31/05/2013
Alla Fiera Del Riff: Scott Kempner e Eric "Roscoe" Ambel Di Nuovo Insieme! Del-Lords - Elvis Club
Del-Lords - Elvis Club - Megaforce (USA)/Blue Rose (EU)
Il detto "It's Only Rock'n'Roll", abusato ma sempre valido, e anche quello del sommo vate Muddy, "The Blues Had A Baby And They Named It Rock'n'Roll", si applicano alla perfezione al nuovo album dei redivivi Del-Lords (ma anche a quelli vecchi), senza peraltro dimenticare la roots music, il rockabilly, il country punk e delle ballate da leccarsi i baffi. Originari di New York, negli anni '80 erano stati la risposta al Paisley Underground proveniente dall'altra costa, al cowpunk, al country & rock desertico e psichedelico di gente come Green On Red, Dream Syndicate, fino a spingersi ai Giant Sand o ai Thin White Rope, e andando a ritroso, il protopunk dei New York Dolls o dei Dictators, di cui Scott Kempner era stato uno dei membri fondatori. Ma nella prima incarnazione del gruppo, quella di Frontier Days e Johnny Comes Marching Home (dischi che rivaleggiavano con la migliore produzione di Springsteen o di Petty di quegli anni), c'era spazio anche per il sound sixties, ora jingle-jangle alla Byrds, ora rock & pop bluesato alla Creedence, ma anche alle fabbriche di riff degli Stones e dei Beatles, riunite in una unica formazione dai Flamin' Groovies della prima metà anni '70.
Quando arrivano sulla scena con il primo album del 1984, c'erano altri revivalisti diversi in circolazione, come i Cramps, i Fleshtones, o i primissimi Blasters che erano più legati al punk o al R&R, mentre i Del-Lords sapevano suonare anche dell'energico power-pop, oltre al rock e agli altri generi citati: Scott Kempner voleva una formazione dove tutti e quattro i componenti fossero anche cantanti, una sorta di versione rock dei Beach Boys della costa Est, riveduta e corretta, ma l'intenzione era quella. Come spesso capita poi la realtà, almeno agli inizi, aveva superato addirittura questa idea. Purtroppo l'avventura è durata solo 6 anni e quattro album ed è rimasta un po' sconosciuta al grande pubblico, anche se brani come Get Tough, la ballata Livin' On Love, Burning In The Flame Of Love, il loro più grande successo (?!), la byrdsiana Shame On You o Double Life, un chiaro omaggio a Shake Some Action, sentiti ancora oggi fanno sempre la loro bella figura, come un po' tutta la produzione. Il gruppo si sciolse nel 1990 e Scott Kempner, nel 1992, pubblicò il suo disco di esordio, Tenement Angels, che sembrava indicare la strada per una gloriosa carriera solista. Peccato che il suo secondo album, Saving Grace, uscirà solo nel 2008, tra l'indifferenza, purtroppo, di quasi tutti. Quindi perché non ripristinare la sigla Del-Lords? I rapporti con Eric Ambel, che nel frattempo si è trasformato anche in eccellente produttore, sono rimasti ottimi, sulla scia delle ristampe dei quattro album, usciti proprio nel 2008 a cura della American Beat, e con la formazione originale, iniziano a lavorare su un EP, poi uscito, un po' clandestinamente, come Under Costruction (titolo quanto mai profetico) nel 2010 e ripartono con alcune date dal vivo (le prime da oltre vent'anni), prima negli Stai Uniti e poi sette concerti in Spagna, dove sono rimasti molto popolari.
La "costruzione" ha richiesto 3 anni (d'altronde con questa crisi dell'edilizia), ma, a maggio di quest'anno, finalmente, esce questo nuovo Elvis Club, che, sin da titolo, non ha nulla da invidiare ai dischi del passato. Kempner, come di consueto, scrive quasi tutti i brani, Eric "Roscoe" Ambel suona la solista e produce da par suo, il batterista Frank Funaro, picchia con trasporto sui suoi tamburi, l'unico che non è della partita è il bassista Manny Caiati (diventato avvocato nel frattempo), che era presente all'inizio della reunion, ma nel disco è stato sostituito, in modo spero indolore, da Michael Duclos (e da molti altri utillizzati nei vari brani del CD). Tocchi di tastiere ed armonica rendono più armonioso il sound, il resto lo fanno le canzoni, undici nuovi brani e una cover di Neil Young, Southern Pacific, presente in un album non particolarmente amato, per usare un eufemismo, del canadese, vale a dire Re-ac-tor, ma era uno di quelli che si salvava.
