18/05/2013

E Dopo I Chitarristi Una "Pioggia" Di Armonicisti - Remembering Little Walter

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Various Artists – Remembering Little Walter – Blind Pig Records

Il dibattito su chi sia stato il più grande armonicista nella storia del Blues è ancora aperto, ma quasi tutto convengono che Marion Walter Jacobs, per la storia Little Walter, sia il candidato più accreditato. E’ sempre difficile fare graduatorie, ma se Jimi Hendrix vince, giustamente, tutte quelle in cui si parla di chitarra elettrica, Little Walter, uno dei primi ad elettrificare il suo strumento nella Chicago del dopoguerra e ad avere quel suono quasi da sassofono, una sorta di Charlie Parker del blues, per citare un altro che ha avuto una influenza incredibile sulla musica del ventesimo secolo, vince quella del più piccolo strumento a fiato (importante). Senza stare a farla troppo lunga, anche Walter (Little per non confonderlo con Big Walter Horton, venuto poco prima di lui e che molti considerano il più grande come tecnica pura allo strumento e ricordando anche i Sonny Boy Williamson, tra le influenze di Jacobs) si pone tra gli innovatori perché oltre a usare semplicemente l’amplificazione, come facevano altri, l’aveva fatta diventare uno strumento in sé, come era stato per Jimi con la chitarra, lavorare a volumi altissimi (per l’epoca) concedeva possibilità che altri non avevano saputo sfruttare.

Nato a Marksville, Lousiana Little Walter era già a Chicago nel primissimo dopoguerra, 1945, e nel 1948 entrava a far parte della band di Muddy Waters. Dopo poco più di venti anni vissuti pericolosamente, il 15 febbraio del 1968 moriva per le conseguenze di una rissa avvenuta la sera prima in un locale di Chicago (probabilmente l’ultima di una serie che si sommò ad altre avvenute in precedenza): non aveva ancora compiuto 38 anni. Jacobs, oltre ad essere stato “l’armonicista” per eccellenza, era anche un ottimo cantante ed autore e ha realizzato, oltre alle innumerevoli collaborazioni, anche una serie di album e canzoni a nome proprio. Per l’occasione di questo tributo, Remembering Little Walter, Mark Hummel ha radunato un gruppo di armonicisti che sono alcuni tra i migliori ancora in attività (direi che mancano James Cotton e Kim Wilson, così a occhio, tra i top players), ma non essendo un raduno degli alpini e suonando tutti i musicisti nella stessa occasione e non in una serie di registrazioni in diverse date, possiamo ritenerci più che soddisfatti per gli artisti presenti.

In quella serata del dicembre 2012 all’Anthology di San Diego, in aggiunta al citato Hummel ci sono Charlie Musselwhite, Billy Boy Arnold, Sugar Ray Norcia, James Harman e (Little) Charlie Baty, che oltre ad essere uno dei chitarristi della serata si cimenta anche all’armonica, Nathan James dei Rhythm Scratchers (che non conosco benissimo, ma prima era con Harman)) è l’altra chitarra (quella con la forma à la Bo Diddley), Jun Core il batterista,viene dalla band di Musselwhite e il bassista, RW Grigsby suona nei Blues Survivors di Hummel. Un gruppo compatto e solido e poi naturalmente, armonicisti come piovesse, 5+1 per la precisione. Prevalgono i bianchi,ma non è una critica, una semplice constatazione, sette bianchi, due neri e uno “abbronzato”, come ha detto qualcuno di nostra conoscenza, il risultato è più che soddisfacente, direi ottimo. Scorrono molti dei cavalli di battaglia di Jacobs: si parte con una I Got To Go dove il primo dei solisti a prendere il centro della scena è Mark Hummel, e via con i primi assolo, che peraltro sono il motivo di questa serata e quindi aspettiamone tanti. Poi è il turno di Charlie Musselwhite, con la lunga ed intensa Just A feeling, una delle migliori del concerto. Billy Boy Arnold, con una travolgente You’re So Fine, dimostra di essere ancora in grande forma, sia vocale che allo strumento e anche James Harman non scherza, con una vibrante It’s Loo Late Brother, uno dei pochi brani che non porta la firma di Little Walter.

Mean Old Frisco, uno dei preferiti di Eric Clapton, grande estimatore, che ricorda nelle note che “Little Walter è stato una molto, molto potente influenza sulla mia musica”, chiude il primo giro, nell’interpretazione di Sugar Ray Norcia. Si riparte con una ondeggiante e tipica One Of These Morning affidata a Charlie Musselwhite, che a dispetto dei quasi 70 anni è sempre in gran forma (ma non dimentichiamo che il decano della serata, Billy Boy Arnold va per i 78, e non si direbbe). A seguire una riflessiva e delicata Blue Light “pennellata” da un ottimo Hummel, con la sua armonica che riverbera dalle casse dell’impianto in questo favoloso brano strumentale e da Crazy Mixed Up World, uno dei due brani firmati da Willie Dixon, con James Harman che guida con brio il manipolo di musicisti. Up The Line di Sugar Ray Norcia è una di quelle con i tempi più “strani” ma sempre compatibile con il classico electric Chicago Blues della serata. Ancora un grande Arnold con Can’t Hold Out Much Longer che ricordo su 461 Ocean Boulevard di Clapton e poi, tutti insieme appassionatamente, per una corale My Babe, l’altro brano di Dixon, che era la canzone più famosa di Little Walter, sei assolo, dicasi sei, in sequenza, per un gran finale di un ottimo disco, super consigliato agli aficionados dell’armonica ma, in generale, per tutti gli amanti del Blues classico.

Bruno Conti 

02/04/2013

Un Atto "Dovuto"...Ma Ben Fatto! Stephen Stills - Carry On

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Stephen Stills – Carry On – Rhino 4CD Box

Finalmente lo spazio compreso tra la “C” del box Voyage di David Crosby e la “N” di quello di Graham Nash (Reflections) viene riempito dalla “S” di questo nuovissimo Carry On, cofanetto retrospettivo dedicato a Stephen Stills, e come i precedenti curato (bene) da Nash. Carry On (titolo non troppo fantasioso, era già stato usato per un’antologia del 1991 di Crosby, Stills & Nash, un estratto dall’imperdibile box CSN) si distingue dai volumi dedicati a David e Graham, che erano tripli, per il fatto che presenta ben quattro CD, operazione comunque comprensibile e giustificata dal fatto che Stills ha sempre avuto una carriera molto più ricca dal punto di vista discografico rispetto ai suoi due colleghi, anche se parecchio diradata negli ultimi vent’anni.

(*NDB Nella speranza che prima o poi pubblichino ufficialmente questo concerto!)

Musicista eclettico, Stills ha sempre potuto contare su un grande talento, sia come songwriter, sia come cantante (un timbro caldo, rauco e pastoso il suo, anche se piuttosto rovinato ultimamente), sia soprattutto come polistrumentista: eccellente chitarrista, in possesso di una tecnica di gran lunga superiore al suo amico e collega Neil Young e capace di influenzare persino uno come Jimi Hendrix, è anche un ottimo pianista e bassista, oltre a non disdegnare ogni tanto di misurarsi alla batteria. Il box copre in maniera adeguata e completa la sua carriera in tutte le sue sfaccettature ed in tutte le band in cui ha militato (unica, ma grave, mancanza: la celeberrima Super Session con Al Kooper e Mike Bloomfield), mettendo in evidenza il suo stile variegato, con una base rock-blues, ma con grandi dosi di folk, un po’ di country ed una passione mai celata per la musica latina. Come già per i due box di Crosby e Nash, anche Carry On si presenta in una elegante ma pratica confezione, con un ricco libretto pieno di foto inedite e preciso nelle note dedicate ad ogni brano.

Dal punto di vista musicale il box offre 82 canzoni che coprono 50 anni di carriera, delle quali 27 inedite (in realtà sono 18, in quanto vengono spacciati come inediti anche brani già noti ma con un diverso remix, in compenso ci sono diverse rarità), un omaggio dovuto ad uno dei grandi della nostra musica, forse un po’ troppo spesso sottovalutato.

