetrade c'è scritto che se fate una offerta libera serve per le spese di preparazione del nuovo album se no, comunque, è gratis, non vi espellono dal sito!
Bruno Conti
P.S. del post scriptum: E se volete vi potete fare anche una bella compilation da ascoltare in macchina o sull'I-Pod.
11:40 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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19/10/2011
Donald And Jen MacNeill - Due Scozzesi E Un Paio Di Lowlands (Forse Tre) A Pavia
Ieri sera, 18 ottobre, a Spaziomusica di Pavia è partito il breve tour italiano di Donald And Jen MacNeill, una simpatica coppia di padre e figlia che hanno da poco pubblicato un CD Fathers And Sons accompagnati da alcuni componenti dei Lowlands, la band di Ed Abbiati e Roberto Diana, disco di cui vi ho parlato un paio di settimane fa, ma se volete rinfrescarvi la memoria lo trovate qui semplicemente-musica-folk-donald-and-jen-macneill-with-lowl.html.
Prima del concerto ho fatto quattro chiacchiere con loro (non la definirei una intervista visto che abbiamo parlato nel locale con la musica in difffusione e quindi non ho potuto registrare il tutto) e si sono confermati due persone molto affabili, in possesso di quello che definirei uno "Scottish Humour" (conoscevo quello inglese ma anche gli scozzesi si difendono bene), che abitano in uno dei posti più belli e più speduti delle Isole Ebridi, Colonsay, popolazione dichiarata dalla coppia 120 abitanti anche se nella prefazione del disco fatta da Edward Abbiati, secondo i suoi ricordi, circa venti anni fa erano 80, quindi sembrerebbe esserci un incremento forse dovuto ai due nipoti che l'altra figlia di Pedie MacNeill ha nel frattempo sfornato. Ma nel corso del concerto Jen ha raccontato che ai tempi in cui suo padre andava a scuola (l'unica del paese, dove insegna la mamma, quindi tutto in famiglia) gli studenti erano circa una ventina, forse meno, in tempi più recenti quando lei l'ha frequentata gli scolari erano solo cinque e sembra che la popolazione stia decrescendo anche se "non è un cattivo posto per viverci" come recita la didascalia di questa foto tratta dal suo MySpace.
Certo bisogna ingegnarsi per trovare dei lavori, incentivare le proprie passioni, come la musica e a questo proposito il MacNeill padre ogni anno organizza un Festival di musica Folk sull'isola al quale partecipano anche nomi importanti della musica scozzese, a partire dai Lau, Karine Polwart, Heidi Talbot e altri che non ricordo. Nello stesso tempo mi ha raccontato che si tiene al corrente anche della musica contemporanea e di avere molto apprezzato l'ultimo album di Laura Marling.
In teoria questo era il loro primo concerto al di fuori dei confini del Regno Unito ma la biondina Jen mi ha raccontato di essere venuta in tour lo scorso anno proprio in Italia con un gruppo femminile dove la cantante si è ammalata appena iniziata la serie di concerti e quindi hanno dovuto arrangiarsi ed eseguire un repertorio ridotto a causa di questo incoveniente. Proprio Jen Macneill si è rivelata la sorpresa della serata, con la sua bella voce a fare da compendio a quella del padre e con una ottima performance al fiddle dove ha sfoderato una buona tecnica e preparazione, sostituendo Chiara Giacobbe che non era disponibile per i concerti. Gli altri due Lowlands della serata erano il chitarrista Roberto Diana e il fisarmonicista (accordion, please) e tastierista Francesco Bonfiglio che hanno reso più corposo il sound folk della coppia scozzese.
Prima del concerto Ed Abbiati ha presentato un paio di nuovi brani che anticipano futuri sviluppi di cui non si può parlare e Roberto Diana ha eseguito tre brani alla chitarra acustica come presentazione di un mini CD molto ruspante intitolato Raighes Vol 1 (Rough Tapes) in tiratura limitata di ben 50 copie che dovrebbe fare da preludio ad un album completo. Lui, se conoscete, i dischi dei Lowlands è un ottimo chitarrista elettrico, tra i migliori in Italia, ma anche all'acustica se la cava alla grande con un po' di tapping che mi ha ricordato Michael Hedges nel primo brano presentato Coffee Break dove convergono anche flatpicking, fingerpicking e altre tecniche varie per uno stile composito e completo. Gli altri due brani erano, credo, If You Are Happy e un altro di cui non ricordo il titolo, che dipingono vicende familiari e stati d'animo attraverso le 6 corde della chitarra nella migliore tradizione dei virtuosi dello strumento.