Il riff'n'roll domina nell'album, a partire dall'inizio gagliardo di When The Drugs Kick In che ti mette subito di buon umore, con la voce di Kempner che mi ha sempre ricordato, per oscuri motivi, quella di Jorma Kaukonen, almeno a livello di timbro vocale (forse per l'emissione nasale), coretti, chitarre tra jingle-jangle e rock più tirato ma sempre gloriosamente "pop", nella migliore accezione del termine. Impressione confermata dalla grintosa Princess, ancora più tirata e rocciosa, sempre con le consuete aperture melodiche impiegate con grande classe. Chicks, Man! ci riporta al country punk bluesato dei primi dischi, impersonificato dalla slide di Ambel, ben coadiuvato dall'acustica di Kempner che rafforza il ritmo forsennato della batteria di Funaro e canta sempre alla grande. Flying l'ha scritta ancora Scott ma è il veicolo perfetto per la voce di Roscoe Ambel che, curiosamente, anche in questo caso, sembra quella di un gemello separato alla nascita di Jeff Lynne, meno dotato vocalmente (questo particolare non è mai stato tra gli atout di Eric, ma rimedia abbondantemente con le chitarre), ma in un mood alla Travelin' Wilburys, con tanto di armonica (Nate Schweber) e armonie vocali da sballo, con le chitarre che sono pronte a riffare di brutto. All Of My Life è la prima delle bellissime ballate presenti in questo Elvis Club, forse la migliore, acustiche ed elettriche quasi twang, un organo hammond piazzato nel posto giusto, molto romantica.
Everyday, Kempner l'ha scritta con Dion Dimucci, proprio quello dei Belmonts dei bei tempi andati, molto sixties, ricorda le cose migliori di Nick Lowe o dei Rockpile (ma anche qualcosa dei Beatles), con delle armonie vocali perfette da "pure pop for now people" e delle bellissime chitarre arrangiate deliziosamente. Me And The Lord Blues, cantata ancora da Ambel, dimostra che con gli anni non si sono ammorbiditi per nulla, quando è il caso le chitarre ruggiscono ancora, come dimostra il poderoso assolo di wah-wah nella parte finale del brano, il manico c'è sempre. Letter (Unmailed) è un'altra ballatona di quelle strappacuori, acustica e dolce ma con un bel chitarrone che cesella le fasi salienti e l'organo d'ordinanza che torna a farsi vivo, per l'occasione c'è pure un pianoforte. Damaged è rock'n'roll puro, come ai vecchi tempi, Blasters e l'Elvis del titolo nei cuori, leggerina ma molto piacevole, chitarre e pianino malandrino sugli scudi. You Can Make A Mistake One Time, voce distorta e ritmi da hard rockers cattivi quali sono stati, per l'unica collaborazione tra Kemper ed Ambel. Silverlake è un'altra ballata, ma di stampo più elettrico, con le solite belle melodie che si ascoltano con grande piacere. Conclude la già citata Southern Pacific, una canzone tipica di Neil Young nel repertorio con i Crazy Horse, ritmi galoppanti e chitarre fumiganti per uno dei pochi brani che si salvava su Re-ac-tor, apparsa poi in versione differente anche in A Treasure e qui resa in modo gagliardo dai Del-lords, che ci regalano uno dei migliori dischi di rock di questo 2013, fino ad ora.
Bruno Conti
19:48 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, del-lords, eric ambel, scott kempner, neil young, dion dimucci, creedence, flamin' groovies, beatles, stones, blasters, dictators, rock | OKNOtizie |
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29/09/2010
Artisti Di Belle Speranze? Ted Lukas & The Misled - Learn How To Fall
Ted Lukas & The Misled - Learn How To Fall - Nine Alarm Records
Sempre alla ricerca di nomi da cancellare dalla lista dei "rockers estinti" mi sono imbattuto in questo Ted Lukas & The Misled, o meglio mi ero imbattuto qualche tempo fa, poi come spesso capita, per ragioni di tempo l'ho messo da parte (con la sua bella plastichina, com'è solito dire un mio amico) salvo ritrovarmelo per le mani in questi giorni. Giustamente mi sono detto, se l'ho preso un motivo ci sarà e quindi me lo sono ascoltato e mi sono trovato di fronte a un sano, onesto CD di rock americano, avrei detto Americana, ma memore di quanto dettomi da Dan Stuart, che odia il termine, propendo per un roots rock con venature power-pop (piaciuto, come dire tutto e niente).
