Mancava Solo Un “Pezzo” Per Fare I Fleetwood Mac Di Nuovo, E Si Sente! Lindsey Buckingham Christine McVie

buckingham mcvie

Lindsey Buckingham Christine McVie – Lindsey Buckingham Christine McVie –East West/Warner

All’inizio uno potrebbe pensare ad un errore, Buckingham/McVie, ma non era Buckingham/Nicks? Se aggiungiamo che la sezione ritmica è formata da Mick Fleetwood alla batteria e John McVie al basso, non facevano prima a chiamare anche Stevie Nicks e fare un nuovo album dei Fleetwood Mac? Ma sarebbe stato troppo semplice e si sa che i musicisti sono strani, quelli di questo gruppo in particolare, si sono presi e lasciati in mille combinazioni nel corso degli anni, ma una certa amicizia e complicità è sempre rimasta, non credo che nei loro occhi brilli solo il simbolo del dollaro. Oltre a tutto il disco è abbastanza “democratico”: cinque pezzi di Buckingham, due della McVie (da sempre la meno prolifica) e tre firmati insieme. Produce Lindsey Buckingham con Mark Needham e Mitchell Froom, che suona anche le tastiere nell’album, oltre alla stessa Christine McVie. Capolavoro pop-rock quindi? Forse no, semplicemente un solido e piacevole album che ripercorre il classico sound californiano della band originale: quando la McVie è ritornata all’ovile dei FM nell’aprile del 2014, lei e Buckingham erano subito tornati in studio per vedere se la chimica funzionava ancora, e si erano trovati talmente bene che avevano deciso di registrare un album a nome della band, visto che anche McVie e Fleetwood erano della partita, ma poi ci sono stati dei problemi (strano, non lo avrei mai detto!) con la Nicks e quindi è diventato un progetto della coppia Buckingham/McVie, un disco di duetti.

Ovviamente parte del materiale, sotto altre forme, essendo Buckingham quello che è, ovvero un certosino creatore di confezioni pop-rock, in parte si era già sentito: per esempio il brano di apertura Sleeping Around The Corner, era già stato pubblicato, come bonus track, nell’edizione digitale del disco solo di Lindsey Seeds We Sow, e sicuramente altri frammenti e idee sedimentavano nella “diabolica” e fervida mente di Buckingham. Quindi partiamo proprio da questa canzone, tipica del musicista californiano (l’unico “autoctono” del gruppo): classico giro di chitarra del nostro, coretto gioioso, su un groove ritmico al solito complesso ma che si memorizza con facilità, particolari suoni, anche elettronici, ma mai “sgarbati”, aggiunti all’insieme, la voce che ora sussurra, ora ammicca, mentre la McVie per il momento lavora più di conserva, business as usual per il nostro amico. Feel About You, scritta in coppia, ha piccoli tocchi di marimba che aggiungono un sapore caraibico, un insistito giro di basso di John McVie e la deliziosa voce della di lui ex moglie, Christine, che intona un’altra delle tipiche melodie di Buckingham, che gorgheggia pure sullo sfondo, sempre nell’ambito pop raffinato siamo; In My World combina il rock di Tusk, con una ritmica più incalzante di Fleetwood, nel classico tempo à la Fleetwood Mac, unito ad una di quelle solari e sognanti frasi melodiche che sono tipiche del DNA del buon Lindsey, le potrebbe scrivere anche dormendo, ma si apprezzano sempre, anche se sentite mille volte.

La successiva Red Sun, una di quelle firmate in coppia, presenta l’ideale alternativa alle delizie del passato quando a fianco di Buckingham c’era la voce di Stevie Nicks, ma il risultato è quello, forse il miglior pop californiano dopo quello dei Beach Boys, con armonie deliziose e un assolo di chitarra di grande finezza; Love Is Here To Stay con i classici arpeggi della chitarra acustica, la voce sussurrata e poi il classico leggero crescendo armonico del suo pop barocco è ancora puro Buckingham non adulterato, quello che di solito si trova nei suoi dischi solisti. Too Far Gone, di nuovo attribuita alla coppia, ha un ritmo funky-rock con un synth ricorrente, rullate aggressive e tribali della batteria di Fleetwood, ma non entusiasma più di tanto, sembra un pezzo minore degli Eurythmics, anche se l’assolo di chitarra è asprigno il giusto. Lay Down For Free potrebbe essere un outtake di Rumours, il classico pop-rock dei Fleetwood Mac, con le voci dei due sovrapposte e unite per una canzone che al solito piace, ma senza entusiasmare; potrebbe essere meglio Game Of Pretend, una delle tipiche ballate pianistiche della McVie, ma sembra un po’ irrisolta e poi si perde in un ritornello tutto caramelloso e zuccherino ripetuto, che potrebbe provocare il diabete all’ascoltatore. On With Show di nuovo scritta dal solo Buckingham è un altro piacevole brano pop-rock cantato in coppia, con la prevalenza della voce di Lindsey nell’insieme. Insomma, in definitiva un buon album, come conferma l’ultima traccia scritta in solitaria dalla McVie, una sinuosa e sognante Carnival Begin (il migliore dei suoi contributi), graziata da un stridente solo della solista di Buckingham nel finale, ma se mi passate un penoso gioco di parole con il cognome di Christine da nubile, siamo lontani dall’essere “perfect”! A parte nella foto di copertina, dove sembrano dire “passavamo di qui per caso”!

Bruno Conti

Giovane, Ma Tosto Pure Questo. Tom Killner – Live

tom killner live

Tom Killner – Live – Cleopatra Records

Ultimamente i migliori nuovi chitarristi blues (e rock) vengono prodotti dalla scena musicale americana, anche per le dimensioni del bacino da cui pescare, ma ogni tanto pure dall’Inghilterra arriva qualche nome degno di nota: penso a Aynsley Lister, Oli Brown, Laurence Jones, tra le donne a Joanne Shaw Taylor, e tra quelli più affermati a Matt Schofield o Danny Bryant, tanto per ricordarne alcuni. Forse proprio a quest’ultimo si può avvicinare il giovane Tom Killner: ventuno anni, già con un album di studio pubblicato nel 2015, Killner è uno di quelli dal sound “tosto” e tirato, di scuola rock-blues, un repertorio che pesca nei classici (ma nel disco di studio c’erano anche sue composizioni), e infatti questo disco dal vivo, registrato alla Old School House di Barnsley, è composto solo di cover. Quando ho letto il nome dell’etichetta (la mitica Cleopatra!) ho temuto il peggio, ma questa volta devo dire tutto bene. Killner si presenta sul palco con il suo gruppo, un quintetto che prevede un secondo chitarrista e un tastierista: il suono è in effetti, almeno nei primi brani, piuttosto tirato anziché no. Si capisce che il giovane ha messo a frutto gli ascolti della collezione di dischi del babbo, dai Cream a Hendrix, ma anche i vecchi Fleetwood Mac e il southern rock, e per il modo di cantare e suonare, ruvido e grintoso, anche uno come Rory Gallagher (un po’ più “cicciotto”) viene citato dallo stile esuberante di Tom.

Questo almeno è il punto di partenza, ma poi gli ascolti e le influenze si sono ampliate per confluire in questo disco dal vivo: prendiamo la traccia di apertura, Like It This Way, un brano dei primi Fleetwood Mac, firmato da Danny Kirwan, e mai inciso dal gruppo di Peter Green, solo eseguito in concerto e poi uscito in un disco postumo, l’approccio di Killner e soci è quello ruspante e ispido che ci si potrebbe aspettare. Ritmica dura e cattiva, doppia chitarra solista (come i vecchi Fleetwood), voce sopra le righe, ma corposa per un 21enne, e via pedalare, l’organo lavora sullo sfondo e Killner comincia ad esplorare la sua solista con voluttà ; King Bee più che a Muddy Waters (debitamente citato) rimanda proprio al giovane Rory Gallagher, chitarra arrotata, un pianino saltellante e tanta grinta, manco fossero i giovani Taste. Ain’t No Rest For The Wicked non è qualche oscura perla del British Blues, ma un brano dei Cage The Elephant (già presente nel disco di studio), a dimostrazione che il buon Tom ascolta anche materiale contemporaneo, una bella hard ballad con umori southern di buona fattura, mentre Have You Ever Loved A Woman è il suo omaggio al grande blues, un lento legato quasi inestricabilmente a Eric Clapton, ma di cui Killner ci regala una versione calda e raffinata, con uno splendido lavoro in crescendo della sua chitarra che inanella assolo dopo assolo, ben coadiuvato dal secondo chitarrista Jack Allen e dal tastierista Wesley Brook.

Higher Ground di Stevie Wonder non è una scelta che ti aspetteresti, ma l’approccio funky ed hendrixiano, è brillante e riuscito. L’altro brano estratto dal disco di studio è una ripresa di Cocaine Blues, lenta ed atmosferica con un pregevole uso su toni e volumi. Poi tocca ad una esuberante ma rispettosa Crosstown Traffic di Mister Jimi Hendrix, suonata veramente bene. Segue un inatteso doppio omaggio al sound sudista e agli Allman Brothers, prima con una lirica ed intensa Soulshine di Warren Haynes, poi con una veemente e “riffata” Whipping Post, dove si apprezza l’ottimo lavoro di tutta la band, e anche se Killner non può competere con la voce di Gregg Allman, la parte strumentale è eccellente, come pure nella successiva The Weight, con il classico della Band ripreso con rispetto e il giusto approccio per questo capolavoro. Ancora Hendrix con una vorticosa e fumante Foxy Lady, che conferma le buone impressioni sollevate da questo giovane Tom Killner. La stoffa c’’è, come conferma anche la conclusione con una robusta versione di With A Little Help From My Friends di Joe Cocker (di cui sto guardando proprio in questi giorni il documentario relativo alla sua vita Mad With Soul, del quale a tempo debito vi riferirò sul sito) che se non raggiunge le vette di quella che fanno dal vivo i SIMO, ci si avvicina di parecchio. 70 minuti complessivi di rock e blues da gustare tutto d’un fiato, questa volta la Cleopatra non ha “ciccato”!

Bruno Conti

Il Disco “Conclusivo” Del Gruppo Pop Californiano Per Antonomasia! Fleetwood Mac – Tango In The Night

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Fleetwood Mac – Tango In The Night – Warner CD – Deluxe 2CD – Super Deluxe 3CD/DVD/LP

Il titolo del post è in realtà provocatorio, in quanto non stiamo parlando dell’ultimo disco in assoluto dei Fleetwood Mac, ma dell’episodio conclusivo della formazione più celebrata e per certi versi migliore del gruppo (anche se ci sarebbe il primo periodo “inglese” con Peter Green, ma era in partica un’altra band), cioè quella formata dai britannici Mick Fleetwood, John McVie e Christine Perfect McVie e dagli americani Lindsay Buckingham e Stevie Nicks (dal loro reunion album Say You Will del 2003 mancava infatti la McVie). A meno di un anno di distanza dalla riedizione di Mirage http://discoclub.myblog.it/2016/10/04/piacevole-riscoperta-fleetwood-mac-mirage/ , la Warner pubblica in versione cofanetto (ma anche in doppio e singolo CD) quello che è stato il loro album più di successo dopo l’irraggiungibile Rumours, cioè Tango In The Night del 1987, anche se manca sempre, ed è incomprensibile, l’omonimo Fleetwood Mac del 1975. Tango In The Night è sempre stato un album molto discusso: da un lato molto amato dai fans e di grande successo (quindici milioni di copie vendute nel mondo), dall’altro è sempre stato, forse anche giustamente, criticato per il suo suono eccessivamente radiofonico e per il massiccio utilizzo di sintetizzatori che gli conferirono un suono decisamente anni ottanta. La cosa era stata però studiata a tavolino, in quanto il precedente Mirage era stato un parziale insuccesso, e le carriere soliste di Buckingham e Nicks non erano esattamente al top (Stevie era in forte ribasso dopo lo splendido esordio di Bella Donna http://discoclub.myblog.it/2016/12/08/ritorna-degli-album-classici-anni-80-versione-deluxe-stevie-nicks-bella-donna/ , mentre Lindsay non era mai decollato, ed i suoi Law And Order e Go Insane avevano venduto pochissimo).