Nel concerto della famiglia MacNeill, Diana ha suonato soprattutto chitarre in stile slide con il bottleneck e ha aggiunto assoli e coloriture sonore al repertorio del due. Che hanno eseguito praticamente tutto il nuovo album, con l'eccezione dello strumentale Farewell To Govan visto che Jen non si era portata il low whistle, sostituito da un medley tra un traditional celtico e una scatenata sarabanda chiamata The Dirty Bee dove il violino eccellente e la fisarmonica si sono sfidati a velocità supersoniche. Anche The Last Trip che doveva essere l'ultimo brano del concerto secondo la scaletta è stato sostituito con un medley di gighe, reels e arie scozzesi per un finale scoppiettante dove anche il babbo Donald Mac Neill e Roberto Diana avevano eseguito una ottima Bouncing Babies l'altro strumentale tratto dall'album.
Il concerto come il disco si era aperto con Fair Tides una bella ballata evocativa che nell'incipit mi ha ricordato The Streets of London di Ralph McTell e a domanda precisa prima del concerto Donald ha risposto con un "maybe" dicendo, e questo è vero, che questi brani sono un po' nell'aria che si respira per chi fa musica. Ottima anche la cover del brano di Allan Taylor The Morning Lies Heavy che Jen, che la canta, si è meravigliata molto fosse conosciuta in Italia, forse più che in patria. L'altra cover, non contenuta del disco, è stata una versione di un brano Bedlam Boys cantato da Joan Baez ma scritto da Heidi Talbot. I momenti migliori della serata direi che sono stati la lunga Fathers and Sons che racconta la storia del disastro della nave Arandora Star affondata vicino alle coste scozzesi nel 1940 con più di 800 persone a bordo tra cui moltissimi italiani, la conclusiva Half Hebridean e Days of our lives entrambe malinconiche riflessioni sul tempo che passa e se ne va sulle isole Ebridi e nelle nostre vite.
Se volete godere anche voi dei piccoli piaceri della vita come ascoltare un bel concerto di musica Folk suonato come Dio comanda, stasera, 19 ottobre, se siete al centrosud potete andare a Roma al Lord Lichfield Pub oppure il 21 all'1.35 di Cantù e il 22 ottobre all'Ottagono di Bergamo.
That's All Folks!
Bruno Conti
11:06 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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29/09/2011
"Semplicemente" Musica Folk! Donald And Jen MacNeill With Lowlands - Fathers And Sons
Donald And Jen MacNeill with Lowlands - Fathers and Sons - Standing Stone Music (distribuzione italiana Route 61 di Ermanno Labianca).
Dovrebbe essere disponibile dalla settimana prossima nei negozi (una volta si diceva più forniti), ma già qualche copia circola a livello furtivo: si tratta del disco di una coppia, padre e figlia più una serie di "figliocci" e condivide il titolo con una delle pietre miliari della musica, quel Fathers and Sons registrato da Muddy Waters con una serie di musicisti bianchi tra cui Mike Bloomfield in piena epopea della rinascita del Blues presso i musicisti bianchi. Ma non condivide lo stile, questa è "pura e semplice" musica folk quella che si fa da cent'anni sulle isole britanniche ma che tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70 è diventata un "genere". Prima attraverso alcuni pionieri come Davy Graham, le sorelle Shirley & Dolly Collins, Bert Jansch e John Renbourn (pensate che li ho visti tutti, ogni tanto faccio lo "sborone" come il scior Shomaker) e poi nella parte elettrica con Fairport Convention, Sandy Denny, Richard Thompson e di nuovo acustica con Planxty, Christy Moore, Moving Hearts e cantanti come Allan Taylor, Dick Gaughan, Mick Hanly o gruppi come la Bothy Band e i Chieftains. Ma anche personaggi più mainstream come Donovan o iconoclasti come Roy Harper, Michael Chapman e la Incredible String Band fino ad arrivare alla rinascita dei giorni nostri con gente come Kate Rusby, Dolores Keane, Mary Black, June Tabor e la Oyster band (ma questi sono in pista già da un po') e poi l'ultimo folk revival più contaminato di Mumford and Sons, Laura Marling e tanti altri.