Nelle sue parole (di Ted Lukas) all'inizio (a cavallo fine anni '80 principio '90) era un pop-punk stile Descendents in un gruppo che si chiamava Apocalypse Hoboken e che non ha lasciato tracce. Poi ci sono stati gli Hushdrops un trio che faceva del power pop influenzato dalla musica inglese e, finalmente, a metà anni '90 arrivano i Barely Pink (di cui avevo un disco e che forse hanno influenzato la mia scelta di prendere questo Learn how to fall un po' al buio, chiamiamolo un rischio calcolato). I Barely Pink facevano cover di Big Star e Cheap Trick qundi il genere ve lo potete immaginare. Nel 1998 nascono gli Hangtown (da non confondere con gli Hangdogs, che casino!) altro gruppo su quelle coordinate sonore ma che aggiunge al power-pop, twang e roots music e che registra alcuni album di buona qualità (per la verità due più un Ep nel 2006 quando Lucas aveva già intrapreso la carriera solista). Se li trovate è tutta musica buona.
D'altronde uno che nel suo MySpace alla voce Influenze cita, anzi, estraiamola a viva forza questa lista, perchè vale più di una dotta recensione: Life, love, God, my wife and kids, Beatles AND Stones, Lennon AND McCartney, the BLUES, '77 punk, 50's rockabilly, the Smiths, GP (Parker and Parsons), EC (Clapton and Costello), Dylan, Marley, Big Star, TODD, Weller, Neil (Young and Finn), all things Allman, Nick Lowe, Peter Case, Nils, the BOSS, Bramhall I & II, brothers SRV + JLV, the KING (B.B., Albert, Freddie, and oh yeah...Elvis), and you!
Mica male come gusti e per la serie "hanno detto di lui" che assomiglia a Paul Westerberg e Replacements (e glielo appoggio), Steve Earle e Tom Petty (e sono di nuovo d'accordo), io aggiungerei alcuni altri "beautiful losers" tipo Tommy Keene (di cui è uscita una bellissima doppia antologia You Hear Me: A Retrospective 1983-2009, imperdibile!), Graham Parker e il Ryan Adams più rocker (è un po' che tace, stranamente).
A questo punto potrei andarmene a casa (se non ci fossi già) e farla finita qui! Ma due parole (anche tre) su questo disco diciamole. La prima è che nonostante la "strana" etichetta super autogestita l'album è approdato anche sulle nostre lande e con qualche ricerca si trova in giro. La seconda è che un altro personaggio di quelli giusti è coinvolto in questo progetto: trattasi di Eric Ambel, eminenza grigia del rock alternativo americano, prima nei Del Lords e poi collaboratore, tra gli altri, di Bottle Rockets, Blue Mountain, lo stesso Steve Earle, Dan Baird dei Georgia Satellites e una infinità di altri tra cui Ted Lukas.
Questo è il suo terzo album da solista, 10 pezzi (come negli altri due, Distracted del 2002 e Misled del 2008, evidentemente è una regola di vita): accompagnato da un terzetto di prodi collaboratori ( i Misled) ci regala una serie di brani, ricchi di riff ed energia, a partire dall'iniziale The Hard Truth che esce dritta dritta da qualche perduto disco dei Big Star, con il suo misto di jingle-jangle e raffinato rock, belle armonie e la tagliente slide dell'ottimo Sonny John Sundstrom. Forgive & Forget ricorda molto il sound del gruppo del suo ingegnere del suono (tale Eric Ambel).
Couldn't say Goodbye, quasi Tom Pettyana ma anche con sonorità elettroacustiche alla Ryan Adams è un raffinato mid-tempo che placa le acque prima di rituffarci nelle deliziose atmosfere della title-track, power pop ancora a cavallo tra acustico ed elettrico. Hooked on You con i suoi grintosi riff si colloca a metà strada tra Stones e Replacements ancora con una bella slide che celebra le operazioni.
Catching up to you è una power ballad che ricorda anche la California dei primi anni '70 e il country-rock di quegli anni, Eric Ambel aiuta con delle belle armonie vocali. Precious Times è un brano acustico cantautorale (eccolo là, ogni tanto mi scappa) con tanto di contrabbasso che però non entusiasma più di tanto. Molto meglio il ritorno degli Stones era Sticky Fingers della riffata Nothing's ever good enough, qui la voce sottile di Ted Lukas non soddisfa appieno, però c'è di peggio, ce ne faremo una ragione, sempre presente la solista di Sundstrom che inanella una bella serie di assoli in tutto il disco. Anche Your Own Worst Enemy è senza infamia e senza lode, carina (non so se sia un'offesa dire carina di una canzone). Il finale è affidato alla rockeggiante The More Things Change con Ted Lukas che per l'occasione rispolvera la sua solista (all'inizio era un chitarrista) per un doppio assalto di 6 corde dai canali dello stereo con Ambel che aggiunge la sua "Silent Chug" Guitar alle operazioni per una gloriosa conclusione.
In definitiva del sano e onesto rock, come dicevo c'è molto di peggio in giro (ma anche di meglio). Categoria Carbonari giustamente!
Bruno Conti
18:47 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, ted lukas, eric ambel, hangtown, barely pink, steve earle, tommy keene, paul westerberg | OKNOtizie |
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