Non c’era nemmeno nell’aria una particolare voglia dei Mac di fare un nuovo disco, ma un po’ per il bisogno di rilanciarsi un po’ per le pressioni della casa discografica, i cinque misero da parte i rispettivi problemi e si ritrovarono per cercare di tirare fuori qualcosa, pare utilizzando in gran parte canzoni che Lindsay aveva scritto pensando al suo prossimo solo album. L’atmosfera era però piuttosto tesa, e non aiutò il fatto che molte parti del disco vennero incise a casa di Buckingham (che produsse il lavoro insieme a Richard Dashut), con la sua fidanzata dell’epoca che girava per le stanze e la Nicks che si rifiutava di incidere le sue parti nella camera da letto dei due, comprensibilmente imbarazzata dal fatto che nel letto con Lindsay una volta ci stava lei. Il contributo di Stevie fu quindi molto limitato (solo due settimane complessive), ma nonostante tutto i cinque riuscirono a dare alle stampe un lavoro abbastanza unitario e che deliziò la Warner per la sua eccezionale commercialità, anche se scontentò un po’ i vecchi fans (ma ne fece acquisire di nuovi). Risentito oggi il disco non è neanche male: certo il suono in certi momenti suona un po’ datato, altre volte i synth esagerano, e ci sono almeno un paio di riempitivi, ma non mancano i momenti interessanti ed anche due-tre zampate di gran classe, pur non essendo certo in presenza del loro album migliore (ma la nuova rimasterizzazione ha fatto miracoli, ed il suono, già quasi perfetto allora, ha oggi una pulizia incredibile).

Il disco (che ha sempre avuto una copertina davvero magnifica) è caratterizzato da quattro singoli di grande successo, a partire da Big Love, incalzante rock song di Buckingham (nella quale in verità Lindsay si auto-ricicla un pochino), passando per due pezzi della McVie (Everywhere e Little Lies), che si dimostra l’anima pop più leggera del gruppo, due brani orecchiabili ma di limitato spessore ed eccessivamente commerciali, per finire con il migliore tra di essi, cioè Seven Wonders della Nicks, uno dei suoi brani migliori del periodo, una ballata pop-rock cantata con la solita voce carismatica e dal ritornello di grande immediatezza, alla quale mi sento di perdonare i sintetizzatori. Per il resto, Buckingham si carica come al solito sulle spalle gran parte del lavoro, a partire da Caroline, un pop-rock caratterizzato da ritmiche quasi tribali ed un arrangiamento perfetto, decisamente piacevole, per seguire con l’affascinante title track, canzone tipica del nostro (sullo stile di classici come I’m So Afraid), con soluzioni melodiche dirette ma non banali, raffinate parti di chitarra, refrain potente e grande assolo finale, probabilmente il pezzo migliore del disco; il contributo di Lindsay si completa con la solare e danzereccia Family Man, quinto singolo estratto, e la mossa You And I, Part II, forse più adatta ad un cocktail party che ad un album rock. Anche Christine è molto attiva: oltre ai due singoli citati poc’anzi abbiamo la tenue e piacevole Mystified, che a parte l’arrangiamento troppo “rotondo” è una bella canzone, e la roccata ed elettrica (e per lei atipica) Isn’t It Midnight, buona anche se forse la più “ottantiana” in assoluto nei suoni.

La Nicks come già detto è ai minimi storici, ma quel poco che presenta è valido: oltre a Seven Wonders troviamo la fluida e pimpante Welcome To The Room…Sara e la toccante ballata When I See You Again, cantata come al solito benissimo dalla bionda rockeuse. Interessante come al solito il secondo CD, che offre b-sides, versioni alternate e qualche inedito: i quattro lati B sono l’orecchiabile Down Endless Street, vivace pop song di Lindsay che poteva anche aspirare a finire sull’album (anche se soffre degli stessi difetti sonori), lo strumentale Book Of Miracles, il classico riempitivo, la bizzarra ma non disprezzabile Ricky, quasi un divertissement, e la prima parte di You And I, qui per la prima volta unita alla seconda. Le alternate takes sono cinque, tra cui una Seven Wonders già bella e meno strumentata di quella pubblicata, e Tango In The Night che sembra quasi un’altra canzone ma mantiene intatto il suo fascino (e l’assolo formidabile non manca neanche qua); quattro sono gli inediti, e mentre Special Kind Of Love e Where We Belong sono canzoni di poco conto, Juliet è un rock’n’roll improvvisato con Stevie alla voce che avrebbe meritato di più  https://www.youtube.com/watch?v=2HWJwWJ7UDA (ed infatti finirà sul disco solista della Nicks del 1989, The Other Side Of The Mirror, probabilmente il suo migliore dopo Bella Donna), e la discreta Ooh My Love, cantata ancora da Stevie. Il terzo CD, che contiene una marea di remix di brani dell’album, ve lo risparmio, mentre il DVD si limita ai cinque videoclip dei singoli ed alla versione audio 24/96 del disco. Non c’è nulla dal successivo tour in quanto subito dopo l’uscita dell’album Lindsay lascia il gruppo, e viene sostituito da ben due chitarristi, Rick Vito e Billy Burnette, due onesti mestieranti che non valgono un’unghia di Buckingham (ed infatti l’unico album di questa lineup, Behind The Mask del 1990, non lascerà traccia): motivo in più per riscoprire Tango In The Night che, pur con tutti i suoi difetti, testimonia la fine di un’epoca irripetibile da parte di uno dei gruppi più amati di sempre.

Marco Verdi

Un Cofanetto Che Si Può Tranquillamente Evitare, Esce Il 31 Marzo! Fleetwood Mac – Tango In The Night Super DeLuxe

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Il prossimo 10 marzo uscirà l’ennesima ristampa Deluxe di un album dei Fleetwood Mac: dopo Rumours, Tusk e Mirage tocca a Tango In The Night, che però, al di là dell’enorme successo commerciale che ebbe quando fu pubblicato nel 1987, vendendo oltre 15 milioni di copie nel mondo, a mio parere, non merita questa ristampa potenziata e Deluxe. Forse sarebbe stato meglio indirizzarsi sul primo, omonimo album del 1975 (di quelli con la formazione Buckingham-Nicks ovviamente), ma così è stato deciso e quindi vediamo cosa conterrà la ristampa. Intanto, per completare l’informazione, l’album, a differenza del suo predecessore Mirage, non andò al primo posto delle classifiche USA, fermandosi solo al settimo posto, fu un album tipicamente dal suono anni ’80, molto ridondante, con arrangiamenti “esagerati”, uso di molte tastiere e percussioni sintetiche, e fu funestato dall’uscita di molti singoli che contenevano remix dance, dub e quant’altro, decisamente inascoltabili, almeno per me. Purtroppo tutti recuperati nel terzo CD della edizione Deluxe.

E quindi vediamo cosa contiene il cofanetto. Il primo CD è l’album originale, 12 brani in tutto, qualcuno anche discreto, ma globalmente non un disco memorabile, per usare un eufemismo. Ci sono anche tre canzoni firmate insieme, per la prima volta, da Lindsey Buckingham e Christine McVie (e proprio in questi giorni è stato annunciato che probabilmente a maggio uscirà un nuovo disco della strana coppia), e solo tre di Stevie Nicks. Il secondo CD, il più interessante, contiene B-sides, alternate takes, demos, versioni strumentali e anche dei brani inediti, quasi tutto materiale mai pubblicato prima. E i primi due album escono anche come doppio CD, forse il formato ideale, se volete (ri)comprarvi Tango In The Night. Il terzo CD, quello orrido, riporta una sfilza di materiale ottimo per le piste da ballo, meno per i nostri impianti. Poi c’è un DVD, solo con 5 video dell’epoca relativi ai brani del disco, il resto dello spazio è occupato dalla versione ad Alta Risoluzione dell’album originale. E il quinto disco è proprio il vinile originale. Non si poteva mettere un bel concerto in sostituzione, magari questo?

Disc: 1
1. Big Love (Remastered)
2. Seven Wonders (Remastered)
3. Everywhere (Remastered)
4. Caroline (Remastered)
5. Tango in the Night (Remastered)
6. Mystified (Remastered)
7. Little Lies (Remastered)
8. Family Man (Remastered)
9. Welcome To The Room… Sara (Remastered)
10. Isn’t It Midnight (Remastered)
11. When I See You Again (Remastered)
12. You And I, Pt. II (Remastered)

Disc Two: B-Sides, Outtakes, Sessions
1.    “Down Endless Street”
2.    “Special Kind Of Love” (Demo)*
3.    “Seven Wonders” (Early Version)*
4.    “Tango In The Night” (Demo)*
5.    “Mystified” (Alternate Version)*
6.    “Book Of Miracles” (Instrumental)
7.    “Where We Belong” (Demo)*
8.    “Ricky”
9.    “Juliet” (Run-Through)*
10.  “Isn’t It Midnight” (Alternate Mix)*
11.  “Ooh My Love” (Demo)*
12.  “Mystified” (Instrumental Demo)*
13.  “You And I, Part I & II” (Full Version)*

Disc Three: The 12″ Mixes (super deluxe only)
1. “Big Love” (Extended Remix)
2. “Big Love” (House On The Hill Dub)
3. “Big Love” (Piano Dub)
4. “Big Love” (Remix/Edit)
5. “Seven Wonders” (Extended Version)
6. “Seven Wonders” (Dub)
7. “Little Lies” (Extended Version)
8. “Little Lies” (Dub)
9. “Family Man” (Extended Vocal Remix)
10. “Family Man” (I’m A Jazz Man Dub)
11. “Family Man” (Extended Guitar Version)
12. “Family Party” (Bonus Beats)
13. “Everywhere” (12″ Version)
14. “Everywhere” (Dub)

Disc Four: The Videos (DVD) *super deluxe only
1. “Big Love”
2. “Seven Wonders”
3. “Little Lies”
4. “Family Man”
5. “Everywhere”
Plus a High-Resolution Stereo Mix of the Original Album

Tango In The Night (Vinyl)

Side One
1. “Big Love”
2. “Seven Wonders”
3. “Everywhere”
4. “Caroline”
5. “Tango In The Night”
6. “Mystified”

Side Two
1. “Little Lies”
2. “Family Man”
3. “Welcome To The Room… Sara”
4. “Isn’t It Midnight”
5. “When I See You Again”
6. “You And I, Part II”

Da quello che ho visto, stranamente, il box non avrà un prezzo proibitivo, indicativamente tra i 60 e i 70 euro, quindi se volete farvi del male non vi costerà neppure moltissimo. Quindi, ripeto, data prevista di uscita il 10 marzo, etichetta Warner/Rhino.

Alla prossima.