Ma Donald "Pedie" MacNeill e la sua musica in tutto questo dove si collocano? Giusto nel mezzo, nel senso che ci stanno bene insieme a tutti questi nomi citati (anche per investigare, se volete), una musica che sin dalle prime note del primo brano Fair Tides, con le note arpeggiate della chitarra che mi hanno ricordato l'incipit di Streets of London di Ralph McTell, si ispira a sua volta alla grande tradizione della musica popolare folk, sono "arie" che si respirano nell'atmosfera e nelle strade del Regno Unito e della vicina Irlanda. Si tramandano di generazione in generazione, come racconta nelle note del CD, Edward Abbiati dei Lowlands che insieme a Roberto Diana ha curato la produzione di questo Fathers and Sons: quando da ragazzino, d'estate, lo spedivano alle isole Ebridi a passare le vacanze e lavorare, l'alternativa (oltre alle bevute di birra nei pub) alle probabili gare di tosatura delle pecore o mungitura della mucche, probabilmente era solo la musica che poi è diventata una passione. Anche per la famiglia MacNeill è una passione tramandata dal babbo Donald alla figlia Jen (e forse dalle generazioni precedenti) che quando canta The Morning Lies Heavy convoglia nelle sua voce bella ed espressiva tutta la storia delle voci femminili di questa musica (e anche quella di Allan Taylor che l'ha cantata).
Questo album peraltro raccoglie il meglio della produzione di MacNeill con l'aggiunta di nuovi arrangiamenti e di nuove canzoni registrate nella primavera del 2010 in una "casetta rosa" nei pressi di Pavia all the way from Colonsay, Scotland e poi "lavorate" nei mesi successivi da vari componenti dei Lowlands che hanno aggiunto i loro strumenti e le loro voci ai vari brani. Dalla fisarmonica di Francesco Bonfiglio nella suggestiva The Schoolroom cantata a due voci da padre a figlia, passando per il violino di Chiara Giacobbe nelle note senza tempo di The Spencer. Ma anche le chitarre e le voci di Roberto Diana e Ed Abbiati e nuovamente la fisarmonica di Bonfiglio e il violino di Chiara nel brano che dà il titolo a questo album, una Fathers And Sons che racconta una storia vera avvenuta durante la seconda guerra mondiale lungo le coste dell'Inghilterra, quando anche alcuni italiani persero la vita nel naufragio di una nave la "Arandora Star", avvenuto nel luglio del 1940 e che è rimasto nella storia della piccola comunità di Colonsay e tramandato alle successive generazioni. Come in tutte le "grandi storie" della canzone popolare britannica la narrazione è viva e drammatica e fa rivivere le emozioni di quei lontani eventi con una musica vivida ed evocativa nella grande tradizione del genere.
C'è anche spazio per il low whistle di Jen MacNeill nel malinconico strumentale Farewell to Govan dove anche il violino e il piano si dividono le trame sonore del brano e il classico fingerpickin' di un brano come Bouncing Babies ci trasporta sull'altro lato dell'oceano dove i chitarristi e i cantautori folk americani si reimpadronivano della materia nei primi anni '60 nel Greenwhich Village. Brani come Wear Something Simple mi ricordano vecchi dischi dimenticati di Archie Fisher (altro scozzese Doc) o Wizz Jones altri maestri della musica folk tradizionale. The last trip è una bella ballata scozzese cantata con voce limpida da Jen MacNeill (che è brava anche di suo) e contrappuntata dalla chitarra alla Ry Cooder di Roberto Diana. Forse ho citato solo di passaggio la voce e lo stile di Christy Moore che mi sembra il massimo punto di riferimento per un album come questo di "Pedie" MacNeill, un brano come Days of your lives farebbe il suo figurone in un album del grande cantante irlandese che spesso inserisce anche brani di autori "non conosciuti" nel suo repertorio, il tocco del piano e dell'organo aggiunti alle sonorità delle acustiche sono la classica ciliegina sulla torta. In What'll We Do fa anche capolino una armonica dylaniana che si aggiunge alle "influenze nobili" che si avvertono nella musica del nostro amico.
Per completare i contenuti di questo SSMCD004 della Standing Stone Music ( e questo fa supporre che per questa minuscola etichetta scozzese sono usciti altri tre dischi) e che sarà distribuito in Italia dalla IRD, e che è un prodotto confezionato con amore con un bel libretto con i testi e tutte le informazioni importanti, dicevo che per completare manca un ultimo brano Half-Hebridean, che è sì una canzone ma anche la storia di una vita, cantata ancora una volta dalle due voci della famiglia MacNeill. Se "allargate" le immagini del manifesto posto in apertura del Post potete vedere le date del breve tour italiano e se lo leggerete quando è già avvenuto potrete sempre "consolarvi" con l'acquisto del CD.
Piccole gioie semplici della vita come l'ascolto di questo album.
Bruno Conti
18:12 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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