Il primo CD si apre con l’inedita Travelin’, una discreta folk song incisa nel 1962 in Costa Rica (dove Stephen ha vissuto per alcuni anni), un brano mai più usato in seguito che ha in sé i germogli del talento di Stills; segue la rara High Flyin’ Bird, un folk-gospel ad opera degli Au Go-Go Singers, band adolescenziale di Stephen con Richie Furay, brano nel quale si notano già le doti vocali del nostro. Il resto del dischetto è incentrato sul periodo Buffalo Springfield, purtroppo senza inediti (tranne un remix di Everydays) e sugli inizi di CSN (&Y), con una versione in solitaria di 49 Reasons, che sarebbe poi diventata 49 Bye-Byes, un paio di demo di brani finiti poi su altri dischi, e soprattutto una deliziosa versione in studio di The Lee Shore, con Stephen che si occupa di tutti gli strumenti tranne la batteria, lasciata a Dallas Taylor.

Il secondo CD è il mio preferito: inizia con la splendida Love The One You’re With, uno dei migliori brani di sempre del nostro, e prosegue con il meglio dei suoi primi anni da solista, tra cui la bellissima Go Back Home, potente rock song che non ricordavo così intensa, con un Eric Clapton strepitoso, quasi più che nei suoi dischi solisti, il grande blues Jet Set, la fluida Change Partners, brano di punta dell’album Stephen Stills 2, e la fantastica Colorado, un capolavoro dal feeling country, uno dei migliori episodi dal primo disco dei Manassas, un album già di per sé imperdibile.

Ma il CD è interessante anche dal punto di vista degli inediti: su tutte, una splendida jam chitarristica dal titolo No-Name Jam tra Stills e Jimi Hendrix (il mancino è presente in Old Times Good Times con un assolo strepitoso), un duetto di grande impatto che purtroppo dura meno di tre minuti (sarebbe ora di fare chiarezza una volta per tutte sulle sessions tra Steve e Jimi), ma segnalerei anche una bella versione inedita di A Treasure, pianistica, dal suono pieno, una inedita riproposizione live con Crosby, Nash e Young di Find The Cost Of Freedom ed una totalmente sconosciuta Little Miss Bright Eyes, che non si capisce come possa essere rimasta nei cassetti fino ad oggi.

Il terzo dischetto prosegue con la seconda parte degli anni settanta e l’inizio degli ottanta (ma un ottimo album come Illegal Stills è stato del tutto ignorato), e qui la chicca è una versione del 1976 di Black Coral ad opera di CSN&Y (il brano è poi finito sul disco Long May You Run, con le parti di Crosby e Nash cancellate), mentre tra le rarità c’è una versione live di Cuba Al Fin, tratta dall’introvabile doppio benefico Havana Jam, una splendida Dear Mr. Fantasy ad opera dell’inedito duo Stills-Nash (apparsa solo sul box CSN), e la discreta Raise A Voice, uno dei due brani in studio del live del 1983 a nome CSN Allies (fuori catalogo, e peraltro non eccelso).

Tra i brani noti, la bellissima Thoroughfare Gap, title track di un disco del 1978 di Stephen (dal quale è tratta anche la roccata e notevole Lowdown) e la favolosa Spanish Suite (con un grande Herbie Hancock al piano), incisa nel 1979 ma apparsa solo nel 2005 su Man Alive!

Il quarto dischetto prende in considerazione almeno un episodio da tutto ciò che Stills ha inciso dal 1982 ad oggi (con l’esclusione, poco comprensibile, dei due album a nome CSN&Y, cioè American Dream e Looking Forward, anche se da quest’ultimo proviene No Tears Left, presentata però in versione inedita dal vivo e senza Young): il CD si apre con la stupenda Southern Cross, pezzo di punta di Daylight Again e miglior brano di Stephen degli ultimi trent’anni, e prosegue con due discrete canzoni dal vivo tratte ancora dal raro Allies, oltre all’altro brano in studio, War Games (pessimo, infarcito com’è di synth e di suoni anni ottanta).

Bello invece risentire tre intensi brani da Stills Alone, disco acustico del 1991 fuori catalogo da anni, mentre gli inediti sono un rifacimento in studio del 1989 di Church (in origine sul suo primo album, Stephen Stills), una Girl From The North Country di Dylan dal vivo con Crosby e Nash, e soprattutto una cover decisamente riuscita di Ole Man Trouble di Otis Redding, registrata live con CN&Y nel 2002 al Madison Square Garden.

Come ho scritto nel titolo, questo Carry On era un atto dovuto, che va a completare un trittico di cofanetti dedicato al più famoso supergruppo della storia del rock, ma anche un meritato tributo ad un musicista di immenso talento.

Il mio sogno adesso è vedere pubblicato un quarto box nello stesso stile degli altri tre, con sulla costa indicata la lettera “Y”.

Ma in questo blog si parla di musica, non di fantascienza…

Marco Verdi

16/03/2013

Manolenta Va Ai Caraibi! Eric Clapton - Old Sock

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Eric Clapton – Old Sock – Bushbranch/Surfdog/Polydor CD

So che il titolo del post potrebbe anche sembrare quello di un’avventura di un personaggio dei fumetti, ma è in realtà il modo più sintetico per riassumere i contenuti di Old Sock (vecchio calzino, titolo indubbiamente autoironico), il nuovissimo album di studio di Eric “Manolenta” Clapton. A giusto tre anni da Clapton, che era il suo miglior disco di studio da secoli a questa parte (quelli di covers di blues esclusi), Old Sock migliora addirittura il livello, diventando forse il lavoro più bello addirittura da Money And Cigarettes (il disco con Ry Cooder, e stiamo parlando di trent’anni fa), ma operando delle scelte stilistiche diverse in materia di sound. Non è che Eric sia andato fisicamente ai Caraibi ad incidere, ma l’atmosfera all’interno del CD è quella, non tanto per i suoni (non somiglia, per dire, ad un disco di Jimmy Buffett), quanto per l’atmosfera solare e rilassata che si percepisce in tutti i brani.

Clapton ormai ha la sua età, è in pace con sé stesso e non deve dimostrare più nulla da tempo, e può fare ciò che gli pare, quando gli pare e con chi gli pare: a conferma di questo, l’album è il primo ad uscire per la sua etichetta personale, la Bushbranch. Eric riscopre il reggae (se ne era innamorato già negli anni settanta, ricordate I Shot The Sheriff e Knockin’On Heaven’s Door?), usandolo però non in dosi massicce, così da non scontentare chi non ama il genere alla follia (tipo il sottoscritto), fa qualche brano in perfetto stile anni 30-40, addirittura del country, un paio di pezzi tipici suoi, ma tutto in modo assolutamente rilassato. Attenzione, questo non va a discapito del feeling e dalla qualità: Old Sock è un gran bel disco, in cui Eric coniuga abilmente classe, mestiere e voglia di suonare e sperimentare anche sonorità insolite per lui, lasciando talvolta addirittura in secondo piano la sua chitarra (pochi sono infatti i suoi tipici assoli poderosi).

Clapton sceglie di fare perlopiù covers di varia estrazione, i brani originali (tra l’altro neppure scritti da lui, ma da Doyle Bramhall II con…Nikka Costa!!!) sono solo due su dodici, ma, come ho detto prima, Eric è arrivato ad un punto in cui sceglie le canzoni che vuole. Se aggiungiamo a tutto ciò una lista di musicisti impressionante (oltre a Bramhall abbiamo Steve Gadd, Greg Leisz, Jim Keltner, Matt Rollings, Willie Weeks, Henry Spinetti ed altri) ed alcuni special guests davvero special (li nominerò man mano) non ci vuole molto a fare un grande disco. Altro particolare degno di nota, il CD esce in una versione sola, ed oggi è una rarità (a dire il vero una versione deluxe ci sarebbe anche, ma è venduta solo sul suo sito, è limitata a mille copie, costa circa il triplo e l’unica bonus track, No Sympathy, non è sul CD ma su una chiavetta USB allegata. Complimenti…).