Bruno Conti

Ritorna Uno Degli Album “Classici” Degli Anni ’80 In Versione Deluxe! Stevie Nicks – Bella Donna

stevie nicks bella donna

Stevie Nicks – Bella Donna – Atco/Rhino Deluxe Edition 3 CD

Ci sono dei dischi che risentiti a distanza di tempo risultano delle mezze delusioni, altri che sorprendono per l freschezza che hanno mantenuto nel tempo e poi ci sono i capolavori senza tempo. Direi che questo Bella Donna di Stevie Nicks probabilmente non rientra nella terza categoria, ma ci si avvicina molto: non sentivo il disco da parecchi anni e devo ammettere che riascoltandolo 25 anni dopo la sua uscita originale mi sono meravigliato di quanto sia bello. Dieci canzoni, tutte di grande qualità, e del tutto all’altezza di quanto la bionda di Phoenix, ma californiana per elezione, abbia fatto con la sua band, i Fleetwood Mac, di cui è sempre stata strenua “difenditrice” (per quanto il vocabolo al femminile suoni male), l’unica del trio delle stelle, con Lindsey Buckingham e Christine McVie, sempre presente nelle varie reunion del gruppo. La storia di Bella Donna, narrata con dovizia di particolari nel corposo libretto che è allegato alla tripla versione Deluxe, è abbastanza nota, ma facciamo un veloce ripasso. Siamo alla fine del 1980, i Fleetwood Mac sono al termine del tour mondiale per promuovere Tusk, disco che non ha ripetuto le vendite colossali di Rumours, ma ha raggiunto comunque i due milioni di vendite complessive e l’unanime plauso della critica, però quello viene considerato il disco di Buckingham (anche se ci sono ben cinque canzoni di Stevie, tra cui la splendida Sara). Comunque i rapporti amorosi intrecciati (e la loro fine), tra i vari componenti del gruppo hanno creato un ambiente quasi invivibile, la tensione tra Nicks, Buckingham e Mick Fleetwood è alle stelle, quindi Stevie. nelle pause tra una data e l’altra, si rifugia spesso nelle hall degli alberghi dove trova un pianoforte, per scrivere bozzetti di quello che sarà il suo primo album solista.

Ma prima fonda la propria etichetta, la Modern Records, all’interno del gruppo Warner/Atco, trova un produttore, Jimmy Iovine (scelto perché la Nicks voleva chiunque stesse producendo i dischi di Tom Petty), che poi diventerà anche il suo fidanzato, il quale le procura, in mancanza di un gruppo, alcuni dei migliori musicisti, non turnisti (questa è una pregiudiziale fondamentale), che suonavano in alcune delle migliori band americane: ed ecco Roy Bittan dalla E Street Band, Michael Campbell, Benmont Tench e Stan Lynch degli Heartbreakers, Don Felder e l’ex boyfriend Don Henley dagli Eagles, ma anche il chitarrista di Elton John Davey Johnstone, Waddy Wachtel alle chitarre, Bill Payne dei Little Feat al piano in un pezzo, Bobbye Hall alle percussioni, Bob Glaub al basso e Russ Kunkel alla batteria, per una sezione ritmica da sogno, oltre alle sue inseparabili amiche, e grandi esperte di armonie vocali, Lori Perry e Sharon Celani. Tutti coadiuvati da Iovine, che reduce dai suoi lavori, prima con John Lennon e Bruce Springsteen, poi con Meat Loaf e la Patti Smith di Easter, a soli 27 anni è uno dei produttori del momento, anche grazie al suo successo con Damn The Torpedoes di Tom Petty And The Heartbreakers, che convince, grazie alla loro complicità amorosa, la sua fidanzata, che comunque gli presenta una serie di splendide canzoni, alcune appena composte, altre recuperate dal passato, a registrare come singolo, un pezzo che Tom Petty e Mike Campbell avevano scritto apposta per lei (e da lì nascerà una “amicizia” e una collaborazione tra i due che proseguirà per tutti gli anni ’80), la bellissima Stop Draggin’ My Heart Around, uno splendido esempio del miglior rock americano dell’epoca.

Ma nel disco ci sono altre 9 canzoni, tra cui 3 ulteriori singoli: la poderosa Edge Of Seventeen, dedicata alla prima moglie di Petty, Jane, e il cui titolo nasce da un equivoco, quando Stevie chiese loro da quando si conoscevano lei gli rispose “from the age of seventeen” con un forte accento della Florida e la canzone prese quel titolo, oltre ad uno dei riff di chitarra più conosciuti dell’epoca, creato da Waddy Wachtel, e intorno al quale le Destiny’s Child di Beyoncé hanno costruito la loro hit Bootylicious, mentre il pezzo della Nicks è un grande esempio di rock californiano, degno delle migliori cose dei Fleetwood Mac, con le tre vocalist scatenate. La vellutata, fin dal titolo, Leather And Lace, era nata come una canzone da donare a Waylon Jennings e Jessi Colter per un duetto non utlizzato, e nel disco la ballata acustica viene eseguita in coppia con Don Henley, che entra solo nel finale, ma la canta da par suo. After The Glitter Fades, splendida, è una canzone dall’impianto country, con la pedal steel di Dan Dugmore e il piano di Roy Bittan in grande evidenza, oltre a Stevie che la canta in modo celestiale, con quella voce riconoscibile fin dalla prima nota, una delle più caratteristiche del rock americano.

Tra le altre canzoni la title-track è un’altra perfetta ballata mid-tempo di stampo west-coastiano, romantica e corale, di nuovo con il piano, questa volta Benmont Tench, protagonista assoluto, ma splendido anche il lavoro di tessitura della chitarra di Wachtel e i saliscendi nella costruzione sonora del brano; Kind Of Woman porta anche la firma di Tench, e grazie agli arpeggi dell’acustica di Johnstone potrebbe ricordare il sound dell’Elton John “americano”, ancora perfetto il lavoro di chitarra di Waddy Wachtel, uno dei grandi non celebrati dello strumento, mentre Think About It, che porta anche la firma di Roy Bittan, vede la presenza, proprio al piano, di Bill Payne, la canzone è una sorta di esortazione all’amica e compagna di avventura nei Mac, Christine McVie, a pensarci bene prima di andarsene dalla band , un altro brano molto bello, ma non ce n’è uno scarso, con un arrangiamento avvolgente e il suono nitido e ben delineato creato da Iovine, con tutti i musicisti registrati live in studio. After The Glitter Fades, di nuovo dalla chiara impronta country, con chitarre, piano e pedal steel celestiali, è un messaggio della giovane Stevie, alla futura stella Nicks, scritto in gioventù quando lei e Lindsey si arrabattavano tra mille mestieri in cerca di una futura gloria. How Still My Love è un altro brano dove si apprezza il classico sound pop-rock di eccellente fattura tipico dei Fleetwood Mac d’annata, come pure Outside The Rain, altra canzone forse minore, ma comunque di sicura presa, con la conclusiva The Highwayman, dove appaiono ancora Johnstone, Henley e Mike Campbell, brano di nuovo intimo, quasi dolente, ma di caratura superiore.

Nel secondo CD della confezione ci sono versioni alternative di Edge Of Seventeen, più lunga e meno rifinita, con alcune false partenze, Think About It, quasi più bella dell’originale, How Still My Love dove un organo svolazzante aggiunge fascino e brio alla costruzione del pezzo, Leather And Lace, in versione alternativa acustica, senza Henley, ma comunque bella, Bella Donna, è in formato demo, solo voce e piano. Poi ci sono alcuni inediti: Gold And Braid, uscita solo nel cofanetto Enchanted, anche questa volta con falsa partenza, ma poi diventa un bel pezzo rock, Sleeping Angel, in una versione alternativa con mandolino, rispetto a quella più rock usata nella colonna sonora di Fast Times At Ridgemont High, che troviamo in chiusura del dischetto, altra canzone di buona fattura. Come pure If You Were My Love, prevista per Mirage e poi apparsa nel recente 24 Karat Gold, e The Dealer prevista in Tusk, e pubblicata solo, con nuovo arrangiamento, sempre in 24 Karat Gold, questa avrebbe fatto un figurone in Tusk, Rumours o Bella Donna, dove volete. Manca ancora l’altro brano tratto da una colonna sonora, Blue Lamp, dal film di animazione Heavy Metal (il genere musicale non c’entra), suono fin troppo pompato e anni ’80, quelli non buoni, comunque non orribile.

Il terzo CD prevede un concerto strepitoso, registrato al Wiltshire Theatre di Beverly Hills nella serata finale, 13 dicembre del 1981, del brevissimo tour per promuovere l’album: 14 brani in tutto, con una band della madonna, Roy Bittan, Benmont Tench, Waddy Wachtel, Bob Glaub, Russ Kunkel, Bobby Hall e le due coriste Lori Perry e Sharon Celani, con la presentazione del babbo di Stevie Nicks, e versioni lunghe e poderose di sette brani dell’album, oltre a Gold Dust Woman, minacciosa e tirata, Gold And Braid, che manco i migliori Fleetwood Mac forse avrebbero saputo fare meglio, e anche una versione tiratissima di I Need To Know, degna dei migliori Heartbreakers, oltre a sontuose versioni di Dreams, Angel, Sara  e in conclusione, dopo una incredibile Edge Of Seventeen di quasi nove minuti, anche una magnifica Rhiannon. Pochi giorni dopo sarebbe rientrata nei ranghi per registrare insieme agli altri Fleetwood Mac il nuovo album Mirage, ma questo Bella Donna rimane il suo quasi capolavoro, a maggior ragione in questa versione potenziata: splendido, forse l’ho già detto?

Bruno Conti        

Una Piacevole Riscoperta! Fleetwood Mac – Mirage

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Fleetwood Mac – Mirage – Warner CD – Deluxe 2CD – Super Deluxe 3CD + DVD + LP

Quando, all’incirca una ventina di anni fa, l’industria discografica ha cominciato un’opera massiccia di riedizione di vecchi dischi in versione espansa (le cosiddette “deluxe editions”), inizialmente le pubblicazioni riguardavano solo gli album degni di entrare nella categoria “imperdibili”: oggi non è più così, si celebra e si ripubblica un po’ di tutto, ed ogni anniversario è buono per creare una ristampa ad hoc. Il caso in esame oggi, Mirage, album del 1982 dei Fleetwood Mac, è esemplare: da sempre questo è stato il disco meno considerato del periodo d’oro della formazione a cinque Fleetwood – McVie (John) – McVie (Christine) – Buckingham – Nicks del gruppo anglo-californiano, che aveva il torto di arrivare dopo il pluripremiato Rumours, uno dei dischi più venduti di tutti i tempi, e l’ambizioso Tusk, sottovalutato all’epoca (ma vendette comunque la rispettabile cifra di quattro milioni di copie) e giustamente guardato oggi come un grande disco di pop-rock d’autore. Perfino Tango In The Night del 1987, nonostante (o forse proprio per questo) fosse pieno di sonorità tipiche del periodo ed infarcito di sintetizzatori e canzoncine pop innocue, vendette uno sproposito, ed è oggi il disco più famoso della band dopo Rumours. In tutto ciò, quindi, Mirage venne visto all’epoca come l’anello debole della catena (The Chain, una delle canzoni più famose dei Mac), mentre era semplicemente, nelle intenzioni dei nostri, un tentativo di staccarsi dalle complesse architetture pop di Tusk e di tornare ad un formato più immediato sullo stile di Rumours, che però aveva dalla sua il fatto di contenere una serie tale di successi da farlo quasi sembrare un greatest hits.

Risentito oggi, Mirage suona come un riuscito album di puro Mac-sound, con una bella serie di canzoni orecchiabili ma mai banali, in perfetto equilibrio tra pop e rock ed una produzione scintillante (ad opera di Lindsey Buckingham con il fido Richard Dashut), un album che in poche parole avrebbe meritato maggior fortuna. Questa ristampa esce in vari formati come è successo con Rumours e Tusk (ma allora perché non anche con il loro “esordio” Fleetwood Mac, forse il loro miglior album dopo il bestseller del 1977?), ed è paradossalmente la più interessante fino ad oggi, in quanto contiene un intero CD di outtakes mai sentite prima d’ora (negli altri due casi molte erano già uscite in precedenti ristampe) e, nella versione a cofanetto, oltre all’album in LP e ad un DVD audio con il disco in surround sound, un terzo CD con parte di un concerto del 1982 al Los Angeles Forum. Come ho già detto, Mirage è un disco da riscoprire: la hit più famosa del disco è Gypsy, una delle migliori composizioni di Stevie Nicks, un pop-rock di gran classe, con un testo autobiografico e la voce carismatica della bionda cantante a dominare su tutto. Il CD si apre con Love In Store della McVie, una perfetta pop song in cui i nostri erano maestri, fresca, ritmata, orecchiabile ma non banale, con un delizioso refrain ed ottimi cori; Can’t Go Back è una tipica canzone alla Buckingham, con chitarre dappertutto, soluzioni ritmiche particolari ed  un’altra melodia accattivante.

Molto buona anche That’s Alright che vede la Nicks alle prese con un brano saltellante e vagamente country, con uno squisito ritornello corale (in quel periodo Stevie era in gran forma, l’anno prima aveva pubblicato Bella Donna, ancora oggi il suo miglior disco da solista). Book Of Love, di Lindsay, è un moderno rock-soul, davvero godibile e con il solito eccellente gioco di voci, di Gypsy ho già detto, Only Over You è un tantino troppo levigata e “poppettara” (Christine ogni tanto si faceva prendere la mano), mentre Empire State è un altro contributo di Buckingham, mai banale nemmeno in brani minori come questo; Straight Back è una buona canzone, anche se forse qui Stevie ricicla un po’ sé stessa, Hold Me è ottima, un vivace pop-rock pianistico che ci presenta la miglior McVie (è l’altro hit single del disco), Eyes Of The World è un folk-rock fresco e spedito, mentre la conclusiva Wish You Were Here, di certo la sua prova migliore del disco, con un bellissimo finale dominato da piano e chitarra. Ho volutamente lasciato per ultima quella che reputo il capolavoro di Mirage, cioè la splendida Oh Diane, un delizioso pezzo dal sapore anni sessanta, con un motivo irresistibile ed arrangiamento perfetto, una zampata da vero fuoriclasse da parte di Lindsay.

Il secondo dischetto comprende ben venti brani, di cui solo due già noti (una versione acustica di Cool Water, un vecchio pezzo di Bob Nolan inciso, tra gli altri, da Hank Williams, Johnny Cash e Joni Mitchell, che era sul lato B di Gypsy, ed una variante extended della stessa Gypsy all’epoca usata per il videoclip ufficiale), mentre il resto sono prime versioni e takes alternate di tutti i dodici brani del disco, oltre a veri e propri inediti. Tra le alternate takes segnalerei una Love In Store alla quale mancano le rifiniture (ma era già un’ottima canzone), lo squisito strumentale chitarristico Suma’s Walk (che con l’aggiunta delle parole diventerà Can’t Go Back), una eccellente That’s Alright elettroacustica, ancora più country e persino migliore di quella pubblicata, una Gypsy meno lavorata e più spontanea, una Empire State decisamente più rock ed una Wish You Were Here con un finale completamente diverso (e curiosamente simile allo stile della ELO). Gli inediti: If You Were My Love è uno slow pianistico della Nicks (pare scritto pensando a Tom Petty), un pezzo fluido con un deciso crescendo (ripreso di recente dalla cantante nel suo 24 Carats Gold); ancora lei, ed ancora meglio con Smile At You, una rock ballad potente e cantata alla grande, un brano che avrebbe a mio parere dovuto finire sul Mirage originale, e che Stevie ha giustamente voluto riprendere in Say You Will del 2003, ad oggi ultimo album di studio dei Mac. La sinuosa e melodica Goodbye Angel di Buckingham è un gustoso brano nello stesso mood di Oh Diane. Teen Beat è elettrica e roccata e con una lunga coda strumentale, mentre Blue Monday è un’interessante jam improvvisata in studio attorno al noto successo di Fats Domino, che purtroppo si interrompe dopo meno di due minuti.

Il CD dal vivo, che comprende tredici brani, è come al solito molto interessante, in quanto ci fa sentire un gruppo in ottima forma, guidato come al solito da un Buckingham in stato di grazia (Lindsay è uno dei chitarristi più creativi e più sottovalutati in circolazione): oltre a tre tra i migliori pezzi di Mirage (Gypsy, Love In Store e Eyes Of The World) il live propone una selezione di alcuni degli hit del gruppo, tra cui le ottime The Chain e You Make Loving Fun, le coinvolgenti Rhiannon e Tusk, la straordinaria Go Your Own Way, uno dei brani migliori degli anni settanta, il finale in tono minore con la delicata Songbird e la formidabile I’m So Afraid, da sempre punto centrale dei loro concerti e pretesto per le trascinanti evoluzioni chitarristiche di Lindsay. Un’ottima ristampa quindi, che riesce a far diventare quasi indispensabile anche un disco “minore” come Mirage: la prossima riguarderà Tango In The Night, e voglio proprio vedere cosa si inventeranno.

Marco Verdi

Chi Ha Detto Che, Volendo, In Texas Il Pop Non Si Suona Bene? Robert Ellis – Robert Ellis

robert ellis robert ellis

Robert Ellis – Robert Ellis -New West CD

Robert Ellis, texano di Houston, è un cantautore molto particolare. Intanto nella sua musica non ci sono molte tracce della sua terra d’origine, non fa tipico Texas country-rock: qua e là nel web la sua musica viene definita come un misto di country, pop e jazz, ma è un’etichetta che lascia il tempo che trova. Ellis è prima di tutto un cantautore puro, che parte dalla melodia per poi costruire man mano delle architetture sonore non banali attorno alle sue canzoni: il country non è estraneo al suo background, ma la sua musica è soprattutto pop, comunque un pop ben fatto ed ottimamente arrangiato, con brani di immediata fruibilità pur non essendo molto commerciali e, ripeto, degli arrangiamenti che a volte rimandano all’epoca d’oro della nostra musica, anche se non vedo influenze così chiare nel sound. Certo, Robert deve aver ascoltato a lungo i Beatles nella sua vita, ma anche i Beach Boys ed i primi Bee Gees, oltre a certe cose di Joe Jackson. Il jazz non l’ho trovato nelle undici canzoni di questo Robert Ellis (che, nonostante il titolo, non è il suo primo album, ne ha già altri tre alle spalle, l’ultimo dei quali, The Lights From The Chemical Plant, è del 2014), se non nella raffinatezza di fondo, e nella classe e gentilezza con le quali il nostro porge le sue canzoni https://www.youtube.com/watch?v=snJ_lTsMKlM .

Il disco è prodotto da Ellis stesso, e tra i musicisti spicca senz’altro la chitarra di Kelly Doyle, sempre puntuale senza essere mai invadente, la steel di Will Van Horn e la sezione ritmica di Geoffrey Muller (basso) e Michael Lisenbe (batteria), mentre Robert si occupa delle chitarre ritmiche e del pianoforte. Robert Ellis è un disco che inizialmente avevo approcciato con qualche riserva, ma, man mano che proseguivo nell’ascolto, mi ha convinto appieno, dimostrando che si può venire dal Texas e fare buona musica anche in maniera diversa. L’iniziale Perfect Strangers è tutto meno che country, bensì un pop decisamente raffinato, una canzone dalla melodia complessa ma orecchiabile, un ritmo che entra sottopelle ed un bel pianoforte: qui vedo qualche similitudine con lo stile di Jackson https://www.youtube.com/watch?v=NF69qkvxy7g . How I Love You è ancora più sofisticata, con un ritornello quasi epico ed un crescendo ritmico notevole, anche se Robert si mantiene piuttosto distaccato; California sembra un classico brano intimista dei Fleetwood Mac (a proposito di pop di classe), anche se sembra sempre sul punto di decollare ma poi resta sulle sue, mentre la soffusa Amanda Jane è cantautorato purissimo, raffinata, arrangiata molto bene e decisamente gradevole.

Drivin’ cambia un po’ le carte in tavola, in quanto è l’unico pezzo davvero country della raccolta, introdotto da un bel gioco di chitarre, ha un’atmosfera d’altri tempi ed è cantato con la solita misura https://www.youtube.com/watch?v=yN3p9VnvdCg ; suggestiva anche The High Road, una ballata dal sapore western, compreso un epico arrangiamento orchestrale quasi fosse uscita da un film degli anni cinquanta: è da canzoni come questa che si vede che il nostro ha numeri e creatività. Elephant, tutta basata sull’uso di una chitarra (doppiata da sé stessa) e da una percussione, è bizzarra ma godibile, e ricorda ancora certi esperimenti solisti di Lindsay Buckingham, mentre You’re Not The One, che vede anche la partecipazione di un quartetto d’archi, è pop al cubo, ma non posso dire che non sia interessante, anzi forse è dotata di uno dei motivi più immediati di tutto il CD. Screw è uno strumentale un po’ troppo cerebrale, e se ne poteva fare anche a meno, ma Couples Skate è semplicemente splendida, una pop song scintillante e trascinante, che ricorda i migliori Bee Gees (cioè quelli di dischi come Odessa), arrangiamento geniale ed ottima melodia, di sicuro il brano migliore del disco; chiude la pianistica e ritmata It’s Not Ok: Robert Ellis è la prova vivente che se sei del Texas, puoi fare anche del semplice pop ed i risultati sono comunque degni di nota.

Marco Verdi

Lydia Loveless – Real. Non Solo Country-Punk, E’ Un Bene?

lydia loveless real

Lydia Loveless – Real – Bloodshot/Ird

La giovane cantante dell’Ohio Lydia Loveless (26 anni il 4 settembre) approda al terzo album per la Bloodshot (più un Mini e un disco pubblicato nel 2010, ma registrato anni prima e poi tenuto in sospeso per parecchio tempo) e rispetto al country-punk, all’honky-tonk e all’alternative country dei dischi precedenti, Somewhere Else del 2014 e Indestructible Machine http://discoclub.myblog.it/2011/09/13/giovani-talenti-lydia-loveless-indestructible-machine/, c’è una maggiore svolta verso un pop-rock più morbido, meditato e bene arrangiato, anche se, come dice lei stessa nella presentazione di questo Real, i suoi testi sono sempre “onesti, veri e reali” https://www.youtube.com/watch?v=OuoYv56HVpA (e questa volta dopo Steve Earle Chris Isaak, niente “omaggi” ad altri cantanti).Il produttore è pur sempre lo stesso dei dischi precedenti, il fedele Joe Viers, i musicisti  in gran parte anche, compreso il bassista Ben Lamb, ed essendo il marito si comprende pure. La voce rimane pimpante, calda ed espressiva, uno degli aspetti migliori della sua musica, anche le chitarre sono presenti in modo massiccio, però quasi tutti i musicisti utilizzati nell’album sono accreditati pure con l’uso delle tastiere, al posto del violino e del banjo del passato, creando in parte una impressione più levigata, patinata (il termine inglese slick rende bene l’idea) e anche se il disco ha avuto ottime critiche, fin ad ora una media dell’otto, o se preferite quattro stellette, si ha come l’impressione che questa svolta pop e radiofonica non sia più così aderente ai suoi infuocati e selvaggi concerti https://www.youtube.com/watch?v=0rkd4ou8v8M , dove la Loveless spesso si presenta come una vera forza della natura (a questo proposito esiste un bellissimo recente documentario su di lei, Who Is Lydia Loveless?) https://www.youtube.com/watch?v=D1aIaHL38A8 .