L’album si apre con Further On Down The Road, da non conforndersi con il quasi omonimo classico di Bobby “Blue” Bland: questo è un brano scritto da Taj Mahal, che appare al banjo ed armonica, proposto con un arrangiamento solare e delicatamente reggae, molto piacevole, subito una bella canzone. Angel (di e con J.J. Cale) è una ballata laidback tipica del suo autore, raffinata e godibilissima, cantata quasi sottovoce e strumentalmente ineccepibile; The Folks Who Live On The Hill (un brano anni trenta portato al successo da Peggy Lee) ha un arrangiamento di gran classe, tra jazz e musica hawaiana d’altri tempi. Gotta Get Over è un brano nuovo ed è anche il primo singolo, ed il suono qui è più vicino allo stile tipico di Eric, un rock classico ma molto ben fatto, vibrante, orecchiabile, diretto, con Chaka Khan alle armonie (ma non si nota…), ma soprattutto con il nostro che si lascia finalmente andare alla Stratocaster. Till Your Well Runs Dry (Peter Tosh) è molto bella nonostante sia un reggae (anche se solo nel ritornello); in All Of Me Clapton duetta addirittura con Sir Paul McCartney, regalandoci un irresistibile brano jazzato vivace e solare, anni quaranta, dove l’unico tributo alla modernità è il suono della chitarra di Eric (in origine era una canzone interpretata sia da Billie Holiday che da Sarah Vaughan). Born To Lose è stato un successo di Ted Daffan, un pioniere del country oggi dimenticato: l’arrangiamento di Eric è fedele allo stile dell’autore, e sembra che il nostro non abbia mai fatto altro che suonare musica country. Uno dei brani migliori, senza dubbio, una cover scintillante.

E il blues? Eccovi servita una sontuosa interpretazione di Still Got The Blues, un omaggio di Clapton a Gary Moore, con l’amico Steve Winwood a fare i numeri all’organo: versione manco a dirlo da applausi, lunga, profonda e sentita. Grandissima classe. Old Sock cresce brano dopo brano: è la volta della celeberrima Goodnight Irene (di Leadbelly, ma che ve lo dico a fa?), solare, fluida, caraibica, ispiratissima, in breve una delle più riuscite. La migliore del disco? Decisamente sì. Un capolavoro assoluto nella discografia di Clapton, sentire per credere. L’album si chiude con Your One And Only Man di Otis Redding, ancora reggae, Every Little Thing, il secondo brano originale del disco, molto bella anche questa, una ballata anni settanta cantata benissimo da Eric (ma il coro di bambini finale ce lo poteva risparmiare), e Our Love Is Here To Stay, dei fratelli Gershwin, jazzata e raffinata come da copione.

Che altro dire…uscite e compratelo!!!

Marco Verdi

23/01/2013

Torna La Rubrica Delle Uscite Prossime (E) Venture 2013, 1a Puntata. Crosby, Nash & Young, Stills, Hendrix, Clapton, Bonamassa, Richard Thompson e Bowie.

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Torna la rubrica delle uscite dei prossimi mesi (ma anche dei prossimi giorni) per questo 2013 appena iniziato, quelle più interessanti a giudizio insindacabile di chi scrive.

Partiamo con il "magico" quartetto in una configurazione inconsueta. Il 26 marzo del 1972 sul palco del Winterland di San Francisco, salgono David Crosby e Graham Nash, che da lì a poco, ad aprile, pubblicheranno il loro primo omonimo album in coppia. Il concerto, presentato come The Sherriff's Benefit Concert, e destinato a raccogliere fondi e conoscenza sulle condizioni dei carcerati, viene trasmesso dall'emittente radiofonica locale KSAN (negli anni più volte edito come bootleg) e ora divento questo The San Francisco Broadcast. La particolarità della serata è che alla fine del concerto, per gli ultimi quattro brani (tre tratti da Harvest, uscito da poco), la voce solista sia quella di Neil Young, salito sul palco dal quarto brano, dando vita ad un inedito terzetto. Il CD, esce, a seconda dei punti di vista e le informazioni, tra il 28 gennaio e il 12 febbraio, per la distribuzione, in Inghilterra, della Nova Sales & Distribution Ltd, per le etichette le più disparate, questa la tracklist:

1. Live 1972

 2. Wooden Ships

 3. I Used to Be King

 4. All Along the Lee Shore

 5. Southbound Train

 6. Almost Cut My Hair

 7. Page 43

 8. And So It Goes

 9. Immigration Man

 10. Teach Your Children

 11. Military Madness

 12. Chicago

 13. Harvest

 14. Only Love Can Break Your Heart

 15. Heart of Gold

 16. Needle and the Damage Done

Qualità sonora molto buona (un soundboard come si dice tecnicamente) e anche quella della serata, dove si esibirono anche gli Earth Rise (?), gli Stoneground e Elvin Bishop. Come i più attenti avranno notato, nessun segno di Stephen Still! Fasf forward di 40 e più anni nel futuro e, finalmente, è annunciato, per il 26 marzo su Rhino, come era stato per i Box di Crosby e Nash, il cofanetto quadruplo di Stills Carry On, di cui si parlava da anni, e veniva regolarmente riviato. Ma non è tutto perché ad Aprile dovrebbe uscire anche il nuovo disco della inedita coppia Stephen Stills - Kenny Wayne Sheperd. A proposito di coppie e duetti, nel box vede la luce anche una delle mitiche collaborazioni tra lo stesso Stills e Jimi Hendrix di cui si vociferava da decenni. Solo una ma meglio di niente. E' uno dei vari inediti e rarità che appariranno nel cofanetto, questa la lista, si spera definitiva, dei brani, lustratevi gli occhi (e le orecchie):

Tracklisting:

Disc One
1. “Travelin’” – Stephen Stills*
2. “High Flyin’ Bird” – The Au Go Go Singers
3. “Sit Down I Think I Love You” – Buffalo Springfield
4. “Go And Say Goodbye” – Buffalo Springfield
5. “For What It’s Worth” – Buffalo Springfield
6. “Everydays” – Buffalo Springfield*
7. “Pretty Girl Why” – Buffalo Springfield
8. “Bluebird” – Buffalo Springfield
9. “Rock ’n’ Roll Woman” – Buffalo Springfield
10. “Special Care” – Buffalo Springfield
11. “Questions” – Buffalo Springfield
12. “Uno Mundo” – Buffalo Springfield
13. “Four Days Gone” – Buffalo Springfield
14. “Who Ran Away?” – Stephen Stills*
15. “Forty-Nine Reasons” – Stephen Stills*
16. “Helplessly Hoping” – Crosby, Stills & Nash
17. “You Don’t Have To Cry” – Crosby, Stills & Nash
18. “Suite: Judy Blue Eyes” – Crosby, Stills & Nash
19. “4+20” – Stephen Stills*
20. “So Begins The Task” – Stephen Stills*
21. “The Lee Shore” – Stephen Stills*
22. “Carry On/Questions” – Crosby, Stills, Nash & Young
23. “Woodstock” – Crosby, Stills, Nash & Young

Disc Two
1. “Love The One You’re With” – Stephen Stills
2. “Old Times Good Times” – Stephen Stills
3. “Black Queen” – Stephen Stills
4. “No-Name Jam” – Stephen Stills & Jimi Hendrix*
5. “Go Back Home” – Stephen Stills
6. “Marianne” – Stephen Stills
7. “My Love Is A Gentle Thing” – Stephen Stills
8. “Fishes And Scorpions” – Stephen Stills
9. “The Treasure” – Stephen Stills*
10. “To A Flame” – Stephen Stills*
11. “Cherokee” – Stephen Stills
12. “Song Of Love” – Stephen Stills
13. “Rock ’n’ Roll Crazies/Cuban Bluegrass” – Stephen Stills
14. “Jet Set (Sigh)” – Stephen Stills

15. “It Doesn’t Matter” – Stephen Stills
16. “Colorado” – Stephen Stills
17. “Johnny’s Garden” – Stephen Stills
18. “Change Partners” – Stephen Stills*
19. “Do For Others” – Stephen Stills and Steve Fromholz*
20. “Find The Cost Of Freedom” – Crosby, Stills, Nash & Young*
21. “Little Miss Bright Eyes” – Stephen Stills*
22. “Isn’t It About Time” – Stephen Stills

Disc Three
1. “Turn Back The Pages” – Stephen Stills
2. “First Things First” – Stephen Stills*
3. “My Angel” – Stephen Stills*
4. “Love Story” – Stephen Stills
5. “As I Come Of Age” – Stephen Stills
6. “Know You Got To Run” – Stephen Stills*
7. “Black Coral” – Crosby, Stills, Nash & Young*
8. “I Give You Give Blind” – Crosby, Stills & Nash
9. “Crossroads/You Can’t Catch Me” – Stephen Stills*
10. “See The Changes” – Crosby, Stills & Nash*
11. “Thoroughfare Gap” – Stephen Stills
12. “Lowdown” – Stephen Stills
13. “Cuba Al Fin” (edit) – Stephen Stills
14. “Dear Mr. Fantasy” – Stephen Stills & Graham Nash
15. “Spanish Suite” – Stephen Stills
16. “Feel Your Love” – Crosby, Stills & Nash
17. “Raise A Voice” – Crosby, Stills & Nash
18. “Daylight Again” – Crosby, Stills & Nash

Disc Four
1. “Southern Cross” – Crosby, Stills & Nash
2. “Dark Star” – Crosby, Stills & Nash
3. “Turn Your Back On Love” – Crosby, Stills & Nash
4. “War Games” – Crosby, Stills & Nash
5. “50/50” – Stephen Stills
6. “Welfare Blues” – Stephen Stills*
7. “Church (Part Of Someone)” – Stephen Stills*
8. “I Don’t Get It” – Stephen Stills
9. “Isn’t It So” – Stephen Stills
10. “Haven’t We Lost Enough?” – Crosby, Stills & Nash
11. “Ballad Of Hollis Brown” – Stephen Stills
12. “Treetop Flyer” – Stephen Stills
13. “Heart’s Gate” – Stephen Stills
14. “Girl From The North Country” – Crosby, Stills & Nash*
15. “Feed The People” – Stephen Stills
16. “Panama” – Crosby, Stills & Nash
17. “No Tears Left” – Crosby, Stills & Nash*
18. “Ole Man Trouble” – Crosby, Stills, Nash & Young*
19. “Ain’t It Always” – Stephen Stills

*previously unreleased

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Leggendo i nomi nel titolo del Post vi sarete chiesti due cose: erano già un tre o quattro mesi che Joe Bonamassa non pubblicava nulla di nuovo e l'altra, non vedo il suo nome sulla copertina (ma c'è sullo sticker, in piccolino, se ingrandite l'immagine della copertina). Rock Candy Funk Party è il nome del gruppo, We Want Groove il titolo del disco. Effettivamente un bel disco strumentale di jazz-funk-rock seventies style, nella sua discografia ci mancava. Con il secondo chitarrista Ron DeJesus (membro fondatore del gruppo), il batterista Tal Bergman (quello che ha coinvolto Bonamassa), il bassista Mike Merritt e il tastierista Renato Neto, ci si tuffa nel sound anni '70 di Earth Wind & Fire, Weather Report, Stuff, Return To Forever, Parliament-Funkadelic e mille altri, con una giusta dose anche di rock e per il lato meno intellettuale e più "groovy" del genere. Non manca l'occasione per l'omaggio a Hendrix o anche ai Cream o ad Alphonze Mouzon che era il batterista dei poderosi Eleventh Hour di Larry Coryell senza dimenticare i ritmi più melliflui di George Benson. E non esce fra cinquant'anni, ma già la settimana prossima per la Mascot/Provogue.

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Non c'è la copertina ma il soggetto della notizia è piuttosto chiaro. Da "God" e "Slowhand" a "Vecchio Calzino" la strada è piuttosto lunga, ma il disco si chiamerà  proprio così Old Sock, e anche se non ha ancora una copertina, una track list e il nome dei musicisti che suoneranno, ha una data, il 12 marzo (il 14 parte il suo tour americano) e una nuova casa discografica, etichetta Bushbranch Records, quella di Eric Clapton, distribuzione non più Warner ma con l'indipendente californiana Surfdog Records, la stessa di Joss Stone, Dave Stewart, Rusty Anderson (e chi cacchio è? Uno dei due chitarristi della band di Paul McCartney, ah bene!), Butthole Surfers, Brian Setzer, Voivod (!) e molti altri di cui ignoro la provenienza. Anche l'ultimo Glenn Campbell è uscito per loro e pure la jam band dei Tea Leaf Green incide per l'etichetta californiana che è da vent'anni sul mercato. Un bel passo da Reprise-Warner (che alla fine dopo 30 anni che ci prova è riuscita a cacciarlo, o se ne sarà andato lui?) a Surfdog, ma magari dopo l'ultimo album omonimo di Blues e quello in coppia con Wynton Marsalis potremmo aspettarci un buon album di studio con brani nuovi? Vedremo, non si ancora nulla.

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Visto che se ne parlava in relazione al cofanetto di Stills, anche di Jimi Hendrix è in uscita l'ennesimo album "inedito" People, Hell & Angels, anche se l'uscita su Sony/BMG è slittata al 2 aprile in Europa e il 1° (ma non è uno scherzo) in Inghilterra, ma rimane al 5 marzo per gli Stati Uniti (chissà perché queste differenze, stessa cosa identica per il nuovo Eric Burdon che uscirà a fine mese negli States e ai primi di aprile in Europa, misteri?). Si tratta di una ulteriore proposta della famiglia Hendrix di registrazioni e versioni inedite, anche se qualche nome di canzone è effettivamente "nuovo":

Mojo Man. [A Ghetto Fighters tune with overdubs by Jimi]
Hear My Train A-Comin'
Izabella
Earth Blues
Villanova Junction Blues
Somewhere [Stephen Stills on bass guitar] (un pezzo qui e uno sul cofanetto di Stills da quella session leggendaria)
Bleeding Heart
Inside Out
Let Me Love You [with Lonnie Youngblood]
Crash Landing
Easy Blues
Hey Gypsy Boy

Non è per fare polemica perché poi sarò il primo a comprarlo, solo una constatazione. Se riescono a pubblicare materiale fino al 2042 quando sarà il centenario della nascita, tanto di guadagnato per le future generazioni, meglio questi dischi inediti che le centinaia di ristampe in nuove confezioni, sempre degli stessi dischi, con la traccia aggiunta, la copertina cambiata, il nuovo missaggio, eccetera eccetera.

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Richard Thompson Electric uscirà il 5 febbraio ( o il 12?) per la Proper (e anche lì sarò in prima fila), e questo è un disco veramente tutto nuovo, anzi, come al solito per gli ultimi dischi di Thompson c'è anche la versione doppia Deluxe con 7 pezzi in più:

Disc: 1
1. Stony Ground
2. Salford Sunday
3. Sally B
4. Stuck On The Treadmill
5. My Enemy
6. Good Things Happen To Bad People
7. Where's Home
8. Another Small Thing In Her Favour
9. Straight And Narrow
10. The Snow Goose
11. Saving The Good Stuff For You

Bonus Disc: 2
1. Will You Dance, Charlie Boy
2. I Found A Stray
3. The Rival
4. The Tic-Tac Man
5. Auldie Riggs
6. Auldie Riggs Dance
7. So Ben Mi Ch'a Bon Tempo

Tra le novità: il disco è stato registrato in quel di Nashville con la produzione di Buddy Miller e tra gli ospiti Alison Krauss in Snow Goose, Sioban Maher Kennedy dei River City People in parecchi brani come voce femminile e Stuart Duncan al violino. Non l'ho ancora sentito ma sarà sicuramente tra i migliori dell'anno (vado sulla fiducia)!