Potrebbe essere, ma non credo, che la sua passione per cantanti come Kesha, Katy Perry e Prince (?!?), dei quali Lydia ha eseguito (ed anche inciso) cover dei loro pezzi, abbia un po’ annacquato la sua grinta o forse per rimanere nell’industria discografica, sia pure quella indipendente rappresentata dalla Bloodshot, si richiede qualche compromesso. Sta di fatto che questo album mi sembra ripercorra, se non nelle voci quantomeno nell’approccio, le strade di Maria McKee, selvaggia e senza compromessi all’inizio, nei primi Lone Justice, o della Chrissie Hynde dei Pretenders, rispetto alle loro versioni successive più “leggere” e pop(olari). Magari è una semplice evoluzione naturale della sua musica, più matura e meno ruspante. Il disco al sottoscritto non dispiace per niente, ma rimpiango ogni tanto quelle belle schitarrate ed esplosioni di energia che caratterizzavano le prove precedenti, magari sarà solo un disco interlocutorio e in ogni caso, nell’ambito pop a cui appartiene, è sicuramente nettamente superiore alla media dei prodotti equivalenti. Canzoni come l’iniziale Same To You, una bella combinazione di chitarre twangy e pedal steel, un ritmo incalzante e la bella voce, sicura e dal timbro ricco e variegato, di una che conosce come trattare la materia rock, costituiscono un buon esempio del nuovo sound più radio-friendly, diverso dal passato ma comunque sempre valido, basta abituarcisi; Longer, con qualche tocco di tastiere in più, ha comunque un bel riff R&R, interessanti intrecci di chitarre cristallini e incantevoli armonie vocali per una incalzante costruzione sonora, in aria di 70’s rock https://www.youtube.com/watch?v=Pr4RZNDIJik . More Than Ever è una delicata mid-tempo ballad,dalla seducente melodia, con il suono delle Rickenbacker ad evocare quello della conterranea Chrissie Hynde, mentre Heaven, scritta con il chitarrista Todd May (che, in riferimento al brano precedente, ha pubblicato un disco che si chiama Rickenbacker Girls) è basata su un “grasso” ed insistente giro funky del basso e potrebbe ricordare la Stevie Nicks meno romantica e più carnale, altro riferimento ricorrente, pure in passato, delle influenze vocali di Lydia Loveless.

Anche Out On Love rimane in questo ambiente sonoro vicino ai Fleetwood Mac, di nuovo una ballata romantica, con la voce in primo piano e raffinati tocchi di chitarra e tastiere, ma niente ritmica, ad avvolgere il cantato https://www.youtube.com/watch?v=r8-Pl7u1wyM . Midwestern Guys è un’altra gagliarda canzone di impianto pop-rock, che quello che parzialmente perde in grinta acquista in un raffinato arrangiamento, dove la voce è comunque sempre la trave portante della costruzione sonora. Bilbao vira verso un alternative-indie-rock piacevole, forse troppo già sentito e manieristico, magari poco incisivo, con Europeans che è probabilmente la canzone che più si avvicina al classico rock’n’country degli album precedenti, con acustiche ed elettriche che si intrecciano piacevolmente sul cantato sempre gradevole ed in questo caso decisamente partecipe della nostra amica. Non manca il momento acustico della dolce Clumps, dove la voce è più vulnerabile e meno assertiva, per quanto sempre affascinante  https://www.youtube.com/watch?v=eraIC6hoYrw. La conclusione è affidata alla bella title-track Real, di nuovo affidata al cristallino e rintoccante suono delle chitarre e della pedal steel di Jay Gasper, altro perfetto esempio di “pure pop for now people” come direbbe Nick Lowe https://www.youtube.com/watch?v=Cmvr4sdoqOA , Vedremo cosa porterà il futuro, il talento c’è, le canzoni richiedono qualche ritocco qui e là, ma più o meno ci siamo.

Bruno Conti 

“Ristampe” Imminenti E Future, Parte II: Loren Auerbach, Turtles, Joe Cocker, Screaming Blue Messiahs, Ian Hunter, Parton/Harris/Ronstadt The Complete Trio, David Bowie, Fleetwood Mac

loren auerbach & bert jansch colours are fading fast

Seconda parte sulle uscite più interessanti nell’ambito ristampe. Questa volta copriamo il periodo che va dal 12 agosto fino ad arrivare al 9 settembre, con una puntata fino al 23 settembre per due uscite importanti. Parliamo di cofanetti.

Loren Auerbach ai più non dirà molto, e forse anche la copertina qui sopra non aiuta a fare chiarezza. Ma se aggiungiamo che il cognome da sposata di questa signora era Jansch, che è colui che si vede al suo fianco nella foto di copertina del CD, forse il mistero si dirada leggermente. Comunque, l’album in questione si chiama Colours Are Fading Fast, è attribuito a Loren Auerbach With Bert Jansch, si tratta di un cofanetto triplo, pubblicato dalla Earth Records, ed era già disponibile al Record Store Day, come triplo vinile limitato. La Earth Records è una piccola etichetta inglese che quest’anno ha già pubblicato le ristampe di due album di Jansch, Avocet, uno splendido disco del 1979, e From The Outside, un raro disco del 1985, pubblicato solo in Belgio, inizialmente in LP in una tiratura di 500 copie, e poi stampato su CD dalla Hypertension nel 1993, ma non più disponibile da tempo.

Ora la stessa etichetta Earth fa uscire questo triplo CD che raccoglie i due album realizzati dalla Auerbach, quando non era ancora la moglie di Jansch (si sarebbero sposati solo nel 1999): Playing The Game After The Long Night, entrambi pubblicati in vinile dalla etichetta di Loren, la Christabel Records, tra il 1984 e il 1985, quando la giovane musicista aveva poco più di 20 anni (era nata nell’ottobre del 1963). Divagazione personale: avevo entrambi i vinili all’epoca, due piccoli gioiellini di folk d’autore, con leggere derive psichedeliche, usciti anche entrambi raccolti in un unico CD, pubblicato sempre dalla Christabel nel 1996 e poi dalla Castle nel 2001, ma francamente non li ho mai visti in giro. E’ stata paragonata come stile musicale a Virginia Astley, Bridget St, John Vashti Bunyan, ma il tocco musicale di Jansch, che è presente in entrambi gli album, si sente comunque. Nel primo disco Playing The Game, attribuito a Loren Auerbach with Richard Newman, suonano anche appunto Newman, altro ottimo chitarrista, Geoff Bradford, pure lui alla chitarra e vari altri musicisti impegnati a basso, armonica, percussioni e flauto. I brani sono scritti da Newman, Jansch o sono canzoni tradizionali.

Nel secondo disco After The Long Night, attribuito in copertina a Loren Auerbach Bert Jansch, suona ancora Richard Newman, oltre a basso e violino utilizzati in un paio di canzoni-

Nel cofanetto in uscita per Earth Records c’è anche un terzo CD di materiale inedito, registrato ai tempi e mai pubblicato. Come sapete Jansch è morto il 5 ottobre del 2011, dopo una lunga battaglia con un tumore. Anche Loren, che aveva 20 anni meno di lui, è morta, sempre per un cancro, solo due mesi dopo la scomparsa del suo compagno dell’ultima parte di vita di entrambi.

Proprio in questi giorni è stato anche annunciato che ad ottobre la Topic pubblicherà un doppio CD dal vivo Finale: An Evening With Pentangle, con la registrazione di un concerto registrato nel corso della reunion della band per il 40° Anniversario. Ma per il momento godiamoci questa piacevole sorpresa, dell’altro album ne riparleremo quando sarà il momento. Ho inserito nel Post vari video relativi a Loren Auerbach così potete farvi una idea di cosa stiamo parlando, alcune perle riemerse dalle nebbie del tempo, quelle piccole gioie che allietano la vita degli appassionati della buona musica.

turtles complete original album collection

Invece i Turtles, tra il 1965 e il 1970, sono stati una delle band americane più popolari e di successo, autori di 6 album, ma soprattutto di alcuni singoli ai primi posti delle classifiche: It Ain’t Me Babe di Bob Dylan (furono tra i primi, con i Byrds, a reinterpretare ottimamente Dylan in versione pop-rock), Happy Together (che in Italia diventò Per Vivere Insieme dei Quelli), She’d Rather Be With Me, You Know What I Mean, Elenore (la celeberrima Scende La Pioggia di Gianni Morandi), You Showed Me (un bellissimo pezzo scritto da McGuinn Clark) che fu l’ultimo a entrare nelle Top 10 americane. Il gruppo in teoria era un sestetto, ma tutto verteva soprattutto sulle strepitose armonie vocali dei due cantanti Howard Kaylan Mark Volman, che negli anni successivi avrebbero lavorato anche con Frank Zappa nei Mothers Of Invention. L’unico altro componente conosciuto della band fu per un breve periodo Johnny Barbata, il futuro batterista di CSN&Y. 

turtles all the singles

Considerati soprattutto un gruppo da singoli i Turtles in effetti erano una delle migliori band pop americane dell’epoca, rivalutati in seguito, come i Monkees e ora questo cofanetto sestuplo The Complete Original Album Collection raccoglie tutti gli album, con le versioni mono e stereo e molte chicche e rarità. Il tutto a cura della Manifesto Records in collaborazione con la FloEdCo, l’etichetta personale del gruppo, in uscita il prossimo 19 agosto. E’ la prima raccolta completa loro dedicata, visto che in passato hanno circolato soprattutto raccolte di successi ed in passato i singoli album sono apparsi e scomparsi velocemente in CD. Se vi sembra troppo investire in questo cofanetto (ma meriterebbe) uscirà anche una doppia antologia intitolata All The Singles, di cui potete leggere il contenuto qui sotto.