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I siti di vendita lo pubblicizzano con questa copertina (ma sarà quella definitiva, hum?!?). Quello che è certo è che, contro ogni previsione (sembrava che dopo i problemi di salute e dieci anni di assenza si fosse ritirato), il 12 marzo p.v. uscirà il nuovo album di David Bowie The Next Day, prodotto da Tony Visconti, come accade da più di 40 anni, con qualche pausa, e con molti dei suoi musicisti abituali e qualche new entry: i batteristi sono Zachary Alford e Sterling Campbell, i bassisti sono Gail Ann Dorsey e Tony Levin, alle chitarre Gerry Leonard (quello di Heathen e Reality), David Torn e Earl Slick, alle tastiere lo stesso Bowie, mentre l'assolo di sax in Dirty Boys e in generale il sax baritono nell'album è suonato da Steve Elson che suona nella band del Saturday Night Live. Anche in questo caso avremo la versione standard e una Deluxe (ma singola) su RCA, questa la lista dei brani:

Standard Version:
01. The Next Day 3:51
02. Dirty Boys 2:58
03. The Stars (Are Out Tonight) 3:56
04. Love Is Lost 3:57
05. Where Are We Now? 4:08
06. Valentine's Day 3:01
07. If You Can See Me 3:16
08. I'd Rather Be High 3:53
09. Boss Of Me 4:09
10. Dancing Out In Space 3:24
11. How Does The Grass Grow 4:33
12. (You Will) Set The World On Fire 3:30
13. You Feel So Lonely You Could Die 4:41
14. Heat 4:25

Total (Approximately) 53:14


Deluxe Version
01. The Next Day 3:51
02. Dirty Boys 2:58
03. The Stars (Are Out Tonight) 3:56
04. Love Is Lost 3:57
05. Where Are We Now? 4:08
06. Valentine's Day 3:01
07. If You Can See Me 3:16
08. I'd Rather Be High 3:53
09. Boss Of Me 4:09
10. Dancing Out In Space 3:24
11. How Does The Grass Grow 4:33
12. (You Will) Set The World On Fire 3:30
13. You Feel So Lonely You Could Die 4:41
14. Heat 4:25

Bonus tracks:
15. So She 2:31
16. I'll Take You There 2:44
17. Plan 2:34

Total (Approximately): 61: 03

Fine della prima puntata, alle prossime, ogni tanto, quando ho qualche disco interessante di cui parlare, fermo restando l'appuntamento più o meno fisso settimanale con le uscite discografiche della settimana successiva!

Bruno Conti

17/12/2012

Non Il Miglior Clapton...Ma Quasi! Slowhand Super Deluxe

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Eric Clapton – Slowhand – 35th Anniversary Edition Polydor/Universal CD – Deluxe 2CD – Super Deluxe 3CD/DVD/Vinyl

Infatti, a mio modesto parere, il più bel disco di studio di Eric Clapton solista, lasciando da parte l’inarrivabile Layla And Other Assorted Love Songs pubblicato a nome Derek And The Dominos, è senza dubbio 461 Ocean Boulevard, uscito nel 1974, anche se Slowhand gli arriva giusto ad un’attaccatura (insieme al sottovalutato Money & Cigarettes del 1983, quello con Ry Cooder come seconda chitarra e Albert Lee, come terza).

Slowhand è comunque l’album più famoso di Clapton, il disco che ha usato il suo soprannome (pare ideato qualche anno prima dal produttore/manager Giorgio Gomelsky per scherzare sul tempo impiegato da Eric per cambiare una corda alla chitarra…anche perché altrimenti Manolenta non sarebbe un gran complimento per un chitarrista) e che contiene al suo interno, forse, i suoi due brani più noti dopo Layla (cioè Cocaine, che come tutti sapete è di JJ Cale, e Wonderful Tonight, dedicata a Pattie Boyd, ex moglie dell’amico George Harrison e sua compagna all’epoca).

Era quindi chiaro che prima o poi sarebbe arrivata un’edizione deluxe: curata dallo specialista in ristampe Bill Levenson, esce in versione singola con quattro bonus tracks, in versione doppia con un pezzo del concerto del 1977 all’Hammersmith Odeon (scelta incomprensibile, come si fa a proporre un concerto troncato sul più bello), ed in versione Super Deluxe con il concerto su due CD (forse neppure in questo caso completo, in quanto dura complessivamente poco più di novanta minuti), più Slowhand senza bonus su DVDAudio e vinile, il tutto in una confezione elegante ed anche innovativa (anche se il pezzo interno mi è rimasto in mano alla terza volta che lo estraevo…).

Il disco originale (prodotto dal grande Glyn Johns, e con dentro vecchi pards di Eric come Jamie Oldaker, Dick Sims e Carl Radle) penso lo conosciate tutti: dopo l’uno-due iniziale CocaineWonderful Tonight, due brani che conosce anche mia nonna che ha più di novant’anni, arriva l’altrettanto bella (e nota) Lay Down Sally, un brano scritto da Clapton (insieme a Marcy Levy e George Terry) ma nel più puro stile laidback di JJ Cale. Next Time You See Her è un’altra bella ballata a firma di Eric, subito seguita da We’re All The Way di Don Williams (uno dei preferiti di Eric), proposta in un delizioso arrangiamento tra country e soul.

Nella seconda parte spiccano la splendida May You Never di John Martyn e la bluesata (unica del disco) Mean Old Frisco, mentre The Core è un po’ tirata per le lunghe e lo strumentale Peaches And Diesel sembra più un brano incompiuto per il quale non è mai stato scritto il testo.

Tra le quattro tracce bonus, spiccano senz’altro la semiacustica Alberta e la fluida Greyhound Bus, ma il vero fiore all’occhiello di questa ristampa è senz’altro la parte dal vivo.

Un Clapton in forma smagliante, che suona veramente come un Dio, i soliti manici citati prima ad accompagnarlo ed un repertorio super (concerto registrato sette mesi prima dell’uscita di Slowhand, dal quale non viene pertanto proposto alcun brano): probabilmente il miglior live di Eric, alla pari con il famoso Just One Night uscito tre anni dopo.

Quattordici brani, quattro dei quali già usciti anni fa sul cofanetto Crossroads 2 (Further Up On The Road e Stormy Monday, due blues sontuosi, la splendida Tell The Truth e la reggae version di Knockin’On Heaven’s Door), gli altri dieci mai ascoltati prima d’ora.

Imperdibile l’inizio, con la bellissima Hello Old Friend, una delle migliori melodie mai uscite dalla penna di Eric, e la grande Sign Language, raramente proposta dal vivo: una delle più belle canzoni degli anni settanta di Bob Dylan, che però era su un disco di Clapton (l’ottimo No Reason To Cry, quello con la Band, proprio in duetto con Bob, una di quelle canzoni che ti fanno capire che Dio esiste…).

Per il resto, una solida Steady Rollin’ Man, una Badge da urlo (altro che mano lenta…), una I Shot The Sheriff di un quarto d’ora (io di solito non amo il reggae, ma qui cazzo se suonano!), per finire con una Key To The Highway perfetta.

E non è che quelle che non ho citato non meritino (forse solo Layla è un po’ tirata via, come se la dovesse fare per contratto), ma mi fermo qui se no il Bruno mi rimprovera che mi allungo troppo.

In definitiva, un cofanetto da avere assolutamente…a meno che non facciano come gli Who con il Live At Hull  e ci facciano uscire tra un anno il concerto all’Hammersmith da solo (magari con qualche altro brano aggiunto, giuro che vado a Londra e all’Eric gli spezzo le braccine, così il prossimo disco lo intitola Brokenhand).

Marco Verdi

P.S *NDB Posso tranquillizzare Marco, sul fatto delle tracce aggiunte, non sull’eventuale pubblicazione, perché lì dipende dalle case discografiche e non da Clapton, quindi lo faranno sicuramente! Il concerto è composto da quei 14 brani, lo testimonia un Bootleg intitolato Live In Great Smoke, Hammersmith Odeon April 27 1977, registrazione soundboard (ossia dal mixer), di cui non dovremmo sapere, ma esiste e ha pure una copertina. Come trovarlo non saprei, ma in rete…

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15/12/2012

La Storia di Un "Re"! B.B. King - The Life Of Riley

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B.B. King – The Life Of Riley The Soundtrack – Emperor Media/Universal

Eccomi di nuovo alle prese con il mio amico Riley Blues Boy King, in arte B.B. King, l’ultimo Re ancora regnante della scena musicale, e non sarà un caso che il doppio CD esca per la “Emperor" Media Ltd distribuzione Universal. Si tratta, come tutti sapranno, della colonna sonora del documentario The Life Of Riley, ovvero la storia di uno dei più grandi musicisti neri del novecento, filmata da Jon Brewer e narrata da Morgan Freeman, uscita nei cinema americani nel mese di ottobre, e in DVD all’inizio di dicembre. D’altronde è meglio santificare il grande omone nero quando è ancora vivo e vegeto (spero!), che poi piangere lacrime da coccodrillo nella occasione della sua dipartita, il più in là nel tempo possibile. Questo doppio dischetto è complementare, ma forse direi, più alternativo, al mitico Box da 10 CD Ladies and Gentlemen Mr. BB King, o alla sua versione più concisa quadrupla, ma i “geni” dell’industria discografica hanno colpito ancora e per renderlo più appetibile hanno inserito due brani esclusivi che non si trovano in altri album della discografia di BB King. Perché, in effetti, oltre che una colonna sonora, questi 2 CD rappresentano una ulteriore antologia, dedicata ad estrarre alcune perle della sua carriera e metterle in disco per i posteri.

Forse la scelta dei due “inediti” è anche fatta per bilanciare l’estrema preponderanza di materiale in studio rispetto ai due soli miseri brani dal vivo, sia pure tratti dall’eccellente Live At The Regal, per un musicista che è sempre stato considerato un grandissimo performer. E allora vai con una poco nota Walking Mr. Bill dove BB King “strapazza” la fida Lucille in uno show mandato in onda dalla televisione australiana nel 1974, che è il brano che apre il primo dei due dischi e con Sweet Sixteen, uno dei suoi super classici, registrato dal vivo in Africa, sempre nel 1974, a Kinshasa nello Zaire e già apparso peraltro nelle varie edizioni del DVD Live In Africa che documenta la sua esibizione nel mega concerto di supporto al “Rumble In The Jungle” tra Foreman e Muhammad Ali, e se guardate attentamente il filmato si vede Ali tra il pubblico (ma questo è un dettaglio).

Questo per gli inediti, poi saltando un po’ di palo in frasca, e senza seguire una sequenza cronologica, il doppio CD copre tutta la carriera di King, partendo da Nobody Loves Me But My Mother tratto dall’eccellente Indianola Mississippi Seeds del 1970 e passando per i suoi inizi, tra il 1949,’50 e ‘51 con Miss Martha King, I’ll Survive e Three O’Clock Blues, sempre inserite a casaccio ma che, probabilmente, nel film avranno un senso. Poi, saltando qui e là, si trovano Paying The Cost To Be The Boss, Sweet Little Angel, nella prima versione del 1950, i due brani fantastici dal Live At the Regal, Everyday I Have The Blues e How Blue Can you Get?, forse tra i vertici assoluti della sua arte. E ancora, The Thrill Is Gone, la versione con gli archi aggiunti che la rendono quasi maestosa, brano tratto da Completely Well, il disco dove non era accompagnato dalla sua abituale BB King Orchestra (mi ricordo dei suoi concerti dove c’è l’MC della situazione che grida sempre come un ossesso “the BB King Orchestra”), ma da sessionmen di lusso come Al Kooper e Hugh McCracken. C’è Hummingbird di Leon Russell, tratta ancora da Indianola… e Caldonia da in London.

Non manca When Love Comes To Town, il brano registrato con gli U2 che ha accresciuto la sua fama anche tra i non aficionados del Blues, e che non è così malvagia come viene dipinta, ormai è in vigore la vendetta del “sparate contro Bono & Co”., per la loro produzione, diciamo non eccelsa, degli ultimi anni. C’è la bellissima Riding With The King, il brano di John Hiatt, che è la title-track del disco registrato in coppia con l’amico Eric Clapton, che lo invita sempre ai suoi Crossroads Festival.  C’è una poco nota Messy But Good, scritta da Quincy Jones, che appariva in una colonna sonora del 1968, For The Love Of Ivy e una altrettanto inconsueta Precious Lord che si trovava in un disco degli anni ’50, BB King Sings Spirituals e altre canzoni meno conosciute, ma sempre valide. In definitiva, con il difetto dei pochi brani live presenti, una selezione di brani comunque di gran pregio, 26 in tutto, per uno dei più grandi musicisti della storia del Blues. Adesso basta raccolte però, grazie, o cercate tra gli inediti negli archivi, che sicuramente esistono, o pubblicate qualche altro bel disco dal vivo! Sono 87 anni a settembre, ma sempre lunga vita al nostro amico Riley, “Long Live The King”!

Bruno Conti      

10/12/2012

Novità Di Dicembre Parte I. Eric Clapton, Buddy Miller & Jim Lauderdale, Phish, Emerson,Lake & Palmer, Peter Paul & Mary, This Is 40 Soundtrack, Willy Mason, Will Hoge

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Ritorna anche la rubrica delle uscite discografiche della settimana con alcuni titoli interessanti che verranno pubblicati domani 11 dicembre e qualcosa uscirà ancora per il 18 dicembre.

Prima di tutto, le varie versioni per il 35° Anniversario dall'uscita di Slowhand di Eric Clapton, forse non il suo album migliore in assoluto, ma sicuramente uno di quelli di maggior successo per la presenza di Cocaine, Wonderful Tonight e Lay Down Sally. Ci sarà la versione singola rimasterizzata, la doppia Deluxe e quella Superdeluxe con 5 dischetti. Francamente, la versione interessante sarebbe quella del cofanetto, che però costa intorno ai 100 euro (qualcosa meno), mentre quella doppia Deluxe è valida ma è "tronca". Ovvero, oltre all'album in versione remaster con 4 tracce extra c'è un secondo CD con 9 brani dal vivo registrati all'Hammersmith Odeon di Londra il 27 aprile del 1977. Peccato che è solo un pezzo del concerto; il resto si trova nel 4° CD del Box che però ha solo 5 brani. La versione Superdeluxe comprende anche un DVDA in 5.1 con i nove brani dell'album originale in Dolby Surround e il quinto disco è il vinile. E c'è anche quel libro che vedete nell'immagine sopra. Vale la pena? Mah! Tenete conto che una cosa simile era avvenuta per il cofanone di Who Live At Leeds di un paio di anni fa, ma il doppio Live At Hull che era il motivo di interesse di quel box set ora è uscito come DEluxe a parte. Quindi occhio alle finanze. E proprio a voler essere pignoli, alcuni brani del concerto di Clapton, erano già presenti in Crossroads 2 Live In The 70's.  

A sorpresa esce un CD in coppia di Buddy Miller e Jim Lauderdale (che un paio di mesi fa ne ha pubblicato uno bluegrass con brani di Robert Hunter). Il disco si chiama Buddy And Jim, esce domani per la New West, e da quello che ho potuto ascoltare mi pare un bel disco. Non si tratta di un disco acustico solo di loro due, ma per questo disco di duetti, proprio classico con le voci che si alternano e interagiscono assieme, sono accompagnati da ottimi musicisti come Stuart Duncan (violino. banjo e mandolino), Dennis Crouch (contrabbasso), Russ Pahl (pedal steel e banjo), Marco Giovino (percussioni) e Patterson Barrett alle tastiere, oltre naturalmente a Buddy Miller che suona qualsiasi tipo di chitarra. Sono undici brani, divisi tra classici e pezzi scritti per l'occasione, una piccola delizia di fine anno, nell'ambito roots/country/Americana.

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Un terzetto di album di materiale dal vivo da "epoche" diverse.

Ennesimo DVD (doppio) tratto dagli archivi dei Phish, questo si chiama Star Lake '98 e ha il sequente contenuto:

Disc 1
1.Trench Town Rock
2.Julius
3.Wolfman's Brother
4.Time Loves A Hero
5.Bittersweet Motel
6.Reba
7.The Sloth
8.Ginseng Sullivan
9.Fee
10.Maze
11.Sample In A Jar

Disc 2
1.Runaway Jim
2.Meat
3.Limb By Limb
4.When The Circus Comes
5.Down With Disease
6.Wilson
7.Golgi Apparatus

Eichetta Jemp Records, durata 170 minuti.