[CD1]

1. It Ain’t Me Babe
2. Almost There
3. Let Me Be
4. Your Maw Said You Cried
5. You Baby
6. Wanderin’ Kind
7. Grim Reaper of Love
8. Comeback
9. So Goes Love
10. On a Summer’s Day
11. We’ll Meet Again
12. Outside Chance
13. Makin’ My Mind Up
14. Can I Get to Know You Better
15. Like the Seasons
16. Happy Together
17. She’d Rather Be with Me
18. The Walking Song
19. Guide for the Married Man
20. Think I’ll Run Away
21. You Know What I Mean
22. Rugs of Woods and Flowers
23. She’s My Girl
24. Chicken Little Was Right

[CD2]
1. Sound Asleep
2. Umbassa the Dragon
3. The Story of Rock and Roll
4. Can’t You Hear the Cows
5. Elenore
6. Surfer Dan
7. Christmas Is My Time of Year
8. You Showed Me
9. Buzz Saw
10. House on the Hill
11. Come Over
12. How You Loved Me
13. You Don’t Have to Walk in the Rain
14. Love in the City
15. Bachelor Mother
16. Lady-O
17. Somewhere Friday Night
18. Teardrops
19. Gas Money
20. Who Would Ever Think That I Would Marry Margaret?
21. We Ain’t Gonna Party No More
22. Is It Any Wonder?
23. Eve of Destruction
24. Me About You

Se invece il vostro budget vi permette di acquistare il cofanetto da 6 CD. questa è la tracklist completa dei sei album, It Ain’t Me Babe (che conteneva altri due brani di Dylan, oltre ad una delle prime versioni di Eve Of Destruction) You Baby, Happy Together, The Turtles Present the Battle of the Bands, Turtle Soup and Wooden Head, i primi 3, come detto, sia in versione mono che stereo:

[CD1]
1. Wanderin’ Kind (Mono)
2. It Was a Very Good Year (Mono)
3. Your Maw Said You Cried (Mono)
4. Eve of Destruction (Mono)
5. Glitter and Gold (Mono)
6. Let Me Be (Mono)
7. Let the Cold Winds Blow (Mono)
8. It Ain’t Me Babe (Mono)
9. A Walk in the Sun (Mono)
10. Last Laugh (Mono)
11. Love Minus Zero (Mono)
12. Like a Rolling Stone (Mono)
13. Wanderin’ Kind (Stereo)
14. It Was a Very Good Year (Stereo)
15. Your Maw Said You Cried (Stereo)
16. Eve of Destruction (Stereo)
17. Glitter and Gold (Stereo)
18. Let Me Be (Stereo)
19. Let the Cold Winds Blow (Stereo)
20. It Ain’t Me Babe (Stereo)
21. A Walk in the Sun (Stereo)
22. Last Laugh (Stereo)
23. Love Minus Zero (Stereo)
24. Like a Rolling Stone (Stereo)

[CD2]
1. Flyin’ High (Mono)
2. I Know That You’ll Be There (Mono)
3. House of Pain (Mono)
4. Just a Room (Mono)
5. I Need Someone (Mono)
6. Let Me Be (Mono)
7. Down in Suburbia (Mono)
8. Give Love a Trial (Mono)
9. You Baby (Mono)
10. Pall Bearing, Ball Bearing World (Mono)
11. All My Problems (Mono)
12. Almost There (Mono)
13. Flyin’ High (Stereo)
14. I Know That You’ll Be There (Stereo)
15. House of Pain (Stereo)
16. Just a Room (Stereo)
17. I Need Someone (Stereo)
18. Let Me Be (Stereo)
19. Down in Suburbia (Stereo)
20. Give Love a Trial (Stereo)
21. You Baby (Stereo)
22. Pall Bearing, Ball Bearing World (Stereo)
23. All My Problems (Stereo)

[CD3]
1. Makin’ My Mind Up (Mono)
2. Guide for the Married Man (Mono)
3. Think I’ll Run Away (Mono)
4. The Walking Song (Mono)
5. Me About You (Mono)
6. Happy Together (Mono)
7. She’d Rather Be with Me (Mono)
8. Too Young to Be One (Mono)
9. Person Without a Care (Mono)
10. Like the Seasons (Mono)
11. Rugs of Woods and Flowers (Mono)
12. Makin’ My Mind Up (Stereo)
13. Guide for the Married Man (Stereo)
14. Think I’ll Run Away (Stereo)
15. The Walking Song (Stereo)
16. Me About You (Stereo)
17. Happy Together (Stereo)
18. She’d Rather Be with Me (Stereo)
19. Too Young to Be One (Stereo)
20. Person Without a Care (Stereo)
21. Like the Seasons (Stereo)
22. Rugs of Woods and Flowers (Stereo)

[CD4]
1. The Opening: The Battle of the Bands
2. The Last Thing I Remember
3. Elenore
4. Too Much Heartsick Feeling
5. Oh Daddy!
6. Buzzsaw
7. Surfer Dan
8. I’m Chief Kamanawanalea (We’re the Royal MacAdamia Nuts)
9. You Showed Me
10. Food
11. Chicken Little Was Right
12. The Closing: Earth Anthem (All)
13. She’s My Girl
14. Chicken Little Was Right (Single Version)
15. Sound Asleep
16. Umbassa and the Dragon
17. The Story of Rock and Roll
18. Can’t You Hear the Cows
19. The Last Thing I Remember (The First Thing I Knew) (Alternative Version)
20. The Owl
21. To See the Sun
22. Earth Anthem (Alternative Version)
23. Battle of the Bands Radio Spot

[CD5]
1. Come Over
2. House on the Hill
3. She Always Leaves Me Laughing
4. How You Love Me
5. Torn Between Temptations
6. Love in the City
7. Bachelor Mother
8. John & Julie
9. Hot Little Hands
10. Somewhere Friday Night
11. Dance This Dance with Me
12. You Don’t Have to Walk in the Rain
13. Goodbye Surprise
14. Like It or Not
15. There You Sit Lonely
16. Can I Go on
17. You Want to Be a Woman
18. If We Only Had the Time
19. Dance This Dance (Demo)
20. Come Over (Demo)
21. How You Love Me (Demo)
22. Strange Girl (Demo)
23. Marmendy Mill (Demo)
24. Turtle Soup Radio Spot

[CD6]
1. I Can’t Stop
2. She’ll Come Back
3. Get Away
4. Wrong from the Start
5. I Get Out of Breath
6. We’ll Meet Again
7. On a Summer’s Day
8. Come Back
9. Say Girl
10. Tie Me Down
11. Wanderin’ Kind
12. You Baby (1967 Stereo Mix)
13. So Goes Love
14. Makin’ My Mind Up (1966 Stereo Version)
15. Is It Any Wonder?
16. Let Me Be (1967 Stereo Mix)
17. Grim Reaper of Love
18. It Ain’t Me Babe (1967 Stereo Mix)
19. Can I Get to Know You Better
20. Outside Chance
21. You Know What I Mean
22. Cat in the Window
23. We’ll Meet Again (Alternate Take)
24. The Turtles! Golden Hits Radio Spot

Scoprirete tante piccole gemme di deliziosa musica pop.

joe cocker the album recordings 1984-2007

Il 26 agosto la Parlophone/Warner pubblicherà un box di 14 CD intitolato The Album Recordings 1984/2007 che copre quasi tutto l’ultimo periodo di carriera di Joe Cocker. Il tutto sarà a prezzo super economico (dovrebbe costare intorno ai 40 euro indicativamente, forse anche meno) e raccoglierà i tredici album pubblicati in quel periodo più un disco di brani registrati per colonne sonore, o usciti nelle versioni differenti degli album dei singoli paesi, tributi, duetti, singoli e altre rarità.

Ecco la lista completa:

[CD1]
1. Civilized Man
2. There Goes My Baby
3. Come On In
4. Tempted
5. Long Drag Off A Cigarette
6. I Love The Night
7. Crazy In Love
8. A Girl Like You
9. Hold On (I Feel Our Love Is Changing)
10. Even A Fool Would Let Go

[CD2]
1. Shelter Me
2. A To Z
3. Don’t You Love Me Anymore
4. Living Without Your Love
5. Don’t Drink The Water
6. You Can Leave Your Hat On
7. Heart Of The Matter
8. Inner City Blues
9. Love Is On A Fade
10. Heaven

[CD3]
1. Unchain My Heart
2. Two Wrongs
3. I Stand In Wonder
4. River’s Rising
5. Isolation
6. All Our Tomorrows
7. A Woman Loves A Man
8. Trust In Me
9. The One
10. Satisfied

[CD4]
1. When The Night Comes
2. I Will Live For You
3. Got To Use My Imagination
4. Letting Go
5. Just To Keep From Drowning
6. Unforgiven
7. Another Mind Gone
8. Fever
9. You Know It’s Gonna Hurt
10. Bad Bad Sign
11. I’m Your Man
12. One Night Of Sin

[CD5]
1. Feelin’ Alright (Live)
2. Shelter Me (Live)
3. Hitchcock Railway (Live)
4. Up Where We Belong (with Maxine Green) [Live]
5. Guilty (Live)
6. You Can Leave Your Hat On (Live)
7. When The Night Comes (Live-Memorial Auditorium)
8. Unchain My Heart (Live)
9. With A Little Help From My Friends (Live)
10. You Are So Beautiful (Live)
11. The Letter (Live)
12. She Came In Through The Bathroom Window (Live)
13. High Time We Went (Live)
14. What Are You Doing With A Fool Like Me (Live)
15. Living In The Promiseland (Live)

[CD6]
1. Love Is Alive
2. Little Bit Of Love
3. Please No More
4. There’s A Storm Coming
5. You’ve Got To Hide your Love Away
6. I Can Hear The River
7. Don’t Let The Sun Go Down On Me
8. Night Calls
9. Five Women
10. Can’t Find My Way Home (Edit)
11. Not Too Young To Die Of A Broken Heart
12. Out Of The Rain

[CD7]
1. Let The Healing Begin
2. Have A Little Faith In Me
3. The Simple Things
4. Summer In the City
5. The Great Divide
6. Highway Highway
7. Too Cool
8. Soul Time
9. Out Of The Blue
10. Angeline
11. Hell And Highwater
12. Standing Knee Deep In A River
13. Take Me Home

[CD8]
1. Into The Mystic
2. Bye Bye Blackbird
3. Delta Lady
4. Heart Full Of Rain
5. Don’t Let Me Be Misunderstood
6. Many Rivers To Cross
7. High Lonesome Blue
8. Sail Away
9. You And I
10. Darlin’ Be Home Soon
11. Dignity
12. You Can Leave Your Hat On (Edit)
13. You Are So Beautiful
14. Can’t Find My Way Home

[CD9]
1. Tonight
2. Could You Be Loved (Full Version)
3. That’s All I Need To Know
4. N’Oubliez Jamais (Edit)
5. What Do I Tell My Heart?
6. Wayward Soul
7. Loving You Tonight
8. Across From Midnight
9. What Do You Say?
10. The Last One To Know
11. That’s The Way Her Love Is
12. Need Your Love So Bad

[CD10]
1. First We Take Manhattan
2. Different Roads
3. My Father’s Son
4. While You See A Chance
5. She Believes In Me
6. No Ordinary World
7. Where Would I Be Now
8. Ain’t Gonna Cry Again
9. Soul Rising
10. Naked Without You
11. Love To Lean On
12. On My Way Home

[CD11]
1. You Can’t Have My Heart
2. Love Not War
3. You Took It So Hard
4. Never Tear Us Apart
5. This Is Your Life
6. Respect Yourself
7. I’m Listening Now
8. Leave A Light On
9. It’s Only Love
10. Every Time It Rains
11. Midnight Without You

[CD12]
1. What’s Going On
2. Chain Of Fools
3. One
4. I (Who Have Nothing)
5. Maybe I’m Amazed
6. I Keep Forgetting
7. I Put A Spell On You
8. Every Kind Of People
9. Love Don’t Live Here Anymore
10. Don’t Let Me Be Lonely
11. Jealous Guy
12. Everybody Hurts

[CD13]
1. You Haven’t Done Nothin’
2. One Word (Peace)
3. Love Is For Me
4. Don’t Give Up On Me
5. Long As I Can See The Light
6. Beware Of Darkness
7. Just Pass It On
8. Rivers Invitation
9. Ring Them Bells
10. Hymn 4 My Soul

[CD14]
1. Edge Of A Dream (Theme From “Teachers”)
2. Tell Me There’s A Way
3. Now That You’re Gone
4. Sorry Seems To Be The Hardest Word
5. Feels Like Forever
6. When A Woman Cries
7. Now That The Magic Has Gone
8. I Still Can’t Believe It’s True
9. My Strongest Weakness
10. Anybody Seen My Girl
11. Something
12. Human Touch
13. (My Heart Is A) Ghost Town
14. What Becomes Of The Broken-Hearted
15. Together (Where Do We Go From Here)
16. Lie To Me
17. Love Made A Promise
18. Ain’t No Sunshine
19. Come Together

Si va da Civilized Man del 1984 a Hymn For My Soul del 2007: mancano gli ultimi due album di studio,  Hard Knocks del 2010 e Fire It Up del 2012, oltre a Fire It Up Live, l’ultimo in assoluto del 2013, tutti e tre pubblicati dalla Sony. E ovviamente tutta la discografia precedente uscita per la A&M e per la Island, entrambe del gruppo Universal.

screamimg blue messiahs vision in blues

Gli Screaming Blue Messiahs di Bill Carter, sono uno dei tanti piccoli segreti che costellavano la galassia del rock indipendente inglese (anche se alcuni album erano usciti per delle majors): tra il 1983 e il 1990. La band era nata a Londra nel 1983, un trio tra rock inconsueto, blues, punk, R&B, rockabilly, tutto mescolato ad arte e con una notevole grinta, sia in studio che dal vivo. Oltre a Bill Carter, voce e chitarra solista (una specie di via di mezzo tra Wilko Johnson Pete Townshend), c’erano Chris Thompson al basso Kenny Harris alla batteria.