Peter, Paul and Mary Live In Japan, 1967 è un doppio CD che viene pubblicato dalla Rhino e amplia il vecchio LP (mai pubblicato in compact) relativo al tour giapponese di quell'anno:

Track Listing

Disc One
1. “Sometime Lovin’”
2. “No Other Name”
3. “Another Side Of This Life”
4. “The Good Times We Had”
5. PaulTalk (Japanese Version)
6. “Puff, The Magic Dragon”
7. “Serge’s Blues”
8. “For Baby (For Bobby)”
9. “If I Had My Way”
10. “Don’t Think Twice, It’s Alright”
11. “If I Had A Hammer”
12. “This Land Is Your Land”

Disc Two
1. “When The Ship Comes In”
2. “500 Miles”
3. “Lemon Tree”
4. “Gone The Rainbow”
5. “Hurry Sundown”
6. “Well, Well, Well”
7. “San Francisco Bay Blues”
8. “It’s Raining”
9. “When I Die”
10. “Where Have All The Flowers Gone”
11. “Blowin’ In The Wind”
12. “The Times They Are A’Changin’”

La Shout Factory pubblica la registrazione della famosa California Jam del 1974, o meglio la porzione di Emerson, Lake & Palmer come Live In California 1974. Anche in questo caso tracklist del concerto che non era mai uscito in versione ufficiale:

1. Toccata
2. Still…You Turn Me On
3. Lucky Man
4. Piano Improvisations (Including “Fugue” And “Little Rock Getaway”)
5. Take A Pebble
6. Karn Evil 9, First Impression Part 2
7. Karn Evil 9, Third Impression
8. Pictures At An Exhibition

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Altro trio di uscite per l'11 dicembre.

La prima riguarda la colonna sonora del film This is 40 del regista Judd Apatow. Il CD è pubblicato è pubblicato dalla Capitol ed è interessante perché comprende materiale esclusivo per l'album (quelli in neretto):

1. I'm Your Angel – Yoko Ono
2. Always Judging – Norah Jones
3. What Do You Like? – Graham Parker with Punch Brothers
4. Sick Of You – Lindsey Buckingham
5. Rewrite – Paul Simon
6. Shining Through The Dark (Live) – Ryan Adams
7. Lunch Box Odd Sox – Paul McCartney
8. Brother & Sister – Lindsey Buckingham Featuring Norah Jones
9. Theme 1 (Debbie & Oliver) – Jon Brion
10. Watch The Moon Come Down – Graham Parker & The Rumour
11. Days That We Die – Loudon Wainwright
12. She Acts Like You – Lindsey Buckingham
13. Dull Tool – Fiona Apple
14. Lucky Now (Live) – Ryan Adams
15. I Got You – Wilco
16. Live & Die – The Avett Brothers

Bonus track (digital only):
17. Protection (Live) – Graham Parker & The Rumour

Willy Mason è un bravissimo cantatutore americano che aveva pubblicato due album nel 2005 e 2007 (oltre ad una serie di EP) che avevano ricevuto ottime recensioni, poi sembrava sparito nel nulla (a parte un paio di brani nel disco Hawk di Isobel Campbell e Mark Lanegan). Ora riappare con questo Carry On che è uscito il 5 dicembre per la Fiction/Universal (e uscirà in Italia il 15 gennaio) ed è stato decretato disco del mese da Mojo, con 4 stellette e ha avuto ottime recensioni anche da Uncut (8/10), Q, Sunday Times e altri. Piace anche al sottoscritto che si premurerà di recensirlo più diffusamente nei prossimi giorni. E' uno di quelli bravi, vecchia scuola e belle canzoni, anche voce interessante.

Un altro cantautore interessante è Will Hoge che ha pubblicato una cospicua serie di album ed EP (gli ultimi dei quali per la Rykodisc) dal 1997 a oggi e di cui ho parlato occasionalmente nel Blog. Con Modern American Protest Music torna a distribuirsi a livello indipendente, si tratta di un EP con 7 brani autodistribuito, disponibile per il download (e, a fatica, anche fisicamente, in teoria dovrebbe essere uscito il 18 settembre). Il motivo di questo richiamo è perché Hoge è candidato ai Grammy come autore di un brano Even If Breaks Your Heart (una delle sue canzoni più belle) che quest'anno è stato inserito nell'album della Eli Young Band di cui avevo parlato questa estate buon-country-rock-dal-texas-via-nashville-eli-young-band-...

Per oggi è tutto, la settimana prossima dovrebbe esserci ancora una puntata sull'uscite del mese e poi iniziamo con le anticipazioni sul 2013. Senza dimenticare il meglio del 2012 e qualche recensione, spero, interessante.

Bruno Conti

05/03/2012

Vecchie Glorie 10. Albert Lee & Hogan's Heroes - On The Town Tonight

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Albert Lee & Hogan’s Heroes -  On The Town Tonight – 2CD/DVD Heroic Records

Ci sono alcuni personaggi nella scena musicale mondiale che si possono definire con termini più o meno felici “vecchie glorie” o “leggende del rock”, Albert Lee direi che appartiene di diritto ad entrambe le categorie e in più gli spetta anche il titolo di Guitar Hero. Per uno che ha iniziato la sua carriera agli inizi degli anni ’60 nell’era pre-Beatles spinto dalla passione per musicisti come Cliff Gallup, Scotty Moore, James Burton e Jerry Reed ma anche gli Everly Brothers, dopo la parentesi nei Thunderbirds di Chris Farlowe di cui è stato il primo chitarrista, non è stato difficile rivolgersi al suo primo amore, il country, fondando un gruppo come i Poet & One Man band che poi sono diventati gli Heads Hands & Feet, una delle prime band ad incorporare elementi di country, rockabilly, blues e pop, degli antesignani del genere che poi sarebbe diventato country-rock, Americana, roots music, senza sapere di essere degli innovatori (ma forse sì) e il tutto in Inghilterra.

E li ho anche visti dal vivo all’epoca, per dire quanto sono “antico” (ma ero un ragazzino): ed erano grandissimi. Albert Lee ha suonato anche con i Crickets di Buddy Holly nella loro reunion, ha sostituito il suo “maestro” James Burton nella Hot Band di Emmylou Harris, ha suonato per parecchi anni nella band di Eric Clapton a cavallo della fine anni ’70 –primi ’80 (e il vecchio Eric lo chiama ai suoi Crossroads Guitar Festival).  E’ stato il direttore musicale del concerto del 1983 che vedeva di nuovo insieme gli Everly Brothers e di sfuggita era stato anche il chitarrista (in sostituzione di Blackmore) per la versione in studio di Gemini Suite di Jon Lord. In tutto questo ha trovato anche il tempo per registrare alcuni dischi da solista tra i quali lo strepitoso Hiding del 1979 e per suonare in qualche miliardo di dischi dei migliori musicisti sulla faccia del pianeta quando c’era bisogno di un chitarrista che conoscesse il country e il R&R come le proprie tasche.

Da parecchi anni, dal 1987, data dell’incontro con Gerry Hogan, un virtuoso della pedal steel guitar, Albert Lee ha messo in piedi questi Hogan’s Heroes che prendono il loro nome da una famosa sitcom americana che prendeva per i fondelli la Germania nazista in un improbabile campo di concentramento nella 2° Guerra Mondiale. La formazione è in parte omologa ai Rhyhtm Kings di Bill Wyman o alla All Starr Band di Ringo Starr, anche se l’unica “stella” è Lee, ma il genere è quello, un po’ rock, un po’ country, western swing, rockabilly e R&R, classici degli anni ’60 e ’70, molto vintage e questo doppio CD On The Town Tonight registrato dal vivo al Tivoli Theatre di Winborne, Somerset nel cuore dell’Inghilterra (ma era già uscito come DVD lo scorso anno con il titolo Live At the Tivoli) è la summa di 25 anni di onorata carriera ai margini dei grandi circuiti musicali,forse il loro migliore, per amanti di generi magari desueti ma sempre vivi e da preservare.

Sono un paio di ore di musica dove i momenti migliori, non a caso, sono le composizioni di Albert Lee, poche, Song And Dance, la strepitosa Country Boy dal repertorio degli Heads Hands & Feet, Restless di Carl Perkins che è diventata "sua", cover scintillanti di Travellin’ Prayer (il brano di Billy Joel da Piano Man che più lo risento più mi piace), Highwayman scritta da Jimmy Webb ma che tutti conoscono nella versione del super quartetto country che prese il titolo dal brano. E ancora un brano “minore” dei Beatles come Oh Darling, la ‘Til I Gain Control Again scritta da Rodney Crowell e resa celebre dalla sua datrice di lavoro Emmylou Harris, ma anche per proprietà transitiva Wheels dei Flying Burrito Brothers di Gram Parsons, brani di John Hiatt, John Stewart, Gary Brooker dei Procol Harum, classici del R&R, vecchi brani anni ’50 ma anche di Jesse Winchester, Delbert McClinton e John David Souther, una bellissima You’re Only Lonely alla Eagles vecchia maniera. E poi ancora boogie, western swing, brani di Ray Charles: sul tutto scivola leggiadra e unica la chitarra di Albert Lee, ma anche i suoi pards che si alternano con lui al canto sono bravi e fanno sì che questi 25 brani possano accontentare, senza eccedere, gli amanti della buona musica e soprattutto quelli della country music nella sua accezione più ampia, magari un po’ datato ma di gran classe. 