Comunque un’altra nota di merito degli Screaming Blue Messiahs era il loro produttore Vic Maile, quello dei Dr. Feelgood, Nick Lowe, Brinsley Schwarz, Man, che ha prodotto con ottimi risultati Gun Shy Bikini Red.

E anche dal vivo non scherzavano. Comunque nel cofanetto da 5 CD si trova tutto. compreso un singolo un vinile in omaggio.

CD1: Good & Gone plus early demos Elephant Studios Wapping London April 1984]
1. Happy Home (Good & Gone)
2. Tracking The Dog (Good & Gone)
3. You’re Gonna Change (Good & Gone)
4. Good And Gone (Good & Gone)
5. Let’s Go Down To The Woods
6. Someone To Talk To (Good & Gone)
7. Growing For Gold
8. I Want Up (Good & Gone)
9. Holiday Head
10. Wild Blue Yonder
11. Good And Gone Bonus 24th July 1984
12. Someone To Talk To Bonus 24th July 1984
13. Tracking The Dog Bonus 24th July 1984
14. Let’s Go Down To The Woods Bonus 24th July 1984

[CD2: Gun Shy]
1. Wild Blue Yonder
2. Holiday Head
3. Smash The Market Place
4. You’re Gonna Change
5. Just For Fun
6. Let’s Go Down To The Woods
7. Talking Doll
8. Twin Cadillac Valentine
9. President Kennedy’s Mile
10. Someone To Talk To
11. Clear View
12. Killer Born Man
13. I’m Mad Again (J L Hooker)
14. The Power Glide
15. Good And Gone Live ULU
16. Growing For Gold Live ULU
17. You’re Gonna Change Live ULU
18. Someone To Talk To Live ULU
19. Happy Home Live ULU

[CD3: Bikini Red]
1. Sweet Water Pools
2. Bikini Red
3. Too Much Love
4. I Can Speak American
5. Big Brother Muscle
6. I Wanna Be A Flintstone
7. Jesus Chrysler Drives A Dodge
8. Lie Detector
9. 55-The Law
10. All Shook Down
11. Waltz
12. Jerry’s Electric Church

[CD4: Totally Religious]
1. Four Engines Burning (Over The USA)
2. Mega City 1
3. Wall Of Shame
4. Nitro
5. Big Big Sky
6. Watusi Wedding
7. Here Comes Lucky
8. Gunfight
9. Martian
10. All Gassed Up

[CD5: Live Zurich 7.12.1989]
1. Wall Of Shame
2. Jesus Chrysler Drives A Dodge
3. Sweet Water Pools
4. Mega City 1
5. Four Engines Burning
6. Gunfight
7. All Gassed Up
8. Twin Cadillac Valentine
9. Happy Home
10. You’re Gonna Change
11. Accident Prone
12. Martian
13. Here Comes Lucky
14. Big Big Sky
15. Good And Gone

[7″ Vinyl Single]
1. Vision In Blues
2. Let’s Go Down To The Woods

Anche questo esce il 26 agosto, per la Easy Action/Warner.

ian hunter stranded in reality

Questo box ve lo segnalo comunque, anche se uscirà per la vendita solo sul sito della Proper http://www.propermusic.com/product-details/Ian-Hunter-Stranded-In-Reality-Ltd-Edition-Box-Set-235832, a sole 250 sterline (però vi danno un pence di resto). Si tratta dell’opera omnia di Ian Hunter, Stranded In Reality, un cofanetto da 30 dischetti, 28 CD e 2 DVD, con i 19 album della discografia e 9 CD di materiale raro ed inedito: Tilting the Mirror (Rarities 2CD), If You Wait Long Enough for Anything, You Can Get it on Sale (Live 1979-81 2CD), Bag of Tricks (Live Volumes 1, 2 and 3), Acoustic Shadows and Experiments. Comunque al link sopra trovate tutte le informazioni.

ian hunter fingers crossed

Aggiungo che il 16 settembre, sempre per la Proper, uscirà anche il nuovo album Fingers Crossed. Credo che per entrambi ci sia già un candidato per le recensioni sul Blog, dopo l’uscita.

parton harris ronstadt the complete trio collection

Il cofanetto qui sopra viene annunciato e poi rinviato da almeno un anno e mezzo. Finalmente il 9 settembre uscirà per Warner/Rhino l’edizione definitiva in 3 CD di The Complete Trio. Ovvero i due album pubblicati nel 1987 e 1999, Trio I Trio II, dal magico terzetto Dolly Parton, Emmylou Harris Linda Ronstadt, in ordine alfabetico per nome. Nel terzo CD 20 pezzi, con versione alternative e inediti, sempre incisi nelle sessioni per i due album tra il 1986 e il 1994.

Ecco la lista completa dei contenuti:

[CD1]
1. The Pain Of Loving You
2. Making Plans
3. To Know Him Is To Love Him
4. Hobo’s Meditation
5. Wildflowers
6. Telling Me Lies
7. My Dear Companion
8. Those Memories Of You
9. I’ve Had Enough
10. Rosewood Casket
11. Farther Along

[CD2]
1. Lover’s Return
2. High Sierra
3. Do I Ever Cross Your Mind
4. After The Gold Rush
5. The Blue Train
6. I Feel The Blues Movin’ In
7. You’ll Never Be The Sun
8. He Rode All The Way To Texas
9. Feels Like Home
10. When We’re Gone, Long Gone

[CD3]
1. Wildflowers (Alternate Take 1986)
2. Waltz Across Texas Tonight (Unreleased 1994)
3. Lover’s Return (Linda solo Unreleased 1994)
4. Softly And Tenderly (Unreleased 1994)
5. Pleasant As May (Unreleased 1986)
6. My Dear Companion (Alternate Take 1986)
7. My Blue Tears (Unreleased 1998)
8. Making Plans (Alternate Take 1986)
9. I’ve Had Enough (Alternate Mix 1986)
10. Grey Funnel Line (Unreleased 1986)
11. You Don’t Knock (Unreleased 1986)
12. Where Will The Words Come From (Unreleased 1985)
13. Do I Ever Cross Your Mind (Dolly Lead Alternate Take 1994)
14. Are You Tired Of Me (Unreleased 1986)
15. Even Cowgirls Get The Blues
16. Mr. Sandman
17. Handful Of Dust (Unreleased 1993)
18. Calling My Children Home (Unreleased Acapella Version 1986)
19. White Snow (Unreleased 1986)
20. Farther Along (Alternate Mix 1986)

Sempre lo stesso giorno verrà pubblicato anche un estratto dal cofanetto, un CD singolo intitolato My Dear Companion: Selections From The Trio Collection. Comunque i due dischi già usciti erano splendidi e visto che il terzo CD non si può avere a parte, sarà il caso di farci un pensierino. Non dovrebbe costare moltissimo, ho visto 25 dollari negli States.

david bowie who i can be now

Prosegue anche la serie delle ristampe del catalogo di David Bowie in cofanetto. Dopo Five Years che in 12 CD copriva il periodo 1969-1973, questo Who I Can Be Now, sempre in 12 CD ( o 13 LP) copre i tre anni successivi 1974-1976 e viene pubblicato sempre dalla Parlophone/Warner che ha acquisito il vecchio catalogo. Uscita prevista il 23 settembre. Nel cofanetto abbiamo The Gouster, presentato come un disco inedito (ma poi sotto potete leggere meglio che così non è), Live Nassau Coliseum, un doppio CD che era uscito insieme alla Deluxe Edition di Station To Station, Re Call 2, singoli e lati B usciti ai tempi.

https://www.youtube.com/watch?v=kj414ZrPY2U

david bowie who i can be now box

Ecco la lista completa:

DIAMOND DOGS
Released on RCA APLI 0576 (U.K.) / CPLI 0576 (U.S.) on 31st May, 1974.
Side 1.
1. Future Legend
2. Diamond Dogs
3. Sweet Thing
4. Candidate
5. Sweet Thing (Reprise)
6. Rebel Rebel
Side 2.
1. Rock ‘n’ Roll With Me
2. We Are The Dead
3. 1984
4. Big Brother
5. Chant Of The Ever Circling Skeletal Family

DAVID LIVE (ORIGINAL MIX)
Released on RCA APL2 0771 (U.K.) / CPL2-0771 (U.S.) on 29th October, 1974.
David Live was culled from performances on the 8th, 9th, 10th, 11th and 12th of July, 1974 at the Tower Theater, Philadelphia.
Side 1
1. 1984
2. Rebel Rebel
3. Moonage Daydream
4. Sweet Thing/Candidate/Sweet Thing (reprise)
Side 2
1. Changes
2. Suffragette City
3. Aladdin Sane
4. All The Young Dudes
5. Cracked Actor
Side 3
1. Rock ‘n’ Roll With Me
2. Watch That Man
3. Knock On Wood
4. Diamond Dogs
Side 4
1. Big Brother
2. The Width Of A Circle
3. The Jean Genie
4. Rock ‘n’ Roll Suicide

DAVID LIVE (2005 MIX)
David Live was culled from performances on the 8th, 9th, 10th, 11th and 12th of July, 1974 at the Tower Theater, Philadelphia.
Released on EMI 874 3042 on CD and also in 5.1 on the DVD-Audio EMI 874 3049 on 14th November, 2005.
Side 1
1. 1984
2. Rebel Rebel
3. Moonage Daydream
4. Sweet Thing/Candidate/Sweet Thing (reprise)
Side 2
1. Changes
2. Suffragette City
3. Aladdin Sane
4. All The Young Dudes
Side 3
1. Cracked Actor
2. Rock ‘n’ Roll With Me
3. Watch That Man
4. Knock On Wood
Side 4
1. Here Today, Gone Tomorrow
2. Space Oddity
3. Diamond Dogs
Side 5
1. Panic In Detroit
2. Big Brother
3. Time
Side 6
1. The Width Of A Circle
2. The Jean Genie
3. Rock ‘n’ Roll Suicide

THE GOUSTER
Previously unreleased as a complete album.
Side 1
1. John, I’m Only Dancing (Again) – not on ‘Young Americans’, first released as a single in 1979 to promote the ‘CHANGESTWOBOWIE’ compilation.
2. Somebody Up There Likes Me – alternative early previously unreleased mix
3. It’s Gonna Be Me – not on ‘Young Americans’, first released as a bonus track on the EMI/Ryko edition of ‘Young Americans’ in 1990. An alternative mix with strings was released on the 2007 EMI edition of ‘Young Americans’.
Side 2
1. Who Can I Be Now? – not on ‘Young Americans’, first released as a bonus track on the EMI/Ryko edition of ‘Young Americans’ in 1990.
2. Can You Hear Me – alternative early previously unreleased version.
3. Young Americans – same version that ended up on ‘Young Americans’.
4. Right – alternative early previously unreleased version.