Bruno Conti  

22/01/2012

Ironia Della Sorte! E' Scomparso Anche Johnny Otis - The Godfather Of Rhythm & Blues

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Johnny Otis - 28-12-1921/17-01-2012

Batterista, Dj, Direttore d'orchestra, cantante, ma soprattutto scopritore di talenti e uno dei più grandi musicisti della storia del R&B che ha contribuito a lanciare, è morto 4 giorni fa a Los Angeles, California, dove era nato 90 anni fa (spero di vecchiaia). Non per nulla era noto come "Il Padrino del Rhythm And Blues", da non confondere con il Godfather Of Soul, James Brown!

Ironia della sorte, perchè era stato proprio lui lo scopritore di Etta James, per la quale produsse Roll With Me, Henry conosciuta anche come The Wallflower,il suo primo successo a inizio anni '50. Nella Johnny Otis Orchestra poi conosciuta come Johnny Otis Show hanno militato anche Little Esther(Phillips) e Big Jay McNeely. Il suo più grande successo fu Willie And The Hand Jive del 1958 poi ripresa anche da Eric Clapton in 461 Ocean Boulevard.

E' stato anche il padre di Shuggie Otis, grande chitarrista e cantante e talento inespresso, nonchè degno figlio di tanto padre!

Ringrazio il lettore del Blog Stefano Palladini che lo ha segnalato nei Commenti. Qualcosa ogni tanto sfugge, non riesco a tenere tutto sotto controllo.

Bruno Conti

25/12/2011

I 100 Più Grandi Chitarristi Secondo Rolling Stone, Ieri E Oggi

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Una bella classifica anche il giorno di Natale per digerire tacchini, capponi, zamponi, capitoni e quant'altro. Ieri (ovvero come era nel 2003):

1 Jimi Hendrix
2 Duane Allman of the Allman Brothers Band
3 B.B. King
4 Eric Clapton
5 Robert Johnson
6 Chuck Berry
7 Stevie Ray Vaughan
8 Ry Cooder
9 Jimmy Page of Led Zeppelin
10 Keith Richards of the Rolling Stones
11Kirk Hammett of Metallica
12 Kurt Cobain of Nirvana
13 Jerry Garcia of the Grateful Dead
14 Jeff Beck
15 Carlos Santana
16 Johnny Ramone of the Ramones
17 Jack White of the White Stripes
18 John Frusciante of the Red Hot Chili Peppers
19 Richard Thompson
20 James Burton
21 George Harrison
22 Mike Bloomfield
23 Warren Haynes
24 The Edge of U2
25 Freddy King
26 Tom Morello of Rage Against the Machine and Audioslave
27 Mark Knopfler of Dire Straits
28 Stephen Stills
29 Ron Asheton of the Stooges
30 Buddy Guy
31 Dick Dale
32 John Cipollina of Quicksilver Messenger Service
33 & 34 Lee Ranaldo, Thurston Moore of Sonic Youth
35 John Fahey
36 Steve Cropper of Booker T. and the MG's
37 Bo Diddley
38 Peter Green of Fleetwood Mac
39 Brian May of Qeen
40 John Fogerty of Creedence Clearwater Revival
41 Clarence White of the Byrds
42 Robert Fripp of King Crimson
43 Eddie Hazel of Funkadelic
44 Scotty Moore
45 Frank Zappa
46 Les Paul
47 T-Bone Walker
48 Joe Perry of Aerosmith
49 John McLaughlin
50 Pete Townshend
51 Paul Kossoff of Free
52 Lou Reed
53 Mickey Baker
54 Jorma Kaukonen of Jefferson Airplane
55 Ritchie Blackmore of Deep Purple
56 Tom Verlaine of Television
57 Roy Buchanan
58 Dickey Betts
59 & 60 Jonny Greenwood, Ed O'Brien of Radiohead
61 Ike Turner
62 Zoot Horn Rollo of the Magic Band
63 Danny Gatton
64 Mick Ronson
65 Hubert Sumlin
66 Vernon Reid of Living Colour
67 Link Wray
68 Jerry Miller of Moby Grape
69 Steve Howe of Yes
70 Eddie Van Halen
71 Lightnin' Hopkins
72 Joni Mitchell
73 Trey Anastasio of Phish
74 Johnny Winter
75 Adam Jones of Tool
76 Ali Farka Toure
77 Henry Vestine of Canned Heat
78 Robbie Robertson of the Band
79 Cliff Gallup of the Blue Caps
80 Robert Quine of the Voidoids
81 Derek Trucks
82 David Gilmour of Pink Floyd
83 Neil Young
84 Eddie Cochran
85 Randy Rhoads
86 Tony Iommi of Black Sabbath
87 Joan Jett
88 Dave Davies of the Kinks
89 D. Boon of the Minutemen
90 Glen Buxton of Alice Cooper
91 Robby Krieger of the Doors
92 & 93 Fred "Sonic" Smith, Wayne Kramer of the MC5
94 Bert Jansch
95 Kevin Shields of My Bloody Valentine
96 Angus Young of AC/DC
97 Robert Randolph
98 Leigh Stephens of Blue Cheer
99 Greg Ginn of Black Flag
100 Kim Thayil of Soundgarden

E di quella pubblicata nello scorso novembre nel numero con in copertina Jimi Hendrix, la Top Ten:

1. Jimi Hendrix
2. Eric Clapton
3. Jimmy Page
4. Keith Richards
5. Jeff Beck
6. B.B. King
7. Chuck Berry
8. Eddie Van Halen
9. Duane Allman
10. Pete Townshend

E il resto lo potete andare a vedere qui 100-greatest-guitarists-20111123.

Prima che lo chiediate, niente Danny Gatton e Roy Buchanan, niente Warren Haynes e neppure Joe Bonamassa, Gary Moore, Steve Morse, Jorma Kaukonen, Jeff Healey, Alvin Lee, Eric Johnson, Robben Ford, Steve Howe, Allan Holdsworth per nominare i primi che mi vengono in mente. Robert Johnson nel centenario dalla nascita scende dal 5° al 71° posto. Due donne in classifica, Bonnie Raitt all'89° posto e Joni Mitchell al 75° che è sicuramente una delle più grandi cantautrici di tutti i tempi ma come chitarrista forse sarebbe più giusto porla al 750° posto e non si sarebbe lontani pensando a tutti i nomi che mancano. E cose vogliamo dire di Paul Simon al 93°, Lou Reed all'81° e John Lennon al 55°? Sono inseriti per i loro meriti tecnici o per quanto sono stati importanti nella storia della musica rock? Se vale il secondo criterio allora sono fin troppo in basso in caso contrario non mi pare il caso! Non per nulla gli "assoli migliori" di chitarra (se li vogliamo chiamare così) nei Beatles non li facevano né Lennon e neppure Harrison ma Paul McCartney che non per questo entra nella Top 100 dei migliori chitarristi.

Idem per Johnny Ramone 28° e Randy Rhoads al 36° (per quanto quest'ultimo dimenticandoci dei nomi citati prima, forse, nei Top Players potrebbe entrarci). Nel frattempo mi è venuto in mente anche niente Mike Bloomfield. Insomma è un giochino divertente per passare una giornata (magari quella di Natale o una qualsiasi di queste festività) a giocare a cerca l'errore e verso gli ultimi posti della classifica ce ne sono alcuni che gridano vendetta. Come aveva ricordato giustamente David Fricke che è uno dei pochi giornalisti di Rolling Stone (forse l'unico) di cui ogni tanto condivido i giudizi, una volta che hai inserito Jimi Hendrix al 1° posto poi tutti gli altri li puoi ruotare a piacimento o tutti a pari merito al 2° posto!

Bruno Conti