YOUNG AMERICANS
Released on RCA RS 1006 (U.K.) / AQL1-0998 (U.S.) on 7th March, 1975.
Side 1
1. Young Americans
2. Win
3. Fascination
4. Right
Side 2
1. Somebody Up There Likes Me
2. Across The Universe
3. Can You Hear Me
4. Fame

STATION TO STATION
Released on RCA APL1 1327 on 23rd January, 1976.
STATION TO STATION (2010 HARRY MASLIN MIX)
First released on EMI BOWSTSD 2010 in 5.1 and in stereo at 48kHz/24bit on the DVD format within the Station To Station deluxe set on 20th September, 2010.
Side 1
1. Station To Station
2. Golden Years
3. Word On A Wing
Side 2
1. TVC 15
2. Stay
3. Wild Is The Wind

LIVE NASSAU COLISEUM ’76
Recorded live at the Nassau Coliseum Uniondale, NY, U.S.A., 23rd March, 1976. Released on EMI BOWSTSD 2010 within the Station To Station deluxe set on 20th September, 2010.
Side 1
1. Station To Station
2. Suffragette City
3. Fame
4. Word On A Wing
Side 2
1. Stay
2. Waiting For The Man
3. Queen Bitch
Side 3
1. Life On Mars?
2. Five Years
3. Panic In Detroit
4. Changes
5. TVC 15
Side 4
1. Diamond Dogs
2. Rebel Rebel
3. The Jean Genie

RE:CALL 2
Non Album Singles, Single Versions and B-Sides.
Side 1:
1. Rebel Rebel (original single mix)
2. Diamond Dogs (Australian single edit)
3. Rebel Rebel (U.S. single version)
4. Rock ‘n’ Roll With Me (live – promotional single edit)
5. Panic In Detroit (live)
6. Young Americans (original single edit)
Side 2:
1. Fame (original single edit)
2. Golden Years (original single version)
3. Station To Station (original single edit)
4. TVC 15 (original single edit)
5. Stay (original single edit)
6. Word On A Wing (original single edit)
7. John, I’m Only Dancing (Again) (1975) (single version))

fleetwood mac mirage deluxe

 

Sempre il 23 settembre, ancora per la Warner, è in uscita anche la versione Deluxe di Mirage dei Fleetwood Mac. Pubblicato in origine nel 1982, diciamo che non è un disco splendido, molto lontano dai livelli qualitativi dei precedenti Tusk, Rumours e dell’omonimo Fleetwood Mac, comunque non è neppure disprezzabile. La nuova versione presenta l’album originale rimasterizzato nel primo CD, 20 versioni alternative, demo e altro nel secondo, un concerto dal vivo al Forum di Los Angeles, estratto dalle due serate del 21-22 ottobre del 1982. E un DVD audio per i maniaci dell’alta qualità sonora. Oltre al vinile sempre in edizione remaster 2016. Oppure c’è la versione doppia, solo con i primi due CD.

Leggete sotto la lista dei pezzi:

[CD1]
1. Love In Store (2016 Remastered)
2. Can’t Go Back (2016 Remastered)
3. That’s Alright (2016 Remastered)
4. Book of Love (2016 Remastered)
5. Gypsy (2016 Remastered)
6. Only Over You (2016 Remastered)
7. Empire State (2016 Remastered)
8. Straight Back (2016 Remastered)
9. Hold Me (2016 Remastered)
10. Oh Diane (2016 Remastered)
11. Eyes of the World (2016 Remastered)
12. Wish You Were Here (2016 Remastered)

[CD2]
1. Love In Store (Early Version)
2. Suma’s Walk aka Can’t Go Back (Outtake)
3. That’s Alright (Alternate Take)
4. Book of Love (Early Version)
5. Gypsy (Early Version)
6. Only Over You (Alternate Version)
7. Empire State (Early Version)
8. If You Were My Love (Outtake)
9. Hold Me (Early Version)
10. Oh Diane (Early Version)
11. Smile At You (Outtake)
12. Goodbye Angel (Original Outtake)
13. Eyes of the World (Alternate Early Version)
14. Straight Back (Original Vinyl Version)
15. Wish You Were Here (Alternate Version)
16. Cool Water (2016 Remastered)
17. Gypsy (Video Version) [2016 Remastered]
18. Put a Candle In the Window (Run-Through)
19. Teen Beat (Outtake) [2016 Remastered]
20. Blue Monday (Jam)

[CD3]
1. The Chain (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
2. Gypsy (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
3. Love In Store (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982
4. Not That Funny (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
5. You Make Loving Fun (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
6. I’m So Afraid (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
7. Blue Letter (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
8. Rhiannon (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
9. Tusk (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
10. Eyes of the World (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
11. Go Your Own Way (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
12. Sisters of the Moon (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)
13. Songbird (Live at The Forum, Los Angeles, CA October 21-22, 1982)

[DVD]
5.1 Surround:
1. Love In Store (2016 Remastered)
2. Can’t Go Back (2016 Remastered)
3. That’s Alright (2016 Remastered)
4. Book of Love (2016 Remastered)
5. Gypsy (2016 Remastered)
6. Only Over You (2016 Remastered)
7. Empire State (2016 Remastered)
8. Straight Back (2016 Remastered)
9. Hold Me (2016 Remastered)
10. Oh Diane (2016 Remastered)
11. Eyes of the World (2016 Remastered)
12. Wish You Were Here (2016 Remastered)
24/96 Stereo:
13. Love In Store (2016 Remastered)
14. Can’t Go Back (2016 Remastered)
15. That’s Alright (2016 Remastered)
16. Book of Love (2016 Remastered)
17. Gypsy (2016 Remastered)
18. Only Over You (2016 Remastered)
19. Empire State (2016 Remastered)
20. Straight Back (2016 Remastered)

[LP]
1. Love In Store (2016 Remastered)
2. Can’t Go Back (2016 Remastered)
3. That’s Alright (2016 Remastered)
4. Book of Love (2016 Remastered)
5. Gypsy (2016 Remastered)
6. Only Over You (2016 Remastered)
7. Empire State (2016 Remastered)
8. Straight Back (2016 Remastered)
9. Hold Me (2016 Remastered)
10. Oh Diane (2016 Remastered)
11. Eyes of the World (2016 Remastered)
12. Wish You Were Here (2016 Remastered)

That’s All Folks.

Bruno Conti

E Questi Da Dove Sono Sbucati Fuori? Una Buona Occasione Per Conoscerli! Sundy Best – It’s So Good Live

sundy best it's so good live

Sundy Best – It’s So Good Live – E-One 2CD

Confesso che non avevo mai sentito parlare dei Sundy Best, un duo proveniente dal Kentucky (formato da Nick Jamerson e Kris Bentley) già titolare di tre album pubblicati tra il 2012 ed il 2014. La coppia di musicisti è considerata come un country duo, anche se i loro orizzonti ed influenze sono più ampi: il country c’è, ma non è di stampo nashvilliano, anzi piuttosto in alcuni brani si sente la lezione degli Outlaws texani (Willie Nelson soprattutto), ma nel loro suono, un gradevole impasto di sonorità acustiche ed elettriche, si trovano tracce anche di rock californiano anni settanta, un po’ di folk ed anche, nei pezzi più elettrici, l’ombra di Tom Petty. I due ragazzi hanno anche dalla loro una buona scrittura, solida e classica e, anche se prediligono le ballate, sanno far cantare le chitarre quando serve: i loro dischi finora hanno avuto un moderato successo (il miglior risultato lo ha avuto il secondo album, Bring Up The Sun, che ha sfiorato l’ingresso nella Top Ten country), ma sono riusciti a crearsi uno zoccolo duro di fans che hanno già imparato a menadito le loro canzoni, come è evidente in questo nuovissimo live album, It’s So Good Live, registrato lo scorso Ottobre a Louisville (quindi giocando in casa) https://www.youtube.com/watch?v=etvd3ZLCBOQ .

Il disco è piacevole, ben fatto, cantato e suonato con buon feeling e senza grandi cali di tensione (grazie anche ad una band non molto numerosa ma solida e sicura), anche se forse un live doppio della durata di due ore dopo soli tre album è un tantino troppo, forse anche un singolo di una settantina di minuti avrebbe raggiunto lo scopo (ci sono comunque cinque brani inediti). Il concerto inizia con Count On Me, che parte con un lungo fraseggio chitarristico, poi il ritmo cresce, entra la voce ed il brano si dipana fluido e scorrevole, mentre Shotgun Lady e decisamente più elettrica e mostra anche elementi southern. Ancora meglio Lotta Love (Neil Young non c’entra), un quasi rockabilly con un motivo corale e diretto, giusto a metà tra country e rock (ed il pubblico inizia a farsi sentire); Smoking Gun è invece una bella ballata elettroacustica, molto classica nell’arrangiamento e con una costruzione melodica efficace https://www.youtube.com/watch?v=Ns-b6G_kWfw , mentre It’s So Good ha punti in contatto con un certo pop-rock californiano che aveva nei Fleetwood Mac i suoi esponenti più autorevoli. Ma nel primo dischetto ci sono altri pezzi degni di nota, come la coinvolgente Southern Boy, dal refrain scintillante, l’evocativo strumentale NOYA, dove brilla la chitarra di Jamerson, la tosta e roccata Jimmy Crider, l’ottima Rock’n’Roll Baby, con l’influenza pettyana ben presente, ed il rockin’ country Drunk Right, che infiamma i presenti.

Il secondo CD si apre con l’unica cover dell’album: Mary Jane’s Last Dance è una delle grandi canzoni proprio di Tom Petty, e la versione dei Sundy Best è più acustica e leggermente più veloce nel ritmo, chiaramente non ci sono gli Heartbreakers (e si sente); meglio quando i due si cimentano con materiale loro, come l’intensa ballad Uneven Trade, oppure Lily, che il pubblico mostra di conoscere a memoria. Anche qui non è il caso di citarle tutte, il concerto prosegue in maniera fluida e senza grosse sbavature, con punte di merito come l’ottima Hindman, uno slow di stampo classico, dalla melodia vibrante, o la quasi texana Piece Of Work, o ancora la spedita Swarpin’, che inizia quasi come un brano dei Grateful Dead e poi diventa un roots-rock dal sapore sudista. La roccata Until I Met You ha ancora lo spirito di Petty nel suono, e risulta una delle più riuscite, mentre Four Door ha una melodia profondamente evocativa ed emozionante, sul genere ballatone classiche dei Lynyrd Skynyrd; il concerto termina con il valzerone acustico Thunder, la bella I Wanna Go Home, con gran lavoro di pianoforte, e la meno significativa This Country. Per chi non conoscesse ancora i Sundy Best questo doppio CD può essere un ottimo showcase, anche se, ripeto, andava benissimo anche singolo.

Marco Verdi